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Tutt’al più un open space

Se Renzi è convinto che il senato‬ non serve a niente, cosa che pensava anche mussolini fra l’altro, abbia il coraggio di chiuderlo davvero e del tutto, non lo trasformi nella camera iperbarica di fancazzisti che dovremo continuare a strapagare.
Mandi a casa i fancazzisti, o, finalmente, a trovarsi un lavoro vero esente da benefit e privilegi fra i quali quell’immunità tanto cara a tutti.

Renzi non ha mai detto di voler fare del parlamento un’aula sorda e grig…ah no, era quell’altro.
Renzi non ha mai detto di voler fare del senato un museo: al massimo ci fa un open space.

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“Dal punto di vista politico abbiamo nel nostro programma delle riforme: il Senato deve essere abolito.”
[Benito Mussolini, 23 marzo 1919: dal discorso sulla fondazione dei Fasci di Combattimento]

Quando berlusconi minacciava, ricattava, si comprava i senatori un tanto al chilo lo faceva per i suoi interessi [lo diceva anche Zucconi] perché la permanenza in parlamento gli consentiva di curare quelli economici ma, soprattutto, di ordine giudiziario: il parlamento usato come refugium peccatorum e ultimo approdo per evitare la giustizia “uguale” per tutti fa comodo non a tutti ma a molti, guardate Azzollini quant’è carino che in parlamento ci dorme pure.
Ora che Renzi fa le stesse cose, ci sono tanti modi per comprare il sostegno dei parlamentari che servono ad approvare leggi e “riforme”, ora che anche Renzi minaccia, sfida il presidente del senato, si permette di dire che “o si vota o tutti a casa” in nome di quali interessi lo fa, degli italiani?
Il tre per cento scarso dei cittadini sa in che consiste la cosiddetta riforma del senato, lo sa perché fa parte di quello zero virgola di gente che pensa sia un dovere dare un’occhiata a quello che fa la politica perché ai cittadini comuni, quelli che hanno come unico interesse quello di vivere fra una sopravvivenza e un’altra non sarà la riforma del senato a migliorare la vita, quindi è facile intuire che la percentuale di chi la considera davvero necessaria sarà ancora più scarsa.
Il restante novantasette per cento non ritiene evidentemente così necessario nemmeno addentrarsi in questioni meramente politiche che riguardano la logistica interna e non la messa in opera.
E allora [signori miei… ], a quali italiani risponde l’esigenza di Renzi, forse solo quelli che poi potranno usufruire del senato riformato_rio per continuare ad approfittare di laute prebende e privilegi fra i quali quello di evitare la legge “uguale” per tutti? Se Licio Gelli voleva i diritti d’autore per l’Italia di berlusconi, dopo le “riforme” di Renzi e della Boschi toccherà fargli il monumento, a imperitura memoria di chi ha fatto l’Italia.
Garibaldi je spiccia casa.

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Work in regress

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Sottotitolo: “Dal punto di vista politico abbiamo nel nostro programma delle riforme: il Senato deve essere abolito.”
[Benito Mussolini, 23 marzo 1919: dal discorso sulla fondazione dei Fasci di Combattimento] 

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 Non serviva il vaccino per berlusconi come pensava Montanelli. Serve l’antidoto per il testadicazzismo italico, piuttosto diffuso e ormai incancrenito che si fa affascinare dall’uomo della provvidenza, quali che siano la faccia e il nome. Uno vale l’altro. 

Dal bicameraLismo al bicameraTismo il passo è breve. 
Ma la storia, è evidente, non ha insegnato nulla.
Chi non rispetta le minoranze, gli intellettuali, non rispetta la democrazia.
I regimi totalitari nascono così, col disprezzo del pensiero diverso, tacitando il dissenso, togliendo di mezzo tutto quello che può ostacolare gli obiettivi di chi pensa di essere nel giusto e di agire per il bene di tutti. 
Ma al bene di tutti in politica ci deve pensare una rappresentanza dei tutti, non due o tre persone. O una sola.

Quando berlusconi chiedeva la fiducia era un antidemocratico fascista che annullava il parlamento, se la stessa cosa la fanno le larghe intese di Napolitano e del pd è per il bene  del paese, della stabilità e perché, ça va sans dire, ce lo chiede l’Europa, se berlusconi proponeva la nomina di ministri indagati, un paio perfino già condannati prontamente eseguita da Napolitano era uno scandalo: la feccia mafiosa in parlamento, ora che lo fa il pd di Renzi va bene perché non sia mai che non si debba essere garantisti fino al trecentesimo grado di giudizio. Quando berlusconi chiedeva più potere decisionale per il presidente del consiglio, quando diceva che i troppi passaggi delle leggi in parlamento erano una perdita di tempo di cui si poteva fare a meno era un reazionario, un fascista.

Ora che lo fa Renzi, fa bene, ha ragione, bisogna lasciarlo lavorare, Rodotà, Zagrebelsky, la Costituzione si devono rassegnare. 

 

Negli stracitati USA quale esempio di democrazia praticamente perfetta esistono ancora due forme di controllo che passano per il Congresso e per il Senato. I checks and balances, ovvero, controllo e  contrappeso. L’abolizione del Senato voluta da Renzi, concordata con un pregiudicato, discussa da un parlamento di nominati grazie ad una legge giudicata illegittima dalla Consulta  non ha affatto l’obiettivo di alleggerire il costo della democrazia, il fine è esattamente quello di eliminare il secondo filtro che molte volte è servito a modificare o eliminare del tutto dei disegni di legge sbagliati. L’abolizione del Senato l’aveva pensata mussolini nel 1919 ed è nel programma di Licio Gelli, il piano di rinascita democratica, la p2: non sembra quindi un’innovazione così moderna, pare piuttosto il completamento di un progetto che vuole riportare l’Italia ad un regime autoritario dove i manovratori possono essere liberi di decidere e legiferare secondo gli interessi di pochi: soprattutto dei loro,  e non dei tutti. Il tutto mascherato, così come avviene ormai da una ventina d’anni a questa parte, ovvero dal giorno in cui un abusivo, un impostore, un delinquente ha avuto libero accesso alla politica dalla politica, da decisioni perfettamente democratiche che però non risulta abbia chiesto nessuno.

Nessuno infatti aveva chiesto l’abolizione del Senato, si parlava di una riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi, non della cancellazione di uno dei pilastri di una repubblica democratica quale dovrebbe essere l’Italia.

Il plebiscito è la forma più violenta del populismo: è fascismo nella sua essenza più pericolosa. In questo paese dovremmo aver imparato alla perfezione che la maggioranza non è sempre quella che ha ragione, anzi, le maggioranze in Italia hanno espresso sempre la peggior politica: il fascismo prima e berlusconi poi.
Figuriamoci che maggioranza può rappresentare, quale autorità può esercitare chi una maggioranza nel paese non ce l’ha perché nessuno gliel’ha accordata, al suo partito forse sì, ma non a lui come persona: il pd non è Matteo Renzi e il suo decidere in libertà, la sua e di chi suggerisce dietro le quinte né i due milioni e qualcosa di persone che hanno individuato in lui il segretario migliore. 

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Riforme, il ‘lasciatemi lavorare’ di Matteo Renzi – Marco Travaglio, 1 aprile

 

Dice Matteo Renzi ad Aldo Cazzullo del Corriere: “Io ho giurato sulla Costituzione, non su Rodotà o su Zagrebelsky”. Dirà il lettore del Corriere: perché, che c’entrano Rodotà e Zagrebelsky? IlCorriere infatti, come tutti i giornaloni, si è dimenticato di informare i cittadini che da una settimana Rodotà, Zagrebelsky e altri intellettuali hanno firmato un appello di ‘Libertà e Giustizia’ contro la “svolta autoritaria” delle riforme costituzionali targate Renzusconi. Stampa e tv ne hanno parlato solo ieri, e solo perché Grillo e Casaleggio (molto opportunamente) hanno aderito all’appello. In ogni caso Renzi, che è pure laureato in Legge, dovrebbe sapere che la Costituzione su cui ha giurato non prevede la dittatura del premier: cioè il modello mostruoso che esce dal combinato disposto dell’Italicum, della controriforma del Senato e del premierato forte chiesto a gran voce dal suo partner ricostituente privilegiato (Forza Italia). All’autorevole parere dei “professoroni o presunti tali”, Renzi oppone “il Paese” che “ha voglia di cambiare”, dunque è con lui. Quindi, per favore, lasciamolo lavorare.

Grasso dissente dalla riforma del Senato? “Si ricordi che è stato eletto dal Pd”, rammenta la Serracchiani con un messaggio mafiosetto che presuppone un inesistente vincolo di mandato (o il Pd lo contesta solo se lo invoca Grillo?). Grasso tradisce la sua “terzietà”, rincara Renzi, confondendo terzietà con ignavia: come se il presidente del Senato non avesse il diritto di commentare la riforma del Senato. E aggiunge: “Se Pera o Schifani avessero fatto così, avremmo i girotondi della sinistra contro il ruolo non più imparziale del presidente del Senato”. Ora, i girotondi nacquero per difendere la Costituzione dagli assalti berlusconiani: dunque è più probabile che oggi sarebbero in piazza se B. facesse da solo quel che fa Renzi con lui.

Ma, visto che c’è di mezzo il Pd, anche i giornali di sinistra tacciono e acconsentono. E gli elettori restano ignari di tutto. Quanto poi al “Paese”: Renzi dimentica che nessuno l’ha mai eletto (se non a presidente di provincia e a sindaco) e il suo governo si regge su un Parlamento delegittimato dalla sentenza della Consulta e su una maggioranza finta, drogata dal premio incostituzionale delPorcellum. Altrimenti non avrebbe la fiducia né alla Camera né al Senato. Eppure pretende di arrivare a fine legislatura e financo di cambiare la Costituzione: ma con quale mandato popolare, visto che nel 2013 nessun partito della maggioranza aveva nel programma elettorale queste “riforme”?

Su un punto il premier ha ragione: la gente vuole cambiare. Ma cosa? E per fare cosa? Davvero Renzi incontra per strada milioni di persone ansiose di trasformare il Senato nell’ennesimo ente inutile, undopolavoro per consiglieri regionali e sindaci (perlopiù inquisiti)? Davvero la “gente” gli chiede a gran voce di sostituire il Porcellum con l’Italicum, che consentirà ai partiti di continuare a nominarsi i parlamentari come prima? Se la “gente” sapesse cosa c’è nelle “riforme”, le passerebbe la voglia di cambiare.

Prendiamo l’Italicum, approvato a Montecitorio e già rinnegato dai partiti che l’hanno votato (peraltro solo per la Camera). Pare scritto da uno squilibrato. A parte le liste bloccate, le variopinte soglie di accesso (4,5, 8 e 12%), e i candidati presentabili in 8 collegi, c’è il delirio del premio di maggioranza: chi vince al primo turno col 37% dei voti prende 340 deputati; chi vince al ballottaggio col 51% o più, ne prende solo 327 e governa con uno scarto di 6 voti. Cioè non governa. Ma levàtegli il vino. 

Prendiamo il nuovo “Senato delle autonomie”. Sarà composto da 148 membri non elettivi e non pagati: i presidenti di regione, i sindaci dei capoluoghi di regione, due consiglieri regionali e due sindaci per regione (senza distinzioni fra Val d’Aosta e Lombardia, Molise ed Emilia Romagna, regioni ordinarie e a statuto speciale), più 21 personaggi nominati dal Quirinale.

Con quali poteri? Niente più fiducia ai governi né seconda lettura sulle leggi: il Senato però voterà ancora sulle leggi costituzionali, sul capo dello Stato, sui membri del Csm e della Consulta (ma con quale legittimità democratica, visto che non sarà eletto?), ed esprimerà un parere non vincolante su ogni legge ordinaria votata dalla Camera. Ma come faranno i governatori, i sindaci e i consiglieri a fare il proprio lavoro nelle regioni e nelle città e contemporaneamente a esaminare a Roma ogni legge della Camera? Renzi racconta che la riforma farà risparmiare tempo e denaro. Mah. Sul tempo: le peggiori porcate, come il lodo Alfano, sono passate in meno di un mese. E chi l’ha detto che all’Italia servono più leggi? Ne abbiamo almeno 350 mila, spesso pessime o in contraddizione fra loro. Andrebbero ridotte e accorpate, non aumentate.

Quanto al denaro, lo strombazzato risparmio di 1 miliardo all’anno in realtà non arriva a 100 milioni: la struttura resterà in piedi, spariranno solo i 315 stipendi (ma bisognerà rimborsare le trasferte dei nuovi membri). Perché non dimezzare il numero e le indennità dei parlamentari, conservando due Camere elettive con compiti diversi (tipo Usa) e con 315 deputati e 117 senatori pagati la metà, risparmiando più di 1 miliardo (vero)? Da qualunque parte la si prenda, anche questa “riforma” non ha senso, se non quello di raccontare che “le cose cambiano”. Cavalcando il discredito delle istituzioni, Renzi ne approfitta per distruggerle definitivamente. Forse era meglio giurare su Zagrebelsky e Rodotà, anziché su Berlusconi e Verdini. 

PS. Napolitano fa sapere di essere “da tempo contrario al bicameralismo paritario”. E quando, di grazia? Quando presiedeva la Camera? Quando fu nominato da Ciampi senatore a vita? Quando fu eletto e rieletto al Colle da Camera e Senato? O quando nominò 5 senatori a vita? Ci dica, ci dica.

Italiche immondizie

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La politica, il marito, le ragazzine. Nessuna donna merita di subire tanto: il suo dolore è il nostro

 

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Ma certo, facciamo nostro il dolore della povera donna tradita. A quello delle ragazzine a cui quell’infame di suo marito ha contribuito a rovinare la vita qualcuno ci penserà, vero Daria Bignardi che non sei altro? Fateci la cortesia, care donne della cosiddetta intellighenzia italiana, quella dei salotti buoni, delle cosiddette istituzioni dove le notizie peggiori devono essere filtrate dalla vostra ipocrisia: parlate per voi. Smettete di coinvolgere tutte le donne nel vostro punto di vista. Scelgo io qual è il dolore e la causa che voglio fare miei, e io decido con chi me la devo prendere. Ad esempio con una società che ha mischiato così bene le carte tanto da far credere che i mostri siano delle ragazzine – che nessuna femminista d’assalto né una presidente della camera in tutti questi giorni ha sentito il bisogno di difendere – e non i loro carnefici, con chi da tutti i pulpiti se la prende con la gioventù di oggi, bruciata, cresciuta senza valori e non con quelle precedenti che casualmente sono le stesse fatte anche di gente perversa, viziata che sfrutta minorenni per i suoi porci comodi. E’ vergognoso che tutti abbiano speso parole di conforto per la mussolini e praticamente nessuno per delle ragazzine abbandonate prima dalla famiglia e dopo da questa società di lobotomizzati che non sa più riconoscere chi sono gli approfittatori e chi gli sfruttati. E a quelli che parlano tanto di valori e di principi morali riferiti ai contesti familiari in cui sono cresciute queste ragazzine vorrei chiedere quali sono i valori – altri – e i principi – altri – a cui si rifanno quei bastardi senzadio che non trovano niente di strano nel farsi piacere ragazzine che hanno l’età delle loro figlie, quali quelli di chi pensa che sia più importante difendere una donna adulta, privilegiata che dei problemi degli altri si è sempre fatta volgarmente beffe piuttosto che la parte lesa di questo immondo schifo.

Madri che pagano detective privati per scoprire che fanno le figlie, ragazzine ricattate, abusate, sfruttate, padri che non trovano nulla di amorale nel cercare ragazzine dell’età delle figlie per soddisfare le loro perversioni: lo fanno una volta, due, tre, tanto basta pagare, il prete che invece di cacciarli a pedate nel culo accoglie marito e moglie alla messa della domenica ché Dio si sa, perdona tutto, anche i puttanieri matricolati e la maggioranza di un paese incapace di condannare a scena aperta gli sfruttatori ma che colpevolizza e oltraggia  ragazzine perché per la maggior parte dei cervelli a brandelli che ne parlano e ne scrivono in fin dei conti “sapevano quello che facevano”.   

Poi però ci scandalizziamo tutti quando viene applicata la teoria del “forti coi deboli”, specialmente quando il forte è il politico che ci sta sui coglioni.
In questo  paese miserabile bisognerebbe rivalutare seriamente il concetto di libertà di parola come diritto. Perché nessuno ha il diritto di diffondere infamità e spacciarle per libere opinioni e né, tanto meno pretendere che quelle opinioni diventino di tutti.

Di vilipendi, insulti, volgarità e, more solito, di bavagli

Inserito il

LEGGE BAVAGLIO, IL PDL CI RIPROVA
Ripresentato alla Camera il ddl Alfano

Ecco le telefonate che non leggeremmo

Depositate proposte di legge su intercettazioni, diffamazione a mezzo stampa e pene alternative
Fnsi: “Non staremo a guardare”. Epifani: “Tema non è priorità, centrodestra non alzi tensione”
INSULTI ALLE TOGHE, CSM: “INTERVENGA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CANCELLIERI”

[Il Fatto Quotidiano]

Beh, sì, effettivamente questa è una priorità di un governo di responsabilità, di scopo, in tutte le democrazie civili l’obiettivo, il primo punto delle coalizioni, delle larghe intese che si formano nei momenti peggiori della politica e di una crisi, talvolta di entrambe messe insieme, sono le leggi che hanno a che fare con la limitazione della libertà di informazione.

Napolitano senza commenti

22 persone sono indagate per “Offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica” dalla Procura di Nocera Inferiore. In sostanza sotto indagine per “vilipendio“, un termine che può racchiudere qualunque opinione, giudizio, valutazione ritenute offensive. Chi può essere al sicuro di un’eventuale denuncia per una critica al Presidente della Repubblica? Allora, per difendersi, l’unico mezzo è non scrivere più nulla. Bocche cucite. Dita bloccate sulla tastiera. Commenti oscurati.
Questo post, per evitare denunce a chicchessia sarà, per la prima volta nella storia del blog, senza possibilità di commento. In futuro, magari, diventerà la regola per tutta la Rete in Italia. [dal blog di Beppe Grillo]

Se brunetta attacca volgarmente  Laura  Boldrini  accusandola di cose che non ha detto né fatto e lo fa  in parlamento, nella sede preposta per eccellenza al rispetto delle istituzioni tutto va bene,  rientra nel normale esercizio della dialettica politica e del dissenso democratico, sepperò su un blog o in una pagina di un social network si fa qualcosa che potrebbe sì turbare ma che non è propriamente da derubricare a reato si rischia di ritrovarsi la Digos in casa in meno di 24 ore.

Un fotomontaggio, sebbene volgare è qualcosa che in moltissimi realizzano e pubblicano in Rete senz’aver mai rischiato e subito perquisizioni, sequestri degli hard disk  e denunce.

Chi ha diffuso la  foto osé  oggetto dello “scandalo” non è la stessa persona responsabile delle minacce violente  dedicate e recapitate  alla presidente della camera.

E, a proposito di diffamazioni: il sindaco di Salerno definì il vicedirettore del Fatto Quotidiano “grandissimo sfessato” e disse di “aspettare di incontrarlo per strada al buio”, durante un comizio organizzato dal Partito democratico nel 2010.

Travaglio, De Luca condannato per diffamazione. Dovrà pagare mille euro

 I mille euro sono la sanzione, il risarcimento dovrà essere quantificato in un secondo momento.

 Si è formata, nelle ultime settimane, una scuola di cascatori dal pero, come se prima le volgarità, gl’insulti e le molestie via web facessero parte di un altro mondo. Ho scritto fiumi di parole nel merito e le ho scritte da persona informata dei e sui fatti, avendo subito molestie e offese per anni, delle quali non è fregato niente a nessuno, nemmeno alle autorità.

Forse perché non mi chiamo Laura Boldrini? ma Rodotà è stato chiarissimo:”quello che è ILLEGALE off line deve esserlo anche on line”. 

 Illegale non vuol dire di cattivo gusto, ecco.

E se adesso nel paese dei balocchi sono entrate anche le eccellenze pazienza, decideranno come abbiamo deciso noi quali posti frequentare e quali  evitare per non essere il bersaglio di nessuno. E fra l’altro frequentare siti on line e social network non lo prescrive nessun medico.

Non mi sembra proprio che il blog di Grillo possa vantare l’esclusiva dei disturbatori cibernetici.

Come al solito l’obiettivo è tentare di imporre l’ennesima legge censoria  contra personam, ovvero contro chi vorrebbe ancora poter continuare a dissentire, perché poi nella rete tesa alla Rete e all’informazione in generale, specialmente a quella esercitata da  chi  ancora cerca di tenere la schiena dritta  ci andiamo a finire tutti, mica solo quelli che insultano e diffamano davvero.

E, per non dimenticare, Napolitano in persona  ha graziato sallusti oltre tutte le regole costituzionali che prevedono che il graziato abbia scontato almeno una parte di pena,  sallusti, recidivo, sette volte denunciato per diffamazione, l’ultima quella famosa circa la responsabilità oggettiva dopo quello che aveva pubblicato sul giornale del padrone scritto da farina, a sua volta radiato dall’albo.

Il PM Cocilovo subì delle minacce di morte in seguito a quegli articoli, e per ben sei anni, non 24 ore ha aspettato delle scuse, una rettifica che non sono mai arrivate.

Ma come si fa ad essere così ipocriti?  è così che si garantisce l’uguaglianza e si rispetta la Costituzione?

Il concetto di amore per la bandiera e lo stato è strettamente connesso a chi rappresenta quella bandiera e  lo stato da istituzione.
E finché a rappresentare quella bandiera sarà gente del calibro di quella che è toccata a questo sfortunato paese non ci si può meravigliare se qualcuno poi non riesce proprio ad essere rispettoso coi simboli della repubblica italiana.
L’ultimo mio pensiero è difendere un nazionalismo di facciata; un paese, lo stato si difendono prima di tutto rispettando la Costituzione e la legge, ma se i primi a non farlo sono proprio quei rappresentanti delle istituzioni come si fa poi ad essere severi con chi si adegua e pensa che, tutto sommato, se un presidente della repubblica se ne può fregare di tante cose che riguardano lo stato e la sua difesa semplicemente ignorandole, facendo finta che non siano accadute tipo l’orrenda performance del pdl  di Brescia contro la Magistratura chi siamo noi per doverci comportare meglio di chi dovrebbe dare l’esempio, un buon esempio? cos’è vilipendio, dire o scrivere una parolaccia su un blog oppure consentire a un delinquente per sentenze di tenere un paese sotto scacco per vent’anni con la complicità della politica e delle istituzioni?
Perché la domanda è questa, è solo questa.

Per me il reato di vilipendio può continuare ad esistere, abbiamo  ancora leggi che s’ispirano al regio decreto fascista figurarsi che fastidio dà un articolo di meno o di più, quello che non va bene è che venga poi considerato a discrezione. Nessuno ha incriminato gli esponenti della lega quando, anche da ministri andavano nelle piazze a saltellare al ritmo di “chi non salta italiano è” e quando in più di un’occasione hanno oltraggiato lo stato.

Adesso si vuole dare la responsabilità di tutto a Grillo, perché fa comodo così, perché è l’uno contro i tutti che lo vogliono abbattere.

E non parlo da elettrice 5s ma semplicemente da cittadina che osserva quello che è impossibile non vedere.

Se dovessimo denunciare noi cittadini ogni volta che veniamo insultati, oltraggiati dai politici, ogni volta che il presidente della repubblica agisce in modo non proprio corretto e non dimostrando di essere quel garante super partes che dovrebbe essere saremmo ogni giorno in qualche procura a fare la fila.

Nota a margine: sul sito di Repubblica l’arresto del presidente della provincia di Taranto viene dopo tutto, ma dopo dopo, perfino dopo quello delle maestre che maltrattavano i bambini; non che questa sia una notizia che non merita attenzione ma insomma esiste, o almeno dovrebbe, una gerarchia d’importanza anche nell’esposizione delle notizie su un sito on line.
Evidentemente Repubblica ritiene poco importante, una notizia di secondo e terzo piano se un presidente di una provincia commette un reato come la concussione per favorire chi avvelena l’aria e fa morire la gente di tumore.
Ma io penso che, come sempre, le cose siano molto più semplici di quel che sembrano: Repubblica da molti mesi evita accuratamente di informare circa gli svarioni, gli errori, le sesquipedali stronzate dette e fatte da quelli del partito che non c’è più come fece con la dichiarazione di Letta jr circa la sua preferenza per b rispetto ai 5s rivelatasi poi più che un’opinione personale  una previsione in piena regola che si è perfino avverata.
La qual cosa si può anche fare, solo però si dovrebbe abbandonare la presunzione di essere un giornale di e per tutti.

ArrestyPd 
Marco Travaglio, 16 maggio

Mettendo insieme tutti i “casi isolati” di esponenti del Pd nei guai con la giustizia, tutti i “compagni che sbagliano” beccati negli ultimi mesi viene fuori un quadro spaventoso. Che però spiega benissimo perché il vertice del partito non ha fatto alcuna fatica ad andare (anzi, a tornare) al governo con Berlusconi, dopo aver espulso dalla coalizione Di Pietro e tenuto a debita distanza Ingroia. Mentre la base e gli elettori vomitano, i massimi dirigenti hanno l’aria estasiata di chi assapora la Sacher Torte. Ora, per qualche ora, si parlerà della questione morale nel Pd di Taranto dopo l’arresto dell’ennesimo esponente al servizio dei Riva, il presidente della Provincia Giovanni Florido. Poi si dirà che in fondo l’han solo messo al gabbio, c’è la presunzione d’innocenza, aspettiamo fiduciosi la Cassazione fra una dozzina d’anni. Anzi, come fa notare a Ballarò parlando del processo Ruby il capogruppo Roberto Speranza, ultimo pollo di batteria uscito dalle serre bersaniane, bisogna separare la politica dalla giustizia, e poi sono altri i veri problemi degli italiani (già, peccato che da vent’anni i governi e i parlamenti non possano occuparsi mai dei veri problemi degli italiani perché sono appesi alle mazzette e al pisello del Cainano). L’espressione “questione morale” suona ormai vuota: non basta più a descrivere la devastazione culturale, politica, etica, perfino semantica di un partito che non ha mai nulla di suo da dire su nulla, e dunque prende a prestito le parole del presunto avversario. È uno sterminio di pensieri e linguaggi che non riguarda solo il vecchio e bollito politburo che è riuscito a perdere le ultime elezioni già vinte, a fumarsi il padre fondatore Prodi, a lasciarsi scappare il treno di Rodotà, a tradire gl’impegni elettorali, a rispedire al Quirinale un signore di 88 anni che le dà sempre vinte a B. e dai tempi di Craxi si diverte a demolire ciò che resta del suo partito, infine a infilarsi nella trappola del governo Letta comandato a bacchetta da B. Ma investe, quello sterminio, anche il cosiddetto rottamatore Renzi, delle cui intenzioni nulla s’è capito durante le presidenziali e le consultazioni per il governo. Avete mai sentito qualcuno dei vecchi o dei nuovi, da Renzi a Barca, dire qualcosa sulla qualità deprimente della classe dirigente al Sud, dove – a parte il pozzo nero di Taranto e dintorni– regnano ras screditati come il governatore lucano De Filippo (mezza giunta arrestata) e il suo degno predecessore Bubbico (appena promosso ministro), il sindaco di Salerno De Luca (appena promosso viceministro), il capataz di Enna Crisafulli (escluso dalle liste solo grazie alla battaglia del Fatto , e fra le proteste dello stato maggiore del Pd siciliano)? E, per salire al Nord, qualcuno dice qualcosa sui pizzini di Penati, ex capo della segreteria di Bersani, ora che si apre il suo processo per tangenti? Passano i segretari e le glaciazioni, ma ancora tocca leggere Violante, che nel giorno della requisitoria Ruby non trova di meglio che annunciare ad Avvenire “la riforma della giustizia”, anzi dei giudici: non dice una parola sui tempi biblici e sulla piaga delle prescrizioni, ma vuole “studiare i sistemi con la discrezionalità dell’azione penale come quello francese” (dove i pm dipendono dal governo) e soprattutto far giudicare i magistrati in appello da una corte disciplinare formata per due terzi da politici. Poi aggiunge che le sentenze non devono “ostacolare il governo” e “l’alleanza non può dipendere dalle sentenze”. Cioè, se una sentenza stabilisce che B. è un “delinquente” specializzato in frodi fiscali, un partito che si rispetta che fa? Se lo tiene al governo e gliene lascia pure le chiavi. E l’interdizione dai pubblici uffici? “Se il problema si porrà, in quel momento potrà essere esaminata la situazione”. E, di grazia, come si “esamina” un’interdizione? La si ignora per “non ostacolare il governo”? Idea per il movimento OccupyPd: occupy pure Violante.

“Impedite a quel cervello di pensare”

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Sottotitolo: non mi sovviene proprio come può venire in mente, come sia potuto venire in mente  – ad un partito che vuole rappresentare non dico una sinistra che sarebbe pretendere troppo in questo paese di rinnegati storici, di quelli che erano comunisti ma poi hanno pensato che non fosse conveniente esserlo neanche oggi che nessuno rischierebbe la galera e l’isolamento a causa delle sue idee, ma almeno di un centrosinistra liberale e moderno come ce ne sono in ogni democrazia evoluta e moderna, di allearsi con una congrega di ipocriti sporcaccioni razzisti e omofobi come l’uddiccì dell’inutile casini.

Omofobia: le norme non si fanno neanche stavolta

Mentre negli States oltre a rieleggere Obama referendum locali hanno scelto marijuana libera, matrimoni gay e aborto finanziato dallo stato nella nostra piccola e incivile Italietta la legge contro l’omofobia non c’è nemmeno questa volta: un emendamento approvato in commissione Giustizia cancella completamente le norme che prevedono pene severe contro chi non rispetta o istiga odio contro omosessuali e transgender. Il testo in discussione estendeva i contenuti della legge Mancino del ’93, quella che punisce l’odio razziale anche all’omofobia. Insieme alla Lega hanno votato Pdl e Udc.

“Impedite a quel cervello di pensare”.
L’8 novembre 1926, dopo la promulgazione delle “leggi eccezionali” varate dal governo fascista di benito mussolini contro gli oppositori, Antonio Gramsci viene arrestato in violazione dell’immunità parlamentare [era stato eletto deputato del Partito Comunista d’Italia alle elezioni politiche del 6 aprile 1924] e condotto nel carcere di Regina Coeli in regime di isolamento.

Odio chi non parteggia. Odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci

Per rinfrescare le memorie di quelle povere miserabili testine che ancora oggi si permettono di pensare e purtroppo anche dire che in Italia fascismo e comunismo pari sono stati. Oggi per fortuna a nessuno “viene impedito di pensare”, chi non pensa, non studia, non s’informa, non legge lo fa di sua spontanea volontà, ma non è detto però che a farne le spese debba essere chi invece pensa che l’ignoranza sia stata ed è la malattia peggiore di tanta gente, in questo paese.

Meno ignoranza e più cultura, anche e solo per decoro personale, avrebbero salvato l’Italia da silvio berlusconi, se più gente avesse pensato, questo paese non sarebbe diventato lo zimbello del mondo civile.

Senza ignoranza mafie e criminalità non avrebbero avuto quel campo libero che consente a malavitosi e delinquenti di avere voce in capitolo nella politica, di essere essi stessi politica, di avere le mani in pasta nella gestione delle cose di tutti. Non sarebbero considerate un’alternativa valida, accettabile e tollerabile allo stato di diritto;  solo in un paese come questo uno ha potuto dire, da ministro, che “con la mafia si deve convivere”.

E solo in un paese come questo si può definire “eroe” un pluriergastolano assassino.

E solo in un paese come questo un boss della malavita è potuto restare oltre vent’anni in una tomba all’interno di una chiesa in qualità di “benefattore”.
Fascismo e nazismo sono stati e sono orrori dell’uomo moderno, non fantasticherie di chissà quali epoche lontane.

Orrori di morte e distruzione. Non c’è niente di positivo nelle teorie fasciste.

Il fascismo di mussolini era quello che mandava gli oppositori “in vacanza al confino”[come ci ha spiegato tempo fa il delinquente zippato], il comunismo di Gramsci era invece quello che ci ha regalato quella Costituzione grazie alla quale oggi c’è ancora gente che si può permettere di dire e scrivere pubblicamente senza vergogna in riferimento all’Italia che “fascismo e comunismo pari sono”.

Questa cosa mi pesa moltissimo, non so e non voglio nemmeno immaginare perché  ci sia gente che rifiuta, ancora oggi, di guardare a quello che è realmente accaduto in questo paese dove, fino a prova contraria l’unico regime che ha oppresso, violentato e ammazzato è stato quello fascista.

Ed è per questo che il fascismo è stato messo fuori legge, anche se poi nei fatti quella legge non viene fatta rispettare, l’ultimo squallido esempio sono stati i funerali di pino rauti qualche giorno fa.

Paragonare il fascismo, tentare di metterlo sullo stesso piano di quella classe di pensiero che è stato il comunismo italiano, è come dire che la merda è uguale ad una raffinata crema chantilly.