Oddio, è finito il ventennio e non so cosa mettermi

Se non fosse una tragedia nella tragedia farebbe perfino sorridere un presidente del consiglio che afferma restando serio, mentre a Lampedusa ci sono trecento morti da seppellire, che lui e il governo delle larghe intese di cui fa ancora parte berlusconi hanno sconfitto il ventennio di berlusconi.

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Quando finirà davvero il ventennio Alessandro Gilioli

 Il ventennio finirà soltanto e davvero quando il partito di Berlusconi – e di Cicchitto, di Giovanardi, di Alfano, di Brunetta, di Verdini, di Schifani – sarà ridotto all’opposizione, con una maggioranza che gli è limpidamente e totalmente avversaria e che da lui o dai suoi non si fa più in alcun modo influenzare, in nessuna decisione politica. 

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Agenzia delle entrate, il direttore: “Esiste evasione di sopravvivenza? Penso di sì”

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Anche Befera è arrivato al semplicissimo concetto che un contribuente non può dare la metà e oltre di quello che guadagna allo stato? Complimenti per la tempestività.
Ma tutti noi ce li abbiamo?
Non è che si potrebbe esportare anche un po’, un bel po’, di questa intelligenza?
Detto ciò, sull’evasione “di sopravvivenza” molto ci sarebbe da dire, visto che quelli che sopravvivono, e in molti casi sottovivono non hanno la possibilità di evadere alcunché dal momento che le tasse gli vengono sfilate, scippate direttamente in busta paga.
Appropo’: quanto guadagna Befera?
Perché in materia di evasione bisogna essere anche un po’ onesti, signor Befera, trovare una soluzione reale, concreta per risolvere il dramma di chi è costretto o a evadere le tasse o a chiudere un’azienda, licenziare padri e madri di famiglia che con quel lavoro ci campano, non si concedono certo lussi. E chi rappresenta questo stato che ha sanato con un anonimo 5% chi ha evaso non per sopravvivere ma per assicurarsi lussi, privilegi per sé e le sue prossime generazioni dovrebbe vergognarsi di paragonare, mettere nello stesso calderone tutti: quelli che evadono per il superyacht e quelli che lo hanno fatto per non morire.
Chi è più disonesto fra un Mastrapasqua, un Befera che guadagnano varie mensilità milionarie, le leggi dello stato che le rendono legali e chi deve scegliere di pagare un tot al fisco o licenziare gente e chiudere l’azienda? Perché quando si parla di redistribuire le risorse, tagliare gli eccessi non si pensa mai alla mole oscena di funzionari dello stato che si portano a casa gran parte di un gruzzolo di soldi pubblici che potrebbe essere impegnato diversamente, magari per costruire nuove risorse? Troppo semplice per la politica, ma più che altro troppo onesto, quindi irrealizzabile. Perché Mastrapasqua deve guadagnare venticinque stipendi milionari, cosa fa di bello Mastrapasqua? E perché un capo della polizia deve avere uno stipendio intoccabile per Costituzione – Manganelli guadagnava più del capo dell’FBI –  e l’impiegato, l’operaio nemmeno uno e su quel nemmeno uno devono anche pagarci SICURAMENTE le tasse che gli vengono scippate in busta paga? questa è la politica, forse Letta non lo sa, noi quaggiù, ai piani bassi, sì.

Questi ci provano, in continuazione facendo credere che sia davvero lo scontrino del caffè la causa della montagna di miliardi che si evadono in Italia. E non hanno ancora capito che il contribuente, anche quello che può evadere, non lo farebbe se la pressione fiscale fosse più bassa. Ché non si può dare la metà dei propri guadagni ad un socio occulto che però di suo non rischia niente ma soprattutto non restituisce niente. Il 50% è una rapina, e che lo abbia detto anche il frodatore berlusconi a me non importa, lui sa  perché lo ha detto ma anch’io che di gente che lavora in proprio ne conosco un po’, so perché lo dico. E so cosa costa mandare avanti una piccola azienda con sei, otto dipendenti che non si possono mandare via perché il loro destino dipende da chi gli dà il lavoro. E quando quell’imprenditore va a chiedere aiuto allo stato e alle banche, non lo trova. Conosco commercianti e piccoli imprenditori che avrebbero potuto chiudere bottega prima della crisi, all’annuncio della crisi, evitare di protrarre un’attività in un momento ancora propizio per l’economia nazionale e  conservare intatto quello che avevano messo da parte col lavoro. Non lo hanno fatto perché sono onesti, e responsabili. Perché se avessero chiuso avrebbero lasciato persone senza lavoro.  Loro possono, anzi devono rimetterci e lo stato no?

Lo stato non può fare una moratoria, abbassare sul serio le tasse alla piccola impresa, sostenere in modo concreto  chi aiuta gente a non morire di fame? Tagliare un po’ di privilegi immeritati, di stipendi eccellenti, di sprechi, fare quella patrimoniale necessaria e giusta, perché in tutti i paesi civili chi ha di più paga di più, anche il possesso di una o più case di lusso, cercare le  risorse dove ci sono  per tappare i buchi del fisco consumato da ben altre tipologie di “lavoratori”, sarebbe così difficile o troppo onesto?

Chiedo.

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La barzelLetta
Marco Travaglio, 8 ottobre

Non capita tutti i giorni, persino in un paese abituato a tutto, di ascoltare enormi sciocchezze come quella pronunciata da Enrico Letta nell’intervista a Maria Latella su Sky: “Mercoledì si è chiuso un ventennio con un confronto politico molto forte. È una pagina voltata in modo definitivo. Berlusconi ha cercato di far cadere il governo e non ci è riuscito perché il Parlamento in sintonia con il Paese ha voluto che si continuasse. Ho preso un rischio perché non ho accettato mediazioni. Alfano ha assunto una leadership molto forte e molto marcata, è stato sfidato e ha vinto la partita”. Per carità, è comprensibile che il premier Nipote tenti un’altra volta di truffare i suoi elettori, che si vergognano delle larghe intese con B., con la fiaba della scomparsa di B. Ma non c’è nulla di vero in quello che racconta. 

1) Non è vero che mercoledì si sia chiuso un ventennio, visto che al Quirinale siede un signore che entrò in Parlamento nel 1953, dunque non riusciamo a chiudere nemmeno il sessantennio. E tutti i protagonisti del ventennio sono ai posti di combattimento: Berlusconi (capo un po’ acciaccato del partito di sua proprietà), ma anche Enrico Letta e Angelino Alfano. Letta jr. vent’anni fa non era in fasce, e nemmeno fuori dalla politica: anzi nel ’91 il nipote di suo zio era già presidente dei Giovani democristiani europei, nel ’96 diventava dirigente del ministero del Tesoro, nel ’97 vicesegretario nazionale del Ppi, nel ’98 ministro del governo D’Alema, nel 2000 del governo Amato e via poltroneggiando. Idem Alfano: dopo un passaggio nella Dc, nel ’94 si iscrisse a Forza Italia, nel ’96 divenne deputato regionale in Sicilia e nel 2001 entrò in Parlamento votando tutte le leggi vergogna del suo padrone e firmando personalmente alcune fra le più incostituzionali come ministro della Giustizia. Il fatto che il Pdl sia diviso fra governisti e antigovernisti non cambia la sostanza delle cose, visto che l’idea dei gruppi parlamentari separati è già tramontata e che fra i governisti pascolano dinosauri come Cicchitto, Giovanardi e Formigoni, in politica rispettivamente dal 1960, dal 1969 e dal 1975. Ma soprattutto le leggi vergogna del ventennio sono tutte in vigore, dal falso in bilancio alla Gasparri, dalla Cirielli alla Fini-Giovanardi (ah già), dalla Bossi-Fini al reato di clandestinità che sta portando all’incriminazione dei sopravvissuti alla strage di Lampedusa. Per non parlare delle mancate leggi antitrust e contro i conflitti d’interessi. E delle leggi-papello fatte da destra e da sinistra in ossequio alla trattativa Stato-mafia (giustamente Giovanna Maggiani Chelli, presidente dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, ricorda che “non è vero che il ventennio fatto di lacrime e sangue è finito. La richiesta di abolizione dell’ergastolo anche per i mafiosi rei delle stragi del 1993, invocata da più parti e avviata sulle vie referendarie e attraverso progetti di leggi, è la riprova che non si riesce di voltare pagina. I nostri figli sono stati messi nelle mani della mafia 20 anni fa attraverso trattative impronunciabili e i processi alla mafia stragista del 1993 sono monchi della verità fino in fondo, quindi in Italia non è cambiato nulla, è solo la politica che si veste di trionfalismi per continuare a nascondere cose indicibili”). Anziché tromboneggiare sulla fine del ventennio, Letta potrebbe fare qualcosa per cancellare quegli obbrobri, se non è troppo disturbo e se lo zio è d’accordo.

2) Non è vero neppure che Berlusconi non è riuscito a far cadere il governo “perché il Parlamento in sintonia con il Paese ha voluto che si continuasse”. Intanto il governo rappresenta appena un terzo del Paese, visto che quasi la metà degli italiani non vota e dell’altra metà solo il 60% vota Pd-Pdl-Scelta civica. Eppoi i governisti del Pd sostengono il governo per conservare la poltrona e per paura di perderla tornando a votare.

3)Non è vero che Letta jr. ha “preso un rischio” per aver “accettato mediazioni”. Il rischio era zero, perché aveva già in mano i numeri dei governisti pronti a votargli la fiducia. E le mediazioni le ha accettate eccome, altrimenti non avrebbe incontrato continuamente lo zio Gianni, che andava a veniva fra il Quirinale e Palazzo Chigi. E non avrebbe fatto aperture sulla giustizia nei suoi discorsi alle Camere. E, quando B. ha cambiato idea votando sì dopo aver annunciato il no, avrebbe ripreso la parola per dire che rifiutava i suoi voti. Ma non poteva farlo, altrimenti B. gli avrebbe ricordato chi è stato a sceglierlo come premier (B., non Alfano) e a imporre la rielezione di Napolitano che gli ha dato l’incarico (B., non Alfano). E magari gli avrebbe pure rammentato qualche protocollo segreto dell’inciucione di fine aprile, rimasto finora occulto.

4) Non è vero, infine, che “Alfano ha assunto una leadership molto forte e ha vinto la partita”. Altrimenti sarebbe il primo a chiedere il congresso e le primarie del Pdl, invece di accontentarsi dei giochetti e delle trame di palazzo. Tutti sanno che questo noto frequentatore di se stesso è un desertificatore di urne, non avendo mai vinto un’elezione in vita sua. La Sicilia del 61 a zero, opera di Micciché, ora è saldamente nelle mani del centrosinistra, dopo l’epocale sconfitta degli alfanidi alle ultime regionali. Sconfitta divenuta catastrofe nella natia Agrigento, dove Alfano lo conoscono, dunque lo evitano: lì il suo candidato, tal Pennica (nomen omen), sostenuto da un’amplissima coalizione dal Pdl a Grande Sud, dall’Mpa di Lombardo a Fli, ha raccolto appena il 25%, contro il 75 di Zambuto, appoggiato solo dall’Udc (poi trasvolato nel Pd al seguito di Renzi). Del resto, quando un anno fa il Cainano annunciò il ritiro dalla politica e lanciò Angelino Jolie, il Pdl sprofondò nei sondaggi sotto il 15%, e solo il ritorno del Puzzone lo riportò al 22. Sarà un caso, ma appena mercoledì Alfano ha rialzato il capino implume, il Pdl è riprecipitato dal 28 al 20. Fra qualche mese ci sono le elezioni europee, con proporzionale e preferenze: vedremo se questo trascinatore di folle farà da solo, o chiederà aiuto a nonno Silvio in qualche comunità di recupero. Col rischio di esservi trattenuto.

Patrimoniale una cippa

Tutti e due si sono sacrificati oltremodo per andare a occuparsi di politica; tutti e due hanno eserciti di gente che li rincorrono per strada implorandoli di “andare avanti”, di pensare al bene dell’Italia. Cioè il loro.
Tutti e due, è evidente, hanno il vizio della bugia unito ad un’incommensurabile faccia come il culo.

Nichi, adesso che profumo senti?

Il Piantagrane wordpress.com

Bersani cambia idea: no a patrimoniale
‘Non sono Robespierre. Rimodulare Imu’

Alla P di patrimoniale saltano tutti dalle sedie come se avessero incassato il peggiore degl’insulti.

Ora che lo facciano quelli che con una patrimoniale ben fatta ci rimetterebbero sicuramente qualcosa, altrimenti non sarebbero di centrodestra e non avrebbero sostenuto un malfattore per una ventina d’anni è anche comprensibile, che lo faccia il segretario del partitone del 40%, quello de’ sinistra, quello che in caso di vittoria alle elezioni andrà a fare nientemenoché il capo del governo non solo è preoccupante ma mi sembra anche una specie di promessa disattesa.

Sappiamo benissimo che Bersani in fatto di politica economica ha idee tutt’altro che morbide e di sinistra, detto questo si può almeno auspicare che metta almeno in pratica quell’uguaglianza, quell’equità e quella giustizia sociale di cui tanto abbiamo sentito parlare e niente più? voglio dire: se i super ricchi non li disturba nemmeno il centrosinistra chi lo dovrebbe fare?

Quella di tassare di più chi ha di più è una cosa talmente ovvia su cui non si dovrebbe nemmeno più discutere.

Ma che vuol dire la patrimoniale c’è già e si chiama IMU, che, come al solito a pagare siamo sempre i soliti stronzi, i soliti noi? ad uno che c’ha un reddito a sei zeri se gli togli qualche migliaio di euro l’anno non gli hai fatto niente, a chi ha di fronte a sé 20, 25 anni di mutuo il danno glielo fanno anche trecento euro in meno, per dire. 

Non l’ho mica scritta io la favoletta che il 10% degli italiani possiede più del 60% di un patrimonio che si potrebbe riequilibrare senza danneggiare chi, grazie a questo bel paese e alle leggi inique che nessun governo ha mai avuto il coraggio di eliminare ha avuto la possibilità di arricchirsi oltremodo. Bersani ha detto che non è Robespierre [e nemmeno Che Guevara e ci mancherebbe].

Si può almeno pretendere un comportamento e una politica in linea  con quelli di altri capi di stato e di governi europei, internazionali che pur non essendo Robespierre e Che Guevara hanno pensato che certi provvedimenti non fossero poi letti come una vendetta ispirata dall’invidia sociale ma semplicemente utili, necessari, in un momento così difficile per la maggior parte della gente?

Diciamo che una patrimoniale in un momento drammatico per tanta gente che non ha in mente di acquistare uno dei circa 700 superyacht che verranno venduti entro quest’anno sarebbe un bel modo di dimostrare un po’ di riconoscenza, ecco.

Le tasse sono bellissime

Le tasse sono bellissime, sì.
Aveva ragione Padoa Schioppa quando lo disse attirando su di sé le antipatie di mezza Italia.

 Sono bellissime se le pagano tutti, sono bellissime se le pagano tutti in relazione ai loro guadagni, sono bellissime quando lo stato non si trasforma in socio occulto pretendendo la metà e oltre dei guadagni della gente ma non lavorando come invece lavora la gente. Sono bellissime quando lo stato controlla realmente che le tasse vengano pagate in relazione ai redditi.

Sono bellissime quando poi tornano sottoforma di servizi, istruzione, cultura, sanità, assistenza ai disabili, quando vengono investite per la sicurezza sul lavoro, nella ristrutturazione degli edifici pubblici che cadono in pezzi ammazzando ragazzini seduti ai banchi di scuola. Quando, invece di spendere i soldi di tutti per  un inutilissimo e dannoso  buco in una montagna vengono utilizzate per le nuove tecnologie, per la ricerca scientifica, per il PROGRESSO.
Quando invece non sono niente di tutto questo, quando lo stato prende ma poi non restituisce, quando lo stato va a prendersi i soldi da chi li ha sempre dati ed è da quella gente che ne vuole sempre di più invece di pretenderli da chi ne ha tanti, troppi, accumulati spesso proprio grazie all’evasione  non sono bellissime per niente: sono un furto, l’ennesimo furto compiuto dallo stato ai danni dei cittadini. 
Se questo stato fosse stato gestito in modo serio nessuno avrebbe creduto alle balle del delinquente zippato, nessuno crederebbe infatti che senza tasse è meglio, e invece dei voti  avrebbe preso solo le pernacchie che si merita.

Invece, solo due mesi fa Enrico Letta [il nipote dello zio, nonché vicesegretario del PD] si augurava il ritorno di b, disse che il popolo della libertà è meglio del Movimento cinque stelle.

Quindi uno sicuro “zu’ silvio” lo fa contento, questo forse serve a spiegare, a ricordare, a fare chiarezza agl’insipienti, agli smemorati e a quelli che pensano che bisogna essere dei perfetti coglioni per ridare fiducia al piazzista coi tacchi:  perché se non guardiamo chi c’è all’opposizione non capiremo mai  perché è impossibile liberarsi della metastasi che affligge l’Italia da tre lustri più due o tre anni.

Berlusconi: “Giù la pressione fiscale”.

Ma da premier diceva: “E’ impossibile”

Il ritorno in campo del Cavaliere mostra la strategia che seguirà da qui alle elezioni: far dimenticare che fino ad appena dieci mesi fa al governo c’era lui. Ora torna a promettere l’abbassamento delle tasse, ma a maggio dell’anno scorso diceva che in tempo di crisi non si poteva fare. Poi si scaglia contro l’Imu, votata in parlamento anche dal Pdl.

Berlusconi promuove Renzi, il suo figlioccio adottivo, quello al quale disse in quel di HardCore: “tu mi somigli” e boccia Grillo in quanto “comico”. Lui sì che se ne intende. Ma il figlio ingrato ha detto che in caso di vittoria del PD berlusconi sarà il primo ad essere rottamato.

Io, l’ho scritto tante volte e ovunque non faccio il tifo per nessuno, che sia di destra di centro o di sinistra, non ho votato per il Movimento e quindi i miei giudizi sono assolutamente al di sopra delle parti.

Ma se  il Movimento prenderà i voti quando in un ipotetico futuro ci permetteranno di tornare a votare è giusto che vada in parlamento come TUTTI i partiti che prendono i voti della gente, e  mi va benissimo che in parlamento ci sia chi può svolgere anche e solo la funzione di sentinella del potere finché il potere sarà quello che è.

Poi possiamo parlare mille anni sui loro metodi, sistemi, su chi e cosa li ispira: sempre meglio Casaleggio di licio gelli e la P2, di  dell’utri e cosa nostra, comunque.

Credo.

Secondo me.

Brevissimo, personale e molto incazzato

Mezza giornata di telefonate per cercare di richiedere una tac d’urgenza ma la tac non c’è perché l’urgenza non è prevista dal nostro servizio sanitario che la prima disponibile e convenzionata la può fare solo a fine giugno, dunque significa che per fare quella tac bisognerà togliersi dal portafoglio almeno 360 euro che nessuno rimborserà.
E chi non li trova perché non se li può togliere può andarsela allegramente a prendere nel culo e crepare, in questo nostro civilissimo paese.
Anche se lo stato si prende in anticipo quei soldi che poi potrebbero servire per curarsi.
E se qualcuno è particolarmente fortunato da non avere mai bisogno del  servizio sanitario o in percentuale meno di altri, lo stato non restituisce poi il maltolto oppure non chiede, come sarebbe giusto che fosse meno soldi a chi può fare a meno delle prestazioni convenzionate, li vuole sempre e tutti lo stesso.
Però le tasse sono bellissime e lo stato non uccide.
Ma, soprattutto, non si deve incentivare l’uso del privato altrimenti il pubblico s’indebolisce.

Se penso che a questi nostri  lor signori padri della patria ma figli di qualcun altro paghiamo anche le cure termali, il chirurgo estetico e il dentista, oltre a tutte le altre cose a loro ma non a nostra insaputa,  oggi è meglio che non esco di casa.
Perché rischierei davvero di essere violenta col primo che mi dice una cosa fuori posto.

Spending review: Quirinale, Consulta e Parlamento esclusi, saranno autonomi

Dedicato cordialmente a tutti quelli che s’indignano per Grillo.
A quelli che non sanno mettere due parole in fila senza che almeno una sia “qualunquista” o “populista.” O tutte e due.

Quelli da 32.000 euro (almeno) al mese (esclusi i benefit dei quali possono usufruire a vita loro, le loro famiglie, gli amici ma soprattutto gli amici degli amici sempre molto presenti nella politica italiana),  prima ci dicono, anzi ci ordinano per legge che dobbiamo lavorare fino a settant’anni per ottocento, mille  euro al mese, dimenticarci dei diritti  e stare zitti;  che i giovani prima o poi una possibilità l’avranno, magari non qui dove sono nati ma fa nulla; oggi ci hanno finalmente detto che di sacrifici loro non vogliono nemmeno sentir parlare, che quello che a noi non è concesso gestire e cioè i nostri soldi  come pare e piace a noi, a loro invece sì, deve essere concedibile e concesso.
Le loro spese non possono né debbono essere controllate e ridotte ma le nostre sì.
Prima ce n’era soltanto uno più uguale degli altri: oggi ne abbiamo un esercito, visto che la loro autonomia vale più della nostra che invece non ne abbiamo nessun diritto e dobbiamo mettere tutto di noi a disposizione del salvataggio dello stato. Cioè di loro e di tutti i loro privilegi ai quali – ormai è evidente – non possono proprio rinunciare.

E Napolitano a gente così fa i complimenti dalla mattina alla sera: i cattivi ai quali dedicare anatemi e moniti siamo noi che non capiamo, ingrati che abbiamo vissuto sempre al di sopra delle nostre possibilità, secondo i cervelli bacati di chi lo pensa e purtroppo lo dice.

E hanno pure il coraggio di lamentarsi  dell’antipolitica.

Milleproroghe

Preambolo:

A Porta a Porta compare il plastico della Concordia. Spero che un giorno Rocco Siffredi faccia una strage in una piazza armato del suo solo cazzo. Voglio vedere Vespa che modellino si inventa.

Sottotitolo:
       Lega, sindaco di Adro contro Napolitano
‘Una vergogna averla come Presidente’

Il primo cittadino del paese bresciano contro il Capo dello Stato colpevole di aver nominato Cavaliere l’imprenditore che pagò la mensa scolastica a quei bambini esclusi perché i genitori erano morosi.

Una tassa (un’altra!) sulle sigarette per pagare le pensioni dei lavoratori precoci; valà che fantasia, ci volevano gl’ingegneri della moneta per partorire questa genialata inserita in quel casino chiamato milleproroghe nel quale tutti i governi di tutti i colori, tecnici e non, infilano tutte le porcate possibili e anche quelle impossibili e inenarrabili.

Fra un po’ metteranno le stelle gialle sulle porte di casa dei fumatori, come facevano i nazisti con gli ebrei, in America ci sono proprietari che non ti danno nemmeno un appartamento in affitto se sei un fumatore, poi magari sei uno stupratore seriale di bambini ma a loro non frega un cazzo; il fumo fa male puntoebbasta.

Quanto ancora lo stato riterrà opportuno guadagnare su quello che poi vieta, sconsiglia e aumenta di prezzo con la stessa frequenza con cui si cambiano le mutande? (e spero che la maggioranza della gente le cambi tutti i giorni almeno una volta). Questo governo ha già aumentato il tabacco trinciato che molta gente usa proprio per risparmiare, evidentemente quello che fa risparmiare nuoce alla salute più dell’alcool per esempio; in Grecia è successo lo stesso: quando le autorità si sono accorte che la gente per risparmiare non usava più il gas ma l’elettricità hanno aumentato il costo dell’elettricità, cornuti e mazziati, insomma, e senza nemmeno poter scegliere come farsi eventualmente del male. Il fumo è un vizio e non una priorità? bene: mi devo sentire in colpa perché fumo? e poi di quanto altro devo sentirmi in colpa per cose che non ho contribuito io a rovinare? la mia priorità è anche quella di essere trattata da cittadina che paga le tasse, rispetta la legge, quelli che non fumano e vorrebbe anche poter continuare a fare ogni tanto quello che le piace, non soltanto quello che deve. 

Aumentando le sigarette si vuole incidere sul costo sociale di chi poi si ammala a causa del fumo, disincentivare le abitudini dannose? ari_bene, anzi, benissimo: gli incidenti stradali hanno un costo molto maggiore per la società, eppure nessuno vieta alla gente di salire in macchina anche per andarsi a sfracellare sul pilone della tangenziale. Io tasserei gli obesi per esempio, quelli che mangiano più di quanto sia necessario, anche le loro cure le paghiamo noi. E come scrive un amico altrove tasserei quelli che  fanno pagare noi per andare a soccorrerli quando praticano i loro fottuti sport estremi. Perché io devo pagare per chi non si regola a tavola o per quegl’imbecilli che si sentono bene solo se violano una montagna, la foresta, il mare e il cielo?
Però insomma basta, la mia libertà non me la faccio tassare, almeno non senza dire quanto sia ingiusto lasciare tutto a chi lo ha sempre avuto e togliere man mano il molto a chi aveva già poco di suo.
Viviamo in uno stato estortore (equitalia) e biscazziere che ci dice che il fumo uccide però ce lo vende, che bisogna bere poco, e ti vende pure l’alcool, che possiamo giocare d’azzardo per riempire le casse dello stato ma con moderazione, responsabilmente, sapendo benissimo che c’è gente che col giochetto ‘innocente’ dei gratta e vinci dilapida stipendi e pensioni; sono soprattutto gli anziani e le anziane a spendere un sacco di soldi con queste cazzate invece di destinarli ad un uso più utile.
Se non si trattasse dello stato ma di un’associazione a delinquere qualsiasi che fa le stesse e identiche cose  la si potrebbe definire il monopolio dei clienti delle puttane, praticamente, approfittatori che lucrano sulle debolezze e le disgrazie altrui.

La sostanza non cambia

             

TIME
Personaggio dell’anno:
I MANIFESTANTI

La chiesa corre in soccorso dei più deboli lanciando moniti allo stato, offrendosi di aiutare i poveri con le Caritas, chiedendo, e ottenendo, dunque è molto più di una richiesta, verrebbe da dire che è una pretesa alla quale tutti i governi s’inchinano a destra come a sinistra, di non pagare l’ICI sui suoi immobili.
Sulle bancarelle di tutti i mercati, non solo quelli entro e nei pressi dello stato vaticano, si possono trovare, insieme ad altra oggettistica sacra, dei graziosissimi rosari alla modica cifra di 20 euro (quarantamila ex lire).
Da un’inchiesta di Repubblica pare che i rosari che si vendono siano prodotti in Albania a 7 centesimi al pezzo per poi essere rivenduti in Italia a 20 euro. Forse non tutti sanno che le donne albanesi apparentate ad assassini e criminali sono soggette alla legge del kanun che le costringe, per non essere oggetto di vendetta, a vivere forzatamente in casa. Ecco dunque l’idea geniale della multinazionale vaticana: dall’Italia arriva la materia prima che loro confezionano per 7 centesimi. Tanto devono stare a casa, che problema c’è? Ma non parliamo di sfruttamento, mi raccomando.

Ieri è stato il primo anniversario dello “scilipoti day”. Se non avessero dato la proroga al liftato zippato e la conseguente possibilità di aprire la campagna acquisti, se Napolitano non si fosse intenerito (come in altre occasioni ha fatto, per il nostro bene, si capisce), alla manovra sanguinolenta di Monti and friends non ci saremmo neppure arrivati. Giusto per non dimenticare le cose importanti.

La battuta più azzeccata sull’operato di Monti l’ha fatta incredibilmente l’ex ministro azzannapolpacci Maroni: “per una manovra così bastava il ragionier Fantozzi”. Purtroppo noi siamo gente semplice e non ci arriviamo, non capiamo che nella vita studiare serve, anche, in certi casi soprattutto, ad imparare come fottere meglio, però con tanto stile. Sobrio, naturalmente. Ché se l’avesse fatta berlusconi una cosa del genere non lo so mica che sarebbe successo.

Monti, invece di dire al governo di berlusconi “perché queste cose non le avete fatte voi” avrebbe dovuto dire: “io faccio così, vostra e dell’opposizione sarà poi la responsabilità di votare o no una manovra davvero equa e giusta, che non vada ad appesantire dove non ce n’è bisogno ma che tenga davvero in considerazione il concetto sacrosanto, socialmente e civilmente giusto che chi ha di più deve dare di più”.
Mettere maggioranza e opposizione davanti alla scelta di salvare davvero il paese o farlo affondare definitivamente. Con tutte le conseguenze elettorali che questa scelta avrebbe comportato, perché prima o poi a votare ci dobbiamo tornare, e speriamo allora  che nessuno si dimentichi di niente ma, soprattutto, di nessuno.

L’avevo scritto due settimane fa, il 1 dicembre per la precisione: se la soluzione alla crisi consiste nel furto, la rapina, la sottrazione indebita, lo scippo, aumentare e aggiungere tasse, riaumentare benzina e sigarette per la miliardesima volta non serviva mica Monti, bastavano anche quelli di prima che almeno avevano già le physique du rôle adatto. Ché un ladro almeno non dice: ti sto rapinando per il tuo bene perché sa benissimo che lo sta facendo per il suo.

Singolare poi che uno che si vanta di aver fatto pagare sanzioni importanti, uno che è andato a disturbare Bill Gates,  l’uomo più ricco del mondo, abbia paura di certi viziatissimi e disonesti cialtroncelli nostrani  come ad esempio i tassisti e i farmacisti e nessun coraggio di applicare la sua idea di rigore e di EQUITA’ dove  andrebbe messa in pratica.
E invece, niente tasse per i ricchi, niente liberalizzazioni per taxi e farmacie, il grande ritorno degli aumenti su IVA, benzina e sigarette e la fiducia a chiudere.

Serviva l’eccellenza per una manovra così?

Equi_Taglia

            Tolgono ai più poveri e lo spread cala. Devono togliere ancora ai poveri?

Basta far salire lo spread, farlo diventare la prima preoccupazione del parco bovino e macellare i capi in basso, quelli più vicini al tritacarne. E ancora, e ancora, e ancora.
Ha ragione Ascanio Celestini quando dice che un popolo spaventato è come un bambino minacciato: ubbidisce subito.
A me non importa nulla se c’è gente – in Italia tanta – visto che il 10% della popolazione possiede più della metà della ricchezza totale, che sta meglio di me e della percentuale restante dei cittadini. Quello che m’importa, eccome, è sapere se quella gente sta meglio perché se lo è meritato davvero. Io non ho la sindrome della cosiddetta invidia sociale, se uno nella sua vita ha studiato di più, si è impegnato di più, ha lavorato di più, ha rischiato di più è assolutamente giusto che abbia uno stile di vita diverso dallo scansafatiche, io non sono per l’uguaglianza a tutti i costi perché non siamo tutti uguali e tutti meritevoli tout court: nella vita ognuno deve metterci del suo e deve sempre lavorare per migliorarsi senz’aspettarsi la manna dal cielo. Il problema è che in Italia nella maggior parte dei casi chi diventa un cittadino “più” lo fa a discapito della collettività altrimenti questo paese non sarebbe ridotto così male indipendentemente dalla crisi globale. Ieri sentivo feltri dalla Gruber dire che non sarebbe giusto adesso alzare la percentuale dei capitali scudati, che quando lo stato fa un patto coi cittadini poi non può rimangiarsi la parola, come se portarsi i soldi all’estero e non pagarci su le tasse fosse un atto di nobiltà da premiare con lo sconto invece di un reato da punire. Io non ho e non do cifre, però penso che in uno stato di diritto, in una società civile, il minimo dei diritti debba essere garantito, e se in un momento di grave difficoltà chi ha accumulato denaro sufficiente per potersi garantire cheneso, la berlina da 100.000 euro, l’attico in città, il casale in campagna, la barchetta a porto Cervo e l’appartamentino in montagna, chi può spendere per un capo d’abbigliamento quanto una famiglia spende in un mese per mangiare, dovrebbe contribuire (molto) di più rispetto a chi tutte quelle cose non le ha potute avere non per incapacità ma perché magari, è stato solo meno fortunato e meno furbo.
Quando sento dire che in questo paese si è vissuto al di sopra delle possibilità rabbrividisco. Perché so che un sacco di gente il mazzo se lo è fatto, non ha avuto niente di regalato, ora ci chiedono l’ICI sulla prima e unica casa: c’è chi andava a lavorare anche di domenica per pagare il mutuo e per anni ha fatto a meno di tutto per raggiungere quel piccolo obiettivo, e nel frattempo si cresceva anche i figli. Però ci dicono che una casa di proprietà fa reddito ed è giusto pagarci una tassa ignorando che il mantenimento di una casa di proprietà è a carico di chi se l’è comprata, se si rompe la caldaia non si va dall’amministratore di condominio a reclamare, bisogna trovare i soldi per aggiustarla o comprarne una nuova, così per tutte le altre cose.
Mantenere una casa di proprietà è già una tassa di per sé.
E io la voglio anche pagare questa tassa se poi mi torna sottoforma di servizi e strutture, ma so già che non sarà così. Io voglio continuare a pagare tutte le mie tasse, continuare a stare dentro questo stato, ma non voglio essere costretta a mettere mano al portafoglio perché per fare una mammografia in questo paese si devono aspettare anche nove mesi. Dov’è la giustizia sociale, l’EQUITA’,  in un paese dove bisogna rinunciare a curarsi, ad andare dal dentista perché anche curarsi e avere un bel sorriso è diventato qualcosa alla portata di una piccola élite di ricchi e arricchiti?
Il problema non è tanto il fatto, gravissimo, che in questo paese non potremo mai ambire ad una vera equità, ad una lotta seria contro i grandi evasori che qui vengono premiati con lo scudo e i condoni anziché accompagnati nelle patrie galere come avviene nei paesi civili e a una distribuzione giusta delle ricchezze, quella che faccia in modo che non esista un divario così gigantesco fra chi nonostante la crisi continua ad accumulare e ad arricchirsi e chi invece non può garantirsi nemmeno il necessario. Il dramma è che questa concezione è entrata nel comune sentire, ieri da qualche parte ho letto che, “sì vabbè, la manovra è severa ma tanto in questo paese sarà sempre così e più di questo non possiamo pretendere”.
E allora penso che noi italiani siamo ormai avvezzi alla bastonatura perpetua. Questo il potere l’ha capito e si comporta di conseguenza, altrove i banchieri disonesti sono dovuti andare sotto processo, qui i banchieri e basta li hanno messi a governare.

Ma, ha un senso parlare di tutto questo in un paese dove esiste un sistema intero che vive alle spalle degli altri ed è stato tutelato dagli scudi e dai condoni, in un paese dove “il nero” supera il consentito e invece di riportare il maltolto a galla si va a infierire sui pensionati?


NON CE NE LIBEREREMO MAI (Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano)

Un mese fa i titoli in Borsa delle sue aziende colavano a picco peggio degli ascolti di Minzolingua. Il suo governo, dopo due manovre estive totalmente inutili perché subito bruciate dai crolli quotidiani di Piazza Affari, sfiorava il consenso zero e rischiava di finire sottozero dovendone fare una terza. Gli altri capi di Stato e di governo, appena lo vedevano, scappavano. E, appena lo nominavano, sghignazzavano. In tribunale, poi, un disastro via l’altro, con i giudici che tagliavano i testimoni inutili della difesa per scongiurare la prescrizione. E in Parlamento nessuno, nemmeno la Carlucci e Stracquadanio, era più disposto a votargli quelle sei o sette leggine ad personam che gli occorrevano per scampare a sicura condanna. Un disastro totale: politico, finanziario, aziendale, processuale, sessuale, planetario.

Ora, soltanto un mese dopo, è tutto un paradiso. Del lavoro sporco, tipo piangere in diretta e far piangere gli italiani onesti, s’incarica Monti, avendo cura di non uscire dalla road map indicata dal Cainano: niente patrimoniale, niente Ici alla Chiesa e manco a parlarne di far pagare a Mediaset le nuove frequenze tv. Del resto, il nome di chi ci ha trascinati al fallimento dopo tre anni di sgoverno rimane un mistero doloroso: Monti continua a inchinarsi dinanzi a Letta e a B. (“ringrazio il mio predecessore che sono lieto di salutare in quest’aula”). E così, mentre gli altri piangono, lui fotte. Le aziende risalgono in Borsa. E lui risale nei sondaggi grazie alla proverbiale smemoratezza degl’italiani. Prepara la campagna elettorale travestito da “padre nobile” del Pdl, seminascosto dietro Angelino Jolie, pronto a levarselo dai piedi non appena i consensi faranno ben sperare. Intanto manda in fumo i suoi processi con manovre dilatorie che gridano vendetta, anzi la griderebbero se qualcuno le raccontasse. Invece, siccome dice “non conto più nulla” e tutti ci credono, le cronache dei processi Mills e Mediaset sono relegate in trafiletti da microscopio elettronico.

Il festival del dito e l’eclissi della luna

I risultati delle elezioni in Spagna e l’avanzata inesorabile delle destre in Europa sono solo la conferma, semmai ci sia davvero la necessità di ribadirlo, che tutto quello che va di moda dire in questo bel periodo a proposito di destra e sinistra che non contano è solo un’autentica cazzata. Riflettessero dunque quelli che in tutti questi anni hanno pensato e purtroppo anche detto – restando seri – che la politica fosse qualcosa da restaurare semplicemente ripudiando le ideologie (sulle quali la politica invece si è sempre fondata altrimenti a che serve essere di destra o di sinistra e fare le cose di destra e di sinistra?), raccontandoci che non contano le appartenenze quanto le persone ( e anche fosse davvero così, non abbiamo visto nessuna persona degna di rappresentare seriamente le istanze dei cittadini) invece e piuttosto che essere ripulita dall’inciucio, dal marciume e dalla corruzione che l’hanno resa l’immondo bordello che è.

Sottotitolo: ritengo che l’ICI sia una tassa giusta e necessaria. Sepperò ritorna sottoforma di servizi. Purtroppo questo non succede così come non succede per tutte le altre tasse che paghiamo,  perché se nonostante ci sia chi le paga tutte ma è comunque costretto a mettere mano al portafoglio quando servono ad esempio un medico, una visita che non possono aspettare i tempi biblici del SSN significa che le tasse le pagano i pochi soliti noti.

E allora bisogna farsi dare i soldi da chi non li ha dati fino ad ora, o ne ha dati pochi rispetto ai benefici che ha ottenuto grazie allo stato. Ma alla parola “patrimoniale” scatta l’intimidazione, due giorni fa persino piersilvio ha mandato un messaggio forte e chiaro a Monti. In uno stato sociale chi ha di più deve metterci di più. Come fa Monti a parlare di EQUITA’ se poi alla parola patrimoniale scatta la minaccia, “guai a chi tocca la ‘robba’ mia e di mio padre?” e in mezzo a tutto questo caos c’è chi sta lavorando per consentire a berlusconi di salvare se stesso, la sua capra e i suoi cavoli.

Riecco la mazzetta, Di Lernia: “Versai 200mila euro all’Udc” | Marco Lillo | Il Fatto Quotidiano

Povera Milena (Gabanelli), che spreca un sacco di tempo e di energie a fare inchieste che non interessano nessuno, Milena che rischia in proprio per sbattere in faccia agli italiani le schifezze più inenarrabili ma poi, non succede niente. Dopo ogni puntata di Report dovrebbero partire i Tir per andarsi a prendere i delinquenti che ammazzano lo stato, e invece no, partono solo le querele e i “non sono stato io”. Cioè, sembra davvero che la corruzione sia un male necessario. Ma come si fa, a vivere in un paese così malmesso e disastrato?

Crisi, una class action contro BerlusconiRadioPop lancia la raccolta firme

Voglio i diritti d’autore: sono almeno dieci anni che lo dico. Ma la class action andrebbe estesa anche ai mentecatti che lo hanno votato. Che paghino anche loro per i danni che hanno contribuito a provocare mandando, per tre volte, un delinquente incapace al governo perché gli fa vedere le telenovelas, le ballerine, il grande fratello, la de filippi e perché si scopa le ragazzine (a pagamento).


Schifani e Fini ci hanno chiarito in che stato è lo Stato: se la nomina di Pitruzzella all’Autorità per la concorrenza è imbarazzante, quella all’Autorità su appalti e contratti pubblici del capo di condotte Berarducci equivale alla nomina di Piersilvio all’AgCom. La notizia, ovviamente, la dà SOLO “Il Fatto Quotidiano” che troppa gente non legge forse per via della scarsa qualità della carta e perché, ça va sans dire, ci scrive quell’antipaticone di Travaglio che, notoriamente ha fatto la sua fortuna nella distruzione morale di politici e dirigenti ‘alti’ (soprattutto di berlusconi: ah ah ah, quant’è bello non capire un cazzo perché non si sa un cazzo ) che altrettanto notoriamente nulla avevano ed hanno da farsi perdonare (altro che le “ombre che danzano” di cui ci raccontava Vendola ieri sera). Perché l’urgenza e l’imperativo di oggi, nel momento in cui la parola d’ordine è “sobrietà” è quella di non contraddire, non mettere bastoni fra le ruote e men che meno farsi venire qualche dubbio sul governissimo che fa benissimo di Mario Monti.

Ovvio che, se paragonato a berlusconi TUTTO è meglio di lui e dell’operato del suo governo (…). Ma io non mi sono seduta dalla parte dei “menopeggisti” come han fatto altri, quelli che oggi al solo sentire pronunciare il nome di Monti abbassano le palpebre in segno di rispetto per la paura che dopo o senza di lui sarà il diluvio. Salvatori in Italia non ne abbiamo mai avuti. E nessuno ha mai fatto cose per la gloria e il prestigio.
L’Italia ha sempre pagato un prezzo altissimo a chi l’ha tolta dai guai. E la prima cifra di quella somma è la limitazione della libertà.
Io credo che un paese si possa definire davvero civile e democratico quando non viene mai costretto nelle e dalle emergenze, e quando ogni cittadino può esprimersi senza essere considerato un “comunista di destra”, un populista, un qualunquista e un guastafeste.
Perché con Monti tutto sarà meno che una festa.
Perché se la soluzione alla crisi consiste nel ripristino dell’ICI anche per i possessori di due camere e cucina acquistate al prezzo di enormi sacrifici e aumentare tutto l’aumentabile, al posto di Monti ci potrebbe stare chiunque, anche uno qualsiasi fra i 945 magnapane a sbafo seduti in parlamento ai quali continueremo a pagare fior di stipendi e a mantenere privilegi nonostante e malgrado qualcun altro stia lavorando per aggiustare i disastri che loro hanno compiuto.

Qualcun altro che non lo sta facendo gratis né per il prestigio né per la gloria, s’intende.

I risultati delle elezioni in Spagna dovrebbero essere un buon motivo per riflettere. In Spagna non c’è Beppe Grillo, non c’è Travaglio e nemmeno il Fatto Quotidiano a cui dare tutte le colpe quando poi la sinistra non ottiene i risultati che sperava.

Benedetto sia l’otto per mille

Dicono: “Eh, ma Monti, almeno presentabile!” E ci credo! In confronto a quel tizio, imbellettato come una zoccola, pure Moira Orfei sembrava pronta per dare del tu a Elisabetta d’Inghilterra.
(Rita)
E’ che quando un paese viene disabituato a scegliere il meglio, perché non c’è un meglio da scegliere, quando l’alternativa è il calcio agli stinchi invece di quello sui denti i risultati poi si ottengono, daje oggi, daje domani anche una forchettata di merda alla fine sa di cioccolata. (Io)

 

Sottotitolo: Vaticano insorge
E Benetton batte in ritirata

  A molti italiani, anche cattolici, non piace che il vaticano non paghi l’ICI sulle sue proprietà che nulla hanno a che fare con l’esercizio del culto. Giusto per dirne una e non infierire oltremodo. Che fanno le eminenze, conciliano? è gradito l’effetto retroattivo, s’intende. Al vaticano non piace il manifesto pubblicitario e benetton rimuove, anche per questo l’Italia non sarà mai un paese normale. Che poi, a guardarlo bene, senza pregiudizi, sembra un bel messaggio di pace e fratellanza, ma per capire ci vorrebbe un cervello adulto, e chi crede da duemila anni alle favole purtroppo non lo possiede.

Il conflitto di interessi è vivo e lotta (sempre) insieme a loro.
Ormai, come dice Travaglio, bisognerebbe inserirlo nella Costituzione e renderlo normale, praticabile alla luce del sole; non ha più nessun senso incazzarsi, pensare che non si faccia una legge per regolarlo perché riguarda solo berlusconi né sperare di avere ai posti di comando gente in nessun’altra faccenda affaccendata. Ma il grande problema di questo paese è ICI sì ICI no.

Si comincia a intravvedere una certa fisionomia. Il nuovo ministro dell’ambiente ha rimesso sul tavolo la questione del nucleare, dice che se ne può riparlare, ma a certe condizioni, naturalmente le loro. Poi li vorrò vedere tutti quelli che fanno il tifo per le competenze, quando anche questi se ne infischieranno non di uno ma di due referendum. Per il terzo, nessuno contasse su di me. A quelli di no glielo abbiamo detto, questi non so se lo faranno dire con la stessa nonchalance. Devono o no risolvere la crisi? e se col nucleare si risparmia, loro riporteranno sul tavolo la questione. Poi voglio vedere chi si opporrà al governo “di emergenza”. Ieri sono stati picchiati i ragazzi che rivendicano il diritto allo studio: è cambiato il governo ma non i sistemi con i quali si contrasta il dissenso democratico e civile.

Il titolo del Times di ieri: Italy ditches democracy as row blazes over how to save the euro. (per la traduzione, rivolgersi a La Russa: lui, sa)

Come primo atto di cortesia verso la Chiesa che lo ha fortemente voluto, Monti stamattina va in aereoporto ad omaggiare il Papa in partenza.

Come sempre, tutto uguale

“Sì, ma ha tolto l’ICI” ti dicevano i berlusconiani italioti, felici per la tassa che svaniva. Impregnati com’erano dalla propaganda esaltata del tizio, non si domandarono mai come avrebbero fatto i comuni a sopravvivere senza l’introito. Ovviamente riuscirono a farlo aumentando le altre tasse ed inventandosene delle nuove, ma l’ICI non c’era più e quindi: “Viva il re!”
Quando poco fa ho letto le intenzioni del nuovo governo Monti, per risanare i conti dello stato, mi è venuto da sorridere: “Si pensa all’aumento dell’IVA.” La benzina è già aumentata, e aspetto anche che si provveda all’aumento delle sigarette e a un rincaro dei ticket sanitari. Per non parlare delle Autostrade, della TARSU, dell’aria e del sonno.
Insomma le novità sono queste, e chi si aspettava rigore e serietà può anche mettere l’anima in pace ed attendere di essere licenziato, o di mettersi a dieta. D’altronde è il governo dei tecnici, quelli che non hanno a che fare con la politica. Ci ripetono che è un governo dello stato, per lo stato, senza però ricordarci cosa sia questo stato e nemmeno in che stato sia.
Nemmeno un dubbio o una domanda nella coscienza dell’italiota medio, che guarda con sospetto a Monti se di destra, cooptato dalla propaganda che persiste imperterrita, o che lo guarda speranzoso da sinistra (sic!) se indotto dalla tifoseria del PD. Senza senso critico, senza dubbi, appunto, senza domande, senza pensiero. “Attendiamo!” mi si dice, proprio come se avessimo tempo per stare a guardare cosa accadrà.
È un governo di comodo, nel senso che fa comodo a chiunque abbia a cuore il proprio destino e la propria poltrona. Il capro espiatorio, un jolly calato nella partita che si sta giocando mentre noi – gente comune – siamo il ricco piatto sul tavolo verde. Quando la partita sarà finita, nel 2013, la colpa anziché essere di tutti sarà di nessuno e soprattutto in un anno e mezzo sarà possibile riacquistare una certa verginità, così da potersi proporre ancora come candidati “nuovi” o “non colpevoli.”
Nulla cambierà in questa Italia, incapace di osare, incapace di pensare, incapace di reagire. Basterebbe poco, in fondo, per esempio organizzarsi e darsi appuntamento fuori dalle banche, con l’intenzione di ritirare i pochi soldi rimasti nei conti. Sì, perché si pensa sempre che i soldi che reggono le banche siano i loro e non i nostri 40 o 50 euro, che restano là quasi fosse un pegno per il futuro. Basterebbe pensare perché un giorno, nemmeno tanto tempo fa, per avere il tuo stipendietto da operaio o servo, dovevi per forza avere un conto in banca, perché ti obbligarono ad avere uno stipendio virtuale, perché per pagare la spesa era necessario ricordare a memoria il PIN del bancomat.

Tolte le briciole di tutti, il segnale sarebbe chiaro. Potrebbe addirittura capitare che durante una seduta al senato, teletrasmessa in TV, si sentano dire delle cose sensate, tipo: “Signori, ci hanno sgamato e siamo nella merda!” Oppure: “Oh! Cazzo! Si sono svegliati, e mo’ che si fa?”

Invece no, la non politica pulita e dai capelli veri e ben pettinati avanza. L’abito blu del signore per bene ci rassicura, la messa della domenica lo rende più pulito della rognosa lap dance che rendeva l’altro un mostro pervertito, e l’italiota riesce ancora ad attendere, anche quando iniziano i fraintendimenti, le smentite e le rettifiche sul nucleare abolito con referendum, l’acqua da pagare anche se pubblica, il ritorno dell’ICI senza la cancellazione delle tasse che l’hanno sostituita, l’aumento dell’IVA che ci priverà del pane, i licenziamenti col metodo Marchionne, e tutta l’altra solita merda che ci spareranno addosso col cannone. Come sempre. Tutto uguale. Come noi.

Rita Pani (APOLIDE)

Ma che abbiamo fatto di male, per meritarci tutto questo?

Sottotitolo: Memories 
Ricordiamoci sempre che Berlusconi fu colui che disse che Eluana Englaro “sarebbe potuta restare incinta e avere figli”. Tutto il resto, le grandi opere, i piani per lo sviluppo, le manovre, i ponti sul nulla, la cura del cancro, il completamento della Salerno Reggio Calabria nel 2013, il “meno tasse per tutti”, il più grande statista della storia italiana, le feste eleganti, la rivoluzione liberale, il nuovo miracolo, l’imposizione dell’osceno Minzolini al Tg1, l’aria fritta dei discorsi alla Camera come quello di ieri, sono quisquilie, bazzecole, pinzillacchere rispetto a quella sortita che diede la misura miserabile dell’uomo. (Vittorio Zucconi)

 HA PARLATO BERLUSCONI:
Borsa di Milano -3,71%
Spread sopra quota 370.

A 400 diamo la manina alla Grecia e ce ne andiamo allegramente verso il disastro definitivo. Ma non è delle cazzate del pornoduce e degli sbadigli (11, 12, quanti erano?)  di quel che resta di bossi che voglio parlare. Mi voglio rivolgere delicatamente a Bankitalia che ha avuto la brillantissima idea di chiedere che venga ripristinata l’ICI sulla prima casa.  “Auspicabile una riflessione per reintrodurre dell’Ici sulla prima casa?” No, sarebbe  auspicabile che ve ne andaste a fare in culo e che la smettiate di derubare la gente che lavora onestamente. Sarebbe auspicabile che invece di chiedere che si faccia cassa sulle spalle di chi le tasse le paga e le ha sempre pagate, questi autorevoli banchieri dicano una volta e per tutte a quella banda di impostori, di abusivi della politica che si spaccia per governo che sono degl’incapaci totali che stanno sperperando in modo osceno i soldi dei contribuenti. 

Il capo della ricerca economica di Bankitalia ci mancava. Se il rimedio contro la crisi consiste sempre e solo aggiungendo e aumentando le  tasse facendo credere che non è vero ma che se anche lo fosse che quella è l’unica soluzione, vuol dire che  tutti possono fare i banchieri intelligenti e i presidenti del consiglio migliori degli ultimi 150 anni.

 Io ci voglio stare nello stato, ma non voglio che lo stato si prenda gioco di me.

Bankitalia vuole ripristinare l’ICI sulla prima casa? triplicarla invece sulle megaville dei truffatori evasori sparse in tutta Italia, no, pare brutto.

 La possibilità di andare a prendere i soldi dove sono uno stato serio ce l’ha e non è possibile continuare a spremere chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Giorni fa sentivo  che entro l’anno prossimo è prevista la consegna di quasi 800 super yacht, chi li ha comprati? con quali soldi? il governo serio di uno  stato appena un po’ normale ha tutti gli strumenti  per vedere chi vive al di sopra delle possibilità che realmente denuncia. Chi ha il suv da 100.000 euro, l’attico in città e la villa al mare, va regolarmente in vacanza almeno due volte l’anno non può denunciare cifre da impiegato statale , è scienza esatta, questa. E se lo fa, lo stato deve andare a vedere dove e come vive, cosa e quanto mangia, quanto spende per vestirsi.  C’è gente  che vive nell’agio e nel benessere ma che è riuscita ad ottenere  perfino l’esenzione dei ticket truffando lo stato cioè noi  mentre i noi tapini e meschini dobbiamo pagare tutto fino all’ultimo centesimo, anche per chi non lo fa.

Quando alla banca non arrivano le rate del mutuo (concesso con tassi da usura) pagate non ti viene mica incontro, ti leva la casa, e allora non vedo nessuna ragione perché l’associazione di tutte le banche italiane si permetta  di suggerire al governo di continuare a chiedere soldi a chi gliene dà già in  abbondanza non ricevendo neanche un terzo dei servizi che gli spetterebbero di diritto invece di suggerire, chenesò? di tagliare ma sul serio quei privilegi di cui beneficiano anche gli operatori bancari.   Adesso, nel questionario del censimento ci chiederanno fra le altre cose come abbiamo pagato matrimoni e funerali,  e magari anche se l’idraulico e il gommista fanno la ricevuta fiscale , cioè,  lo stato chiede ai cittadini semplici, onesti e senza un soldo di aiutarlo a smascherare gli evasori facendo la spia perché da solo non ce la fa.E chissà se  un po’ di vergogna da qualche parte ci sarà rimasta.

 A chi si compra due camere e cucina tra mille sacrifici lo stato non dà niente, però poi chi  una casa la compra, non la chiede al comune né ha la possibilità di averne una ‘a sua insaputa’,  deve dare allo stato perché una casa di proprietà “fa reddito”, anche se ci hai messo 25 anni per pagartela e hai dovuto rinunciare a tutto per riuscirci. 

Intanto l’ICI potrebbe pagarla il vaticano, per esempio, e con gli arretrati possibilmente, ci metteremmo un secondo a sistemare il bilancio e a risolvere la crisi. Ma questa, lo so, non è una buona idea come quella di Bankitalia.