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Sessismo: che palle!

 Il sessismo esiste, esiste il giudizio malsano sulle donne in base a ciò che fanno, come parlano, agiscono, si vestono. Ma da quando la questione sessista è inserita in qualsiasi contesto in cui sia presente una donna di potere mi riservo il diritto e la libertà di non aggiungermi al coro dei lai che si pronuncia ogni volta. Perché una donna che ha potere non ha nessuna necessità di essere difesa dalle donne che non hanno il suo stesso potere, e se si attacca Laura Boldrini non “in quanto donna” ma per le numerose cazzate che fa, ha fatto, dice e ha detto non è detto che poi tutte le donne debbano sentirsi offese per conto suo come piacerebbe a lei.  Altra cosa è la volgarità violenta dalla quale tutti dovrebbero prendere le distanze, non solo le donne. E nemmeno trovo giusto che tutte le donne si debbano vergognare di essere donne se esistono donnette e donnacce che si svendono al satrapo delinquente che poi le ha fatte pagare agli italiani.
Se ognuno ragionasse con la sua testa si eviterebbero un mucchio di chiacchiere pubbliche quelle sì, inutili, se si fanno sui mezzi di informazione ufficiali che appunto, dovrebbero informare e non esprimersi attraverso le opinioni di chi scrive sui giornali o conduce un talk show in tivvù.

Questo entusiasmo per il 50/50 riferito all’esecutivo messo in piedi dal matt’attore è roba piccina, come lo stupore del bambino che non ha mai visto il mare e quando lo guarda resta a bocca aperta. Ma siamo italiani mica per niente noi.

E, cazzeggio per cazzeggio, visto che ormai tutti possono dire e scrivere quello che vogliono quindi pure io, se non si vuole che telecamere e macchinette fotografiche indugino oltre il dovuto sui particolari, basterebbe fare in modo di non esaltare i particolari. Anche questo fa parte dell’educazione. Un giuramento da ministro non è uguale all’happy hour nel locale alla moda. Giusto per rispondere agli scandalizzati che in questi ultimi giorni ci hanno fatto una capa tanta sulla questione sessista relativa alle ministre di Renzi.

Una donna lo sa. Se ho un seno vistoso, abbondante, eviterò di indossare abiti e magliette troppo scollate se vado in un posto che richiede una certa serietà e compostezza. Diverso è se vado a cena con gli amici, dove so di essere libera di vestirmi come mi pare. Se ti metti un paio di pantaloni che esaltano la forma del culo lo sai che tutti guarderanno prima il culo che la faccia. Stessa cosa vale per un uomo che non si presenterebbe mai alla cena aziendale col capo in bermuda e infradito.
Esistono il buon gusto e il buon senso da applicare anche alla scelta della  mise per tutte le occasioni. E lo dico da donna che non ha mai avuto problemi a scoprirsi.

 Il  problema non è la Madia che rimane incinta una volta l’anno.  Il problema di Marianna Madia sono le sue idee circa i diritti da estendere, quelli civili dell’uguaglianza, la sua opinione  espressa sull’aborto. Il problema ce l’hanno tutte le donne di questo paese che devono rinunciare a rimanere incinte anche meno di una volta l’anno perché un lavoro non glielo dà nessuno quando sono incinte. E non glielo danno nemmeno prima di rimanerci se nel loro progetto di vita è compreso anche voler avere dei figli; e invece se vogliono lavorare firmano lettere di licenziamento preventive. Strano che tutte le femministe che vedo aprire dibattiti ovunque su quanto sono disdicevoli i commenti su Marianna Madia incinta questo non lo facciano notare.  Assumere la ministra incinta non significa poi che tutte le donne di questo paese troveranno un lavoro anche da incinte come la Madia.

Non solo il re è nudo, ma talvolta lo sono anche le regine.
Se è stato marketing la nomina dell’ex ministra Kyenge perché qualcuno ha pensato di poter contrastare così il razzismo dilagante e della stessa Laura Boldrini, la donna dal fare rassicurante, lei che prima si occupava di diritti umani le nominate da Renzi cosa sono? Davvero basta applicare la quota rosa nel parlamento per fare di questo un paese normale? Cosa fanno queste donne, cosa hanno fatto, e come sono arrivate fino a qui nessuno se lo chiede?

***

Otto donne al governo? Si, beh, e allora?

ERETICA Otto donne al governo, e allora?

di Eretica, da abbattoimuri.wordpress.com

Evviva! Evviva! Abbiamo la parità. Ora nel governo metà stronzate le diranno i maschi e l’altra metà le femmine. Salvo poi che se critichi una donna per le sue scelte politiche si dirà che la critichi in quanto donna e poi interverrà la presidenta della camera a raccontare che il sessismo, e ‘sti maschilisti, e bla bla bla. Perché l’esigenza istituzionale è quella di sconfiggere le pause. Bisogna arrivare dritti al dunque. Sono un governo in marcia per procurare una erezione in cui si smetta di godere a metà. Sicché godranno tutti e tutte. Tutori, tutrici, paternalisti, matriarche. Donniste all’avanguardia, quelle che festeggiano perché un traguardo è raggiunto. Purché sia donna. Anche se non sappiamo cosa dirà o farà. L’essere donna è dato come positivo di per se’. Siamo ottime. Noi non possiamo fare male. Noi siamo le vittime per antonomasia. Siamo madri, creatrici… com’era la canzone di one billion rising? E mentre coltiviamo il mito della fattezza perfetta della donnità politica e istituzionale il resto del mondo crepa, combatte e per fortuna ha imparato a capire che donna o uomo, se ordini la repressione o se gli affari vengono fatti in favore dei più ricchi, non c’é alcuna differenza.

Perché insistere sul fatto che la figura femminile sia migliore, eccezionale, fantastica a prescindere, è come dire che fai un presidente nero e ti aspetteresti meraviglie. Ci sono lotte che sono state fagocitate – ed ecco perché bisogna riprendersele – da un pezzo di realtà donnista e borghese che poi le mette a servizio di poteri e neoliberismi vari. Così ecco la legge sul femminicidio in cui si legittima la repressione per i NoTav. Ecco leggi e decreti in cui ogni volta che si parla di donne spunta fuori la sorpresa repressiva, la miseria istituzionale, il trucco che ci viene propinato senza che a nessuno si dia modo di dibatterne.

Certe donne sono la prima linea che difende i potenti, qualunque sesso abbiano. Sono lo scudo che non si può criticare, spostare, a loro non puoi opporti, perché appena tenti di farlo arrivano brandendo il MIO dolore, la MIA sofferenza, la MIA precarietà, quella violenza che IO ho subito, e dopo aver silenziato ME e quelle come me, diranno che è in mio nome che loro agiscono. Ed è così che in tante, ME compresa, siamo state espropriate, sovradeterminate. Questo è lo scippo atroce che hanno compiuto. Questo è quello che continuano a fare. Questo è quello che mi fa incazzare più di tutto. Perché quella lotta è mia e me la riprendo. Non tollero che in un’epoca in cui è perfino inutile definirsi in termini biologici giacché siamo persone di genere indistinto, a nostra scelta, senza discriminazione alcuna, il termine “donna” diventi status dietro il quale si nascondono queste dinamiche di potere.

Assisto a tutto questo senza porre affidamento su nessun@. Diciamo che le lotte che mi riguardano sono altrove. Pur tuttavia bisogna ripetersi e smarcarsi per non essere strumentalizzate. Perché se quelle sono donne, io cosa sono? E in questi giorni tanto si è parlato dell’eventualità che un ministero alle pari opportunità fosse concesso a questa o quella figura antiabortista, omofoba o chissà cosa. Ma se anche un ministero di quel genere fosse stato assegnato a una del Pd che poi applaude leggi moraliste, securitarie, repressive e liberticide e quando l’offendono su twitter vuole oscurare tutta internet, sarebbe stato meglio?

Questo governo è brutto tanto quanto quello precedente. Le donne, in veste di madri istituzionali, servono a legittimarlo. E quelle donne che celebrano questo dato come una vittoria non ho la più pallida idea di quale sia la direzione che stanno perseguendo. Io, che lotto per ottenere pari diritti, ma pari per davvero, per chiunque, non capisco come le donne che dicono di lottare per la propria “dignità” accettino di fare da puntelli legittimanti del patriarcato, perché è questo che siete. Siete puntelli delle peggiori istituzioni patriarcali e del peggio paternalismo esistente. Puntelli, complici di un neoliberismo che straccia diritti per la povera gente, privatizza, massacra, svende lo stato sociale e poi immagina che qualche femmina al governo possa far sembrare tutto un po’ più bello.

Vi regalo uno scoop: i governi di stampo patriarcale, perfino le grandi dittature, hanno elevato le donne ancora a rappresentare i regimi. Vuol dire forse che furono migliori? No. Chiedetevi il perché.

Basta strumentalizzare i corpi delle donne. Il movimento a tutela dei corpi delle donne non ha nulla da dire adesso?

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  1. ma ti rendi conto?
    una donna rappresenta un capitale umano pari solo al 50% di quello di un uomo!
    ma come si permettono,
    domani nella mia solita uscita del giovedì li faccio neri
    li faccio

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