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Oh mon Dieu, il 4 dicembre si vota il referendum di ottobre e io non so cosa mettermi

mauro_biani_voto-2014Preambolo: Per trovare qualche differenza che vada oltre l’essere incensurato, ma lo sono anche Trump, la Clinton il che non rende meno pericolosi entrambi e quella d’età fra Renzi e berlusconi bisogna essere ciechi, sordi, in malafede o avere qualche interesse nei numerosi progetti che ha in mente Renzi chez Napolitano, Merkel, la BCE, Confindustria e chi più ne ha più ne metta: bella compagnia quella del sì – per realizzare tutto quello che berlusconi aveva solo intenzione di fare. Siccome Renzi è subdolo e non sa fare nulla senza inganni, la Storia si ricorderà di un certo Enrico che doveva stare sereno e di un certo articolo 18 del quale “non je ne poteva frega’ de meno” ed ecco perché si è tolto dalle balle sia Enrico sia l’articolo 18 anche la scheda del referendum è stata fatta con lo scopo di disorientare, truffare gli elettori meno scaltri: non vi fate fregare.
E’ sempre NO.
 A chi sta al governo con alfano, verdini e la lorenzin, ha fatto il patto col primo delinquente d’Italia e senza il benché minimo senso della moralità, del rispetto, della decenza, dello stato, della politica e che col cinismo del serial killer ha tolto di mezzo tutti quelli che non sono funzionali al suo progetto antidemocratico, molto peggio di quanto ha saputo e potuto fare berlusconi non si può dare altro spazio, altro tempo e altro potere. E, nel caso dovesse ricominciare la solita tarantella su chi vota NO che vota come questo, quello e il tal’altro selezionati fra la peggiore tipologia degli italiani non vi fate fregare eddue: qua si vota NO contro il potere delle banche, dei soldi e per provare a riprenderci quel minimo di sovranità popolare che prevede che sia la gente a scegliere come e da chi vuole essere governata.
Proprio come è scritto in quella Costituzione sulla quale un manipolo di furbi arrivisti al servizio delle banche e di chi ha i soldi è arrivata a poter mettere le mani per grazia ricevuta e napolitana.
Si vota NO non per fare un dispetto a qualcuno né per avvantaggiare qualcun altro ma per provare a rifare questa Italia a misura di paese, evitare che diventi per sempre preda e ostaggio di chiunque abbia in mente di sacrificare la persona, i suoi diritti ad interessi che non c’entrano nulla né con la persona né con il paese.

Il #4dicembre al #ReferendumCostituzionale si vota NO. #IovotoNo

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Renzi sull’orlo e anche un po’ oltre la crisi di nervi che continua a raccontare bugie non è una garanzia per questo paese.
I sindaci non hanno nessun potere di contrastare il crimine: quella è una faccenda che spetta ai governi centrali e al parlamento.
La Raggi non ha motivato il NO alle Olimpiadi con la corruzione che continua a pervadere inesorabilmente questo paese ma per questioni di soldi. Roma non può permettersi di dilapidare grandi cifre in grandi eventi, quindi Renzi e servi più o meno sciocchi, idioti più o meno utili al seguito smettano di raccontare la balla del sindaco di Roma che si arrende allo status quo creato peraltro da governi di tutti i colori da sempre incapaci di fare leggi che contrastino realmente il crimine, la corruzione probabilmente perché a nessun governo è mai interessato debellare la corruzione.
Ai governi incapaci e ai presidenti del consiglio bugiardi si dice NO perché nulla di buono si può costruire sull’incapacità e le menzogne.

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Dopo aver legato la sua esistenza politica al referendum, aver detto che in caso di vittoria del NO avrebbe lasciato la politica, seguito a ruota da madamigella Boschi e, da persona adusa a rimangiarsi la parola aver rovesciato la frittata Renzi ha fissato il referendum all’ultima data disponibile, segno evidente che gli serve ancora tempo per imbambolare gli italiani.
Un piccolo assaggio di quello che succederà da qui a dicembre è il raddoppio della quattordicesima sulle pensioni più povere, un provvedimento sprint che verrà approvato prima del 4 dicembre, segno evidente che quando una legge interessa la politica e il governo che sanno di poter fare cassa grazie a chi beneficerà dell’ennesima mancetta si fa in tempo ad approvarla nonostante il bicameralismo e il senato, esattamente come andò per gli 80 euro che molti italiani, dopo averli ricevuti mensilmente in busta paga sono stati costretti a restituire in un’unica soluzione perché non rientravano nel target previsto, cosa che il governo degl’incapaci non aveva saputo calcolare prima.
Ma passiamo ai fatti: 650.000 euro l’anno, lo stipendio del direttorissimo della Rai, voluto fortissimamente da Renzi per la sua vicinanza leopolda e per rinnovare l’azienda a colpi di Pippi Baudi e Medici in famiglia sono una cifra sufficiente per essere grati a vita a chi ha consentito il salto di qualità.
Se finora Renzi e i suoi hanno occupato manu militari tutti i media non si riesce nemmeno ad immaginare cosa succederà da oggi in poi.
Io non dico mai di non guardare la tivù, perché bisogna guardarla per poterla eventualmente criticare, ma si deve fare col giusto disincanto e con una scorta sufficiente di diffidenza, guardarla e avere chiaro in mente che tutto quello che ci diranno da qui al 4 dicembre non corrisponderà esattamente al vero.
Chi ha mentito fino ad ora descrivendo Renzi come l’ultima e unica alternativa, ché dopo di lui la catastrofe, le pestilenze, l’invasione di grilli, gufi e civette, non inizierà a dire la verità proprio adesso. 

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Il referendum di ottobre si terrà a dicembre – Giulio  Cavalli per Left

 

“È il tempo della propaganda, quindi. I sondaggi negativi hanno convinto il governo a prendersi tutto il tempo disponibile per invadere le case degli italiani con tutta la banda di giornalisti a disposizione. Ci diranno che è il tempo necessario per parlare del merito della riforma. E fa niente se non si sono concessi il tempo di ascoltare gli emendamenti in Parlamento: Renzi il bulletto ha aspettato il suono della campanella per dirci “vi aspetto fuori”. Sembra una disputa da scuola media. E fa niente se di mezzo c’è la Costituzione”.

Minoranza cosmica e delinquenza terrena

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Ieri sera a Piazza Pulita il direttore de La Stampa se la raccontava e, purtroppo “ce” la raccontava con la questione della responsabilità personale a proposito dei reati dei politici.
La responsabilità sarà anche personale ma è innegabile che la criminalità dentro la politica sia ormai un sistema necessario alla sopravvivenza della politica.
Non c’è stato un solo partito che non sia stato toccato da vicende penali, non esiste un’amministrazione, un comune, lo stesso parlamento che non contenga o abbia contenuto personaggi che non hanno avuto a che fare con la giustizia [per informazioni sul recente più attuale citofonare verdini, neo partner di Renzi: sei processi in corso e una condanna in primo grado per corruzione].
Questo perché il deterrente non c’è, non ci sono, non si vogliono trovare misure adeguate per contrastare la criminalità in politica né certe pericolose vicinanze della politica con la criminalità.
Contrariamente a quello che dice Renzi nessun tacchino si propone per la pentola.
La prevenzione che invocava Borsellino, ribadita da Davigo non si fa.
Un cittadino comune deve fare mezzo reato per essere condannato da un tribunale, noi veniamo perseguiti e perseguitati anche per una bolletta non pagata, il politico no, ha sempre avuto e continuerà ad avere la corsia preferenziale grazie a leggi fatte apposta  per non incappare nella “barbarie giustizialista” e nell'”offensiva giudiziaria”, definizioni abominevoli  dell’esigenza di onestà e trasparenza indispensabili nella politica.

Arrestato sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti
Gip: “Atteggiamento disarmante e allarmante”

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Riforme, Renzi dà il via alla campagna
Bersani: “Voto sì, ma non sì cosmico”
Sondaggio: “I no sono in vantaggio”

Consideravo Bersani un brav’uomo e per questo inadeguato ad una carriera politica da leader perché privo del carisma e dell’aggressività positiva che tengono sveglia la politica. Dopo la dichiarazione di ieri sul suo sì “non cosmico” alle riforme di Renzi ho cambiato idea: penso che sia ingenuamente dannoso, per non dire ridicolmente pericoloso.
Dopo essere stato derubato del partito da chi lo ha trasformato in un’accozzaglia indegna dove tutto e tutti vanno bene purché si vinca, si accumuli potere su potere Bersani non ha capito che non è più tempo di giaguari da smacchiare e di tacchini sopra i tetti,  è confuso come uno che paga l’affitto per la casa dove abitano l’ex moglie e il nuovo compagno, il poveretto lo sa che in quella casa si mangia, si beve e si scopa, però paga lo stesso.

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berlusconi non è ancora politicamente morto, diciamo che agonizza non foss’altro che per questioni anagrafiche ma Renzi, che a berlusconi ha assicurato una continuità politica per interposto verdini è vivo più che mai e la cosiddetta “minoranza” del pd non solo lotta per lui non comportandosi come dovrebbe fare la minoranza che si oppone all’egemonia anomala e malata di Renzi, ma se non si oppone nemmeno nelle occasioni e nei momenti giusti dimostra di lottare insieme a lui.
La minoranza di Bersani, Cuperlo, Speranza è una finzione costruita per poter contare ancora su quella parte di elettori che non si riconosce più nel pd di Renzi ma non lo abbandona perché ci sono loro che parlano molto ma poi votano tutto, non per il bene della ditta che li ha licenziati da un bel po’ ma per aumentare il potere di Renzi,  perché sanno che Renzi garantirà sempre anche a loro un angolo di quel posto al sole che rischierebbero di perdere se si opponessero sul serio.  

Bersani è come il  marito che decide di restare con la moglie fedifraga,  continuare a vivere con lei perché, in fin dei conti e tutto sommato a tradire è stata lei e quindi lui che colpa ne ha? Il che per carità ci sta, non sarebbe il primo né l’ultimo uomo a tenersi una moglie che lo tradisce.
Però poi bisognerebbe che quel marito accettasse, con la stessa serenità, la reputazione di cornuto a quanto pare contento.

E il dramma è che ‘sto schifo lo chiamano “responsabilità”.

Al referendum io voto e voto SI

Inserito il

L’astensionismo è sì un diritto riconosciuto dalla Costituzione, ma il fatto che venga promosso e incentivato da un governo “democratico” che dovrebbe tifare per la partecipazione alla democrazia dovrebbe far preoccupare e indignare tutti quelli che si ritengono cittadini a pieno titolo.

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Non considero Napolitano uno statista né, tanto meno, quel padre della patria disegnato da cameriere e maggiordomi del regime.
Non penso che abbia salvato l’Italia nel suo momento più drammatico, anzi sono sempre più convinta, e i fatti mi danno ragione, che l’abbia infilata in un incubo dal quale sarà complicatissimo svegliarsi.

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astLa legge vieta la propaganda all’astensione da parte del pubblico ufficiale che poi, da cittadino fa quello che gli pare: vota e/o non vota, ma non dice ai cittadini che il referendum è una bufala pretestuosa.
Ci vorrebbe un po’ di stalinismo per ristabilire un po’ di regole.

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Legittimo o illegittimo, legale o non legale, opportuno o non opportuno solo le parole “schifo” e “vergogna” dovrebbero spiegare il perché nel paese normalmente civile l’istituzione qual è ancora Giorgio Napolitano, visto che gli paghiamo ancora un ufficio e la stampa dei servi pensa che sia ancora il caso di doverlo interpellare, la politica che sarebbe il pd e il capo del governo che purtroppo e malgrado il volere dei cittadini è Matteo Renzi non ostacolano l’esecuzione di un’espressione democratica come il referendum.
A difesa della democrazia è dovuta intervenire non la prima, non la seconda, non la terza né la quarta carica dello stato ma addirittura la quinta nella persona del Presidente della Corte Costituzionale.
 Nessuno dovrebbe più parlare dei populismi e dell’antipolitica delle opposizioni: il populismo e l’antipolitica oggi sono rappresentati egregiamente da chi ha governato e governa lo stato.

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 Voterei pure con Satana se servisse per mandare a casa un antidemocratico reazionario che impone le sue regole, pensa di poter stravolgere lo stato e non sa rispettare quella democrazia che ha permesso anche a lui, sebbene con qualche fantasiosa variazione di stampo napolitano di poter stare dov’è.
Matteo Renzi continua a violare la legge che impone ai pubblici ufficiali di non promuovere l’astensione dal voto e non è successo ancora niente.
Se il referendum fosse una bufala Renzi non avrebbe fatto sprecare 300 milioni di soldi pubblici per non unirlo alle elezioni di giugno.
Renzi teme l’unica cosa che lo dovrebbe legittimare: quel giudizio del popolo che avviene per mezzo delle elezioni, ma non c’è sempre un Napolitano a regalare governi e parlamenti, prima o poi dovrà succedere.
Renzi inizi a farsene una ragione e la smetta di mancare di rispetto ai cittadini che sentono il dovere di andare a votare.

Il vulnus Renzi ce l’aveva in casa. Chi l’avrebbe mai detto

Sottotitolo: un lato positivo nel referendum sull’indipendenza della Scozia c’è: quei deficienti dei leghisti, buzzurri, cialtroni, ignoranti, razzisti e violenti hanno finalmente imparato che né Amburgo né Strasburgo si trovano in Scozia.
Non tutto il male…eccetera, eccetera.

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LA CASSA DI FAMIGLIA, GLI STRILLONI DEL PERÙ E IL TFR DI MATTEO (Marco Lillo)

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LA BANCAROTTA DI CASA RENZI (Ferruccio Sansa e Davide Vecchi)

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Il padre di Renzi si dice così preoccupato da non aver ancora nemmeno nominato un avvocato.
Se le colpe dei padri non ricadono sui figli in questo caso l’arroganza sicuramente sì.

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La natura di “tutti” gli italiani non è quella di frodare lo stato, mafiare, gestire malamente i soldi degli altri per guadagnare in proprio, prendere le cose dove sono e continuare a campare onestamente.
E’ una tradizione che contraddistingue e riguarda un certo ceto sociale fatto di gente che, senz’alcun merito, con aiutini di vario genere dalla mafia alla politica e viceversa ha potuto raggiungere posizioni sociali elevate che hanno consentito ad intere famiglie di prendere possesso di questo paese fatto a fette e diviso in base a chi offriva di più ANCHE alla politica.
La politica che nel tempo ha chiuso gli occhi per convenienze reciproche agevolando attività non sempre legali, perché quando il potente dà una mano si crea quel circolo vizioso entro il quale le parole “non posso” sono bandite.

E’ vero che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, ci mancherebbe, ma qui si parla di qualcosa di cui il figlio del padre era perfettamente a conoscenza. Il padre di Matteo Renzi è recidivo, l’avviso di garanzia di ieri non è la sua prima esperienza in materia di violazione della legge. Ecco perché è perfettamente legittimo avere qualche sospetto circa l’intesa di Renzi col pregiudicato interdetto e condannato il cui clou è, manco a dirlo, quella riforma della giustizia che sta molto a cuore anche a Napolitano, così tanto da averla sollecitata anche in due occasioni precise, subito dopo la sentenza che ha condannato berlusconi e immediatamente dopo la sua “assoluzione” nel processo per sfruttamento della prostituzione minorile. Quindi è chiaro a tutti, meno agli interessati e a quelli in malafede che esiste un problema di sopravvivenza della politica messa a rischio da chi chiede semplicemente che si rispettino le regole e la legge come da Costituzione, quella che Renzi vuole sabotare insieme a berlusconi. Problema che se si guarda a chi ha rappresentato e rappresenta la politica di questi ultimi due decenni entra in modo dirompente nella vita personale di alcuni rappresentanti della politica. Inutile ricordare che con una legge seria sul conflitto di interessi né berlusconi né Renzi avrebbero potuto intraprendere la carriera politica senza abbandonare prima quelle precedenti. Ecco perché risolvere i conflitti di interessi che soffocano questo paese è un tema che non interessa a Renzi come non interessava ai governi precedenti. L’imprenditore, il titolare d’azienda nel paese normale non fa politica. Qui invece non esiste una figura politica di quelle che contano che non abbia le mani in pasta ovunque ci sia da realizzare un guadagno che in molti casi viene agevolato proprio dalla politica. Il conflitto di interessi non è solo quello di berlusconi ma è quello dietro al quale si sono riparati tutti gli altri.

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Un po’ di storia.
Il padre di berlusconi ha fatto carriera alla banca Rasini in cui è entrato da usciere uscendone da funzionario e dove appoggiavano i loro conti correnti personaggi del calibro di Pippo Calò, Totò Riina, Bernardo Provenzano.
I meriti del fu Luigi a cui la FIGC ha intitolato anche un torneo ufficiale di calcio [perché i meriti sono meriti], sono tutti nella fatidica domanda a cui berlusconi non ha mai voluto rispondere: “cavaliere, dove ha preso i soldi?”
Il padre del berlusconi in scala ridotta è un affarista che ha fatto carriera e soldi entrando nella Democrazia Cristiana e trovando dunque chi lo finanziava col denaro dei contribuenti grazie alla politica. Matteo Renzi ha continuato a percepire i contributi pagati dallo stato, dai cittadini, grazie all’azienda di suo padre dove era stato assunto dieci giorni prima di correre per l’elezione da presidente della provincia.
Contributi che gli sono stati pagati per dieci anni finché Il Fatto Quotidiano non si è occupato di questa vicenda ignobile.
Cosa che forse fa molto Italia ma non fa TUTTA l’Italia.
Fa quell’Italia che non ammetterà mai che in questo paese da cinquant’anni spadroneggia la classe politica più disonesta del mondo, ma non è colpa di tutti, di “noi” se c’è chi vende i suoi voti al mafioso e al camorrista, non è colpa dei “noi” e di tutti, di chi votava quelli che promettevano di cambiare le cose e di mandare a casa i disonesti se poi ci hanno fatto accordi sopra e sotto ai tavoli e oggi perfino alla luce del sole benedetti dal presidente della repubblica.

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Tutto quello che mi viene in mente stamattina è racchiuso nella parola “tradimento”. Dell’azione “politica” di berlusconi ormai non c’è più niente da dire, ma almeno lui non ha mai fatto finta di volere altro dalla salvezza del suo patrimonio: coglioni e disonesti quanto lui quelli che hanno creduto all’uomo dei miracoli trascinando tutto il paese nella palude maleodorante [ma non abbastanza per Napolitano e Renzi] in cui il delinquente ha fatto affondare l’Italia.
Ma quelli che sono arrivati dopo avranno la stessa responsabilità di chi ha permesso che si arrivasse a questo punto.
Ovvero quelli che hanno spalancato le porte a berlusconi.
Perché sono quelli che fanno finta di tenerci, di volere il bene dello stato ma poi per opportunismo politico e per convenienza si piegano alle logiche sudicie delle manovre del palazzo e per la loro sopravvivenza politica mettono in pericolo la nostra di cittadini del paese reale tradendo tutti quei principi che facevano dell’Italia una repubblica fondata sul lavoro e il paese dove i cittadini erano tutti uguali. Dunque tradiscono quella Costituzione che è sempre stata un punto di riferimento e l’ancora di salvataggio mentre oggi è diventata l’intralcio che impedisce alla politica di demolire anche i diritti minimi di chi non ha gli stessi privilegi dei devastatori dello stato.
Non una cosa è stata fatta per giustificare i governi di emergenza, di larghe intese, quelli che Napolitano ha imposto per il bene del paese.
Nemmeno una.

Nemmeno Dio, se esiste, li perdonerà

Sottotitolo: lo stato, il padre di tutti come ci insegnano quelli bravi e romantici può vendere la nicotina che intossica i polmoni, l’alcool per ammalarsi di cirrosi epatica e causare magari incidenti per colpa dell’ ubriachezza, il gioco d’azzardo, tutto per fare cassa sulle debolezze della gente, creare dipendenze  il cui costo poi ricade su tutta la collettività come gli incidenti provocati dagli ubriachi, curare chi si ammala di tumore e di cirrosi ma guai a permettere di poter scegliere di farsi male se si vuole tirando uno spinello che fra le dipendenze di cui sopra è quella meno nociva. Il proibizionismo sulle droghe leggere oltre ad essere una scemenza ipocrita serve solo a finanziare mafie e criminalità alle quali va tolto il monopolio della vendita così come hanno già fatto paesi più civili di questo. Chi fa una legge che manda in galera fino a vent’anni una persona che si fuma uno spinello è un irresponsabile delinquente, e altrettanto lo sono state le persone che hanno approvato quella legge. Gente a cui non affidare, e per nessun motivo, la gestione delle vite degli altri.

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Consulta boccia la legge su tossicodipendenze
Ilaria Cucchi: “Senza la Fini-Giovanardi mio
fratello sarebbe vivo. Ora svuotare le carceri”

Giustizia è fatta. Ma solo in parte. La Corte costituzionale, dichiarando illegittime le norme della cosiddetta Fini-Giovanardi, ha accertato che quella di allora fu un’ operazione sporca e fuorilegge del governo Berlusconi. 

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Chi pagherà i risarcimenti dei danneggiati dalla #fini #giovanardi? Loro in persona, spero. Bisognerebbe ripristinare l’esilio, l’allontanamento coatto di questi socialmente pericolosi che hanno mandato in galera chi non ci doveva andare, qualcuno anche a morire come è accaduto a Stefano Cucchi che senza quella legge non sarebbe mai stato fermato e arrestato.
Incapaci, disonesti, delinquenti che hanno infilato un obbrobrio simile dentro un decreto legge per, che lo dico a fare? un finanziamento. Per la precisione nella legge di conversione del decreto per il finanziamento delle Olimpiadi Invernali di Torino. Una legge liberticida, oscena approvata dopo un referendum in cui gli italiani ma non fini e giovanardi, e nemmeno chi ha approvato e firmato quella legge avevano dimostrato di aver capito benissimo che fra lo spinello e la cocaina c’è una grande differenza.
Non sono uguali, nemmeno si somigliano.

Se i giudici sono costretti di tanto in tanto a sostituirsi al parlamento per correggere od eliminare le leggi non sono i giudici che vogliono fare politica. E’ la politica che non la sa fare, non la fa. giovanardi dovrebbe sparire, oggi più di ieri e meno di domani portandosi dietro i suoi complici in quell’abominio di legge che porta il suo nome e quello di fini, ma che è stata approvata con la fiducia in parlamento e firmata da Ciampi.

Ancora una volta, anche se con notevole ritardo, ci sono voluti i giudici a mettere la pezza sui disastri che fa la politica. Quelli che dovrebbero condurre un paese sono invece persone assolutamente inadeguate e per fortuna che c’è una corte che si occupa di loro, ultimamente pure con una certa frequenza. In questo paese si fanno mettere le mani e la firma su proposte di leggi e sulle leggi ad una persona come giovanardi che in qualsiasi altro paese non solo sarebbe fuori dalla politica ma anche da qualsiasi contesto civile. Un razzista  omofobo, uno che insulta i morti e oltraggia le loro famiglie in Italia può sedere in parlamento e pretendere anche il rispetto per l’istituzione che rappresenta. Uno che del rispetto applicato ai comportamenti, alle azioni e alle cose che si dicono non ha nemmeno la benché minima concezione, conoscenza. Nulla. Un ignorante totale che paghiamo per farci insultare.

Bisognerebbe iniziare  fare politica seriamente, e smetterla possibilmente di infilare tutto in un decreto unico, perché la fini giovanardi è stata approvata  più o meno come la cancellazione dell’IMU con relativo riassetto della banca d’Italia che non si capisce cosa c’entrasse con l’IMU. 

Più o meno lo stesso che hanno fatto per la legge sul cosiddetto femminicidio dove hanno infilato l’impossibile circa violenze di altro genere che nulla c’entrano con la violenza sulle donne, ad esempio l’inasprimento per gli scontri di piazza e quelli negli stadi. Fanno i decreti per una cosa e dentro poi ci infilano un inenarrabile che non c’entra con quello che si vuole agevolare o contrastare con la legge in questione e approvando una cosa poi passa tutto. Un po’ come coi famosi milleproroghe. E il compito di non far passare mostri giuridici estranei ad una legge e alla Costituzione dovrebbe essere dell’opposizione che sta in parlamento apposta per questo: per vigilare,  evitare che la maggioranza faccia disastri che poi devono correggere i giudici. Se e quando lo fanno.

Quella di oggi non è una vittoria ma la dimostrazione dell’ennesimo fallimento dello stato.

Le physique du rôle [che non c’è né c’è mai stato]

“Ma davvero Napolitano e il Pd pensavano che B. sostenesse il governo Letta per senso delle istituzioni, per spirito di sacrificio, per risolvere i problemi del Paese, per garantire agli italiani un futuro migliore e non per farsi, come sempre, i cazzi suoi?” [Marco Travaglio]

Se berlusconi avesse commesso un omicidio, uno stupro, una rapina a mano armata ci sarebbe lo stesso questo insopportabile dibattito infinito circa il fatto che uno condannato in primo grado a sette anni per concussione,  sfruttamento della prostituzione minorile e in ultimo e definitivo, quello della Cassazione, per una frode fiscale dalle dimensioni gigantesche non abbia i requisiti ottimali per continuare a svolgere un’attività politica, sempreché ne abbia avuti [e non li aveva, così come non ne avrebbe avuto nemmeno il diritto secondo la legge e non le opinioni di qualcuno] e che quella proposta e propagandata in questi quasi vent’anni dall’impostore abusivo pregiudicato e da chi ha rinunciato anche ad un’idea di dignità scegliendo di seguire un fuorilegge sia stata e sia davvero politica e non, invece, quello che è ormai davanti agli occhi di tutti ovvero  una sequenza infinita di azioni contro lo stato e la democrazia legittimate da un parlamento sciagurato e in gran parte venduto, soggiogato, minacciato e ricattato finalizzate a sistemarsi i cazzi suoi? 

Perché Luciano Violante, già noto per aver garantito a berlusconi di poter agire nel pieno del conflitto di interessi che lo riguarda continua ad insistere che berlusconi ha diritto a difendersi? eppure faceva il magistrato  prima di preferire come tanti suoi colleghi l’agio e la sicurezza di un incarico politico, e un magistrato sa che il diritto alla difesa di un cittadino che ha commesso dei reati – pesantissimi peraltro –  finisce, si conclude con un’assoluzione o una condanna di un tribunale.

berlusconi ha avuto le sue chances, un esercito di avvocati strapagati, alcuni anche da noi perché lui stesso li ha voluti in parlamento per contribuire alla stesura delle leggi che gli hanno permesso di scampare alla giustizia finché è stato possibile e i gradi di giudizio sono tre come i colori del semaforo, non ce n’è uno supplementare che permetta altre azioni oltre a quelle imposte dal rosso, l’arancione e il verde:  perché mai a berlusconi e solo a lui deve essere data la possibilità di continuare ad agire, parlare da cittadino libero e onesto come se quella sentenza non fosse mai stata pronunciata?  a chi nella sua stessa  condizione di condannato in via definitiva, dunque un pregiudicato, sarebbe permesso di dire e fare le cose che continua a fare e dire?  quale televisione offrirebbe la sua ribalta ad un condannato qualsiasi permettendogli di infamare la Magistratura? secondo Violante da cosa dovrebbe difendersi ancora berlusconi, da una sentenza della Suprema Corte firmata da tutti e cinque i relatori che hanno stabilito in 208 pagine che un delinquente era davvero un delinquente? 

E  chissà perché non si consulta il fior fiore dei giuristi, costituzionalisti, opinionisti anche quando le condanne riguardano altre sentenze e altri imputati.

Combinazione vuole che la legge Severino l’abbiano voluta e di comune accordo, destra e centrosinistra; in ogni caso in nessun paese normale serve una legge per dire che chi si occupa delle cose degli altri non deve essere uguale ma meglio degli altri: o fai il politico o il delinquente, entrambi i ruoli sono incompatibili anche senza che lo dica una legge apposita.

Diritto di difesa un cazzo: qua le intenzioni sono altre e Violante lo sa benissimo, meglio di lui forse nessun altro, viste le garanzie già offerte al delinquente in precedenza, una su tutte la mancata legge sul conflitto di interessi.

E che dire del povero Giacinto detto Marco [Pannella] che accoglie il plurinquisito condannato come un vecchio amico, lo guarda firmare per  i referendum contro leggi volute e fatte dai governi [parlando con pardon] di berlusconi e l’unica cosa che sa fare è il gesto dell’ombrello rivolto a Marco Travaglio?  Pannella che nel suo passato si è distinto per aver lottato, difeso diritti importanti, sostenuto le istanze degli ultimi e che in vecchiaia si riduce a prendere le parti di un delinquente perché sa che può trarne vantaggio è anch’egli uno dei simboli dello sfacelo morale, etico e ancorché umano della politica italiana impegnatissima da una ventina d’anni a risolvere le beghe personali del pregiudicato berlusconi. 

Quanto ancora bisognerà tenere un paese inchiodato alle vicende personali di un delinquente anche dopo una sentenza definitiva? come mai la politica non pone la stessa attenzione sui condannati innocenti di cui sono piene le indecenti carceri italiane?

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Liberiamo il Banano
Marco Travaglio, 1 settembre

La scena del Banano preso in ostaggio da Pannella e in evidente stato confusionale, deportato al banchetto dei radicali per firmare i referendum per la “giustizia giusta”, provoca una stretta al cuore anche all’antiberlusconiano più sfegatato. Intanto perché, se la giustizia fosse davvero giusta, lui sarebbe già in galera da un pezzo. 

E poi perché Pannella sta cercando di convincerlo ad andare in galera o in alternativa a fuggire all’estero, manifestando una sfiducia davvero ingiusta nelle capacità salvatrici del Pd e del Quirinale. 

Il fatto poi che i radicali vogliano abrogare le leggi sull’immigrazione e sulle droghe, che hanno riempito le carceri di immigrati e di drogati, tutte regolarmente varate dai governi Berlusconi, aggiunge ridicolo al tragico. Già è molto comico vederlo fare carte false per far dichiarare incostituzionale la legge Severino, reclutando giuristi per dimostrare che tutti quelli che l’hanno approvata otto mesi fa, lui compreso, sono dei somari. 

Il guaio del pover’ometto è che in tanti anni nessuno ha avuto il coraggio di spiegargli come funziona la giustizia: se uno commette molti reati, subisce molte indagini e molti processi; e, se uno è colpevole, di solito lo condannano. Se uno lo sa si rassegna, o cerca di smettere di delinquere o almeno di farsi beccare con tanta facilità. Perché, più che dai magistrati, le sentenze dipendono dall’imputato. A prescindere dalle rispettive idee. 

Ma B., diceva Montanelli, è un bugiardo sincero: a furia di mentire, finisce col credere alle balle che racconta. Ancora ieri, per dire, dichiarava che “i miei 41 processi (l’anno scorso erano 107, due anni fa 109: variano col tasso di umidità, ndr) sono colpa di Magistratura democratica”. Qualcuno che gli vuol bene dovrebbe spiegargli che nessuno dei cinque giudici di Cassazione che l’han condannato è di Md, anzi il suo stesso Giornale parlò di “toghe moderate”. 

E il Pg che ha chiesto la conferma della condanna è l’ex presidente di Magistratura indipendente, la corrente più a destra. Soltanto una mente malata, o uno che legge il Giornale, Libero , Panorama e il Foglio, o vede solo i tg Rai e Mediaset può pensare che un magistrato non di sinistra sia portato ad assolvere il leader del centrodestra davanti a una montagna di prove delle sue frodi fiscali milionarie su decine di conti esteri e società offshore. Che sia di destra, centro, sinistra, anarchico o grillino, il magistrato quando vede un delinquente lo condanna perché è colpevole, non perché la pensa in un certo modo. Salvo, si capisce, che sia pagato dall’imputato, ma gli Squillante e i Metta sono purtroppo in pensione. 

L’idea poi che, separando le carriere, i giudici assolveranno i colpevoli solo perché non sono più colleghi dei pm è un’altra baggianata che può dire e credere solo lui. E chi ha interesse a farglielo credere. 

Tipo i suoi avvocati, che lui cambia continuamente come Zamparini gli allenatori, stipendiandone mezza dozzina alla volta. Ma, invertendo l’ordine dei legali, il prodotto non cambia. 

Prendete Coppi, noto principe del foro, che sbuca ormai in tutti i processi più famosi perdendoli quasi tutti (specie se difende colpevoli: Andreotti, Fazio, Misseri, i capi della Thyssen). Qualcuno aveva garantito al povero Banano che, con Coppi in Cassazione, era vittoria sicura. E lui se l’era bevuta. Sappiamo poi com’è andata. Ora Coppi fa lo gnorri. Piagnucola perché i giudici “dimenticano le questioni giuridiche che avevo prospettato”: in realtà le hanno fatte a pezzi perché non stavano in piedi. Annuncia improbabili “soluzioni per tamponare i danni”, così la giostra gira un altro po’. E si domanda “se sia valsa la pena” suggerire a B. la linea dell’“aplomb”. 

Come se un colpevole con l’aplomb diventasse meno colpevole. Intanto il pregiudicato con l’aplomb incassa la condanna e paga le parcelle, sempre con molto aplomb. No, vederlo nelle mani dei Pannella e dei Coppi fa male anche a noi. Lo stanno raggirando e spolpando un’altra volta. Facciamo qualcosa per liberarlo.

Brevissimo e incazzato

Inserito il

In Italia la democrazia non è stata solo sospesa: è proprio morta. Una prece per la Costituzione e per noi italiani. Con viva e vibrante soddisfazione, s’intende.

In questo paese c’è qualcuno che se ne può sbattere altamente i coglioni di quello che vuole il popolo “sovrano”, ridergli in faccia dopo la vittoria schiacciante dei SI ai referendum,  mappoi ci vuole un parlamento “libero di coscienza” ( a trovarne una lì in mezzo), che decida se un mafioso, un camorrista, deve o no andare in galera (richiesta respinta per cosentino: purtroppo non ha strangolato gattini in diretta tv). Qualcosa, anzi molto, non torna, o la democrazia si mette in pratica sempre e per tutti oppure mai, ha poco da arricciare il naso, Napolitano.  Gli allegri radicali, che sanno perfettamente quali sono i limiti di discrezionalità del parere del parlamento sulle richieste di arresto, come al solito hanno manifestato di essere del tutto organici alla casta peggiore… ma chi li ha messi in lista perché poi se la piglia con Di Pietro e i razzi suoi? eh, Walter, dico a te, stronzone.

Chissà  perché quando sarebbe il caso di dimostrarsi migliore di quello che sembra, questo paese dimostra invece, e ci tiene proprio, di essere quel paese fatto di gente di merda come al solito e come sempre.

Consulta respinge il referendum
No ad entrambi i quesiti

Dopo un giorno e mezzo di camera di consiglio dalla Corte costituzionale una doppia bocciatura. Inammissibili le due richieste presentate dal comitato per l’abrogazione totale della legge Calderoli o solo in parte. Parisi: “Non sono sorpeso, battaglia continua”. Di Pietro: “Deriva antidemocratica. Fatto favore al capo dello Stato”. Il Quirinale: “Insinuazione volgare e gratuita (rep.it)

Cosentino salvato da Montecitorio

Con 298 sì e 309 no, l’aula si è espressa sul caso del coordinatore del Pdl in Campania, accusato di avere legami con il clan dei Casalesi.

Determinanti i voti della Lega, spaccata al suo interno (Il Fatto Quotidiano

Tecnicamente, un governo

pubblicata da Rita Pani il giorno giovedì 12 gennaio 2012 alle ore 16.48
 

Va da sé che il camorrista è salvo, sennò che camorrista sarebbe?

La Lega aveva lasciato libertà di coscienza, perché bossi sulle carte del caso cosentino non aveva trovato nulla. Plausibile, dal momento che non sa leggere, ma cacchio! Avesse guardato almeno le figure, forse qualcosa avrebbe notato; un incontro con i boss, magari.

 

Va da sé che se stai al governo di quest’Italia per tanto tempo, e fai affari con i pregiudicati malavitosi che siedono in Parlamento, o sei complice o sei affiliato, e come tale ti comporterai.

 

Bossi è un camorrista, perché per l’ennesima volta ha salvato un camorrista dall’arresto, andando contro il volere di quel popolo su cui ha costruito la sua fortuna, che ha umiliato e sfruttato per il suo interesse personale – con un occhio in Tanzania – dove oggi si scopre aveva investito parte dei soldi del finanziamento pubblico in maniera personalistica, senza rendere conto a nessuno, e per interesse privato. Proprio come farebbe un camorrista, o un ladro (anche di quelli a loro insaputa) che per anni hanno depredato le casse dello stato, pagando le mafie e la camorra.

 

La democrazia dov’è?

 

Non c’è, e non c’è da tanto tempo. Ci hanno lasciato l’odore, così che ogni tanto potessimo annusarla fingendo di contare ancora qualcosa in questo sistema marcio e malato fino al midollo, che ormai lavora solo e soltanto per continuare ad alimentare e tenere insieme sé stesso.

Ho letto le esultanti dichiarazioni del padrino del pdl e di tutti i malavitosi come lui, e francamente non ho più nulla da scrivere, anche perché mi verrebbe da vomitare e vomitare, oggi, è un lusso giacché abbiamo ancora la fortuna di poter mangiare. Sarebbe uno spreco, con quel che costa.

 

Rita Pani (APOLIDE nauseata)