Bella, ciao

Su wikipedia tutti hanno la possibilità di aggiungere informazioni e dettagli a tutti gli argomenti che sono contenuti nell’enciclopedia on line che ogni giorno viene consultata da miliardi di persone.
Solo però, come diceva Grillo tanti anni fa, se qualcuno scrive una cazzata tempo due minuti e gli si rivolta contro il mondo.
E allora io mi chiedo: qual è il senso di diffondere cazzate, anche offensive, se grazie alla Rete tempo due minuti e non dico il mondo ma un sacco di gente giustamente incazzata e stanca di essere trattata da imbecille poi si rivolta contro?

Per la cosiddetta informazione italiana, pubblica e privata, la parola fascismo è off limit, non si può dire, non si può pronunciare, non si deve dire, ad esempio, che Franca Rame non fu vittima della sua bellezza [finché, ‘sto cazzo] quando il 9 marzo del 1973 fu stuprata da un branco di  fascisti e che il suo fu uno stupro su commissione non perché lei fosse una gran bella donna ma perché era una donna comunista e dunque doveva essere punita per questo.
E non si può dire che quello stupro fu ordinato da alcuni ufficiali dei carabinieri come riportano le cronache del periodo.

Ieri il TG2 ha mandato in onda un servizio vergognoso su Franca Rame: la conduttrice  ha detto che Franca Rame avrebbe usato la sua bellezza finché non fu stuprata omettendo il perché di quello stupro, ovvero la parte fondamentale che fu quella che poi segnò per sempre la vita dell’artista.

Dopo mezz’ora dalla fine del telegiornale in Rete è successo il finimondo come sempre accade quando l’informazione ufficiale, quella che paghiamo tutti, non assolve al suo dovere che è appunto, quello di informare e non di dare la versione più comoda, riveduta, corretta e addolcita di un fatto che è accaduto.

E dai fatti che hanno riguardato  la splendida vita di Franca Rame non si può stralciare qualcosa che è ormai di pubblico dominio, e specialmente nel giorno della sua morte e dopo che  la vicenda drammatica dello stupro subito da Franca Rame aveva già fatto il giro del mondo in Rete.
A distanza di quarant’anni, il servizio pubblico come quello privato nella figura di Enrico Mentana, anche lui così poco coraggioso da evitare di pronunciare la parola “fascisti” in riferimento agli stupratori,  non possono oscurare il fatto che lo stupro di Franca sia stato una vera spedizione punitiva eseguita da una squadraccia fascista e ordita per motivi politici.

Solo in tarda serata è arrivata una specie di rettifica da parte del TG2, ma come sempre accade in casi come questi la toppa è stata peggiore del buco, perché il direttore Marcello Masi ha fatto l’offeso e lo sdegnato invitando a vergognarsi tutti quelli, me compresa che si erano già attivati su facebook per pretendere il chiarimento, colpa nostra che  avevamo capito male e non c’era nessuna finalità offensiva né tanto meno censoria nell’intervento di Carola Carulli al telegiornale.

Nella richiesta di rettifica non c’era nessuna volontà di ripristinare la gogna per la giornalista disinformata: bastava ammettere l’errore e  fare un opportuno passo indietro senza i se i ma del direttore.

E inoltre, se l’informazione facesse il suo dovere non servirebbero nemmeno certe “scuse”.

Lo stupro è un orrore che ammazza dentro.

Quello che si vive dopo è solo un surrogato di vita: un’apparenza di vita.

Grazie a Franca Rame per aver saputo, invece, vivere così bene la sua, mettendosi a disposizione per un progetto di civiltà.

E, a proposito di balle e ballisti,  qual è il senso di fare il Pigì Battista se poi c’è sempre almeno un Marco Travaglio che gli fa fare la figura di merda che si merita?

I ragazzi del coro
Marco Travaglio, 30 maggio

L’altra sera il giornalismo indipendente ha fatto un altro passo da gigante a Ballarò con l’intervista, si fa per dire, di Giovanni Floris a Pier Luigi Bersani. Parevano due compari che si ritrovano al bar dopo tanto tempo e il più cazzaro dei due racconta all’altro che lo voleva la Juve come centravanti, ma lui ha rifiutato perché merita ben di meglio. Solo che al bar, di solito, l’altro compare guarda il cazzaro con un misto di simpatia e commiserazione, e se è molto buono lo asseconda, altrimenti gli ride in faccia. Floris invece assisteva alle bugie di Bersani con compunta partecipazione, alzandogli lui stesso la palla per aiutarlo a mentire meglio. Così lo smacchiatore di giaguari ha potuto raccontare la favola del “governo del cambiamento” con i 5Stelle, abortito per il no di Grillo (tutti sanno che era un governo Bersani di minoranza, in cui i 5Stelle non avrebbero avuto alcun ministro e alcuna voce in capitolo sul programma, che Bersani si era premurato di preparare in anticipo: i famosi otto punti di sutura). La frottola della sua proposta ai grillino di votare Prodi al Quirinale (proposta mai fatta né in pubblico né in privato, mentre fu Grillo a proporgli pubblicamente di votare Rodotà e poi discutere di un governo insieme). La balla del no del Pd a Rodotà perché “non avrebbe avuto i voti” (e allora perché proporre Marini e Prodi, che non avevano neppure i voti del Pd, ed escludere in partenza Rodotà, che aveva già i voti dei 5Stelle e di Sel e avrebbe potuto essere eletto anche senza un terzo del Pd?). La bufala della sua disponibilità a farsi da parte (lo disse solo il 2 aprile, dopo aver ripetuto per un mese e mezzo “governo Bersani o elezioni”, e poi non lo fece mai). La patacca del “sempre stato contrario al finanziamento pubblico dei partiti” (celebre il refrain della campagna elettorale:”anche Clistene era favorevole, sennò fan politica solo i ricchi”). E via balleggiando. L’unica volta che Bersani ha detto qualcosa di vero, e cioè che sa chi sono i 101 “o forse 110” parlamentari del Pd che han tradito Prodi e il partito, ma non intende svelarli, Floris ha lasciato pietosamente cadere la questione. Meglio non metter troppo in imbarazzo l’ospite. Meglio servirgli altri assist spiritosi, tipo: “È più facile governare con Alfano o con Casaleggio?”. Ah ah, zuzzurellone. Il clima è da quiete dopo la tempesta: ce la siamo vista brutta, ma ora è passata, tutto è tornato al suo posto: Grillo perde, i partiti vincono (mettono in fuga 4 elettori su 10, ma è un trionfo), i giornalisti tornano a sdraiarsi dopo tanta paura, la cadrega è salva e si può anche riscrivere la storia a uso e consumo dei presunti vincitori. È lo stesso clima che si respira nei giornali, che celebrano il record dell’astensionismo con titoli virili del tipo “Una domanda di governo” (Corriere ), “Il riscatto dei partiti” (Repubblica ), “Il voto sveglia la sinistra” (l’Unità). Anche gli onanisti di twitter si scatenano. Il neomartire Pigi Battista (Grillo l’ha insultato per le balle che scrive, dunque tutti solidali, mentre chi viene insultato da Battista non merita nulla) cinguetta: “Per Ingroia l’anno della catastrofe: arrestato il suo pataccaro Ciancimino jr.”. Strana esultanza, da parte di uno che passa il tempo a travestire da Tortora qualunque potente arrestato o inquisito. Figurarsi se avessero ingabbiato uno a scelta fra i suoi editori evasori: pianti a dirotto e alti lai contro le manette facili e l’accanimento delle toghe cattive. Trattandosi invece di Ciancimino, viva la garrota. Peccato che il primo a far arrestare Cincimino per calunnia e porto di esplosivi sia stato proprio Ingroia, che poi lo fece rinviare a giudizio per minaccia a corpo dello Stato e concorso esterno. E peccato che l’arresto per evasione fiscale non c’entri nulla con la veridicità o meno di quel che Ciancimino ha detto sulla trattativa e dei 50 documenti che ha prodotto (già autenticati dalla Scientifica). 
Queste cose le sanno tutti i giornalisti, anche i meno dotati. Dunque non Battista.

E tu donna, partorirai con dolore [da metterci la firma, se fosse stato solo questo]

Io voglio bene a don Piero Corsi, ce ne vorrebbero di parroci come lui. Faciliterebbero il lavoro per arrivare, prima possibile, ad uno stato laico. Indipendente.

Preambolo:  chi non sa tenere a bada i propri istinti, oppure pensa di poter leggere un invito nell’abbigliamento di una donna, nel suo modo di porsi fosse anche il più irriverente e spregiudicato è malato. Oggi una donna quando vuole scoparsi un uomo, glielo chiede. Che è anche più divertente.

Vorrei che le donne potessero decidere da sole quali posti frequentare, a che ora e che vestito indossare senza dover temere l’aggressione che può essere anche la toccatina sull’autobus.
Pensare che in un certo senso, nel profondo di sé, o addirittura dire da pubbliche  ribalte  che è davvero colpa delle donne la violenza sulle donne  è devastante. E’ un’idea criminale.
Cosa dobbiamo insegnare alle nostre figlie, ad avere paura o a lottare per non doverla avere più?

Dire chiaro e tondo che questo sarà un mondo più civile quando certi, molti uomini sapranno voltarsi da un’altra parte e dire no anche davanti a una donna che apre le cosce, quando non è il caso, quando quelle cosce si aprono per motivi diversi dall’attrazione sessuale, dall’amore, dalla voglia consapevole di donarsi, quando certi, molti uomini sapranno rassegnarsi a capire che un NO significa NO, che la separazione non è un dramma da lavare col sangue perché la vita continua e una persona, una donna non può essere proprietà privata di nessuno è troppo difficile, troppo impegnativo?  perché la provocazione riguarda le donne  e mai gli uomini?   in presenza di un bell’uomo una donna va forse  a mettergli le mani fra le gambe per rendersi conto delle dimensioni dei suoi attributi? non mi pare, però chissà perché la tastatina al culo di una donna è stata sempre considerata quasi una cosa innocente, sulla quale si poteva sorvolare, ecché sarà mai? finché qualcuna  si è stancata e ha cominciato a denunciare, ora toccare un culo senza il permesso della sua legittima proprietaria è un reato in piena regola. Ed è giusto che sia così. Quindi, come per tutte le cose che riguardano i rapporti di convivenza fra persone anche la violenza sulle donne è una questione culturale.

Ma, quando la cultura scarseggia, quando un uomo si sente legittimato a mancare di rispetto alle donne perché non sono “prudenti” nel vestirsi, muoversi e parlare è giusto, giustissimo  che intervenga la legge per dire che una persona deve essere libera di abbigliarsi, parlare e muoversi come vuole, quando quegli atteggiamenti non nuocciono a nessuno. E ci mancherebbe altro.

Quello che manca in questo paese è la tutela delle donne minacciate e la certezza della pena, altroché le donne prudenti e timorose di dio.

7000 euro AL GIORNO per la scorta di berlusconi, 250 milioni l’anno per proteggere tutti gli altri – gente che potrebbe benissimo pagarsela di tasca propria una scorta se la vuole, se è davvero necessaria – e non si riescono a trovare fondi per un progetto di tutela a favore di gente, nella fattispecie donne che la vita la rischia davvero? e questo sarebbe un paese civile, avanzato, democratico?

Sottotitolo: il prete di Lerici rinuncia alla tonaca, dice di essersi pentito, di aver capito la gravità del suo agire e che spera, ora, di ritrovare la sua serenità.

La SUA serenità.
Capito come funziona? che ognuno può dire e scrivere quello che vuole a proposito di tutto, cavarsela poi con un cambio d’abito, delle semplici scuse [quando arrivano] o pagando una multa ridicola di poche migliaia di euro.

Il messaggio che passa qual è? che ognuno potrà continuare a dire e scrivere quello che vuole, perché dopo non succede niente.

 Il messaggio che passa è che in questo paese si può diffamare, istigare alla violenza, all’odio razziale, si può assolvere un uomo che ammazza una donna per un paio di calzini piegati male in un cassetto [è successo davvero] e nello stesso tempo considerare assassina una donna che abortisce, e non succede NIENTE.

Don Corsi smentisce le dimissioni
Alla cronista: “Ti venga un colpo”

Anno 2013, l´educazione del maschio (Natalia Aspesi)

 “Arroganti, cioè non sottomesse, autosufficienti cioè in grado di non dipendere da nessuno. E poi, sempre secondo il buon don Piero, si può capire perché tanti mariti si arrabbiano un po´ e bruciano nella caldaia il corpo della moglie tagliato a pezzi: «Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi o da fast food, vestiti sudici!».

La Spezia, “Femminicidio? Colpa delle donne”
Il prete chiede scusa per il volantino in chiesa

E AL GIORNALISTA CHIEDE: “LEI E’ FROCIO?” (AUDIO)

Istiga alla violenza, rimuovete quel prete

Premesso che quelli di pontifex andrebbero ignorati, in un paese normale non si darebbe così risalto ad ogni loro sortita, verrebbero considerati alla stessa stregua di quegli scimuniti di scientology, al pari di ogni associazione che veicola la qualunque in nome di dio.
E quel sito sarebbe stato chiuso come si chiudono quelli che istigano al nazismo, al fascismo e al razzismo. 
Nei paesi normali non tutto viene considerato libera espressione dei pensieri, per fortuna.

Comunque sì, le donne provocano. Sempre, le donne provocano sempre, altrimenti che donne sarebbero? il problema, quello che non capiscono  certi fondamentalisti impotenti,  è che una donna può, se lo desidera, andare in giro seminuda, avere tutti gli atteggiamenti provocatori che vuole, non saper cucinare un piatto di pasta decente né avere voglia di lucidare la sua casa tutti i giorni, ma questo non deve autorizzare nessun portatore insano di minchie esuberanti privo di un cervello pensante ad interpretare queste cose  come un invito alla violenza, figuriamoci all’omicidio.

Quello accaduto ieri però  è un fatto più serio di quattro scemenze deliranti  scritte in un sito internet.
Perché quando un prete trova spunto e ispirazione da quel che c’è scritto in un sito internet e lo usa per farlo proprio durante le celebrazioni  di natale significa che il colpevole degli abomini perpetrati, continui, continuati, reiterati dagli uomini di chiesa ormai a cadenza quotidiana, il responsabile delle violenze verbali, delle offese, delle minacce, e di tutto quello che con religione e cristianità non c’entra nulla non è il papa, il prete, il curatore fondamentalista  del sito internet.

I colpevoli sono tutti quelli che li stanno a sentire, i colpevoli sono stati quelli che non hanno interrotto questo prete durante la messa di natale impedendogli di diffondere le ennesime scemenze pericolose, i colpevoli sono quelli che non si alzano e se ne vanno in presenza di chi dice e diffonde scemenze deliranti, pericolose.

I colpevoli sono quelli che affrontano chilometri di viaggi per andare a sentire un papa che intravvede i pericoli per la pace nella gente che si ama, che non fa del male a nessuno, e nel diritto di ognuno di poter vivere nel modo che vuole, quando non fa del male a nessuno. 

La colpa è di chi rende credibili questi predicatori della follia estremista. Di tradizioni che si tramandano nei secoli dei secoli; di chi non capisce che le religioni, tutte, sono solo forme di dittature culturali dalle quali sarebbe doveroso sottrarsi, che bisognerebbe evitare di andare ad arricchire il bottino dei partecipanti a certe mense, perché su quelle  tavole vengono propinati solo veleni.

Questa gente va abbandonata insieme a tutti i suoi deliri.

Le donne, molte donne, provocano, sì, in atteggiamenti, usando ormai linguaggi liberi e spregiudicati.

E allora?

Cosa gliene dovrebbe fregare a chi si dovrebbe disinteressare a loro per mestiere?

 Questa gente andrebbe incriminata  per istigazione all’odio e alla violenza.

Proteggete i vostri figli da questi squilibrati. Teneteli lontani dalle chiese.

Misogini, omofobi e razzisti non sono gente che pensa diversamente: sono persone socialmente pericolose.

La politica di un paese civile ha il dovere di scrivere o riscrivere leggi che proteggano, tutelino tutt* coloro che quotidianamente rischiano la loro incolumità, spesso la vita perché donne, omosessuali, gente di una diversa etnia, il governo, la politica e le istituzioni preposte alla tutela dei cittadini di un paese civile hanno il dovere di intervenire nei confronti di chi – specialmente da pubbliche ribalte – che sia uno studio televisivo o l’altare di una chiesa diffonde pensieri violenti, pericolosi, perché sono anche quelli che poi armano le mani, legittimano chi aggredisce donne, omosessuali e quelle persone che – forse non lo sanno – ma hanno avuto la fortuna di non nascere in un paese come il nostro dove si permette tutto a tutti [perfino a uno squallido diffamatore di professione perdonato e graziato dal capo dello stato in persona] in virtù di una ipotetica libertà di pensiero, perché i pensieri alla fine “non ammazzano nessuno”.
Niente di più falso: promuovere, incentivare, dare spazio e visibilità ai predicatori folli, lasciar correre, giustificare, minimizzare la pericolosità di certi discorsi, anche quelli proclamati urbi et orbi e spacciati per messaggi di pace, significa soffocare, uccidere la cultura buona, lasciare che venga sopraffatta da quelle cattive. 
Questo è un paese fragile e culturalmente arretrato, vent’anni di fascismo e altri venti di berlusconi sono la conferma che la stragrande maggioranza degli italiani si fa affascinare da chi propala culture cattive, gli italiani sono un popolo facilmente seducibile; perseguire questo trend, lasciare le cose come stanno, continuare a pensare che tutti possano continuare a dire tutto liberamente significa essere complici di chi uccide le donne perché “provocano”, aggredisce gli omosessuali, i neri, gli “zingari” perché li considera gente inferiore, non degna di avere gli stessi diritti degli altri.
Per molti non dovrebbero avere nemmeno il diritto di vivere. 
La società civile, noi che pensiamo che il diritto alla vita sia un diritto di tutti, perfino dei pazzi scellerati, di quei malati mentali che intravvedono il pericolo nella bellezza di una donna, in persone che si piacciono o si amano, in gente diversa da noi solo per i suoi tratti somatici, per un diverso colore della pelle, abbiamo il dovere di pretendere una politica di governo che metta fine a questo scempio indegno di una democrazia occidentale.

E al prossimo politico di “sinistra” che trova i punti di riferimento in papi e cardinali e se ne vanta pubblicamente je deve cascà la lingua, ma sul serio, altro che la profezia dei Maya.

25 novembre: che strazio ‘ste giornate contro

Sottotitolo: non andrò a votare alle primarie per i motivi che ho spiegato diffusamente in questi giorni, se avessi deciso diversamente, se chi ha organizzato queste primarie che comunque sono una dimostrazione di democrazia applicata ai fatti non avesse inserito quella trappola di doversi dichiarare elettori di centrosinistra, avrei votato Vendola. Perché pur avendo il cardinale sul comodino è l’unico che forse ce la può fare a riportare la parola SINISTRA sulla scena politica italiana.
E, attenzione a Renzi che invece dice, anzi lo scrive su un libro, che la fede  religiosa non deve rappresentare un pericolo in politica e che non può essere un fatto privato.
 La fede religiosa  E’ e deve restare un fatto privato, anzi, in Italia è urgentissimo che si agisca nel concreto per farcela proprio diventare.

Preambolo: ci sono donne che si ricordano di chiedere il rispetto per le donne il 25 novembre,  come quelle che  l’8 marzo pensando che sia una festa vanno a vedersi  spogliarelli maschili, se ti piace lo spogliarello perché non ci vai tutti gli altri giorni? e se ti piace il rispetto, perché non lo pretendi tutto l’anno, magari  tutti i giorni meno questo?

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: condividi anche tu “se sei contro la violenza sulle donne”.

Un concetto di così rara stupidità non dovrebbe essere pensato da nessuno, figuriamoci scritto su una delle solite fotine che imperversano sui social network e  che ci mostrano donne che si riparano volti, donne coi lividi sulle guance.
Come se la normalità fosse quella di essere “pro” qualsiasi violenza.
Come se ci fosse bisogno di ribadire il proprio no a tutte le violenze.
Non si combatte la violenza con immagini che la esprimono.
Non si è più pacifisti, ovvero contro le guerre, mostrando le foto di bambini dilaniati dalle bombe, per esempio.
Non si combatte la violenza sulle donne confezionando una parola “femminicidio” che a nulla serve se non a distogliere l’attenzione su un dramma  creando l’ennesimo divario, l’ennesima separazione, la quota rosa anche per quel che riguarda il diritto ad essere rispettate fisicamente.
Non esiste il femminicidio, non esiste il gaycidio, non esiste l’ominicidio; esiste l’OMICIDIO, se in questo paese si riuscisse a restare seri almeno sulle cose serie sarebbe un bel passo avanti.
Non ci vuole una legge contro la violenza sulle donne così come non ce ne vuole, non ce ne vorrebbe nessuna contro la violenza verso gli omosessuali, i bambini, i cani, i gatti eccetera.
Ci vuole UNA legge ben fatta per tutti, per le PERSONE – da far rispettare.

In Italia non c’è nemmeno una  particolare emergenza  contro la violenza sulle  donne, non ci siamo neanche sui numeri, le statistiche degli organi internazionali, uno a caso l’ONU, non il club dell’uncinetto quindi, rilevano che l’Italia è nella media di altri paesi, anzi addirittura ci sono paesi del nord Europa dove la media è uguale se non più alta; quello che fanno certi media è puro terrorismo mediatico che viene sfruttato come pretesto da veterofemministe d’antan per appoggiare richieste fuori da ogni logica,  tipo la proposta di legge  Bongiorno – Carfagna circa l’ergastolo per chi uccide le donne. Giulia Bongiorno, l’ottimo avvocato che è riuscita a far prescrivere Andreotti facendolo risultare mafioso solo un po’, quel tanto che bastava per non perdere la carica di senatore a vita, vuole l’ergastolo per gli assassini delle donne. Una proposta di legge che porterebbe la sua firma e quella della nota statista Mara Carfagna, la stessa che voleva inasprire la legge contro lo sfruttamento della prostituzione minorile e non mentre a casa berlusconi si organizzavano le famose cene eleganti a base di anal_coolici e bunga bunga.
E nessuna delle due la considera discriminatoria: un bel passo avanti in fatto di civiltà.
Che bel paese, l’Italia.

La vita ha lo stesso valore per tutte le persone, per le donne, per gli uomini, per i bambini, per omosessuali e transgender;  quindi chi offende, violenta e uccide donne, uomini, bambini, omosessuali e transgender  deve essere punito con la stessa pena. Non una pena diversa, una legge diversa ma l’applicazione esatta di una legge fatta bene. L’allontanamento coatto ad esempio non viene quasi mai fatto rispettare. Perché? quindi quello che si deve pretendere è la certezza della pena, non la diversificazione della gravità del reato.

Una legge pensata per dire che chi uccide un uomo o un gay sia meno colpevole di chi ammazza una donna può produrre solo effetti disastrosi.

Bisogna cambiare la cultura?
Sì, a partire dall’educazione dei bambini che storicamente in questo paese vengono educati e istruiti perlopiù da donne.
La quasi totalità dei bambini, maschi e femmine viene educata dalle madri, da maestre,  dunque da donne, anche alle scuole medie e alle superiori la percentuale degli insegnanti  donna è più alta.

Bisogna cambiare la cultura?
Sì, è assolutamente vero: bisogna cambiare la cultura, a partire proprio da certe madri, e sono tante, che spesso affibbiano ruoli distinti e separati ai figli proprio in base al sesso, genitori e nonni che regalano giocattoli sin dalla tenera età per ribadire la diversità, alle femminucce la tavola da stiro e ai maschi le pistole.
Madri che pretendono che sia la femmina ad aiutare in casa mentre al maschio è concesso potersi spalmare sul divano a guardarsi la partita coi papà.
Madri che non pensano sia utile insegnare anche ai figli maschi come si usa una lavatrice, una lavastoviglie e – appunto – un ferro da stiro, che mutande e calzini sporchi si mettono in lavatrice, non si lasciano sotto al letto, e che la tazza della colazione si può sciacquare e rimettere a posto. Serviti e riveriti finché restano in casa.

Maschi cresciuti pensando che ci siano cose che sono esclusivamente “roba da e per donne”-  in che modo potranno sviluppare un concetto diverso a proposito di rispetto PARITARIO per le donne?
La cultura si insegna da piccoli, in un paese normale.

Insisto: non chiamateli femminicidi

Dopo aver letto decine di articoli e  centinaia di commenti su questo argomento [femminicidio]  non solo a proposito della tragedia di Carmela, ho capito che ci sono un mucchio di donne che vivono la loro condizione femminile nel modo peggiore pensando che tutti gli uomini siano potenziali stupratori violentatori assassini.
Questi sono i danni prodotti purtroppo da un certo femminismo esagerato: quella mentalità per cui davanti agli uomini bisogna stare sempre in assetto da guerra, pensare che per difendere il diritto ad essere donne rispettate sia necessario avere un’opinione sempre negativa a proposito di uomini.

Io non sono così, e non sarò mai così.
Semplicemente perché non tutti gli uomini sono “così”.
E non per questo mi sento sminuita nel mio ruolo, al contrario ho sempre vissuto bene il mio rapporto con l’altro sesso, senza cercare la competizione continua, senza sentirmi “meno” rispetto a nessuna donna che abbia ancora in mente la convinzione che ogni cosa che riguarda donne ed uomini debba trasformarsi e/o passare per una battaglia femminista.
Sono andata a leggermi un po’ di statistiche circa la percentuale di donne morte nel resto del mondo: dati ONU, per motivi diversi e in paesi dove nessuno per fortuna ha bisogno di inventarsi parole nuove per specificare un problema, un dramma quando ci sono: se i media la piantassero di ficcare la parola femminicidio ovunque sarebbero molto più credibili: un figlio maschio che viene ucciso dal padre perché gli chiede soldi per drogarsi o perché tiene la musica troppo alta [è successo davvero], in che categoria lo dobbiamo inserire?
Sono mesi che il dibattito si sposta proprio sull’uso di questo termine improprio ma nessuno sembra farci caso, e si continua a perpetuarlo ovunque.
Dunque da quei dati consultabili facilmente in Rete sembra che in Italia non ci sia alcuna  emergenza, anzi, rispetto ad altri paesi la percentuale è anche più bassa.

Questo non significa nulla naturalmente, è chiaro per tutti spero che anche una sola donna, ragazza morta di niente, e cioè per motivi legati agli esiti sfavorevoli di relazioni con gli uomini sarebbe, è, un fatto inaccettabile. 
Non vorrei però, e ne ho paura anzi, che anche questo diventasse un argomento sul quale si può ricamare all’infinito, un argomento buono per dibattiti, talk show, articoli di giornale spalmati ovunque, buono per dare una ribalta pubblica anche a chi poi non ne farebbe un uso corretto parlandone in modo non corretto.
Un argomento buono per far vendere qualche libro in più.
Non esiste la violenza di genere, esiste la violenza e basta.
E la violenza non si combatte rispolverando veterofemminismi, slogan da anni ’70 che ho letto in questi giorni nei mille articoli che trattano della morte di Carmela morta per sbaglio al posto di sua sorella.
Non si risolve coniando termini nuovi che poi spostano l’attenzione da quello di cui si vuol parlare; esprimere una cultura che faccia da contrasto a questi episodi non significa inventarsene una o più d’una buona per l’occasione ché poi qui ci vogliono i secoli per togliersi dalle balle sottoculture e luoghi comuni, siamo mica la Danimarca noi.
Bisognerebbe che ognuno iniziasse a prendersi le sue responsabilità; famiglia, scuola, responsabilità, anche e soprattutto riguardo  quelle madri che permettono a figlie ancora bambine di agghindarsi come prostitute da strada, di avere un telefono con la connessione ad internet  e il profilo facebook col quale parlano con l’amichetta che abita di fronte casa loro a dodici anni [cazzo ci devi fare a dodici anni con internet? stronzate, ci fanno solo stronzate] invece di educarle alla mutazione “bambina/ragazza/donna” in modo equilibrato. Di quel che si dovrebbe fare coi figli maschi ne ho scritto diffusamente nel post precedente.
E  anche le donne dovrebbero riprendersele; io penso che ci sono situazioni in cui una donna se vuole si può salvare. 
Può decidere di non accettare una prima volta, che sia l’offesa verbale, lo schiaffo, la mortificazione psicologica, a tutto questo si può dire di no.
Già dalla prima volta, molte invece ancora confondono certi atteggiamenti con la considerazione che un uomo ha per loro: “è geloso, significa che a me ci tiene, mi ama, non vuole perdermi”. 
Niente di più sbagliato e falso, e ormai non ci dovrebbe cadere proprio più nessuna in questa trappola.
Non c’è nulla che si possa derubricare nel cosiddetto raptus della follia; la strategia dell’uomo violento è studiata, ponderata in modo scientifico, ed è impossibile non accorgersi del pericolo.
E quando questo pericolo si avvicina, quando si inizia a vivere nel disagio e nella paura sarebbe meglio parlarne con qualcuno da vive, piuttosto che far parlare poi di sé da morte.
Il rinnovamento e la crescita culturale non passano per la parola “femminicidio”.