…poi passa Matteo e paga

Riccardo Mannelli per Il Fatto Quotidiano

In tempi passati, quando ci si poteva fidare un po’ di più del prossimo,  si mandavano i bambini a comprare piccole cose, ad esempio il latte, un gelato, un panino per la merenda di scuola senza soldi. La frase che stabiliva l’accordo era: “poi passa mamma e paga”. E ci si poteva fidare perché poi quella mamma a pagare ci andava davvero, non metteva in gioco la sua reputazione per quelle poche lire che valeva la merce acquistata. Nel caso di specie invece è il più giovane a pagare per il più anziano, e delinquente, la cui reputazione è tristemente nota a tutti. Anche a chi ancora lo accontenta come si farebbe col nonno rincoglionito che, a differenza dell’anziano delinquente almeno è una figura innocua, familiare e perfino simpatica. Silvio è passato subito all’incasso: “mia condanna mostruosa, cambiare giustizia”. E, scommettiamo? Renzi la cambierá non certo in meglio, considerato il terzetto piazzato alla giustizia.
L’unica cosa veramente mostruosa, invece, è la somiglianza fra Renzi e berlusconi,  anche nel linguaggio. Com’è tenero Renzi che parla dei nonni, delle nonne, di sua madre, dei suoi figli, e ci mancava poco che citasse anche lo spirito santo per ringraziarlo di averlo aiutato nell’impresa. E’ tutto incredibile e surreale: ancora una volta la gente si è lasciata sedurre e affascinare dal modus operandi di uno che non fa nemmeno finta di nascondere chi è il suo ispiratore. Questo paese è fatto di una stragrande maggioranza di persone culturalmente irrecuperabili, gente che si nega di sua sponte alle evidenze, e non si salverà.
Non ci salverà nessuno, se non impariamo a salvarci da soli.

Perché, se  è mostruosa la giustizia di un paese in cui l’avviso di garanzia alza il punteggio, fa curriculum per accedere alla carriera politica, c’è chi con una condanna definitiva per frode fiscale può partecipare addirittura alla scrittura delle leggi, lamentarsi a media unificati  nonostante la sua vita nel concreto non abbia subito nessun cambiamento significativo, forse perché – ormai è evidente – tutti gli devono qualcosa altrimenti sarebbe altrove dalla politica e anche dalla scena pubblica inquinata dalla sua presenza dannosa, non oso immaginare come sarebbe l’Italia con una giustizia bella.

E mi chiedevo inoltre  come mai tutti i giornalisti che si sono indignati oggi per la questione relativa a Gentile e al quotidiano calabrese a cui si rompono le rotative su richiesta, non lo abbiano fatto anche a suo tempo. Possibile che certe cose le venga a sapere solo Il Fatto Quotidiano? Perché se è così, o quelli del Fatto sono più bravi, o l’altro giornalismo, quello che s’indigna un po’ sì e un po’ no, che informa un po’ sì e un po’ no, non ha pensato che fosse così grave l’abuso di potere che ha esercitato il neo sottosegretario che ha chiesto che non venisse diffusa una notizia riguardante suo figlio indagato, un favore prontamente eseguito non con la cancellazione della notizia che non sarebbe nemmeno una novità per la gloriosa stampa italiana che spesso omette, dimentica, oppure pubblica ma in modo tale che non se ne accorga quasi nessuno, ma dell’intera edizione del quotidiano che la riportava.

Nota a margine: il presidente americano che ricorda alla Russia le regole del diritto internazionale che vietano le ingerenze negli affari degli altri stati farebbe molto ridere se in questo caso “gli affari” non fossero relativi all’ipotesi di una nuova guerra. L’America che è andata a bombardare i tre quarti dell’orbe terracqueo, a rovesciare governi democraticamente eletti per esportare la sua idea di democrazia in cui la pace, è evidente, è l’ultimo degli interessi si ricorda solo adesso, perché c’è di mezzo il nemico di sempre ma col quale si sono fatti affari molto volentieri, che esiste una sovranità delle nazioni in cui nessuno dovrebbe mettere bocca, becco e bombe. Più separazioni, più conflitti. La storia non ha insegnato niente. Se non si impara a dire di no andrà sempre peggio. Prima c’erano solo l’America e la Russia, poi è arrivata la Cina, adesso sta arrivando l’India. E tutti continuano ad inginocchiarsi davanti ai governi di paesi in cui non vengono rispettati nemmeno i diritti di base: quelli minimi di civiltà.

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RENZUSCONI – Marco Travaglio, 2 marzo

A gennaio, quando Renzi incontrò il pregiudicato interdetto decaduto Berlusconi nella sede Pd per discutere la nuova legge elettorale e le riforme collegate (Senato e Regioni), scrivemmo pur fra mille dubbi che non era proprio uno scandalo. Le leggi elettorali appartengono agli elettori, non agli eletti, dunque era impensabile tagliar fuori il maggior partito di centrodestra. Inoltre, stante l’indisponibilità dei 5Stelle persi nella Rete, per sbloccare l’impasse non restava che rivolgersi al terzo partito, Forza Italia: l’unico che poteva assicurare una maggioranza in Parlamento. Renzi, appena plebiscitato segretario del Pd, giurava che l’accordo con B. era per una legge che ci mettesse al riparo da altri governi con B. Intanto, mentre lui e B. si occupavano delle riforme, Letta poteva governare sereno. Non restava che prenderne atto e aspettarlo al varco, cioè alla prova dei fatti: per quanto inedita, l’ipotesi che un politico italiano dicesse la verità non andava scartata a priori.

Ora, meno di due mesi dopo e alla luce dei fatti, possiamo tranquillamente affermare che Renzi mentiva. L’accordo con B., quasi sempre intermediato dal comune amico Denis Verdini, è ben più vasto e stringente di un’intesa tecnica per quelle tre riforme. È un patto d’acciaio le cui clausole restano occulte, anche se i risultati si manifestano ogni giorno più chiari. Il Caimano sa che il 10 aprile si riunisce il Tribunale di sorveglianza per decidere dove sconterà i 7 mesi di pena (quel che resta della condanna a 4 anni, detratti i 3 anni di indulto e i 5 mesi di liberazione anticipata extralarge sancita dallo svuotacarceri Cancellieri): in galera, o ai domiciliari, o ai servizi sociali. Forse, per non alimentare il suo vittimismo durante la campagna elettorale per le Europee, il verdetto slitterà di un paio di mesi. In ogni caso il pregiudicato sarà politicamente fuori gioco sino a fine anno: guiderà il partito per interposto Toti. Intanto tenterà il colpaccio: candidarsi ugualmente alle Europee in barba alla legge Severino e sfidare gli uffici elettorali della Corte d’appello a depennarlo, con una prova muscolare che mira a resuscitare il vecchio nemico, le toghe rosse; a incendiare una spenta campagna elettorale; e a mettere in difficoltà l’amico Matteo.

Per portare a termine il piano, B. ha bisogno di un governo che regga almeno un anno, dandogli modo di tornare come nuovo a Natale e di organizzare l’unica campagna che gli sta a cuore: quella delle politiche, che non fa mistero di auspicare per il 2015. Il governo Letta questa garanzia non gliel’assicurava: stava insieme con lo sputo, passava di gaffe in scandalo, non aveva più l’appoggio del Pd, poteva sfasciarsi da un momento all’altro. E, se anche fosse durato fino al 2015, avrebbe costretto il quasi ottantenne Caimano a sfidare un giovane come Renzi, che ha la metà dei suoi anni, per giunta intonso da esperienze governative e dunque molto più fresco e popolare di lui. Una partita persa in partenza.

L’ideale era che Renzi subentrasse a Letta sputtanandosi con un colpo di palazzo senza passare dal voto, risputtanandosi con estenuanti trattative con i partiti e i partitini di una maggioranza Brancaleone, arcisputtanandosi con un governicchio impresentabile e ultrasputtanandosi con grandi promesse e pochi fatti. L’amico Matteo, con ammirevole abnegazione, l’ha puntualmente accontentato. Missione compiuta. Già che c’era, gli ha pure regalato il controllo militare sui ministeri della Giustizia (con i berlusconiani Costa & Ferri), delle Infrastrutture (con i diversamente berlusconiani Lupi & Gentile) e delle Attività produttive (con la berlusconiana Guidi che veglia anche sulle Comunicazioni). Così B. potrà seguitare a governare sui propri interessi e “gratis”, senza nemmeno il fastidio di entrare nella maggioranza, metterci la faccia e sporcarsi le mani.

Resta da capire che cosa ci guadagni Renzi da questa catastrofe, e magari un giorno lo capiremo. Ma è una vecchia storia. Lo scienziato capace di isolare il virus che porta al suicidio tutti i leader del centrosinistra vince il Nobel.

USA e getta

La cosiddetta “ragion di stato” serve a tutto fuorché a proteggere davvero uno stato. Che si chiami Datagate o trattativa stato mafia non fa nessuna differenza. Nella storia, nella politica come nella vita quello che conta è come sempre la verità. Senza verità non può mai esserci nessun progresso civile, nessuna giustizia. Nessuna democrazia.

Datagate, la Merkel spiata dal 2002
P. Chigi, i privati controllano la rete


La ragion di stato non serve a proteggere lo stato ma unicamente chi fa il male di quello stato. Lo abbiamo visto qui in sessant’anni di presunta democrazia durante i quali sono stati coperti e protetti gli autori delle stragi dando di volta in volta una matrice opportuna all’attentato, alla bomba fatta esplodere in una banca e alla stazione, all’autostrada e al palazzo saltati in aria, perché nessuno doveva e deve sapere che pezzi consistenti dello stato agivano e si muovevano in contrasto con i loro doveri, e anche quando i nomi c’erano lo stato, le sue istituzioni alte e quelle altissime hanno agito in modo tale che “il buon nome” del paese non dovesse essere messo in discussione. 

Perché non è credibile un paese i cui governi e lo stato proteggono e riparano chi agisce contro lo stato così come non è credibile un paese le cui amministrazioni, che siano repubblicane o democratiche non fa differenza, pensano che sia utile esportare civiltà con le bombe, con la guerra, ma poi quello che succede durante una guerra non si deve sapere. 

In un mondo normale Manning, Assange e Snowden sarebbero considerati i Resistenti del nuovo millennio, i Partigiani della verità, in questo invece li considerano dei fuori legge da isolare e chiudere in una galera.

La verità è un lusso che i disonesti non possono permettersi.

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Ultimi della classe: stampa e corruzione. Non ci resta che piangere [G.Gramaglia]

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PESSIMA QUALITÀ DELLA VITA E ANALFABETI: SIAMO ULTIMI, O AL PARI CON PAESI DEL TERZO MONDO

La politica è da buttare, l’economia va male, il lavoro non c’è, la fiducia neppure. Che brutta Italia, proprio “un paese dei cachi”. Vabbeh!, ma vuoi mettere la qualità della vita? Attenzione a non farci illusioni: manco quella abbiamo, se diamo credito a statistiche e classifiche, che saranno pure stilate da qualche noioso e pignolo burocrate nordico o asiatico delle organizzazioni internazionali, ma spesso ci azzeccano. Non ci resta che consolarci con le giornate di sole che – complice la geografia – sono più numerose che altrove. Ma poi scopriamo che la grigia Germania ha molto più fotovoltaico di noi e ci viene la depressione. Se già vi sentite un po’ giù, non inoltratevi in questo viaggio nelle magagne italiche. Se, invece, amate cullarvi nelle vostre malinconie, questa lettura v’è consigliata: preparatevi a indossare la Maglia Nera, percorrendo un’antologia di dati tutti recenti – e tutti, ahimè, negativi -, senza andare a scartabellare troppo indietro negli archivi.

Trasparenza e Corruzione 
L’indice della corruzione di Transparency International ci vede circa a metà del gruppo di 174 Paesi censiti, al 72° posto, sempre in fondo al plotone dell’Ue con Grecia e Bulgaria e con un voto ben lontano dalla sufficienza e lontanissimo dai Paesi leader, Danimarca, Finlandia e una sorprendente, ma costante, Nuova Zelanda. Forse le cose stanno per migliorare, perché, sempre secondo Transparency International, l’Italia è fra i Paesi che meglio applicano la Convenzione dell’Ocse contro la corruzione – ma i risultati, finora, non si vedono.

Fondi e infrazioni 
Nell’Unione europea, siamo, con Bulgaria e Romania, Paesi, però, da poco arrivati, quelli con minore capacità di spesa dei fondi a noi destinati: del pacchetto per la coesione, settennale, abbiamo utilizzato, adesso che s’avvicina la fine del periodo, il 31 dicembre, solo il 40% del totale. Ci lamentiamo che dall’Ue arrivano pochi soldi, ma riusciamo a spendere solo due euro su cinque.

Procedure di infrazione
In compenso, ne sprechiamo un sacco a pagare multe per il mancato recepimento delle direttive o per le infrazioni alle stesse: siamo i campioni incontrastati su questo fronte. Eravamo appena scesi sotto quota cento infrazioni, a 99, a fine 2012, ma siamo rapidamente tornati sopra collezionando più nuove procedure di quante non riusciamo a chiuderne di vecchie. Ambiente e rifiuti sono le voci dove siamo messi peggio.

Leggere e fare i conti
Per l’Ocse, gli italiani, con gli spagnoli, sono i cittadini che meno sanno leggere e far di conto – lo studio è stato condotto in 24 Paesi: giapponesi e finlandesi guidano l’elenco (e i cechi sono bravi in aritmetica). Per la serie mal comune mezzo danno, gli americani non ne escono molto meglio di noi.

Abbandono della scuola
Vanno a braccetto con le cifre dell’Ocse quelle di Eurostat: l’Italia non tiene il passo dell’Unione nella battaglia contro l’abbandono scolastico: 17,6% contro una media Ue del 12,8% – l’obiettivo è il 10%. Mentre i giovani in possesso di qualifiche di istruzione superiore sono il 21,7% – media Ue 35,8%, obiettivo 40%.

I ritardi di Internet
Anche per l’accesso a internet, l’Italia è lontana dalla media Ue: il 43% delle famiglie non ha una connessione, contro una media del 32%. Peggio di noi Bulgaria, Romania e Grecia, mentre in Svezia solo il 7% delle famiglie non ha Internet. Gli italiani, complice la carenza, rispetto alla media Ue, della banda larga, sono anche fra i più reticenti a fare acquisti online e ad utilizzare i servizi di e-government: appena il 22% vi ricorre (in Danimarca, l’80%), in parte perché il loro funzionamento è il peggiore nell’Unione – Romania a parte.

Qualità della vita
Un recente rapporto della Commissione europea indica che le città italiane non reggono il confronto con le migliori europee: fra i 79 centri urbani del campione prescelto, ci sono Bologna, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Verona, la migliore, che si piazza 18a, mentre in cima alla classifica stanno Aalborg, in Danimarca, Amburgo, Zurigo e Oslo. Settore per settore, Roma, Napoli e Palermo sono le ultime della classe per i trasporti pubblici e l’efficienza amministrativa, Roma è la peggiore per i servizi scolastici, Palermo la più sporca. L’unica altra metropoli europea che fa loro persistente compagnia sul fondo classifica è Atene.

Libertà di Stampa
Freedom House la misura ogni anno, con un doppio indicatore, numerico da 1 a 100, e qualitativo, stampa libera, semi-libera, non libera: l’Italia con 33 punti, è 73a su 187 Paesi al Mondo, ma è soprattutto l’unico Paese senza libera stampa dell’Europa cosiddetta occidentale, con la Turchia. I criteri della classifica sono discutibili, ma trovarci in testa Finlandia, Svezia e Norvegia non sorprende, così come trovarci in fondo la Corea del Nord, l’Eritrea e vari Paesi dell’ex Urss.

Scuse un cazzo [tanto per restare al livello intellettuale e morale dei leghisti]

A Taranto si fuma troppo: parola di esperto.

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“Dimissioni Calderoli”. Oltre 25mila firme in poche ore. Petizione su Art.21 e Change.org

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Mauro Biani

Sottotitolo: calderoli, ma generalmente tutti i leghisti e i razzisti si troverebbero perfettamente a loro agio negli States dove ammazzare un nero significa assoluzione certa.

A meno che non ci si chiami O.J.Simpson, nero ma di lusso, nel qual caso si può ammazzare una moglie,  essere assolto per omicidio e finire in galera in un secondo momento per rapina a mano armata.

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 La Carfagna viene insultata, minacciata in Rete e subito la politica insorge e torna a chiedere dei provvedimenti limitativi per la libertà di espressione nel web.

calderoli insulta il ministro Kyenge e lo fa anche da vicepresidente del senato: qualcuno chiederà dei provvedimenti limitativi circa la libertà della politica di mettere fra le istituzioni gente che in un paese normale non sarebbe neanche a pulire i cessi alle stazioni? curiosità da lunedì mattina di mezza estate.

Fra tutti quelli che nelle istituzioni, Napolitano in testa, si sono giustamente indignati per l’insulto al ministro Kyenge e per la minaccia  alla Carfagna,  quanti lo hanno fatto anche per la vicenda del sequestro di madre e figlia kazake? siamo arrivati all’indignazione nazionalpopolare o è sempre la solita e consueta autodifesa di casta? 
La specialista in difesa dei diritti umani promossa alla presidenza della camera ha detto qualcosa? perché insomma, avrebbe dovuto essere la prima a dire qualcosa,  gli ingredienti ci stanno tutti: una donna, la sua bambina e la violazione dei diritti nazionali e internazionali.

Era proprio la sua materia.  Peccato.

Il vicepresidente del senato calderoli ci ha fatto sapere che, quando vede la ministra Kyenge, pensa ad un orango, io invece quando penso a calderoli mi viene in mente solo lui, il che è molto peggio: ogni altra similitudine sarebbe eccessiva, inappropriata, esagerata.

Il ministro Kyenge ha sbagliato ad accettare le scuse di calderoli  spostando la questione dal piano personale a quello istituzionale.Perché le istituzioni, si fa per dire, non se lo porranno mai il problema di non far entrare in parlamento quelli come calderoli, ma anche quelli come cosentino, dell’utri e berlusconi. Non si può sempre sorvolare in virtù di una superiorità intellettuale, morale che quelli come calderoli non comprendono.

Il problema non è che esistano individui ripugnanti come calderoli,  ce ne sono tanti  anche altrove dal paese che non esiste, quella padania di cui vaneggiano i rozzi bifolchi in camicia verde, gente che anche quando non dimostra di essere particolarmente cattiva  non riesce proprio a non essere razzista, a non pensare che ‘quelli che vengono da fuori’ sono un pericolo, uno spreco di risorse per gli italiani, e che insomma, se ognun* restasse al suo paese non sarebbe poi così malaccio.

Il dramma è che a uno così non siano state ancora sbarrate le porte del parlamento.  

Da calderoli ci si aspetta che faccia proprio calderoli. Dagli altri no: calderoli è stato ministro di questa repubblica soprattutto grazie a chi pensa di essere diverso da lui.

calderoli è quello  delle magliette anti islam che provocarono morti e feriti a Bengasi qualche anno fa, le sue NON SONO GAFFES  di un deficiente, sono dichiarazioni pericolose che poi hanno delle conseguenze serie,  gravi e altrettanto pericolose per tutta l’Italia e non solo.

E a uno così il governo delle larghe intese ha affidato niente meno che la vicepresidenza del senato. 

Ecco perché le scuse si potevano e si dovevano rifiutare. Non si scusa chi ti prende a calci in bocca ripetutamente.

E l’unica questione che resta non aperta ma proprio spalancata non è quella dell’offesa, dell’insulto e del razzismo ma quella di un parlamento stracolmo di impresentabili cialtroni, ignoranti, disonesti e delinquenti che si rendono responsabili di fatti molto più gravi di un insulto, benché odioso, ma per quei fatti poi non s’indigna Napolitano che parla di “imbarbarimento” a proposito del razzismo di calderoli ma non trova, evidentemente, abbastanza barbaro e incivile sequestrare  due persone colpevoli di nulla a casa loro; non pensa, altrettanto evidentemente, di dover dire due parole a proposito di una donna e di una bambina di sei anni trattate dallo stato italiano che lui rappresenta come due criminali.

Il vero imbarbarimento sono le continue violazioni ai diritti, alla Costituzione compiute dalle istituzioni stesse che ormai non fanno sussultare più nessuno a parte una minoranza di idealisti  che non si rassegnano  al fatto che il declino di questo paese, economico, sociale, umano, morale, etico, è ormai irreversibile e la responsabilità di tutto questo è principalmente di chi avrebbe dovuto proteggere, tutelare quei valori e principi racchiusi nella Costituzione più bella del mondo.

Le bombe, l’America, la paura

Alla domanda “perché colpire una maratona” temo che la risposta più semplice, che per il rasoio di Occam è la più probabile, sia “perché è facile e massimizza l’effetto terrore”. Se poi ci si chiede perché il terrore negli USA, le risposte possono essere mille. Io credo che la paura sia l’unica cosa che possa far fallire il progetto di integrazione sociale di cui Obama è bandiera e promotore [sui neri, sull’omosessualità, sulle donne], senza dimenticarci che in USA si discute il tema delle armi da guerra facili da comprare… la paura spinge la gente ad armarsi. Poi c’è sempre il terrorismo internazionale, e chi più ne ha più ne metta…[Andrea ]

 

 

“L’ultimo miglio della maratona di Boston è dedicato ai sopravvissuti della strage nella scuola di Newtown, l’episodio che ha rilanciato negli Usa il dibattito sul controllo delle armi. ” 

A volte le cose sono più semplici di quello che sembrano.
Il cordoglio per le vittime e la condanna per gli attentatori sono, naturalmente, sottintesi.

Le bombe non sono mai intelligenti.

Non ci sono bombardamenti a fin di bene, non c’è nulla che si possa insegnare, né tanto meno “esportare” sganciando bombe su incolpevoli civili, a qualsiasi latitudine.

Il popolo è un bambino – Ascanio Celestini

 

Il popolo è un bambino. 
Fa tante domande e tu non gli puoi dire la verità sennò quello ti mette in difficoltà.

Per esempio io c’ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe.
Mi ha detto “papà cosa sono i terroristi?”
lo gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: “Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale.
Tu eri un bambino intelligente o non ci hai creduto.
Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l’albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale.

Hai pensato che se c’è il regalo significava che c’è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne.
E invece ero sempre io.
E i terroristi sono la stessa cosa.

Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi.
Poi scoppia ‘na bomba, crollano un paio di grattacieli
e tutti pensano che se c’è l’attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l’hanno fatto…
ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi dà la colpa ai terroristi” .

E mio figlio mi fa:
“l’amico mio Pancotti Maurizio – ché Robertino frequenta
un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me è pure un po’ deficiente – m’ha detto: “­Pancotti Maurizio dice che questa cosa si chiama strategia della tensione!”
Allora io gli ho risposto “l’amico tuo Pancotti Maurizio è comunista!
E lo sai perché è così ciccione? “Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui perché ti si mangia!”
E mio figlio Robertino ha cominciato a tremare.
Per una settimana non è più uscito di casa.
Gli ho fatto fare tutto quello che volevo, gli dicevo “lava la macchina! Metti a posto la stanzetta! Portami le ciabatte!” lui mi ubbidiva come un cagnolino. Perché si governa con la paura.
E il popolo è uguale.
Il popolo è un bambino.
Se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c’è il lupo cattivo, l’uomo nero!
I terroristi, l’arabi col barbone, i pirati della Malesia. Ogni tanto insomma bisogna cambiare, fare la rotazione.
Il diavolo, gli zombie, il mostro di Loch Ness, il bocio, i marziani, i fantasmi.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti porta le ciabatte, ti lava la macchina.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti ubbidisce subito.

Maledetta primavera [che non ne vuole sapere di arrivare]

Un rapporto rivela: “L’opposizione ha salvato 5098 volte la maggioranza”

I dati vengono dall’analisi dell’associazione Openpolis. Tra i deputati della Camera, quello che ha favorito più volte il governo Berlusconi non presentandosi in aula, è il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani.

La cosa grottesca è che fare certe considerazioni venga considerata dietrologia. Nella politica non esistono dietrologie, perché tutte le azioni sono il frutto di altre, come in un effetto domino il caos di oggi non si può non imputare all’incapacità di altri, di scelte fatte in precedenza. E in questo periodo storico così disastroso sotto molti punti di vista in Italia, mi piace sempre ricordare che, Costituzione alla mano, non quella che ha letto d’alema [forse], berlusconi, l’artefice principale del disastro attuale ma che non sarebbe mai riuscito nell’impresa se non avesse trovato sponda nella politica in modo rigorosamente trasversale e anche nel presidente della repubblica che non gli ha negato mai una firma né la difesa [specialmente nella sua eterna partita con la Magistratura] nascondendola dietro quella per l’istituzione, non avrebbe mai potuto accedere alla carriera politica.

Questo è sempre il punto da cui partire, per non dimenticare che tutti gli orrori si possono ripetere.

 

 

Siccome sono già in tanti a farlo ho deciso che non mi unirò alla guerra totale a Grillo. 

Vedo gente che non fa praticamente nient’altro dalla mattina alla sera, ma a me non è mai piaciuto far parte di nessun esercito né club, figuriamoci di un clan, anzi più di uno che notte e giorno sono impegnati a fare ricerche, a portare in evidenza “…quella volta che Grillo ha fatto, o ha detto” come se fosse il più sensazionale degli scoop.

Le maggioranze non sono sempre affidabili: vent’anni di mussolini e diciotto di berlusconi dovrebbero avercelo insegnato molto bene.

Ma gl’italiani sono specialisti nel fare danni e poi dimenticarsene.

Capisco che ci sono persone che devono farlo per mestiere, anche se scoprire cose che nulla c’entrano con l’azione politica del MoVimento equivale a far passare un Magistrato per uno con problemi psichici solo perché indossa un paio di calzini blu, o un altro inaffidabile perché in gioventù ha avuto un flirt con un comunista e l’ha perfino baciato.
Insomma, la macchina del fango ha diversi modelli e cilindrate, c’è quella potente supportata da mezzi  altrettanto potenti – per esempio i giornali e le tv di berlusconi – ma può trasformarsi in un’utilitaria piuttosto malconcia peraltro quando a guidarla sono persone che non dovrebbero avere nessun interesse a concentrare tutte le loro attenzioni su un unico argomento, in modo quasi compulsivo, per cosa poi? per una comparsata in tivvù delle loro pagine sui social network…no, non è roba per me.

Tutti sfruttiamo il web, anche per meri motivi di narcisismo, che, finché è buono non c’è nulla di male, triste è quando si trasforma in voglia di esibizionismo.
Io, preferisco di no, preferisco spaziare, guardarmi intorno, occuparmi di tante cose ed, eventualmente anche di Grillo e dei 5s quando fanno o dicono cose su cui non si può proprio sorvolare.
Ad esempio di un Magistrato antimafia minacciato dalla mafia e verso il quale nessuna isituzione ha speso una parola di sostegno, di solidarietà, nemmeno un minimonito di Napolitano ha interrotto per un attimo la consuetudine degli argomenti tutti uguali e noiosissimi di questi giorni. 
Penso che libertà significhi anche questo, non unirsi a nessun coro, valutare quando è il caso di preoccuparsi, agitarsi e quando no, e di farlo in piena autonomia di pensiero, come ho sempre fatto, qui e fuori di qui.

La ministra che dice bugie
Marco Travaglio, 4 aprile

Qualche ingenuo si aspettava forse una parola di solidarietà del governo al pm Nino Di Matteo finito nel mirino di Cosa Nostra. Chissà, magari, se non è chiedere troppo, anche un mezzo monito di Napolitano. O un paio di monosillabi del Csm e dell’Anm. Invece niente, silenzio di tomba. Anzi, peggio. La ministra della Giustizia Paola Severino ha parlato, ma per elogiare il Pg della Cassazione Gianfranco Ciani che ha appena promosso l’azione disciplinare contro Di Matteo. L’elogio, reso noto dallo stesso Ciani dinanzi al Csm che l’ha molto applaudito, è contenuto nella risposta scritta della Guardasigilli a una vecchia interrogazione della fu-Idv sulle pressioni esercitate un anno fa da Ciani sull’allora Pna Piero Grasso, affinché intervenisse sulle indagini della Procura di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, come gli avevano chiesto l’indagato Mancino e il presidente Napolitano. Il 19 aprile 2012 il Pg convocò Grasso in Cassazione e gli chiese di avocare le indagini oppure di “coordinarle” con quelle della Procura di Caltanissetta (che indaga su tutt’altro). Grasso, correttamente, respinse le due proposte indecenti, spiegando di non avere poteri di avocazione né di indirizzo e, quanto al coordinamento, esso era già assicurato dal Csm con un protocollo del 28 aprile 2011 sempre rispettato dalle due Procure. L’Idv chiedeva se non fosse il caso di promuovere l’azione disciplinare contro il Pg, ma la Severino ha risposto picche sperticandosi in peana a Ciani. Purtroppo, nell’empito elogiativo, è incorsa in alcune bugie davvero gravi per un ministro, per giunta della Giustizia. Forse perché si è bevuta la versione dell’alto magistrato, purtroppo contraddetta dalle carte. Ciani assicura di non aver mai chiesto a Grasso né di avocare né di indirizzare l’indagine di Palermo, limitandosi a svolgere la sua normale funzione di sorveglianza. Il che, scrive la Severino, risulterebbe “dal tenore della relazione redatta da Grasso su richiesta esplicita del Pg”. Prima bugia: fu Grasso, come ha raccontato lui stesso in varie interviste, a pretendere che il Pg gli mettesse per iscritto le sue richieste, così da potergli rispondere a sua volta nero su bianco e lasciare traccia dell’accaduto. Seconda bugia: nel verbale della riunione si legge che il Pna Grasso “precisa di non avere registrato violazioni del protocollo del 28.4.2011 tali da poter fondare un intervento di avocazione a norma dell’art. 371-bis Cpp. Il Pna rimetterà al Pg un’informativa scritta”. L’esatto contrario di quel che affermano Ciani e Severino. Del resto, se il Pg non avesse chiesto a Grasso di avocare l’indagine, perché mai Grasso avrebbe risposto di non poterla avocare? Terza bugia: Grasso ha ricostruito i fatti in un’intervista del 22 giugno 2012 alla nostra Sandra Amurri. E ha raccontato di avere respinto le richieste del Pg non solo di avocare, ma anche di indirizzare e influenzare i pm di Palermo: “Mi è stata richiesta (da Ciani, ndr) una relazione sul coordinamento tra le procure. Ho espresso la volontà che mi venisse messo per iscritto. Mi è stato fatto presente che era nei suoi poteri chiederlo verbalmente. Il 22 maggio ho risposto per iscritto specificando che nessun potere di coordinamento può consentire al Pna di dare indirizzi investigativi e ancor meno di influire sulla valutazione degli elementi di accusa acquisiti dai singoli uffici giudiziari”. Peccato che Ciani e Severino dicano l’opposto. Si spera che Grasso, divenuto nel frattempo presidente del Senato, li smentisca (non foss’altro che per non dover smentire se stesso). E soprattutto che, risolta la questione, qualcuno si decida a dire due parole su Di Matteo che rischia la pelle a Palermo proprio per quelle indagini così popolari nel Palazzo. Ma forse l’elogio del ministro al Pg che ha trascinato Di Matteo dinanzi al Csm basta e avanza a farci capire da che parte sta lo Stato: dalla solita.

Contratto di svendita

 Preambolo:  l’Italia è stata derubata della possibilità di avere un’indipendenza politica il 1 maggio del ’47 grazie alla strage di Portella della Ginestra fatta eseguire su commissione proprio per evitare che l’Italia rischiasse la “deriva comunista” che non era gradita all’America, alla mafia e al vaticano.
Dopo 66 anni questo paese è ancora schiavo e succube dell’America, della mafia e del vaticano perché nessuno in tutti questi anni si è preoccupato di fare in modo di ridurre e annullare questa dipendenza. Non era conveniente, si vede.

Però ci mandano a votare, visto che carini?
 Forse è proprio per questo che gli italiani poi sono diventati “così“: materia del luogo comune più  becero.

Ecco perché  mi sarei un po’ scocciata, anzi molto,  di questi ritornelli sugli italiani, quelli sì qualunquisti e populisti piùcchemmai.
Perché sono storicamente falsi.
E gli italiani sono di destra, e gli italiani hanno quello che si meritano, e gli italiani qui e lì: vaffanculo, eh?
Abbiamo un passato, impariamolo, e poi esprimiamoci magari argomentando.
Star sempre a dire che gli italiani hanno quello che si meritano, che in Italia le cose hanno sempre funzionato in un certo modo e che vuoi fare colpevolizzando chi le ha subite e non chi le ha causate è sbagliato, è culturalmente sbagliato. 
Si può sorridere, essere in qualche modo leggeri se proprio non si vuole appesantire il significato della propria presenza in un social network e nella rete in generale anche senza  scrivere falsità e luoghi comuni, che non aiutano certamente le giuste cause.

Se voglio ridere e leggere argomenti divertenti non andrò a scrivere in un sito on line di un quotidiano dove si trattano argomenti seri o in un blog dove non si scrive di gossip, moda e make up.

Poi nulla vieta l’intermezzo cazzaro: non mi sono mai sottratta.
Le battutine sugli italiani alla lunga sfiancano, perché ci sono tanti italiani che s’impegnano per migliorarsi, per imparare, per arricchire la propria cultura, che forse non servirà a cambiare davvero lo stato attuale del paese ma restituisce qualcosa in termini di dignità personale, tutti i giorni, e credo che andrebbero rispettati. 
Troppo facile attaccare sempre la solfa sugli italiani, ma dell’Italia chi ne parla?

Gli States e Obama ‘tifano’ per Monti
Vogliono garanzie sugli investimenti Fiat

Napolitano, nella sua visita negli Usa, ha difeso Monti dagli attacchi che riceve “da chi prima l’ha appoggiato”. In realtà il capo dello Stato ha voluto dare un segnale ben preciso: rassicurare Obama che il Professore avrà un ruolo importante anche nel prossimo governo. Una rassicurazione “in chiave Fiat”. [Il Fatto Quotidiano]

Ha ragione Napolitano, definito da Kissinger “il mio comunista preferito” – il che spiega molto bene la stima che riscuote oltreoceano, le copertine di certi giornali – quando dice che il comunismo ha fallito.
Essendo stato una delle cause del fallimento di quello italiano parla da persona informata sui fatti. 
Anzi, proprio dentro quei fatti.
E l’ex comunista poi migliorista poi liberista non può andarsene in giro per il mondo come quell’altro a dire quello che vuole.
Se va in America a rendere conto al presidente del compitino svolto in questi sette anni a pochi giorni dalle elezioni perché deve sentire il bisogno di rassicurare Obama, parlargli dell'”ottimo lavoro” svolto da Monti e appoggiare dunque in modo così sfacciato il professore? e fosse vero poi, che quello di Monti è stato un ottimo lavoro. 
Chi rappresenta l’Italia nel mondo da istituzione dovrebbe smetterla di farlo umiliando così il popolo italiano, pensare che sia composto solo da perfetti imbecilli che non sanno, non capiscono, non ricordano la storia.
Non c’è bisogno di ricordare al mondo in modo così sfacciato che l’Italia è un paese a cui è stata sottratta l’indipendenza politica prim’ancora che nascesse la repubblica.
Non serve rammentare in modo così manifesto che se questo è il paese che è non è per colpa degli italiani ma di chi non ha mai rescisso il contratto di svendita [alla mafia, al vaticano e all’America] contratto col sangue dei braccianti a Portella della Ginestra il 1 maggio del 1947.  

Nota a margine: perché di quel che ha detto Napolitano si sono incazzati solo quelli del PDL e il solito Di Pietro? al PD fa comodo che il presidente sponsorizzi Monti, gli torna utile? a pensar male…

Giura_Menti

Sottotitolo:  un presidente di una democrazia repubblicana, moderna, che giura di impegnarsi a governare “con l’aiuto di Dio” è un’anomalia per un paese occidentale. Nemmeno noi siamo arrivati a tanto, benché il nostro paese subisca più di tutti gli altri l’interferenza del vaticano, così tanto da essere l’unico al mondo  a mantenerlo in toto  economicamente per mezzo delle tasse dei contribuenti.

Regaliamo una Costituzione a Obama, così almeno il presidente americano e dunque il presidente del mondo si toglie dall’imbarazzo di dover giurare nemmeno su una bibbia ma addirittura su due.

E chissà perché il presidente di una democrazia dovrebbe – anzi deve, anzi lo fa – giurare sulla bibbia? magari per poi dare un senso alle guerre dichiarate in nome di Dio?

 

Ma veniamo a noi: il Financial Times boccia Monti; “non è l’uomo giusto per guidare l’Italia”. 

Il FT non ha preferenze, quello che deve dire lo dice.  Lo ha fatto con berlusconi e oggi lo fa col sobrio professore.

Adesso mi piacerebbe sentire i commenti dei sostenitori responsabili, in primis di chi per nominare Monti salvatore della patria non ha avuto nessun problema ad organizzare un mezzo colpetto di stato previa nomina di senatore a vita per una persona che non aveva nemmeno uno dei requisiti richiesti dalla Costituzione.

Quindi ai candidati alle prossime elezioni, quelli che pensano di essere la soluzione del problema e non, invece, una parte consistente del problema chiederei se, invece di continuare a fare il solito giochetto fra chi ce l’ha più lungo, che considerata l’età media dei partecipanti appare anche piuttosto ridicolo perché non ci danno una ragione più che mai esaustiva sul perché dovremmo votare chi ha mandato praticamente sul lastrico milioni di italiani, oppure per chi si è vantato di aver collaborato “responsabilmente senza se e senza ma” coi guastatori – sobri – dello stato sociale all’impoverimento e alla cancellazione dei diritti e del futuro dei nostri figli? 
Oppure per chi diceva – fino a ieri praticamente – di non condividere una virgola dell’agenda Monti ma oggi pur di non perdere la possibilità di avere il suo bel posticino al sole sarebbe disposto a rivedere le sue opinioni?
Dai su, raccontateci una storia, spiegateci perché voi sareste meglio di chi si chiama fuori dalla bella politica tradizionale tanto cara al nostro presidente della repubblica.

Cosentino minaccia: ‘Io fuori? Vi rovino’

DELL’UTRI, STORIA DI UN IMPRESENTABILE (di M. Portanova)

IL RICATTO DI UN CAMORRISTA.
” Ma io vi rovino, ritiro i miei consiglieri e faccio saltare decine di giunte in Campania: poi vi faccio perdere le elezioni. Lo capite o no che per darla vinta a quattro giustizialisti io finisco in galera?”

 


Ma mi faccia il piacere – Marco Travaglio, 21 gennaio
Terlizzi vende moda. “Se Monti fa autocritica e corregge alcune delle sue controriforme è un fatto positivo e con lui si può costruire un compromesso importante” (Nichi Vendola, SkyTg 24 , 19-1). L’ultima moda è l’orecchino sul loden.
Guardie e ladri. “Se gli inquisitori sono più pericolosi degli inquisiti” (Giuliano Ferrara, il Giornale, 20-1). Ecco perché i veri impresentabili sono i giudici” (Fabrizio Rondolino, il Giornale, 20-1). Questa gente, quando le svaligiano la casa, è capace di chiamare Arsenio Lupin e denunciare i carabinieri.
Lo sfollagente. “Bersani a Italia Domanda, su Canale 5: 3.196.000 telespettatori. Berlusconi a Italia Domanda, su Canale5, due giorni dopo 3.196.000 telespettatori” 
(dai giornali del 20-1). Colpa di Santoro, si capisce.
Modica quantità. “Mi hanno condannato perché nel 2002 avrei evaso 4,9 milioni di euro: ma il mio gruppo versò 365 milioni all’erario!”(Silvio Berlusconi, 9-1). Ricorda quel topo di appartamenti che si proclamava innocente perché aveva rubato solo qualche quadro e non aveva potuto completare l’opera portando via anche il televisore e lo stereo perché era arrivata la polizia.
Riformismi. “Ringrazio il movimento dei Riformisti Italiani e Stefania Craxi, ma dopo un’attenta riflessione devo rinunciare a questa candidatura, pur rimanendo al fianco di Stefania Craxi” (Luciano Moggi, La Stampa, 20-1). Strano, pensavamo che ai due fianchi Moggi avesse altrettanti carabinieri. Vorrà dire che di fianchi ne ha tre.
Autoscatto. “Dobbiamo togliere l’Italia dalle mani degli incapaci. Se non ci impegniamo direttamente, su di noi cadrà una colpa grave. Il Paese è un insieme di tribù, corporazioni e fortini che difendono interessi clientelari” (Mario Monti, Corriere della sera, 20-1). Pare che esistano addirittura dei presidenti del Consiglio che favoriscono le banche, la Fiat e l’Ilva. Roba da matti, eh?
Quante volte figliuolo? “Ho votato Berlusconi nel 1994, solo allora, perché credevo nella rivoluzione liberale che poi non è andata avanti” (Mario Monti, Sky , 16-1). Poi la mamma lo prese da parte e, col dovuto tatto, gli rivelò che Babbo Natale non esiste. E forse neanche la Befana.
Falli Sechi. “Monti è uno che va sul ring con la tazza da thè in una mano, mentre con l’altra stende l’avversario” (Mario Sechi, ex de Il Giornale, di Libero, di Panorama, direttore uscente de Il Tempo, intervistato dal Corriere della sera, 17-1). Ogni tanto però si distrae e sbaglia mano.
Family Day. “Il mio pensiero è che la famiglia sia costituita da un uomo e da una donna, fondata sul matrimonio” (Mario Monti, Sky , 16-1). “Sono contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso, la Costituzione parla di unione tra uomo e donna” (Pierferdinando Casini, Rai Parlamento, 17-1). Ma l’articolo 29 della Costituzione recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Nessun accenno a uomo e donna.Però Casini è più esperto di noi, perchè di famiglie ne ha parecchie.
Lui è peggio di me. “Sono che mi ritiro. Non ne posso più di lezioni di morale. Perché il sottoscritto non è considerato degno di candidarsi e lo è invece il pluri-indagato Formigoni? Secondo quale logica chi fa perdere i voti sarei io, ma non viene considerato tale per esempio Verdini? Come mai lo stesso criterio applicato a me non deve valere per tutti quanti i condannati o inquisiti? E solo Berlusconi sarebbe perseguitato dalla giustizia?” (Claudio Scajola, La Stampa, 20-1). Ma non disperi, Sciaboletta: se gli altri dovessero ripensarci, potrà sempre dire di essersi ritirato a sua insaputa.
La macchina del fango (rosso). “Ingroia, liste ovunque. Il Cav ringrazia” (l’Unità, 19-1). Giusto, che gli salta in mente, a quel criptoberlusconiano di Ingroia, di presentare liste “ovunque”? Non sa che deve presentarle solo dove vuole Bersani? L’ideale sarebbe a macchia di leopardo, anzi a zig-zag, o meglio una regione sì e due no, magari tirando a sorte su un piede solo.
Dolce stil novo. “A Ingroia mi è venuto spontaneo dare del mascalzone… ma non volevo offenderlo… E’ il classico ‘mascalzone latino’, nome noto nel mondo grazie alla vela… Basta intendersi sul significato delle parole” (Alessandro Sallusti, il Giornale, 20-1). Ma sì, mascalzone in senso buono. Affettuoso, ecco.

Armatevi e uccidete

Sottotitolo [di casa nostra]: chiedere a Monti di candidarsi alla presidenza del consiglio sarebbe [è] come se un uomo chiedesse ad una donna di sposarla dopo averla stuprata.

 

ARMI FACILI? LE LOBBY SONO “GARANTITE”

Strage Connecticut, non solo lobby.
La maggioranza dei cittadini vuole le armi libere.
Il massacro del Conneticut è solo l’ultima di una serie di tragedie provocate anche dalla facilità di portare armi da fuoco. La produzione cresce e le ipotesi di ridimensionare questo diritto fanno schizzare in alto le vendite. Intanto quattro stati preparano una legge che permette di portare la pistola sul posto di lavoro. L’Illinois prova a fare una legge restrittiva e viene stoppato dai giudici. E la Florida sarà il primo stato ad avere a un milione di licenze concesse. Ma il tema è stato oscurato in campagna elettorale. [Il Fatto Quotidiano]
Perché la prepotenza e il delirio assassino delle lobby delle armi: è bene leggerla in lingua e letamaio originale.

Da una donna che avesse una passione sfrenata per le armi al punto di tenersi un arsenale da guerra in casa non mi farei fare nemmeno le pulizie, altro che farle insegnare a dei bambini in una scuola. Ci sarebbe da chiedersi che cosa può insegnare una così ai suoi figli e poi ai bambini che se la ritrovano per maestra.
Quello che di solito si dice ‘dopo’, è che l’autore di una strage era tanto intelligente oppure che era malat*.  Essere molto intelligenti non significa un bel nulla, anche per fare quel che ha fatto hitler ci vuole intelligenza, e un disagio psichico non conforta.
Il messaggio che non deve passare è che la colpa è del ragazzo che aveva un disagio psichico.
 L’asperger non è una malattia mentale e non porta all’aggressività verso gli altri e in queste ore invece se ne leggono di tutti i colori affinché si distolga l’attenzione dal vero problema che è la vendita e l’uso indiscriminato di armi.
Il problema qui è a monte. Parliamo di un popolo tenuto sotto scacco col metodo della paura. Più ti terrorizzo e più cercherai di proteggerti e difenderti, e più si vendono le armi che non dovrebbero essere merci messe a disposizione di tutti come una scatola di biscotti o come qualunque altro sistema di sicurezza personale. Meno armi in circolazione ci sono e più si riducono i rischi, un paese è anche la sua storia, quanti altri morti ci vorranno prima di rivedere quell’emendamento pensato per altre epoche storiche? io sono contraria alla facilità di acquisto e possesso di un’arma, anche le numerose tragedie familiari che accadono ciclicamente da noi si potrebbero evitare. 
Un raptus di follia è una probabilità normale, può succedere a tutti, avere un’arma a portata di mano non può essere considerato altrettanto normale.
Avere una pistola non equivale a blindarsi la casa e la macchina per non farsi derubare. 

Adesso è finita la campagna elettorale, Obama è stato riconfermato, la prima volta poteva essere semplice voglia di cambiare, curiosità, la seconda è per forza convinzione. E  credo che dovrebbe approfittarne. Diciamo che è la stessa cosa che dovrebbe fare la politica cosiddetta riformista qui da noi quando per sbaglio prende ll comando  invece di riprodurre in piccolo la stessa politica retriva e retrograda della peggior destra. Insomma, la politica ha il dovere di lavorare per un’evoluzione positiva dei popoli, dove non arrivano comprensione e cultura è giusto imporre la cosa giusta così come s’impongono altre regole, le tasse eccetera.  

La lobby delle armi  negli USA è sicuramente potentissima e in grado di influenzare l’opinione pubblica, ma è lo stesso discorso della pena di morte. Nessun candidato alla presidenza ha mai vinto dicendo di essere contrario. Le ragioni storiche le conosciamo, e sono più o meno le stesse per le quali sono stati dei campioni nei linciaggi.

Io credo però che la politica nobile debba essere in grado di imporsi con coraggio anche di fronte alle resistenze dell’opinione pubblica. In casi come questo assecondarne gli istinti più biechi è criminale.
Gli americani si “scioccano”, si disperano, i presidenti piangono e vanno ad abbracciare personalmente i parenti delle vittime  ma poi guai a togliergli la possibilità di armarsi e di poter usare quelle armi.

#vergognasulpapa kill the gay

Questi “pericolosi sovversivi” (Pasquale Videtta, Luca Sappino, Francesca Fornario, Simone Salis, Gianfranco Mascia, Alessandro Gilioli, Marco Quaranta), che si limitavano a esporre (in religioso silenzio) dei manifesti assolutamente pacifici durante l’Angelus del Papa in Piazza San Pietro, si sono visti strappare di mano il tutto dalla Polizia di Stato Italiana (in Vaticano!), sono stati schedati e sono stati trattenuti per oltre un’ora.

“Le unioni gay non danneggiano la pace: le armi sì.”

Questo semplicissimo concetto non può essere esposto nemmeno per iscritto rimanendo in silenzio perché la polizia dello stato italiano, in servizio permanente, dunque a spese dei contribuenti italiani anche nello stato estero del vaticano non vuole, si arrabbia. Non si può. 
Però si può dire – senza che nessuna istituzione né tanto meno la politica – letteralmente terrorizzata dalla possibilità di perdere voti dai talebani cristianocattolici faccia un plissé – che le unioni gay sono contro la pace e un mucchio di altre deliranti scemenze mentre si dà la benedizione a chi gli omosessuali li vuole morti sul patibolo. Il problema è che se la religione danneggiasse solo chi la segue sarebbe poca cosa, un nulla da liquidare con un sontuoso chissenefrega, il dramma invece è che danneggia tutti. Nel silenzio generale di chi dovrebbe fare in modo che questo non si verifichi più.

Preambolo: il secondo emendamento, quello che consente agli americani di poter possedere un’arma senza particolari motivazioni e senza soprattutto nessun controllo verso chi ne fa richiesta esiste dal 15 dicembre 1791. In due secoli e mezzo nessuno di quelli che hanno governato l’America ha mai sentito il dovere civile di fare in modo che non a tutti fosse concessa la possibilità di detenere e usare un’arma.  In tutto questo frattempo l’elenco delle stragi accadute a causa del possesso indiscriminato di armi si è allungato in maniera impressionante. Tutti possono acquistare un’arma senza che venga fatto nessun controllo sulla persona e la personalità di chi poi la dovrà usare.

Gli americani piangono, i presidenti si commuovono ma non c’è nessuna volontà da parte di nessuno di abolire questa licenza di uccidere.

In America a 21 anni non si è abbastanza adulti per potersi ubriacare in santa pace ma per commettere una strage sì.

Sottotitolo: visto che secondo il cardinal Ruini [eminems] la questione morale “non può essere usata come strumento politico” ed è sufficiente ricordarsi di mantenere un buon contegno pubblico come ci ha spiegato l’ottimo Sgarbi che di moralità,  contegni pubblici e privati se ne intende, la Lilly Gruber  ieri sera a ottoemmezzo avrebbe potuto ad esempio ricordare ad eminems e a Sgarbi che il papa è scampato per il rotto della cuffia e solo per un cavillo burocratico in quanto capo di stato estero [quando pare a lui] ad una condanna in Texas per aver taciuto, omesso, coperto, nascosto circa la pedofilia all’interno della chiesa. Voglio dire, se hai davanti Ruini nel giorno in cui il papa ha sommato una quantità di oscenità che la metà sarebbe stata già insopportabile, se fai la giornalista non puoi tacere su un fatto del genere.

Altrimenti sei un’altra cosa.

La chiesa cattolica  sta a Dio come come la politica, specialmente quella italiana  sta all’onestà, alla legalità  e alla giustizia.

Se si  prova a raccontare alla gggente, quella che non sa, che la religione cattolica è quella che più di altre nel corso della storia si è macchiata di crimini orrendi, ha sempre ostacolato il percorso verso la civiltà e la maturità dei popoli, ha sempre negato il diritto di ognuno di poter agire in libertà e fare di e con se stessi quello che tutti dovrebbero poter fare liberamente di e con se stessi, quella gggente ti guarda con la stessa espressione ebete che ha quando dici che berlusconi vent’anni fa era esattamente come oggi.

L’unico modo per difendersi è conoscere, sapere; chi non sa è vulnerabile, facilmente seduttibile. Ai figli bisogna insegnare quanto è bella, magnifica la libertà: quella dei pensieri e delle azioni belle e magnifiche, tipo saper ignorare quei retaggi e pregiudizi pericolosi, dannosi, quella subcultura che non dovrebbe far parte di nessuna civiltà e che consentono ad un papa oggi, nel terzo millennio di poter veicolare messaggi pericolosi, violenti, discriminanti, razzisti e omofobi fatti passare per un messaggio di pace.

Discriminare, far credere che gli omosessuali siano portatori di violenza, di guerra alla “normalità”  è tutt’altro che un messaggio con cui si può celebrare nientemeno che la pace;  significa mettere a rischio la loro incolumità e sicurezza.

Quando poi  i ragazzini si suicidano a 15 anni perché i compagni di scuola li deridono o quando gli omosessuali, le lesbiche, i transessuali vengono aggrediti, picchiati, violentati, ammazzati di chi è la colpa, del bullismo,  della maleducazione, della criminalità fascista o anche, anzi soprattutto  di quello che viene predicato urbi et orbi?

 La discriminazione è SEMPRE un danno per la collettività, l’essere in qualche modo classificati dei “diversi” in senso negativo, dispregiativo, offensivo costringe a fare dei distinguo che generano delle differenze mentre i diritti sono diritti per TUTTI.

  Le scelte di vita, quando  sono private e non intaccano il diritto degli altri, quando non sono pericolose per gli altri, quando non provocano danni agli altri DEVONO essere  accettate e lecite, ed è un dovere di tutti rispettarle, perché è un diritto di tutti essere rispettati, la laicità e il suo rispetto garantisce tutti.

Il 23 settembre scorso il papa aveva detto le stesse cose pronunciate ieri – celebrando la pace mentre dava  la sua personale benedizione a  Rebecca Kadaga,  ugandese, promotrice della riforma dell’attuale legge contro i “comportamenti sessuali deviati”: omosessualità e bisessualità,  riforma  che prevede la pena di morte per gli omosessuali “recidivi” [sic!] –  ai partiti politici cattolici italiani, quindi praticamente a tutti, fatta eccezione forse per quello di Ferrero: “non cedete su eutanasia e aborto, tutelate il matrimonio uomo – donna”. 

E visto che lui ribadisce, lo faccio anch’io, perché la verità è che alla chiesa cattolica piace l’ipocrisia, l’unica dottrina che condividono è quella delle morali doppie e triple.

Quella che permette ad un divorziato colluso con la mafia [sostenuto da questa chiesa intollerante a corrente alternata finché non sono entrate in scena le storiacce di HardCore, ovvero la mafia e la corruzione sì ma le mignotte proprio no, ché perpetuare un’opera di lobotomia che dura da quasi tre millenni è un esercizio costoso e impegnativo: serve tutto il peggio che c’è a disposizione, mafie comprese] di accostarsi all’Eucaristia, bestemmiare pubblicamente e ottenere il perdono “contestualizzato” da parte dell’eminenza di turno, che gli ha permesso di farsi portavoce dei valori cristiani mentre a casa sua succedeva altro che Sodoma e Gomorra.

Quella della celebrazione del family day a cui ha partecipato Gianfranco Fini che aveva già abbandonato una moglie e messo incinta la sua nuova compagna, una celebrazione a cui partecipava Giovanardi che con Fini ha firmato una legge criminale che ha mandato a morire di botte, di fame e di sete un ragazzo di trent’anni mentre era sotto tutela dello stato e ricoverato in una struttura ospedaliera pubblica.  Per dire giusto le prime cose che mi vengono in mente.

Quella dei funerali religiosi a Pinochet con la presenza di non uno ma tre vescovi sull’altare e che poi nega il funerale a Piergiorgio Welby, vero cristo in croce lasciato sul sagrato di una chiesa da morto dopo essere stato abbandonato da dio da vivo.

Quella che Eluana doveva continuare a vegetare in un letto d’ospedale per chissà quanto tempo ancora e suo padre è un assassino. Io figli piccoli non ne ho più ma chi vuole salvare e proteggere i suoi li tenga lontani dalla chiesa, faccia decidere a loro da adulti consapevoli se vogliono o meno accostarsi ai sacramenti, non imponga loro battesimi, comunioni e cresime solo per tradizione, perché si fa la festa e si ricevono i regali e per paura che vengano esclusi dalla setta. 

E invece di mandarli agli scout o all’oratorio a farli rimbecillire prima del tempo dalla propaganda cattolica li mandasse  ad infangarsi su un campo da rugby, ad una scuola di musica, di danza, di arte e pittura, è molto più educativo di qualsiasi catechismo religioso.

Sarebbe un bel passo avanti, in fatto di civiltà.

E ai giornalisti – visto che qui ogni tanto qualcuno ci passa – chiedo: basta.

Quello che dice il papa, quello che che pensano vescovi e cardinali interessa una parte minima di gente, non sono cose di interesse nazionale.

Chi ha tutta questa smania di sapere, conoscere e ascoltare il Benedetto – pensiero ha canali di informazione sufficienti, può benissimo andarseli a cercare visto che ce ne sono pure troppi per un paese laico.


“Eutanasia, aborto e nozze gay sono gravi minacce per la pace”, ha detto il papa.E poi ha benedetto Rebecca Kadaga, la promotrice della riforma di legge in Uganda contro i “comportamenti sessuali devianti”, che tra le ipotesi prevede anche la pena di morte per gli omosessuali recidivi. 

Sorelle e fratelli d’Italia

Sottotitolo: “Trovo due ore di respiro quando riesco ad andare in fondo al prato; abbiamo un orto dove insieme a mia figlia coltiviamo qualcosa che non viene mai…”. Per Fornero coltivare prodotti agricoli è “fonte di grande soddisfazione, rilassamento e anche di gioia”.

Come scrivevo ieri nel blog di un amico, anche i cetrioli  detestano questa cattivissima signora a cui non crescono neanche le piante nell’orto per sua stessa ammissione. Dove non c’è amore muore tutto, e anche nella politica che riguarda le esigenze primarie quali il diritto allo studio prima e al lavoro poi ci vorrebbe più amore. Perché l’amore poi rende, restituisce anche dignità.

Sottotitolo 2: berlusconi rade al suolo le primarie. Poi ritratta.
Alfano attacca: ‘Non siamo barzellettieri” [infatti: siete solo squallidi e patetici cazzari, ché i barzellettieri almeno fanno ridere, voi invece siete esseri disgustosi che non avete nemmeno più un culo a cui paragonare la vostra faccia].

Penso che il nostro inno sia uno dei meno belli al mondo, per musica e testo, banale e intriso di retorica.
A quei fratelli d’Italia chissà perché non sono state accompagnate anche le sorelle che pure hanno avuto un ruolo determinante per la liberazione dell’Italia dal fascismo e oggi, sono sicura, nessuno sarebbe disposto più a morire per questo paese. Chi lo ha fatto, chi ha creduto che valesse la pena rischiare la vita, metterla in gioco per la libertà credo che oggi, alla luce dell’altro ventennio disastroso, quello berlusconiano non lo rifarebbe, e avrebbe ragione a non voler difendere un paese composto a maggioranza di imbecilli sempre alla ricerca dell’uomo della provvidenza, dei miracoli, quello che pensa a fa al posto loro; una lezione non era bastata, ce n’è voluta un’altra per capire quanto l’idea di patria di tanti italiani sia solo una questione di facciata: “io non mi sento italiano ma per fortuna purtroppo lo sono”, cantava Giorgio Gaber, il dubbio sulla percentuale di quel “per fortuna” è assolutamente legittimo.

Come si può essere orgogliosi di essere italiani dopo che altri italiani hanno consegnato il paese ad un manipolo di nuovi fascisti  riuniti sotto l’ala protettrice di uno a cui la politica è servita unicamente per farsi i fatti suoi, il più importante di tutti non andare in galera? come si può essere orgogliosi che altri italiani che io non vorrei nemmeno come vicini di casa abbiano  dato fiducia ad un movimento di razzisti che l’Italia la rinnega tutti i giorni, ai quali nessuno ha ricamato attorno un cordone sanitario così come si sta facendo  col movimento di Grillo? eppure le premesse per farlo c’erano tutte, ma si è preferito considerare i cialtroni in camicia verde gente che, in fin dei conti faceva solo del folklore.

Nessuno si è mai preoccupato più di tanto dei toni da guerriglia di bossi, degli insulti omofobi, razzisti, xenofobi di borghezio, di castelli che da ministro andava a saltellare fra i suoi ultrà imbecilli  al grido di “chi non salta italiano è”.

Di Grillo invece si preoccupano tutti, il primo fra tutti quel presidente della repubblica che mai ha richiamato i leghisti ad un maggior rispetto per la patria, non lo ha fatto neanche con quei ministri che pure avevano giurato sulla Costituzione della repubblica italiana, non su quella della padania, il  paese che non c’è se non nelle fantasie malate e criminali  di quella  ignobile gentaglia.
E penso inoltre  che la scuola italiana abbia altri problemi molto più urgenti a cui un governo serio dovrebbe pensare e trovare soluzioni, prima di rendere obbligatorio  addirittura per legge lo studio dell’inno di Mameli.

Se proprio si vuol rendere obbligatorio – perché necessario –  qualcosa,  ci sarebbero da studiare, ma sul serio, l’educazione civica, la Costituzione, ad esempio.

Io poi non essendo affatto nazionalista – questa Italia non se lo merita per questi e molti altri motivi  – non sono quella che si alza in piedi e si mette la mano sul cuore quando lo sente, ma l’idea che anche i figli di queste teste di cazzo razziste dei leghisti saranno OBBLIGATI a studiarlo come la storia e la geografia [quella vera, non quella delle teste bacate in camicia verde che li hanno generati] m’intriga assai.

Borghezio: “Con Obama ha vinto l’America meticcia che mi sta sul ca…”

[Ma parliamo pure di punto G(rillo), questo è un EUROPARLAMENTARE, non il capo carismatico di un movimento popolare. Invece di processarlo per alto tradimento lo mandiamo a farci fare belle figure in Europa.]

“Ha vinto Obama perchè ormai l’America è meticcia e quindi ha vinto quest’America multirazziale, che mi sta un po’ sul cazzo“. E’ la solita dichiarazione “sopra le righe” pronunciata dall’europarlamentare leghista Mario Borghezio, durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara”, su Radio24. “Obama ha avuto l’appoggio delle società segrete e dei vari Bilderberg” – continua – “Lo hanno votato neri, sudamericani, portoricani, asiatici e i 35 milioni di morti di fame a cui Obama ha dato l’assistenza sociale, una specie di voto di scambio. Obama rappresenta quelli come lui: quelli che non sono bianchi”. E ancora: “Siamo nella stessa situazione in cui vinse Clinton, un emerito coglione, un avvocaticchio che si occupava dei diritti dei neri. Non lo cagava nessuno e improvvisamente diventò un grande personaggio importante per fare il burattino delle lobby”. Il momento più agghiacciante si registra quando l’esponente del Caroccio puntualizza: “Obama non ha mica solo dei torti, ma anche un merito: la crescita del Ku Klux Klan. Lo dicono i dati.Grazie a lui il Ku Klux Klan è rigoglioso come non mai“. Borghezio si concede poi un’apologia di Romney: “Sono qui con la bandiera sudista, ero pronto a esporla se avesse vinto il caro Mitt, anche se lui è un po’ moscietto. Ma dietro di lui c’era tutta l’America bella, composita, bianca, cristiana e profonda“. Sull’epiteto“abbronzato” affibbiato da Berlusconi al Presidente degli Stati Uniti, il leghista sentenzia: “Fu una delle migliori uscite di Berlusconi“. E conclude: “Ormai l’Occidente è invaso dagli extracomunitari. Noi dovremo ritirarci in Alaska, se vogliamo essere ancora maggioranza“

L’elmetto di Scipio – Rita Pani

 Donatella Galli e le follie di una leghista.”“Io sono una BASTARDA leghista e me ne vanto. Voglio che il Vesuvio e l’Etna facciano una strage di meridionali. I meridionali sono per me come gli Ebrei erano per Hitler e vanno messi nei forni crematori”.

 

Ma quando mai bastarda! Non esagerare, non vali tanto. Sei solo una leghista, nulla di più. Una leghista infame, tra l’altro, che sputa su un paese che le permette di restare impunita persino davanti alla flagranza di reato. In un paese normale il tuo account di Facebook sarebbe stato chiuso, e una pattuglia della polizia sarebbe venuta a prenderti sotto casa per portarti in una galera, magari al sud, lontano dai tuoi parenti e senza le arance siciliane che mamma avrebbe potuto portarti una volta a settimana. Perché è così che si usa fare contro gli eversori. Se ne valesse la pena, per esempio, ti racconterei di Bruno Bellomonte, ma a che servirebbe? Al massimo sei in grado di comprendere, decifrare e apprezzare le scorregge di borghezio e i rutti di bossi.

 

Non ci sarebbe da incazzarsi, nemmeno da perdere tempo ad analizzare politicamente una minchiata quale questa, però è la mia passione lombrosiana che mi spinge. Non hai una faccia molto intelligente, e nemmeno sai usare Photoshop. Avresti dovuto togliere anche la Sardegna dall’immagine che hai riprodotto, perché io sarda nutro un certo fastidio a vedere la mia terra insieme alla tua.

 

Però per fortuna abbiamo uno stato, e uno stato che funziona! Non ti hanno messo in galera, non ti hanno condannato ai lavori forzati, non ti obbligheranno a recarti ad Aushwitz per farti respirare il grigiore delle ceneri che sembra persistere a dispetto del tempo e dell’oblio, ma finalmente, per legge, anche ai tuoi figli – pure se spero che non ti sia mai dato di riprodurti – verrà insegnato l’Inno Nazionale, e pure i tuoi figli – ma chi ti scoperebbe mai? – saranno obbligati a partecipare alla giornata della Costituzione e della Bandiera, il 17 marzo, a ridosso della festa del papà, della prima giornata di primavera.

 

Sì, perché abbiamo uno stato serio, civile e democratico, che pensa che basti una canzonetta patriottica per cancellare un ventennio di barbara ignoranza, che ha dato la stura alla crapula legaiola. Per questo stato, pare sia sufficiente insegnare ai bambini a cantare la sigla delle partite di pallone, per correggere la deviazione mentale di una manica di idioti leghisti, dalla faccia tutta uguale, con gli occhi vacui, con quell’espressione ebete che lascia immaginare un rivolo di bava che esce dall’angolo della bocca, per il deficit cerebrale che sembra accomunarvi tutti.

 

Quando qualcuno riesce a usare gli ebrei di Hitler con tanta semplicità, ci sarebbe da domandarsi che ne è stato della storia, della Costituzione, della civiltà, dell’educazione. Ma sarebbero domande troppo difficili per questo Stato che smemorato e colpevole, non si accorge che il fascismo non è più un rigurgito, ma un vomito ormai cronico, al quale mai si è voluto porre rimedio.

 

Avrebbero dovuto fermarvi prima, in quelle montagne isolate del nord Italia, e sterilizzarvi visti i vostri ripetuti accoppiamenti tra simili. Ci sarebbe voluto – per restare in tema- un dottor Menghele al contrario, che vi impedisse di mettere al mondo tanta gente geneticamente deficitaria. Ma ci siete, e ci dovete rimanere.

 

E anziché curarvi con dosi massicce di Storia ed educazione civica, anziché migliorarvi con una scuola che funziona, questo stato vi abbatterà a colpi di Fratelli d’Italia, persino nelle scuole fasulle, che questo stato a voi sconosciuto, vi ha consentito di avere.