À la guerre comme à la guerre?

 Il terrorismo è come la crisi economica: entrambi vengono utilizzati dalle politiche mondiali per prendere quei provvedimenti che in periodi normali, di relativa ma solo apparente calma, perché la guerra non è solo quella degli attentati in occidente non si potrebbero neanche immaginare. Siccome abbiamo capito tutti che la crisi economica si può pilotare ed è proprio ciò che è stato fatto è del tutto legittimo pensare che anche per il terrorismo ci sia stato e ci sia un favoreggiamento concreto delle politiche mondiali che, come dalla crisi possono trarre dei vantaggi: economici perché le guerre portano soldi e di potere esercitato più facilmente sui popoli opportunamente spaventati e disposti a sacrificare la loro libertà alla sicurezza.
Di questo passo avremo un pianeta all’insegna del patriot act, delle leggi speciali, delle costituzioni cambiate in corsa e della miseria dei popoli, gestito e governato da dittature economiche composte dai soliti ricchissimi personaggi, guerrafondaie in nome non di Allah né del Dio cristiano e cattolico ma dell’unico che mette tutti d’accordo: il denaro,  ma saremo tutti finalmente al sicuro dai terroristi brutti e cattivi.

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La guerra è sbagliata, anche le guerre cosiddette necessarie, quelle di liberazione da un invasore si sono dimostrate inutili per un processo reale di pacificazione fra i popoli. Con due guerre mondiali alle spalle questo dovrebbe essere un pianeta invidiabile, dove tutto funziona a meraviglia perché regolato dalle leggi civili che gli stati si sono dati proprio per evitare di dover scatenare altri conflitti. Nel terzo millennio non si può più pensare che l’unico argomento da contrapporre a chi contrasta il normale percorso democratico, civile e pacifico e lo fa poi in modo controverso, non del tutto chiaro, un modo sporco perché vede la collaborazione stretta di quelli che poi vanno a fare gli statisti in tivù dopo aver stretto la mano ai dittatori sanguinari che sostengono i terroristi coi soldi e con le armi siano le guerre. Questo teorema è pericoloso e va rifiutato.

 

 

E’ più facile dare ascolto a salvini che a chi cerca di andare oltre i fattori divisivi. Ovvio che non si condivida proprio tutto del modo di vivere degli islamici, altrettanto ovvio che, sebbene con tutti i nostri limiti e difetti, debolezze lo stile occidentale sia ancora quello che consente maggiore libertà conquistata lottando contro il tiranno nazifascista, criminale e violento. Io non ho mai creduto alla cazzata che il burqa e il topless pari sono perché la conseguenza di modelli culturali imposti con la suggestione che ugualmente tendono a schiavizzare la figura della donna. Preferisco più l’occidente che consente alle donne anche di andare in giro mezze nude se lo vogliono e che non preveda la lapidazione delle presunte fedifraghe. Preferisco vivere dove gli omosessuali non vengano considerati fuorilegge da impiccare. Ma se non diciamo che queste non sono culture né dettami religiosi, se non si dice che queste sono imposizioni violente degli uomini e che nulla c’entrano con la parola di qualsiasi Dio e con la cultura siamo disonesti che non vogliono proporre soluzioni ma continuare a dividere. Anche con la guerra.

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La repubblica presidenziale è quella dove il presidente può decidere da se medesimo di modificare la costituzione, aumentare i poteri di polizia e magistratura e dichiarare guerra per vendetta.  Nella repubblica presidenziale il presidente può fare tutti i colpi di stato che vuole e camuffarli da azioni perfettamente legittime e in linea con le esigenze, urgenze del paese.
In un momento così drammatico per la Francia nessuno oserà mettersi di traverso al guerrafondaio Hollande che, non contento di aver portato il caos in Libia oggi arma il suo esercito anche contro la Siria dell’isis.

[A Renzi l’Italia piacerebbe così e il presidente presidenziale vorrebbe essere lui.]

 

Invece di chiedere agli islamici moderati di dissociarsi dal terrorismo come se a noi qualcuno chiedesse continuamente di dissociarci dalla mafia, ci avesse chiesto di farlo rispetto al terrorismo di casa nostra, si dovrebbe chiedere ai francesi, quelli che hanno capito chi ha portato il terrorismo a casa loro e in tutta Europa di dissociarsi dal loro presidente, di fargli sapere che loro non vogliono un’altra guerra perché non serve un’altra guerra, non serve mai la guerra.

Alla vigliaccheria criminale, anche la più feroce, lo stato civile e del diritto non contrappone mai la vendetta. In questo modo non si finirà mai.
Un capo di stato occidentale che porta il suo paese in guerra per vendetta modificando le regole dello stato e chiedendo il sostegno della “coalizione” è uno sciagurato irresponsabile.
Uno da mandare a casa di corsa, prima che trascini tutta l’Europa in una guerra. 

Una cosa sono le legislazioni di emergenza per mezzo delle quali gli stati e i governi possono affrontare una situazione reale di pericolo permanente, un’altra la modifica della Costituzione che un presidente ordina per autorizzarsi da se medesimo a dichiarare guerra non allo stato invasore e aggressore ma ad un nemico nebuloso qual è il terrorismo.
Come ho scritto ieri lo stato di guerra è poi uno stato di guerra, dove le limitazioni della libertà riguardano tutti e diventano legali perché autorizzate dalla legge.
In Italia né durante gli anni di piombo né dopo gli attentati di Capaci e via D’Amelio qualcuno ha pensato che si dovesse modificare la Costituzione.
Se uno stato per difendersi ha bisogno di modificare la sua Carta delle leggi, dei diritti e dei doveri significa che non è poi così forte.
Che non lo era nemmeno prima di un fatto grave.
Il governo di uno stato forte non pensa che la sicurezza del paese possa essere garantita maggiormente scatenando un conflitto armato che al contrario può diventare un motivo di rischio superiore a quello che si vorrebbe contrastare.
Il momento peggiore per pensare a nuove leggi o modificare quelle esistenti è proprio quello successivo ad un fatto straordinariamente grave.
Le leggi speciali sono liberticide e fasciste.

I peggiori sono quelli che dicono e scrivono che “ci deve essere un modo” ma poi non dicono che “questo modo” è quello sbagliato perché questo modo e questo grande e perfetto ordine mondiale è l’unico che gli consente di esistere e sproloquiare i loro deliri ovunque possono.
Nessuna pace è possibile finché i “nostri morti” saranno più morti dei “loro”.
Finché i nostri meriteranno i lutti nazionali, i minuti di silenzio, i palinsesti stravolti e i loro il trafiletto in quinta di copertina, anche quando la causa della loro morte sono i disastri compiuti in funzione dell’ordine che stabilisce qualcun altro che sta qui e che lo vuole imporre anche a loro che resterebbero senz’altro più volentieri lì.
Intanto bisognerebbe interrogarsi sul perché ragazzini di diciotto, vent’anni mettano a disposizione la loro vita alla causa terrorista.
Perché degli adulti timorati del loro Dio che ci dicono sia magnifico per la sua bontà come il nostro, facciano esplodere i bambini per lo stesso motivo.
Perché alla favoletta delle 72 vergini del fantastico aldilà non ci crede più nessuno.
Lo so, è più facile essere salvini rispetto a questa situazione, ma anche il cosiddetto giornalismo italico che giustifica le bombe di Hollande, come se morire sotto a un drone sia poi così diverso che farlo al concerto e al ristorante, non scherza.

La Francia “come dopo l’11 settembre”.
Qualcuno potrebbe cortesemente spiegare se ha funzionato la strategia americana e della magnifica alleanza guerrafondaia internazionale di lotta al terrorismo, in che modo è cambiato il mondo, se è cambiato in meglio e se oggi siamo tutti più sicuri?
O al contrario se proprio quella strategia, un decennio di invasioni, di guerre mascherate da missioni di pace ed esportazioni di democrazia hanno prodotto la situazione attuale, un mondo dove uno sciagurato in caduta libera di consensi pensa di riprendersi quel consenso dichiarando guerra al nemico “liquido” che non ha un paese unico, non ha una base militare unica, non c’è un posto unico nel mondo dove lo si può individuare ed attaccare perché è un nemico che si è ormai espanso e diluito in tutto il mondo.
Il nazismo fu combattuto con una guerra di liberazione da un regime che si era imposto con l’inganno: hitler andò al potere dopo elezioni democratiche, non con un colpo di stato, il suo regime dilagò e si impose proprio con l’invasione.
Non risulta che l’occidente, l’Europa, l’America siano state invase dal nemico islamico, qualcuno ha forse obbligato popoli e paesi ad adeguarsi al suo stile di vita, qualcuno è venuto a casa nostra a dirci che da oggi in poi gli uomini devono farsi crescere la barba, le donne costrette a vestirsi col burqa e al posto del tè delle cinque e dell’happy hour è obbligatorio recitare i versetti del Corano?
Noi occidente non siamo stati invasi, abbiamo invaso, quel terrorismo è il prodotto della ribellione ben orchestrata qui anche dallo sciagurato che oggi dichiara guerra al nemico del terzo millennio: è qui che sono stati allevati i nuovi barbari.

 

 

La paura, l’odio e la propaganda

Si è detto fino alla nausea che tutti i peggiori dittatori sanguinari dicevano e dicono di agire ognuno nel nome del loro Dio, la Germania nazista firmò un trattato con la chiesa che ha sempre sostenuto il regime di hitler e quello di mussolini e la frase “Gott mit uns” [Dio è con noi] era impressa sulle fibbie delle cinture dei soldati della Wehrmacht.  bush padre ordinò di attaccare l’Iraq “perché glielo aveva detto Dio”, ma nessuno ha mai detto e scritto che tutti gli europei e gli occidentali cattolici erano nazisti o fanatici  potenzialmente in grado di compiere disastri umanitari della portata dell’olocausto e delle guerre imperialiste americane. Tutti i terroristi sono islamici?
Quando in questo paese si facevano saltare in aria le stazioni, esplodere gli aerei in volo, i palazzi, le banche e le autostrade di fondamentalismi non parlava nessuno. Perché ogni realtà produce i suoi terrorismi, ognuno con matrici e motivazioni diverse nelle quali è più che probabile che la religione non c’entri proprio nulla.
Quindi, casomai, è il terrorismo ad essere bastardo, non gli islamici. Bastardi sono quelli che aiutano il terrorismo ad espandersi continuando a fabbricare sia le ragioni sia  le armi e presentarsi poi al mondo come quelli che risolvono il problema. Quelli che sono qui, nel bel mondo occidentale.

“Stato islamico” non vuol dire niente, è il solito giochino di prestigio del mainstream, della propaganda che costruisce confusione.
Nessuno ha parlato di strage riferibile allo stato cattolico quando 77 persone furono uccise in un attentato simile a quelli compiuti dal fondamentalismo da Anders Breivik, norvegese, cristiano dalla carnagione chiara e gli occhi azzurri.
Il manipolo destroide, violento e reazionario dei belpietro, gasparri, salvini, santanché, meloni lo vedrei meglio arruolato nell’isis che in un qualsiasi contesto di un paese democratico.
Se qualcuno pensa che si debbano mettere in pratica i deliri di questi disertori della civiltà che sanno rispondere alla violenza solo con l’istigazione violenta, probabilmente il suo posto non è in un paese civile ma proprio in quelli da cui la gente scappa per non dover sottostare al regime violento e sanguinario del fondamentalismo, creato ad arte da chi ha tutto l’interesse che le guerre non abbiano mai una fine.
La rabbia è un sentimento umano che si può permettere di esprimere solo chi è stato toccato da vicino dalle tragedie, ma da chi ha un ruolo pubblico che lo porta ad esprimersi in pubblico, che sia il giornalista o l’esponente di un partito io mi aspetto e pretendo che non dica la prima idiozia che gli passa per la testa, nell’eventualità tutt’altro che remota considerati i personaggi che non ci sia altro da questa che taccia.
Il processo di civiltà democratica s’interrompe nel momento in cui qualcuno pensa che il circuito violento e ormai inarrestabile dello scontro globale si possa controllare ed arginare con maggiore violenza.
I fanatici che fomentano ed istigano all’odio esprimendosi sempre e solo con quello come salvini, gasparri, la meloni, belpietro, la santanchè e la tanto rimpianta Fallaci che salvini vorrebbe addirittura portare nelle scuole, tutti quelli che associano la religione alla violenza non vanno ascoltati perché non hanno mai ragione.  Pensare che si possa ridurre il fenomeno estremista violento dell’integralismo fondamentalista che uccide portandolo al semplice scontro di religioni elevandone una su un’altra che per luogo comune ed ignoranza viene associata a quelle violenze significa semplificare, non avere nessuna intenzione non dico di risolvere questa immane tragedia planetaria nella quale siamo ormai coinvolti tutti ma nemmeno di comprenderla né di aiutare a farlo.
Proprio quello che cercano i propagandisti d’accatto alla belpietro, ferrara, gasparri, salvini, santanché, meloni e i loro complici nei media che danno voce, risalto, visibilità a questi funzionari dell’istigazione violenta nascondendo l’operazione dietro alla ormai vilipesa libertà di espressione. Quando per libertà di informazione si intende la precisa intenzione di permettere di far viaggiare il messaggio negativo e violento che aizza e fomenta non è più libertà, tanto meno può essere informazione. In un momento così delicato della storia del mondo è urgente spegnere qualsiasi focolaio che possa trasformarsi in un motivo di ritorsioni da parte di chi non ha niente da perdere. Chi aizza e fomenta l’odio non ha nessuna intenzione di contrastare l’odio ma ha tutto l’interesse a mantenere questo clima di tensione permanente che è l’unico che gli consente la sopravvivenza e l’esistenza mediatiche. Una volta si diceva “facciamoli parlare, così la gente capirà”: stabilito che ormai sappiamo tutti come e cosa pensano belpietro, gasparri, salvini, santanché, meloni, ferrara e in che modo viene recepito quel “pensiero” direi che è arrivato il momento di smetterla con questa reiterazione del reato.  I veri complici del clima invivibile di questo paese sono quelli che danno spazio e visibilità a salvini come a gasparri, ferrara, meloni e alla santanché.
Saranno loro, i falsi liberali a cui in realtà interessa solo la repellenza che fa share a rispondere alla storia della subcultura intollerante, odiosa e pericolosa in cui hanno volutamente e scientemente trascinato tutto il paese per meri interessi editoriali.

La coda del serpente

E’ surreale la richiesta all’islam moderato di dissociarsi dal fondamentalismo. 

Ogni volta che succede qualcosa in casa nostra, mai nella loro arriva, puntuale la richiesta della presa di distanza, come se qualcuno l’avesse chiesta ai cattolici che sostengono una fede che è nata, si è sviluppata dilagando proprio con la violenza.
E’ stato mai chiesto ai cattolici di dissociarsi dalle crociate, dalla santa inquisizione, dallo sterminio, le torture fatte subire a chiunque abbia provato nel tempo a contrastare la seduzione religiosa usando la semplice arma dell’intelligenza e della razionalità?
Qualcuno ha forse chiesto a noi di prendere le distanze dalla mafia, dagli attentati di Capaci e via D’Amelio?
E’ stata mai pretesa la presa di distanza degli antifascisti dalle stragi fasciste rimaste senza colpevoli in rispetto della “ragion di stato”?
Per chiedere scusa a Galileo scampato al rogo per un soffio la chiesa ha impiegato quattro secoli.
Altrettanti ce ne sono voluti per restituire alle donne l’anima che spettava loro quanto agli uomini.
Roba vecchia eh? Già, ma intanto nel ventunesimo secolo due giornalisti italiani vengono indagati perché accusati di aver violato il codice sacro, non quello dello stato laico dell’articolo 21.
Due giorni fa 50 mussulmani sono morti a Beirut colpiti da altri mussulmani.
Dov’erano i capi di stato europei e internazionali che oggi si stracciano le vesti, gli opinionisti che piangono l’attacco alla civiltà e i morti solo quando sono nostri, occidentali?
Quanta gente innocente è morta in Iraq, Iran, in Afghanistan, quanti sono stati e sono gli “effetti collaterali” del bombardamento democratico occidentale? Chi vende le armi agli “straccioni integralisti?” Bush padre dichiarò guerra al’Iraq perché “glielo aveva detto Dio”. Tutti i peggiori dittatori sanguinari dicevano e dicono di agire ognuno nel nome del loro Dio, non solo quelli islamici.
Negli attentati compiuti dall’integralismo islamico muoiono più mussulmani che occidentali: le vere vittime sono loro e lo sono due volte, sia quando vengono colpiti dal fondamentalismo sia quando l’occidente santo e democratico esporta un po’ di civiltà nell’unico modo che conosce: con le bombe.
Il terrorismo è la coda del serpente: la testa è altrove, dove le guerre vengono decise in nome del denaro: l’unico dio che regola l’universo.

Non serve essere Charlie ora per condannare l’imbecillità criminale

Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in Paradiso.

Dio è il tappabuchi per quando l’uomo non riesce a trovare le risposte.
*** Margherita Hack ***

La mediocrità è pericolosa quanto la stupidità, entrambe racchiuse nell’arroganza ignorante e spesso espressa con violenza di chi non fa il benché minimo sforzo per capire quello che non è alla sua portata, e allora lo rifiuta, rifiutando anche chi trasmette messaggi, pensieri che non comprende non per colpa di chi li esprime ma la sua, dei suoi disastri mentali.  Se io sono convinta di qualcosa, credo in qualcuno, non ho bisogno di vedermelo rappresentato ovunque, e non mi fa nessun effetto se qualcuno ci ricama sopra, anche la satira. Questi integralisti di tutte le religioni no, vogliono imporre e far subire, i crocefissi non si toccano nemmeno dai luoghi dove non devono stare: scuole, ospedali, i tribunali, la banca e il ristorante dove si va a mangiare, Maometto non si disegna perché è blasfemia. Basta.

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Hollande definisce – giustamente – eroi della libertà i morti di‪ ‎Charlie Hebdo‬Qui da noi il presidente della repubblica eleva ad eroi che hanno dato onore all’Italia due persone sotto inchiesta per duplice omicidio. Queste sono le differenze che fanno la civiltà di un paese.

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La vera satira non fa ridere, ma in un paese lobotomizzato prima dal Bagaglino e poi da Zelig e Striscia la notizia non stupisce che molti lo ignorino, che non capiscano che quando la battuta, la vignetta, o la gag televisiva fanno ridere e basta, non lasciano il retrogusto amaro della riflessione, quello è tutto fuorché satira.  

La satira è nata col preciso intento di prendere di mira il potere, qualsiasi potere, e se è giusto farlo col potere degli uomini sulla terra è fondamentale che si possa e si debba fare con quello che si regge in piedi grazie alla seduzione, alla creduloneria popolare che poi non condiziona solo chi crede ma tutte le società soprattutto in ambiti civili.  Chiunque conosca un po’ la Storia sa benissimo qual è il fine della satira, quali i suoi obiettivi, che è nata libera e che deve restare libera perché non fa male, la vera satira è solo quella a fin di bene, che permette di riflettere sulle scelleratezze, miserie, debolezze  umane che diventano intollerabili quando l’umanità rappresenta quel potere verso il quale storicamente si è sempre scagliata la satira. Se la satira nata come linguaggio del popolo facilmente comprensibile dal popolo ha il diritto ma anche il dovere di irridere il potere terreno depotenziandolo, evidenziandone le contraddizioni, gli errori, a maggior ragione lo può fare, lo deve fare anche con quello che ufficialmente risiede altrove dalla vita reale   ma che è stato sempre inventato da uomini in carne ed ossa al solo scopo di controllare, dividere e che tanti problemi ha creato e continua a creare nel mondo popolato di persone che poi in nome del loro dio sono disposte anche ad ammazzare chi mette in discussione l’esistenza di dio.  Per questo tutti i regimi totalitari vietano la diffusione non solo dell’informazione ma anche della satira. Guai a chi oggi pensasse che la risposta al terrore e alla morte sia silenziare chi usa l’ironia, il sarcasmo, le uniche armi che insieme all’intelligenza e alla cultura di cui la satira fa parte a pieno titolo non hanno mai ucciso nessuno.

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Premesso che, come da copione, la quasi totalità dell’informazione italiana sta spacciando la strage di Parigi come la conseguenza del contenzioso fra‪ ‎Charlie Hebdo‬ e i musulmani e non è così, la rivista ha sempre preso di mira tutte le religioni con buona pace di chi in queste ore nei vari telegiornali sta mostrando le vignette cosiddette anti-islam ma si guarda bene dall’esibire anche quelle sul referente dei cattolici [paura, eh?] che dire di quelli che “c’era proprio bisogno di provocare”?
Perché io penso di sì, penso che c’è sempre bisogno della provocazione, quando è intelligente, mirata a far riflettere, a descrivere la pochezza di una umanità che ha bisogno del tutor invisibile perché non ha mai voluto imparare a fare da sola.

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Skytg24 passa in rassegna le vignette di ‪#‎CharlieHebdo‬, da Mentana allo speciale di ‪#‎Bersagliomobile‬ la solita pletora in versione per fortuna ridotta dei funzionari di regime: il moderato Cazzullo, quello che non si doveva festeggiare l’uscita di berlusconi da palazzo Chigi, purtroppo solo ufficiosa,  per non offendere la sensibilità dei suoi elettori: un po’ come non si deve disegnare Maometto per non turbare gli integralisti islamici, l’Annunziata che da presidente di garanzia della Rai non esitò a cacciare Sabina Guzzanti dopo una sola puntata di Raiot perché aveva osato spiegare il conflitto di interessi di berlusconi ai telespettatori di Raitre.

Mi chiedevo e mi chiedo se quelli che sono tutti Charlie, che da ieri si disperano, scrivono, denunciano, promettono di fare e di mostrare, di non farsi intimorire un po’ come fa Napolitano quando parla di mafia ad ogni commemorazione dei morti di stato sono gli stessi che ieri, un ieri metaforico che dura da una ventina abbondante di anni, hanno speso due parole per le numerose censure nostrane, non solo in materia di satira, che qui da noi non hanno ammazzato le persone con un colpo solo in testa ma la libertà sì. Mi chiedo dov’erano quelli che oggi lacrimano sulla libertà di espressione mentre molti loro colleghi, attori, conduttori, giornalisti, comici sparivano dai palinsesti ma loro no: erano e sono ancora tutti al loro posto.
In materia di libertà di espressione, di giornalismo libero, di attacchi alla libertà di stampa e informazione non si prendono lezioni da chi si fa condizionare da sempre dal vaticano e poi va a straparlare in tivvù dei fondamentalisti “altri”, da chi apre i telegiornali con le notizie sul papa come se fossero fatti di rilevanza e importanza nazionale e non qualcosa che dovrebbe riguardare solo i diretti interessati, e a cui dedicare il giusto spazio che meritano le notizie di attualità e politica estera; nessuna lezione da chi dedica le prime pagine dei quotidiani all’ultima affermazione/dichiarazione del papa e dell’eminenza; da un servizio pubblico che non manca mai di infarcire il palinsesto della televisione di stato con la propaganda pro chiesa sotto forma di filmetti, fiction, speciali su santi e papi in prima serata. Nessuna lezione da chi per non alimentare i vari turbamenti e sturbamenti nei telegiornaletti di regime del cosiddetto servizio pubblico ha passato solo le vignette su Maometto e l’islam e nessuna sul Dio nazionale.

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Lo scontro di civiltà, quello vero – Alessandro Gilioli, L’Espresso

Charlie Hebdo ecco
le vignette sulle religioni

Queste sono alcune copertine di Charlie Hebdo sulla religione cattolica.

Le ho tratte dalla gallery dell’Espresso (dove ci sono anche quelle su islam ed ebraismo) perché qui si è perfettamente d’accordo con Libernazione.

Il vero scontro di civiltà mondiale oggi è uno solo.

Tra quelli che quelli che anche di fronte a vignette così – quale che sia il Dio rappresentato, quale che sia la religione presa di mira – continuano a dire:

Io sono Charlie.

E quelli che no.

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CHARLIE HEBDO E GLI ISTANTANEI PALADINI DELLA LIBERTÀ DI PAROLA – Dan Marinos,  Libernazione

Cari i miei razzisti del “padroni a casa nostra”, che finalmente avete un motivo per riempire di insulti i musulmani senza che nessuno vi dica nulla perché – forza ragazzi, “siamo tutti Charlie Hebdo!” – vi fate scudo della libertà d’opinione.

Cari i miei bigotti promotori dell’Editto Bulgaro, paladini della libertà di opinione mentre mettavate giù la cornetta dopo una bella telefonata ai vertici AGCOM e che ora vi stracciate le vesti per mostrare sotto la scritta “Siamo tutti Charlie Hebdo”.

Cari i miei giornali e giornalisti, che già ora lanciate appelli “Siamo tutti Charlie Hebdo”, mentre sui vostri schermi e sulle vostre pagine scorrono le vignette di Charlie Hebdo unicamente rivolte all’Islam (qualcuno su RaiNews24 ha detto, mandandomi ai pazzi: “Charlie Hebdo non mancava di fare satira pesante anche sulla religione cristiana, per esempio su Papa Ratzinger” “Si, ma si percepiva sempre la tenerezza nelle vignette.”), quelle stesse immagini che vi cagavate addosso a pubblicare quando fu Calderoli a mostrarle e anzi condannavate chi, tra i media, le ripubblicava.

Ecco, carissimi, se volete un po’ di tenerezza pubblicate sui vostri profili, siti, giornali, televisioni questa vignetta di Charlie Hebdo.

Perché difendere la libertà d’opinione vuol dire accettare i messaggi di cui siamo antagonisti, non dare libero sfogo alla vostra bestialità solitamente frenata dal vostro essere quotidianamente benpensanti.

***

Non siamo tutti Charlie Hebdo.

[…]

Che oggi, a piangere i morti e a sfruttare il dolore dei sopravvissuti, ci siano quelli che mai e poi mai avrebbero permesso a Charlie Hebdo di esistere, e se fosse esistito avrebbero fatto carte false per farlo chiudere, non mi sta bene. Voi che vi lamentate se uno scrive cazzo o se non applaude i vostri comici preferiti, che segnalate su Facebook (maestra, quello dice le male parole!), guardatevi bene la copertina di Charlie in cui si vedono Padre, Figlio e Spirito Santo che giocano a incularella, e chiedetevi se l’avreste comprato, quel numero lì. Le parole contano, e almeno davanti alla morte, dovete sapere che la regola del vale tutto non funziona. Ecco perché non tutti possono dire siamo tutti Charlie Hebdo.

Io non posso perché non sono mai stato abbastanza bravo, e perché sarei scappato al minimo accenno di minacce: lo ammetto. Mi sarei rintanato tremando come un sorcio.

Ma voi, voi, non siete Charlie Hebdo perché eravate tutto quello che Charlie Hedbo combatteva.

Piangetevi i vostri, di morti.