Il brand

La teoria di Lombroso identificava la potenzialità di un essere umano di commettere reati dalla fisionomia; un volto fatto in un certo modo, la forma del cranio, l’espressione, i tratti somatici. Per un bel po’ di tempo l’FBI ritenè affidabile questa teoria che utilizzava nelle indagini per derimere i casi di violenza. Poi per fortuna qualcuno si accorse che questa teoria era non solo sbagliata ma perfino pericolosa perché identificare qualcuno nel mostro cattivo solo guardandolo in faccia non era un mezzo poi così affidabile, sicché i mostri che sono anche brutti sono tornati a far parte del loro habitat naturale che è quello delle favole, dove il mostro cattivo è anche brutto per definizione e scelta di chi ha pensato che fosse questo il modo per avvicinare i bambini alla realtà della vita che non è sempre bella come loro. Come ha ben scritto Keith Chesterton i bambini sanno che i draghi esistono e le favole si scrivono per insegnare ai bambini che si possono sconfiggere.

Non è purtroppo una favola però quella di ritenere una persona o tante, addirittura popoli interi come ad esempio i Rom, gente delinquente per natura. Fare di una nazionalità, una “razza”, un’etnia religiosa, il colore della pelle i fattori discriminanti rispetto alla civiltà e all’onestà.

L’umanità, sebbene con fatica, è arrivata alla felice conclusione, applicandola al diritto, che le responsabilità delle azioni sono di chi le commette indipendentemente da chi è. Dunque questo dovrebbe valere anche per il genere sessuale. Mentre quello che qualcuno, oggi e nell’anno del signore 2014 in questo bel paese che è l’Italia vorrebbe far credere è che gli uomini hanno l’esclusiva della violenza.
Che sono solo gli uomini capaci di commettere il delitto efferato e che la donna in conseguenza di questo è automaticamente la vittima sempre.

E, per dare forza a questo concetto qualcuno ha confezionato un brand attribuendogli il nome di “femminicidio”, ovvero lo slogan per vendere un dramma qual è quello degli omcidi delle donne commessi da uomini. Mentre per “femminicidio” s’intende  la soppressione generica della femmina/donna, non di UNA donna nel particolare. Nessuno di quegli uomini che hanno ucciso la propria donna, compagna, moglie o ex si è rivelato poi essere un serial killer di donne scelte a caso. 

E inoltre non tutte le donne  vengono uccise per quelli che vengono banalmente definiti motivi “passionali”, ma poi nella somma vengono addizionati anche omicidi che nulla c’entrano con le problematiche di coppia e che servono ad aumentare il bottino per le statistiche, e se solo si prova a far notare questo dettaglio c’è subito chi aggredisce dicendo che non si ha la minima idea di quello che si scrive. Mentre chi lo dice e lo scrive è proprio perché un’idea ce l’ha, diversamente da chi si accoda al sentire e pensare comune.   Ci fosse poi qualcuno di questi espertoni che vanno ovunque, scrivono ovunque che abbia mai detto l’unica verità e cioè che è la struttura della coppia fissa che è fallimentare. Che non è eterna, che non è per sempre. Perché neanche noi siamo “per sempre”. 

E che se si deve parlare di cultura dei sentimenti bisognerebbe farlo anche per insegnare che un sentimento può finire e che non è detto che debba finire in un bagno di sangue. Che uno stato serio non fa battaglie servendosi delle parole ma dei fatti. E i fatti, ad esempio, sarebbero anche alleggerire le difficoltà pratiche rispetto alle separazioni dove la vittima è sempre e solo l’uomo. Perché a lei la casa, i figli, i soldi. Ed è lui che poi sarà costretto a trovare un’altra sistemazione e il modo per fronteggiare la nuova situazione. Nel frattempo ci sono tante lei che in concerto con avvocati paraculi gliene fanno subire di ogni, compreso negargli i figli, molte storie che si concludono con la tragedia hanno proprio questo fondamento. 

La violenza non ha definizione, colore, razza, genere.
Io non voglio vivere in un paese che obbliga a indignarsi di più se a subire violenza è una donna rispetto all’uomo e anche ai bambini; dove qualcuno pensa, ed altri eseguono, che ci siano violenze che vanno punite di più, addirittura con una legge apposita rispetto ad altre.
Non mi piace il razzismo di genere che disegna gli uomini cattivi sempre e le donne vittime sempre, non mi piace.
Non mi adeguo a quello che va di moda.

Tempo fa un uomo è stato sfigurato dall’acido dalla ex fidanzata, quanto si è parlato di lui nei media rispetto alla donna che ha subito la stessa sorte nominata cavaliere da Napolitano e che è andata ospite ovunque nei talk show? Dire, scrivere, diffondere il teorema che le donne sono quelle che subiscono più violenza senza distillarne i motivi è mentire, è contribuire a creare un panico sociale, un allarme che non fa bene a questo paese martoriato dalla malainformazione.

Tutti gli uomini che hanno ucciso lo hanno fatto perché era quella donna, non un’altra o altre. Dunque sono uomini che odiavano, detestavano SOLO quella donna e non tutte. E la dimostrazione ce la dà proprio l’ultimo caso di cronaca in cui un uomo non ha ucciso solo sua moglie ma anche i figli perché gli erano d’ostacolo al progetto di stare con un’altra donna. Ma questo però non ha impedito che si strumentalizzasse una tragedia, una strage familiare per portare di nuovo acqua al mulino del brand; per far credere che si possa arginare la follia umana con l’inasprimento di leggi o con le tante chiacchiere che in molti fanno a proposito di questo argomento drammatico perché si sa, la chiacchiera coinvolge e convince. La rivista di criminologia di Siena nel 2012 ha messo l’accento sui fatti violenti definendo il genere e le modalità, e quello che si evince dalla ricerca è che non è affatto vero che le violenze subite dalle donne sono una misura maggiore di quelle che subiscono gli uomini.

Virgoletto e cito: “Il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, in accordo con le ricerche internazionali, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso. L’indagine inoltre dimostra che le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare; anche un soggetto apparentemente più “fragile” della propria vittima può utilizzare armi improprie, percosse a mani nude, calci e pugni secondo modalità che solo i preconcetti classificano come esclusive maschili.”

Quindi, come per tutte le cose è l’informazione che distorce, orienta ma più che altro DISorienta, canalizzando un problema, una situazione, un dramma dove è più conveniente che vada. E’ la risonanza mediatica che viene data ad un fatto piuttosto che ad altri a creare poi quell’emergenza che non c’è, a diffondere allarmi ingiustificati che poi servono a confezionare tutto ciò che ruota attorno al dramma e all’emergenza. Leggi speciali comprese che in un paese dove il reato di omicidio è già previsto e sanzionato sono perfettamente inutili.

Quindi, ribadisco: il dramma esiste, esisterebbe anche se fosse una sola donna a morire uccisa per mano di un uomo [ma anche viceversa], ma non chiamatelo femminicidio perché non lo è.
Non facciamoci fregare, more solito, dalle parole.

Di donne, di uomini, di leggi fasciste

La cosiddetta legge sul cosiddetto “femminicidio” prevede anche l’assistenza legale gratuita indipendentemente dal reddito della denunciante.

E chissà se le vedove delle migliaia di morti sul lavoro hanno potuto contare sul patrocinio legale offerto dallo stato, dipendentemente da un reddito che nella maggior parte dei casi scompare insieme alle vittime degli incidenti: ma quella delle morti sul lavoro non è evidentemente un’emergenza così grave e importante da richiedere leggi speciali nonostante il numero delle vittime, uomini perlopiù, sia infinitamente maggiore a quello delle donne che muoiono, in situazioni diverse, per mano di uomini violenti.
Quel decreto è un attentato a mano armata contro l’uguaglianza e quella parità di diritti tanto sbandierata ai quartieri alti delle istituzioni.

Se esiste un diritto per evitare di applicare il giudizio del popolo come si faceva ai tempi della legge del taglione, un diritto pensato e fatto apposta per evitare che si giudichi il responsabile di un reato, di qualsiasi reato, anche quelli che smuovono le pance e gl’istinti più beceri di chi li commenta, quel diritto che serve ai giudici a non condannare il reo sulla base del comune sentire o del loro, perché si accetta, si tollera che vengano fatte leggi sulla base di una campagna terroristica mediatica come quella sul “femminicidio”? 

Mesi, anni, di martellamento, di manipolazioni, di dati riportati in modo tale che facessero sembrare l’Italia come il paese in cui le donne rischiano di più mentre da recenti statistiche Istat risulta che Italia e Grecia sono le nazioni in cui le donne sono più sicure. 
E basta fare una ricerca di dati facilmente reperibili in Rete per avere la conferma che in Italia non c’era nessuna emergenza. 

Solo fatti di cronaca, purtroppo ripetuti come ne accadono in tutti i paesi del mondo dove però nessun governo pensa a fare leggi che puniscano lo stalker, il violentatore nello stesso modo dell’ultrà di calcio violento o di chi manifesta per i suoi diritti.

Fomentare, dire che c’è un’emergenza, un allarme, farlo da ministro, da presidente del consiglio e della camera quando i dati, le statistiche, i numeri raccolti in ambito internazionale dicono di no significa essere irresponsabili, complici di un governo sciagurato che ha messo in cantiere una legge indecente.

Se, come aveva detto la ministra prematuramente licenziata dal parlamento “la violenza si elimina e si combatte occupandosi di chi la perpetra”, come pensa di fare questo stato ultimo in tutto: per investimenti in cultura e informazione libera prima di tutto, solo realizzando ridicole leggi repressive?

Contrastare la violenza sulle donne fa parte dell’ordine pubblico in cui è stato inserito quell’osceno testo di legge o è parte di una subcultura che va combattuta informando e insegnando già dalla prima infanzia, dalle scuole dell’obbligo? chiedo.
Un obiettivo che si può raggiungere solo liberando la scuola da una religione che, dalla notte dei tempi, pone le donne all’ultimo gradino della scala non solo sociale ma anche naturale visto che la Creazione l’ha fatta arrivare dopo l’uomo e gli animali e informando in un modo corretto, che definisca perfettamente quello che è emergenza e quello che non lo è.

Mi piacerebbe sapere quante sono le donne che dicono di impegnarsi nel contrasto alla violenza sulle donne e poi mandano i figli al catechismo per la comunione.  Perché voglio dire, una certa coerenza fa cultura, e sappiamo tutti in che modo le religioni, praticamente tutte, considerano le donne.

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Il mio pensiero di oggi lo voglio dedicare agli uomini, da sempre vittime del pregiudizio femminile che però non fa notizia, non si merita il dibattito culturale, quello politico né tanto meno una legge che tuteli il loro diritto a non essere discriminati in quanto uomini.

Uomini aggrediti psicologicamente e non solo, ci sono, il cui disagio non fa notizia semplicemente perché non viene denunciato forse per pudore, per il timore di essere considerati meno uomini. 

Del resto la storia vuole l’uomo infrangibile, che risolve tutti i problemi grazie alla sua maggiore forza fisica, già da bambini i maschi vengono rimproverati di “essere delle femminucce” quando piangono perché si fanno male, un maschio non ha diritto ad avere le sue debolezze, fragilità pena essere considerato uno che vale poco mentre la donna nasce già col diritto di lamentarsi, di piangersi addosso, di ritenersi una vittima per il solo fatto di essere femmina.

Uomini maltrattati da donne scaltre, approfittatrici e che tacciono la loro condizione perché la loro denuncia non verrebbe nemmeno presa in considerazione da una società e da un’opinione pubblica che hanno maturato ormai una mentalità che vuole le donne sempre vittime e gli uomini sempre carnefici; provare a girare le carte in tavola significa vedersi piovere addosso ogni tipo di critica, accuse di non capire, di non sapere.

Eppure ci sono dati ufficiali, ad esempio quello del Registro Criminologi e Criminalisti che un po’ di tempo fa ha dichiarato che “il maschio italiano ha difficoltà a rendere noto e a denunciare il maltrattamento subito.
Un tentativo di studio è stato fatto nel 2002 analizzando un campione di 2.500 coppie in crisi, i risultati finali non sono confortanti perché è emerso che circa il 30% degli uomini aveva ammesso di aver subito violenze: schiaffi, morsi, tirate d’orecchie, ricatti e che la metà degli omicidi coniugali viene commesso da donne”.

Ma questi sono dati che non fanno notizia semplicemente perché non interessano nessuno quanto invece gonfiare quelli che vedono le donne vittime: nei cosiddetti “femminicidi” viene inserito tutto: omicidi per rapina, quelli commessi da estranei che nulla c’entrano con una relazione andata a male, 124 donne donne morte ammazzate su una popolazione di sessanta milioni di persone fanno una percentuale che vede parecchi zeri prima di un uno, e mai nessuno che si preoccupi di andare a vedere come sono morte, chi l’ha uccise e perché. 

E’ “femminicidio”, una parola orribile, che non significa niente e punto e basta.

E la politica che fa? invece di pensare di offrire il suo contributo per una svolta culturale: non esiste violenza di genere, esiste una violenza maturata nell’ambito familiare per i motivi più disparati, esercitata soprattutto nei modi più disparati ed è assolutamente reciproca, mette il carico da 11 della legge speciale, fascista, inserita in un contesto di ordine pubblico per regolare le faccende private di chi non sa fare ordine nemmeno a casa sua.

Italia: un paese allergico all’uguaglianza

Lo stato biscazziere che con una mano dà e con l’altra toglie: mentre si inaspriscono leggi che trasformano tutti gli uomini in ipotetici mostri violentatori, assassini, meritevoli di un marchio perenne di disdoro sociale, si approva il decreto svuotacarceri per liberare chi delinquente lo è stato davvero e probabilmente tornerà a svolgere le sue attività consuete. C’è sempre un buon motivo per dispiacersi di essere nati in questo paese ridicolo e pietoso che è l’Italia.

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Prevenire è rieducare, Concita De Gregorio –  La Repubblica

Questa non è una legge per prevenire né per educare ma per reprimere.

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Il decreto (“sicurezza”) repressivo su femminicidi e #NoTav

Mauro Biani

In questo paese c’è chi vuole, pretende ed esige una legge  che  dica che uccidere una donna deve essere più grave  più grave di farlo ad un uomo. 

Che pretende ed esige un diverso trattamento per lo stesso reato in base al sesso del colpevole.

Mentre non deve essere il genere della vittima a stabilire la gravità del reato ma il reato. E uno o mille non fa differenza.

Nei numeri, che vengono diffusi dalla malainformazione italiana a proposito di “femminicidio”,  lo si è detto tante volte, viene inserito tutto, anche il figlio che ammazza la madre perché non gli dà i soldi per drogarsi: è “femminicidio”? no, però aumenta il bottino e viene usato anche quello per strumentalizzare l’emergenza che non c’è.

 Questo è il risultato dell’aver insistito per pretendere una legge “ad donnam” di cui un paese normalmente civile non ha bisogno. 

Le leggi contro violenze e omicidi [omicidi, non femminicidi] ci sono, bastava farle rispettare;  il risultato dell’aver manipolato e orientato l’opinione pubblica diffondendo dati allarmistici in merito ad un’emergenza che stando ai numeri, alle statistiche europee e internazionali non è mai esistita.

In Italia dopo le donne ma per altri motivi, legati alla posizione sociale prima di tutto,  gli omosessuali a cui si negano diritti normalissimi che tutti i paesi civili concedono si discrimineranno  anche i morti ammazzati.

Sarà felicissima anche Laura  Boldrini che si è fatta promotrice della norma contro il cyberbullismo, sacrosanto contrastare e punire con la legge  le minacce e lo stalking via web ma chissà perché finché le minacciate, molestate e perseguitate eravamo noi utentesse semplici di questo fenomeno non è mai fregato niente a nessuno e men che meno alla legge.

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Meno male che abbiamo questo bel governo delle larghe intese che pensa al nostro bene.
Come avremmo potuto fare senza una legge contro la violenza sulle donne con dentro, infilata un po’ come si fa con le cosiddette milleproroghe dove si può trovare l’incredibile, impossibile e inenarrabile, una norma che estenda il divieto di maltrattare e ammazzare le donne nei cantieri e allo stadio? questo, non sembra, ma è un governo all’avanguardia, previdente. 

Le donne devono smettere di farsi picchiare e ammazzare da sconosciuti carpentieri, manovali, ultrà e continuare a farselo fare nel comodo e nell’agio delle proprie case da mariti, compagni e fidanzati professionisti.

Le leggi speciali sono leggi fasciste: un paese che ha una Costituzione che pone i cittadini allo stesso livello, che siano bambini, donne, uomini, omosessuali, lesbiche e trans e che specifica che la legge è uguale per tutti non ha bisogno di leggi pro o contro una fascia particolare di persone come in questo caso.

Questa legge fa schifo, è anticostituzionale perché discriminatoria, non tiene conto della volontà delle donne, le mette in una condizione di minorate incapaci di intendere e di decidere  da sole, pone gli uomini a rischio denuncia anche per una banale lite come se ne fanno tante. 

Una donna che ha vecchi rancori e contenziosi da risolvere con il marito/compagno può inventarsi la violenza e il maltrattamento, succede tutti i giorni, e adesso sbatterlo anche  fuori casa [“alle forze di polizia viene data la facoltà di buttare fuori di casa il coniuge violento, se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna”].
Oppure, qualora la donna decidesse di ritirare la denuncia non lo può fare; un uomo resta marchiato a vita come col peccato originale.

Naturalmente quando si parla di “coniuge violento” è scontato che sia il marito perché noi donne no, non siamo capaci di violenze.

Questa è una legge infame concepita da vigliacchi che hanno voluto inserire in un contesto dell’altro che non c’entra niente come l’inasprimento delle norme contro gli attivisti No tav e sfido chiunque, anche la femminista più vetero a trovare un’attinenza tra il fenomeno della violenza sulle donne che comunque, vale la pena ripeterlo non costituisce nessuna emergenza sociale e le proteste di chi da anni sta solo difendendo il suo territorio da un abuso gigantesco, inutile e che serve solo a far arricchire i soliti delinquenti amici dello stato.

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E, a proposito di disuguaglianze:

Malcostume, mezzo gaudio
Marco Travaglio, 9 agosto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Caro Presidente Napolitano, sono un barista di Capri multato e denunciato dall’Agenzia delle Entrate per qualche scontrino non battuto nell’ultimo blitz del 2 agosto. Mentre gli agenti del fisco irrompevano nel mio locale, stavo leggendo le cronache sulla condanna di Silvio Berlusconi per una frode fiscale da 7 milioni di euro, residuo di un’evasione da 360 milioni di dollari falcidiata dalla prescrizione. 

E ci sono rimasto male, per la condanna ma soprattutto per la denuncia: gli avvocati del condannato e alcuni ministri del governo che ha disposto il blitz sostenevano che non si condanna chi ha versato all’erario miliardi, al cui confronto i 7 milioni dimenticati sono bruscolini, dunque B. è innocente. Ho provato a difendermi allo stesso modo, rammentando agli agenti del fisco che nella mia vita ho battuto migliaia di scontrini, al cui confronto quei 10 o 12 dimenticati sono quisquilie, dunque sono innocente. Ma non hanno sentito ragioni. 

Uno ha pure fatto lo spiritoso: “Guardi che la modica quantità per uso personale vale
solo per l’hashish e la marijuana, non per le tasse”. 

Però ho ripreso fiducia quando ho letto che Lei, appena condannato B., ha subito chiesto la riforma della giustizia (giusto: è scandaloso che qualche processo non vada in prescrizione). E che, appena Schifani e Brunetta sono saliti sul Colle a perorare l'”agibilità” del loro capo, s’è impegnato a “valutare e riflettere attentamente” come evitare che i gendarmi raggiungano pure lui per arrestarlo. Io sono un vecchio garantista e auguro al collega evasore tutto il bene possibile: se va bene a lui, buona evasione a tutti. 

Malcostume mezzo gaudio, diceva il nostro Totò. Però un filo di risentimento verso chi evade e poi manda i blitz ai colleghi confesso di nutrirlo: sono cose che non si fanno, dài. Non vorrei che alla fine l’unico evasore beccato con le mani nel sacco (e che sacco!) a farla franca fosse proprio lui. 

A quel punto m’incazzerei di brutto. Io non conosco Schifani e Brunetta e francamente non saprei chi mandarLe a perorare la mia agibilità. Posso chiedere a mio cognato di fare un salto al Quirinale. In alternativa Lei potrebbe passarmi il numero verde dell’Sos Colle per le vittime della malagiustizia: quello di Mancino, per capirci. 

L’importante è che Lei “valuti e rifletta attentamente” anche sulla condizione mia e di quanti, come me, evadono e vengono beccati. Perché, come dice il viceministro Fassina, lo faccio per sopravvivere; e soprattutto, come direbbero Scajola e Ghedini, a mia insaputa. Non le dico la faccia che han fatto gl’ispettori quando ho provato a convincerli che mi stavano denunciando in base al teorema del “non poteva non sapere” che tanto male ha fatto all’Italia con Mani Pulite cancellando un’intera classe politica. Ho buttato lì anche il caso Tortora, che si porta su tutto. 

E ho aggiunto che B. avrà pure avuto milioni di voti, ma anch’io mi sono candidato a presidente dell’assemblea del mio condominio e mi han votato tutti. 

Apriti cielo! 

C’è mancato poco che mi arrestassero: se non son finito subito al gabbio è solo perché li ho convinti — citando Corriere , Sole- 24ore e alcuni dirigenti Pd– che non è sportivo eliminare gli evasori per via giudiziaria: meglio batterli nelle urne. Infatti ho deciso di scendere in campo: tanto la legge Severino sull’ineleggibilità dei condannati era uno scherzo, vero? Non vorrei imbattermi in giudici come quell’Esposito che prima condanna Wanna Marchi e poi Berlusconi, dunque è prevenuto contro noi truffatori. Quello che legge il Fatto e Repubblica , e per giunta confessa di condannare i colpevoli: dove andremo a finire, roba da ricusazione immediata. 

Confido molto nel ritorno all’immunità parlamentare, voluta dai nostri padri costituenti per proteggere dallo strapotere delle toghe chi froda il fisco e si rifugia in Parlamento. Ora La saluto, perché qualche scontrino devo pur batterlo, ogni tanto. 

Ci vediamo alla Camera o al Senato: mi dicono che è pieno di colleghi.

La misoginia più pericolosa è quella femminile

 La peggior misoginia è quella femminile. Io non ho paura degli uomini quanta ne ho invece di donne ignoranti, represse, frustrate che vedono un pericolo nell’altrui bellezza.

Se c’è il diritto a poter scoprire il proprio corpo semplicemente per vanità femminile senza per questo essere giudicate male o rischiare lo stupro allora deve esserci anche quello di potersi scoprire per pubblicizzare oggetti e abbigliamento e farsi pagare per farlo.
Esattamente come la prostituta vende prestazioni sessuali e quindi anche parti di sé o la sé tutta intera.

 Non ho mai capito cos’è questa paura della nudità. Siamo tornati agli anni ’50 e alla difesa del comune senso del pudore;  non c’è un senso comune delle cose, ognun* ha i suoi, personalissimi,  indiscutibili e soprattutto ingiudicabili quando non recano danno al prossimo.

Il dibattito infinito sulle donne e di conseguenza sugli uomini, le relazioni sociali, l’omosessualità è funzionale e direttamente proporzionato alle limitazioni che la politica vuole imporre. C’è un progetto abbastanza evidente di voler riportare questo paese ai magnifici albori del dopoguerra.

E tanta gente lo condivide perché si sa: “una volta certe cose non succedevano e non si vedevano”.

Signora mia.

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”Vietare gli spot sexy”, la proposta di legge delle senatrici Pd

Violenza sulle donne, le colpe di spot e tv
Corpo femminile, in Italia abuso record

“L’Italia ha il record dell’utilizzo del corpo delle donne in pubblicità e sui media, insieme alla Grecia”.

E guarda caso Italia e Grecia sono i paesi in cui le donne rischiano di meno rispetto ad altri secondo autorevoli statistiche di qualche settimana fa.

Ossessione per gli shorts delle adolescenti? Parliamone

Io ad esempio, più che vietare a delle donne di poter esibire la propria bellezza per pubblicizzare capi di abbigliamento o qualsiasi altro prodotto commerciale pensando che sia questo la causa delle violenze sulle donne proporrei una discussione seria sull’uso delle donne a favore della cretineria in quegli spot che le descrivono come perfette mogli, amorevoli mamme, cuoche sopraffine,  massaie che sanno sempre trovare la soluzione alla macchia sul bucato e al calcare che si forma sul piatto doccia: questo sì, è mortificante ed umiliante e relega la donna ad un ruolo secondario rispetto all’uomo che poi è quello che si porta dietro dalla notte dei tempi.

Chissà perché le donne di centrosinistra comprese le quattro parlamentari che vogliono proibire alle donne per legge di poter esibire il proprio corpo a fini commerciali [l’esibizione no ma la vendita per scopi prostituzionali sì? vabbè], Lorella Zanardo non si sono risentite quando l’Unità anni fa ha scelto il culo di una modella per incentivare la campagna acquisti del giornale.
Pubblicizzare un quotidiano significa essere moderne, disinibite, intelligenti, coraggiose, essenziali, indomabili, rivoluzionarie, belle e forti mentre fare la reclame del costume da bagno significa incentivare e promuovere le violenze e lo stupro? pietà. Dal famoso slogan anni ’70: “il corpo e mio e lo gestisco” io siamo passati al corpo è mio ma lo gestisci tu?  e per cosa poi, per quell’insana idea che gli uomini siano tutti potenziali violentatori, stupratori, assassini di fidanzate, mogli e compagne? pietà al quadrato e al cubo. Un tempo almeno esisteva la differenza fra il pensiero di sinistra e quello di destra, oggi invece succede che quattro parlamentari di centrosinistra propongano una legge che butta nella spazzatura quarant’anni di lotte per la libertà individuale delle donne, fra cui rientra anche quella di potersi esibire senza scatenare la filippica moralistica spalmata ovunque sui media e in rete o, peggio ancora, essere considerate le mandanti morali di violenze e stupri. Tutto questo non c’entra nulla col promuovere la cultura del rispetto di sé.

Proibizionismi e censure sono stati sempre devastanti per l’umanità.

Nessuna donna si fa usare a sua insaputa.
Smettiamola di pensare di poter mettere un tetto, legale poi, alla libertà di ciascuna di potersi mostrare gratis o a pagamento come le modelle e vendere e svendere come  le prostitute che, chissà perché,  non entrano mai in questo dibattito anche se si mostrano nude e di persona sui marciapiedi nei centri abitati  perfino alle dieci di mattina. La prostituzione rientra perfettamente nella libertà di poter disporre del proprio corpo mentre decidere di vendere la propria immagine all’azienda commerciale no? tutto questo è surreale.

Roba da matti vivere in questo terzo millennio dove le donne, ma anche delle ragazzine vengono giudicate niente meno che “sgualdrine” in base ai centimetri di pelle del corpo che lasciano scoperti e si ritiene questo una giustificazione alle violenze subìte. Non c’è nessun nesso logico fra il modo di vestirsi di una donna, fosse anche il più succinto o volgare, con la violenza che può esercitare su di lei un uomo che si sentisse in qualche modo autorizzato da quella mise. Eppure è facile: vedere e non toccare. Come nelle cristallerie.

Così come non c’è né ci deve essere nessuna analogia con la visione di corpi, perlopiù belli con le violenze e gli stupri che subiscono tutte le tipologie di donne, di tutte le età, anche quelle meno belle o per niente e anche le anziane.

A me pare di sognare, nel terzo millennio stiamo qua a discutere se una donna è libera o no di fare ciò che vuole di se stessa, a pensare di vietarglielo PER LEGGE su una proposta di quattro appartenenti al centrosinistra [che manco la DC…], per non essere la causa di un fenomeno sociale drammatico quali sono stupri e violenze che sono sempre accaduti nella storia da che esiste l’umanità e perfino prima di berlusconi.

Pazzesco.

Una donna deve essere libera di andare in giro come le pare, agghindata come la Madonna di Loreto se le piace e se le va senza dover rischiare l’aggressione per quello che mostra di sé o quello che indossa di prezioso, così come nessun proprietario di un catorcio è autorizzato a rubare la fuoriserie che non si può comprare.

E il fatto che ci siano uomini incapaci di trattenere le loro pulsioni  davanti all’immagine di una donna non è una giustificazione ma un’aggravante.

 Io posso svestirmi quanto voglio in rispetto alla legge che vieta di andare in giro nudi senza che questo venga interpretato come un’autorizzazione a procedere.
Non è così difficile da capire visto che noi donne questo lo sappiamo fare.

Non  pensiamo di essere autorizzate ad allungare le mani sulle sue parti intime o di abusare di lui, in presenza di un bell’uomo con la camicia aperta, il pantalone aderente e lo sguardo ammaliante.

In Italia, democrazia occidentale del terzo millennio, una donna è costretta ad evitarsi il piacere di scoprire parti di sé per non turbare la sensibilità contenuta nella patta dei pantaloni di tanti uomini.
Come se scoprirsi fosse un’implicita autorizzazione ad usarle violenza.
E il dramma è che questo non è  un pensiero maschile ma soprattutto femminile, confermando quanto di vero c’è nella teoria secondo cui le peggiori nemiche delle donne sono le donne.

Il dramma esiste [ma non chiamatelo “femminicidio” né emergenza, reloaded]

Un dramma è un dramma, una violenza è una violenza, un omicidio è un omicidio.

Non serve “vendere” questi fenomeni tragici della società avvalendosi di terminologie particolari, e per di più errate proprio nel loro significato che dovrebbe essere invece quel rafforzativo che pone su quei drammi e violenze il giusto accento.

Sottotitolo:  perché “femminicidio” è una parola sbagliata.

“[…] Spesso si usa il termine “femminicidio” per chiamare le aggressioni contro le le donne anche quando, fortunatamente, non hanno conseguenze mortali: per esempio uno sfregio con l’acido. Ora, un omicidio è un omicidio, e “lesioni gravissime” sono lesioni gravissime. Dalla tomba non si esce, dall’ospedale sì. Per di più, il “femminicidio” sarebbe un’espressione impropria anche in caso di morte: a imitazione di “genocidio” si crea una nuova parola che crea una nuova realtà: le donne uccise “in quanto donne”, come gli ebrei, sterminati “in quanto ebrei”. Ma il paragone non regge: gli ebrei Samuel, Israel, Ruth o Esther venivano mandati dai nazisti nelle camere a gas per il solo fatto di essere di religione ebraica, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione. Le donne uccise da ex partner non vengono uccise “in quanto esseri umani di sesso femminile” bensì esattamente per la ragione opposta: per essere quella donna che ha rifiutato quell’uomo. Michela Fioretti è stata uccisa dall’ex marito Guglielmo Berettini, che non accettava di essere stato lasciato. Berettini non ha sparato sei colpi di pistola contro la prima donna che ha visto per strada: ha ucciso Michela perché era Michela che l’aveva lasciato. Non c’è bisogno di creare una nuova categoria di reati, di inventarsi nuove pene: per l’omicidio c’è già l’ergastolo. Chiamiamo le cose con il loro nome, puniamo i violenti ma guardiamo in faccia la realtà e non creiamo il panico quando non ce n’è bisogno. […]”  Fabrizio Tonello

Femminicidio, i numeri sono tutti sbagliati

di Fabrizio Tonello per Il Fatto Quotidiano

Meno male che non è vero che gli uomini sono tutti uguali, ci sono quelli che parlano di problematiche femminili molto meglio di tante donne, per dire.
Ma le mode e i luoghi comuni seducono sempre, e purtroppo producono un effetto domino devastante per la cultura, quella da cui si dovrebbe partire per risolvere ogni tipo di drammi e problemi.
E sono contenta che Tonello abbia spiegato così bene il perché quel termine orribile “femminicidio” non significa assolutamente niente, è sbagliato proprio dal punto di vita della semantica, chi lo ha messo in giro la prima volta dovrebbe essere accusato di vilipendio alla lingua italiana e al significato delle parole.

Usare la Rete responsabilmente non significa solo mettere in pratica qui quelle regole minime di buona educazione che applichiamo anche nella vita cosiddetta reale.
Vuol dire anche non approfittare della visibilità per diffondere messaggi sbagliati, avere bene in mente che un social network è frequentato anche da chi non ha il vizio di approfondire, di informarsi bene, di capire quello che gli succede intorno. 

C’è gente che magari, avendo instaurato un rapporto di continuità con chi frequenta abitualmente qui dentro, che sia un blog o la pagina di facebook, crede a quello che legge, si fida, non penserebbe mai che quelle persone che legge tutti i giorni scrivano stupidaggini e cose non vere. 
E questa è una grande responsabilità.

Un dramma, una tragedia un qualsiasi fatto di cronaca non devono servire a fare da cassa di risonanza, ad ingigantire, a creare e diffondere paure.
Perché non è con l’allarme sociale, con i toni ridondanti che si affrontano drammi, argomenti e problemi.

Eppure dovremmo averla imparata la lezione, e ce la dovrebbe aver insegnata proprio quella politica fatta di tante parole, tutte mirate ad orientare o disorientare a seconda della sua convenienza.

In Italia non c’è nessuna emergenza femminicidio; e che orrore questa parola che come spiega benissimo Fabrizio Tonelli sul Fatto Quotidiano è proprio sbagliata, come in tanti abbiamo cercato di dire in tutti questi mesi spiegando anche il perché.

Chiunque abbia approfondito e cercato notizie che non fossero i soliti titoloni sparati da certi quotidiani sa che i numeri sono in linea con l’assenza di qualsiasi emergenza.

Una sola persona, donna o uomo non importa, che muore per mano violenta è una tragedia di per sé. 

Quello che non si deve fare è montare casi eccezionali laddove non c’è nessuna eccezionalità ma purtroppo solo casi e numeri che hanno a che fare con un’umanità violenta che non scopriamo certo oggi.

Il fascismo di oggi si fa forza proprio sulla questione della sicurezza: alemanno ha vinto le elezioni soprattutto speculando sulla morte della signora Reggiani, ammazzata in una stazione di Roma, e le ha vinte promettendo che avrebbe lavorato e si sarebbe impegnato per arginare e ridurre gli atti criminali ma mai a Roma sono successe tante tragedie legate alla criminalità e alle mafie come da quando c’è alemanno.

Fomentare, dire che c’è un’emergenza, un allarme quando i dati, le statistiche, i numeri raccolti in ambito internazionale dicono di no significa essere irresponsabili, vuol dire fare quello che non si dovrebbe mai fare e cioè affrontare drammi e tragedie secondo il proprio sentire: quello famoso del “e se capitasse a te”.

Oggi ci sono tante sollecitazioni che vent’anni fa, trenta non c’erano. Ciò non toglie che parlare di ‘emergenza’ nel paese del massacro del Circeo avvenuto quarant’anni fa e dove fino al 1981 è stato perfettamente legale ammazzare la moglie/fidanzata/compagna fedifraga o presunta tale avvalendosi di quel delitto che doveva salvaguardare l’onore del maschio, sa un po’ di retorica populista.

E, al di là di ogni altra considerazione, se un ragazzino di sedici anni riesce ad esercitare una violenza pari a quella di un serial killer, di un boss della malavita adulto e abituato ad esprimersi con la violenza, penso che di tutto ci sia bisogno fuorché di repressione e leggi speciali.
Il problema da cui scaturiscono questi drammi è culturale, legato all’abbandono in cui vivono milioni di adolescenti italiani – che poi diventeranno donne e uomini – ai quali nessuno insegna a rapportarsi con la vita nel modo giusto.
Ed è questa, la vera emergenza.

Di minacce, molestie, del reale e del virtuale

 

Cara Boldrini, c’è una legge sullo stalking
eppure le donne continuano a morire

“C’è un vecchio detto, quello che è illegale offline è illegale online. La Rete non ha bisogno di una legge speciale, le regole ci sono già. Bisogna solo farle rispettare” [Stefano Rodotà].

Per accorgersi del disagio sociale c’è voluto lo ‘squilibrato’ con una pistola in mano, e perché qualcuno finalmente dicesse che le molestie e le minacce via web sono un problema tutt’altro che virtuale ci sono volute le molestie e le minacce all’eccellenza di turno.

Fino a due, tre giorni fa tutto andava benissimo com’era, centinaia, migliaia di persone subiscono quotidianamente fastidi di ogni genere in Rete, non solo le donne, ma nessuno si è mai posto il problema di pensare che forse i responsabili dei siti, dei portali e dei social network potrebbero e dovrebbero, anzi devono attivarsi affinché questo fenomeno venga ridimensionato e magari risolto. 

Insistere ancora sull’urgenza di nuovi provvedimenti e di nuove leggi oltreché fuori luogo sta diventando anche di cattivo gusto.
In Italia non c’è nessuna emergenza da contenere per mezzo di leggi speciali né di task force apposite, ci sarebbe solo l’impellente necessità di avere persone serie alle istituzioni che facessero rispettare finalmente quelle esistenti, che ci sono.

Adesso che c’è di mezzo la signora presidente della Camera il tema delle molestie virtuali è diventato materia di dibattito serio, il fior fiore dei giornalisti e dei sociologi si produce nel suo meglio, ovvero scrivere fiumi di parole utili solo a distrarre e a buttare un po’ di fumo negli occhi alla gente per quello che fino a due giorni fa era un argomento da pour parler. 

L’unico che ha detto e scritto cose serie e importanti, il professor Rodotà, non viene proprio considerato.

Quando, una decina d’anni fa ho iniziato ad occuparmi del problema e già allora scrivevo che a nessuno deve essere consentito oltrepassare i limiti nemmeno qui un sacco di gente mi diceva che sbagliavo, perché in fin dei conti quello che si fa per mezzo di un pc poi deve restare confinato in quell’ambito. 

Spento il pc risolti i problemi.

Mentre non è affatto così, non lo è nel male ma nemmeno nel bene: non siamo automi programmati per fare, dare e ricevere e poi dimenticarcene, le parole sono importanti, sempre, perché se è vero che non ammazzano possono però essere la causa di sofferenza e illusione.

Quando scrivevo che non mi sembrava corretto che qualcuno approfittando dell’anonimato avesse la possibilità di offendere gente nel suo personale più stretto, la famiglia, i figli, gettare discredito sulla sua persona mi consideravano un’aliena sul genere di “ma che vuole questa che pretende rispetto anche in un ambiente effimero, falso come il web?”

Mentre tutte le persone che sono qui dentro sanno benissimo che non c’è proprio niente di effimero e nemmeno di falso: le minacce, i ricatti, gente che approfitta di una confidenza fatta in un momento di debolezza per mettere qualcuno alla berlina e costringere una persona a nascondersi più del dovuto fino a sparire, il web è anche questo, sono una realtà vista e vissuta da tantissime persone, me compresa. 

Chi mi molestava e mi perseguitava [e non è ancora finita, c’è sempre qualcuno che lascia tracce di sé sulle strade virtuali percorse da me] non lo faceva perché sono una donna, non era una questione di genere, ma proprio perché sono io,  lo faceva per le mie idee, per il mio modo di esporle, per la mia capacità di saper catturare attenzione, quindi nulla a che fare con la persona virtuale ma proprio e solo con la mia persona.

Quando, grazie all’abominio delle segnalazioni anonime, l’unica cosa che dovrebbe essere abolita ma che invece viene utilizzata come mezzo di contrasto all’abuso fino ad essere diventata proprio l’abuso – bastano quattro o cinque persone che si organizzano e può succedere di tutto – mi è stato tolto un blog che piaceva l’intenzione non è stata quella di far sparire semplicemente quel blog ma proprio me. 

Quindi quelle cinquecento persone al giorno che entravano anche e solo per leggermi hanno dovuto accettare la sua sparizione perché quattro, cinque, dieci persone avevano decretato la fine di quel blog.

Ma tutto questo e molto altro di quel che può accadere ad una persona in Rete non è mai stato un problema, non lo è stato per le varie associazioni di tutela dei consumatori alle quali mi sono rivolta invano per riavere quel blog i cui materiali inediti e personali non mi sono mai stati restituiti in base ad un regolamento che non saprei come definire, e nemmeno per la legge: invito e sfido chiunque a provare a fare una denuncia regolare per stalking virtuale per vedere che succede: niente, praticamente, esattamente come per quello reale.

E non era un problema nemmeno per i responsabili di quella piattaforma dove avevo il blog che non hanno mai ritenuto opportuno tutelare uno dei suoi “prodotti” migliori impedendo le molestie ma trasformandole anzi in un’occasione da share, le cose che più fruttano nel web sono il pianto e la chiacchiera, e nessuno ha mai pensato che quel che accade nel virtuale è qualcosa che si deve risolvere nel reale finché in questo troiaio non è andata a finire Laura Boldrini.
E questa è solo l’ennesima conferma della miseria di questo paese, dove anche essere tutelati legalmente per essere rispettati in quanto persone è un privilegio invece di un diritto.

 

La sensazione, forte, è che Laura Boldrini sia una donna confusa. Che sia stata inghiottita dal vortice di controindicazioni naturali e innaturali, lecite e illecite, sgradevoli o schifose che un incarico pubblico e la conseguente popolarità si portano dietro. E che la poca lucidità del momento, le impedisca di distinguere il becero dal pericoloso. Non è quindi un caso, il fatto che non riesca mai a dare il famoso nome giusto alle cose, ma che le cose, le marchi puntualmente col timbro sbagliato o le infiocchetti con un’enfasi inappropriata e l’immancabile spruzzata di retorica abbinata alla faccia contrita e la voce sofferente che la rendono pericolosamente somigliante alla goffa Charlotte di Sex and the city. Intendiamoci. Stimo la Boldrini, ammiro il suo percorso e le sue battaglie (e del resto ha un medagliere che neanche Yuri Chechi) , ma l’impressione è che gestisca il tutto con il terrore maldestro di chi la sera, nel silenzio della sua camera, recita ancora il mantra “Napolitano, Napolitano, Rodotà, Napolitano” per riuscire a prendere sonno. I primi nomi sbagliati alle cose li ha dati con Preiti. Va bene l’empatia col paese, va bene l’umanità, la solidarietà con la classe debole e sfiduciata, va bene pure la demagogia low cost da cui i politici attingono che neppure i Baci perugina da Paolo Coelho e viceversa, ma scomodare i concetti di “emergenza sociale” e “vittime che diventano carnefici”, per confezionare un movente sociale a un delinquente più preoccupato delle risposte di un videopoker che di quelle dello Stato, mi è parsa una forzatura retorica e involontariamente ingiusta. Ingiusta nei confronti dei tanti italiani inginocchiati dalla crisi che non giocano al tiro al piccione, ma vivono di umiliazioni e sacrifici silenziosi o rabbiosi ma pacifici, perché l’orrore della disperazione è una cosa ben diversa dell’orrore vile di un gesto criminale senza neppure la dignità di un movente. Apprezziamo lo sforzo perfino rivoluzionario di responsabilizzare lo Stato dopo secoli di deresponsabilizzazione compulsiva, ma non vorrei che ora la Boldrini si accollasse anche le colpe dell’infortunio di Zanetti e della rottura tra Biagi e la Pedron. Ma il presidente della Camera, sbaglia ancora di più a dare il nome alle cose, nella questione che riguarda il web. Quello che le capita (gli insulti, le minacce, il fotomontaggio della sua faccia sul corpo della nudista) non le capita perché, come da lei dichiarato “Quando una donna riveste incarichi pubblici si scatena contro di lei l’aggressione sessista e che sia semplice innocua , gossip o violenta, assume sempre la forma di minaccia sessuale”. Le capita perché il web è il far west e il fatto che lei lo scopra oggi, solo per questioni che la toccano da vicino, è abbastanza sconcertante. Chiunque abbia una minima confidenza con social, forum, blog e qualsiasi spazio virtuale in cui anche l’ultimo dei subumani ha diritto di parola, sa bene che minacce, insulti, turpiloquio, ferocia verbale e imbecillità varie ed assortite sono il pane quotidiano. Sa bene che non è un problema di sessismo. (e qui la Boldrini sbaglia ancora parola) E’ un problema più irrimediabilmente cosmico, trasversale e universale : si chiama ignoranza. E tutto lo schifo che nel mondo virtuale trova ospitalità, dal fotomontaggio della Boldrini stuprata da un nero a Berlusconi impiccato a un albero, dalle minacce di morte a Alessia Marcuzzi per il Grande fratello a quelle per cui Rudy Zerbi per Amici, è riconducibile sempre e solo a quella parola: ignoranza. Alimentata da frustrazioni varie, invidia sociale, megalomania da anonimato, odio classista, imbecillità pura e distillata. La Boldrini dovrebbe farsi un bel giro su Internet e leggere i commenti su tanti colleghi maschi. Scoprirebbe un mondo. E probabilmente dovrebbe cominciare a parlare pure di maschicidio, oltre che di femmicidio (che è una piaga, ma la cui linfa non è il web, mi creda signora Boldrini) Ma soprattutto, mi chiedo dove fosse la Boldrini, una donna abituata a pensare alla comunità, ai deboli, agli invisibili, quando la ferocia del web e dei commenti spietati su facebook spingevano al suicidio la quindicenne di Novara o il ragazzino gay di Roma. Sono cose che si dovrebbero sapere, che si rivestano o no incarichi pubblici. Mi chiedo come mai si renda conto solo oggi, di cosa sia il web. Di quanto possa essere uno strumento meraviglioso, ma anche barbaro e incivile. E mi chiedo ora se gli inquirenti e la polizia postale che hanno provveduto a rimuovere le minacce, gli insulti e i fotomontaggi a lei dedicati, saranno altrettanto solerti e rapidi nell’agire per difendere serenità, moralità e dignità degli altri milioni di italiani e italiane in balia del web. Perché le leggi esistono. Esistevano pure prima. Il problema è che se io o l’ultimo degli utenti proviamo a sporgere denuncia per un insulto o una minaccia su facebook, è piuttosto improbabile che il giorno dopo la polizia trovi il mittente e faccia irruzione a casa sua come fosse una cellula di Al Qaeda. E poi siamo onesti. La faccenda del fotomontaggio della sua faccia sul corpo della nudista racconta più di ogni altra cosa la totale impreparazione di questa donna di fronte agli eventi che le stanno capitando. Li’ il sessismo non c’entrava un bel niente, e lo dico da donna continuamente bersagliata sul web da insulti beceri di maschi repressi e femmine sceme. Ci sono fotomontaggi di mille politici uomini sul corpo di Siffredi, la faccia di Berlusconi è stata incollata al corpo di chiunque, da quella di Schwarzenegger a quella dell’orango tango e nessuno ha mai mandato le forze dell’ordine a mo’ di teste di cuoio a casa del killer del photoshop, come ha fatto lei col povero giornalista reo di aver pubblicato il suo ritratto versione milf nudista. Che poi diciamolo: non era neppure così male, in quella versione, la Boldrini. Io fossi stata al posto suo, avrei lasciato il dubbio. Non per niente, qualche giorno prima lo stesso scherzetto l’avevano fatto alla Merkel (la sua faccia sul corpo giovane di una bagnante nuda) e Angela s’era ben guardata dallo smentire, figuriamoci dal mandare la polizia a casa di qualcuno. E dopo che abbiamo visto le sue foto a mollo nelle terme di Ischia abbiamo anche capito il perché. Sempre più furbi di noi, i tedeschi. P.s. battuta un po’ sessista Boldrini, ne convengo. Ora però non mi mandi le teste di cuoio a casa che ho appena lucidato il parquet, grazie.

Selvaggia Lucarelli

Il vilipendio allo Stato e ai Magistrati, sì, ma le tette proprio no

Fotografare il voto in cabina elettorale non è una goliardata o un’azione da compatire perché chi la fa dimostra di possedere un QI intellettivo pari a quello di una tartaruga in letargo: è qualcosa per cui si può rischiare anche una denuncia, specialmente se i volponi che la fanno poi mettono la foto on line corredata di nome e cognome. 

Della serie: “mamma famme bello, ché a diventà stronzo ce penzo da me”

Provocazione:  se basta scoprire le tette per avere tutta questa attenzione da parte delle forze dell’ordine, le donne maltrattate e che dalle istituzioni preposte dovrebbero essere difese invece che ignorate forse hanno trovato un sistema. Quando i vostri uomini vi picchiano e vi maltrattano, non denunciateli, uscite per strada con le tette bene in vista. Sicuramente qualcuno si occuperà di voi.

I seni nudi delle Femen e l’ipocrisia dell’Italia

Da 30 anni su 5 reti vanno in onda riprese ginecologiche che, ci ricorda il Censis, non hanno uguali in alcun Paese europeo per povertà di contenuti e quantità. Ad ogni ora bambini e bambine guardano sederi, seni cosce ripresi come in un film porno. E dunque cosa ci indigna guardando i seni nudi delle Femen esposti nella loro verità e senza intenzione pruriginosa come nelle immagini tv? L’unica differenza è che in tv i corpi servono uno scopo mercantile.
Paese ipocrita il nostro, che ancora rimane ancorato ad una rappresentazione dei corpi peccaminosa, con la telecamera che funge da buco della serratura come nei b movies degli anni sessanta.

Agenti e violenza. Una richiesta al prossimo governo

 Dal 2008 le Femen compiono blitz in giro per il mondo usando il loro corpo (spesso giovane ed esteticamente apprezzabile) come strumento di lotta e denuncia politica. Scelgono luoghi simbolici per protestare contro la Chiesa e lo strapotere di Vladimir Putin in Russia, a favore dei diritti delle minoranze, donne e omosessuali compresi. Nell’opinione pubblica suscitano sentimenti contrastanti, ma mai, almeno in Italia si era arrivati a un livello di violenza così smaccato contro di loro. E per di più da parte degli uomini delle forze dell’ordine. Al massimo si era arrivati a qualche ombrellata, come nel caso dell’anziana signora impellicciata che in piazza San Pietro lo scorso 13 gennaio aveva brandito l’ombrello contro una biondissima Femen

[Il Fatto Quotidiano]

Le nostre forze dell’ordine non si smentiscono mai.
Tre uomini per fermare ragazzine  di quaranta chili armate solo delle loro tette e di una voce per gridare.
Evviva le Femen, che la protesta la scrivono sul loro corpo prim’ancora che esprimerla a parole.
Una donna il suo corpo lo può usare come vuole,  per reclamizzare  tubetti di silicone, orologi, profumi, chi per il sollazzo a pagamento di un vecchio pervertito e chi invece per dire che i vecchi pervertiti che usano il loro potere in modo anomalo, criminale, non le piacciono.
Io preferisco le seconde, ma sono strana, stranissima.
Ogni sistema di dissenso non violento mi va bene, anche se la Storia ci ha insegnato che spesso non sono stati sufficienti; se qualcuno prende a calci in bocca mio figlio, i miei cari, i miei amici, il mio paese non sono certo io quella che porge l’altra guancia.

Gli unici violenti sono stati, more solito, i cosiddetti tutori dell’ordine che hanno trattato le ragazze come fossero pericolosi kamikaze, e sempre per la consueta tradizione italica la critica alla fine è ricaduta sulle ragazze anziché su chi abusa abitualmente del suo potere.

Tutto come al solito, insomma.
E chissà mai i nostri solerti tutori del [dis]ordine non hanno preso provvedimenti analoghi a quelli adottati contro le pericolosissime Femen quando berlusconi praticamente solo qualche ora fa, ha violato fra le altre migliaia di cui si è fatto beffe sotto protezione dello stato nella sua prestigiosa carriera di “naturalmente preposto a delinquere” quelle leggi  che regolano il silenzio elettorale e il vilipendio agli organi istituzionali, nella fattispecie la Magistratura.
Non c’è  un solo  particolare di quel che ha costellato e contraddistinto la vita di questo abusivo della civiltà,  non c’è  una sola azione che abbia compiuto, una sola frase che abbia detto che non contenga il disprezzo, la violazione, il reato contro quella democrazia che purtroppo sta garantendo anche a lui un’impunità che non gli spetta, ma non c’è stato NESSUNO in tutti questi anni che lo abbia bloccato, perseguito penalmente e costretto a rispondere delle sue azioni davanti alla legge e a quel popolo che offende tutti i giorni per il solo fatto di esistere.
Tutti bravi,  invece, a chiedere il rispetto della legge in questo paese, a scandalizzarsi e indignarsi per un paio di tette scoperte volontariamente e gratis, soprattutto.

Questa scrutatrice deve essere una donna  strana come me, visto che non lo guarda nemmeno in faccia. E si capisce benissimo che nasconde il viso apposta, non è una gestualità normale, quella.

Gli uomini fanno fatica…[il discorso di Luciana Littizzetto a Sanremo]

Secondo me, uno dei momenti più belli di questo festival.

 

Gli uomini fanno fatica a dire ti amo.

Lo dicono solo in caso di estrema necessità, tipo quando proprio non ne possono fare a meno, sennò dicono dei surrogati. 

Dei derivati del ti amo. Che fanno danni come i derivati delle banche. Dite delle cose tipo: sei molto importante per me. E cosa vuol dire molto importante? Anche non pestare una cacca di cane prima di portare le scarpe al calzolaio è molto importante, ma non è mica la stessa cosa che dire ti amo. Dite cose tipo: Mi fai stare bene. Ma mi fai stare bene lascialo dire a Biagio Antonacci. Dillo al tuo medico Shiatzu quando ti schiaccia i piedi per metterti a posto la cervicale. Oppure sprecate quelle parole tipo tesoro, meraviglia, splendore. Ma splendore cosa? Guardami. Splendo? Non sono mica una plafoniera? Ma dite ti amo, pezzi di cretini! Se la prima volta vi vergognate mettete la testa nel sacchetto del pane?! Dite “ti amo” mentre vi lavate i denti? Sglrlb? Va bene anche quello. Poi al limite cambiate idea. Dire una volta ti amo non crea né impotenza né assuefazione.
Poi il bello è che non capite nulla anche quando siamo noi a dirvi parole d’amore. Se vi diciamo cose romantiche tipo: Amore, guarda che luna.. voi rispondete: Minchia l’una? Pensavo fossero le undici. Andiamo che mi è scaduto il parcheggio. Ma noi vi amiamo lo stesso. Cosi come siete. Vi amiamo anche quando…vi vantate di aver scritto il vostro nome facendo pipì sulla neve, amiamo i vostri piedi anche se sono armi di distruzione di massa, vi amiamo anche se di notte russate che ci sembra di dormire ai piedi dello Stromboli, vi amiamo anche se per trovarvi per casa basta seguire le tracce come per gli animali servatici, giacca, camicia, canotta, tutto lasciato per terra finché sul divano non trovi un tizio con la felpa della Sampdoria che gioca alla Playstation, vi amiamo quando per fare un caffè ne spargete un quarto sul tappetino e due quarti sul gas. E poi dite che viene leggero.
Vi amiamo quando avvitate la caffettiera fino allo spasimo che per aprirla dobbiamo chiamare i pompieri, e poi non chiudete i barattoli, appoggiate solo il coperchio sopra cosi appena lo prendi sbadabam cade tutto. Vi amiamo quando sparecchiate la tavola con la tecnica del discobolo, mettendo in frigo la pentola della minestra che poggia su due mandarini. Vi amiamo quando a Natale scavate il panettone con le dita, quando per farvi un caffè sporcate la cucina che neanche 10 Benedette Parodi.. e pure quando per farvi la doccia allagate il bagno e lasciate la malloppa di peli nello scarico, che sembra di stare insieme a un setter irlandese! Vi amiamo quando diciamo voglio un figlio da te e voi rispondete “Magari un cane” e noi vorremmo abbandonare VOI in autostrada non il cane. Vi amiamo quando andate a lavare la macchina e ci chiudete dentro coi finestrini aperti, vi amiamo quando fate quelle battute tipo prima di fidanzarti guarda la madre, perché la figlia diventerà cosi, Voi no. Voi spesso siete pirla fin da subito. Vi amiamo quando mettete nella lavastoviglie i coltelli di punta, che quando noi la svuotiamo ci scarnifichiamo, e quando invece di sostituire il rotolo finito della carta igienica usate il tubetto di cartone grigio come cannocchiale.
E’ per amore vostro che facciamo finta di addormentarci abbracciati anche se dormire sul vostro omero ci dà un po’ la sensazione di appoggiare la mandibola su un ramo secco di castagno, e vi amiamo anche se considerate come dogma assoluto che l’arrosto della mamma è più buono di quello che facciamo noi. Il creatore non ha detto: E la suocera fece l’arrosto fatelo sempre cosi in memoria di me.
Insomma, noi vi amiamo anche quando date il peggio, vi amiamo nella buona ma soprattutto nella schifosa sorte. Vi amiamo perché amiamo l’amore che è un apostrofo rosa tra le parole: E’ irrecuperabile.. ma quasi quasi me lo tengo.
Perché san valentino è la festa dell’amore, declinato in tutte le sue forme.

L’amore delle persone che si amano. Anche delle donne che amano le donne e degli uomini che amano gli uomini.

MA CHE CI INTERESSA QUELLO CHE FANNO A LETTO? L’IMPORTANTE E’ CHE LE PERSONE SI VOGLIANO BENE. SOLO QUESTO CONTA.
Pensa che bello sarebbe vivere in un paese dove tutti i diritti fossero riconosciuti. Ma non solo i diritti dei soldi. Quelli dell’anima. Quelli che mi dicono che posso vegliare la persona che ho amato per anni in un letto d’ospedale senza nessuno che mi cacci via perché non siamo parenti. E poi vorremmo un san Valentino dove nessun uomo per farci i complimenti dicesse che siamo donne con le palle. Dirci che siamo donne con le palle non è un complimento. Non le vogliamo. Abbiamo già le tette. Tra l’altro sono due e sferiche anche quelle. Vogliamo solo rispetto. In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.
Magari in famiglia. Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore.
La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non c’entrano un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni c’entra come la libertà con la prigione. Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda.
Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo nell’hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene.

Allora ci ama MALE.

Non è questo l’amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia. Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.

Luciana Littizzetto

Sì è vero, le violenze, ma…

Sottotitolo: se Dio,  al quale credono miliardi persone fra cui moltissime che agiscono e si comportano in base al suo volere, come e quando l’abbia divulgato non si sa, ma tramandato per mezzo dei suoi uomini con, come abbiamo visto, ottime referenze di onestà e credibilità,  ha voluto la donna non solo dopo l’uomo ma anche dopo la specie animale, vermi compresi, un motivo ci sarà. E non è un caso che anche i figli di Adamo ed Eva erano maschi, i fondatori di Roma erano uomini, quindi, di che vogliamo parlare ancora? magari di Ipazia, lapidata e fatta a pezzi dai buoni monaci cristiani [tanto perché la religione cattolica è quella più civile delle altre] perché donna troppo intelligente e dunque pericolosa perché in grado di umiliare gli uomini?

A proposito del flash mob di oggi.
Sono sempre dell’idea che le giornate dedicate siano solo il sintomo di un fallimento.
Laddove non è riuscito – perché evidentemente non ci s’impegna abbastanza per pretenderlo – chi, ovvero la politica,  dovrebbe fare in modo che le discriminazioni si riducano, le violenze vengano punite in modo adeguato affinché tendano a diminuire e si diffondano culture in grado di sconfiggere quelle che poi portano le persone ad assumere determinati atteggiamenti –   arriva la giornata dedicata, di cui puntualmente il giorno dopo non si ricorderà più nessuno.
La Rivoluzione inizia a casa propria, quante di quelle donne che ballano e vanno in piazza sono poi disposte a cercare di cambiare le cose iniziando da loro, dall’educazione dei figli, quante pensano di smettere di educare i propri figli – femmine e maschi – evitando di tramandare tradizioni, usi e costumi ridicoli che sono quelli che poi creano la discriminazione come imporre i sacramenti, fargli frequentare il catechismo e l’ora di religione [una sola, non tutte]  dove si racconta la favoletta di Adamo ed Eva che è proprio l’ABC della discriminazione, dell’imposizione dell’idea di maschio superiore e per questo autorizzato a sottomettere la donna e di farlo in nome di Dio,  che l’ha voluta non solo dopo l’uomo ma anche dopo la specie animale, vermi compresi, per giunta?
E non ho mai pensato che la rivendicazione dei miei diritti di donna dovesse passare per la guerra continua e continuata con gli uomini.

Quella che viviamo adesso è un’epoca difficile, piena di disagi, e nelle difficoltà si deve stare uniti, non divisi.
Ci sono tanti uomini che vivono situazioni terribili, ad esempio dopo una separazione, uomini che tra mille difficoltà devono sopravvivere, occuparsi del mantenimento di ex mogli e figli dovendo sottostare a leggi che favoriscono sempre le donne, a loro la casa, a loro il diritto di poter continuare a mantenere lo stesso stile di vita anche quando svestono i panni della moglie.

A loro il diritto dell’affidamento dei figli che spesso vengono usati, proprio dalle donne, come armi di ricatto.
Ma di loro non si parla quasi mai, evidentemente queste sono considerate violenze di serie b.
La considerazione, il rispetto, il riconoscimento del diritto ad esistere in quanto PERSONE non hanno una connotazione di genere, ecco perché lottare per ottenere quelle che non sono concessioni ma DIRITTI, va fatto insieme, tutti i giorni.

Poi di contro ci sono altre realtà fuori dai nostri confini di paesi “civilizzati”.  Quei paesi dove le donne subiscono violenze di altro genere, mutilazioni, paesi dove alle donne si impedisce perfino di nascere,  nei quali nessuno va a mettere il becco ma anzi se li mettono al fianco  orgogliosamente da partner economici  –  Italia compresa – come  la Cina dove di diritti umani manco a parlarne,  e figuriamoci di quelli delle donne,   come invece si  fa in quelli dove c’è da raccattare petrolio, diamanti e tutto quello che può arricchire il mondo occidentale riducendo in miseria tutto l’altro.  Nessuna esportazione di democrazia, ad esempio,  dove le bambine vengono private di un pezzo del corpo per impedire loro di essere donne complete. Che è un diritto anche questo.

 

E tu donna, partorirai con dolore [da metterci la firma, se fosse stato solo questo]

Io voglio bene a don Piero Corsi, ce ne vorrebbero di parroci come lui. Faciliterebbero il lavoro per arrivare, prima possibile, ad uno stato laico. Indipendente.

Preambolo:  chi non sa tenere a bada i propri istinti, oppure pensa di poter leggere un invito nell’abbigliamento di una donna, nel suo modo di porsi fosse anche il più irriverente e spregiudicato è malato. Oggi una donna quando vuole scoparsi un uomo, glielo chiede. Che è anche più divertente.

Vorrei che le donne potessero decidere da sole quali posti frequentare, a che ora e che vestito indossare senza dover temere l’aggressione che può essere anche la toccatina sull’autobus.
Pensare che in un certo senso, nel profondo di sé, o addirittura dire da pubbliche  ribalte  che è davvero colpa delle donne la violenza sulle donne  è devastante. E’ un’idea criminale.
Cosa dobbiamo insegnare alle nostre figlie, ad avere paura o a lottare per non doverla avere più?

Dire chiaro e tondo che questo sarà un mondo più civile quando certi, molti uomini sapranno voltarsi da un’altra parte e dire no anche davanti a una donna che apre le cosce, quando non è il caso, quando quelle cosce si aprono per motivi diversi dall’attrazione sessuale, dall’amore, dalla voglia consapevole di donarsi, quando certi, molti uomini sapranno rassegnarsi a capire che un NO significa NO, che la separazione non è un dramma da lavare col sangue perché la vita continua e una persona, una donna non può essere proprietà privata di nessuno è troppo difficile, troppo impegnativo?  perché la provocazione riguarda le donne  e mai gli uomini?   in presenza di un bell’uomo una donna va forse  a mettergli le mani fra le gambe per rendersi conto delle dimensioni dei suoi attributi? non mi pare, però chissà perché la tastatina al culo di una donna è stata sempre considerata quasi una cosa innocente, sulla quale si poteva sorvolare, ecché sarà mai? finché qualcuna  si è stancata e ha cominciato a denunciare, ora toccare un culo senza il permesso della sua legittima proprietaria è un reato in piena regola. Ed è giusto che sia così. Quindi, come per tutte le cose che riguardano i rapporti di convivenza fra persone anche la violenza sulle donne è una questione culturale.

Ma, quando la cultura scarseggia, quando un uomo si sente legittimato a mancare di rispetto alle donne perché non sono “prudenti” nel vestirsi, muoversi e parlare è giusto, giustissimo  che intervenga la legge per dire che una persona deve essere libera di abbigliarsi, parlare e muoversi come vuole, quando quegli atteggiamenti non nuocciono a nessuno. E ci mancherebbe altro.

Quello che manca in questo paese è la tutela delle donne minacciate e la certezza della pena, altroché le donne prudenti e timorose di dio.

7000 euro AL GIORNO per la scorta di berlusconi, 250 milioni l’anno per proteggere tutti gli altri – gente che potrebbe benissimo pagarsela di tasca propria una scorta se la vuole, se è davvero necessaria – e non si riescono a trovare fondi per un progetto di tutela a favore di gente, nella fattispecie donne che la vita la rischia davvero? e questo sarebbe un paese civile, avanzato, democratico?

Sottotitolo: il prete di Lerici rinuncia alla tonaca, dice di essersi pentito, di aver capito la gravità del suo agire e che spera, ora, di ritrovare la sua serenità.

La SUA serenità.
Capito come funziona? che ognuno può dire e scrivere quello che vuole a proposito di tutto, cavarsela poi con un cambio d’abito, delle semplici scuse [quando arrivano] o pagando una multa ridicola di poche migliaia di euro.

Il messaggio che passa qual è? che ognuno potrà continuare a dire e scrivere quello che vuole, perché dopo non succede niente.

 Il messaggio che passa è che in questo paese si può diffamare, istigare alla violenza, all’odio razziale, si può assolvere un uomo che ammazza una donna per un paio di calzini piegati male in un cassetto [è successo davvero] e nello stesso tempo considerare assassina una donna che abortisce, e non succede NIENTE.

Don Corsi smentisce le dimissioni
Alla cronista: “Ti venga un colpo”

Anno 2013, l´educazione del maschio (Natalia Aspesi)

 “Arroganti, cioè non sottomesse, autosufficienti cioè in grado di non dipendere da nessuno. E poi, sempre secondo il buon don Piero, si può capire perché tanti mariti si arrabbiano un po´ e bruciano nella caldaia il corpo della moglie tagliato a pezzi: «Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi o da fast food, vestiti sudici!».

La Spezia, “Femminicidio? Colpa delle donne”
Il prete chiede scusa per il volantino in chiesa

E AL GIORNALISTA CHIEDE: “LEI E’ FROCIO?” (AUDIO)

Istiga alla violenza, rimuovete quel prete

Premesso che quelli di pontifex andrebbero ignorati, in un paese normale non si darebbe così risalto ad ogni loro sortita, verrebbero considerati alla stessa stregua di quegli scimuniti di scientology, al pari di ogni associazione che veicola la qualunque in nome di dio.
E quel sito sarebbe stato chiuso come si chiudono quelli che istigano al nazismo, al fascismo e al razzismo. 
Nei paesi normali non tutto viene considerato libera espressione dei pensieri, per fortuna.

Comunque sì, le donne provocano. Sempre, le donne provocano sempre, altrimenti che donne sarebbero? il problema, quello che non capiscono  certi fondamentalisti impotenti,  è che una donna può, se lo desidera, andare in giro seminuda, avere tutti gli atteggiamenti provocatori che vuole, non saper cucinare un piatto di pasta decente né avere voglia di lucidare la sua casa tutti i giorni, ma questo non deve autorizzare nessun portatore insano di minchie esuberanti privo di un cervello pensante ad interpretare queste cose  come un invito alla violenza, figuriamoci all’omicidio.

Quello accaduto ieri però  è un fatto più serio di quattro scemenze deliranti  scritte in un sito internet.
Perché quando un prete trova spunto e ispirazione da quel che c’è scritto in un sito internet e lo usa per farlo proprio durante le celebrazioni  di natale significa che il colpevole degli abomini perpetrati, continui, continuati, reiterati dagli uomini di chiesa ormai a cadenza quotidiana, il responsabile delle violenze verbali, delle offese, delle minacce, e di tutto quello che con religione e cristianità non c’entra nulla non è il papa, il prete, il curatore fondamentalista  del sito internet.

I colpevoli sono tutti quelli che li stanno a sentire, i colpevoli sono stati quelli che non hanno interrotto questo prete durante la messa di natale impedendogli di diffondere le ennesime scemenze pericolose, i colpevoli sono quelli che non si alzano e se ne vanno in presenza di chi dice e diffonde scemenze deliranti, pericolose.

I colpevoli sono quelli che affrontano chilometri di viaggi per andare a sentire un papa che intravvede i pericoli per la pace nella gente che si ama, che non fa del male a nessuno, e nel diritto di ognuno di poter vivere nel modo che vuole, quando non fa del male a nessuno. 

La colpa è di chi rende credibili questi predicatori della follia estremista. Di tradizioni che si tramandano nei secoli dei secoli; di chi non capisce che le religioni, tutte, sono solo forme di dittature culturali dalle quali sarebbe doveroso sottrarsi, che bisognerebbe evitare di andare ad arricchire il bottino dei partecipanti a certe mense, perché su quelle  tavole vengono propinati solo veleni.

Questa gente va abbandonata insieme a tutti i suoi deliri.

Le donne, molte donne, provocano, sì, in atteggiamenti, usando ormai linguaggi liberi e spregiudicati.

E allora?

Cosa gliene dovrebbe fregare a chi si dovrebbe disinteressare a loro per mestiere?

 Questa gente andrebbe incriminata  per istigazione all’odio e alla violenza.

Proteggete i vostri figli da questi squilibrati. Teneteli lontani dalle chiese.

Misogini, omofobi e razzisti non sono gente che pensa diversamente: sono persone socialmente pericolose.

La politica di un paese civile ha il dovere di scrivere o riscrivere leggi che proteggano, tutelino tutt* coloro che quotidianamente rischiano la loro incolumità, spesso la vita perché donne, omosessuali, gente di una diversa etnia, il governo, la politica e le istituzioni preposte alla tutela dei cittadini di un paese civile hanno il dovere di intervenire nei confronti di chi – specialmente da pubbliche ribalte – che sia uno studio televisivo o l’altare di una chiesa diffonde pensieri violenti, pericolosi, perché sono anche quelli che poi armano le mani, legittimano chi aggredisce donne, omosessuali e quelle persone che – forse non lo sanno – ma hanno avuto la fortuna di non nascere in un paese come il nostro dove si permette tutto a tutti [perfino a uno squallido diffamatore di professione perdonato e graziato dal capo dello stato in persona] in virtù di una ipotetica libertà di pensiero, perché i pensieri alla fine “non ammazzano nessuno”.
Niente di più falso: promuovere, incentivare, dare spazio e visibilità ai predicatori folli, lasciar correre, giustificare, minimizzare la pericolosità di certi discorsi, anche quelli proclamati urbi et orbi e spacciati per messaggi di pace, significa soffocare, uccidere la cultura buona, lasciare che venga sopraffatta da quelle cattive. 
Questo è un paese fragile e culturalmente arretrato, vent’anni di fascismo e altri venti di berlusconi sono la conferma che la stragrande maggioranza degli italiani si fa affascinare da chi propala culture cattive, gli italiani sono un popolo facilmente seducibile; perseguire questo trend, lasciare le cose come stanno, continuare a pensare che tutti possano continuare a dire tutto liberamente significa essere complici di chi uccide le donne perché “provocano”, aggredisce gli omosessuali, i neri, gli “zingari” perché li considera gente inferiore, non degna di avere gli stessi diritti degli altri.
Per molti non dovrebbero avere nemmeno il diritto di vivere. 
La società civile, noi che pensiamo che il diritto alla vita sia un diritto di tutti, perfino dei pazzi scellerati, di quei malati mentali che intravvedono il pericolo nella bellezza di una donna, in persone che si piacciono o si amano, in gente diversa da noi solo per i suoi tratti somatici, per un diverso colore della pelle, abbiamo il dovere di pretendere una politica di governo che metta fine a questo scempio indegno di una democrazia occidentale.

E al prossimo politico di “sinistra” che trova i punti di riferimento in papi e cardinali e se ne vanta pubblicamente je deve cascà la lingua, ma sul serio, altro che la profezia dei Maya.