C’era una volta un Re

Se immune da ogni responsabilità il Capo dello Stato diventa un sovrano. E’ questa la tesi sostenuta dalla procura di Palermo nella costituzione in giudizio di fronte alla Consulta dopo il conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. “Un”immunità assoluta” – si legge nel testo – può essere ipotizzata per il Capo dello Stato “solo se, contraddicendo i principi dello Stato democratico-costituzionale, gli si riconoscesse una totale irreponsabilità giuridica anche per i reati extrafunzionali”. E una tale “irresponsabilità finirebbe per coincidere con la qualifica di ‘inviolabile’ che caratterizza il Sovrano nelle monarchie ancorché limitate” 

IL DOCUMENTO – LA MEMORIA DIFENSIVA DEI PM
VIDEO – 20 ANNI DI TRATTATIVA, LA VIDEO-CRONISTORIA

[Il Fatto Quotidiano]

Spero che questa questione del conflitto di attribuzione vada a finire davvero “a schifio“,  mi piacerebbe tanto che crollasse tutto questo castello di finzioni e bugie.

Se gli italiani avessero voluto mantenere una monarchia non avrebbero scelto la repubblica. Se avessero voluto ancora il fascismo non ci sarebbe stata la Resistenza.

E questo vale, dovrebbe valere anche per Giorgio, “The King”.

Anzi, siccome la storia di questo paese, specialmente quella di questi ultimi diciotto anni ci dice tutt’altro e cioè che i concetti di uguaglianza e di legge uguale per tutti ribaditi dalla Costituzione di cui Napolitano è o dovrebbe essere il garante supremo, l’estremo difensore in questo paese sono rispettati sempre meno, in molti casi per niente [per informazioni citofonare silvio berlusconi] dovrebbe valere SOPRATTUTTO per Napolitano.

Napolitano non cede,  proprio non vuole che si sappiano i contenuti “irrilevanti” delle telefonate fra lui e un ex ministro bugiardo e indagato, non ha la benché minima intenzione di farlo e fanno benissimo i Magistrati a tenere la barra dritta e il punto fermo sull’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, anche se si chiamano Giorgio Napolitano.

Perché, se il Presidente stesso afferma che quelle telefonate non contengono nulla di penalmente e giudiziariamente non corretto non la smette di fare braccio di ferro con la Magistratura di Palermo? perché deve comportarsi come un berlusconi qualunque facendosi scudo del ruolo per pretendere un’immunità che non è prevista da nessuna democrazia?

E’ anche in questi momenti che si sente la mancanza di una guida, di una persona che mai sarebbe caduta nel tranello di dare ascolto ad un ex ministro  indagato per falsa testimonianza.

Sandro Pertini ad uno così non gli avrebbe nemmeno stretto la mano, altro che farselo passare al telefono per sentire i suoi piagnistei.

Prima di dare lezioni su moralità e legalità sarebbe corretto dare un buon esempio, e Napolitano spesso non lo ha dato.

Non lo dico io ma, ad esempio  la Consulta quando stoppava leggi incostituzionali che lui però firmava tranquillamente come se fossero buone  e lo dicono le nomine di due ministri nonostante e malgrado fossero persone con pendenze giudiziarie serie e gravi.

Ci sono cose che un Presidente della Repubblica si può rifiutare, si dovrebbe rifiutare di fare quando mettono in discussione e in pericolo proprio le basi di una democrazia.

Altro che premiarlo e proprio col titolo di King per aver contribuito all’armonizzazione del paese come ha fatto il New York Times. Armonizzare è una parola che evoca cose belle,  fra le quali non rientrano certamente dare copertura agli indagati, nominare ministri dei pregiudicati  o firmare leggi ad personam sempre a beneficio della solita personam.

 
Parte prima –  Il Fatto Quotidiano, 18 luglio 2012

Romanzo Quirinale, the end
Marco Travaglio, 13 ottobre

[Tanti auguri a Marco Travaglio, e cento, mille, diecimila di questi giorni…]

Finalmente, dopo tre mesi di sanguinose accuse fondate sul nulla, anzi sul falso, la Procura di Palermo può difendersi alla Corte costituzionale dal conflitto di attribuzioni scatenato dal presidente Napolitano. La questione, come i nostri lettori ben sanno, nasce dalle telefonate (quattro, si apprende ora) fra il capo dello Stato e Nicola Mancino, indirettamente e casualmente intercettate sui telefoni di quest’ultimo, coinvolto nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia. Secondo il Quirinale, incredibilmente spalleggiato dall’Avvocatura dello Stato, la Procura avrebbe dovuto procedere all'”immediata distruzione delle intercettazioni casuali del Presidente” perchè The Voice è inintercettabile e financo inascoltabile. La Procura non le ha fatte trascrivere né utilizzate, giudicandole penalmente irrilevanti, e si è riservata di chiederne la distruzione al gip secondo la legge: cioè in udienza alla presenza degli avvocati dei 12 imputati che possono ascoltarle ed eventualmente chiedere di usarle per esercitare i diritti di difesa. La cosa ha fatto saltare la mosca al naso a Napolitano e ai suoi cattivi consiglieri, terrorizzati dal rischio che un avvocato, dopo averle ascoltate, ne divulgasse il contenuto. Che, per motivi misteriosi (almeno per noi cittadini), deve restare un segreto di Stato. Di qui il conflitto con cui Napolitano, tramite l’Avvocatura, chiede alla Consulta di censurare i pm di Palermo per un delitto da colpo di Stato: “lesione” e “menomazione delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica” perpetrata sia con “la valutazione sulla rilevanza delle intercettazioni ai fini della loro eventuale utilizzazione”, sia con “la permanenza delle intercettazioni agli atti del procedimento”, sia con “l’intento di attivare una procedura camerale” regolata dal contraddittorio tra le parti. A lume di Codice, ma soprattutto di logica e di buonsenso, abbiamo più volte scritto che la pretesa del Colle è insensata. Ora l’insensatezza è autorevolmente confermata dalla memoria della Procura, firmata dall’ex presidente dell’Associazione dei costituzionalisti italiani Alessandro Pace e dagli avvocati Serges e Serio. I quali, prim’ancora di avventurarsi nell’interpretazione delle presunte prerogative del Presidente, dimostrano come il Quirinale e l’Avvocatura abbiano sbagliato indirizzo: ammesso e non concesso che le telefonate andassero distrutte subito, non poteva farlo la Procura, visto che quel potere è affidato in esclusiva al giudice. Cioè: eventualmente il conflitto andava sollevato contro il gip. Non solo: se, come ammette la stessa Avvocatura per conto del Colle, le intercettazioni furono “casuali” quindi involontarie, come si può sostenere che erano “vietate”? S’è mai vista una norma che vieta qualcosa di involontario e casuale? Per questi due motivi preliminari il conflitto è “inammissibile”, con buona pace della Consulta che s’è affrettata a dichiararlo ammissibile. Poi è anche infondato, per diversi motivi di merito. 

Intanto i pm dovevano valutare quel che diceva Mancino, a meno di regalargli un'”immunità contagiosa” derivante dal fatto che parlava con Napolitano. E poi nessuna norma costituzionale né procedurale ha mai stabilito la non intercettabilità indiretta (e nemmeno, in via assoluta, quella diretta) del capo dello Stato. Che non è un monarca assoluto, infatti è immune solo nell’esercizio delle sue funzioni. Dunque la prerogativa invocata dal Colle non esiste. Ergo i pm non hanno leso alcunchè. Anzi avrebbero violato il principio costituzionale del contraddittorio e i diritti delle difese se avessero obbedito al Colle. A questo siamo: a un presidente della Repubblica (e del Csm) che istiga la magistratura a violare la legge e la Costituzione.
A sua insaputa, si capisce.

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