Stabilizziamoci tutti

Legge di stabilità, posta fiducia al Senato.

Sbloccati oltre 2 miliardi per il Tav

Ok della commissione Bilancio. Governo battuto sulla restituzione delle tasse alle vittime di calamità naturali. Slitta al 2014 il quoziente familiare per l’Irpef e anche le esenzioni per lo scaglione di reddito più basso. Allentate le misure anti gioco d’azzardo. Balduzzi: “Sconcertato”[Il Fatto Quotidiano]

Arrivano le sale da poker controllate direttamente dallo stato, ameni luoghi dove ci si potrà continuare a rovinare e ammalare più di quanto già accada grazie a lotto, lotterie, gratta e vinci, slot machine e tutta la varietà dei giochi d’azzardo che lo stato, da vero e buon padre di famiglia mette a disposizione dei cittadini, ma naturalmente “con moderazione e responsabilmente”.
1000 sale da poker in funzione della “crescita” [?] del paese e altri due miliardi destinati al progetto criminale di sventrare una montagna per far viaggiare più velocemente cosa non è dato sapere. 
Il tutto infilato dentro una legge chiamata “di stabilità”. 

Uno stato e i suoi governi che lucrano sulle debolezze della gente mettendo   a disposizione il gioco d’azzardo che ha mandato e manderà in rovina un sacco di gente mentre ti dicono che il fumo fa male ma te lo vendono, mentre ti dicono che puoi bere ma moderatamente, e ti vendono anche l’alccol somigliano più ad associazioni a delinquere. Lo stato smetta di essere il braccio armato di malattie e morte come hanno fatto gli stati in altri paesi dove le multinazionali del vizio sono PRIVATE e poi ognuno potrà chiedere tutti i risarcimenti che vuole.

Ma finché lo vende non può, con una mano dare, con l’altra togliere e farti pure la morale.

Un paese europeo, una democrazia occidentale, per essere moderno ma soprattutto stabile ha bisogno del Tav e di 1000 sale da poker. 

Le coscienze dei cattolici – democratici e non – non si scuotono quando c’è da votare certe porcherie come quelle inserite nella legge cosiddetta di stabilità.
Mentre invece sui diritti si può soprassedere, come anche sul far pagare le tasse allo stato estero che manteniamo al pari del nostro: quelli sì che turbano le profondità coscienziose di chi fa le leggi e di quelli che approvano poi quelle leggi.
Piccolo inciso: 23 miliardi è la cifra che si ricaverà dal pagamento dell’IMU e 23 miliardi sono la spesa annua, costante, miliardo più miliardo meno che si spende per il mantenimento del carrozzone delle forze armate.
Per dire.
Epurazioni democratiche
Marco Travaglio, 20 dicembre

Fermo restando che Grillo è la reincarnazione del Duce perché ha espulso due consiglieri comunali e uno regionale, e che Casaleggio è peggio della Gestapo per aver querelato un ragazzotto che l’accusa di volersi intascare i soldi dei finanziamenti pubblici che fra l’altro ancora non esistono, e premesso che tutto ciò che fa il Partito democratico è democratico a prescindere, anche perché il partito si chiama così, sorge spontaneo un piccolo dubbio. Noi apprezziamo molto la decisione del Pd di sottoporre alle primarie anche i suoi aspiranti candidati. Ma ieri La Stampa riferiva queste testuali parole dell’onorevole Stefano Esposito, strenuo difensore del Tav Torino-Lione, reduce da un pellegrinaggio a Parigi per sponsorizzare l’immortale opera pubblica destinata a soppiantare la Muraglia Cinese e la Piramide di Cheope: “Se il partito accoglie 
in lista Sandro Plano, io non solo non partecipo alle primarie, ma esco pure dal Pd”. Chi è Plano? È il presidente della comunità montana della Val Susa, esponente del Pd e fiero avversario del Tav. Per carità, sul Tav come su quasi tutto, ciascuno è libero di pensarla come crede (solo, dovrebbe spiegare a chi s’è appena svenato a pagare l’Imu sulla prima casa — ideata dal governo Berlusconi per il 2014 e anticipata dal governo Monti al 2013 anche con i voti del Pd per racimolare 3 miliardi l’anno — perché mai l’Italia dovrebbe buttare 10 o 20 miliardi per far arrivare le merci qualche minuto prima da Torino a Lione, il tutto nel 2030). Ma il punto è proprio questo: Esposito, in quanto parlamentare uscente, nonché esponente fra i più influenti del Pd in Piemonte, non dovrà raccogliere firme per candidarsi alle primarie per entrare nelle liste del Pd: Plano invece sì, infatti in Val Susa il popolo No Tav si sta attivando per dargli una mano. Lo spirito delle primarie dovrebbe essere proprio questo: far emergere dal mitico “territorio” le figure più rappresentative e, piaccia o non piaccia, Plano è uno dei personaggi più amati dalla gente valsusina proprio per la sua intransigente ostilità al Tav. Ma il Tav, per il Pd, come pure per il Pdl, per l’Udc e per tutti gli altri partiti di centro, di destra e di sinistra, è diventato un dogma di fede: come la Santissima Trinità e l’Immacolata Concezione per la Chiesa. Chi esprime dubbi o contrarietà diventa un paria, un appestato: uno non solo da non candidare, ma addirittura da escludere dalle primarie. Democratiche, s’intende. Del resto, in zona, c’è il caso molto democratico di Avigliana, primo comune della Bassa Valsusa, nonché patria di Piero Fassino: alle ultime elezioni comunali il Pd si sciolse in un listone civico Pro-Tav con Pdl e Udc per combattere i suoi dirigenti contrari all’opera, candidati in una lista civica con Idv, Sel e 5Stelle. Purtroppo gli elettori punirono l’ammucchiata fassinian-casinian-berlusconiana e premiarono i No-Tav. Risultato: la Commissione di Garanzia del Pd, molto democraticamente, espulse i tre suoi eletti nella lista vincente per eresia dal dogma Calce & Martello (sanzione mai inflitta neppure a Penati). Cioè: la minoranza espulse la maggioranza. Se quelle di Grillo sono epurazioni, queste come si chiamano? Eppure nella Carta d’Intenti del Pd la parola Tav non è mai citata, mentre si legge che “per noi sanità, istruzione, sicurezza, ambiente sono beni indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti. Sono beni comuni — di tutti e di ciascuno — e definiscono il grado di civiltà e democrazia del Paese”. Sarà un caso, ma tra i fortunati ammessi nel listino bloccato di Bersani — per sottrarli molto democraticamente alle primarie e candidarli anche se non li vuole nessuno — non figurano i tre parlamentari ambientalisti del Pd: Realacci, Ferrante e Della Seta (quello entrato nel mirino dell’Ilva perché “rompe i coglioni”, tant’è che Riva scrisse a Bersani perché lo facesse smettere). Sono tutti e tre renziani, curiosamente.

Operazione Bianconiglio

 

Simpatico Mario Monti quando parla di un’Italia vecchia e che “non vorremmo più vedere”. 

Eppure anche lui da tanti anni è molto di più di un semplice spettatore.

E’ un economista che piace alla destra e alla sinistra, che ha già lavorato all’interno dei governi molto prima che Napolitano lo investisse del compito di “salvare” l’Italia.

Ed è singolare che durante queste collaborazioni non si sia mai accorto che c’era qualcosa, molto, che non andava.

E mi dispiace per gli speranzosi ma anch’io come Travaglio penso che sia tardi per questa strabiliante “trasformazione” , per quel recupero crediti e credito necessari a questo paese. Monti parla di innovazione digitale applicata alla burocrazia in un paese dove non s’investe un centesimo nella tecnologia avanzata, la cosiddetta banda larga che in altri paesi esiste da tanto tempo e che  ha potuto creare tante occasioni di lavoro qui sembra essere un miraggio utopistico, un terzo incomodo da sacrificare ad opere inutili e costose come il TAV.

Siamo il paese dove le connessioni alla Rete hanno ancora un costo insopportabile mentre in tanti altri dare la possibilità a tutti di collegarsi al mondo tramite il web è una semplice operazione di civiltà gratuita.
La proposta di legge popolare lanciata da Grillo cinque anni fa, quella per un parlamento pulito firmata da 350.000 italiani è stata ignorata, lasciata presuntuosamente ad ammuffire in un cassetto, non sia mai che in una repubblica democratica la cui sovranità è affidata al popolo per Costituzione qualche volta quel popolo si stia anche a sentire.

Chi partecipava e partecipa alle manifestazioni di Grillo è stato considerato ed è considerato populista con nostalgie dittatoriali, mentre tutti sanno  che  risale a molto prima di cinque anni fa  l’urgenza di ristabilire quella decenza, quel ripristino di legalità invocato non solo da Grillo e dal suo movimento, cose che in qualsiasi paese semplicemente sano  sono la regola sempre, non solo in periodi di “emergenza”, paesi dove essere dalla parte degli onesti non significa populismo, qualunquismo  né antipolitica  ma semplicemente – appunto –  una sana normalità.

E oggi questi signori che vogliono fare? permettere che a regolare le indecenze, a riparare i danni, incalcolabili, siano le stesse persone che hanno sfasciato producendo l’indecenza.

Ecco perché a differenza di Marco Travaglio io non penso che quella di Monti sia un’operazione gattopardesca, quella del  “tutto cambi affinché nulla cambi”.

Per me è più paragonabile ad un’operazione Bianconiglio: è tardi, è molto tardi.

Per tutto.

La verità è che a stipendi inferiori ma ugualmente  dignitosi specialmente in un periodo come questo, nessuno farebbe politica.

E nessuno farebbe politica se dovesse rinunciare anche ad uno solo dei privilegi, dei benefit, delle facilitazioni che l’autoreferenziale politica italiana si è sempre concessa pensando, chissà perché,  di meritarseli.

E dire  invece che anche fare politica dovrebbe essere un lavoro, anzi, una specie di missione,  non un privilegio riservato alla solita élite di signorotti di cui cambiano le facce ma mai le intenzioni.

 

 

Operazione Gattopardo
Marco Travaglio, 5 ottobre

C’ è un che di sospetto, fastidioso e ipocrita nella voluttà con cui i giornali e le tv che han tenuto il sacco alla partitocrazia senza partiti della Seconda Repubblica si sono messi all’improvviso a cavalcare il sacrosanto sdegno dei cittadini per gli scandali della cosiddetta politica. E c’è un che di stonato nelle copertine di Panorama sulla “Magna Casta”, nelle intemerate Mediaset dei Del Debbio (cofondatore di Forza Italia) e delle D’Urso: il replay dei peana di Fede-Brosio-“Sorrisi e Canzoni” a Mani Pulite per spianare la strada al Caimano. Non perché la cronaca non fornisca ogni giorno abbondante materia di scandalo.

Né perché quanto emerge dai mille rivoli dell’eterna Sprecopoli non meriti attenzione e indignazione. Ma per altri tre motivi che speriamo di riuscire a spiegare senza essere fraintesi. 1) È molto tardi per denunciare ciò che da vent’anni era sotto gli occhi di tutti, anche se quasi tutti si voltavano dall’altra parte. Fino a qualche mese fa i pochi che osavano farlo (Stella e Rizzo, Grillo, Santoro, Gabanelli, Iacona, modestamente anche noi), erano bollati da giustizialisti, manettari, antipolitici, qualunquisti. Ora che i partiti son ridotti allo stato larvale è fin troppo facile, e comodo. 2) C’è un’evidente sproporzione fra lo spazio riservato sui media, dunque nell'”immaginario collettivo”, ai furtarelli dei rubagalline alla Fiorito e ai grassatori professionisti di soldi nostri che hanno prosciugato le casse dello Stato: grande industria, alta finanza, compagnie telefoniche, proprietari di cliniche private, ras dell’energia, dei rifiuti, delle concessioni, dell’asfalto, del cemento, della sanità privata con soldi pubblici, faccendieri, burocrati e boiardi, quasi tutti (direttamente o indirettamente, tramite compassi e grembiulini) infilati nelle proprietà di giornali e tv. Gente, perlopiù nota ai mattinali di procure e questure, che non paga mai o, se paga, gode di assoluta immunità mediatica. Tant’è che è sempre in pista e in pasta, travestita da nuovo che avanza. 3) Il rimedio che occhieggia dalla grande stampa al magnamagna dei partiti è, come nel ’94, molto peggiore del male che dovrebbe curare: quello che chiamano soavemente “Monti-bis”, ma con la figura prestigiosa e competente di Monti ha poco a che fare. In realtà è un maleodorante Gattopardo travestito da tecnico che, all’ombra di Monti, accrocca poteri forti e loschi (i soliti). E, con l’aria di cambiare tutto e liberarci dal male — magari con una finta legge contro i condannati in Parlamento e qualche taglietto alla Casta — si candida ad assaltare la diligenza in forme ancor più rapinose e pericolose proprio perché più subdole e meno smaccate. Per essere ancora più chiari: Fiorito sta bene dove sta, ma merita ben altra compagnia che i soliti ergastolani. Perché non bastano mille Fiorito, nemmeno se vivessero mille vite ciascuno, per sottrarre alla collettività i miliardi ingoiati dai Gattopardi camuffati da tecnici.
Qui non si tratta di salvare i partiti che, a furia di Fiorito e Penati, si stanno suicidando da sé. Ma se la jeep di Fiorito, la festa dei porci travestiti da maiali, la fiera della castagna del consigliere Tizio, la sagra della nocciola dell’assessore Caio vanno in prima pagina, quanto spazio esigono le evasioni di Intesa, Unicredit e Montepaschi, i sussidi pubblici alla Fiat, le corruzioni dei Mercegaglia e dell’Ilva, le mazzettone della sanità lombarda, le indagini su Passera, i rapporti incestuosi fra Grilli e Orsi confinati in trafiletti a pagina 36? Attenti, siamo maestri nel ricascare sempre nello stesso errore: affidare la soluzione dei nostri problemi a chi li ha creati.
O a chi rappresenta egli stesso il problema.

 

 

 

Viva la Rai?

Sottotitolo: a proposito di risparmi e di spending review (di ‘sta cippa visto che, per citare il taglio più scandaloso,  sono stati ridotti all’osso i fondi alla scuola pubblica per regalare 200 milioni a quella privata cattolica: la chiesa fa il suo, è la politica a non fare ciò che deve terrorizzata, a destra come a sinistra – si fa per dire –  di perdere il preziosissimo voto dei cattolici, togliendo agli aventi diritto per accontentare sempre questi divulgatori di menzogne e pregiudizi spacciati per religione e volere di un dio che nessuno ha mai visto né sentito parlare ma c’è “perchéglielhadettoalloro”. Anche con Prodi al governo furono aumentati i finanziamenti alle private cattoliche, c’era fioroni all’istruzione, una garanzia.) mi piacerebbe sapere quanto costa ospitare capi di stato e di governo in questo paese visto che ieri ad aspettare la Merkel mancavano solo gli alpini e le crocerossine, e meno male che è stata una visita lampo.

Ricevere ‘sta gente è una parata militare continuata, costosa ed esagerata, per non parlare dei disagi alla città e di chi deve lavorare per consentire a queste inutili pagliacciate di esistere.
Autisti [anche loro dipendenti della P.A. tutt’altro che fannulloni] che restano anche  sei, sette ore sotto il sole d’estate o al freddo e sotto la pioggia in inverno, costretti talvolta a dormire dentro la macchina in un garage quando le varie eccellenze sono occupate fino a notte tarda e  senza nessuna possibilità di potersi spostare perché non sia mai che il trasportato, l’eccellenza di turno,  che può essere meno di un ministro, di un viceministro e meno anche di un sottosegretario esca un quarto d’ora prima e non trova il suo succede il finimondo.

Ma i tagli,  il rigore e la politica dell’austerità, ça va sans dire, sono necessari, capito? NE-CES-SA-RI.

Preambolo: Napolitano: “Nel 2013 lascio”. Perché? Fatteli n’artri 20 anni, ché abbiamo bisogno di gente lucida e fresca con un piede nel futuro. E per fare la costituente chiamate Riina, Provenzano e Brusca. Ché come classe dirigente me sembrano mejo de tutti.
Come fanno la riforma della giustizia loro nun la fa nessuno.
Trattate co’ loro.
Daje.
[Dario]

Rai, Schifani elimina il dissidente Pdl
Fini: “Fatto di inaudita gravità politica”

Il presidente del Senato entra a gamba tesa nella commissione per il rinnovo del cda del servizio pubblico per favorire i candidati voluti dal partito di Berlusconi. Una decisione in contrasto con l’assenza di vincolo di mandato prevista dalla Costituzione.

E la gente dovrebbe pagare un canone, una tassa ma più che altro il
pizzo ad un’azienda gestita da un’associazione a delinquere di codeste dimensioni?

Il problema non è schifani che “entra a gamba tesa nella commissione per il rinnovo del cda della Rai”:  il dramma, anzi la tragedia è che schifani stia ancora lì a rappresentare la seconda carica dello stato, che  schifani sia una delle massime espressioni delle istituzioni, che schifani sia il delegato a sostituire nientemeno che il presidente della repubblica qualora se ne presentasse la necessità.

Il dramma e la tragedia è non essersi ancora liberati del puparo e dei suoi ascari e che, dopo aver tolto ai cittadini ogni strumento democratico per potersi ribellare a questi scempi della democrazia a getto praticamente continuo nessuno stia lavorando perché questo accada ma, al contrario, ritenga dei perfetti delinquenti,  politici e non, interlocutori coi quali lavorare, ci mancherebbe altro, per il bene del paese. Cioè il loro.

Anzi, sempre il suo, di berlusconi.
E  Napolitano che  quando dovrebbe parlare invece  non lo fa.

La Rai non è più servizio pubblico da tempo,  la paghiamo noi cittadini ma serve solo alla politica e  alla sua squallida propaganda, la mossa di schifani sta a significare che berlusconi ha tutte le intenzioni di monopolizzare di nuovo tutti i media in vista di un’eventuale prossima campagna elettorale.

E che  nessuno (ovvero il PD) glielo impedisce salvo poi presentarsi affranto davanti agli elettori a giustificare l’ingiustificabile e a dare sempre la colpa dei suoi fallimenti a qualcun altro.

La Spending Review, ovvero…

Sottotitolo: La democrazia italiana? Una schifezza: vietato tentare di esportarla, si tagliano pensioni e posti di lavoro, ma le spese militari restano costanti.
(Gino Strada)

…come fottere gli italiani senza il supporto agevolante  della vaselina e fargli dire alla fine pure che gli è piaciuto.

Servivano gli europei, eccome, Monti si guarderà bene dal dire un’altra volta che sarebbe opportuno fermare il calcio, se l’Italia avesse vinto oggi sarebbero ancora tutti a parlare della brillante prestazione degli azzurri, e invece no, ci tocca parlare d’altro, ad esempio dei sofisticatissimi rappresentanti del governomigliorechecisia e delle loro decisioni necessarie s’intende, a salvare il paese dalla bancarotta.

Tutti pensano a salvare l’Italia, nessuno però a salvare pure gl’italiani.

Devastatori dello stato sociale, ecco che sono, ci vorrebbe una nuova Norimberga, altroché.

E, a  tutti quelli che “i dipendenti pubblici non fanno niente e bene fa Monti a licenziarne un po’” voglio dire che i dipendenti pubblici fanno quel che la legge gli consente di fare, che prolungare oltremodo i giorni di malattia, le assenze, non è frutto di un’autogestione ma di quello che lo stato ha sempre messo loro a disposizione. Che i controlli si potevano e si dovevano fare prima, e che le regole, essendo fatte da umani quindi fallibili si possono rivedere e modificare in qualsiasi momento. E che se nessuno lo ha mai fatto evidentemente conveniva a tutti che le cose restassero così come sono. Perché sperare nell’autodeterminazione della gente, nel senso di responsabilità personale e soggettivo di ognuno è una cazzata: ci vogliono regole ma ci vuole anche dar da lavorare alla gente, e uno stipendio adeguato a mantenere se stessi e una famiglia decentemente. Perché un politico che prima guadagnava 15 milioni al mese oggi guadagna 15.000 euro al mese, coi dipendenti, non solo pubblici non è stata applicata la stessa tabella, una miseria guadagnavano prima e una miseria peggiore continuano a guadagnare oggi.

Gli statali, brutti e cattivi che fanno il doppio lavoro in nero per non morire di fame nel paese dei Mastrapasqua ed i suoi 25 incarichi tutti corrispondenti ad uno stipendio. E magari ci fosse solo lui a godere di questo privilegio.

Il lavoro è anche, deve essere anche gratificazione personale, quando ricevo lo stipendio devo essere contenta del contributo che ho dato ma anche di quello che ricevo.
Se questo è ancora un paese normale.

Spending review, soprattutto tagli: tutte le misure del governo

Spending review, per Palazzo Chigi solo un “taglietto” da 15 milioni

Spending review (avete la faccia come il culo)

Poi salta fuori il ministro, che chiede ai cittadini di segnalare gli sprechi italiani, per dare una mano alla Nazione in questa operazione dal nome inglese altisonante, scivoloso come un attrezzo medico che deve indagarti dentro, passando da posti indicibili: “Spending Review”.

 130 mila cittadini probi – un poco sempliciotti – si precipitano a pestar tasti di un computer per segnalare l’Ente, la Cattedrale sul nulla, il vicino di casa che timbra il cartellino e se ne va a pescare. Il cittadino desidera così tanto partecipare che non percepisce d’esser stato preso per il culo, anzi, fiero rivendica d’aver detto finalmente la sua al ministro.

 Ma davvero un ministro non sa dove vada il danaro? Quale sia il senso della corrente del fiume che porta via le monetine dalle nostre tasche per depositarle in quelle altrui? No, certo che non è vero, lo sa bene, come sa bene che se al cittadino vessato tiri l’esca, esso abboccherà come il più stupido dei pesci; incolpevole, schiavo solo del suo senso primordiale di giustizia. Una giustizia che non è mai stata un diritto reale, ma che da sempre rappresenta un sogno degno d’esser sognato.

D’altronde la verità è figlia del coraggio, e questa gente ne ha davvero poco. Conserva quel minimo di arroganza che il potere può dare, quando si ha la vita blindata sia sotto l’aspetto economico che garantisce di non conoscere mai la difficoltà e la sopravvivenza, sia sotto l’aspetto pratico, essendo impossibile insegnargliela a suon di schiaffi.

 Sarebbe impossibile per Mario Monti affacciarsi negli schermi al plasma super HD 3D acquistati con sacrificio e a rate, per onorare l’Italia a Kiev, e dire: “Signori cari, non ci siamo inventati nulla di nuovo e per garantire la sopravvivenza delle banche e del capitalismo ultimo rimasto, toccherà a voi pagare, anche con la vita. Spending Review, quindi non significa un cazzo, se non che taglieremo ancora le ultime briciole rimaste, e se avrete fame non vi daremo nemmeno le brioche.” Decisamente, so da me, che sarebbe controproducente, socialmente pericoloso.

 Come sarebbe pericolosissimo spiegare quanta non politica ci sia in questa cosa che sembra politica, quella inventata dalla mafia e dal malaffare che ha posto radici nel nostro sistema italiano. La Spending Review, per esempio, garantirà l’abolizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali, grazie al taglio delle risorse alla Giustizia; sarebbe pericolosissimo se anche l’ultimo degli italioti capisse a chi giova questo risparmio, e quale possa essere stato il baratto, e soprattutto quali siano state le parti interessate allo scambio.

 Quando gli ospedali italiani esploderanno gonfi di gente più di quanto già non siano, e si morirà per la mancanza di cure, che faremo? Per quel tempo, per esempio, formigoni avrà risarcito lo stato di quanto rubato in campo sanitario, o staremo ancora ad attendere che la giustizia (di fatto messa in ginocchio) faccia il suo corso?

 Ci sarebbero delle belle domande da porre al Professore, per far comprendere al vecchio accaldato e solo, inebetito davanti a una TV, cosa sia la “Spending Review”, ma non ci sono rimaste risorse abbastanza libere  intelligenti da porle. Perché anche i giornalisti, ormai, devono sopravvivere e combattere col coltello tra i denti, perché i giornali – quelli degni – non ci sono più. Chiusi, da questa crisi che sembra colpire tutti, ma che in realtà ha una mira eccellente, e il tiro non lo sbaglia mai.

 

Rita Pani (APOLIDE)

 

 

 

Leggi ad (molte) personam

Sottotitolo:

Altre ragioni di stato attendono verità e giustizia.

Preambolo:  Il lavoro va meritato,  non è un diritto, secondo LA fornero (mi ha rotto i coglioni, da oggi il maiuscolo non vale più nemmeno per lei), il lavoro non è un diritto; invece i redditi superiori ai 70.000 euro (che è già una cifra scandalosa per un paese in recessione), sì? e che bisogna rispondere a un oltraggio simile? ma soprattutto, CHI risponderà in un paese in cui non c’è più nessuno a difendere i diritti della gente?

La Costituzione Italiana:
Art.1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 35 – La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Spending review: salve le pensioni d’oro

I tagli? Sui buoni pasto dei dipendenti 

 Quando in una proposta di legge si prevede di tagliare sui buoni pasto dei dipendenti per mantenere intonse, intatte e intoccabili pensioni da molte migliaia di euro al mese non dovrebbe esserci qualcuno tipo chenesò, i sindacati che consigliano – una volta tanto eh? – a questi parassiti, a questi pozzi senza fondo d’indegnità, a questi stupratori della giustizia sociale e dell’equità di andare a risparmiare altrove?
Ma con che faccia i rappresentanti sindacali si presentano davanti ai lavoratori se non riescono nemmeno a difendere due fottutissimi euro di buoni pasto? e inoltre, perché non ci si è pensato mai prima ad ottimizzare visto che c’è chi quelli da cinque euro li prendeva ex ante, ovvero prima dell’esplosione della  crisi a fronte di chi da anni si gode  quelli da dodici? non si poteva fare sei per uno prima, troppo facile e poco tecnico. 

“Nessun taglio alle  centomila pensioni d’oro che ogni anno costano 13 miliardi. Sì invece a quello dei buoni pasto per 450mila dipendenti pubblici che fa risparmiare solo 10 milioni.”


Per salvare una banca PRIVATA depredata dai creativi della finanza a vantaggio dell’avidità del solito 10% dei possessori dell’intero patrimonio nazionale il governo di Monti rapina i cittadini e nessuno fa un fiato? sindacalisti, politici de’ sinistra tutti zitti? “paccate di miliardi” al monte dei paschi e tagliano sui buoni pasto dopo aver tagliato ovunque fosse possibile meno però nelle tasche dei ladri e degli approfittatori di stato? In America il responsabile del tracollo del MPS sarebbe finito in galera per 350 anni almeno, qui è stato nominato presidente dell’ABI.
Sono, come sempre, soddisfazioni.

“La banca di Profumo, indebitata e indagata, non trova i soldi per rispettare gli impegni. Ma niente paura, glieli presta il governo.”

L’importante è salvare sempre le banche, eh, come avremmo fatto senza questi tecnici e senza gli assistenti dei tecnici recentemente assunti da Monti  fra i quali un certo signore che prende 32.000 euro al mese di pensione e la loro genialità? meno male che ci sono questi geni della scienza e della tecnica, non oso pensare a cosa sarebbe successo se ci fosse stata la politica tradizionale, al posto loro. E Napolitano, di solito così loquace in questo ultimo periodo non dice niente, nessun conato di monito? nessuna viva & vibrante soddisfazione da esternare?


Il matrimonio di Figaro o la Folle giornata

[Il Contropelo, di Massimo Rocca per Radio Capital]

Con una sigla così ci si dovrebbe trovare bene in una folle giornata. Però a sapere che il nostro presidente del consiglio alla camera ha detto no alla trappola della recessione che sarebbe innescata dal “rigore che frena la crescita” perché sarebbe “la ricetta migliore per ridurre l’accettazione della costruzione europea tra i cittadini e per trascinarci nel provincialismo e nell’isolazionismo”, cascano le braccia. Viene da chiedersi dove StranaMonti abbia passato gli ultimi sei mesi, e se la sua mano destra sappia che cosa fa la sinistra. Temiamo seriamente di no. E che dire poi del silenzioso e discreto salvataggio del Monte Paschi Siena. Gli sono appena stati somministrati un miliardo e settecento milioni di vostri euro sotto forma di tremonti bond, cioè obbligazioni spazzatura emesse dalla banca e comprate dallo stato, perché nessun altro lo farebbe, che si aggiungono al miliardo e novecento milioni già erogato e rinnovato. Il Monte Paschi in borsa vale due miliardi e mezzo, l’avessero nazionalizzato risparmiavano anche qualcosina. Ma tanto van di moda le privatizzazioni, non è vero?

Indegni i fischi?

No, indegno è un presidente del senato come schifani, indegno è un presidente del senato che – seguito dalla solita nutrita scorta di politici e politicanti – in un momento di emergenza nazionale si vanno a sedere su una poltroncina della tribuna vip di uno stadio e senza nemmeno pagare il biglietto ma anzi, facendosi accompagnare da automobili e scorte pagate da noi cittadini.
Indegno è un presidente del senato che premia una squadra di calcio, non bastano i conflitti di interessi, la politica italiana si è incistata ormai in ogni dove. Ce l’abbiamo anche nel piatto in cui mangiamo: insopportabile, nauseante, disgustosa invadenza.
Indegno è che non si sia potuta fermare una fottutissima partita di calcio ma – nel paese alla rovescia – abbiano pensato che fosse più opportuno chiudere i musei, quelli sì, luoghi di perdizione.

Indegno è uno stato che pensa di eliminare ancora sull’assistenza sociale nonostante e malgrado questo paese abbia una certa tradizione in fatto di calamità naturali.

Un paese dove alluvione significa tre giorni di pioggia e terremoto trent’anni in un container. [Ma chi ha perso tutto non sarà risarcito]
Indegno è aver costruito un personaggio come vittorio sgarbi e poi scandalizzarsi delle cose che dice vittorio sgarbi.
Indegno è che schifani abbia parlato di gesto incivile, riferendosi ai fischi allo stadio Olimpico ieri sera ma non l’abbia mai fatto quando e mentre il presidente del consiglio del governo di cui fa parte schifani trasformava l’Italia nel suo bordello personale, in una latrina a cielo aperto.
Oppure quando gli esponenti della lega, partito alleato del governo di cui fa parte schifani, vomitavano sull’Italia un giorno sì e l’altro pure.
Indegno è pretendere un nazionalismo di facciata solo quando succedono le tragedie salvo poi, nei periodi normali fregarsene allegramente di quello che succede ai nostri vicini di casa.

Un pensiero a Robin Gibb, morto di cancro. In questo miserabile mondo nemmeno la morte riesce a prendere la mira.

Quella giusta.

Il Deficiente del Senato
 Rita Pani

“Credevo che in una giornata come questa il Paese potesse dimostrare di essere unito” … [L’improbabile presidente del Senato, schifani.]

 

Ha espresso così il disappunto per i fischi ricevuti dall’Inno Nazionale, che ha preceduto la disputa della finale di Coppa Italia Napoli – Juventus, allo stadio Olimpico di Roma.

Perché l’idiozia del nostro paese è ormai consolidata al punto di essere tradizione, uso e costume. Un giorno verrà scritta anche sui libri di storia, e non sarà difficile datare la nascita del periodo che magari chiameremo “L’assurdismo”.
Che peccato, signor Deficiente del Senato, non aver colto l’occasione per tacere! Se solo avesse attivato il cervello prima di dar fiato alle fauci avrebbe ricordato come il paese si è immediatamente unito dopo l’omicidio di Brindisi. In tante città di questo paese che si conserva nonostante voi, la gente è scesa per strada a manifestare contro la violenza e contro la criminalità – anche la vostra. Migliaia di cittadini hanno camminato in silenzio per commemorare la vita di una ragazza, sprecata in nome di chissà cosa. Molti altri, nel chiuso delle proprie esistenze hanno trascinato passi stanchi, guardando fuori dalla finestra, come se dal mare potesse arrivare la risposta che stanno cercando, sul senso delle cose, anche le più orribili, quelle che una risposta non l’avranno mai.
Ma vi è ignoto il silenzio, vi è distante il rispetto, siete ormai pregni della vostra arroganza che vi proibisce di comprendere come ancora tra noi – gente normale – ci sia chi non è disposto a indietreggiare.
C’è stato un terremoto, signor Deficiente! Noi lo sappiamo, ce lo diciamo, ce lo raccontiamo. Noi non ridiamo. Non ci freghiamo le mani fiutando l’affare che verrà. Nemmeno voi, in vero, ora che non c’è speranza di vedere il danaro correre a fiumi, dato che non ce n’è, ora che ve lo siete rubato tutto. Noi siamo uniti, a volte anche nel silenzio che rispetta le cose che si possono tacere, come il dolore, non solo per la perdita delle vite umane, ma anche dei pezzi di storia cancellati dalla furia della terra, che si ribella anche lei.
Noi siamo uniti, perché sappiamo che – terremoto! Governo ladro!

Trema la terra, piove, tira vento, scorreggia una formica e la storia se ne va, e sparisce per colpa vostra che non avete investito, che non avete messo in sicurezza i territori, che avete fatto in modo di lasciare che le mafie se li spartissero. Voi che avete lucrato sul cemento, sulle strade impossibili da realizzare, sulle montagne da scavare, sui rifiuti da seppellire.
Il popolo pensante per fortuna è ancora unito, e non lo avrete mai, signor Deficiente del Senato. Siamo uniti del silenzio che ci rigenera, che ci lascia a pensare, che ci impone di ignorare una partita di pallone, sedativo naturale per un popolo da domare.

Se è stato fischiato in uno stadio, pensi un po’ che accoglienza se mai le venisse in testa di andare a fare l’avvoltoio in Emilia, o a Brindisi, o dove la vita arranca sempre più accanita e stanca.
Io, per esempio, le sputerei in faccia.

Di tagli, di sprechi e di prese per il culo (post in progress)

Sottotitolo:

“I mafiosi stanno in parlamento, sono ministri, sono banchieri”
[Pippo Fava]

Povero Pippo: se l’avesse potuto dire oggi, tre giorni fa, sarebbe stato rimproverato perfino da Fiorello. Il quale si guarda bene dal parlare del suo ex datore di lavoro che un mafioso vero se lo teneva in casa.  O da casini, che ieri ha ammesso candidamente di andare regolarmente a trovare in carcere cuffaro condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato alla mafia.
Ma già: questo è benaltrismo, non realtà dei fatti.

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Il governo: «Cittadini, segnalateci quali sono i tagli più necessari»

Istintivamente verrebbe da rispondere qualche testa inutile, però bisogna sempre dimostrare alla politica, tecnica e non, che i cittadini sono migliori di chi li governa.

E allora vediamole, un po’ di cose di cui questo paese può fare a meno senza soffrire.

Solo per fare qualche esempio si potrebbero risparmiare 20, 23 miliardi rinunciando all’inutilissima TAV;
dieci non comprando gli  inutilissimi F35;
seicento milioni dal ritiro della missione anch’essa inutilissima in Afghanistan;

cinque miliardi e mezzo di euro per dieci inutilissime navi da guerra;
svariati miliardi dall’azzeramento dei rimborsi elettorali;
altri bei milioncini equiparando gli stipendi parlamentari a quelli dei dipendenti pubblici;
pensioni parlamentari a 67 anni con metodo contributivo come i comuni mortali.

Molte migliaia di euro per l’altrettanto inutile parata militare del 2 giugno.

Ci sarebbe davvero l’imbarazzo della scelta.
Volendolo fare sul serio, s’intende.

Il governo Monti, la Trilaterale e l’esproprio della democrazia
Di Don Paolo Farinella per Micromega

Ora lo sappiamo da fonte autorevole e non smentibile. Il governo Monti è il frutto maturo per l’Italia della politica della Trilaterale, il cui presidente italiano, Carlo Secchi, guarda caso anche lui ex rettore della Bocconi  al Fatto Quotidiano in una intervista (26-04-2012 p. 9) dichiara, apertis verbis: «Noi della Trilaterale siamo contenti di Monti» e aggiunge che quando il presidente della repubblica Giorgio Napolitano incaricò Monti di formare il governo, essi [la Trilaterale] erano riuniti e appresero in diretta la nomina, godendone come gatti in calore. Egli chiama Monti Mario, «il nostro reggente europeo». Questo signore oltre che Trilaterale è anche consigliere di amministrazione di sei società, tra cui Mediaset. Come si può pensare che abbia un giudizio politico ed economico indipendente? Non può né lui né Monti, né il suo governo.

In una parola, senza colpo ferire questa gente ci ha espropriato non dico del nostro diritto alla sovranità democratica, ma anche dell’apparente diritto di sovranità. Se prima eravamo sequestrati dall’orribile e orripilante Berlusconi e suoi scherani, ora siamo totalmente derubati di ogni diritto e parvenza di dignità. Siamo governati da fuori, da gente che fa interessi altri e che è stata messa al governo per fare esperimenti di finanza per porre rimedio alla degenerazione democratica, eliminando parlamenti, con la complicità degli stessi, i sindacati, le opposizioni residue e fare tornare l’Italia, la Grecia, la Spagna, l’Irlanda e gli altri paesi europei allo «statu quo ante» 1900: per loro bisogna ritornare a prima della rivoluzione industriale, quando le masse lavoravano senza diritti e senza dignità anche 14/16 ore al giorno, bambini compresi per mantenere la casta e lorsignori.

Il governo Monti è un governo assassino, killer di professione e ignobile perché consapevolmente porta avanti una politica suicida nel senso che induce al suicidio coloro che hanno diritto a riscuotere dallo Stato che non paga e a cui lo stesso Stato per mano di Monti e delle sue leggi impone di pagare tasse di morte.

Il governo Monti aveva promesso un intervento deciso sulla gestione della tv pubblica, ma Berlusconi non vuole e Monti nicchia. Non ha ancora toccato una sola legge che sia una delle 39 porcate che un parlamento degenere e depravato perché a libro paga di padrone corrotto ha votato per beneficio del sultano che regna sul ciarpame dell’orrido e della corruzione. La ministra Severino sta facendo di tutto per salvare Berlusconi dalla galera a costo di distruggere tutto il sistema giudiziario: non una norma per migliorare la celerità, gli uffici, la funzionalità dei tribunali, ma solo ed unicamente ciò che serve a Berlusconi e ai suoi scagnozzi.

La priorità di questo governicchio non è la giustizia, ma le intercettazioni, non è il reato, ma il boss che deve essere salvato dalle conseguenze dei suoi reati. Le intercettazioni, pubblicate da Repubblica stanno mettendo in evidenza quello che sapevamo già: il degrado in cui un nano maledetto ha scaraventato la dignità di un paese intero che ancora lo appoggia e magari lo vedrebbe al Quirinale. Credo fermamente che per questo Paese non vi sia più speranza e se ancora un 20% inneggia Berlusconi e il Pd appoggia Monti, beh, che anche il Paese vada in malora e affondi nel fango che esso stesso produce.

Il governo dei tecnici che avrebbero dovuto «salvare l’Italia» hanno partorito il «supertecnico» Enrico Bondi, salvatore della Parmalat e di altre imprese di Stato. Siamo al paradosso delle comiche: i tecnici che hanno bisogno di un supertecnico ammettono semplicemente che sono o incapaci o falliti o le loro credenziali erano fasulle come la laurea della Gelmini e il diploma del Trota. Fra poco sentiremo che il governo dei supertecnici ricorreranno alle maghe e alle cartomanti, come già facevano Brezhnev, Reagan, Mao, Berluska. Ormai il ridicolo supera la fantasia. Vedremo cosa succederà per la Rai, vera preda di caccia e vero interesse del vero puparo ancora in pianta stabile: l’immondo corruttore e corrotto Berlusconi.

Il governo Monti ce la mette tutta per fare scoppiare una guerra sociale: vedremo le piazze invase dalle folle che vogliono pane; metteranno la tassa sul sale, sull’aria, sull’aceto e sull’insalata. I poveri saranno spezzati, mentre i ricchi e i grandi patrimoni non si toccano perché il governo Monti deve rispondere a loro dei propri misfatti. Potrebbe ricavare oltre 50 miliardi di euro se facesse un accordo con la Svizzera come hanno fatto Inghilterra, Germania e Svezia, ma no! Non si può, come si fa a tassare i poveri evasori che già fanno fatica ad esportare all’estero con costi aggiuntivi? I poveri sono già abituati alla fame, i ricchi penerebbero troppo.

Don Paolo Farinella

(2 maggio 2012)

Come se Erode fosse stato nominato primario di un reparto di pediatria

Sottotitolo: Il fatto che dei rappresentanti politici di sinistra (e mi si perdoni il termine “sinistra”) vadano in giro scortati come il contenuto dell’intero caveau di una banca (ops! ho detto banca?) dovrebbe essere qualcosa che fa riflettere.

 

Beppe Grillo – Tagli, ritagli e frattaglie

Si invocano i tagli e si imbarca un tizio che prende 32.000 euro di pensione al mese. E’ uno scherzo di Carnevale? Per le pensioni va applicato un tetto massimo di 3.000 euro. Sono più che sufficienti per vivere. Con il risparmio (valutabile in 7 miliardi di euro all’anno) delle mega pensioni, doppie e triple, dei vitalizi dei politici si apra un fondo per pagare i debiti che lo Stato ha con gli imprenditori che si suicidano al ritmo di uno o due al giorno. Affidare un incarico al superpensionato Amato per contenere i costi è una dichiarazione di guerra a chi non riesce a mangiare con la sua pensione e dopo il taglio di 200 euro al suo misero reddito decide farla finita buttandosi dal terrazzo. I sacrifici, o li facciamo tutti, o non li fa nessuno! Ma questo, Rigor Montis non lo sa. Non capisce che senza esempi, occupandosi di ritagli e frattaglie al posto dei tagli e senza l’appoggio dell’opinione pubblica, è già finito. Che sarà travolto. Un ferrovecchio a cui i partiti cercheranno di attribuire le colpe per poi essere spazzati via a loro volta.

Quanti errori, professor Monti…

Ha sbagliato i conti sugli esodati. Si è lasciato intimidire dalle lobby. Ha promesso di mettere mano alla Rai poi si è tirato indietro. Ha imposto il ticket sanitario ai disoccupati poi l’ha tolto parlando di un refuso. Per non dire del gran casino sulle aliquote Imu. Era stato chiamato per riparare i danni dei politici, ma ora chi riparerà i suoi?

La proposta di ridurre le pensioni d’oro a cinquemila euro al mese (che per pannoloni e minestrine al formaggino son più che sufficienti, in questi infatti consiste l’allegra vecchiaia della maggioranza degl’italiani), non è stata gradita.

Come ha ben detto la Fornero, quello dei tagli ai costi della politica è un problema complesso.

Affamare i tre quarti della popolazione, portarli sull’orlo del suicidio e anche oltre il suicidio è stato, invece, un lavoro semplicissimo, quasi come fare finta di commuoversi davanti alle telecamere.

Basterebbe ammetterlo: dire “scusate, ci abbiamo provato ma non siamo stati all’altezza, anzi ci stiamo rendendo conto che i nostri interventi hanno solo peggiorato lo stato delle cose”.

Per occuparsi dei problemi del lavoro ci vorrebbe gente che il lavoro lo conosce, non questi tecnici arrivati dal mondo fantastico in cui tutto è stato dovuto,  meritato o i cosiddetti giuslavoristi tipo Ichino che – come nella migliore tradizione italica – non avendo mai fatto nulla in vita loro vengono chiamati ad occuparsi di problemi di lavoro.
Lo ha detto anche Revelli a l’Infedele: “questi signori che oggi pontificano e sostengono spesso l’insostenibile non possono e in alcun modo chiamarsi fuori, perché hanno fatto parte di quella politica che ha creato quei problemi che oggi la politica non sa risolvere”.

Già:  come se fino a ieri fossero vissuti tutti su Marte e improvvisamente qualcuno li abbia teletrasportati sul pianeta Terra località Italia.
Certo, è doloroso ammettere che la classe politica e dirigente degli ultimi vent’anni è stata un fallimento totale, ma qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di farlo prima che lo faccia la Storia;  quali sono e dove sono le grandi conquiste in fatto di diritti civili ottenute in Italia grazie ai governi che si sono succeduti in questi anni? oh, manco una legge sulle coppie di fatto, la più idiota che si poteva copiare dal resto del mondo sono riusciti a fare, dunque i diritti invece di averli estesi questa politica ce li ha tolti, ogni giorno un po’, e su quelli che ancora si riescono con fatica  a mantenere c’è sempre qualcuno che prova a rimetterli in discussione.
Ovviamente per il nostro bene.

 

Ci prendono per il culo? fanno bene

 

I tagli col trucco della Casta. Sono
solo agli aumenti

Melandri & Co., servi d’Italia

Fanno bene, finché glielo lasciamo fare.

Solo gli idioti potevano pensare che i tagli  fossero veri.

Quello che più mi  fa incazzare non sono tanto questi politici irriverenti e irrispettosi anche in un momento così difficile; nessun politico si spende più del necessario  per il  cosiddetto bene degli altri, e comunque mai senz’aver pensato prima al proprio. Dicevo: quello che mi fa letteralmente imbestialire è tutto quel coro di scandalizzati che gridano al populismo, al qualunquismo, all’antipolitica perché così è più fico e fa tanto intellettuale, anziché ammettere che è vero che la politica continua imperterrita a prenderci per i fondelli, complice anche la solita disinformazione italiana e ad aumentare così una distanza ormai incolmabile fra le istituzioni e i cittadini.

Prendiamo per esempio la povera Melandri che è l’ultima ma solo in ordine di tempo degli “onorevoli” che si sono lamentati perché non vogliono in alcun modo rinunciare al vitalizio, La Melandri che, avendo sacrificato un lavoro alla politica (sì: ha detto proprio così) e siccome  in tutti questi anni ha servito il paese non le sembra giusto che il suo diritto ad avere il vitalizio –  e di poterlo ottenere sicuramente e molto prima dell’età prevista visto che a cinquant’anni nessuno avrà più la possibilità di andare in pensione e molti non avranno nemmeno una pensione –  venga messo in discussione. Se io dicessi alla Melandri che ci sono eserciti di servitori  in Italia che lavorano per venticinque, trenta euro al giorno quando va bene e in condizioni disastrose per contratti, sicurezza eccetera e che se davvero vuole rendere un servizio utile al paese potrebbe – per esempio – andarsene affanculo e per sempre farei del qualunquismo?
Come dice Travaglio la colpa non è dell’infezione che provoca la febbre, è del termometro che se ne accorge.

Equi_Taglia

            Tolgono ai più poveri e lo spread cala. Devono togliere ancora ai poveri?

Basta far salire lo spread, farlo diventare la prima preoccupazione del parco bovino e macellare i capi in basso, quelli più vicini al tritacarne. E ancora, e ancora, e ancora.
Ha ragione Ascanio Celestini quando dice che un popolo spaventato è come un bambino minacciato: ubbidisce subito.
A me non importa nulla se c’è gente – in Italia tanta – visto che il 10% della popolazione possiede più della metà della ricchezza totale, che sta meglio di me e della percentuale restante dei cittadini. Quello che m’importa, eccome, è sapere se quella gente sta meglio perché se lo è meritato davvero. Io non ho la sindrome della cosiddetta invidia sociale, se uno nella sua vita ha studiato di più, si è impegnato di più, ha lavorato di più, ha rischiato di più è assolutamente giusto che abbia uno stile di vita diverso dallo scansafatiche, io non sono per l’uguaglianza a tutti i costi perché non siamo tutti uguali e tutti meritevoli tout court: nella vita ognuno deve metterci del suo e deve sempre lavorare per migliorarsi senz’aspettarsi la manna dal cielo. Il problema è che in Italia nella maggior parte dei casi chi diventa un cittadino “più” lo fa a discapito della collettività altrimenti questo paese non sarebbe ridotto così male indipendentemente dalla crisi globale. Ieri sentivo feltri dalla Gruber dire che non sarebbe giusto adesso alzare la percentuale dei capitali scudati, che quando lo stato fa un patto coi cittadini poi non può rimangiarsi la parola, come se portarsi i soldi all’estero e non pagarci su le tasse fosse un atto di nobiltà da premiare con lo sconto invece di un reato da punire. Io non ho e non do cifre, però penso che in uno stato di diritto, in una società civile, il minimo dei diritti debba essere garantito, e se in un momento di grave difficoltà chi ha accumulato denaro sufficiente per potersi garantire cheneso, la berlina da 100.000 euro, l’attico in città, il casale in campagna, la barchetta a porto Cervo e l’appartamentino in montagna, chi può spendere per un capo d’abbigliamento quanto una famiglia spende in un mese per mangiare, dovrebbe contribuire (molto) di più rispetto a chi tutte quelle cose non le ha potute avere non per incapacità ma perché magari, è stato solo meno fortunato e meno furbo.
Quando sento dire che in questo paese si è vissuto al di sopra delle possibilità rabbrividisco. Perché so che un sacco di gente il mazzo se lo è fatto, non ha avuto niente di regalato, ora ci chiedono l’ICI sulla prima e unica casa: c’è chi andava a lavorare anche di domenica per pagare il mutuo e per anni ha fatto a meno di tutto per raggiungere quel piccolo obiettivo, e nel frattempo si cresceva anche i figli. Però ci dicono che una casa di proprietà fa reddito ed è giusto pagarci una tassa ignorando che il mantenimento di una casa di proprietà è a carico di chi se l’è comprata, se si rompe la caldaia non si va dall’amministratore di condominio a reclamare, bisogna trovare i soldi per aggiustarla o comprarne una nuova, così per tutte le altre cose.
Mantenere una casa di proprietà è già una tassa di per sé.
E io la voglio anche pagare questa tassa se poi mi torna sottoforma di servizi e strutture, ma so già che non sarà così. Io voglio continuare a pagare tutte le mie tasse, continuare a stare dentro questo stato, ma non voglio essere costretta a mettere mano al portafoglio perché per fare una mammografia in questo paese si devono aspettare anche nove mesi. Dov’è la giustizia sociale, l’EQUITA’,  in un paese dove bisogna rinunciare a curarsi, ad andare dal dentista perché anche curarsi e avere un bel sorriso è diventato qualcosa alla portata di una piccola élite di ricchi e arricchiti?
Il problema non è tanto il fatto, gravissimo, che in questo paese non potremo mai ambire ad una vera equità, ad una lotta seria contro i grandi evasori che qui vengono premiati con lo scudo e i condoni anziché accompagnati nelle patrie galere come avviene nei paesi civili e a una distribuzione giusta delle ricchezze, quella che faccia in modo che non esista un divario così gigantesco fra chi nonostante la crisi continua ad accumulare e ad arricchirsi e chi invece non può garantirsi nemmeno il necessario. Il dramma è che questa concezione è entrata nel comune sentire, ieri da qualche parte ho letto che, “sì vabbè, la manovra è severa ma tanto in questo paese sarà sempre così e più di questo non possiamo pretendere”.
E allora penso che noi italiani siamo ormai avvezzi alla bastonatura perpetua. Questo il potere l’ha capito e si comporta di conseguenza, altrove i banchieri disonesti sono dovuti andare sotto processo, qui i banchieri e basta li hanno messi a governare.

Ma, ha un senso parlare di tutto questo in un paese dove esiste un sistema intero che vive alle spalle degli altri ed è stato tutelato dagli scudi e dai condoni, in un paese dove “il nero” supera il consentito e invece di riportare il maltolto a galla si va a infierire sui pensionati?


NON CE NE LIBEREREMO MAI (Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano)

Un mese fa i titoli in Borsa delle sue aziende colavano a picco peggio degli ascolti di Minzolingua. Il suo governo, dopo due manovre estive totalmente inutili perché subito bruciate dai crolli quotidiani di Piazza Affari, sfiorava il consenso zero e rischiava di finire sottozero dovendone fare una terza. Gli altri capi di Stato e di governo, appena lo vedevano, scappavano. E, appena lo nominavano, sghignazzavano. In tribunale, poi, un disastro via l’altro, con i giudici che tagliavano i testimoni inutili della difesa per scongiurare la prescrizione. E in Parlamento nessuno, nemmeno la Carlucci e Stracquadanio, era più disposto a votargli quelle sei o sette leggine ad personam che gli occorrevano per scampare a sicura condanna. Un disastro totale: politico, finanziario, aziendale, processuale, sessuale, planetario.

Ora, soltanto un mese dopo, è tutto un paradiso. Del lavoro sporco, tipo piangere in diretta e far piangere gli italiani onesti, s’incarica Monti, avendo cura di non uscire dalla road map indicata dal Cainano: niente patrimoniale, niente Ici alla Chiesa e manco a parlarne di far pagare a Mediaset le nuove frequenze tv. Del resto, il nome di chi ci ha trascinati al fallimento dopo tre anni di sgoverno rimane un mistero doloroso: Monti continua a inchinarsi dinanzi a Letta e a B. (“ringrazio il mio predecessore che sono lieto di salutare in quest’aula”). E così, mentre gli altri piangono, lui fotte. Le aziende risalgono in Borsa. E lui risale nei sondaggi grazie alla proverbiale smemoratezza degl’italiani. Prepara la campagna elettorale travestito da “padre nobile” del Pdl, seminascosto dietro Angelino Jolie, pronto a levarselo dai piedi non appena i consensi faranno ben sperare. Intanto manda in fumo i suoi processi con manovre dilatorie che gridano vendetta, anzi la griderebbero se qualcuno le raccontasse. Invece, siccome dice “non conto più nulla” e tutti ci credono, le cronache dei processi Mills e Mediaset sono relegate in trafiletti da microscopio elettronico.