Il remake

Sottotitolo:

Gli scorpioni e lo stupore scemo – di Alessandro Gilioli

Ma perché mai Alfano, che un paio di mesi fa guidava l’occupazione del Palazzo di Giustizia di Milano, non sarebbe dovuto andare al comizio contro la magistratura di Brescia? Qualcuno in giro aveva davvero creduto che nel giro di poche settimane l’uomo che ha dato il suo nome al Lodo salva-Silvio fosse diventato un Norberto Bobbio redivivo? O qualcuno poteva pensare che la nuova carica istituzionale rendesse “responsabili” gli eversivi del Cavaliere che da vent’anni ci dimostrano di anteporre proprio il Cavaliere alle istituzioni, anzi di usare semplicemente le seconde per gli interessi del primo?

Ma davvero in giro ci sono idioti così, convinti che bastava abbracciare gli scorpioni nell’aula della Camera per togliere loro il veleno?

Mio padre rispettava i giudici e si è sempre presentato in tribunale.

 L’esecutivo appena nato a Brescia rischia il crac  di Eugenio Scalfari

L’angoscioso dramma domenicale di Scalfari non è come salvare l’Italia da berlusconi ma il pd da berlusconi.
Tutto ciò che preoccupa l’esimio fondatore di largo Fochetti è la tenuta di un governo di servi, di venduti, di gente senza dignità che si è consegnata a berlusconi dietro il paravento della necessità delle larghe alleanze, come se noi fossimo la Francia, la Germania o qualsiasi altro paese civile, come se in qualunque altro paese democratico fosse normale che dei ministri, un vicepresidente del consiglio scendano in piazza a manifestare contro un potere dello stato per sostenere chi di quello stato, delle sue regole e leggi si è fatto e si fa beffe.

Come se in un paese normale e civile si permettesse a un berlusconi di salire ai piani alti della politica.
Ma, e molti lo sapevano prima, altri spero che lo abbiano capito adesso, anche l’ultimo romantico che pensava davvero al governo di necessità, quello formato per risolvere i guai degli italiani, quelle larghe intese sono solo l’ultimo espediente offerto a berlusconi, il regalo ultimo per sottrarlo alle sue responsabilità penali.
Solo un idiota senza memoria fa poteva pensare che la teppa del pdl potesse cambiare pelle, dimostrare davvero il senso di responsabilità necessario a questo paese senza una guida, senza un punto di riferimento, senza un presidente della repubblica, che ieri ha taciuto di fronte allo scempio, richiamato di corsa perché lui e solo lui poteva evitare la catastrofe, e invece l’ha praticamente costruita mettendo un paese in mano a degli sciagurati traditori della Costituzione sulla quale hanno giurato solo pochi giorni fa: il remake di un film già visto e del quale si conosceva già il finale. 
Ma nemmeno questo è servito a scoraggiare i sostenitori di un obbrobrio qual è questo governo, nemmeno la certezza scientifica che alla prima occasione i cosiddetti responsabili non avrebbero avuto nessuna difficoltà a vestire i panni consueti, quelli degli eversori anti stato al servizio del boss.
Ecco perché io, a differenza di Scalfari,  auguro a questo governo e a chi lo compone la fine ingloriosa che si merita chi tradisce la Costituzione e lo stato.

La voce del ladrone
Marco Travaglio, 12 maggio

Bella l’idea del pellegrinaggio nella sua Medjugorje privata, Brescia, dove da vent’anni sogna di traslocare i processi da Milano. Purtroppo per lui, anziché dai giudici amici, il Cainano ha trovato ad accoglierlo migliaia di contestatori col dito medio alzato, cori “In galera” e cartelli con scritto “Hai le orge contate”. Il pretesto della scampagnata era sostenere un tal Adriano Paroli, il solito ciellino candidato a sindaco. Il quale, a cose fatte, è salito sul palco affiancato – per peggiorare la sua già penosa condizione – dalla Gelmini. E si è scusato di esistere: “Non era previsto un mio saluto…”. Intanto il Popolo delle Libertà – qualche migliaio di poveretti – sfollava rapidamente la piazza, come alla fine dei concerti quando arrivano gli elettricisti e i facchini a portar via gli strumenti. Il meglio era accaduto prima, quando l’anziano delinquente (parola del Tribunale e della Corte d’appello), aveva intrattenuto i complici sull’imprescindibile tema dei cazzi suoi.Raramente s’erano viste scene più paradossali (a parte il silenzio di Pd, Letta e Napolitano, troppo impegnati contro i 5Stelle per accorgersi di quanto accade a Brescia). Un vecchietto di 77 anni coi capelli bicolori – gialli sulla calotta asfaltata, neri ai lati –, gli occhi che non si aprono più, la dentiera che fischia e una preoccupante emiparesi al labbro superiore, annuncia un piano ventennale per salvare l’Italia da lui governata per 10 anni su 12 (un premier con qualche potere in più di Mussolini, un Parlamento ridotto a bivacco di manipoli, una Consulta e una Giustizia a sua immagine e somiglianza). Un monumentale evasore promette a quelli che pagano le tasse al posto suo di ridurgliele, dopo averle votate (così come Equitalia). Il politico più ricco del mondo lacrima il suo “struggimento per chi ha perso il lavoro” a causa dei suoi governi. Un imputato recidivo che da vent’anni si trincera dietro l’immunità e le leggi ad personam suam per non farsi processare, si paragona a Tortora che rinunciò all’immunità per farsi processare. Il leader del terzo partito dà ordini al primo, da vero padrone del governo Letta (“ci ho lavorato a lungo, l’ho voluto io, è un fatto storico, epocale”). E quando gli iloti sotto il palco urlano “chi non salta comunista è”, ridacchia: “Io non posso saltare perché coi comunisti ci governo insieme!”. Il vicepremier e ministro dell’Interno Alfano, col ministro Lupi, noti moderati non divisivi e fautori della pacificazione, sfilano contro un altro potere dello Stato. Molto applaudite le parole dello spirito di mamma Rosa: “Mi diceva che sono troppo buono per far politica: da bambino mi impediva di legarmi campanelli alle caviglie per avvertire le formichine del mio passaggio e non schiacciarle”. Due sole volte il Cainano perde il buonumore. Quando evoca Grillo, la mascella si contrae, gli occhi a fessura saettano, la gente tumultua. Quando cita “gli eventi drammatici di questi giorni” si pensa alle donne uccise o sfigurate con l’acido, ai morti di Genova, alla guerra in Siria. Invece lui parla della sua condanna, “me lo chiedono tutti”. Segue la solita sbobba piduista sulla responsabilità civile dei giudici (che c’è già dal 1988), la separazione delle carriere, i pm ridotti ad “avvocati dell’accusa che vanno dai giudici col cappello in mano” (come Previti quando andava da Squillante col cappello pieno di banconote), le intercettazioni (non gli piacciono, a parte quella Consorte-Fassino), la carcerazione preventiva (non si arresta uno prima del processo: se scappa o delinque ancora, tanto meglio). Poi viene finalmente al punto: “Le carceri sono un inferno”. Lo sanno bene i suoi guardagingilli Castelli, Alfano e Palma, che le hanno ridotte così. Prossima mossa: una bella amnistia. Così escono un po’ di delinquenti e soprattutto non ne entrano altri, tipo lui. Ma questo non lo dice, non è ancora il momento: “Mi fermo qui, sono sopraffatto dalla commozione”. Appena pensa alla sua cella, gli vien da piangere.

Non siamo Stato noi

Ustica, la Cassazione: “Aereo abbattuto
da un missile, lo Stato risarcisca”

Ustica, lo Stato paga il tradimento dei suoi uomini

Ci sono voluti trentatré anni perché un giudice stabilisse che i morti di Ustica sono una responsabilità dello stato, dunque non dei diretti responsabili, quei traditori  che un nome e cognome ce l’hanno, di chi ha permesso che si violasse lo spazio aereo, di chi in tutti questi anni si è reso complice di omissioni, depistaggi, coperture, di chi ha fatto in modo che come sempre accade in questo paese indagini e processo si allungassero oltremodo ché più s’allunga il brodo e più i colpevoli hanno la possibilità di farla franca, la responsabilità di quei morti e di tutto quello che è accaduto dopo, la perdita del lavoro per un sacco di gente, la ricollocazione in compagnie aeree fantasma come l’Air Mediterranea con qualifiche e stipendi molto inferiori – la strage di Ustica ha riguardato molto da vicino anche la mia famiglia  quindi so di che parlo – è nostra, di tutti noi che facciamo parte di questo stato infame i cui rappresentanti alti, egregi, le cosiddette istituzioni non pagano mai per i loro errori e reati, tanto male che vada ci siamo sempre noi cittadini a pagare due volte, sia quando lo facciamo da  vittime ma anche quando lo stato per mezzo delle sue istituzioni decide che i responsabili occulti siamo noi, tutti, perché allo stato, a questo stato ha fatto sempre comodo così. 
Tutti colpevoli, nessun colpevole.

Come scrivevo mesi fa lo stato quando deve incassare da noi cittadini manda Equitalia e costringe a pagare, il come fare non è cosa loro, poi se è davvero giusto che noi cittadini dobbiamo pagare si vedrà, quando è lo stato ad essere inadempiente non ha nessuna Equitalia che lo vada a disturbare. 
Se la può prendere comoda quanto vuole. 
Spesso nemmeno ci si arriva, ad essere pagati o ripagati dallo stato, le loro ‘contingenze’ sono molto più importanti delle nostre esigenze e dei nostri diritti. 
Non solo questo è il paese dei Grandi Misteri, il paese dove non si riesce mai a fare chiarezza su nulla, dove le stragi si compiono da sole e non si trova mai il colpevole, il paese dove le parole “verità” e “giustizia” sono impronunciabili senza un moto di disgusto e indignazione a causa di tutte le volte in cui queste sono state e sono negate, tradite, perché si sa, verità e giustizia difficilmente si possono pretendere e ottenere in un paese dove i processi durano vent’anni ma anche più di trenta sempreché non intervengano prima tutti quei provvedimenti ad personam e ad castam che fanno di questo il paese più “garantista” di tutti ma nel quale ottenere giustizia è stato ed è sempre molto difficile grazie a questi moderni “padri della patria” che hanno lavorato alacremente affinché le parole verità e giustizia non riguardassero mai le le loro “eccellenze”e quindi a cascata anche un certo indotto di delinquenza e criminalità. 
Perché verità e giustizia disturbano, costringono a riportare in superficie fatti, nomi e cognomi che per mantenere un certo quieto vivere concordato di volta in volta a seconda dei casi e dell’opportunità del momento, della convenienza, è meglio che rimangano nascosti.