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Il cavaliere [quasi ex] e gli stallieri

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berlusconi è stato nominato cavaliere grazie all’impero costruito con quei soldi di cui non ha mai voluto rivelare la provenienza e dei quali si parla molto nel famoso libro L’odore dei soldi, che costò la cacciata di Daniele Luttazzi dalla Rai per aver osato ospitare Marco Travaglio che è uno degli autori. Travaglio e Luttazzi querelati da berlusconi hanno poi vinto quella causa; i giudici hanno rilevato che nel libro si esercita il normale diritto di cronaca, ed evidentemente quello che c’è scritto non corrisponde al falso altrimenti non avrebbero vinto la causa.

Nel giorno che berlusconi rischia di vedersi togliere un appellativo inutile, basta guardare l’elenco dei cavalieri del lavoro per scoprire il perché, va ricordato che a Tanzi il titolo fu revocato prima della sentenza di condanna definitiva. Mentre il trattamento riservato a berlusconi è stato come al solito “ad personam”, la sua.

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Europee, partita chiusa per B.

La Cassazione conferma i due anni di interdizione dai pubblici uffici. La difesa del Cavaliere (che sta per perdere il titolo), ha chiesto invano il rinvio alla Corte di Strasburgo. 10 aprile, invece, il tribunale di Milano deciderà se la condanna a quattro anni  sarà da scontare ai domiciliari, o ai servizi socialidi Susanna Turco

INTERDETTO DUE ANNI LA CASSAZIONE CHIUDE CON MEDIASET (Antonella Mascali)

SILVIO BERLUSCONI, GIÀ DECADUTO DAL SENATO, NON POTRÀ NEMMENO VOTARE ALLE EUROPEE. SI COMPLETA COSÌ LA SENTENZA DI UN PROCESSO DURATO 13 ANNI.

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La Rai deve smetterla con l’agguato mediatico e sistematico. Floris è furbo ma non abbastanza. Il giorno della sentenza che conferma l’interdizione a berlusconi lui chi invita? Mara Carfagna che, lo sapevano anche i bambini, si è esibita nella solita sequela di insulti ai giudici, ci ha ricordato che in questo paese vive una sostanziosa parte di gentaglia a cui non fa né caldo né freddo l’idea di votare un partito di proprietà di un delinquente, ha ripetuto tutto il solito repertorio col quale i berlusclowns allietano ogni trasmissione televisiva, cosa che i conduttori dei talk show trovano utile perché gli aumenta l’audience ma a quell’altra parte sostanziosa di gente che non vota il partito di un delinquente ha sinceramente rotto i coglioni. 

La giustizia va riformata, ma non nella direzione che interessa ai lor signori e signoresse; e va riformato anche quel castello di inutili orpelli che impedisce di liberarsi di un delinquente quando fa anche il politico, specialmente se fa il politico proprio per non essere trattato da delinquente qual è. Tredici anni sono troppi, ed è troppo dover subire anche l’onta di sentirsi dire che sì, va bene, però berlusconi rappresenta una parte degli italiani e allora ha fatto bene Renzi a cercare la “perfetta sintonia” con un delinquente da galera: questi sono ragionamenti che disorientano e che promuovono quella politica corrotta che ha fatto la fortuna di silvio berlusconi. 

Perché lui ci ha messo il classico carico da 11 ma lo ha fatto perché sapeva di trovare nel parlamento un ambiente niente affatto ostile rispetto alla delinquenza, ed ecco perché ha cercato nella politica l’approdo sicuro che gli ha consentito di arrivare fino ad oggi da persona praticamente libera. 
Quello che va detto, ripetuto e ribadito fino alla nausea è che berlusconi in un paese appena un po’ civile, appena un po’ normale sarebbe in galera da vent’anni, e che nessuno, NESSUNO lo avrebbe considerato un interlocutore politico con cui fare le leggi e parlare di riforme. 

Quello che andrebbe detto, ripetuto e ribadito a quella parte di italiani imbecilli e delinquenti quanto lui è che se hanno scelto di seguire berlusconi anche, nonostante e malgrado sia proprio berlusconi sono cazzi loro, non di tutti gli italiani.

Quello che andrebbe ripetuto, ribadito è che la vera ferita nella democrazia sono state la politica e le istituzioni che hanno consegnato il paese ad un impostore pensando che un imprenditore già in odore di disonestà, un fallito in bancarotta, uno che si teneva il mafioso in casa, potesse essere la risposta al disastro post tangentopoli,  che in tutti questi anni anziché cercare di rimediare, di impedire che questo paese diventasse lo zimbello del mondo grazie a berlusconi gli hanno reso la vita facile, non solo quella politica ma la sua di persona avvezza a delinquere che ha usato lo stato e la politica per poter delinquere meglio e di più, producendo dei danni ormai irreversibili. La vera ferita nella democrazia è quell’informazione, la gran parte dell’informazione, che ha scelto di servire silvio berlusconi, si è messa a disposizione del padrone, è non aver regolato il conflitto di interessi – del quale non parla nemmeno il rottam’attore –  che sarebbe stata la sola e unica risposta utile al salvataggio di un paese infestato dal monopolio maligno di silvio berlusconi in forza del quale berlusconi ha potuto ottenere e mantenere il suo consenso, ecco perché questo paese non guarirà mai più dal cancro berlusconi le cui metastasi si sono irrimediabilmente incistate nel quotidiano di tutti gli italiani.

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BERLUSCONI TEME LA VALANGA: “MI VOGLIONO CACCIARE PURE DAL PPE”  – Carmelo Lopapa – La Repubblica

Il buio su Arcore è sceso da un pezzo, quando l’attesa lunga un giorno si conclude nel peggiore dei modo. Poco prima delle 22 Ghedini comunica a Silvio Berlusconi che anche le ultime speranze sono tramontate, l’interdizione è confermata, ora il leader è davvero fuori dai giochi, game over. Non si attendeva nulla di diverso. «Sentenza annunciata — attacca lui commentando coi suoi — rientra nel piano dei giudici per farmi fuori, che si completerà il 10 aprile quando proveranno a rinchiudermi, a tapparmi la bocca, ma non mi fermeranno così».

Tutto, però, ora si complica. Già la giornata era trascorsa a discutere tra le mura di casa su come venire a capo in vista delle Europee. Perché nel quartier generale forzista a nessuno è sfuggito che la bocciatura dell’ipotesi di una candidatura del leader sia stata recapitata da Bruxelles da quella Viviane Reding che, oltre a essere commissario europeo alla giustizia, è un esponente di spicco del Ppe. Il messaggio lanciato dalla grande famiglia popolare europea alla quale Forza Italia aderisce è chiaro: una forzatura sulla candidatura del capo, condannato e interdetto, non verrebbe accettata dai moderati europei e, se portata alle estreme conseguenze, potrebbe condurre all’espulsione. Ipotesi estrema che per ora nessuno conferma, comunque divenuta più concreta in queste ore. Ecco perché la prova di forza alla quale Berlusconi a giorni alterni si dice pronto, inizia a scemare.

Nessuno crede realmente nella scialuppa di salvataggio della Corte di Strasburgo. «Speriamo che i ricorsi presentati ci diano l’opportunità di candidarlo» dice ora un cauto Giovanni Toti a Ottoemezzo. «Nessuno ci impedirà di considerare in campo il nostro leader, nessuno pensi di non fargli fare la campagna elettorale» insiste, ma il riferimento alla candidatura diventa ormai subordinato a incognite irrealizzabili.

Ecco perché dallo scorso fine settimana il patriarca ha tenuto a rapporto, in separata sede, i figli di prime e seconde nozze. Agli uni e agli altri ha spiegato come «non possiamo permetterci di rinunciare al nome Berlusconi nella lista di Forza Italia alle Europee, rischiamo di perdere milioni di voti». E per farlo, nell’impraticabilità di una sua candidatura diretta, resta solo la via straordinaria del coinvolgimento di una delle figlie. E Barbara, lo ha confermato l’ultima volta domenica, a differenza della sorella Marina è «disponibile a compiere il sacrificio».

Ma i giochi sono tutt’altro che fatti. Il patriarca intanto non è sicuro al cento per cento. Sta valutando tutte le conseguenze di una mossa così azzardata e non sono pochi in Forza Italia a invitarlo alla prudenza. I maggiori ostacoli sul sentiero già impervio, tuttavia, Berlusconi li sta incontrando proprio in famiglia. A parte Fedele Confalonieri coi suoi dubbi, c’è la netta contrarietà di Marina, stavolta, a dare filo da torcere sull’opzione Barbara. E c’è più che il comprensibile scetticismo legato al coinvolgimento diretto della famiglia.

Chi frequenta Villa San Martino legge, dietro l’ostilità, la paura che l’elezione a suon di milioni di voti della sorella — sarebbe capolista in tutte le circoscrizioni — proietti la giovane e intraprendente ad del Milan nella costellazione politica. Facendone a tutti gli effetti l’erede alla guida di Forza Italia e perfino del centrodestra. Un salto mortale che non convince tutti ma che per il Cavaliere è quasi obbligato, se non si vuole disperdere il patrimonio di voti rischiando un flop il 25 maggio, quando lui sarà vincolato dai servizi sociali.

Oggi rientrerà a Roma, per affrontare a Palazzo Grazioli un’altra grana legata alle Europee. Riunisce la commissione competente per dirimere il nodo dell’eventuale candidatura di deputati e senatori. Raffaele Fitto (che tace da settimane) scalda i motori, Brunetta vorrebbe, Giulio Tremonti in odore di «ritorno» avrebbe ricevuto l’offerta. Berlusconi sarebbe orientato a escludere la corsa dei parlamentari per evitare conte interne e il probabile exploit di Fitto. Ma un veto suonerebbe come un’esclusione ad personam, lo hanno avvertito.

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Una risposta »

  1. cavaliere o non cavaliere ci dovrà pur essere una forza nel parlamento dell’immaginifico che rappresenti gli interessi dei mfosi, non dimentichimoci che nel nostro paese i mfosi danno lavoro ad un buon 10% di cittadini e sono molto apprezzati perchè in genere meno esosi dei loro concorrenti legalizzati
    Quello che non mi spiego è come mai poi ci sono anche i cerebrolesi, quelli che stanno aspettando fiduciosi il rimborso dell’imu od il ponte sullo stretto, ma questa è un’altra storia, qui si tratta proprio di affezione, innamoramento

    Rispondi

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