Ma anche no

Giubileo, parliamone – Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 20 novembre

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Ci sono tanti luoghi nel mondo che non vengono mai raggiunti dalla misericordia umana e figuriamoci da quella divina.
Perché non coinvolgere questi, anziché caricare di ulteriori tensioni una città come Roma che è sempre e comunque il bersaglio di tutto anche quando non succede niente?
L’insistenza del papa su questo giubileo è irritante e desta più di un sospetto sulla reale bontà di questo giubileo straordinario: fosse stato un altro progetto, evento qualsiasi organizzato per motivi diversi da quelli religiosi nessuno l’avrebbe difeso ad oltranza quale dimostrazione di “non avere paura” né il governo avrebbe assecondato l’irresponsabilità di un capo di stato, prim’ancora che di una comunità religiosa che sta dimostrando di non aver capito nulla del momento difficile, pesante e grave che riguarda i cittadini di Roma, di tutta l’Italia, dell’Europa e del mondo o di voler prendere le distanze dai motivi di sicurezza che dovrebbero sconsigliare la massa di persone a spostarsi per venire a Roma.
Noi  poveri disarmati senza scorte né auto blindate dobbiamo sopportare la limitazione delle libertà, adeguarci allo stato di polizia, all’esercito e i carri armati  nelle città, al falso allarme quotidiano, rinunciare alla vita sociale, alla partita di calcio, alla passeggiata in centro, la metro di Roma è tutti i giorni sotto attacco, anche stamattina la linea A è stata fermata per verifiche. Chi risarcisce l’utenza, chi assicura ai pendolari di poter raggiungere il posto di lavoro in orario? Si può stare un anno o tutta la vita così?  Il papa non può semplicemente dire di aver capito, che gli dispiace tanto per chi aspettava il perdono ma questo giubileo adesso non si può fare?
Perché non se lo porta in Nuova Zelanda o in Polinesia, vediamo poi quanto è forte la fede dei cattolici cristiani a trenta ore di aereo da qui. La smettano di raccontarcela. Questo giubileo serve per tutt’altri scopi dal perdono di Dio, probabilmente gli stessi che sono costati la cacciata di Marino.

Lo zero virgola

Sottotitolo: da “ce lo chiede l’Europa” a “ce lo ha chiesto l’isis” è un attimo. 

Bisogna cominciare a decidere se la lotta al terrorismo passa per qualche rinuncia dei vivi o se è meglio sacrificare altri morti alla causa.
Ovvero se si può cominciare a pensare di smetterla di giustificare per questioni economiche le alleanze coi paesi come l’Arabia e le strette di mano dei governanti europei ai re sauditi che applicano la stessa sharia violenta e criminale dei terroristi, che hanno molte responsabilità nell’espansione del fondamentalismo che uccide solo però, siccome loro hanno soldi e petrolio ci si va col sorriso sulle labbra.
Bisognerebbe essere persone serie, ecco.

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ATTENTATI PARIGI, TRAVAGLIO: “ARMIAMO PAESI CHE PRIMA O POI CI SPARERANNO CONTRO”

Parigi e le (orribili) verità che ci vengono nascoste

Terrorismo, sicurezza e libertà personali: perché occorre vigilare di fronte alle leggi speciali invocate dai politici

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Chissà chi ha deciso che lo zero virgola niente è niente se investito nella lotta al terrorismo mentre lo stesso zero diventa una cifra spropositata se si tratta di prevenire altre stragi e tragedie.
Chi ha deciso che i morti di terrorismo sono più morti di chi viene inghiottito nel fango di un nubifragio e del ragazzino ammazzato dal soffitto della scuola. Se sono più morti dei suicidati di equitalia.
O se sono più morti di chi non viene curato in tempo, soccorso in tempo perché mancano i servizi essenziali che proprio non si possono far uscire dallo stesso zero virgola su cui si può sorvolare per motivi di sicurezza. 

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•ATTENTATI PARIGI, RENZI: “NO LEGGI SPECIALI E MODIFICHE A CARTA. NIENTE REAZIONI DI PANCIA. MA PIÙ SOLDI A SICUREZZA”

“Figurarsi se uno sta attento allo ‘zero virgola’ sulla sicurezza. Quello che vale per la Francia varrà anche per l’Italia”.

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Il keynesismo del terrore – Massimo Rocca – Il Contropelo di Radio Capital

Ma a quanto sta il cambio tra i morti di terrorismo e i disoccupati? Capisco che la domanda sembri blasfema. Però la risposta mica tanto. Come sapete la Francia ha annunciato che sforerà i limiti di Maastricht e del Fiscal Compact, ancor più di quanto abbia fatto finora, perchè deve assumere forze dell’ordine e potenziare la sicurezza. Juncker, senza consultare nessuno, ha detto di sì, anzi ha esteso lo sforamento a chiunque voglia fare altrettanto. E’ insomma la realizzazione del paradosso di Krugman, per uscire dalla recessione mondiale ci vorrebbe la guerra coi marziani. E ovviamente bene fa la Francia e bene fanno tutti a difendersi. Ma chi ha stabilito che 130 morti, strazianti e straziati, in un attentato valgono come emergenza più di tre milioni di disoccupati da cinque anni? Perché per evitare quello, giustamente, si può spendere, ma non si può evitare di scacciare di casa i greci che non hanno più i soldi del mutuo? Perché lo stato è la soluzione e non il problema per le pallottole e i Rafale e non per i morti da frane o da incidenti all’Ilva? Perché si possono assumere diecimila poliziotti e non o anche diecimila ricercatori?

 

 

À la guerre comme à la guerre?

 Il terrorismo è come la crisi economica: entrambi vengono utilizzati dalle politiche mondiali per prendere quei provvedimenti che in periodi normali, di relativa ma solo apparente calma, perché la guerra non è solo quella degli attentati in occidente non si potrebbero neanche immaginare. Siccome abbiamo capito tutti che la crisi economica si può pilotare ed è proprio ciò che è stato fatto è del tutto legittimo pensare che anche per il terrorismo ci sia stato e ci sia un favoreggiamento concreto delle politiche mondiali che, come dalla crisi possono trarre dei vantaggi: economici perché le guerre portano soldi e di potere esercitato più facilmente sui popoli opportunamente spaventati e disposti a sacrificare la loro libertà alla sicurezza.
Di questo passo avremo un pianeta all’insegna del patriot act, delle leggi speciali, delle costituzioni cambiate in corsa e della miseria dei popoli, gestito e governato da dittature economiche composte dai soliti ricchissimi personaggi, guerrafondaie in nome non di Allah né del Dio cristiano e cattolico ma dell’unico che mette tutti d’accordo: il denaro,  ma saremo tutti finalmente al sicuro dai terroristi brutti e cattivi.

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La guerra è sbagliata, anche le guerre cosiddette necessarie, quelle di liberazione da un invasore si sono dimostrate inutili per un processo reale di pacificazione fra i popoli. Con due guerre mondiali alle spalle questo dovrebbe essere un pianeta invidiabile, dove tutto funziona a meraviglia perché regolato dalle leggi civili che gli stati si sono dati proprio per evitare di dover scatenare altri conflitti. Nel terzo millennio non si può più pensare che l’unico argomento da contrapporre a chi contrasta il normale percorso democratico, civile e pacifico e lo fa poi in modo controverso, non del tutto chiaro, un modo sporco perché vede la collaborazione stretta di quelli che poi vanno a fare gli statisti in tivù dopo aver stretto la mano ai dittatori sanguinari che sostengono i terroristi coi soldi e con le armi siano le guerre. Questo teorema è pericoloso e va rifiutato.

 

 

E’ più facile dare ascolto a salvini che a chi cerca di andare oltre i fattori divisivi. Ovvio che non si condivida proprio tutto del modo di vivere degli islamici, altrettanto ovvio che, sebbene con tutti i nostri limiti e difetti, debolezze lo stile occidentale sia ancora quello che consente maggiore libertà conquistata lottando contro il tiranno nazifascista, criminale e violento. Io non ho mai creduto alla cazzata che il burqa e il topless pari sono perché la conseguenza di modelli culturali imposti con la suggestione che ugualmente tendono a schiavizzare la figura della donna. Preferisco più l’occidente che consente alle donne anche di andare in giro mezze nude se lo vogliono e che non preveda la lapidazione delle presunte fedifraghe. Preferisco vivere dove gli omosessuali non vengano considerati fuorilegge da impiccare. Ma se non diciamo che queste non sono culture né dettami religiosi, se non si dice che queste sono imposizioni violente degli uomini e che nulla c’entrano con la parola di qualsiasi Dio e con la cultura siamo disonesti che non vogliono proporre soluzioni ma continuare a dividere. Anche con la guerra.

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La repubblica presidenziale è quella dove il presidente può decidere da se medesimo di modificare la costituzione, aumentare i poteri di polizia e magistratura e dichiarare guerra per vendetta.  Nella repubblica presidenziale il presidente può fare tutti i colpi di stato che vuole e camuffarli da azioni perfettamente legittime e in linea con le esigenze, urgenze del paese.
In un momento così drammatico per la Francia nessuno oserà mettersi di traverso al guerrafondaio Hollande che, non contento di aver portato il caos in Libia oggi arma il suo esercito anche contro la Siria dell’isis.

[A Renzi l’Italia piacerebbe così e il presidente presidenziale vorrebbe essere lui.]

 

Invece di chiedere agli islamici moderati di dissociarsi dal terrorismo come se a noi qualcuno chiedesse continuamente di dissociarci dalla mafia, ci avesse chiesto di farlo rispetto al terrorismo di casa nostra, si dovrebbe chiedere ai francesi, quelli che hanno capito chi ha portato il terrorismo a casa loro e in tutta Europa di dissociarsi dal loro presidente, di fargli sapere che loro non vogliono un’altra guerra perché non serve un’altra guerra, non serve mai la guerra.

Alla vigliaccheria criminale, anche la più feroce, lo stato civile e del diritto non contrappone mai la vendetta. In questo modo non si finirà mai.
Un capo di stato occidentale che porta il suo paese in guerra per vendetta modificando le regole dello stato e chiedendo il sostegno della “coalizione” è uno sciagurato irresponsabile.
Uno da mandare a casa di corsa, prima che trascini tutta l’Europa in una guerra. 

Una cosa sono le legislazioni di emergenza per mezzo delle quali gli stati e i governi possono affrontare una situazione reale di pericolo permanente, un’altra la modifica della Costituzione che un presidente ordina per autorizzarsi da se medesimo a dichiarare guerra non allo stato invasore e aggressore ma ad un nemico nebuloso qual è il terrorismo.
Come ho scritto ieri lo stato di guerra è poi uno stato di guerra, dove le limitazioni della libertà riguardano tutti e diventano legali perché autorizzate dalla legge.
In Italia né durante gli anni di piombo né dopo gli attentati di Capaci e via D’Amelio qualcuno ha pensato che si dovesse modificare la Costituzione.
Se uno stato per difendersi ha bisogno di modificare la sua Carta delle leggi, dei diritti e dei doveri significa che non è poi così forte.
Che non lo era nemmeno prima di un fatto grave.
Il governo di uno stato forte non pensa che la sicurezza del paese possa essere garantita maggiormente scatenando un conflitto armato che al contrario può diventare un motivo di rischio superiore a quello che si vorrebbe contrastare.
Il momento peggiore per pensare a nuove leggi o modificare quelle esistenti è proprio quello successivo ad un fatto straordinariamente grave.
Le leggi speciali sono liberticide e fasciste.

I peggiori sono quelli che dicono e scrivono che “ci deve essere un modo” ma poi non dicono che “questo modo” è quello sbagliato perché questo modo e questo grande e perfetto ordine mondiale è l’unico che gli consente di esistere e sproloquiare i loro deliri ovunque possono.
Nessuna pace è possibile finché i “nostri morti” saranno più morti dei “loro”.
Finché i nostri meriteranno i lutti nazionali, i minuti di silenzio, i palinsesti stravolti e i loro il trafiletto in quinta di copertina, anche quando la causa della loro morte sono i disastri compiuti in funzione dell’ordine che stabilisce qualcun altro che sta qui e che lo vuole imporre anche a loro che resterebbero senz’altro più volentieri lì.
Intanto bisognerebbe interrogarsi sul perché ragazzini di diciotto, vent’anni mettano a disposizione la loro vita alla causa terrorista.
Perché degli adulti timorati del loro Dio che ci dicono sia magnifico per la sua bontà come il nostro, facciano esplodere i bambini per lo stesso motivo.
Perché alla favoletta delle 72 vergini del fantastico aldilà non ci crede più nessuno.
Lo so, è più facile essere salvini rispetto a questa situazione, ma anche il cosiddetto giornalismo italico che giustifica le bombe di Hollande, come se morire sotto a un drone sia poi così diverso che farlo al concerto e al ristorante, non scherza.

La Francia “come dopo l’11 settembre”.
Qualcuno potrebbe cortesemente spiegare se ha funzionato la strategia americana e della magnifica alleanza guerrafondaia internazionale di lotta al terrorismo, in che modo è cambiato il mondo, se è cambiato in meglio e se oggi siamo tutti più sicuri?
O al contrario se proprio quella strategia, un decennio di invasioni, di guerre mascherate da missioni di pace ed esportazioni di democrazia hanno prodotto la situazione attuale, un mondo dove uno sciagurato in caduta libera di consensi pensa di riprendersi quel consenso dichiarando guerra al nemico “liquido” che non ha un paese unico, non ha una base militare unica, non c’è un posto unico nel mondo dove lo si può individuare ed attaccare perché è un nemico che si è ormai espanso e diluito in tutto il mondo.
Il nazismo fu combattuto con una guerra di liberazione da un regime che si era imposto con l’inganno: hitler andò al potere dopo elezioni democratiche, non con un colpo di stato, il suo regime dilagò e si impose proprio con l’invasione.
Non risulta che l’occidente, l’Europa, l’America siano state invase dal nemico islamico, qualcuno ha forse obbligato popoli e paesi ad adeguarsi al suo stile di vita, qualcuno è venuto a casa nostra a dirci che da oggi in poi gli uomini devono farsi crescere la barba, le donne costrette a vestirsi col burqa e al posto del tè delle cinque e dell’happy hour è obbligatorio recitare i versetti del Corano?
Noi occidente non siamo stati invasi, abbiamo invaso, quel terrorismo è il prodotto della ribellione ben orchestrata qui anche dallo sciagurato che oggi dichiara guerra al nemico del terzo millennio: è qui che sono stati allevati i nuovi barbari.

 

 

Basta stronzate

La Francia sta bombardando la Siria da due mesi senza l’autorizzazione di nessuno. Stanotte Hollande ha mandato i caccia sulla Siria per colpa di persone di nazionalità belga e francese.

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Per la Siria ci si commuove e si scuotono le coscienze solo quando vediamo la creatura morta sul bagnasciuga, in pochi però si chiedono perché era arrivata fino a lì.

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La Francia ha bombardato l’ISIS in Siria

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Sembra incredibile, ma in Italia c’è chi di giorno indossa i panni del fruttivendolo e la notte gioca a fare la guerra. Un filo rosso che parte da un paesino in provincia d’Imperia e arriva fino a dentro i palazzi di Agusta Westland – Finmeccanica. [Report, Raitre – 15 novembre 2015]

Finché c’è guerra c’è speranza

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Alla parola “buonismo” per quanto insignificante prim’ancora che irritante e che andrebbe cancellata dalle bocche da cui esce qualche motivazione positiva si può dare, ma il “cattivismo” che quando si fa stato diventa non solo imbecillità ma pericolosa irresponsabilità non si può giustificare in nessun modo.
Lo stato di guerra da codice giallo o rosso di sicurezza poi è uno stato di guerra, che non garantisce affatto che non possa accadere lo stesso qualche attentato ma sicuramente diventa una limitazione di libertà per tutti.
Ci pensino quelli che credono di poter sacrificare ancora la loro esistenza in tutti gli ambiti, anche quelli privati e personali a queste politiche di incapaci che legano la politica ad interessi inenarrabili che prima creano i mostri, le paure, il terrore e poi non possono fabbricare un antidoto che combatta solo quello che va eliminato ma continuano a fare danni ancora più gravi di quelli che hanno già fatto.

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Se all’attacco terrorista si risponde con la “spietatezza” inutile chiedersi poi perché le guerre non finiscono mai.
La Francia ha avuto bisogno dei suoi morti per sapere che a Raqqa‬ c’è una concentrazione alta del terrorismo fondamentalista?
Hollande non lo sapeva o, come è più probabile, il bombardamento è solo una vendetta dimostrativa? Sotto i raid non muore anche la gente innocente che non ha nessuna responsabilità negli attacchi di Parigi‬?
Che almeno ci vengano risparmiate tutte le finte analisi sul da farsi dei numerosi fuffologi del blablaismo, perché solo un deficiente non capisce che nessuno ha la vera intenzione di interrompere il circuito globale di morte, perché per interromperlo sul serio ogni stato coinvolto deve rinunciare ad una sostanziosa quota degli interessi che si maturano proprio continuando a fare le guerre.
Il terrorismo, come ci ha mostrato e spiegato benissimo Report ieri sera viene armato e addestrato proprio da chi dice di volerlo combattere.  Basta stronzate.

L’attentatuni, ovvero, il grande attentato

Se berlusconi pensa che lo vogliano privare ingiustamente della sua libertà, se la riprendesse da se medesimo assumendosene la responsabilità senza mettere in mezzo lo stato, le istituzioni e noi cittadini.

Faccia preparare uno qualsiasi dei suoi potenti mezzi di aria, di terra e di mare e si dia alla latitanza, che poi è l’unico modo per un delinquente, uno che ha violato le leggi del suo stato, di poterla riottenere, come già fatto in precedenza da bettino craxi.

Bondi avverte: “Rischio guerra civile”
Pressing del Pdl sul Colle per salvare B. 

B. può finire in carcere. E sfida Napolitano: “In piazza lo stesso”.

Bondi paragona la condanna alla “guerra civile”. Il Quirinale tuona: “Irresponsabile”. Il corteo Pdl di oggi diventa un sit-in a Palazzo Grazioli, senza ministri. Letta: “Ricatto”. Pd: “Eversori”.

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 Manifestare contro lo stato e i suoi poteri è terrorismo, non un esercizio democratico del libero pensiero.

 Non si può chiedere al presidente della repubblica di graziare un delinquente condannato, sapendo che quella grazia non gli è dovuta minacciando la guerra civile e la Magistratura. 

Uno che pensa di aver subito delle ingiustizie ma col minimo sindacale di quel senso dello stato per il quale dice da vent’anni di essersi immolato avrebbe già bloccato l’orda dei barbari incivili che parla e agisce in sua difesa.  Quello che sta accadendo in queste ore è un attentato contro lo stato.

Invece tutti sappiamo che il promotore dell’eversione è lui, ecco perché penso che non sia il caso di farci su dell’ironia, di pensare che quelle che stanno accadendo sono cose da liquidare con qualche barzelletta di mezz’estate. 

Già qualche anno fa si mormorava che Napolitano firmasse tutto quello che gli mettevano sulla scrivania perché qualcuno minacciava azioni contro lo stato.

I tempi moderni non richiedono i carri armati nelle piazze, oggi i i colpi di stato si fanno su carta intestata.

 Il primo grado della sentenza Ruby descrive berlusconi come uno con una naturale propensione a delinquere.

berlusconi sta allo stato come Riina all’antimafia, come le religioni ad una visione moderna e civile delle società e come il pd ad un’idea di sinistra.

Tutto quello che ha a che fare con lo stato non interessa a berlusconi se non può usare lo stato per i suoi interessi, l’unica cosa che ha fatto fino ad ora, quella che lo ha portato a scendere in campo per il bene del paese e dunque il suo.

berlusconi ha già creato il precedente.

Da lui in poi tutti quelli che verranno, che avranno la possibilità di intraprendere una carriera politica, o quelli che sono già nella politica potranno, potrebbero e possono fare quello che ha fatto lui, chiedere allo stato le garanzie ricevute da lui e pretendere di averle come le ha avute lui finché gli è riuscito.

E la richiesta di grazia pretesa dai sovversivi sostenitori di berlusconi usando la minaccia, l’ultimatum, l’intimidazione di stampo mafioso  non arriva dal nulla ma anche da un certo sentire comune di tanta gente che in tutti questi anni avrebbe preferito liberare lui da ogni incombenza giudiziaria pur di non dover più parlare di lui, credendo così di liberare il paese e la gente dall’anomalia berlusconi.

Ma un paese non si libera concedendo sconti, tutele che ad altri sarebbero negate, possibilità che non è giusto offrire perché mancano i requisiti per poterle avere, leggi fatte apposta per andare oltre la legge.

Non c’è nessuna libertà né un’ipotesi di libertà nel concedere diritti extra in un paese che sulla Costituzione ha scritto e a chiare lettere che i cittadini sono tutti uguali e che la legge è uguale per tutti.

L’errore più grave che si possa fare è ritenere queste manifestazioni patetiche, o al più ridicole.
Non lo sono.
E fa malissimo a non preoccuparsi chi invece dovrebbe.
Questa manifestazioni vanno impedite perché sono contro lo stato, contro la legge, contro quel potere dello stato, la Magistratura, che è rimasto l’unico a ricordarci che abbiamo una Costituzione che va rispettata e che lavora in quella direzione, non va per le strade dell’intesa, dell’accordo e dei patti occulti coi delinquenti.

Bondi non facesse troppo lo spiritoso, perché c’è gente che all’invito alla guerra civile si farebbe trovare pronta.

In questi due decenni di scempio politico concordato reazioni popolari eclatanti non ce ne sono state. 

In altri periodi, invece, c’è stata gente che non restava a casa a guardare la televisione.

E se proprio dobbiamo parlare di guerra civile facciamolo nel caso in cui Napolitano decidesse di concedere il perdono dello stato, magari infilato in qualche riforma della giustizia sottoforma di amnistia al delinquente condannato, che mi sembra un motivo molto più serio.  

berlusconi non è nelle condizioni di poter chiedere né ricevere alcuna grazia, perché oltre alla condanna ha vari procedimenti penali ancora in corso e altri che potrebbero includerne la figura.

 Nota a margine: mi piacerebbe sapere dove si nascondono le forze dell’ordine quando persone che fanno parte dell’apparato dello stato si esprimono e agiscono da eversori terroristi.

Dove sono quelli che prendono a manganellate, a botte e a calci i no tav, gli studenti, chi manifesta per difendere il posto di lavoro ma se ne stanno  tranquilli a guardare  ministri, un vicepresidente del consiglio che vanno davanti e dentro ai tribunali per mettersi contro un potere dello stato, dicono pubblicamente cose di una gravità inaudita che a dei cittadini normali e comuni non sarebbe permesso dire senza rischiare l’arresto.

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Aveva questo in pancia, non lo sapevate? Alessandro Gilioli – Piovono rane

Eccola, la pacificazione.
Le minacce di guerra civile, la violazione assoluta della separazione dei poteri, il trattamento Mesiano per il giudice Esposito. E tutto il resto, da vomito.
Era questo che si portava in pancia Berlusconi, non lo sapevate? 
No, dico, quando ci dicevate che le “larghe intese” erano una scelta responsabile, anzi l’unica scelta responsabile in nome del ‘bene del Paese’, quando ci spiegavate che l’alleanza con il Pdl era come la ‘grosse koalition tedesca, né più né meno?
Chissà se quando lo dicevate eravate in buona fede, se pensavate davvero a Berlusconi come a un un normale leader di centrodestra europeo, chissà se scambiavate una speranza per una convinzione, oppure se mentivate anche a voi stessi.
Era questo che si portava in pancia Berlusconi, non ci voleva molto per saperlo, bastava aver vissuto in Italia negli ultimi vent’anni.
Era questo che si portava in pancia Berlusconi, e voi ci dicevate ‘estremisti’ mentre vi lasciavate accompagnare nell’abisso da un criminale eversore, e mi verrebbe da ridere se non ci fosse davvero da piangere.

Il remake

Sottotitolo:

Gli scorpioni e lo stupore scemo – di Alessandro Gilioli

Ma perché mai Alfano, che un paio di mesi fa guidava l’occupazione del Palazzo di Giustizia di Milano, non sarebbe dovuto andare al comizio contro la magistratura di Brescia? Qualcuno in giro aveva davvero creduto che nel giro di poche settimane l’uomo che ha dato il suo nome al Lodo salva-Silvio fosse diventato un Norberto Bobbio redivivo? O qualcuno poteva pensare che la nuova carica istituzionale rendesse “responsabili” gli eversivi del Cavaliere che da vent’anni ci dimostrano di anteporre proprio il Cavaliere alle istituzioni, anzi di usare semplicemente le seconde per gli interessi del primo?

Ma davvero in giro ci sono idioti così, convinti che bastava abbracciare gli scorpioni nell’aula della Camera per togliere loro il veleno?

Mio padre rispettava i giudici e si è sempre presentato in tribunale.

 L’esecutivo appena nato a Brescia rischia il crac  di Eugenio Scalfari

L’angoscioso dramma domenicale di Scalfari non è come salvare l’Italia da berlusconi ma il pd da berlusconi.
Tutto ciò che preoccupa l’esimio fondatore di largo Fochetti è la tenuta di un governo di servi, di venduti, di gente senza dignità che si è consegnata a berlusconi dietro il paravento della necessità delle larghe alleanze, come se noi fossimo la Francia, la Germania o qualsiasi altro paese civile, come se in qualunque altro paese democratico fosse normale che dei ministri, un vicepresidente del consiglio scendano in piazza a manifestare contro un potere dello stato per sostenere chi di quello stato, delle sue regole e leggi si è fatto e si fa beffe.

Come se in un paese normale e civile si permettesse a un berlusconi di salire ai piani alti della politica.
Ma, e molti lo sapevano prima, altri spero che lo abbiano capito adesso, anche l’ultimo romantico che pensava davvero al governo di necessità, quello formato per risolvere i guai degli italiani, quelle larghe intese sono solo l’ultimo espediente offerto a berlusconi, il regalo ultimo per sottrarlo alle sue responsabilità penali.
Solo un idiota senza memoria fa poteva pensare che la teppa del pdl potesse cambiare pelle, dimostrare davvero il senso di responsabilità necessario a questo paese senza una guida, senza un punto di riferimento, senza un presidente della repubblica, che ieri ha taciuto di fronte allo scempio, richiamato di corsa perché lui e solo lui poteva evitare la catastrofe, e invece l’ha praticamente costruita mettendo un paese in mano a degli sciagurati traditori della Costituzione sulla quale hanno giurato solo pochi giorni fa: il remake di un film già visto e del quale si conosceva già il finale. 
Ma nemmeno questo è servito a scoraggiare i sostenitori di un obbrobrio qual è questo governo, nemmeno la certezza scientifica che alla prima occasione i cosiddetti responsabili non avrebbero avuto nessuna difficoltà a vestire i panni consueti, quelli degli eversori anti stato al servizio del boss.
Ecco perché io, a differenza di Scalfari,  auguro a questo governo e a chi lo compone la fine ingloriosa che si merita chi tradisce la Costituzione e lo stato.

La voce del ladrone
Marco Travaglio, 12 maggio

Bella l’idea del pellegrinaggio nella sua Medjugorje privata, Brescia, dove da vent’anni sogna di traslocare i processi da Milano. Purtroppo per lui, anziché dai giudici amici, il Cainano ha trovato ad accoglierlo migliaia di contestatori col dito medio alzato, cori “In galera” e cartelli con scritto “Hai le orge contate”. Il pretesto della scampagnata era sostenere un tal Adriano Paroli, il solito ciellino candidato a sindaco. Il quale, a cose fatte, è salito sul palco affiancato – per peggiorare la sua già penosa condizione – dalla Gelmini. E si è scusato di esistere: “Non era previsto un mio saluto…”. Intanto il Popolo delle Libertà – qualche migliaio di poveretti – sfollava rapidamente la piazza, come alla fine dei concerti quando arrivano gli elettricisti e i facchini a portar via gli strumenti. Il meglio era accaduto prima, quando l’anziano delinquente (parola del Tribunale e della Corte d’appello), aveva intrattenuto i complici sull’imprescindibile tema dei cazzi suoi.Raramente s’erano viste scene più paradossali (a parte il silenzio di Pd, Letta e Napolitano, troppo impegnati contro i 5Stelle per accorgersi di quanto accade a Brescia). Un vecchietto di 77 anni coi capelli bicolori – gialli sulla calotta asfaltata, neri ai lati –, gli occhi che non si aprono più, la dentiera che fischia e una preoccupante emiparesi al labbro superiore, annuncia un piano ventennale per salvare l’Italia da lui governata per 10 anni su 12 (un premier con qualche potere in più di Mussolini, un Parlamento ridotto a bivacco di manipoli, una Consulta e una Giustizia a sua immagine e somiglianza). Un monumentale evasore promette a quelli che pagano le tasse al posto suo di ridurgliele, dopo averle votate (così come Equitalia). Il politico più ricco del mondo lacrima il suo “struggimento per chi ha perso il lavoro” a causa dei suoi governi. Un imputato recidivo che da vent’anni si trincera dietro l’immunità e le leggi ad personam suam per non farsi processare, si paragona a Tortora che rinunciò all’immunità per farsi processare. Il leader del terzo partito dà ordini al primo, da vero padrone del governo Letta (“ci ho lavorato a lungo, l’ho voluto io, è un fatto storico, epocale”). E quando gli iloti sotto il palco urlano “chi non salta comunista è”, ridacchia: “Io non posso saltare perché coi comunisti ci governo insieme!”. Il vicepremier e ministro dell’Interno Alfano, col ministro Lupi, noti moderati non divisivi e fautori della pacificazione, sfilano contro un altro potere dello Stato. Molto applaudite le parole dello spirito di mamma Rosa: “Mi diceva che sono troppo buono per far politica: da bambino mi impediva di legarmi campanelli alle caviglie per avvertire le formichine del mio passaggio e non schiacciarle”. Due sole volte il Cainano perde il buonumore. Quando evoca Grillo, la mascella si contrae, gli occhi a fessura saettano, la gente tumultua. Quando cita “gli eventi drammatici di questi giorni” si pensa alle donne uccise o sfigurate con l’acido, ai morti di Genova, alla guerra in Siria. Invece lui parla della sua condanna, “me lo chiedono tutti”. Segue la solita sbobba piduista sulla responsabilità civile dei giudici (che c’è già dal 1988), la separazione delle carriere, i pm ridotti ad “avvocati dell’accusa che vanno dai giudici col cappello in mano” (come Previti quando andava da Squillante col cappello pieno di banconote), le intercettazioni (non gli piacciono, a parte quella Consorte-Fassino), la carcerazione preventiva (non si arresta uno prima del processo: se scappa o delinque ancora, tanto meglio). Poi viene finalmente al punto: “Le carceri sono un inferno”. Lo sanno bene i suoi guardagingilli Castelli, Alfano e Palma, che le hanno ridotte così. Prossima mossa: una bella amnistia. Così escono un po’ di delinquenti e soprattutto non ne entrano altri, tipo lui. Ma questo non lo dice, non è ancora il momento: “Mi fermo qui, sono sopraffatto dalla commozione”. Appena pensa alla sua cella, gli vien da piangere.

Le bombe, l’America, la paura

Alla domanda “perché colpire una maratona” temo che la risposta più semplice, che per il rasoio di Occam è la più probabile, sia “perché è facile e massimizza l’effetto terrore”. Se poi ci si chiede perché il terrore negli USA, le risposte possono essere mille. Io credo che la paura sia l’unica cosa che possa far fallire il progetto di integrazione sociale di cui Obama è bandiera e promotore [sui neri, sull’omosessualità, sulle donne], senza dimenticarci che in USA si discute il tema delle armi da guerra facili da comprare… la paura spinge la gente ad armarsi. Poi c’è sempre il terrorismo internazionale, e chi più ne ha più ne metta…[Andrea ]

 

 

“L’ultimo miglio della maratona di Boston è dedicato ai sopravvissuti della strage nella scuola di Newtown, l’episodio che ha rilanciato negli Usa il dibattito sul controllo delle armi. ” 

A volte le cose sono più semplici di quello che sembrano.
Il cordoglio per le vittime e la condanna per gli attentatori sono, naturalmente, sottintesi.

Le bombe non sono mai intelligenti.

Non ci sono bombardamenti a fin di bene, non c’è nulla che si possa insegnare, né tanto meno “esportare” sganciando bombe su incolpevoli civili, a qualsiasi latitudine.

Il popolo è un bambino – Ascanio Celestini

 

Il popolo è un bambino. 
Fa tante domande e tu non gli puoi dire la verità sennò quello ti mette in difficoltà.

Per esempio io c’ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe.
Mi ha detto “papà cosa sono i terroristi?”
lo gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: “Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale.
Tu eri un bambino intelligente o non ci hai creduto.
Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l’albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale.

Hai pensato che se c’è il regalo significava che c’è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne.
E invece ero sempre io.
E i terroristi sono la stessa cosa.

Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi.
Poi scoppia ‘na bomba, crollano un paio di grattacieli
e tutti pensano che se c’è l’attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l’hanno fatto…
ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi dà la colpa ai terroristi” .

E mio figlio mi fa:
“l’amico mio Pancotti Maurizio – ché Robertino frequenta
un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me è pure un po’ deficiente – m’ha detto: “­Pancotti Maurizio dice che questa cosa si chiama strategia della tensione!”
Allora io gli ho risposto “l’amico tuo Pancotti Maurizio è comunista!
E lo sai perché è così ciccione? “Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui perché ti si mangia!”
E mio figlio Robertino ha cominciato a tremare.
Per una settimana non è più uscito di casa.
Gli ho fatto fare tutto quello che volevo, gli dicevo “lava la macchina! Metti a posto la stanzetta! Portami le ciabatte!” lui mi ubbidiva come un cagnolino. Perché si governa con la paura.
E il popolo è uguale.
Il popolo è un bambino.
Se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c’è il lupo cattivo, l’uomo nero!
I terroristi, l’arabi col barbone, i pirati della Malesia. Ogni tanto insomma bisogna cambiare, fare la rotazione.
Il diavolo, gli zombie, il mostro di Loch Ness, il bocio, i marziani, i fantasmi.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti porta le ciabatte, ti lava la macchina.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti ubbidisce subito.

Eversori

Ultim’ora: i due marò rientrati in permesso premio per votare NON torneranno in India.

Legittimamente impediti anche loro.

 Se un paese, un qualsiasi paese c’invadesse fra cinque minuti, non alzerei un dito per difendere l’Italia, visto che chi lo avrebbe dovuto fare per ruolo, mestiere e istituzione si è guardato bene dal farlo. Andare a piangere dalla Merkel perché qualcuno ha detto che in Italia si eleggono i pagliacci non serve a niente, di fronte a quel che siamo costretti a sopportare ogni giorno.

RASSEGNIAMOCI TUTTI a non vivere in un paese normale, che c’incazziamo a fare? ognun per sè e IO per tutti.

Quando vedo cafonate come quella di oggi al Palazzo di Giustizia di Milano, con gli alfano e le ravetto in prima fila a sbraitare e qualche fan che straparla (“Anche Pasolini andava coi minorenni”), penso che soltanto un paese senza cultura e senza speranza può sopportare – anzi sostenere, votare, tifare – questa caricatura di centrodestra (e quella caricatura di “opposizione” che da vent’anni lo tollera).

Che tristezza, che disgusto. Che incazzatura.

[Andrea Scanzi]

La portata eversiva dell’invasione del Tribunale

La manifestazione è autorizzata?  ovviamente no, non potrebbe, perché manifestare contro un’Istituzione dello stato, contro la Magistratura è eversione, terrorismo. 

Cos’è, il braccio armato del potere si è preso un giorno di ferie?
Che aspettano le forze dell’ordine ad intervenire contro questi pericolosi facinorosi eversori e terroristi? ad identificarli uno ad uno e portarli in questura?
Anfibi e manganelli sono tutti a riposo oppure sono riservati solo agli studenti e a chi manifesta per le giuste cause, non certo a favore di un recidivo delinquente che le sta provando tutte per sottrarsi ai processi che gli spettano?

Quando i cittadini protestano contro la politica, lo stato che toglie, taglia, abusa, ruba, sono violenti destabilizzatori, meritevoli di botte e pestaggi.
Chi invece oltraggia davvero lo stato e le sue istituzioni sta pacificamente chiedendo il ripristino del principio di legalità. Davvero singolare che si chieda il ripristino della legalità andando a difendere un delinquente. Qualcosa che può accadere solo in Italia e senz’alcuna conseguenza.
Quello che è successo oggi non si era mai visto, credo, nella storia di questa repubblica, minuscola in tutti i sensi.
Ma chi ha buona memoria e un’onestà mentale sa perfettamente chi deve ringraziare.
Anche di questo.

Noi non paghiamo la politica  per difendere le istanze di chi viola la legge al ritmo del suo respiro.
Questo è un atto eversivo in piena regola, perché non s’interrompono i lavori parlamentari per andare a piagnucolare da Napolitano che trova sempre il tempo per occuparsi di quello che non attiene ai doveri di un capo dello stato, tipo preoccuparsi delle sorti di imputati, processi e diffamatori condannati, e nemmeno per organizzare conferenze stampa in mezzo alla strada.

Il vulnus non sono i procedimenti giudiziari di berlusconi ma il fatto che uno con dei procedimenti giudiziari aperti e di quella portata possa ancora avere voce in capitolo nella politica e in parlamento, che uno così abbia potuto bloccare un intero parlamento per diciotto anni con la collaborazione viva & vibrante di tutto l’arco costituzionale.

E lo svilimento è che grazie a tutto questo siamo e resteremo un paese barzelletta, e di quelle più oscene.

Eletti Pdl dentro palazzo di Giustizia

Ha ragione silvio: la giustizia, in Italia non funziona

Intercettazione Fassino-Consorte: Silvio Berlusconi condannato a un anno

Il Cavaliere era accusato di rivelazione di segreto d’ufficio. Pena di 2 anni e 3 mesi per il fratello Paolo. Il processo riguarda la pubblicazione della conversazione in cui il segretario Ds disse: “Allora abbiamo una banca?”. Gli avvocati: “Sentenza politica? Non credo che i giudici non abbiano un sentimento”. Pdl scatenato: “Continua la caccia all’uomo. Lo vogliono eliminare”.

Ha ragione silvio, la giustizia in Italia non funziona, e lui ne è il testimone vivente.
In un paese normale silvio berlusconi sarebbe in galera da molto prima di “scendere in campo per il bene del paese” e dunque il suo, da quando infatti avrebbe dovuto consegnare i libri contabili ad un tribunale perché le sue aziende erano anche sotto la soglia del fallimento ed entrare in un carcere per bancarotta.
Invece, come sta accadendo al conclave dove ad un cardinale pedofilo confesso [però ha chiesto scusa, come se avesse semplicemente acciaccato i calli a qualcuno] viene concesso di partecipare all’elezione del nuovo papa, ad un delinquente incallito, reo ma mai confesso e che mai ha chiesto scusa ma anzi, da vent’anni diffama e insulta la Magistratura e non succede niente [nemmeno un conatino di monitino piccolo piccolo], sarà permesso di partecipare all’elezione del nuovo presidente di questa sciagurata repubblica.
E ieri Massimo D’Alema ha avuto perfino il coraggio di stronzeggiare sul fatto che in Italia ci sarebbe “il complesso dell’inciucio”. 
Come se lui non c’entrasse nulla con l’inciucio ma soprattutto con la scalata politica di silvio berlusconi. 

In questo paese non sono mai mancati gli italiani onesti, è SEMPRE MANCATO LO STATO, che, per mezzo dei suoi governi anziché attivarsi per costruire un paese sano ha sempre omesso, nascosto, coperto e protetto mafiosi, stragisti, delinquenti, politici e non.
Ecco perché a me la canzoncina sugli italiani che si meritano il peggio perché lo hanno scelto non è mai piaciuta. berlusconi non sarebbe mai potuto stare dov’è, se c’è andato ed è potuto restarci tutti questi anni  è perché è stato aiutato da pezzi dello stato.  

Di berlusconi si sapeva già abbastanza quando fu messa in cantiere quella bicamerale del geniale statista alle cime di rapa che lo legittimò a tutti gli effetti.

E in ogni caso nulla è stato fatto dopo per arginare e riparare i danni, nemmeno la legge sul conflitto di interessi.

Diciotto anni, non sei mesi, un anno o due. Diciotto.

Cerchiamo di non dimenticarcelo mai E più.

Questo stillicidio continuo, quotidiano di notizie circa i processi di b, gli avvisi di garanzia di b e le condanne di b è diventato UMANAMENTE INSOPPORTABILE.

Chiedo l’intervento dell’ONU, della Corte per i diritti umani, ci sarà qualche istituzione terza e non italiana soprattutto, che abbia un po’ di pietà di noi?

Berlusconi: “Persecuzione intollerabile”. Pdl, protesta contro i pm il 23 marzo.

Occupare una piazza pubblica per manifestare contro un’Istituzione dello stato, contro la Magistratura è eversione, terrorismo.

Contro la magistratura al massimo ti faccio protestare nel giardinetto di casa tua sempreché qualche vicino non se ne accorga e sporga denuncia.

 Napolitano dove sta,  a fare compagnia a Benedetto ai giardinetti? possibile che non dica mai mezza parola su queste questioni?

Terrorismo

Gli Usa s’indignano per la condanna esagerata alle Pussy Riot: loro preferiscono quelle definitive.

“E’ la politica che sconfina, non la magistratura”, dice Antonio Ingroia, ed ha perfettamente ragione.

Io non mi fido di uno che pensa di fare cose condivise da cicchitto e dal pdl, e se questo uno si chiama Mario Monti sono proprio contenta di non aver MAI cambiato idea sul governo cosiddetto tecnico;  quello che pensavo a novembre dello scorso anno lo penso ancora oggi e con maggior intensità: per me “questi” sono peggio di “quelli di prima”.

Ma molto peggio.
Infinitamente peggio.

All’inizio dell’anno Monti promise solennemente a Che tempo che fa che si sarebbe occupato della Rai, e, nonostante il centrodestra sbraitasse di invasioni di campo, di decisioni che non spettano ad un governo tecnico lui se n’è occupato eccome affidandone la gestione, che lo dico a fare? ai suoi amici banchieri.

Qualche giorno fa il professore sobrio – che non stacca mai nemmeno quando sta in vacanza – ha detto che “ci saranno novità” nell’ambito della giustizia e che il tema delle intercettazioni va affrontato. E nessuno nella politica, né destra né centro né sinistra fa un plissé confermando ancora una volta quello che noi “populistidemagoghiqualunquisti” diciamo da anni e cioè che alla fine (e nemmeno tanto alla fine) sono un po’ tutti uguali, specie quando c’è da far quadrato attorno a se stessi per proteggersi da eventuali applicazioni di vera democrazia quali ad esempio una giustizia uguale per tutti, dal presidente della repubblica all’ultimo nato di questo paese come Costituzione comanda.
Se la Magistratura siciliana ha commesso, sta commettendo un abuso significa che c’è già una legge che certifica questo abuso e che non è stata considerata, ma se diventa impellente la necessità di modificare o di inventare una nuova legge su misura significa che la Magistratura siciliana non ha commesso nessun abuso.
I servi di regime, quelli vecchi ma soprattutto i nuovi dovranno farsene una ragione.

Il duce ha sempre ragione
Marco Travaglio, 19 agosto

C’è un passaggio, nel magistrale commento di Gustavo Zagrebelsky su Repubblica al conflitto di attribuzioni scatenato da Napolitano contro la Procura di Palermo, che andrebbe affisso in tutte le scuole a caratteri d’oro: “Signor Presidente, non si lasci fuorviare dal coro dei pubblici consensi. Una cosa è l’ufficialità, dove talora prevale la forza seduttiva di ciò che è stato definito il ‘plusvalore’ di chi dispone dell’autorità; altra cosa è l’informalità, dove più spesso si manifesta la sincerità.  Le perplessità, a quanto pare, superano di gran lunga le marmoree certezze”. Era difficile illustrare meglio quello che dovrebbe essere, e nelle democrazie è, l’intellettuale: uno stimolo vivente allo spirito critico, un antidoto alla cultura autoritaria dell’ipse dixit, un instancabile demolitore delle “verità ufficiali”, cioè delle imposture del potere. L’esatto opposto dell’intellettuale medio italiano, sempre organico a tutte le corti, sempre dalla parte verso cui soffia il vento. In questo mese abbiamo interpellato sul conflitto Quirinale-Procura molti giuristi e costituzionalisti. I più rispondevano con supercazzole inintelligibili. Molti, alla parola “Quirinale”, cadevano in preda all’afasia e facevano perdere le proprie tracce. Alcuni, nell’informalità, dicevano che è ovvio che hanno ragione i pm e che il Presidente esorbita dai suoi poteri e s’inventa privilegi e prerogative inesistenti, ma poi ci pregavano di non citarli: “Sa com’è, in questo momento non va indebolita l’unica istituzione rimasta in piedi… lo spread… il governo in bilico, metta che torni quello là… e poi Lui alla minima critica ti fa chiamare, protesta, no no meglio il silenzio”. Poi l’indomani correvano a scrivere sui loro giornaloni che il Presidente aveva ragione da vendere. Unica eccezione: Cordero. E, l’altroieri, Zagrebelsky. Ora immaginiamo le telefonate che riceverà da qualche collega in clandestinità: “Bravo, siamo tutti con te! Ne hai avuto, di fegato! Io per ora resto acquattato, sai com’è: la cattedra, il premio, la medaglietta, il pennacchio, il cavalierato, il laticlavio…  Vai avanti tu, io magari arrivo dopo”. È “il plusvalore di chi dispone dell’autorità”, che esercita un fascino irresistibile. Ma, per spiegare il tradimento dei chierici in questa partita mortale fra il Potere e un pugno di pm che cercano la verità sulla trattativa Stato-mafia, atto fondativo della Seconda Repubblica, lo storico servilismo delle classi intellettuali non basta. C’è un di più legato all’èra dei tecnici, a un governo che nessun elettore ha mai immaginato eppure comanda con una maggioranza mai vista se non in Bulgaria, nelle Camere e nella cosiddetta informazione al seguito. Che fine han fatto i giornali e gli editori che un anno fa marciavano con la Fnsi contro il bavaglio targato Alfano? Ora rilanciano a una sola voce gli ukase di Monti che, senza sapere quel che dice, denuncia “abusi nelle intercettazioni” e annuncia la riedizione riveduta e corrotta in salsa tecnica del bavaglio Al Fano. Spariti i post-it gialli, petizioni, mobilitazioni, paginate su “Tutto quello che non avreste saputo e non saprete più”. L’Anm si spinge a definire addirittura “impropria” l’uscita di Monti, ma in un comunicato senza firme, come se si fosse scritto da solo. Zitti il Pd e la presunta sinistra. Comprensibilmente entusiasti Pdl e Udc. Soave corrispondenza di amorosi sensi fra il Foglio, che insulta Zagrebelsky al punto di difendere Scalfari, e la fu Unità, che critica Zagrebelsky per conto terzi (anzi Colle). La fu Unità, poi, attacca con argomenti berlusconiani la gip Clementina Forleo che ha osato, su Facebook, solidarizzare con la collega Todisco aggredita da un governo “illegittimo”. Il che metterebbe “in discussione la terzietà e imparzialità del magistrato”. Quasi che la Forleo avesse fra i suoi imputati il governo. O che i giudici, per esser imparziali, dovessero essere tutti governativi. Come quelli che hanno condannato le Pussy Riot. Piacerebbe, eh?