Loro ad Atene, fanno così

In Spagna, già piegata dalla crisi, i cittadini sono andati a votare e non risulta che la Spagna oggi stia peggio di altri paesi del resto d’Europa.
In Grecia, letteralmente stremata dalla crisi i cittadini oggi stanno scegliendo autonomamente chi dovrà governare il loro paese. Non l’ha fatto qualcuno per loro.
Qui, a novembre del 2011 ci hanno detto che non si poteva tornare a votare, ci hanno detto che l’unica possibilità erano i governi tecnici, di emergenza, di larghe intese.E qualcuno ne sta approfittando.
Cerchiamo di non dimenticarlo, se e quando ci rimanderanno a votare, come da Costituzione e da democrazia.

In Grecia la sinistra si è unita, rafforzata così tanto che rischia di diventare l’espressione della maggioranza degli elettori e di andare al governo da sola, tutto questo per dare un’altra possibilità al paese e forse riuscire anche a squadernare i piani criminali dell’Europa liberticida.
In Italia la “sinistra” si è unita alla destra, quella peggiore, quella dei corrotti, corruttori, truffatori, ladri e amici della mafia per dare altre possibilità a un delinquente da galera.
Il progetto politico di Tsipras è rimettere la persona e i suoi diritti davanti e sopra agli interessi economici, quello di Renzi è ridare ad una sola persona la possibilità di tutelare i suoi interessi economici e restituirle una dignità sociale, politica, che ha perso per sua scelta.
La Grecia, in piena crisi, una crisi che è peggiorata anche per colpa di cattive politiche che hanno portato il paese alla fame e alla disperazione è riuscita ancora una volta a dare una lezione di democrazia a tutto il mondo.
In Italia, invece, abbiamo le grandi e larghe intese napolitane, un parlamento, un governo e un presidente del consiglio illegittimi.

Dovremmo ringraziare la Grecia. È l’Occidente che ha un debito nei suoi confronti. La filosofia, la democrazia, la tragedia. Si dimentica sempre il legame tra tragedia e democrazia… Tutto il mondo deve dei soldi alla Grecia oggi. Potrebbe domandare mille miliardi di diritti d’autore al mondo contemporaneo e sarebbe logico che le venissero dati. [Jean – Luc Godard]

Qui ad Atene noi facciamo così – Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

 Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

 Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

 Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

 Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

 E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica,  tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

 Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

 Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

 Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 

“Noi ad Atene, facciamo così”

Come dice il mio amico  Mauro, “Tsipras è di sinistra, un progressista fermo, radicale e però ragionevole, e vincente. E’ troppo.”
E’ troppo per un paese dove la politica è ridotta a derby perpetuo, al dispettuccio della serie “se c’è lui/lei non ci sto io” che poi è il motivo principale della divisione di una sinistra finita man mano per annacquarsi e morire perché tutti volevano, vogliono fare la parte della prima donna sul palcoscenico e nessuno quella del gregario che dietro le quinte fatica e porta il peso delle responsabilità. Alexis Tsipras è un signore che arriva dalla patria della Polis dove è nata la Democrazia, e il primo paese nel quale la democrazia è stata sacrificata ai soldi,ed è l’ultima speranza per questa Italia disgraziata. E non solo bisogna provarci ma è necessario un sostegno forte, se davvero crediamo ancora che esista una politica dei diritti, delle priorità, delle urgenze e di tutte quelle cose che sono di sinistra ma che si è preferito dimenticare, sacrificare anch’esse agli interessi di parte, ad un liberismo sfrenato che il mondo, non solo questo paese, può permettersi di sopportare ancora e alle oscure manovre di palazzo, quelle che mettono nei posti di potere chi incentiva la politica del liberismo che affama e distrugge lo stato sociale.

Aderisco alla lista Tsipras perché io sono di sinistra, e voglio che questo paese abbia una rappresentanza politica di sinistra. Una sinistra vera, forte, riformista davvero che non si faccia abbindolare dal fascino della presa del potere come è accaduto ai partiti di sinistra italiani, che hanno rinnegato la loro origine sacrificandola al potere, abbandonando di fatto la loro funzione di difensori dei diritti: quelli civili, del lavoro, delle minoranze, dell’uguaglianza e della giustizia sociale. E anche – soprattutto –  perché invece di “abbiamo una banca” vorrei che un leader di sinistra dicesse: “avete un lavoro, una casa, la dignità”.

Mauro Biani