Un anno fa Mario, ieri, Lucio…

Come Monicelli un anno fa, un’altra bandiera se n’è andata, decidendo lucidamente e coraggiosamente della propria vita. Entrambi uomini liberi, fino alla fine.

 

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“La realtà è che quando un clericale usa la parola libertà intende la libertà dei soli clericali (chiamata libertà della Chiesa) e non le libertà di tutti. Domandano le loro libertà a noi laicisti in nome dei principi nostri, e negano le libertà altrui in nome dei principi loro” (Gaetano Salvemini)

La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa, non ne vale la pena. (Mario Monicelli)

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Morale  ipocrita e senza misericordia quella che costringe Magri a “emigrare” e a viaggi con biglietto di sola andata o a gesti estremi come quello di Mario Monicelli, per porre fine a una vita fatta di dolore insopportabile.

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   Roma 29 Novembre 2011

Spero, voglio sperare che la vicenda umanissima di Lucio Magri, che ha deciso di non soffrire più, e ha posto fine al suo dolore, sia di ammonimento e insegnamento.
Magri riteneva intollerabile vivere, preda di una depressione che lo faceva scivolare inesorabilmente in un “buio” provocato da ragioni pubbliche e private che sono insondabili e non vanno giudicate. Per porre fine al suo dolore, ha però dovuto “emigrare”, un viaggio con un biglietto di sola andata, in Svizzera. Questo perché viviamo in un paese dove vige una regola ipocrita, quella del “si fa ma non si deve dire”: la regola dove la maggioranza dei medici e degli infermieri quando vengono interpellati, ammettono che sì, a volte la morte può essere preferibile a un residuo di vita fatta di dolore insopportabile e inutile; dove l’eutanasia si pratica al di là di ogni regola e controllo, perché la mano pietosa di un medico e di un infermiere compie quell’estremo gesto di misericordia che la legge e una “morale” immorale vieta; dove o lo si fa clandestinamente, oppure si è costretti a emigrare come Magri, o si devono compiere gesti di “rivolta” estrema come Mario Monicelli. Dovremmo sapere quanti anziani che si tolgono la vita in modo tragico, gettandosi da una finestra, da un ponte, o impiccandosi, lo fanno perché malati incurabili e vittime di atroci dolori, perché non hanno la possibilità di una morte pietosa e dignitosa che vorrebbero, e viene loro negata. Ma perfino un’indagine conoscitiva del fenomeno, è stata negata.
Rendo omaggio a Lucio Magri, come già lo resi a Mario Monicelli, vittime e martiri di questa morale assurda e ipocrita come lo furono Luca Coscioni, Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli e i tanti di cui non conosciamo neppure il nome.
Continuerò, con le mie compagne e i miei compagni radicali la lotta per la dignità della vita e del morire, così come la chiedeva, anzi la ESIGEVA Indro Montanelli e tanti con lui. Perché non si sia più costretti a gesti estremi come Monicelli, a viaggi solo di andata, come Magri.  (www.lucacoscioni.it)

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Hasta la victoria, siempre…

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Allora io raccolgo i chilometri di pellicola della mia vita, 
mi ci avvolgo come nelle spire di un serpente 
e alla fine trovo quel pezzo di racconto. 
Cerco di togliere via il troppo dolore, e la futilità, e i particolari superflui, 
tanto so che torneranno poco alla volta.

(Stefano Benni)