Di case e casini

Preambolo: mi piacerebbe che uno stato che non offre nulla in cambio a chi non chiede ma lavora per conto suo e si fa le sue cose coi sacrifici, non permettesse che nessuna banca abbia poi il potere di togliere quei sacrifici per pochi spicci di debito.

Credo sia il minimo sindacale di applicazione di civiltà.

Ragusa, disoccupato si dà fuoco
per salvare la casa messa all’asta

 
L’uomo, muratore sessantaquattrenne senza lavoro, si è cosparso di benzina e ha tentato il suicidio, con le fiamme che hanno raggiunto anche la moglie, la figlia e due agenti di polizia intervenuti per calmarlo. Aveva un debito di diecimila euro con la banca.

Penso di essere una persona ragionevole, sono contraria a qualsiasi forma di violenza, penso [ancora!] che ci sia spazio sufficiente per risolvere i problemi del paese con metodi civili, nonostante e malgrado molti di quelli che dovrebbero risolvere i problemi s’impegnino strenuamente per convincerci del contrario.
Ma, a vent’anni avevo già un figlio e la mia parte di rate del mutuo da pagare, “nella buona e nella cattiva sorte” si fa tutto, e una parte consistente della vita quando si è giovani si spende nella costruzione del futuro non potendo prevedere nulla di quel futuro.
Ed è un lavoro che si fa con entusiasmo, gioia, ridendo anche quando non c’è niente da ridere, anche quando vedi i tuoi coetanei che avendo fatto altre scelte possono vivere una vita diversa, più serena, senza impegni, senza preoccupazioni; sono tutte cose che si possono rimandare in periodi successivi della vita, come dire:” quando il male mio è vecchio il tuo è nuovo”.
E mio marito e io rifaremmo tutto quello che abbiamo fatto in tutti questi anni, perché lo abbiamo fatto per scelta, non ci ha obbligato nessuno a diventare grandi prima del tempo.
Ecco perché penso che uno stato non abbia nessun diritto di offendere, oltraggiare una fatica lunga tutta la vita valutandola poche migliaia di euro com’è accaduto alla famiglia siciliana a cui questo stato estortore ha sequestrato la casa per un debito ridicolo.
La casa, quando è la prima e unica deve diventare un diritto inalienabile, nessuno può e deve arrogarsi il diritto di togliere il tetto sulla testa di una famiglia per nessun motivo.
E nessuno, in un paese normale, dovrebbe essere costretto a darsi fuoco per difendersi la casa o il posto di lavoro.
Una volta esisteva la “disobbedienza civile”, e certi funzionari dello stato dovrebbero imparare a rimetterla in pratica, a non mettere la propria faccia in azioni disumane, non dovrebbero rendersi complici di uno stato assassino che ammazza la gente per diecimila euro, perché il dramma nel dramma è che potrebbe capitare poi che la gente, quando è disperata o molto arrabbiata non riesca a riflettere sul fatto che i funzionari, gli esecutori del mandante stato non c’entrano in certi provvedimenti.

E invece di darsi fuoco, di impiccarsi potrebbe scegliere soluzioni diverse che uno stato civile ha il dovere di evitare semplicemente prevedendole.

Perché poi è facile fare i moralisti e parlare di gesti violenti. Perché non c’è niente di più violento nel togliere una casa che nessuno ti ha regalato.

 Il pensiero che qualcuno potrebbe venire qui a togliermi i sacrifici di una vita per diecimila euro mi mette in testa solo brutte cose. A me lo stato non ha dato nulla in quei vent’anni spesi a pagare la mia, in compenso però vuole soldi da me perché ho quella casa, per quale motivo, per premiarmi che non ho rotto i coglioni a nessuno?

Migliaia, milioni di euro spesi per feste, orge, cocaina a fiumi così come risulta dai verbali delle intercettazioni, in  stipendi pagati coi soldi di tutti alle favorite del delinquente puttaniere assunte in parlamento e in regione, alle forze dell’ordine obbligate ad accompagnare mignotte su e giù per l’Italia e poi tolgono una casa per diecimila euro? e dov’è Napolitano coi suoi moniti? chi difende quello che va difeso?

Il pistola fumante
Marco Travaglio, 15 maggio

Diversamente dai servi, incrollabilmente convinti dell’innocenza del padrone (ma lo sarebbero anche se venisse filmato mentre si apre l’impermeabile in un giardino d’infanzia), noi non siamo affatto sicuri della colpevolezza di B. nel processo Ruby. Perciò attendiamo fiduciosi il verdetto dei giudici, che conoscono le carte meglio di tutti e sono pagati apposta. Ci diranno loro se B., telefonando in questura la notte del 27 maggio 2010, commise “induzione indebita a dare utilità” e se, nelle dieci notti trascorse ad Arcore con Ruby, la indusse alla prostituzione minorile con se medesimo (la legge punisce “chiunque compie atti sessuali con un minore tra i 14 e i 18 anni, in cambio di denaro o altra utilità economica”, e fra gli atti sessuali la Cassazione comprende anche la “palpazione concupiscente”). I fatti fanno sospettare i soliti malpensanti che si sia macchiato di entrambi i reati. Ma può sempre darsi che i giudici ritengano le prove insufficienti o contraddittorie; o persino che i funzionari della questura abbiano affidato Ruby alla Minetti, che l’affidò a una prostituta, contro ogni legge e prassi, mossi da un empito spontaneo di umana pietà, per nulla intimiditi dalle chiamate del premier; o addirittura che il Cavaliere di Hardcore, notoriamente allergico al sesso, ospitasse 35 ragazze a botta (fra cui diverse squillo), anche la notte, per mostrare loro la sua celebre collezione di farfalle, e poi le coprisse d’oro perché quell’hobby decisamente poco virile non si sapesse in giro. Il guaio è che è stato proprio lui a farci intendere tutt’altro: “Ero alla notte bianca di Parigi, poi un amico mi ha invitato a questa festa e non ho saputo resistere. Se dormo tre ore, poi ho ancora energia per fare l’amore per altre tre…” (4.10.2008, uscendo alle 6 del mattino da una festa alla discoteca milanese Lotus). Poi l’avevano confermato molte ragazze e/o squillo presenti nelle varie magioni: alcune esaltando le sue virtù amatorie, altre lamentando che sul più bello si assopisse, altre ancora deplorando un “culo flaccido” che dovevano aver constatato de visu. Sarebbe davvero sorprendente, e deludente, se proprio e solo Ruby avesse fatto eccezione, tantopiù che lui giura di non essersi accorto della sua minore età, dunque ai suoi occhi era come tutte le altre. C’è poi tutta la letteratura di corte, che per anni ha decantato la possanza sessuale dello stagionato macho brianzolo: “Il guaio di Silvio è la gnocca” (Libero , 27.6.2008); “Certo, ricoprendo un incarico d’una certa visibilità e avendo un discreto numero di nemici, Berlusconi alcune scappatelle se le potrebbe pure evitare, anche se gli scappano in casa propria… Ma meglio un vecchio porco, di tanti giovani ipocriti tipo Fini” (Maurizio Belpietro, Libero , 16.1.2011). Oggi leggiamo, con grande spaesamento e un filo di delusione, su Libero : “Alla Boccassini manca il pistolino fumante” (ma come, il vecchio porco non ha più il pistolino? E dove l’ha messo? E chi gliel’ha portato via?). E sul Foglio : “La certezza non provata delle notti di sesso ad Arcore”. E sul Giornale, addirittura: “Forca per Berlusconi. Condannato a morte. Il teorema: due reati, ma senza le vittime”. Titolo purtroppo contraddetto da Sallusti che, non sapendo quel che fa, scrive: “Credo che anche la signora Ilda abbia fatto e magari faccia tutt’ora sesso a casa sua”. Quell'”anche” la prova che persino Zio Tibia non crede alla versione del padrone (“niente sesso, solo cene eleganti”). Noi, sinceri ammiratori dell’anziano latrin lover, restiamo delusi e affranti. Eravamo persino disposti a concedere che, nel 2013, non c’è una grande differenza fra una ragazza di 18 anni compiuti e una di 17 anni e mezzo. E allora ci siamo domandati: chi avrà mai fatto leggi così severe contro chi va con prostitute minorenni? Poi purtroppo abbiamo scoperto che le leggi sono la Prestigiacomo n. 38/2006 e la Carfagna (Carfagna!) n. 48/2008. 
Cioè se l’è fatte lui da solo. Bel pistola fumante.

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