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Il veto del vetusto

Le cose sono due: o Civati è davvero convinto di poter contribuire ad un cambiamento radicale [che non è una parolaccia] pur sapendo di essere l’unica voce di dissenso all’interno del suo partito o si è votato al martirio, perché non può non considerare che la fiducia nei suoi confronti sia diventata flessibile quanto i suoi sì, no, forse, dovrebbe essere ma non è, di questi mesi. Sono sincera: io oggi non voterei un partito che al suo interno ha questa mina vagante che fino all’ultimo pensa di fare una cosa e poi sul filo di lana pensa sia più giusto farne un’altra “per il bene del partito” e non perché sia utile a qualche giusta causa. Uno come Pippo Civati è destinato ad essere un perdente sempre.

“La regola non scritta per la Giustizia è mai un magistrato in quel dicastero. Mai. Questa regola è insormontabile” (Giorgio Napolitano a Matteo Renzi, per giustificare il veto sul pm antimafia Nicola Gratteri, la Repubblica , 22-2). Dove sia questa regola non scritta non è dato sapere, perchè – appunto – non è scritta. Infatti, non essendo scritta, fu violata per Mancuso e Nitto Palma ministri della Giustizia, ma anche per Cosimo Ferri sottosegretario alla Giustizia del governo Letta. Però è stata applicata per Gratteri. Nel Regno dei Napolitanistan, funziona così: le regole scritte si violano tutte, però su quelle non scritte non si transige.[Marco Travaglio – segue qui: Ma mi faccia il piacere]

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berlusconi ha riempito il parlamento di avvocati che hanno continuato serenamente ad esercitare la doppia professione: Ghedini, Longo gli esempi di come si possa far parte di un parlamento, essere membri del partito di proprietà del delinquente pregiudicato condannato e continuare a curare gli interessi del delinquente pregiudicato condannato senza destare nessuna indignazione napolitana. Per Gratteri però c’è stato il veto: non si può fare il magistrato e contemporaneamente il ministro, specialmente quando si sa che la persona a cui era stato chiesto di ricoprire l’incarico di ministro della giustizia, restituendo un minimo di senso a questa parola non avrebbe certamente lavorato alla difesa dei delinquenti così come ha sempre fatto. Dunque in questo paese si può essere stipendiati dai contribuenti in qualità di onorevoli e senatori e continuare, nello stesso frattempo ad essere nel libro paga di chi ha più procedimenti penali, fra i quali una condanna definitiva per frode fiscale che capelli – finti – in testa senza suscitare nessun sollevamento di anziani sopraccigli.  Non è una sorpresa per nessuno il fatto che in questo ultimo periodo Napolitano non abbia una buona considerazione per certa magistratura. Chi non lo vede è in malafede.

Alfano è stato riconfermato nello stesso dicastero nonostante e malgrado la figuraccia planetaria fatta nella vicenda del rapimento di Alma Shalabayeva e della figlioletta che se questo fosse un paese normale gli sarebbe costata non solo le dimissioni ma proprio la scomparsa da qualsiasi scena pubblica.
E queste sono solo un paio di cose fra tante che impediscono di vedere qualcosa di buono nel governo dei riform’attori. E pensare che per aver scritto su un blog che l’esclusione di Gratteri è stata una mascalzonata, una vigliaccata ieri mi sono beccata della “propagandista meschina”. Io che da quando scrivo di politica non ho mai parteggiato per nessuno perché so benissimo che farlo nell’ambito di questa politica è sempre sbagliato. Perché questa politica, fatta soprattutto di mascalzonate e vigliaccate, di giochi fatti con le mani sotto al tavolo senza la benché minima trasparenza  è una delusione a getto continuo. E io da tempo ho deciso di non svendere più nulla, fosse anche il più tiepido degli entusiasmi a questa cosiddetta realpolitik che altro non è che l’eterno inciucio orchestrato dal potere che ogni tanto si cambia d’abito per non dare troppo nell’occhio. Non c’è più da dimostrare nulla in un paese dove nemmeno chi aveva promesso il salto di qualità, di livello, di fare cose che nessuno aveva mai fatto prima come Matteo Renzi è invece sceso a compromessi come e peggio di chi c’è stato prima di lui, escludendo una persona degna come Nicola Gratteri sulla base di una regola che non c’è ed inserendo nel suo governo gente che ha sempre fatto parte del sistema, lo stesso che in questo paese ha fatto naufragare perfino un concetto banale, fanciullesco come la speranza e fatto perdere ogni significato alla parola fiducia, usata, ma soprattutto abusata per mere questioni di scambi di favori che qualcuno continuerà a fare e qualcun altro a ricevere.

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“La fiducia si deve votare perché altrimenti finisce il pd”. Ecco: in questa frase pronunciata da Bersani c’è tutto.
Non si vota la fiducia perché si crede nel progetto di Matteo Renzi, perché si è realmente convinti che il team “noi siamo i giovani” abbia davvero le potenzialità per fare bene, su questo nulla, nessuna critica, negativa o positiva. Si vota la fiducia per paura della dissoluzione totale e finale di un partito che da quando esiste non ne si ricorda una sola azione significativa. E questa paura deve essere stata la stessa che ha fatto prevalere i sì all’appello on line di Pippo Civati e che tiene Civati ancora dentro un partito di cui da tempo non condivide più nulla. Quindi non si vota sì per un senso di responsabilità verso il paese, perché si è convinti che questo governo sia davvero in grado di risolvere [finalmente] le urgenze ma per il senso di responsabilità verso il partito.

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Nemmeno in questo governo si può nominare la patrimoniale, che invece sarebbe il provvedimento più dinamico e immediato, per la risoluzione di una parte dei problemi legati alla crisi economica. Perfettamente in linea col governo di quellochevadicorsa. La politica di questo paese a una patrimoniale intesa come redistribuzione del troppo a beneficio del poco e dell’assente non ci può pensare. E comunque con l’esercito dei polli da spennare senza chiedergli nemmeno se gli piace o meno chi glielo fa fare? Noi lo sappiamo dove va lo stato a prendersi i soldi: da quelli che ne hanno pochi ma sono di più. La patrimoniale non è solo una questione di soldi “vivi” da poter girare alle giuste cause nel paese dove il reddito medio del 10% dei contribuenti più ricchi nel 2009 era di almeno dieci volte più alto dei 10% di quelli più poveri. E la forbice con la crisi si è allargata non a favore di chi ha di meno ma di chi ha di più perché tutti sanno che le crisi favoriscono i già e i più ricchi. Una patrimoniale seria, diciamo dai 70.000 euro a salire, visto che al netto un impiegato del pubblico non ne guadagna nemmeno 20.000 sarebbe una semplice operazione di igiene sociale. Ma  i lor signori, a qualsiasi età e quale che sia la loro provenienza sono sempre in campagna elettorale quindi lungi da loro assumere iniziative e soprattutto concretizzarle, che poi potrebbero rivoltarsi contro qualora un bel giorno di un anno che verrà noi potremo tornare ad esercitare quel diritto/dovere la cui conquista è diventata ormai la più banale delle retoriche visto che, Napolitano ce lo insegna “le elezioni sono una sciocchezza” e votare non è più così necessario: che siamo una democrazia noi?
Delrio che parla di legge sul conflitto di interessi “necessaria”, con chi pensa di farla, con alfano e la Guidi? possiamo ridere o dobbiamo chiedere il permesso a qualcuno?

“Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione” [De Gasperi].
Appunto.

Burocrati di Stato la casta invisibile (Salvatore Cannavò)

Grazie Matteo, ci togli subito la fatica di sperare – Ferruccio Sansa, Il Fatto Quotidiano

Venerdì ore 19. Silenzio. Dalle finestre dei vicini arriva solo una voce: è Lui, Giorgio Napolitano. E poi dicono che gli italiani non si interessano di politica. Sembra di essere alla finale dei Mondiali, ai rigori. Se sbagli sei fuori. Tutto è sospeso. Tacciono perfino i cellulari. Chi andrà al dischetto? E per un attimo commetti il solito errore: sogni, speri. Ti pare di sentire la voce della tv che annuncia: Gratteri, Zagrebelsky, Magris, Piano, Spinelli. Potrebbe essere, se si volesse, perché no? 

Infine la porta si apre, entrano quei signori vestiti di scuro, circondati da commessi e corazzieri con l’elmo luccicante. Dovrebbe essere un rito solenne, ma ha assunto un tocco lugubre. La serietà che si svuota e diventa cerimonia. Eppure tu speri, ti batte perfino il cuore. Ridicolo. Eccola finalmente la formazione: Angelino Alfano all’Interno. L’uomo che ha lasciato rapire una bambina e sua madre per rispedirle a un dittatore? Alfano il servitore – nemmeno troppo fedele – di Berlusconi? Come mandare un difensore del Pizzighettone (senza offese per il prode calciatore) ai rigori contro il Brasile. Ti guardi allo specchio, sei paonazzo come se ti fossi scolato un litro di barolo. Vabbé, dai, alla Giustizia c’è Gratteri. E invece… Andrea Orlando, che passa dall’Ambiente alla Giustizia come dall’hockey al calcio. Ah già, è un Governo politico, dimenticavi. Come l’Andreotti bis, ter, quater dove un giorno ti occupi di cereali e quello dopo di asfalto (e i risultati si vedono). Dove alla Giustizia in un Paese con seimila magistrati, un esercito di avvocati e professori mandano uno neanche laureato in legge. Non una cattiva persona, ma uno che era consigliere comunale e ragionava di coalizioni quando ancora i suoi compagni di scuola andavano in discoteca. Ma a questo punto non sei più arrabbiato. Anzi, ti prende una strana euforia. Un perverso e masochistico godimento. Il ciellino Lupi alle Infrastrutture mentre nella Lombardia di Cl si spenderanno miliardi per l’Expo? Evviva. Roberta Pinotti, arrivata terza alle primarie per il sindaco di Genova, alla Difesa? Evviva. Gian Luca Galletti dell’Udc, partito che ha votato i condoni, all’Ambiente? Evviva. Pier Carlo Padoan, ex direttore della fondazione di D’Alema, all’Economia? Evviva. Marianna Madia, ex fidanzata di Giulio Napolitano con un curriculum simile a tanti coetanei che incroci per strada disoccupati? Evviva.

Ecco i rottamatori. Spesso passati dalle aule di scuola a quelle della politica. Saltando quasi – premier compreso – la casella del lavoro. Ti ritorna in mente Shakespeare: “Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne comprenda la tua filosofia”. Figurarsi nei corridoi della politica.

Eppure sì, sei contento. Renzi ti ha tolto un peso: sognare,sperare. Dai, che quest’anno ci sono i Mondiali!

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  1. urca che rigidità, io almeno consento di largheggiare sui 70.000 e se il coniuge non ha reddito uso lo splitting e tollero fino ai 140.000, mica si posson far morir di fame i caporioni e lasciar al gelo i loro cari.
    Comunque son disposto a cedere i diritti di autore del mio partito degli under 70.000, non ho più lo spirito, mi accontenterei di una lapide a memoria nella sede unica del partito

    Rispondi

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