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Il sistema prostitutivo di b.

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Sottotitolo: ha trasformato un paese in un troiaio a immagine e somiglianza sua e di quelle e quelli come lui e ancora ha il coraggio di parlare di odio, di pregiudizio, di considerazione malevola nei suoi confronti.
Se in questo paese ci fosse davvero  gente capace di mettere in pratica l’odio molti di quei personaggi che in tutti questi anni si sono attivati per demolire anche l’idea di un’Italia paese civile non sarebbero ancora nelle condizioni di poterlo fare.
Ma come ha ben scritto un’amica su facebook qualche giorno fa, “ognuno ha la propria coscienza con la quale dialogare, quando c’è silenzio intorno”.
E alla fine a me basta sapere che se quello è ancora lì non ci sta per colpa mia ma di chi poteva dire e non ha detto, poteva fare e non ha fatto, ovvero quella che era la cosiddetta opposizione fino a qualche settimana fa prima di portare definitivamente e finalmente alla luce la sua complicità con un delinquente  PER SENTENZE.
E ovviamente di chi in tutti questi anni l’ha sostenuta.
Perché io dieci, quindici, diciassette anni fa pensavo, dicevo e scrivevo le cose che penso dico e scrivo oggi, altri non lo facevano, difendevano il proprio partito /orticello, s’innamoravano dei segretari di partito, negavano quella che è sempre stata l’evidenza e cioè che nessuno nella politica, evidentemente coinvolto negli stessi suoi interessi, ha voluto agire concretamente per liberare l’Italia dall’anomalia impersonata da  silvio berlusconi.

In un processo, durante una requisitoria di cinque ore per stabilire che un presidente del consiglio si porta[va] a letto ragazzine minorenni e che intorno alla sua attività di tRombeurs de femme, pagante, ha costruito un sistema malavitoso, l’ennesimo peraltro, col quale faceva affari con delinquenti della sua risma col metodo del do ut des offrendo non il suo ma la roba di tutti, pezzi d’Italia, quello che salta agli occhi e alle orecchie è lo strafalcione di Ilda Boccassini sulla “furbizia orientale”.

Concordo sull’inopportunità di una frase, due parole, ma trasformarla in oggetto di critica severa prestando così il fianco a chi non aspetta altro che il passo falso per esercitare il solito vittimismo, per parlare di giudici prevenuti, mi sembra un’enormità insopportabile.

L’ossessione del politicamente corretto è la stessa che ha permesso e permette che certe questioni, parole, situazioni siano state e siano ancora  guardate e considerate come se fossero la normalità: nessuno ha chiesto conto a berlusconi, e a chi gli faceva da eco, quando parlava di giudici cancro della società, matti ché se fossero sani farebbero un altro mestiere, antropologicamente diversi dalla razza umana.

 Quando massacravano Ilda Boccassini dov’erano i politicamente corretti? gli amanti del verbo perfetto, quelli che, evidentemente, non inciampano mai in un errore?

Nessuno ha chiesto le dimissioni di ministri e vicepresidenti del consiglio eversori e terroristi che sono andati a manifestare contro la Magistratura, ad invadere un tribunale della repubblica, di quei  314 traditori dello stato che hanno giurato il falso in parlamento in nome del popolo italiano ma come al solito, nel paese che perdona solo gl’imperdonabili, il casus belli lo creano due parole di una signora perbene che fa il suo lavoro in condizioni di estrema difficoltà, ostacolata e osteggiata soprattutto da chi dovrebbe sostenere il lavoro dei giudici.

Ecco perché non ce la posso fare, né mentalmente né umanamente, ad essere severa e ad unirmi alla critica nei confronti di Ilda Boccassini.
Perché sì, i principi si devono difendere sempre ma in questo caso c’è una sperequazione troppo grande, impossibile non rendersene conto.

Ed ecco perché io ringrazio Ilda Boccassini, perché c’è un paese che non ha paura della Magistratura e di chi lavora – malgrado e nonostante eccellenti interferenze – per quel rispetto della legge uguale per tutti che impone la Costituzione; un paese che non ha mai temuto quella “deriva giustizialista” di cui molti si sono riempiti la bocca in tutti questi anni confondendo il bisogno di giustizia vera col desiderio di vendetta; gente che ancora oggi si affida ad un ipotetico e futuro giudizio storico che non basterà a rendere giustizia e non potrà mai essere uguale a quello che stabilisce un tribunale.
In un paese normale la Magistratura non fa le veci di una politica disonesta, arrogante, assente, arroccata nei suoi privilegi che rifiuta di ripulirsi dal marciume corrotto, mafioso essendosi ormai irreversibilmente incistata nel malaffare: in un paese normale Magistratura e politica lavorano fianco a fianco,  una politica onesta non avrebbe nulla da temere.
E nemmeno noi.

Ruby, chiesti 6 anni e interdizione per B.

Nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore funzionava “un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi“ [Ilda Boccassini]

Lui: “Pregiudizio e odio, povera Italia”

Povera Italia, sì, ostaggio da vent’anni di un personaggio inqualificabile, disonesto,  che non avrebbe trovato nessuna residenza in un paese normalmente civile e che non è stata difesa da nessuno in tutti questi anni, nemmeno da chi era pagato per farlo.

Divisivi e no 
Marco Travaglio, 14 maggio

Bei tempi quando giocavamo a cowboy e indiani, o a guardie e ladri e poi, crescendo, ci dividevamo fra destra e sinistra. Ora, con tutti i problemi che già abbiamo, ci tocca pure domandarci se siamo o no “divisivi” e “seminatori di odio”. E, in caso affermativo, redimerci e scusarci per avere magari inavvertitamente sabotato la “pacificazione nazionale”. Prodi e Rodotà non sono andati al Quirinale in quanto “divisivi”: conoscendo B., l’avrebbero tenuto lontano dal governo; invece Napolitano, conoscendo B., l’ha tenuto molto vicino, anzi dentro. Enrico Letta è divenuto premier proprio perché non è divisivo: anzi, è proprio indivisibile dallo zio. L’altro giorno un Comune toscano ha rinunciato a intitolare la sala consiliare a un’eroina partigiana perché la Resistenza “è divisiva”. Giusto: non c’è nulla di più partigiano dei partigiani, che osavano combattere i fascisti, per giunta con le armi, anziché abbracciarli fraternamente e farci un governo insieme. Molto divisiva la requisitoria Boccassini al processo Ruby: la toga rossa ha chiesto per il Cavaliere di Hardcore 6 anni di galera più interdizione perpetua, anziché congratularsi per le cene eleganti e soprattutto per i dopocena, così aprendo un’insanabile divisione fra puttanieri e non. Un po’ come il divisivo Battiato, saggiamente cacciato dal governatore Crocetta per aver eretto un muro invalicabile fra onorevoli troie e non. Lo stesso dicasi della divisiva pm Annamaria Fiorillo, punita dal Csm perché, dicendo la verità sulla notte di Ruby in Questura, ha scavato un profondo fossato fra chi mente e chi no. Divisiva anche la Corte d’appello di Milano che, condannando un evasore fiscale per evasione fiscale, ha innescato pericolose spaccature fra chi non paga le tasse e chi le paga anche per lui. Molto divisive le figlie di Tortora, che “facevano meglio a tacere” e a cogliere la sottile ironia nell’autoaccostamento di B. al loro genitore: egli non intendeva paragonarsi a lui per il processo (Enzo fra l’altro era innocente), ma per la decisiva importanza del fattore ornitologico nelle carriere di entrambi. Gli episodi di cui sopra servano di lezione agli italiani: ciascuno è chiamato a fare la sua parte, improntando la vita quotidiana ai più rigorosi criteri di non-divisività e pacificazione nazionale. Qualche esempio aiuterà a capire meglio la portata della sfida. Se siete in auto, fermi al semaforo, e un pirata della strada ubriaco fradicio col bottiglione di whisky in una mano e il cellulare nell’altra vi tampona violentemente sderenandovi la macchina, contate fino a dieci prima di uscire dalla carcassa; e, quando lo fate, andategli incontro a braccia aperte, domandandogli se si sia fatto male, rimborsandogli sull’unghia il danno arrecatogli e scusandovi per la vostra inopinata presenza proprio davanti al suo Suv, scevri da qualsivoglia atteggiamento odiatorio e divisivo. Se un ladro vi scippa la borsa per strada, rinunciate a rincorrerlo per recuperare il maltolto (sarebbe un sintomo inequivocabile di odio) e contribuite alla pacificazione nazionale: se possibile, mentre s’allontana, augurategli buona fortuna e dettategli al volo il pin del vostro bancomat. Se fate i vostri bisogni al bagno pubblico e un teppista vi orina addosso, abbandonate inutili odii o tentazioni divisive: lasciategli completare la minzione e congratulatevi per la splendida mira. Se, rincasando, trovate vostro marito a letto con un’altra, allontanatevi in punta di piedi per non interrompere divisivamente l’amplesso e, a cose fatte, servite alla coppia due caffè e cornetti alla crema. Se siete una bella ragazza e un tamarro vi fa la manomorta sul bus, rifuggite da gesti inconsulti e divisivi, tipo ceffone o urlo o chiamata al 113: anzi, ringraziate il nuovo corteggiatore per il gentile pensiero e invitatelo a cena. Solo così, in un futuro che tutti speriamo prossimo, avrà fine l’annosa guerra civile permanente fra palpeggiatori e palpeggiate.

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  1. a me non interessa ciò che fanno gli altri, ricchi o poveri nel privato delle loro case.
    Mi interessa di più un lavoro moralizzatore del paese a tutti i livelli e che un partito che si incolla l’etichetta di sinistra abbia nel suo programma la laicizzazione dello stato con immediata abolizione dei patti lateranensi e finanzziamenti di qualsiasi tipo.
    Se poi i ricchi nelle loro case, nelle loro barchette sniffano e trombano o esportano capitali all’estero, mi piacerebbe che fossero TUTTI perseguiti, ma solo sul fatto dell’esportazione, che poi viene fuori alla loro morte e gli eredi litigano per far rientrare e dividersi la grana.
    Come mai in galera ci sono solo morti di fame, come mai, faccio un esempio a caso, la telecom vale zero ed è piena di debiti? Dove son finite tutte le sue proprietà immobiliari?
    Io mi compro un spa (quotata alla borsa parco-buoi tajana) senza una lira, con l’accordo delle banche e poi mi svendo le sue proprietà ai miei amici, pago consulenze d’oro sempre ai miei amici ed in più mi auto assegno uno stipendio annuo di 20 milioni quale presidente ed amministratore delegato,
    Cosa cambia allora se una società si compra un film e lo rivende ad un’altra ad un prezzo maggiorato? Ci hanno rimesso gli azionisti .
    E noi vorremmo oggi far credere che non ci sia un accanimento e che da oggi in galera ci andranno pure i ricchi?
    Come i padroni di opengate che al momento del fallimento non avevano più un’azione perchè se le erano vendutei?
    O la SAI ?
    e le milano assicurazioni, che da oltre 6 euro ad azione sono andate sotto zero con ricapitalizzazione?

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  2. Nel mondo civile o fai il ladro, il mafioso, il corruttore, il puttaniere O FAI IL POLITICO. Ché a me ha dato e dà abbastanza fastidio avere una rappresentanza dello stato [ahimé elevato alla massima potenza] che si trastulla con ragazzine e ragazze a pagamento e non certo per mancanza d’affetto ma perché è un malato sessuomane pervertito e perché da quel ‘passatempo’ riusciva a ricavarci anche un ritorno economico personale. berlusconi non paga migliaia, milioni di euro in mancette e ricatti per niente, se lo fa è perché ne trae una convenienza, molto più importante dei rischi di quello che si può venire a sapere, sai che gli frega a quello della reputazione. Per non parlare di tutto il resto che riguarda la sua vita privata ma che, nel momento in cui si sceglie di fare politica, privata non lo è più.

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