…e allora le foibe?

Ogni uomo merita sepoltura, ci fa sapere Marco Tarquini, direttore di Avvenire, l’organo di stampa della Cei.

Per la chiesa cattolica dunque, è più grave togliere la vita a se stessi, in quel caso ci si può rifiutare di accogliere le spoglie di un uomo [o di una donna] che agli altri.
La chiesa dunque ammette lo sterminio ma il suicidio no.
Non è dato sapere il motivo di questa perversione che qualcuno chiama religione.

Quelli che parlano di pietas umana per priebke, che pensano che un morto alla fine è solo un morto e che sarà mai se gli fanno un funerale tradizionale dandogli una degna sepoltura si ricordassero di Piergiorgio Welby, abbandonato dalla chiesa, rifiutato da uomini ma in nome di Dio solo perché aveva chiesto di non essere lasciato a vivere una vita che non era più tale. 

In ogni caso una chiesa che ha fatto i funerali a pinochet mai rifiutato nemmeno da vivo, apprezzato anche da un papa che diventerà santo, che  ha inviato a pinochet e gentile signora [e se Dio li fa e poi li accoppia c’è da tremare] anche i suoi auguri personali per le nozze d’oro: tre vescovi per lui, il dittatore sanguinario, dietro un altare,  non si capisce perché li abbia poi negati a priebke. Non si capisce perché una chiesa che ha concesso funerali in grande stile a mafiosi, dittatori sanguinari, che ha ospitato in una basilica la salma di un boss criminale in qualità di benefattore abbia poi detto no a priebke. La chiesa perdona le colpe, i massacri, le stragi ma non l’innocenza della libertà di poter scegliere di dire no alla vita quando non è più degna come ha fatto Welby.

Forse è per questo che nella storia si è sempre schierata, coerentemente, con i carnefici e non con le vittime.

A me il perdono non interessa, il perdono è un fatto privato, personale, che spetta decidere solo alle vittime di un’offesa. Quello che mi interessa è che in questo paese il fascismo  venga messo fuori legge sul serio.

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Don Abrahamowicz: ‘Priebke? Innocente. 

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In un paese normale Don Abrahamowicz, il prete negazionista amico di priebke sarebbe stato arrestato e Cruciani e Parenzo almeno denunciati per aver favorito varie apologie pubblicamente, in un programma radiofonico. 

L’ho detto e ripetuto tante volte: La Zanzara andrebbe chiuso per questioni di igiene ambientale. Se questo paese fa così schifo, eticamente, moralmente e culturalmente è perché c’è chi considera questi due divulgatori di porcherie, apologie, fascismi, razzismi e omofobie due che fanno informazione e continua a pensare che esista un qualsivoglia diritto a questo tipo di “informazione”.
E inoltre non si capisce perché boccacci che risulta essere il leader di militia, un’associazione che in un paese antifascista per Costituzione non avrebbe motivo di esistere, che afferma che vuole partecipare alle esequie di un nazista criminale perché dice che quel criminale fa parte del suo mondo, pur vivendo in un paese che ha bandito per legge il fascismo e quindi figuriamoci il nazismo, non venga arrestato sul posto, invece di essere intervistato dai giornalisti.

Non merita perdono perché non si è pentito.
Invece se lo avesse fatto si poteva perdonare? si può perdonare chi ha commesso una strage così come si farebbe con chi ci tampona la macchina, ci pesta un piede? si chiede scusa e amici come prima, dopo aver ammazzato 335 persone?

Dall’episodio di priebke si capisce benissimo il valore di quella Costituzione che aveva messo il fascismo fuorilegge. Si capisce il valore di quegli uomini che avevano pensato a tutto, anche a fare in modo che gli italiani fossero più rispettati e tutelati proprio perché un regime fascista lo hanno subito e avevano messo nero su bianco quel MAI PIU’ necessario a fare in modo che niente di quello che era accaduto potesse ripetersi.

E invece nel corso della storia di questa sciagurata repubblica nata monca, già deprivata del diritto di essere democratica davvero qualcuno ha lavorato affinché quella legge diventasse una barzelletta, antifascismo fuorilegge? ma cosa, dove, quando, in un paese dove solo un paio di anni fa quando morì il sindaco di Latina, ex repubblichino di Salò fu organizzato un funerale in grande stile, con tanto di vessilli fascisti a circondare l’estinto e i carabinieri a fare da scorta, invece di organizzarsi in una retata e portare in galera tutti i partecipanti all’orrido show? 

E quale fascismo fuorilegge se a Roma dopo l’elezione di alemanno a sindaco gruppi di fascisti hanno potuto festeggiare l’avvenimento sulle scale del Campidoglio col saluto romano, un gesto che se fatto altrove, in quei paesi che i conti con la storia li hanno aperti ma anche chiusi significa almeno una denuncia se non addirittura l’arresto?

E quale antifascismo se una che di cognome fa mussolini può sedere tranquillamente nel parlamento della repubblica di questo paese, fatto a pezzi dal regime di suo nonno?

E ancora, quale antifascismo si può davvero mettere in pratica in un paese dove i cittadini non conoscono la storia ed ecco perché non sono più capaci nemmeno di difendere i valori fondamentali su cui poggia questa repubblica? 

E Napolitano, sempre così prodigo di moniti, lui che dovrebbe fare da scudo umano alla Costituzione e alle sue leggi perché non lo fa, perché chiede invece che la Costituzione venga indebolita da un parlamento al cui interno siedono ancora dei fascisti, nonostante e malgrado quella Costituzione e una legge che dice che le apologie del fascismo sono un reato?

Queste cose servono, per nascondere la storia che è fatta anche di una settantina d’anni in cui questo infame assassino è potuto vivere indisturbato nella capitale d’Italia, medaglia d’oro alla Resistenza, il luogo in cui lui come da ordini ricevuti ha comandato una strage di innocenti, in assoluta tranquillità. Ed è colpa nostra e di tutti, perché la sua lapide l’avremmo dovuta scrivere sotto casa sua ogni giorno mentre era vivo.

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Il nazista dove lo metto?
Massimo Gramellini, 16 ottobre

Persone banali avrebbero celebrato i funerali di Priebke di soppiatto, nella cappella dell’ospedale in cui era stata composta la salma della SS centenaria. Avrebbero cremato il cadavere, disperse le ceneri in mare, come gli americani fecero con quelle di Bin Laden, e resa pubblica la notizia a cose fatte. Ma in Italia le persone banali si trovano esiliate in tinello davanti a un bicchiere di analgesico. Le stanze delle decisioni pullulano di creature originali che disprezzano la noiosa legge di causa ed effetto, in base alla quale il modo migliore per disinnescare un barilotto di dinamite non consiste nel bombardarlo. Ecco allora l’avvocato del defunto annunciare urbe et orbi (soprattutto orbi) l’orario e il luogo delle esequie, con sufficiente anticipo per permettere a nazifascisti e partigiani di non mancare all’appuntamento. E appena il sindaco di Albano Laziale, l’unico a essere visitato in tutta la giornata da un attacco di intelligenza, cerca di impedire l’incendiario consesso, viene subito zittito dall’illustre signor prefetto. Si proceda dunque all’arrivo scortato della salma nella chiesa dei padri fascio-lefebvriani riabilitati da Ratzinger, con il contorno inesorabile di risse, minacce, svenimenti, monetine e con il finale surreale di un funerale sospeso per invasione di campo e di una bara che continua a girare per l’Italia in cerca di oblio.

Prima ancora che la decenza, a suggerire di far sparire i resti di Priebke in silenzio era il buonsenso. Ma il buonsenso prevede che qualcuno si prenda la responsabilità di usarlo.

Dell’italica ipocrisia, della vita e della morte

Sottotitolo: La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. [Mario Monicelli]

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Nella vecchiaia, quando è malattia, perdita delle funzioni vitali, della propria indipendenza, autonomia psichica e fisica, dell’impossibilità di poter gestire in proprio anche le più elementari abitudini come mangiare, lavarsi, andare in bagno, non c’è proprio nulla di romantico. La vecchiaia non è un bello spettacolo, nulla che valga la pena di protrarre oltremodo solo per dire che si è vivi o, peggio ancora, per soddisfare l’egoismo delle persone che si hanno intorno, quelle che “anche così, purché sia qui”.
Chiunque abbia avuto esperienze di assistenza a persone molto anziane e malate sa. Morire quando il ciclo di vita si è compiuto non è una tragedia, le tragedie sono altre, quelle giovani vite, quei bambini morti in mare, ecco quella è una tragedia immensa, dalle proporzioni gigantesche. E non sarebbe tragedia scegliere di porre fine alla propria esistenza prima che la condizione fisica dell’autonomia e dell’indipendenza necessaria ad una vita per essere considerata tale abbandonino mente e corpo.
La tragedia è vivere in un paese dove chi sopravvive ad una strage che si poteva e doveva evitare viene indagato perché ha commesso il reato di restare vivo.
Scegliere di poter mettere fine alla propria esistenza da vivi e non da morti che respirano magari con l’aiuto di macchine che tengono in vita ciò che vita non è fa parte di quei diritti  che devono essere concessi a tutti.

La mia stima e ammirazione rispettose a Carlo Lizzani, che come Mario Monicelli ha avuto la sapiente genialità di dire addio alla vita prima che la vita dicesse addio a lui, a modo suo, portandogli via la dignità.

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Noi che restiamo, la morte, l’Altro Alessandro Gilioli

Credo che questo epocale cambiamento di condizione scientifica e di ’sentimento’ religioso ci costringa tutti – tutti noi che provvisoriamente restiamo – a fare un po’ di conti.

Primo, sul fatto che allungare la vita non serve a niente se contemporaneamente non si riesce anche ad ‘allargarla’, a renderla degna di essere vissuta per condizioni fisiche e mentali, per felicità quotidiana.

Secondo, sul fatto che quando uno ha davvero deciso di chiudere ha diritto legale a farlo nel modo meno doloroso e violento possibile, liberi dalle ipocrite leggi che ci costringono a buttarci da una finestra, scritte quando ancora si credeva che il padrone delle nostre vite fosse sempre e comunque un Altro.

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E’ incredibile come molti si ricordino del rispetto per la vita solo in determinate situazioni e in altre no.

Se tanta attenzione per la vita ci fosse quando questa è davvero vita forse ci sarebbe meno ipocrisia in giro.

In questo paese da dieci anni esiste una legge, la bossi fini che, de facto, impedisce di salvare delle vite e di cui ci si ricorda soltanto quando ne vediamo gli effetti applicati alla realtà; ovvero quando produce la morte di persone che non volevano morire ma, al contrario, speravano di riuscire a fuggire dalla morte. Ed è una legge sulla quale nessuno intende mettere mano perché non produrrebbe gli effetti desiderati da una politica sempre meno interessata alla vita ma sempre più interessata a se stessa.

Diverso è per la legge sull’aborto sulla quale invece moltissimi vorrebbero ancora, a trent’anni dalla sua approvazione, dall’approvazione di una legge civile che permette di decidere in autonomia, quando e se ci sono ragioni sufficientemente importanti, serie e gravi per farlo, di non far proseguire una vita quando non è ancora tale.

E, nel paese che galleggia nell’ipocrisia fa scalpore un suicidio quando a decidere di mettere fine alla propria esistenza sono persone avanti con gli anni e dalla cultura più che superiore, in grado quindi di capire quando il loro viaggio terreno è terminato.
Anche in questo caso bisogna assistere alla solita pletora dei giudicanti: quella che la vita è sempre vita e che bisogna rispettarla e attenderne la fine “naturale”: come Dio comanda.

Io invece, che ho scelto in totale autonomia e nel pieno del possesso della mia indipendenza fisica e psichica di non dover ricorrere a nessun Dio che mi suggerisca cosa è meglio fare e pensare continuo ad essere convinta che nessun Dio, per come ce lo raccontano: buono, giusto, colui che ha creato la macchina perfetta della natura e dell’uomo e della donna, vorrebbe mai veder disprezzare così la sua genialità.

E non vorrebbe mai veder morire innocenti nelle guerre o quelli che da una guerra scappano finire in fondo al mare perché qualcuno pensa che il diritto alla vita si possa negoziare in base alle convenienze e agli opportunismi politici.

E nemmeno vorrebbe, come piacerebbe a certi difensori della vita anche quando non è più tale, che la sua creazione perfetta venisse svilita in virtù di quell’ipocrisia che in questo paese impedisce una legge seria su un fine vita dignitoso, ovvero prima che la vita ci abbandoni da vivi e che ciclicamente fa tornare sul tema dell’aborto che permette di poter scegliere di non dare il via ad un’esistenza quando non sarebbe tale proprio in funzione del rispetto per la vita: del figlio e della madre.

Sul Foglio del sempre molto intelligente ferrara, quello che voleva portare nella politica una lista per la vita e contro l’aborto oggi qualcuno ha scritto che la soluzione per fermare le stragi dei profughi e di chi tenta di fuggire da situazioni impossibili per la vita consiste nell’ammazzare chi porta qui quelle vite disperate: dunque per difendere la sovranità del territorio ci si può dimenticare di quel rispetto per la vita sbandierato soltanto quando serve a fare gli interessi di qualcuno ma del quale poi ci si può dimenticare quando si dovrebbe mettere in pratica sul serio.

Ma che bel paese, l’Italia

Sangue sul Monte dei Paschi di Siena
Si uccide l’ex portavoce di Mussari

David Rossi, 51 anni, capo area comunicazione della banca, si è buttato dalla finestra del suo ufficio

Dal Banco Ambrosiano a Parmalat, i casi di suicidio dei ‘custodi dei segreti’ negli scandali finanziari

Quando succedono cose molto gravi c’è sempre la vittima che paga per tutti.
Chissà come mai l’ex portavoce di Mussari, direttore della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena  si è suicidato.
E chissà perché invece di suicidarsi le persone non si liberano, dicendo quello che sanno, perché chi si suicida qualcosa la sa, cose talmente gravi da non riuscire a portarne il peso.
E chissà perché una vita umana deve valere meno di uno scandalo finanziario, l’ennesimo, sul quale, come sempre accade in questo paese, non si saprà mai la verità.

Ora mi aspetto – dopo la santanchè che puntuale è arrivata con le sue dichiarazioni contro la Magistratura colpevole di indagare sulle ladrate anche quando riguardano eccellenze e istituti come le banche – che  qualche altro solone  dica che Marco Lillo, il giornalista del Fatto Quotidiano  che ha dato la stura a questa porcheria riguardo MPS, avrebbe dovuto farsi i fatti suoi, così come dissero di Rizzo e Stella quando uscì La casta, il libro sui ladri di stato. Perché in questo paese come al solito il colpevole della febbre non è l’infezione, ma il termometro che se ne accorge.

Perugia, gli negano finanziamento
Uccide due impiegate regionali

L’assassino/suicida di Perugia aveva un porto d’armi per attività sportiva, ecco, io mi aspetto che chi usa un’arma per sport, quando non fa sport sia OBBLIGATO a riconsegnarla e che non si vendano armi che uccidono a chi non ha una licenza di uccidere ma solo quella  di poter giocare con un’arma. Specialmente quando le condizioni di salute non dovrebbero consentire il possesso di un’arma.

Posto che a me quelli a cui piacciono le armi anche solo per gioco proprio non riescono a piacermi mai.

Una persona normalmente equilibrata non dovrebbe avere una certa adorazione per le armi.

Chi ha ucciso ieri aveva acquistato l’arma solo qualche giorno fa.

La crisi sarà anche responsabile delle innumerevoli tragedie, suicidi, che accadono fra cui quella, inspiegabile, di ieri che ha avuto come vittime due incolpevoli impiegate di un ufficio di rappresentanza di parte dello stato.
Impiegati e funzionari dello stato non c’entrano nulla coi nostri problemi personali, sono persone che molto spesso vivono gli stessi problemi di chi vorrebbe riversare su di loro i suoi. Una delle due donne uccise era una precaria.

Ma quanto è colpevole uno stato in cui si può vendere un’arma da fuoco a una persona che in passato ha avuto problemi psicologici? quanto è responsabile uno stato dove i governi non impongono leggi severe per obbligare ai controlli medici chi compra e detiene armi per attestarne la salute sotto il profilo psicofisico? perché avere in tasca un po’ di marijuana che fino a prova contraria non ammazza nessuno deve essere un reato e significa rischiare l’arresto, la galera come è accaduto a Stefano Cucchi  che da quella galera è uscito da morto mentre chi si tiene una pistola in tasca in casa non viene controllato da nessuno? sarebbe troppo pretendere che lo stato, visto che dei nostri soldi vuol sapere tutto per mezzo del controllo nei nostri conti in banca, col redditometro, organizzasse anche una banca dati dove registrare chi ha turbe psichiche affinché non abbiano mai la possibilità di acquistare armi – nonché quelli che già le posseggono per invitarli periodicamente a farsi visitare –  e che chi vende armi da fuoco come minimo debba pretendere un certificato medico dall’acquirente? quello che più di tutto manca in questo paese è la serietà di chi è chiamato a pretendere che responsabilità e serietà vengano poi messe in pratica anche dai cittadini.

Una semplice patente di guida richiede  controlli più frequenti del possesso di un porto d’armi: è normale? io dico di no.

Pd, Bersani: ‘Noi mai con il Pdl’
D’Alema: ‘Complesso dell’inciucio’

Qualcuno dicesse all’altro dissociato da se stesso, che “il complesso dell’inciucio” ha un nome e un cognome, con un piccolo sforzo di autocritica può arrivarci anche da solo a indovinare. E che non ci sarebbe nessuna paura di compromessi politici, quando sono finalizzati DAVVERO al bene comune e non, come è sempre accaduto in questi ultimi tre lustri, al salvataggio di chiappe ‘eccellenti” e ancorché flaccide.

Mission impossible
Marco Travaglio, 7 marzo

 

Ieri Bersani era chiamato al massimo sforzo per rendere almeno possibile la mission impossibile di un governo Pd-M5S. E in un certo senso il suo massimo l’ha dato con gli 8 punti del “nuovo” programma. Purtroppo il suo massimo è molto meno del minimo che potrebbe consentire ai neoeletti del M5S di giustificare davanti ai loro elettori l’eventuale appoggio a un governo. E quel minimo potrebbe garantirlo solo un’alta personalità della società civile, non compromessa con i partiti e gl’inciuci dell’ultimo ventennio: come ha proposto Santoro. Anche perché dire “mai al governo con B” mentre si governa con B. da 16 mesi, fa sorridere (“mai più al governo con B.” sarebbe più credibile). Intendiamoci: fra gli 8 punti ci sono anche cose buone. Che però — a parte la legge elettorale alla francese — sono pure le più vaghe o diluite in tempi lunghi (e nei tempi lunghi saremo tutti morti): rinegoziare in Europa i vincoli di bilancio, peraltro sottoscritti da Monti con l’appoggio del Pd; salario minimo per chi non ha lavoro, che peraltro il Pd definiva insostenibile quando lo proponeva Grillo; norme costituzionali per abrogare le province e dimezzare i parlamentari; legge sulla responsabilità giuridica dei partiti; tagli e taglietti qua e là su compensi e poltrone negli enti locali; nuove norme su corruzione, falso in bilancio, reati fiscali, autoriciclaggio, voto di scambio e addirittura riforma della prescrizione (appena accorciata dalla legge Severino, su proposta del Pd, con salvataggio di Penati e delle coop rosse); e altri bei propositi. Non una parola sui cavalli di battaglia del M5S che l’han portato al successo in tutt’Italia e addirittura al trionfo in Val Susa, a Siena, a Taranto e così via: via i fondi pubblici a partiti e giornali; via le leggi 30 e Fornero; via dal Parlamento tutti i condannati, anche sotto i 2 anni; no alle grandi opere inutili, dal Tav Torino-Lione al Terzo Valico, e agli F-35; via i sussidi a banche e imprese private (Mps, Fs, Autostrade ecc.); basta con i Riva che violano la legge all’Ilva; inversione di rotta sui rifiuti, per ridurre progressivamente i materiali inceneriti; antitrust per tv e pubblicità; ritiro delle truppe dall’Afghanistan; tetto alle pensioni d’oro. Totalmente ignorata anche la campagna online di MicroMega , che ha raccolto 130 mila firme in cinque giorni, per dichiarare subito ineleggibile B. ai sensi della legge 361/1957 sui concessionari dello Stato. Anzi il modello da seguire per i conflitti d’interessi è la legge-brodino approvata in commissione “alla Camera nella XV legislatura” (2006-2008). Una barzelletta. Il testo, scritto da Franceschini, Bassanini e Violante (“Si tratta di perfezionare la legge Frattini”) e nobilitato dalle firme di Elia e Onida, riguarda solo i conflitti dei membri del governo, non dei parlamentari; e soprattutto non prevede alcuna ineleggibilità, ma solo il passaggio delle azioni delle imprese del titolare del conflitto a un blind trust, un fondo cieco. Ma così si può risolvere il conflitto d’interessi “attivo”: quello di chi, al governo, potrebbe legiferare a vantaggio delle proprie aziende. Non certo quello “passivo”: di chi, al governo, viene favorito dalle proprie aziende — tipo tv e giornali — nel mantenere o nell’acquisire consenso presso l’opinione pubblica. Insomma, se B. rimane un semplice parlamentare, anche se diventa capogruppo del Pdl o presidente del Senato, non gli succede niente; casomai tornasse al governo, le sue azioni di Mediaset, Mondadori ecc. finirebbero nel fondo cieco, ma i suoi giornalisti continuerebbero a vederci benissimo (e comunque, a quel punto, potrebbe abrogare la legge). Sarà un caso, ma il primo a escogitare il blind trust (Montanelli lo chiamava “blind truff”) per risolvere il conflitto d’interessi di B. era stato, nel 1994, lo stesso B. Insomma, i 5Stelle un governo Bersani non possono appoggiarlo. Ma Berlusconi sì.

“Il bue e l’asinello nella grotta non c’erano”

Omofobia, umiliato e insultato dai compagni: 15enne si impicca a Roma

Class Action: denunciamo i deputati che non hanno voluto la legge contro l’omofobia per istigazione al suicidio

Sì alla class action contro una politica che ormai vive solo di se stessa, delle sue primarie, dei suoi candidati da presentare in ogni dove e non si occupa né si preoccupa di un paese in totale declino, non solo economico. Ma ne voglio una anche per denunciare le teste di cazzo che dis-educano i loro figli, che mettono per strada delinquenti in erba, stupratori, mostri di ignoranza che poi producono tragedie di questo tipo.

Io non ci posso pensare che nell’era di internet, in un’epoca storica in cui l’età del primo rapporto sessuale si è abbassata toccando soglie che sfiorano ancora l’infanzia praticamente, un ragazzino si possa suicidare perché deriso e offeso da coetanei che hanno un profilo facebook, lo smartphone e l’ultimo modello delle Nike ai piedi. 

E non posso pensare che la politica debba continuare a seguire l’orientamento di chi pensa che l’omosessualità sia un peccato, una malattia, una devianza.
Ed è anche per questo che non andrò a votare alle primarie col ricatto della schedatura da elettrice di centro sinistra. 
Io non voglio avere niente a che fare con chi – anziché pensare ad una vera politica di contrasto – si sposta più indietro per paura di non farcela. 
Io voglio gente che sa di potercela fare a rendere l’Italia un paese civile senza compromessi con Dio e dintorni, semplicemente perché quello di cui c’è bisogno è giusto pretenderlo da e in un paese civile.

La rivoluzione inizia a casa propria.

E se non lo capiamo tutti questo non sarà mai un paese civile; se ancora si tollera nel linguaggio comune che gli omosessuali vengano definiti “froci, ricchioni” persone “contronatura” e non gente che ha diritto di vivere i propri sentimenti e la propria sessualità nel modo che vuole significa che i figli delle persone che vengono allevati da gente così cresceranno con la stessa opinione. Circondati e sommersi dalla subcultura razzista e omofoba di chi poi tutto questo lo tollera magari sorridendo di certe battute.

E non usciremo mai da questa spirale di violenza e ignoranza.
Quella che oggi ha ucciso Davide che è solo l’ultima vittima in ordine di tempo in un paese composto da gente, cattiva, egoista, gretta, incivile, ignorante, e in questa categoria va inserita una fetta sostanziosa di politici che non agiscono a favore dei diritti per non dispiacere uno che scrive su un libro che “nel presepe il bue e l’asinello non c’erano”.

Sottotitolo: Kean Loach rifiuta il premio del Torino Film Festival. Nessun premio da chi licenzia gli operai in lotta.
Espressioni di ingegneria civile. 
Dire di no si può, in certi casi si DEVE.
Uno dei miei punti di riferimento è  una signora che una sera, dopo una giornata di lavoro, ha rifiutato di cedere il suo posto a sedere su un autobus.
Che ha detto semplicemente NO.
E grazie a quel no ha cambiato la storia.

“La gente racconta che non mollai il posto perché ero stanca, ma non era vero. 
Io ero stanca solo di arrendermi”. [Rosa Louise Parks]
Preambolo: Il Vaticano è in “crisi” e dunque ha deciso di tagliare le spese. Il tradizionale presepe in piazza San Pietro quest’anno lo donerà la regione Basilicata e sarà tutto a carico della regione, quindi nostro: la regione Basilicata ha stanziato una sostanziosa cifra di denaro in un momento di crisi drammatica per regalare un presepe a chi ha avuto già  tutto in regalo dallo stato italiano.
Soprattutto la dignità della maggior parte dei politici di tutti i colori.
“Il bue e l’asinello nella grotta non c’erano”
Ecco, sì, abbiamo sempre delle cose molto serie di cui occuparci nevvero santità? il bue e l’asinello sì o no? son problemi da perderci il sonno, in effetti.
Che bello credere alle favole, non si cresce mai.
Quand’è che qualcuno avrà il coraggio di scrivere che non c’era nemmeno la grotta e non era nemmeno quella volta lì?
Bollito duro The Jerk

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/node#ixzz2Cw9ySXhV

Perché, al posto di discettare in dotte elucubrazioni sulla sconvolgente notizia che “il bue e l’asinello nella grotta non c’erano” (la rivelazione sta nell’ultimo libro del Papa) la Chiesa non si mette a osservare e ad ascoltare molte pecorelle che, non ancora smarrite, sentono l’esigenza di sentire parole di apertura e di comprensione della “vita vera” nella sfera sessuale?

Appena sveglia, leggo sulle bacheche di amici, e poi controllo sui giornali on line, che hai esternato di nuovo.

Ora, passi per il fatto di domenica, quando hai dichiarato urbi et orbi [ma soprattutto sordi] che la profezia dei Maya è sostanzialmente una cazzata.

Passi, diciamo, perché uno può dire, beh si tratta di un clan rivale, quindi derubrichiamo la cosa a una normale attività di concorrenza sleale tra amici immaginari, divulgatori di minchiate e transeat.

Almeno noi laici sappiamo farci delle grasse risate sull’ipotesi fine del mondo, ai cattolici ferventi invece, quelli che si staranno già disperando all’idea di non poter inserire quest’anno le due graziose bestioline nel presepio, ché il papa ha detto che non c’erano e dunque nel presepio NON ci vanno,  piace tanto credere che l’altra vita sarà senz’altro meglio di questa, io infatti sto già pensando alla mise da indossare il 21 – 12 – 2012, non sia mai che l’altra vita mi dovesse trovare impreparata, sciatta, con la ricrescita nei capelli e la depilazione da fare. E poi insomma, una fine del mondo il 21 dicembre ha anche il suo lato positivo, almeno non dovremo preparare il cenone della vigilia di natale, il pranzo di natale e il brodino del 26 per rimettere a posto lo stomaco.

Però non credo sia giusto – né tantomeno bello – che tu insista, pervicace nella tua intenzione di distruggere ogni nostra convinzione, ogni nostro punto di riferimento [sia morale che fisico] calando il carico da 11 contro il bue e l’asinello, che a tuo dire nella grotta NON C’ERANO.Ma ti rendi conto? decenni di “Te piace ‘o presepio?” buttati al vento; bimbi sognanti su quei fiati caldi e umidi in mancanza [che terra veramente incivile, la Palestina!] della Daikin, delusi dal tuo dire; per non parlare degli altri bimbi negli scantinati in Cina che dipingono buoi e asinelli in vista del nostro natale [sempre meno] opulento.E la prossima rivelazione quale sarà?  che la Fata dei Dentini è una riedizione in chiave odontotecnica di Gina Lollobrigida, solo vestita da assistente alla poltrona con l’ambizione di diventare consigliera regionale?
E sui Re Magi e il loro ambiguo menage a trois, niente?
Che visione tristanzuola della vita che hai, ma farti una partitella a briscola e tressette ogni tanto no?Ti avverto però: metti le tua teologiche mani su Actarus e Goldrake, o peggio che mai su Lady Oscar [che saresti capacissimo di dire che trattasi di invenzione con cui i cartonari giapponesi sublimarono la loro passione per le lolite e per le loro mutandine], e m’incazzerò  davvero.Dopotutto, è crollato il Muro, non ci son più le mezze stagioni, i metrosexual hanno pian piano sostituito i maschioni alla Clark Gable, ma io sono cresciuta negli anni Ottanta: toglimi la crinolina di Maria Antonietta, o il sadico sorriso scozzese di Terence ai quali aggrapparmi per non crollare, e cadrò in pezzi anch’io.
[Post scritto a quattro mani con la mia amica Rosy]