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L’ovvietà: ovvero dire di un colpevole che è colpevole

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Sottotitolo: un giudice ha il diritto sacrosanto di esprimersi come un qualsiasi altro cittadino. 

E anche di difendersi dagli insulti oltraggiosi, diffamanti, che da vent’anni a questa parte vengono rivolti alla Magistratura da silvio berlusconi e marmaglia al seguito.

Non è affatto grave che un giudice abbia rilasciato un’intervista, lo è molto di più che un presidente della repubblica abbia ricevuto, e con urgenza al punto tale di anticipare il rientro dalle vacanze, i portaborse del partito del delinquente condannato che sono andati a porre le condizioni, a pretendere dal capo dello stato la benevolenza e la grazia per silvio berlusconi.

E inoltre la sentenza della Cassazione che ha condannato b non poteva in alcun modo essere messa a rischio dall’intervista di Esposito, la Cassazione non era chiamata a decidere sull’innocenza o la colpevolezza del pregiudicato silvio berlusconi ma semplicemente a valutare le sentenze precedenti che hanno solo confermato chi è silvio berlusconi, semmai ce ne fosse ancora la necessità.

Il problema è sempre lo stesso e relativo alla servitù giornalistica, a come vengono diffuse certe notizie.

Una caduta di stile,  un’ingenuità dovute all’inesperienza a relazionarsi coi media, il giornalista al quale Esposito ha rilasciato l’intervista è un suo amico di vecchia data ma in questo paese giornalisti e giudici non possono intrecciare amicizie pena il discredito pubblico, il sospetto, vedi Travaglio e Ingroia ma i politici e i mafiosi sì. Possono anche convivere sotto lo stesso tetto,  avere tutti i rapporti che vogliono, commettere tutti i reati che vogliono  e non succede niente di veramente significativo, al massimo i media aprono il dibattito sull’opportunità di graziare un condannato per un reato che altrove avrebbe significato passare in un carcere tutto il resto della sua vita.

***

 

Anch’io sono favorevole alla separazione delle carriere.

Ad esempio scinderei quella del servo da quella del giornalista.

Vent’anni di dominio assoluto dei media concesso dallo stato e dalla politica a silvio berlusconi per gli scopi che sappiamo, con gli obiettivi che conosciamo e che nulla hanno avuto e hanno a che fare con la politica, col bene del paese e con la benché minima idea di contributo utile atto al miglioramento del paese hanno dimostrato come meglio non si poteva che le due attività sono non solo incompatibili, ma se svolte contemporaneamente dalla stessa persona, da un’unica persona, possono essere addirittura devastanti soprattutto per il bene del paese e del suo miglioramento.

In un paese dove delinquenti condannati in primo, secondo grado e anche in Cassazione possono ancora vantare il titolo di senatore, ad esempio dell’utri, di cavaliere, ad esempio berlusconi che è anche e ancora senatore, entrambi nel linguaggio osceno della politica vengono definiti addirittura onorevoli, il problema sono i giudici che condannano i delinquenti dopo processi che durano anche dieci anni e durante i quali viene fatto l’impossibile e l’inenarrabile col contributo della politica, del parlamento e delle istituzioni [con viva e vibrante soddisfazione] affinché non si possa arrivare ad una giusta sentenza.

In un paese dove un condannato in terzo grado viene ospitato in televisione e a reti unificate per proclamarsi innocente e – more [suo] solito – lanciarsi nell’ennesima sequela  di insulti alla Magistratura, senza quel contraddittorio preteso in altre situazioni manco fosse il ra’is di chissà quale dittatura il problema è un’intervista su un quotidiano che leggerà qualche migliaio di persone, a fronte dei milioni che ne leggono altri e purtroppo guardano la televisione.
Invece di aprire il giusto dibattito su come si può anche minimamente pensare di mantenere in parlamento da persona libera un condannato per frode fiscale, uno che ha rubato a tutti per i suoi interessi, uno a cui sono stati concessi diritti e possibilità impensabili e impossibili per qualsiasi altro cittadino, si parla di un giudice già sottoposto al trattamento che la stampa non vicina a silvio berlusconi ma DI silvio berlusconi riserva a tutti coloro che osano squadernare i piani del boss.

Lo dico e lo dirò sempre perché lo penso da sempre: di tutto ciò che accade in questo paese la colpa non è solo di una politica connivente da sempre col malaffare, con interessi sudici, con persone che un normale cittadino onesto si vergognerebbe ad avere per vicine di casa; la responsabilità maggiore ce l’ha quell’informazione che sceglie di servire e riverire la politica invece di essere, così come si usa fare nei paesi civili, il cane da guardia del potere.

Gente che invece di combattere il conflitto di interessi abominevole e immondo di berlusconi ha preferito partecipare, diventare parte di un problema che non c’è e non esiste in nessun altro paese civile.

Ecco perché quei pochi, pochissimi giornalisti che sfidano l’impossibile continuando a fare il loro mestiere vengono maltrattati e mal considerati, invece di essere ringraziati.

***

Esposito crocifisso per un’ovvietà: “il condannato è colpevole” – Marco Lillo, Il Fatto Quotidiano

“NON È CHE NON POTEVA NON SAPERE” È LA FRASE DELLA POLEMICA PRONUNCIATA DAL GIUDICE ANTONIO ESPOSITO AL “MATTINO”.

Pensava di fare un bel dono al vecchio amico giornalista: un’intervista esclusiva che tutti cercavano. Dopo avere detto di no a tv, radio e grandi quotidiani nazionali, il presidente della sezione feriale della Cassazione che ha giudicato Berlusconi colpevole di frode fiscale, Antonio Esposito, 72 anni da Sarno, si è concesso al Mattino, per l’esattezza ad Antonio Manzo, 53 anni da Eboli. Si erano conosciuti trenta anni prima, Esposito pretore a Sapri e Manzo cronista ventenne a caccia di scoop, oggi caporedattore e inviato speciale del Mattino. Esposito si fidava di Manzo e il giorno della sentenza che ha condannato Berlusconi non gli aveva detto un no secco come ai colleghi ma solo: “Tranquillo, te la do l’intervista, quando le acque si calmano”. Ora le acque si sono agitate e parecchio. Il ministro della Giustizia Cancellieri sta valutando l’ipotesi dell’azione disciplinare nei confronti di Esposito e tre membri laici del Pdl che fanno parte del Csm – Filiberto Palumbo, Bartolomeo Romano e Nicolò Zanon – chiedono l’apertura di una pratica sulle sue dichiarazioni.

L’intervista a pochi giorni dalla sentenza, quando il dispositivo è noto ma la motivazione deve ancora essere stesa, è un’ingenuità che il fronte berlusconiano non si è fatta sfuggire. Il presidente della Cassazione Giorgio Santacroce ha convocato Esposito ieri pomeriggio nel Palazzaccio, alla presenza del segretario generale Franco Ippolito. Esposito si è difeso, ha smentito alcuni passi dell’intervista e ha prodotto un fax inviatogli dal Mattino con il testo concordato dopo una lunga telefonata con Manzo. Il fax non contiene la frase che ha suscitato su di lui le maggiori critiche. Santacroce ha preso atto e poi ha scritto una relazione urgente al ministro con allegato il fax, che pubblichiamo sotto. Nell’intervista pubblicata dal Mattino, Esposito dopo avere parlato del principio del ‘non poteva non sapere’ in generale (“Potrebbe essere una argomentazione logica, ma non può mai diventare principio alla base di una sentenza”) risponde a una domanda precisa del cronista. Manzo chiede “Non è questo il motivo per cui si è giunti alla condanna? E qual è allora?”. Esposito nel testo risponde: “Noi potremmo dire: tu venivi portato a conoscenza di quel che succedeva. Non è che tu non potevi non sapere perché eri il capo. Teoricamente, il capo potrebbe non sapere. No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere, perché Tizio, Caio o Sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. È un po’ diverso dal non poteva non sapere”.

La domanda e la risposta non sono contenute nel testo concordato spedito via fax alle 19,30 di lunedì 5 agosto al numero di casa Esposito dalla segreteria di direzione del Mattino. Il presidente Esposito dice il vero quando dichiara all’Ansa: “Il testo dell’intervista da pubblicare, inviatomi dal giornalista del Mattino, dopo il colloquio telefonico, via fax, alle ore 19,30 del 5 agosto 2013 è stato manipolato con l’inserimento, da parte del giornalista, della domanda…”. Ma non è del tutto vero che la risposta sul principio “non poteva non sapere”, non sia mai stata data a Manzo. Semplicemente l’inviato del Mattino ha scelto di fare il suo mestiere fino in fondo infischiandosene del fax inviato, dei decenni di consuetudine con il magistrato e delle conseguenze di questa sua scelta, pienamente legittima, sul giudice. “Quelle parole non erano contenute nel fax ma sono state dette dal giudice Esposito. Per questo abbiamo ritenuto fosse giusto pubblicarle”, spiega Antonio Manzo al Fatto.

Il giudice Esposito nel suo comunicato all’Ansa si duole per il comportamento del giornalista: “È sufficiente confrontare il testo dell’articolo pubblicato dal Mattino con il testo inviatomi alle ore 19,30 (data del fax), da pubblicare, per rendersi conto della gravissima manipolazione che ha consentito al giornalista di confezionare il titolo ‘Berlusconi condannato perché sapeva non perché non poteva non sapere’”.

Ma lo stesso Esposito nella conversazione registrata dal giornalista del Mattino e pubblicata sul sito internet della testata partenopea in serata, ha effettivamente accennato alla questione della motivazione possibile della condanna di Berlusconi. Nella conversazione registrata non c’è la domanda specifica sulla motivazione della condanna a Berlusconi. Dallo spezzone pubblicato sembra di capire che Esposito voglia spiegare al giornalista un principio giuridico generale (‘è stato detto’) tanto che all’amico giornalista fa presente con accento campano: ‘nun me portà ngoppa a stu problem’, cioè non mi fare parlare della motivazione di Berlusconi. Esposito dice effettivamente “potremmo dire eventualmente nella motivazione” ma poi aggiunge che “è sempre una valutazione di fatto”. E, come si sa, la valutazione di fatto non dovrebbe essere permessa alla Cassazione, il che fa pensare che alla fine Esposito torni a parlare in generale.

Comunque lo scivolone mediatico di Esposito non dovrebbe avere conseguenze sul piano del processo a Berlusconi, perché il verdetto è già definitivo e neanche sul piano disciplinare. L’articolo 2 della legge 269 del 2006 punisce solo “le pubbliche dichiarazioni o interviste che riguardino i soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione” mentre esclude quelli “definiti con provvedimento non soggetto a impugnazione ordinaria”, come la sentenza Berlusconi. Nel 2011 dopo la sentenza sul caso Meredith, il presidente della Corte di Appello di Perugia – Claudio Pratillo Hellmann – ha parlato abbondantemente con la stampa prima del deposito della motivazione. Nessuno ha avuto nulla da ridire. Forse perché è meno rischioso spiegare alla stampa l’assoluzione di Amanda Knox che la condanna di Berlusconi.

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  1. ma te renni conto
    anticipare il rientro dalle vacanze
    per il bene del valoroso bobbolo tajano
    chi l’avrebbe mai detto
    possiamo pure continuare a riposare, che c’è chi vigila su di noi

    Rispondi
  2. ho notato che i giudici di cassazione erano tutti uomini e molto anziani. Tanto per cambiare.
    Magari se fossero state delle belle signore, berlusconi gli avrebbe chiesto di uscire a cena

    Rispondi

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