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…e povero [soprattutto] il cavallo

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Sottotitolo: abbiamo tolto all’ex cav. e già preg. cond. [da mo’] la scorta di stato oppure fuori dalle sue dimore continuano a stazionare polizia e carabinieri pagati dai cittadini che non rubano allo stato? Perché siccome  berlusconi si era fatto fare un’altra leggina ad sua personam  che prevede la scorta a vita per gli ex presidenti del consiglio volevo sapere se è valida e applicabile anche per quelli che nel frattempo sono stati condannati alla galera.

***

berlusconi si autosospende dalla federazione dei Cavalieri del lavoro.
Gli sta bene, presi per il culo fino all’ultimo per non averlo cacciato quando era ora. 

Anzi, avrebbero dovuto fare meglio e autosospendersi tutti per dare uno schiaffo morale al pregiudicato berlusconi.
Sette mesi non sono bastati nemmeno per avviare la procedura di revoca, le solite vergogne napolitane.

Che vuol dire “autosospensione” poi, che pensa di riprendersi il titolo a sua discrezione?

Napolitano ha perso un’ottima occasione, l’ennesima, per smentire chi da mesi e mesi si domanda da che parte stia il presidente. Napolitano va ringraziato sempre perché in virtù della sua ragion di stato i cittadini italiani sono stati e sono continuamente umiliati, mortificati. In questo paese, lo ripeto, la separazione delle carriere più importante da fare è quella fra cittadini onesti e quelli che non lo sono. 

Solo un personaggio peggiore di berlusconi può descriverlo come un “grande uomo di stato che ha dato lustro all’Italia” come ha fatto brunetta, un altro miracolato per il solo fatto di essere italiano. Perché la storia politica e la vita personale di berlusconi descrivono invece un individuo ridicolo, meschino, privo del benché minimo senso della civile convivenza, bugiardo oltre il parossismo, disonesto per natura, uno che per tenerlo lontano dalle istituzioni bastava guardarlo in faccia, farsi due domande già comprensive di risposte, non serviva nemmeno una legge – ignorata – per tenerlo più lontano possibile dalla politica. Al suo proporsi come “soluzione” della politica devastata dal solito male endemico e incurabile: le ladrate e la corruzione, la connivenza mafiosa che con berlusconi è arrivato alla fase acuta, incurabile, terminale bastava rispondere così come si fa con gli arroganti, i prepotenti. Invece le nostre belle istituzioni responsabili e con un alto senso dello stato non hanno avuto il coraggio di farlo o, per meglio dire non lo hanno voluto o potuto fare.

“Proviamolo, lasciamolo lavorare”, questo lo slogan utilizzato per berlusconi prima e con Renzi adesso che fra l’altro, a differenza di berlusconi non è stato scelto da nessuno, come se poi fosse facile cacciare il dipendente che si dimostra inadeguato, come se fosse sufficiente poi dargli gli otto giorni per rimandarlo a casa. 
Venti anni di mussolini più venti di berlusconi fanno quaranta, e se il trend è questo, poveri noi.

***

LO CHIAMAVANO CAVALIERE (Fabrizio D’Esposito)

PRIMA DI ESSERE CACCIATO, L’INTERDETTO BERLUSCONI SI AUTOSOSPENDE DAL CLUB DEGLI IMPRENDITORI ILLUSTRI. ORA NON GLI RESTA CHE IL NOME NEL SIMBOLO DI FI.

***

 “La legge 194 dell’86 sull’ordine cavalleresco indica, all’articolo 3, i requisiti per ottenere la decorazione: aver ottenuto una specchiata condotta civile e sociale; aver operato nel settore per il quale la decorazione è proposta in via continuativa e per almeno vent’anni con autonoma responsabilità; aver adempiuto agli obblighi tributari ed aver soddisfatto ogni obbligo previdenziale e assistenziale a favore dei lavoratori; non aver svolto né in italia, né all’estero attività economiche e commerciali lesive dell’economia nazionale.”

E ancora: “Dall’articolo 13 della legge 15 maggio 1986, n. 194

1. Incorre nella perdita dell’onorificenza l’insignito che se ne renda indegno.

2. La proposta di revoca della onorificenza è comunicata 
all’interessato affinché, entro il termine di decadenza di giorni 
trenta, presenti per iscritto le difese da sottoporre alla valutazione 
del consiglio dell’Ordine, che esprime il proprio parere nei successivi 
sessanta giorni.

3. Sono vincolanti per il Ministro dell’industria, del commercio e 
dell’artigianato le richieste di revoca indirizzategli dai soggetti di 
cui all’articolo 5, comma 1, della presente legge.

4. Previo parere del consiglio dell’Ordine e su proposta motivata del
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, la revoca è 
disposta con decreto del Presidente della Repubblica”.

***

 Bisogna fare sempre la solita precisazione: a Tanzi l’onorificenza fu tolta prima della condanna definitiva. Questo particolare non lo riporta mai nessuno. E fa eccome la differenza, alla luce dei fatti odierni. La procedura di revoca doveva partire dalla prefettura di Milano nei cui uffici siede un signore, il prefetto, appunto, che circa un paio d’anni fa aveva dato il permesso per un raduno nazi in uno spazio privato non rilevando nessun rischio per la sicurezza pubblica. Se tanto mi dà tanto, e me lo dà, è facile immaginare, indovinare il perché quel titolo di merito a berlusconi non l’avrebbe proprio tolto nessuno: nemmeno Napolitano. Io non voglio nemmeno parlare dei 37 anni complessivi della nomina, me ne bastano quindici, diciotto, dov’erano queste gentildonne e galantuomini definiti “probiviri” mentre berlusconi veniva indagato, inquisito, processato, prescritto e condannato? Dov’erano quando la sua ex moglie mandava lettere disperate ai giornali lamentandosi dell’uomo malato e del ciarpame senza pudore?  Il 20 febbraio dell’anno scorso avevo aperto una pagina su facebook per chiedere a Napolitano di revocare l’onorificenza di cavaliere a berlusconi: in tutto questo tempo Napolitano ha fatto in tempo ad essere nominato capo dello stato per la seconda volta, a formare altri due governi di larghe intese, le sue, ad accogliere berlusconi al Quirinale nella sua condizione di pregiudicato ma proprio non gli è venuto in mente, non ha trovato il tempo per fare un gesto riconoscente verso gli italiani che non corrompono, non frodano lo stato e non organizzano orge eleganti con le ragazzine  a casa loro.

***

– 20 febbraio 2013 –  

Presidente Napolitano, nei presupposti che fanno sì che una persona venga nominata Cavaliere della Repubblica Italiana è contemplato che un nominato cavaliere [del lavoro] possa avere comportamenti pubblici osceni, dire in pubblico cose oscene, offendere le donne in modo osceno, avere pendenze giudiziarie serie, gravi, che per un normale cittadino avrebbero già significato condanne penali e la messa ai margini della società civile?
Presidente Napolitano, da diciotto anni berlusconi contribuisce in solido al discredito e al disdoro del nostro paese nel mondo, si sarà potuto rendere conto coi suoi occhi e da tempo qual è il livello del giudizio che hanno all’estero dell’Italia e degli italiani, dello sbigottimento internazionale che scatta ad ogni performance volgare di un signore che da diciotto anni occupa un posto che, per legge e non per le opinioni di qualcuno, nemmeno gli sarebbe spettato.
Presidente Napolitano, a Calisto Tanzi, colpevole di un reato che ha danneggiato gravemente la collettività, la nomina di cavaliere è stata revocata per indegnità, perché nessuno che abbia compiuto reati è degno di vedere accostato il suo nome alla Repubblica Italiana e quindi in qualche modo rappresentarla.
Presidente Napolitano, ci sono tanti modi per disonorare un paese, non è necessario commettere reati gravi – sebbene nel caso di specie ci sarebbe l’imbarazzo della scelta di quello che c’era ed è stato “aggiustato” per mezzo di leggi apposite e di quello che per fortuna ancora c’è e speriamo che sia la soluzione al problema – dovrebbe bastare aver dimostrato, come silvio berlusconi ha fatto e fa, di non avere nessuna considerazione per questo paese e per la gente che ci vive.
Presidente Napolitano, silvio berlusconi, così come Calisto Tanzi non è degno di rappresentare nessuno se non se stesso, l’orrenda persona senza valori, senza principi morali, senza onestà che è, non pensa dunque che aver fatto un bel gesto civile come quello di revocargli la nomina di cavaliere del lavoro sarebbe stato utile, avrebbe aiutato molta gente a capire meglio la natura del personaggio? non pensa che questo gesto avrebbe riabilitato anche lei agli occhi di tanta gente che ha perso la fiducia per chi avrebbe dovuto tutelare la gente onesta e non, invece, quella politica e tutti coloro che hanno contribuito al disfacimento economico, etico e morale di questo paese? 
Presidente Napolitano, in questo ultimo periodo lei ha trovato il tempo per tante cose, molte non necessarie come ad esempio graziare un diffamatore seriale, recidivo, prima di lasciare il posto al prossimo inquilino potrebbe fare un gesto che passerebbe alla storia, quella bella, di questo paese, un bel regalo agli italiani onesti, togliere quella nomina che, accostata al nome di silvio berlusconi diventa solo pateticamente ridicola e l’unico effetto che produce è ricordarci ogni giorno che viviamo in un paese patetico e ridicolo.

***

A BRACCETTO COL DEGRADATO – Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano, 20 marzo

Il cavaliere che non è più cavaliere è come un generale degradato sul campo con sommo disonore. Nelle antiche cerimonie militari venivano tolti al condannato le spalline, i bottoni, i simboli di grado e i distintivi. Le medaglie venivano piegate e buttate per terra insieme al copricapo. E al termine gli veniva tolta la giubba e spaccata la sciabola. Ora, immaginiamo che dopo questa cerimonia umiliante l’ex generale riprenda come se niente fosse la guida del suo esercito tra acclamazioni e squilli di fanfara. E che inopinatamente il comandante nemico gli si faccia incontro con intenzioni tutt’altro che bellicose. E che anzi dopo averlo omaggiato si riunisca con lui sotto una tenda per concordare ambiziose strategie e unire le rispettive truppe in un fronte comune con le artiglierie e tutto il resto. Una scena grottesca, paradossale degna di un film di Woody Allen, ma che in Italia è pura realtà quotidiana. Non occorreva disarcionare Berlusconi per rendersi conto della sua condizione di pregiudicato per reati fiscali infamanti. E ci voleva la comicità involontaria della Federazione dei Cavalieri del lavoro per annunciare la conclusione dell’“iter previsto” dopo otto mesi dalla sentenza della Cassazione, neanche avessero dovuto sgravare un pargolo. E non parliamo dell’“autosospensione”, come se il cavaliere fosse divenuto ex per sua gentile concessione e non per evidente indegnità. Ma per il generale Renzi tutto va per il meglio e se anche al suo ex nemico hanno strappato le mostrine e spezzato la spada fa niente, vorrà dire che per consolarlo gli regalerà la maglia di Cuadrado. Ma il turbopremier si difende dicendo che deve comunque fare i conti con un signore che, degradato o meno, continua a essere votato da milioni di cittadini. E se, al contrario, a riabilitare il reo e a restituirgli l’onore che non merita fosse proprio l’eterno cinismo italiota furbesco, accomodante incapace di dire: io con quello non ci parlo. Che poi sarebbe l’unico modo per costringere il disarcionato a raccogliere la giubba infangata e a tornarsene a casa per sempre.

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