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Smemorandaland

Questi cosiddetti vip, che poi chissà perché li chiamano così vista la miserabilità che li distingue, che fanno la fila per andare all’isola dei famosi per fare finta di saper sopravvivere anche alla fame e poi si disperano per il black out di Cortina.

Nel paese dei senza memoria, a vent’anni dalla famosa discesa in campo c’è ancora bisogno della letteratura per scoprire chi è silvio berlusconi e cos’ha fatto. Evidentemente la cronaca non è bastata. E se non è bastata significa che non è stata ben fatta.  Qui siamo ancora a berlusconi antagonista politico con tutte le carte in regola per fare campagne elettorali ed essere battuto politicamente, anziché al condannato alla galera ancora a piede libero.

Nel paese dei senza memoria oggi Emma Bonino fa la figura della statista per aver riportato in Italia la donna kazaka sequestrata con sua figlia non da una banda di rapitori anonimi ma dalla polizia di stato a cui qualcuno ai piani alti ha dato evidentemente un ordine. 

E a quei piani alti nessuno ha pagato per quell’errore, sono ancora tutti lì a perpetuare le figuracce planetarie che questa politica inetta continua a far fare all’Italia. 

Nel paese dei senza memoria oggi forza italia si può unire al boicottaggio di Napolitano e del suo discorso di fine anno, perché nessuno va a ricordare a quelli di forza italia che se berlusconi può ancora vantare una libertà che non gli spetta per sentenza un bel po’ del merito ce l’ha anche Napolitano, interventista per quello che gli pare, raramente però per cose importanti, tipo quel sostegno a Nino Di Matteo che da parte sua non è ancora arrivato: è troppo occupato a fare il capo del governo, il presidente di garanzia, quello dal ruolo super partes che la Costituzione assegna al presidente della repubblica.

In un paese dove l’informazione avesse svolto la sua funzione molte delle porcherie accadute in questi due decenni si sarebbero potute evitare. 

Ma gl’irriducibili dell’asservimento, quelli che si mettono non al servizio dei cittadini ma sistematicamente e puntualmente dalla parte opposta, del potere che li stritola, da quest’orecchio non vogliono proprio ascoltare.

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OPS!  – Marco Travaglio, 28 dicembre

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QUANDO BERLUSCONI BRINDAVA ALL’EURO – Marco Travaglio, 28 dicembre

A sentire oggi i suoi esponenti, sembra che la destra abbia sempre combattuto contro la moneta europea. E invece le cronache dell’epoca sono piene di inni alla nuova valuta. A cominciare da quelli del presidente del consiglio di allora…

Accecati dall’odio per gli “usurpatori” a 5 Stelle, visti come i colpevoli della mancata vittoria elettorale del centrosinistra dovuta invece agli errori del centrosinistra, Letta jr., il Pd e i giornali al seguito stanno regalando a Berlusconi un vantaggio propagandistico mica da ridere: lo associano a Grillo nel nuovo nemico da battere, cioè il fronte “populista” M5S-Forza Italia che minaccerebbe l’Italia con la sua antica e costante ostilità all’euro. Senz’accorgersi che, così dicendo, regalano al Cavaliere una comodissima patente di coerenza e perfino di estraneità alla moneta unica europea, divenuta il bersaglio fisso di tutte le proteste politiche e sociali. E contribuiscono ad accreditare autolesionisticamente, nell’opinione pubblica più insofferente e meno informata, la leggenda nera secondo cui l’euro sarebbe figlio della sinistra, mentre la destra l’avrebbe sempre combattuto.

Niente di più falso. Il primo passo dell’euro fu il Sistema monetario europeo (Sme), creato nel 1978 ed entrato in vigore il 13 marzo 1979, quando in Italia governava per la quarta volta Giulio Andreotti. Nel dibattito parlamentare che precedette la firma, l’allora “ministro degli esteri del Pci” Giorgio Napolitano lanciò il 13 dicembre 1978 alla Camera un duro attacco agli accordi Sme che garantivano la sola Germania, «paese a moneta più forte», col rischio di indebolire «i paesi più deboli della Comunità» e di portare l’Italia «a intaccare le sue riserve e a perdere di competitività», oltre a dover «adottare drastiche politiche restrittive». Il trattato di Maastricht fu firmato il 7 febbraio 1992, quando in Italia governava per la settima e ultima volta Giulio Andreotti. L’area Euro fu definita nel 1998, sotto il primo governo Prodi, con un tasso di cambio concordato in Europa dal ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi.

L’euro nacque ufficialmente il 1° gennaio 1999 ed entrò in circolazione il 1° gennaio 2002, quando da sette mesi in Italia governava per la seconda volta Silvio Berlusconi. Il quale, vinte le elezioni del 2001, tenne subito a rassicurare chi temeva l’avvento di un governo euroscettico: «Voglio mandare – disse il 14 maggio subito dopo la vittoria nelle urne – un messaggio ai leader e agli amici dell’Unione europea… Siamo orgogliosi di far parte dell’Europa e di avere nel presidente Ciampi il più illustre interprete del sincero e fattivo europeismo degli italiani».

Poi, alla cerimonia ufficiale di presentazione della divisa europea, il 26 novembre 2001, esaltò le magnifiche sorti e progressive della moneta unica, frutto di un «europeismo senza macchia» e foriera di «vantaggi di gran lunga superiori ai dubbi che qualcuno nutre per le difficoltà ad adattarsi e a fare i calcoli del cambio». La definì «un traguardo di arrivo, ma anche di partenza». E, durante il festoso brindisi, accompagnò con ampi cenni di assenso le parole commosse del presidente Ciampi («l’euro è un evento storico, la realizzazione di un sogno e il sinonimo di risanamento dell’economia, di stabilità monetaria, di bassi tassi di interesse, di trasparenza dei beni e servizi, quindi di maggiore libertà dei consumatori, ma soprattutto della nascita dell’Europa come soggetto politico»). E quelle del presidente della Commissione europea Prodi («quando a gennaio l’euro entrerà nelle tasche di tutti i cittadini europei creerà una economia più forte nella Ue, ma soprattutto l’identità di cittadini europei»).

Non contento, Berlusconi fece stampare e recapitare per posta a 20 milioni di italiani «una sorpresa», «un piccolo omaggio che spero gradito»: l’euroconvertitore in plastica azzurra, per «facilitare i calcoli da lira a euro», «con i più cordiali auguri di Silvio Berlusconi». Come se l’euro l’avesse inventato lui.

Visto il livello di impopolarità raggiunto dall’euro negli ultimi mesi, e visto il boom nei sondaggi di chiunque lo contesti, non sarebbe male se chi vuol battere Berlusconi alle prossime elezioni tirasse fuori quel pezzo di plastica azzurro con la griffe del Cavaliere per rinfrescare la memoria ai tanti che l’hanno perduta. Semprechè chi vuol battere Berlusconi alle elezioni esista, in natura.

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NEL LIBRO DI DE LUCIA SMONTATA LA BALLA DELLE “TOGHE ROSSE”.

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