Giudizio del popolo? No, grazie

Accusare qualcuno di essere un assassino se non ha ucciso è diffamazione, ecco perché bisognerebbe prendere atto che quello che è impossibile per noi è possibilissimo per altri. Il sesso di gruppo è una pratica normale, rispetto al sesso donne e uomini sono uguali, se molte donne non si facessero condizionare dalle convenzioni sociali lo ammetterebbero senza problemi e senza temere il giudizio morale. Un’orgia non è violenza e non tutto quello che non si condivide e non si farebbe può diventare un reato per far content* chi ha bisogno di vedere il mostro sempre fuori da sé. Se non ci piace l’idea che una poco più che ragazzina faccia spontaneamente sesso di gruppo, scelga di avere uno stile di vita distante dal nostro modo di vedere la vita siamo liberi di pensare questo. Ma fra questo e mandare in galera una o più persone che non hanno commesso nessun reato c’è un abisso.  Una sentenza non può diventare carta straccia solo perché non è andata nella direzione che la maggior parte dell’opinione pubblica desiderava: spiacente ma non mi aggiungo e non partecipo al delirio collettivo. 

Nel caso di processi che vedono imputate persone dalla reputazione dubbia e che hanno già avuto a che fare con la giustizia è umano prim’ancora che legittimo avere dei dubbi se la sentenza ci sembra inadeguata. berlusconi è un esempio perfetto per quello che voglio dire.
Ma berlusconi oltre ad essere un delinquente abituale è anche un uomo ricco e potente, la sua vita non cambia se un tribunale lo condanna, lo assolve, lo prescrive: sempre berlusconi rimane, non ha avuto nessun problema a farsi accettare, socialmente e politicamente, nelle sue molteplici vesti di corruttore, puttaniere, frodatore, condannato in via definitiva perché berlusconi quello che non ha lo può comprare e di gente disposta a vendersi in questo paese ce n’è una discreta quantità.
Ma voi, noi, io?
In molti sono, siamo qui a indignarci per i giudizi sommari, guardiamo con orrore le reazioni violente della Rete rispetto ad altre situazioni, quando i social si trasformano in una tribuna del popolo che giudica, infierisce, condanna alla pena massima esprimendo una violenza maggiore del fatto in sé.
Dunque indignarsi va bene quando l’accusato è l’immigrato, il rom e non va più bene quando sul banco degli imputati ci vanno a finire italiani incensurati che dovevano essere condannati perché la gggente voleva questo?
Per non “creare il precedente”?
Perché una donna è sempre vittima, innocente “in quanto donna?”
Anche se mente sotto processo con l’intenzione di far condannare chi non ha commesso nessun reato?
Mi dispiace per le tante anime candide che si sono espresse sulla sentenza di assoluzione nel processo di Firenze, che non vogliono ammettere l’errore di valutazione nemmeno di fronte all’evidenza dei fatti, di una sentenza, di referti medici che chiariscono perfettamente come si sono svolti i fatti, che mette in fila le evidenti contraddizioni, bugie dell’accusatrice e, specularmente, la perfetta e lineare versione dei sei accusati ma la vita non scorre secondo canoni soggettivi.
C’è sempre qualcosa che sfugge perché non si conosce o si rifiuta, quindi prima di essere qualcun altro “per hashtag”, di farsi coinvolgere in iniziative collettive, di partecipare perché si fa una miglior figura a sostenere certe cause anziché sforzarsi di cercare un po’ di verità sarebbe il caso di riflettere meglio.

Prima di tutto, l’onestà

A proposito del processo ai sei poi assolti dall’accusa di stupro ai danni della ragazza della Fortezza: avevo già corretto l’altro post quasi in corsa, ma non basta se poi decine e decine di associazioni coinvolgendo altra gente presumibilmente disinformata hanno sentito il dovere di richiamare ancora l’attenzione mediatica su una vicenda che invece sarebbe meglio coprire col classico velo pietoso.

Non certo per moralismo ma perché se non capiamo tutti che una donna libera è anche quella a cui piacciono le esperienze estreme in fatto di sesso, di abitudini, una che da se medesima si definisce con una vita “non lineare” ma poi rifiuta di riconoscersi in quel ruolo che lei stessa ha scelto e nessuno le ha obbligato non usciremo mai da questo assurdo trip che la donna ha sempre ragione, è sempre vittima “in quanto donna”.

Una donna autodeterminata è colei che, coraggiosamente, decide di fare della sua vita quello che vuole senza preoccuparsi dei giudizi altrui, di vivere in una società fatta anche di gente ipocrita che condanna tutto quello che non capisce, non condivide, non farebbe o che vorrebbe fare ma non ne ha il coraggio per paura, convenzioni, retaggi culturali o altro che non so.

La donna autodeterminata anche se poi si pente di aver fatto delle cose non dà la colpa a chi ha condiviso con lei certe esperienze, tanto meno si vendica denunciando una violenza che non c’è stata, non mente per proteggere se stessa e non manda in galera persone che, come hanno stabilito un tribunale e dei giudici donne, “non hanno commesso il fatto”.
E non lo hanno commesso così tanto che la procura e l’avvocato difensore della ragazza non hanno chiesto nemmeno il ricorso all’ultimo giudizio della Cassazione.
Un paio di giorni fa ho scritto un post sulla ragazza della Fortezza, ho sbagliato perché non mi ero informata abbastanza, l’ho scritto “da donna” e facendomi un po’ travolgere dall’onda emotiva, dopo aver letto la lettera dell’avvocato di uno dei sei accusati sono andata a leggermi un po’ di cose, fra le quali la sentenza di assoluzione, ecco perché non partecipo all’evento di solidarietà organizzato a favore della ragazza alla quale nessuno ha negato di essere libera, di vestirsi come vuole e di viversi la sua sessualità come le piace: nessuno.
E nessuno, ma proprio nessuno dovrebbe accusare ancora sei uomini assolti sulla base di prove concrete di essere colpevoli di un reato odioso qual è lo stupro.

Una brutta storia e un pessimo precedente

Per correttezza aggiungo il link dove si può leggere la replica dell’avvocato di uno dei sei, anzi in origine erano sette, prima condannati poi assolti perché pare che le cose siano un po’ diverse da come ce le hanno raccontate certa cronaca e certe blogger. 

Stupro Firenze, legale del ragazzo assolto: “Sedicente vittima non attendibile”

Sottotitolo: non apprezzo sempre Eretica, la blogger del Fatto Quotidiano e di Abbatto i muri perché spesso è esageratamente estremista e nel dibattito ottiene il risultato opposto da quello che credo si augura quando scrive attirandosi una serie infinita di commenti negativi, ma chi ne ha voglia può dare un’occhiata alle repliche di questi due suoi post per capire l’aria che tira, specialmente nel solito Fatto Quotidiano dove c’è gente alla quale andrebbe interdetto l’uso di un computer collegato alla Rete.

Inutile denunciare uno stupro 

Stupro, quella perversa abitudine di processare la vittima

Chi beve due birre e viene fermato ai controlli rischia il ritiro della patente per aver superato il tasso alcolemico consentito per guidare, ma per i giudici di un tribunale una donna può essere abbastanza ubriaca ma non tanto da non poter rifiutare un rapporto sessuale, sei rapporti sessuali, con sei uomini diversi che hanno approfittato di lei PROPRIO perché era in quella condizione. 

Per me invece, nel paese normale e civile una donna si può rifiutare sempre, anche se prima dice sì e nel frattempo cambia idea, anche se invece del rapporto occasionale è quello col partner fisso: il compagno, il marito.
Anche se quella donna è di facili costumi, si butta via col primo o la prima che capita ha il diritto di scegliere lei: da senziente e sobria. 

Sono fatti miei se la mia è una vita “non lineare”, finché i miei comportamenti non danneggiano, non costituiscono un pericolo sociale o un reato.


E non c’è nulla con cui si può giustificare la “presenza a se stessa” che possa obbligare una donna a dover accettare quel rapporto come consenziente, far decidere a dei giudici che l’uomo o gli uomini che hanno approfittato di lei sono da assolvere con una sentenza dalla motivazione morale che punisce lei anziché con un giudizio penale.

Noi donne non siamo innocenti per genere, assolutamente.  E’ capitato che delle donne accusassero uomini per vendicarsi di qualcosa e prima di condannare un uomo per stupro bisogna che ci sia la certezza che violenza c’è stata. Ma di questa sentenza mi ha dato oltremodo fastidio il giudizio morale, dire che la ragazza ha acconsentito per una sua momentanea debolezza, fragilità ma non si può parlare di violenza vera e propria.

Se quella debolezza anziché dall’alcool fosse derivata da dei medicinali che riducono la soglia di attenzione come si sarebbero comportati quei giudici?

Il problema è il solito ed è tutto e solo italiano:  nei confronti delle donne c’è sempre quella irresistibile tendenza a giudicarle per come si vestono, si truccano, si muovono, se escono di sera, se dicono le parolacce oppure no, se vanno solo con un uomo o con tanti anche contemporaneamente o, come in questo caso  una donna non ha potuto provare di essere abbastanza reattiva di fronte ai sei che hanno approfittato di lei. Non aveva un graffio, non c’erano evidenti segni di una qualche reazione e quindi per la giustizia e per lo stato è tutto a posto.

Un po’ come quando la Cassazione stabilì che coi jeans è impossibile la violenza.

Una  donna può anche decidere di volersi concedere a dieci uomini per volta, ma  lo deve fare consapevolmente, e di fronte ad una denuncia per stupro un giudice non può accampare come motivazione per una sentenza quella che se detta in altra sede verrebbe considerata una semplice opinione.

Dal blog Al di là del Buco

Le motivazioni della sentenza di assoluzione ai sei accusati (dapprincipio) dello stupro di gruppo alla Fortezza da Basso di Firenze hanno fatto molto discutere. Per il moralismo evidente e perché il giudizio sulla vita privata e sessuale della ragazza sembrerebbe la motivazione principale che ha indotto i giudici a non crederle. Di fatto i sei, condannati in primo grado, sono stati assolti in secondo grado. Sulla sentenza vi rimando al pezzo su Il Fatto Quotidiano che descrive alcuni dei motivi per cui i giudici hanno assolto i sei. Nel frattempo, mentre il web si divide in innocentisti e colpevolisti, è arrivata la mail della ragazza che ha denunciato lo stupro. La pubblico, così com’è.

Firenze: Fortezza significa forza. Adesso non più!

Bella, ciao

Su wikipedia tutti hanno la possibilità di aggiungere informazioni e dettagli a tutti gli argomenti che sono contenuti nell’enciclopedia on line che ogni giorno viene consultata da miliardi di persone.
Solo però, come diceva Grillo tanti anni fa, se qualcuno scrive una cazzata tempo due minuti e gli si rivolta contro il mondo.
E allora io mi chiedo: qual è il senso di diffondere cazzate, anche offensive, se grazie alla Rete tempo due minuti e non dico il mondo ma un sacco di gente giustamente incazzata e stanca di essere trattata da imbecille poi si rivolta contro?

Per la cosiddetta informazione italiana, pubblica e privata, la parola fascismo è off limit, non si può dire, non si può pronunciare, non si deve dire, ad esempio, che Franca Rame non fu vittima della sua bellezza [finché, ‘sto cazzo] quando il 9 marzo del 1973 fu stuprata da un branco di  fascisti e che il suo fu uno stupro su commissione non perché lei fosse una gran bella donna ma perché era una donna comunista e dunque doveva essere punita per questo.
E non si può dire che quello stupro fu ordinato da alcuni ufficiali dei carabinieri come riportano le cronache del periodo.

Ieri il TG2 ha mandato in onda un servizio vergognoso su Franca Rame: la conduttrice  ha detto che Franca Rame avrebbe usato la sua bellezza finché non fu stuprata omettendo il perché di quello stupro, ovvero la parte fondamentale che fu quella che poi segnò per sempre la vita dell’artista.

Dopo mezz’ora dalla fine del telegiornale in Rete è successo il finimondo come sempre accade quando l’informazione ufficiale, quella che paghiamo tutti, non assolve al suo dovere che è appunto, quello di informare e non di dare la versione più comoda, riveduta, corretta e addolcita di un fatto che è accaduto.

E dai fatti che hanno riguardato  la splendida vita di Franca Rame non si può stralciare qualcosa che è ormai di pubblico dominio, e specialmente nel giorno della sua morte e dopo che  la vicenda drammatica dello stupro subito da Franca Rame aveva già fatto il giro del mondo in Rete.
A distanza di quarant’anni, il servizio pubblico come quello privato nella figura di Enrico Mentana, anche lui così poco coraggioso da evitare di pronunciare la parola “fascisti” in riferimento agli stupratori,  non possono oscurare il fatto che lo stupro di Franca sia stato una vera spedizione punitiva eseguita da una squadraccia fascista e ordita per motivi politici.

Solo in tarda serata è arrivata una specie di rettifica da parte del TG2, ma come sempre accade in casi come questi la toppa è stata peggiore del buco, perché il direttore Marcello Masi ha fatto l’offeso e lo sdegnato invitando a vergognarsi tutti quelli, me compresa che si erano già attivati su facebook per pretendere il chiarimento, colpa nostra che  avevamo capito male e non c’era nessuna finalità offensiva né tanto meno censoria nell’intervento di Carola Carulli al telegiornale.

Nella richiesta di rettifica non c’era nessuna volontà di ripristinare la gogna per la giornalista disinformata: bastava ammettere l’errore e  fare un opportuno passo indietro senza i se i ma del direttore.

E inoltre, se l’informazione facesse il suo dovere non servirebbero nemmeno certe “scuse”.

Lo stupro è un orrore che ammazza dentro.

Quello che si vive dopo è solo un surrogato di vita: un’apparenza di vita.

Grazie a Franca Rame per aver saputo, invece, vivere così bene la sua, mettendosi a disposizione per un progetto di civiltà.

E, a proposito di balle e ballisti,  qual è il senso di fare il Pigì Battista se poi c’è sempre almeno un Marco Travaglio che gli fa fare la figura di merda che si merita?

I ragazzi del coro
Marco Travaglio, 30 maggio

L’altra sera il giornalismo indipendente ha fatto un altro passo da gigante a Ballarò con l’intervista, si fa per dire, di Giovanni Floris a Pier Luigi Bersani. Parevano due compari che si ritrovano al bar dopo tanto tempo e il più cazzaro dei due racconta all’altro che lo voleva la Juve come centravanti, ma lui ha rifiutato perché merita ben di meglio. Solo che al bar, di solito, l’altro compare guarda il cazzaro con un misto di simpatia e commiserazione, e se è molto buono lo asseconda, altrimenti gli ride in faccia. Floris invece assisteva alle bugie di Bersani con compunta partecipazione, alzandogli lui stesso la palla per aiutarlo a mentire meglio. Così lo smacchiatore di giaguari ha potuto raccontare la favola del “governo del cambiamento” con i 5Stelle, abortito per il no di Grillo (tutti sanno che era un governo Bersani di minoranza, in cui i 5Stelle non avrebbero avuto alcun ministro e alcuna voce in capitolo sul programma, che Bersani si era premurato di preparare in anticipo: i famosi otto punti di sutura). La frottola della sua proposta ai grillino di votare Prodi al Quirinale (proposta mai fatta né in pubblico né in privato, mentre fu Grillo a proporgli pubblicamente di votare Rodotà e poi discutere di un governo insieme). La balla del no del Pd a Rodotà perché “non avrebbe avuto i voti” (e allora perché proporre Marini e Prodi, che non avevano neppure i voti del Pd, ed escludere in partenza Rodotà, che aveva già i voti dei 5Stelle e di Sel e avrebbe potuto essere eletto anche senza un terzo del Pd?). La bufala della sua disponibilità a farsi da parte (lo disse solo il 2 aprile, dopo aver ripetuto per un mese e mezzo “governo Bersani o elezioni”, e poi non lo fece mai). La patacca del “sempre stato contrario al finanziamento pubblico dei partiti” (celebre il refrain della campagna elettorale:”anche Clistene era favorevole, sennò fan politica solo i ricchi”). E via balleggiando. L’unica volta che Bersani ha detto qualcosa di vero, e cioè che sa chi sono i 101 “o forse 110” parlamentari del Pd che han tradito Prodi e il partito, ma non intende svelarli, Floris ha lasciato pietosamente cadere la questione. Meglio non metter troppo in imbarazzo l’ospite. Meglio servirgli altri assist spiritosi, tipo: “È più facile governare con Alfano o con Casaleggio?”. Ah ah, zuzzurellone. Il clima è da quiete dopo la tempesta: ce la siamo vista brutta, ma ora è passata, tutto è tornato al suo posto: Grillo perde, i partiti vincono (mettono in fuga 4 elettori su 10, ma è un trionfo), i giornalisti tornano a sdraiarsi dopo tanta paura, la cadrega è salva e si può anche riscrivere la storia a uso e consumo dei presunti vincitori. È lo stesso clima che si respira nei giornali, che celebrano il record dell’astensionismo con titoli virili del tipo “Una domanda di governo” (Corriere ), “Il riscatto dei partiti” (Repubblica ), “Il voto sveglia la sinistra” (l’Unità). Anche gli onanisti di twitter si scatenano. Il neomartire Pigi Battista (Grillo l’ha insultato per le balle che scrive, dunque tutti solidali, mentre chi viene insultato da Battista non merita nulla) cinguetta: “Per Ingroia l’anno della catastrofe: arrestato il suo pataccaro Ciancimino jr.”. Strana esultanza, da parte di uno che passa il tempo a travestire da Tortora qualunque potente arrestato o inquisito. Figurarsi se avessero ingabbiato uno a scelta fra i suoi editori evasori: pianti a dirotto e alti lai contro le manette facili e l’accanimento delle toghe cattive. Trattandosi invece di Ciancimino, viva la garrota. Peccato che il primo a far arrestare Cincimino per calunnia e porto di esplosivi sia stato proprio Ingroia, che poi lo fece rinviare a giudizio per minaccia a corpo dello Stato e concorso esterno. E peccato che l’arresto per evasione fiscale non c’entri nulla con la veridicità o meno di quel che Ciancimino ha detto sulla trattativa e dei 50 documenti che ha prodotto (già autenticati dalla Scientifica). 
Queste cose le sanno tutti i giornalisti, anche i meno dotati. Dunque non Battista.

Sì è vero, le violenze, ma…

Sottotitolo: se Dio,  al quale credono miliardi persone fra cui moltissime che agiscono e si comportano in base al suo volere, come e quando l’abbia divulgato non si sa, ma tramandato per mezzo dei suoi uomini con, come abbiamo visto, ottime referenze di onestà e credibilità,  ha voluto la donna non solo dopo l’uomo ma anche dopo la specie animale, vermi compresi, un motivo ci sarà. E non è un caso che anche i figli di Adamo ed Eva erano maschi, i fondatori di Roma erano uomini, quindi, di che vogliamo parlare ancora? magari di Ipazia, lapidata e fatta a pezzi dai buoni monaci cristiani [tanto perché la religione cattolica è quella più civile delle altre] perché donna troppo intelligente e dunque pericolosa perché in grado di umiliare gli uomini?

A proposito del flash mob di oggi.
Sono sempre dell’idea che le giornate dedicate siano solo il sintomo di un fallimento.
Laddove non è riuscito – perché evidentemente non ci s’impegna abbastanza per pretenderlo – chi, ovvero la politica,  dovrebbe fare in modo che le discriminazioni si riducano, le violenze vengano punite in modo adeguato affinché tendano a diminuire e si diffondano culture in grado di sconfiggere quelle che poi portano le persone ad assumere determinati atteggiamenti –   arriva la giornata dedicata, di cui puntualmente il giorno dopo non si ricorderà più nessuno.
La Rivoluzione inizia a casa propria, quante di quelle donne che ballano e vanno in piazza sono poi disposte a cercare di cambiare le cose iniziando da loro, dall’educazione dei figli, quante pensano di smettere di educare i propri figli – femmine e maschi – evitando di tramandare tradizioni, usi e costumi ridicoli che sono quelli che poi creano la discriminazione come imporre i sacramenti, fargli frequentare il catechismo e l’ora di religione [una sola, non tutte]  dove si racconta la favoletta di Adamo ed Eva che è proprio l’ABC della discriminazione, dell’imposizione dell’idea di maschio superiore e per questo autorizzato a sottomettere la donna e di farlo in nome di Dio,  che l’ha voluta non solo dopo l’uomo ma anche dopo la specie animale, vermi compresi, per giunta?
E non ho mai pensato che la rivendicazione dei miei diritti di donna dovesse passare per la guerra continua e continuata con gli uomini.

Quella che viviamo adesso è un’epoca difficile, piena di disagi, e nelle difficoltà si deve stare uniti, non divisi.
Ci sono tanti uomini che vivono situazioni terribili, ad esempio dopo una separazione, uomini che tra mille difficoltà devono sopravvivere, occuparsi del mantenimento di ex mogli e figli dovendo sottostare a leggi che favoriscono sempre le donne, a loro la casa, a loro il diritto di poter continuare a mantenere lo stesso stile di vita anche quando svestono i panni della moglie.

A loro il diritto dell’affidamento dei figli che spesso vengono usati, proprio dalle donne, come armi di ricatto.
Ma di loro non si parla quasi mai, evidentemente queste sono considerate violenze di serie b.
La considerazione, il rispetto, il riconoscimento del diritto ad esistere in quanto PERSONE non hanno una connotazione di genere, ecco perché lottare per ottenere quelle che non sono concessioni ma DIRITTI, va fatto insieme, tutti i giorni.

Poi di contro ci sono altre realtà fuori dai nostri confini di paesi “civilizzati”.  Quei paesi dove le donne subiscono violenze di altro genere, mutilazioni, paesi dove alle donne si impedisce perfino di nascere,  nei quali nessuno va a mettere il becco ma anzi se li mettono al fianco  orgogliosamente da partner economici  –  Italia compresa – come  la Cina dove di diritti umani manco a parlarne,  e figuriamoci di quelli delle donne,   come invece si  fa in quelli dove c’è da raccattare petrolio, diamanti e tutto quello che può arricchire il mondo occidentale riducendo in miseria tutto l’altro.  Nessuna esportazione di democrazia, ad esempio,  dove le bambine vengono private di un pezzo del corpo per impedire loro di essere donne complete. Che è un diritto anche questo.

 

Precisazioni

Violenza di gruppo e informazione demagogica

Fa piacere sapere che la presunzione di innocenza è valsa in maniera così forte per berlusconi tanto da permettergli di stravolgere il codice penale e di avere un difensore eccellente ancora oggi anche fra i sobri tecnici del governo Monti, tal polillo che lo ritiene un perseguitato e lo vorrebbe vedere al Quirinale non da usciere ma da presidente di questa (povera) repubblica, vale per tutti i parlamentari che colpiti da accuse e condanne non solo non si dimettono ma possono pure permettersi il lusso e il privilegio (come se non bastassero quelli che hanno già) di far decidere i loro pari se devono essere o no processati e arrestati, vale per i terroristi che scappano all’estero per non essere anch’essi perseguitati dalla giustizia (in Italia? me viè da ride) e per mille altre categorie di presunti colpevoli ma per gli stupratori presunti no, non può valere. Per loro bisogna tornare al medioevo. Il provvedimento c’era anche prima, è sempre un giudice che decide quali sono le condizioni che prevedono la misura cautelare preventiva e quelle che no. E comunque si parla di alternativa, non di libertà incondizionata. La Franzoni è rimasta a casa sua fino alla sentenza, l’omicidio efferato di un bambino è forse meno grave dello stupro?
Dobbiamo metterci in testa che la legge non idealizza, non fantastica, non è creativa: è legge e va applicata per come è, e le leggi si fanno in parlamento, non le fanno i giudici che ogni volta (ogni volta!) devono sorbirsi accuse di ogni tipo. Se c’è qualcuno da cui dobbiamo pretendere un cambiamento è la politica, non la magistratura.
Uno stato o è laico sempre oppure mai, e i tribunali degli stati laici agiscono e giudicano in base alla legge, non al sentire comune personale della gente, tanto meno poi devono e possono preoccuparsi di chi è stato offeso dal reato che si deve giudicare. Io non voglio vivere in un paese dove a giudicare gli assassini sono i familiari e gli amici dell’ucciso né in uno dove a giudicare gli stupratori sono le sue vittime. Queste cose le fanno in talebania. Ai princìpi non si rinuncia a vantaggio di facili tentazioni moralistiche, quelle del “e se capitasse a te”, per dire. La Cassazione ha semplicemente ribadito quello che già esisteva e cioè  che non c’è e non ci deve essere  l’obbligatorietà della custodia cautelare ANCHE in caso di stupro di gruppo. La custodia cautelare è una misura che si adotta PRIMA dell’accertamento della responsabilità dell’imputato  in ordine al fatto di reato. Dunque PRIMA di aver stabilito se il presunto ladro, assassino, stupratore, corruttore [and so on] sia colpevole. Lo scandalo davanti al quale TUTTI dovremmo metterci di traverso è che si possa finire in carcere PRIMA che  ci  sia una sentenza di condanna. Io non voglio vedere in galera gente innocente ma neanche quella PRESUNTA colpevole. Tutti quelli che ieri si sono stracciati le vesti dovrebbero immaginare se succedesse  a loro di essere accusati ingiustamente di stupro, o a dei loro ipotetici figli. Eppure solo poche settimane fa un intero campo rom a Torino è stato dato alle fiamme perché secondo l’accusatrice abitava lì il ragazzo che l’aveva violentata. Solo dopo la tragedia siamo venuti a sapere che la ragazzina si era inventata tutto per riparare un rapporto sessuale CONSENZIENTE. Ma ovviamente questo lo ignorano sia la giornalista del Fatto che ieri esportava disinformazione in un articolo a dir poco osceno, che quelli che aprono pagine di protesta a cazzo su facebook solo sulla base di un lancio di agenzia senza poi approfondire se la notizia è così come ce l’hanno presentata o meno.
Prendere poi ad esempio l’opinione della Bongiorno (come ha fatto la  giornalista del Fatto in un articolo indegno di un giornale che ha fatto della difesa della legalità la sua bandiera), l’avvocato che ha difeso Andreotti riuscendo a dimostrare che si può essere mafiosi fino a un certo punto, non un attimo prima né uno dopo: due anni o dieci o quindici poi tutto torna pulito e bello come prima, dimostra inoltre quanti danni ha fatto il berlusconismo in questo paese.

E, aggiungo, quanto ci siamo incattiviti tutti quanti.

La Cassazione è maschilista?

Sottotitolo: La corte ha solo applicato la legge che in uno stato di diritto deve valere anche per gli  stupratori nel rispetto della Costituzione. Ciò non toglie nulla alla pesantezza di pensare che se certe misure cautelari diverse fossero state prese anche in altre situazioni oggi forse Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Francesco Mastrogiovanni e altri  sarebbero ancora vivi e nelle carceri non ci sarebbero eserciti di persone colpevoli, loro sì, dell’odioso reato di “clandestinità”. Così odioso da prevedere l’arresto immediato e la detenzione a tempo indeterminato.

Violenza di gruppo, Cassazione: possibili anche misure cautelari diverse dal carcere.

Con la sentenza di oggi, la corte ha annullato una ordinanza del tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato la reclusione per due giovani accusati di stupro nei confronti di una ragazza del frusinate, ritenendo che fosse l’unica misura cautelare applicabile (dal Fatto Quotidiano).

In tanti abbiamo letto la notizia della decisione della Cassazione e ci siamo giustamente incazzati, poi abbiamo letto meglio e qualcuno ha capito, ha rettificato le notizie pubblicate e i relativi commenti, altri invece stanno insistendo con questa stronzata che i giudici starebbero liberando tutti gli stupratori d’Italia, e siccome c’ero caduta anch’io non mi va che vada avanti questa menzogna che i giudici liberano stupratori CONDANNATI. I giudici hanno semplicemente applicato quel diritto che fino a prova contraria, se questo è ancora uno stato di diritto, vale e deve valere anche per gli stupratori seriali.

Far passare la Cassazione come colpevole di mandare gli stupratori agli
arresti domiciliari, anziché in carcere, non è solo populista: è proprio
una becera menzogna. E tutto questo mentre in Parlamento si discute di responsabilità civile dei magistrati (che già esiste ma che viene allargata a dismisura).

I giudici non sono opinionisti da salotto. I giudici eseguono le leggi ed è questo che
hanno fatto. Non sono i giudici ad aver creato una merdata giuridica, ma
il legislatore, ovvero gli stessi politici che ora attaccano i giudici.
Sono i politici ad aver costruito una legge (quella sulla violenza
sessuale) incoerente con il resto dell’ordinamento: hanno previsto una misura cautelare rigida e dura (solo il carcere) per un tipo di reato (la violenza sessuale) la cui pena massima è di gran lunga più bassa di altri reati (come l’omicidio) che invece prevedono la possibilità di scegliere tra misure cautelari diverse (misure cautelari: cioè da attuarsi prima del processo). Ma come?! Per un reato “gravissimo” (come l’omicidio) il giudice può decidere tra il carcere e gli arresti domiciliari e per un reato meno grave (come la violenza sessuale) il giudice può optare solo per il carcere? È un controsenso, che va risolto e che ora è stato risolto. I politici che ora
accusano i giudici (nel momento in cui peraltro il parlamento sta
legiferando sulla responsabilità civile dei magistrati!) avrebbero
dovuto sapere che sarebbe andata a finire così (e infatti lo sapevano e lo sanno). Avrebbero dovuto – se l’intenzione fosse stata onesta –
prevedere per la violenza sessuale una pena ben più alta e non “da 5 a 10 anni” (fa conto che l’omicidio – se ricordo bene – è punito con il
carcere da 21 anni a salire). L’ordinamento giuridico impone coerenza (e la coerenza si pretende dal legislatore): diversamente… torniamo alla legge del taglione e alla giustizia privata e chi s’è visto, s’è visto.
P.s.:la gravità di un reato si misura ovviamente non in
base al sentimento popolare ma in base alle pene edittali stabilite
dalla legge: per questo l’omicidio è ben più grave della violenza
sessuale: perché la pena prevista è più alta.

(Un commentatore intelligente del Fatto Quotidiano)