Feed RSS

“Impedite a quel cervello di pensare”

Inserito il

Sottotitolo: non mi sovviene proprio come può venire in mente, come sia potuto venire in mente  – ad un partito che vuole rappresentare non dico una sinistra che sarebbe pretendere troppo in questo paese di rinnegati storici, di quelli che erano comunisti ma poi hanno pensato che non fosse conveniente esserlo neanche oggi che nessuno rischierebbe la galera e l’isolamento a causa delle sue idee, ma almeno di un centrosinistra liberale e moderno come ce ne sono in ogni democrazia evoluta e moderna, di allearsi con una congrega di ipocriti sporcaccioni razzisti e omofobi come l’uddiccì dell’inutile casini.

Omofobia: le norme non si fanno neanche stavolta

Mentre negli States oltre a rieleggere Obama referendum locali hanno scelto marijuana libera, matrimoni gay e aborto finanziato dallo stato nella nostra piccola e incivile Italietta la legge contro l’omofobia non c’è nemmeno questa volta: un emendamento approvato in commissione Giustizia cancella completamente le norme che prevedono pene severe contro chi non rispetta o istiga odio contro omosessuali e transgender. Il testo in discussione estendeva i contenuti della legge Mancino del ’93, quella che punisce l’odio razziale anche all’omofobia. Insieme alla Lega hanno votato Pdl e Udc.

“Impedite a quel cervello di pensare”.
L’8 novembre 1926, dopo la promulgazione delle “leggi eccezionali” varate dal governo fascista di benito mussolini contro gli oppositori, Antonio Gramsci viene arrestato in violazione dell’immunità parlamentare [era stato eletto deputato del Partito Comunista d’Italia alle elezioni politiche del 6 aprile 1924] e condotto nel carcere di Regina Coeli in regime di isolamento.

Odio chi non parteggia. Odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci

Per rinfrescare le memorie di quelle povere miserabili testine che ancora oggi si permettono di pensare e purtroppo anche dire che in Italia fascismo e comunismo pari sono stati. Oggi per fortuna a nessuno “viene impedito di pensare”, chi non pensa, non studia, non s’informa, non legge lo fa di sua spontanea volontà, ma non è detto però che a farne le spese debba essere chi invece pensa che l’ignoranza sia stata ed è la malattia peggiore di tanta gente, in questo paese.

Meno ignoranza e più cultura, anche e solo per decoro personale, avrebbero salvato l’Italia da silvio berlusconi, se più gente avesse pensato, questo paese non sarebbe diventato lo zimbello del mondo civile.

Senza ignoranza mafie e criminalità non avrebbero avuto quel campo libero che consente a malavitosi e delinquenti di avere voce in capitolo nella politica, di essere essi stessi politica, di avere le mani in pasta nella gestione delle cose di tutti. Non sarebbero considerate un’alternativa valida, accettabile e tollerabile allo stato di diritto;  solo in un paese come questo uno ha potuto dire, da ministro, che “con la mafia si deve convivere”.

E solo in un paese come questo si può definire “eroe” un pluriergastolano assassino.

E solo in un paese come questo un boss della malavita è potuto restare oltre vent’anni in una tomba all’interno di una chiesa in qualità di “benefattore”.
Fascismo e nazismo sono stati e sono orrori dell’uomo moderno, non fantasticherie di chissà quali epoche lontane.

Orrori di morte e distruzione. Non c’è niente di positivo nelle teorie fasciste.

Il fascismo di mussolini era quello che mandava gli oppositori “in vacanza al confino”[come ci ha spiegato tempo fa il delinquente zippato], il comunismo di Gramsci era invece quello che ci ha regalato quella Costituzione grazie alla quale oggi c’è ancora gente che si può permettere di dire e scrivere pubblicamente senza vergogna in riferimento all’Italia che “fascismo e comunismo pari sono”.

Questa cosa mi pesa moltissimo, non so e non voglio nemmeno immaginare perché  ci sia gente che rifiuta, ancora oggi, di guardare a quello che è realmente accaduto in questo paese dove, fino a prova contraria l’unico regime che ha oppresso, violentato e ammazzato è stato quello fascista.

Ed è per questo che il fascismo è stato messo fuori legge, anche se poi nei fatti quella legge non viene fatta rispettare, l’ultimo squallido esempio sono stati i funerali di pino rauti qualche giorno fa.

Paragonare il fascismo, tentare di metterlo sullo stesso piano di quella classe di pensiero che è stato il comunismo italiano, è come dire che la merda è uguale ad una raffinata crema chantilly.
Annunci

»

  1. Brava. Il comunismo italiano certamente non è stata una storia di “rose e fiori”, però non può esser messo sullo stesso piano del fascismo né del comunismo-stalinismo russo tanto per fare un esempio

    Rispondi
    • Nessuno può dire che il comunismo ITALIANO avrebbe prodotto gli stessi risultati di quello cinese, ad esempio.
      Il 1 maggio del 1947 l’Italia ha dovuto dare definitivamente addio ad un progetto di indipendenza politica grazie alla strage di Portella della Ginestra fatta eseguire proprio per evitare il rischio della “deriva comunista” che non era gradita alla mafia e al vaticano; la storia non si fa sulla base delle ipotesi, coi se e coi ma, e NESSUNO può dire in Italia che il comunismo sarebbe stato uguale se non peggio di un fascismo che invece è stato ampiamente sperimentato sulla pelle di qualche milione di persone.

      L’Italia ha una Costituzione redatta e firmata da comunisti, ed è quella che oggi permette che si faccia scempio del valore di quell’Antifascismo su cui si fonda la repubblica italiana. I comunisti sono stati talmente democratici da consentire ad una che di cognome fa mussolini di poter sedere in quel parlamento che suo nonno trasformò in un “bivacco di manipoli”.

      Rispondi
  2. Impedire a un cervello di pensare è uno degli intenti più mostruosi che si possano immaginare; in un mondo civile non deve e non può avere cittadinanza.
    E’ il sogno eterno degli autoritarismi di ogni genere, segno e specie, di ogni tempo: già nell’ancien régime gli scritti che mettevano in questione la legittimità e il potere dei monarchi e dei privilegiati erano temuti (da parte dell’autorità costituita) più della peste; e quanto più quegli scritti erano intelligenti, acuti e articolati, tanto più inquietavano e facevano infuriare i “potenti”. Perché un testo intelligente, che pone dubbi sensati, e mette in questione le “retoriche” ufficiali, i fondamenti dei privilegi e le ingiustizie del “potere assoluto”, rischia di far riflettere la gente; rischia di mostrare che “il re è nudo” e che le sue pretese (di riservare per sé il diritto di stabilire il giusto e l’ingiusto, la verità e la falsità, ecc.) si fondano sul nulla.
    In questo, gli autoritarismi di oggi non sono affatto cambiati. La critica e la denuncia fanno loro paura; vogliono controllare l’opinione pubblica e i pensieri di ciascuno, e arrogarsi il diritto monopolistico di stabilire cosa si può e cosa non si può dire, come se possedessero in esclusiva le chiavi d’accesso alla “verità”.
    Però, come dimostra proprio la vicenda di Gramsci, i cervelli non si possono mettere a tacere, non bastano carceri, mura, leggi liberticide, intimidazioni, violenze, sopraffazioni “legalizzate” (e quindi doppiamente vergognose)… Il pensiero lavora anche sotto le macerie (fisiche, umane, morali, civili) e arriva dovunque, passa attraverso i muri, s’infila nelle serrature, oggi corre persino attraverso le connessioni a Internet (che le odierne dittature si affannano con tragicomico zelo a sottoporre a censura, come se davvero si potesse tornare al loro amato “medioevo”).
    Per questo la pretesa di “impedire a un cervello di pensare” è sì tragica, anzi barbarica (e ancora mi chiedo come, nel pieno dell’Europa del Novecento, si sia potuti cadere in una tale collettiva barbarie), ma è anche grottesca e mette in luce che dietro le forme autoritarie del potere c’è una fondamentale paura: ogni “re” (inteso come autocrate) sa di poter essere messo “a nudo” in qualsiasi momento dal libero pensiero, davanti agli occhi sbalorditi dei suoi “sudditi”.

    Rispondi
    • Quella frase fu proprio l’ordine di mussolini quando chiese l’arresto di Gramsci, i buffoni criminali cui si dà credito come se fossero dei veri statisti sono pericolosi soprattutto perché odiano l’intelligenza, la temono, un popolo ignorante è più manovrabile, gestibile, ecco perché tutti i regimi solitamente stringono prima di tutto sulla possibilità di studiare. Lo ha fatto anche berlusconi con le sue riforme ‘epocali’ su scuola e università. Limitare lo studio ad una piccola élite di benestanti significa consegnare il potere a pochi signorotti, come si faceva nel feudalesimo. Difendere il diritto allo studio per tutti, facilitarlo e semplificarlo, pretendere una buona informazione dovrebbe essere l’ìmperativo, per un paese civile.

      Rispondi
  3. belli quei tempi quando si viveva di grandi ideali nei freddi inverni proletari
    oggi mi piacerebbe saper distinguere tra persone oneste e delinquenti

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...