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Minima & [Im]moralia [riflessioni sulla vita offesa]

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Dell’Utri che per almeno diciotto anni si fa premura di garantire l’armonia fra berlusconi e la mafia si prende sette anni e berlusconi, l’utilizzatore finale [anche] di Dell’Utri, il beneficiario dell’intesa, non c’entra niente? E, chiedo al rottam’attore: bisogna ancora fare accordi politici e magari riscrivere la Costituzione col partito di un condannato per mafia e uno per frode allo stato? 

 

E’ normale che berlusconi consideri assurdo l’arresto di un favoreggiatore di latitanti così tanto da sentirsene addolorato. Lui non ha la benché minima idea del rapporto fra i cittadini che non si chiamano berlusconi e la legge, la giustizia italiane. E ignora che in questo paese si può essere arrestati anche per il furto di piccole cose, condannati a processi che durano anni per la sottrazione di un ovetto kinder al supermercato o per aver strappato un fiore ai giardini pubblici. Ecco perché per i delinquenti inside come lui non è sufficiente la misura alternativa al carcere ma ci sarebbe voluto proprio il carcere.
Quello sì che lo avrebbe educato.

Ma meno male che ci pensano i nostri grandi statisti a ricordarci che la corruzione non è un’esclusiva italiana, bravo Napolitano che, sentendo puzza di bruciato [come se fosse una cosa nuova] dentro ai partiti che gli piacciono tanto ha subito messo in guardia per la milletrecentesima volta, contata per difetto, sui pericoli del populismo che nel linguaggio di Napolitano ha la forma di una stella ripetuta per cinque volte.
Ci fosse mai una volta che il presidente prenda il toro per le corna, che miri ai bersagli giusti. Che se la prenda coi ladri, i corrotti, i criminali.
Condannano berlusconi e chiede la riforma della giustizia, i magistrati fanno inchieste anche sui potenti e lui li avvisa, gli chiede di non essere troppo intransigenti.
Arrestano un ex ministro già colpito da diversi procedimenti giudiziari, dai quali è potuto uscire indenne solo grazie al fatto di vivere in questo paese dove a chi non è mai capitato di trovare 900.000 euro sul comò coi quali acquistare lussuosi appartamenti vista Colosseo?
Arrestano una manciata di persone vicine ma più che altro dentro ai partiti di tutti gli schieramenti e sempre per corruzione, uno dei cancri di questo paese e lui che fa? ri_avvisa, non monitando sul vizio endemico della politica di mettersi in casa delinquenti e disonesti di ogni ordine e grado e di farci affari insieme ma di stare attenti all’unico partito, movimento, che avrà pure un leader pregiudicato ma che almeno ha avuto il buon gusto di non candidarsi. 

Gli arrestati di Milano non sono alieni arrivati da un altro pianeta, è gente che è stata sempre ben presente intorno alle istituzioni, dentro la politica, vicina ad altra gente che si professa e si proclama onesta ma che poi non prova nessun disagio a frequentare e farsi frequentare da persone così, già accusate in passato di reati, fatte oggetto di provvedimenti giudiziari per gli stessi motivi, lo stesso reato, probabilmente a causa di quella catena degli affetti che non si può interrompere. Il problema non è chiedersi perché non si riesce a combattere la corruzione in Italia ma perché, malgrado ce lo chieda anche l’Europa che per altre cose viene prontamente ascoltata e accontentata, in questo paese non c’è una legge seria sulla corruzione e perché  nessuno pensa a regolare i conflitti di interesse che sono molteplici e non riguardano solo berlusconi.  E un altro problema è che in questi vent’anni sono stati troppo pochi quelli che hanno ricordato, anche a costo di sembrare noiosi, che berlusconi è il risultato di scelte politiche e di manovre di palazzo.   Altroché dare sempre la colpa alla gggente che poi, anche ignorantemente va a votare.

 

***

ExpoMazzette2015
Marco Travaglio, 10 maggio

Chiunque sia stato a dedicare l’Expo Milano 2015 alla mancanza di cibo in vaste zone del mondo dev’essere un genio, dotato per giunta di un sopraffino sense of humour. Come dimostrano le carte della retata, i politici, i costruttori e i faccendieri intenti a costruirlo avevano una fame da lupi e mangiavano a quattro palmenti. Una fame atavica, abbondantemente soddisfatta grazie a zanne e ganasce collaudate fin dai tempi di Tangentopoli. Il fatto stesso che se ne occupassero i Frigerio e i Grillo (Luigi, per la destra) e i Greganti (per la sinistra), tangentisti di provata fede ed esperienza, dimostra che la corruzione è ormai considerata una variabile indipendente della politica e dell’economia. La mazzetta simpaticamente lubrifica, agevola, risolve. Guai se non ci fosse. E pazienza se poi le opere costano il doppio o il triplo che negli altri paesi: i costruttori sono contenti, i politici anche, i mediatori-professionisti-consulenti pure. Ci rimettono solo i cittadini, con tasse sempre più alte e servizi sempre più scadenti, ma a distrarli e a trascinarli alle urne ci pensano i giornaloni e le tv a colpi di annunci e di slide. La corruzione ci ruba 60 miliardi di euro all’anno e l’evasione 180, però su eBay abbiamo venduto sei auto blu per 57 mila euro, mica bruscolini: basta venderne un altro milione e siamo a cavallo. La reazione dei politici agli arresti fa rimpiangere Genny ‘a Carogna, che avrebbe trovato parole più adeguate. Napolitano, per gli amici Giorgio ‘o Gnorri, apre la sua consueta campagna elettorale invitando gli italiani a evitare “il populismo” (cioè Grillo) e a non farsi influenzare dalle retate: “Non tirerei in ballo le Europee su vicende che sono strettamente italiane”. Il fatto che in Italia si rubi più che in tutto il resto d’Europa e che lui sia il presidente strettamente italiano e non di un altro paese, non lo tange (scusi il termine). Anzi, “il superamento di fenomeni di corruzione, che non sono esclusivi del nostro Paese, sono legati molto alla creazione di un impegno e di regole comuni in Europa”. Ecco: tutto il mondo è paese, così fan tutti. E, per combattere la corruzione, non bisogna smettere di rubare né emarginare i ladri, ma creare un impegno e regole comuni europee. Il conte Mascetti, con le supercazzole, era un dilettante.
Si rifà vivo anche D’Alema, che al nome “Greganti” salta su come la rana di Galvani. Nel 1993, appena finì dentro il Compagno G, Max attaccò il pool Mani Pulite chiamandolo “il soviet dei golpisti”, mentre l’amico Amato e l’amico Conso preparavano il colpo di spugna. Ora che il Compagno G torna dentro, la Volpe del Tavoliere filosofeggia: “Non è la riedizione di Tangentopoli e comunque la corruzione non è un fatto legato ai partiti, ma è endemico della società italiana”. Ah, meno male, chissà che credevamo. Poi aggiunge: “Io resto un garantista e ho preso una certa prudenza in materia: ho calcolato che il 40-45% degli accusati vengono poi prosciolti”. Forse dovrebbe cambiare pallottoliere: solo il 5% degli imputati di Tangentopoli furono dichiarati innocenti; gli altri “prosciolti” erano colpevoli e spesso rei confessi, anche se poi furono salvati da leggi che cambiavano i reati o cestinavano le prove, e dalla solita prescrizione (che fra l’altro salvò anche lui). Nemmeno una parola sulle mazzette accertate, filmate e fotografate dagl’inquirenti: sono “endemiche”. Ora però – intima il Foglio – Renzi deve “cambiare i poteri della magistratura”: in effetti fu un grave errore affidare ai giudici il potere di arrestare i ladri, bisogna rimediare. “Questa roba non fa bene”, commenta il renziano Matteo Richetti, anche se il Matteo supremo ha invitato a “non commentare”. “La cosa è preoccupante, potrebbe essere il grimaldello per scardinare tutto”, conferma Quagliariello (Ncd). E la “roba” che non fa bene, la “cosa” che li preoccupa non è la corruzione che, vista la notorietà dell’Expo, fa il giro del mondo qualificando l’Italia per quello che è; bensì il fatto che – come intonano a una sola voce Sallusti, Belpietro, Ferrara, Berlusconi (centrodestra), Cicchitto (Ncd) e Pisicchio (centrosinistra) – “gli arresti portano voti a Grillo”, dunque è “giustizia a orologeria” (Toti). Ora, per essere giusti, i giudici devono arrestare qualche grillino a caso, anche se non ruba.

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