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CASO LIGRESTI, UNA GUARDASIGILLI CHE E’ RICATTABILE?

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Una persona che frequenta da trent’anni una famiglia di disonesti truffatori faccendieri ha paura che venga applicato il metodo Boffo anche su di lei; chi altro conosce la Cancellieri?

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Ha ragione D’Alia quando dice che ricordare i principi costituzionali  è demenziale.

Qui ormai siamo arrivati talmente oltre il punto del non ritorno che se non c’è il reato, l’azione penalmente rilevante non ci deve stare nemmeno la critica. E spesso e volentieri non ci può stare nemmeno in presenza del reato. Da novantasei giorni un pregiudicato condannato è ancora libero ma non si può dire: bisogna aspettare i tempi della democrazia per applicare una sentenza a un delinquente. Perché quel delinquente fa parte della casta protetta e privilegiata alla quale tutto è concesso, anche violare la legge e avere un trattamento diverso da quello riservato ai cittadini comuni.
Non ci sono solo i comportamenti illegali, ci sono anche quelli in contrasto con quell’etica a cui si richiama la Costituzione ispirata soprattutto dal buon senso lungimirante della prevenzione. Pensata specialmente per evitare di sbagliare. C’è scritto tutto, e c’era scritto anche che una persona come il delinquente ancora a piede libero non avrebbe potuto accedere alla carriera politica per evidenti contrasti fra i suoi interessi e la gestione delle cose pubbliche, ma questo non ha impedito che al delinquente siano state aperte lo stesso le porte del parlamento. Perché questo sia potuto accadere non ce lo ha mai spiegato nessuno; nessuno che si sia cosparso il capo di cenere per scusarsi di aver dato il permesso ad un personaggio che, se prima si poteva definire discutibile oggi si può addirittura dire di lui che è un pregiudicato condannato, di poter stravolgere un paese fin nelle sue fondamenta che risiedono proprio in quella Costituzione divenuta ormai un fastidio. Anzi, tutti si sono attivati per rendergli la permanenza nelle istituzioni il più confortevole possibile continuando a sfregiare quella Costituzione con leggi fatte apposta per lui e convalidate da chi viene definito “garante”: delle istituzioni e della Costituzione ma che in realtà l’unica cosa che ha difeso è proprio e solo quella casta di privilegiati di cui nulla si può dire senza essere tacciati di essere antipolitici, populisti antistato e demagoghi. E l’ha talmente difesa bene da volerla riunire tutta nell’abbraccio nelle larghe intese il cui operato non si deve discutere pena la stabilità del paese. Ora io non so se nel governo della stabilità del paese è prevista la presenza di un ministro che non pensa di aver fatto nulla in contrasto con quell’etica costituzionale occupandosi personalmente di segnalare con urgenza il caso di una persona amica che fa parte di una famiglia da sempre al centro di inchieste giudiziarie. Non c’è bisogno che nelle frequentazioni e nel comportamento del ministro ci sia qualcosa di penalmente rilevante per pensare che chi svolge una professione delicata che ha a che fare principalmente con l’applicazione della legge e della Costituzione non dovrebbe avere niente a che fare con gente abituata a violare la legge. E che non sta bene un ministro che pensa e dice che non sia stato giusto il trattamento riservato agli esponenti della famiglia fuorilegge dicendo di essere solidale con la famiglia e non con lo stato che rappresenta mettendosi a disposizione non dello stato ma dei fuorilegge.
Quello che so è che in un paese appena un po’ normale, uno di quelli dove presidenti e ministri si dimettono appena l’ombra del sospetto aleggia su di loro una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere. In questo invece quel ministro non solo trova il sostegno e la solidarietà della politica, del presidente della repubblica che non ha detto una sola parola nel merito della questione quindi è facile immaginare quale sia il suo pensiero, del presidente del consiglio la cui fiducia nei confronti del ministro è “a prescindere” ma anche di tanta gente comune che in questi giorni si è appellata all’impossibile e all’inenarrabile per difendere quel ministro in spregio non solo della Costituzione, della legge e del rispetto di quelle regole che vorrebbe che ognuno stia al suo posto: i ministri a fare i ministri e i delinquenti a fare i condannati quando li scoprono ma soprattutto in virtù di quella demenza diffusa che ha fatto perdere di vista il semplicissimo concetto di quello che è giusto, sbagliato, di quello che si può fare e quello che non si deve mai fare. Soprattutto quando si rappresenta lo stato, la qual cosa prevede anche il rispetto di quella Costituzione pensata proprio per difendere lo stato, non gli amici delinquenti dei ministri.

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Quello che mi dà fastidio, un enorme fastidio, sempre in base a quel concetto di demenza diffusa, sono le accuse di giustizialismo, di essere persone che umanamente non valgono niente rivolte a chi non pensa che difendendo la Cancellieri si sostenga qualche giusta causa. 
Men che meno quella della condizione disumana delle carceri che non si risolve occupandosi di pochi fortunati prescelti né liberando delinquenti a grappoli ogni tot di anni perché nelle galere si sta stretti. 

Chi tocca temi come amnistia e indulto verrà sbranato finché la politica non si libererà del più delinquente di tutti, se la politica non lo fa, se non elimina quelle leggi barbare che mandano in carcere chi non ci deve andare, significa che non le interessa minimamente la realtà drammatica dei detenuti in Italia ma le interessa che il dramma continui ad esistere in modo tale da poter giustificare poi i provvedimenti straordinari che non risolvono i problemi di chi in galera ci deve purtroppo stare ma aiutano a non entrarci chi non ci vuole proprio andare anche se la merita. 

E la Cancellieri per prima ha dimostrato che non le interessano i casi di tutti ma solo quelli di qualcuno, con buona pace di chi da giorni va impestando bacheche pubbliche ripetendo la litania che “la ministra ha agito secondo quelli che sono i suoi doveri”: e non è affatto così. 

E la domanda da fare non è la solita scemenza del “se capitasse a te” ma proprio quella opposta e cioè “se capitasse a ME”, e francamente l’idea di dovermi trovare in una situazione difficile e dover essere io quella che resta fuori dall’interessamento personale di un ministro non mi affascina particolarmente. Ecco perché il ministro si deve occupare di tutti e non solo di qualcuno. 

E dà fastidio anche la supponenza, quella presunta superiorità intellettuale benaltrista di chi pensa che ci si stia occupando troppo della vicenda rispetto ad altre realtà come se guardare una cosa impedisse di osservarne altre. 

E la solita insopportabile categoria di idioti nel profondo di quelli che, manco a dirlo, danno la colpa a certi giornali [uno nella fattispecie: il solito Fatto Quotidiano], e a certi giornalisti [uno nella fattispecie: il solito Marco Travaglio] di quella profonda insensibilità forcaiola di noi che vorremmo vivere in un paese dove le sentenze definitive si applicassero anche al prepotente delinquente nei tempi previsti dalle leggi, dove un ministro non telefonasse a casa di famiglie non al di sopra di ogni sospetto ma molto al di sotto di un’idea di onestà senza per questo doverci sentire noi dei fuori legge disumani.

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