Ma che bel paese, l’Italia

Sangue sul Monte dei Paschi di Siena
Si uccide l’ex portavoce di Mussari

David Rossi, 51 anni, capo area comunicazione della banca, si è buttato dalla finestra del suo ufficio

Dal Banco Ambrosiano a Parmalat, i casi di suicidio dei ‘custodi dei segreti’ negli scandali finanziari

Quando succedono cose molto gravi c’è sempre la vittima che paga per tutti.
Chissà come mai l’ex portavoce di Mussari, direttore della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena  si è suicidato.
E chissà perché invece di suicidarsi le persone non si liberano, dicendo quello che sanno, perché chi si suicida qualcosa la sa, cose talmente gravi da non riuscire a portarne il peso.
E chissà perché una vita umana deve valere meno di uno scandalo finanziario, l’ennesimo, sul quale, come sempre accade in questo paese, non si saprà mai la verità.

Ora mi aspetto – dopo la santanchè che puntuale è arrivata con le sue dichiarazioni contro la Magistratura colpevole di indagare sulle ladrate anche quando riguardano eccellenze e istituti come le banche – che  qualche altro solone  dica che Marco Lillo, il giornalista del Fatto Quotidiano  che ha dato la stura a questa porcheria riguardo MPS, avrebbe dovuto farsi i fatti suoi, così come dissero di Rizzo e Stella quando uscì La casta, il libro sui ladri di stato. Perché in questo paese come al solito il colpevole della febbre non è l’infezione, ma il termometro che se ne accorge.

Perugia, gli negano finanziamento
Uccide due impiegate regionali

L’assassino/suicida di Perugia aveva un porto d’armi per attività sportiva, ecco, io mi aspetto che chi usa un’arma per sport, quando non fa sport sia OBBLIGATO a riconsegnarla e che non si vendano armi che uccidono a chi non ha una licenza di uccidere ma solo quella  di poter giocare con un’arma. Specialmente quando le condizioni di salute non dovrebbero consentire il possesso di un’arma.

Posto che a me quelli a cui piacciono le armi anche solo per gioco proprio non riescono a piacermi mai.

Una persona normalmente equilibrata non dovrebbe avere una certa adorazione per le armi.

Chi ha ucciso ieri aveva acquistato l’arma solo qualche giorno fa.

La crisi sarà anche responsabile delle innumerevoli tragedie, suicidi, che accadono fra cui quella, inspiegabile, di ieri che ha avuto come vittime due incolpevoli impiegate di un ufficio di rappresentanza di parte dello stato.
Impiegati e funzionari dello stato non c’entrano nulla coi nostri problemi personali, sono persone che molto spesso vivono gli stessi problemi di chi vorrebbe riversare su di loro i suoi. Una delle due donne uccise era una precaria.

Ma quanto è colpevole uno stato in cui si può vendere un’arma da fuoco a una persona che in passato ha avuto problemi psicologici? quanto è responsabile uno stato dove i governi non impongono leggi severe per obbligare ai controlli medici chi compra e detiene armi per attestarne la salute sotto il profilo psicofisico? perché avere in tasca un po’ di marijuana che fino a prova contraria non ammazza nessuno deve essere un reato e significa rischiare l’arresto, la galera come è accaduto a Stefano Cucchi  che da quella galera è uscito da morto mentre chi si tiene una pistola in tasca in casa non viene controllato da nessuno? sarebbe troppo pretendere che lo stato, visto che dei nostri soldi vuol sapere tutto per mezzo del controllo nei nostri conti in banca, col redditometro, organizzasse anche una banca dati dove registrare chi ha turbe psichiche affinché non abbiano mai la possibilità di acquistare armi – nonché quelli che già le posseggono per invitarli periodicamente a farsi visitare –  e che chi vende armi da fuoco come minimo debba pretendere un certificato medico dall’acquirente? quello che più di tutto manca in questo paese è la serietà di chi è chiamato a pretendere che responsabilità e serietà vengano poi messe in pratica anche dai cittadini.

Una semplice patente di guida richiede  controlli più frequenti del possesso di un porto d’armi: è normale? io dico di no.

Pd, Bersani: ‘Noi mai con il Pdl’
D’Alema: ‘Complesso dell’inciucio’

Qualcuno dicesse all’altro dissociato da se stesso, che “il complesso dell’inciucio” ha un nome e un cognome, con un piccolo sforzo di autocritica può arrivarci anche da solo a indovinare. E che non ci sarebbe nessuna paura di compromessi politici, quando sono finalizzati DAVVERO al bene comune e non, come è sempre accaduto in questi ultimi tre lustri, al salvataggio di chiappe ‘eccellenti” e ancorché flaccide.

Mission impossible
Marco Travaglio, 7 marzo

 

Ieri Bersani era chiamato al massimo sforzo per rendere almeno possibile la mission impossibile di un governo Pd-M5S. E in un certo senso il suo massimo l’ha dato con gli 8 punti del “nuovo” programma. Purtroppo il suo massimo è molto meno del minimo che potrebbe consentire ai neoeletti del M5S di giustificare davanti ai loro elettori l’eventuale appoggio a un governo. E quel minimo potrebbe garantirlo solo un’alta personalità della società civile, non compromessa con i partiti e gl’inciuci dell’ultimo ventennio: come ha proposto Santoro. Anche perché dire “mai al governo con B” mentre si governa con B. da 16 mesi, fa sorridere (“mai più al governo con B.” sarebbe più credibile). Intendiamoci: fra gli 8 punti ci sono anche cose buone. Che però — a parte la legge elettorale alla francese — sono pure le più vaghe o diluite in tempi lunghi (e nei tempi lunghi saremo tutti morti): rinegoziare in Europa i vincoli di bilancio, peraltro sottoscritti da Monti con l’appoggio del Pd; salario minimo per chi non ha lavoro, che peraltro il Pd definiva insostenibile quando lo proponeva Grillo; norme costituzionali per abrogare le province e dimezzare i parlamentari; legge sulla responsabilità giuridica dei partiti; tagli e taglietti qua e là su compensi e poltrone negli enti locali; nuove norme su corruzione, falso in bilancio, reati fiscali, autoriciclaggio, voto di scambio e addirittura riforma della prescrizione (appena accorciata dalla legge Severino, su proposta del Pd, con salvataggio di Penati e delle coop rosse); e altri bei propositi. Non una parola sui cavalli di battaglia del M5S che l’han portato al successo in tutt’Italia e addirittura al trionfo in Val Susa, a Siena, a Taranto e così via: via i fondi pubblici a partiti e giornali; via le leggi 30 e Fornero; via dal Parlamento tutti i condannati, anche sotto i 2 anni; no alle grandi opere inutili, dal Tav Torino-Lione al Terzo Valico, e agli F-35; via i sussidi a banche e imprese private (Mps, Fs, Autostrade ecc.); basta con i Riva che violano la legge all’Ilva; inversione di rotta sui rifiuti, per ridurre progressivamente i materiali inceneriti; antitrust per tv e pubblicità; ritiro delle truppe dall’Afghanistan; tetto alle pensioni d’oro. Totalmente ignorata anche la campagna online di MicroMega , che ha raccolto 130 mila firme in cinque giorni, per dichiarare subito ineleggibile B. ai sensi della legge 361/1957 sui concessionari dello Stato. Anzi il modello da seguire per i conflitti d’interessi è la legge-brodino approvata in commissione “alla Camera nella XV legislatura” (2006-2008). Una barzelletta. Il testo, scritto da Franceschini, Bassanini e Violante (“Si tratta di perfezionare la legge Frattini”) e nobilitato dalle firme di Elia e Onida, riguarda solo i conflitti dei membri del governo, non dei parlamentari; e soprattutto non prevede alcuna ineleggibilità, ma solo il passaggio delle azioni delle imprese del titolare del conflitto a un blind trust, un fondo cieco. Ma così si può risolvere il conflitto d’interessi “attivo”: quello di chi, al governo, potrebbe legiferare a vantaggio delle proprie aziende. Non certo quello “passivo”: di chi, al governo, viene favorito dalle proprie aziende — tipo tv e giornali — nel mantenere o nell’acquisire consenso presso l’opinione pubblica. Insomma, se B. rimane un semplice parlamentare, anche se diventa capogruppo del Pdl o presidente del Senato, non gli succede niente; casomai tornasse al governo, le sue azioni di Mediaset, Mondadori ecc. finirebbero nel fondo cieco, ma i suoi giornalisti continuerebbero a vederci benissimo (e comunque, a quel punto, potrebbe abrogare la legge). Sarà un caso, ma il primo a escogitare il blind trust (Montanelli lo chiamava “blind truff”) per risolvere il conflitto d’interessi di B. era stato, nel 1994, lo stesso B. Insomma, i 5Stelle un governo Bersani non possono appoggiarlo. Ma Berlusconi sì.

Non siamo Stato noi

Ustica, la Cassazione: “Aereo abbattuto
da un missile, lo Stato risarcisca”

Ustica, lo Stato paga il tradimento dei suoi uomini

Ci sono voluti trentatré anni perché un giudice stabilisse che i morti di Ustica sono una responsabilità dello stato, dunque non dei diretti responsabili, quei traditori  che un nome e cognome ce l’hanno, di chi ha permesso che si violasse lo spazio aereo, di chi in tutti questi anni si è reso complice di omissioni, depistaggi, coperture, di chi ha fatto in modo che come sempre accade in questo paese indagini e processo si allungassero oltremodo ché più s’allunga il brodo e più i colpevoli hanno la possibilità di farla franca, la responsabilità di quei morti e di tutto quello che è accaduto dopo, la perdita del lavoro per un sacco di gente, la ricollocazione in compagnie aeree fantasma come l’Air Mediterranea con qualifiche e stipendi molto inferiori – la strage di Ustica ha riguardato molto da vicino anche la mia famiglia  quindi so di che parlo – è nostra, di tutti noi che facciamo parte di questo stato infame i cui rappresentanti alti, egregi, le cosiddette istituzioni non pagano mai per i loro errori e reati, tanto male che vada ci siamo sempre noi cittadini a pagare due volte, sia quando lo facciamo da  vittime ma anche quando lo stato per mezzo delle sue istituzioni decide che i responsabili occulti siamo noi, tutti, perché allo stato, a questo stato ha fatto sempre comodo così. 
Tutti colpevoli, nessun colpevole.

Come scrivevo mesi fa lo stato quando deve incassare da noi cittadini manda Equitalia e costringe a pagare, il come fare non è cosa loro, poi se è davvero giusto che noi cittadini dobbiamo pagare si vedrà, quando è lo stato ad essere inadempiente non ha nessuna Equitalia che lo vada a disturbare. 
Se la può prendere comoda quanto vuole. 
Spesso nemmeno ci si arriva, ad essere pagati o ripagati dallo stato, le loro ‘contingenze’ sono molto più importanti delle nostre esigenze e dei nostri diritti. 
Non solo questo è il paese dei Grandi Misteri, il paese dove non si riesce mai a fare chiarezza su nulla, dove le stragi si compiono da sole e non si trova mai il colpevole, il paese dove le parole “verità” e “giustizia” sono impronunciabili senza un moto di disgusto e indignazione a causa di tutte le volte in cui queste sono state e sono negate, tradite, perché si sa, verità e giustizia difficilmente si possono pretendere e ottenere in un paese dove i processi durano vent’anni ma anche più di trenta sempreché non intervengano prima tutti quei provvedimenti ad personam e ad castam che fanno di questo il paese più “garantista” di tutti ma nel quale ottenere giustizia è stato ed è sempre molto difficile grazie a questi moderni “padri della patria” che hanno lavorato alacremente affinché le parole verità e giustizia non riguardassero mai le le loro “eccellenze”e quindi a cascata anche un certo indotto di delinquenza e criminalità. 
Perché verità e giustizia disturbano, costringono a riportare in superficie fatti, nomi e cognomi che per mantenere un certo quieto vivere concordato di volta in volta a seconda dei casi e dell’opportunità del momento, della convenienza, è meglio che rimangano nascosti.

‘o piezzo [un altro, l’ennesimo]

Sottotitolo, una citazione da un mio post di qualche mese fa: i combattenti antimafia sono quelli che poi quando devono decidere se un mafioso prestato alla politica deve andare in carcere votano compattamente per il no. Per questioni di coscienza. Quelli che commemorano Falcone, Borsellino e tutti i morti di stato ma salvano Cosentino.
Quelli che parlano di berlusconi e andreotti definendoli statisti. Quelli che festeggiano le prescrizioni come fossero assoluzioni, solo in questo paese è possibile essere mafiosi da un certo periodo a un altro, né un attimo prima né uno dopo. Quelli che non riescono a fare nemmeno una legge decente sulla corruzione perché poi andrebbe a disturbare chi di corruzione si è macchiato ma ancora può fregiarsi del titolo di “onorevole”. L’esercizio del male non necessita di gente dotata di particolari qualità: durante il nazismo ad esempio bastarono dei semplici burocrati, funzionari, medici di famiglia, come fu per la strage di Ausmerzen, che si resero complici dello sterminio dei disabili nell’indifferenza pressoché totale della gente.
Gli esecutori del male sono e sono stati dunque sempre persone normali, insospettabili, con buona pace della teoria lombrosiana che li voleva brutti, storti e fatti male.
L’olocausto è stato un orrore dell’uomo moderno che è potuto accadere anche grazie all’indifferenza, alla noncuranza, all’individualismo e all’egoismo.
Allo stesso modo la mafia è potuta proliferare soprattutto grazie all’indifferenza, alla noncuranza, all’individualismo e all’egoismo di chi sa, vede ma fa finta di niente, grazie ad uno stato che non ritiene sia necessario impegnare TUTTE le energie non a combattere le mafie, combattere non significa niente, ma ad annientarle, sconfiggerle.

Camorristi siete dei bastardi

[…] è una nenia, un lungo Rosario, un lamento interminabile fatto di tanti nomi e cognomi: sono i caduti per mano dell’invasore, camorra. Giancarlo, Silvia, Gigi e Paolo, Valentina, Federico, Annalisa, Gelsomina, Antonio, Dario, Francesco, Carmela, Attilio, Nunzio, Enrico, Ciro, Domenico. Di cosa parliamo? Di cosa cazzo scriviamo? […]

Se questo fosse un paese civile a Pasquale Romano, morto ammazzato di camorra – e quindi anche di stato – visto che questo stato non riesce ad essere più forte della malavita, della criminalità e delle mafie, perché essere severi e forti con la criminalità spicciola poi significherebbe esserlo anche con quella “eccellente” e allo stato questo a quanto pare non conviene, si dovrebbe fare il funerale di stato, fermare tutto per un giorno e farlo ogni volta che una vita umana viene privata del diritto di esistere solo perché ha avuto la sventura di nascere in uno dei tanti quartieri dimenticati d’Italia.

La mafia sarà anche un fenomeno culturale e che culturalmente si può indebolire, ma senza dispositivi di legge rigorosi e severi non si distrugge. E con la mafia non si tratta né la si dovrebbe trattare in punta di diritto: non si cura il cancro con l’aspirina.

Cominciamo ad andare a stanare i referenti di questi criminali, quelli di cui si conoscono le facce, i nomi, i cognomi e gli indirizzi.

Quelli che si fanno le leggi per eliminare il dolo dal loro agire mafioso, quelli che ogni giorno tentano di far passare i Magistrati come una parte di umanità a sé il cui unico obiettivo è la persecuzione di povere anime candide e innocenti, quei “combattenti antimafia” che poi votano no all’arresto di un loro pari quando tradisce lo stato a favore di mafia e camorra, per questioni di coscienza. Oggi sono molto avvelenata, più del solito se poi leggo che il CSM boccia una legge perché insufficiente a liberarci dai mafiosi e dai delinquenti di stato.

Oggi l’Italia è, se possibile, un paese ancora più disgustoso del solito.

Manca l’aria a viverci dentro.

Severino Salvatutti
Marco Travaglio, 19 ottobre

La legge anticorruzione approvata dal Senato è così anti che manderà in prescrizione un bel po’ di processi di concussione: quelli al pubblico ufficiale che chiede tangenti senza violenza o minaccia, ma “per induzione”, cioè con le buone maniere (“se non paghi, ti rovino”). Proprio ciò che sono accusati di aver fatto B., Penati, Tedesco e tanti alti politici che non hanno bisogno di puntare la pistola alla tempia di nessuno. Dei 36 processi pendenti in Cassazione per questo reato, con la nuova prescrizione ridotta da 15 a 10 anni, ben 17 si estingueranno entro aprile 2013. E con la prescrizione anche il mostro di Marcinelle diventa un giglio di campo. Ora però la ministra Severino del “governo degli onesti” annuncia: “Subito l’incandidabilità dei condannati”. Subito si fa per dire: è una legge delega al governo, che però ha solo 6 mesi di vita, poi ad aprile si vota. E per di più sarà in Gazzetta Ufficiale chissà quando, visto che governo e partiti vogliono emendare la legge appena varata in Senato, così dopo la Camera tornerà a Palazzo Madama. Ma, anche se si facesse in tempo con i decreti delegati, sarebbero in candidabili solo “i condannati definitivi a pene superiori ai 2 anni per reati contro la Pubblica amministrazione o di grave allarme sociale”, tipo mafia e terrorismo. Esclusi dunque finanziamento illecito, reati finanziari e fiscali. Ed escluso pure chi ha patteggiato(il patteggiamento non è equiparato alla condanna). Nel 2008, quando fu eletto l’attuale Parlamento, i pregiudicati erano 22. Uno è morto: Giampiero Cantoni (Pdl, 2 anni per bancarotta e corruzione). Se fosse sopravvissuto avrebbe potuto ricandidarsi: aveva patteggiato e la pena non superava i 2 anni. Vediamo i superstiti, escludendo gli ex radicali Rita Bernardini e Benedetto Della Vedova (cessione di hashish in campagne di disobbedienza civile) e Giancarlo Lehner (diffamazione), non certo indegni di sedere nelle istituzioni. Le maglie della Severino sono talmente larghe che non lascebbero a casa quasi nessuno: o perché la pena non supera i 2 anni, o perché il reato non rientra fra quelli previsti per l’ineleggibilità. Non sarebbe incandidabile Massimo Maria Berruti (Pdl, 8 mesi: favoreggiamento). Non Umberto Bossi (Ln, 8 mesi finanziamento illecito, 1 anno istigazione a delinquere, 16 mesi indultati oltraggio alla bandiera). Non Aldo Brancher (Pdl, 2 anni: ricettazione e appropriazione indebita). Non Giulio Camber (Pdl, 8 mesi: millantato credito). Non Enzo Carra (Udc, 16 mesi: false dichiarazioni al pm). Non Marcello de Angelis (Pdl, 5 anni: associazione sovversiva e banda armata, ma è roba vecchia ed estinta). Non Marcello Dell’Utri (Pdl, 2 anni e mezzo patteggiati: false fatture e falso in bilancio). Non Antonio Del Pennino (Pdl, 2 anni: finanziamento illecito). Non Renato Farina (Pdl, 6 mesi patteggiati: favoreggiamento in sequestro di persona). Non Giorgio La Malfa (6 mesi: finanziamento illecito). Non Roberto Maroni (Ln, 4 mesi: resistenza a pubblico ufficiale). Non Domenico Nania (Pdl, 7 mesi: lesioni). Non Domenico Naro (Udc, 6 mesi: abuso d’ufficio). Non Domenico Papania (Pd, 2 mesi: abuso d’ufficio). Resterebbe fuori Giuseppe Drago (Udc poi Pdl, 3 anni: appropriazione indebita e peculato), ma s’è già dovuto dimettere da deputato perché interdetto dai pubblici uffici. Alla fine la mannaia del “governo degli onesti” si abbatterebbe su tre soli senatori, ovviamente Pdl: Giuseppe Ciarra pico (7 anni e mezzo: ricettazione fallimentare e bancarotta fraudolenta), Salvatore Sciascia (2 anni e mezzo: corruzione) e Antonio Tomass ini (3 anni: falso). 

Con tutto quel che si vede in giro, fanno quasi tenerezza: diamogli la grazia.
Ciao Pasquale…Napoli è una città bellissima ma lo stato non se n’è mai  accorto.

Le tasse sono bellissime

Le tasse sono bellissime, sì.
Aveva ragione Padoa Schioppa quando lo disse attirando su di sé le antipatie di mezza Italia.

 Sono bellissime se le pagano tutti, sono bellissime se le pagano tutti in relazione ai loro guadagni, sono bellissime quando lo stato non si trasforma in socio occulto pretendendo la metà e oltre dei guadagni della gente ma non lavorando come invece lavora la gente. Sono bellissime quando lo stato controlla realmente che le tasse vengano pagate in relazione ai redditi.

Sono bellissime quando poi tornano sottoforma di servizi, istruzione, cultura, sanità, assistenza ai disabili, quando vengono investite per la sicurezza sul lavoro, nella ristrutturazione degli edifici pubblici che cadono in pezzi ammazzando ragazzini seduti ai banchi di scuola. Quando, invece di spendere i soldi di tutti per  un inutilissimo e dannoso  buco in una montagna vengono utilizzate per le nuove tecnologie, per la ricerca scientifica, per il PROGRESSO.
Quando invece non sono niente di tutto questo, quando lo stato prende ma poi non restituisce, quando lo stato va a prendersi i soldi da chi li ha sempre dati ed è da quella gente che ne vuole sempre di più invece di pretenderli da chi ne ha tanti, troppi, accumulati spesso proprio grazie all’evasione  non sono bellissime per niente: sono un furto, l’ennesimo furto compiuto dallo stato ai danni dei cittadini. 
Se questo stato fosse stato gestito in modo serio nessuno avrebbe creduto alle balle del delinquente zippato, nessuno crederebbe infatti che senza tasse è meglio, e invece dei voti  avrebbe preso solo le pernacchie che si merita.

Invece, solo due mesi fa Enrico Letta [il nipote dello zio, nonché vicesegretario del PD] si augurava il ritorno di b, disse che il popolo della libertà è meglio del Movimento cinque stelle.

Quindi uno sicuro “zu’ silvio” lo fa contento, questo forse serve a spiegare, a ricordare, a fare chiarezza agl’insipienti, agli smemorati e a quelli che pensano che bisogna essere dei perfetti coglioni per ridare fiducia al piazzista coi tacchi:  perché se non guardiamo chi c’è all’opposizione non capiremo mai  perché è impossibile liberarsi della metastasi che affligge l’Italia da tre lustri più due o tre anni.

Berlusconi: “Giù la pressione fiscale”.

Ma da premier diceva: “E’ impossibile”

Il ritorno in campo del Cavaliere mostra la strategia che seguirà da qui alle elezioni: far dimenticare che fino ad appena dieci mesi fa al governo c’era lui. Ora torna a promettere l’abbassamento delle tasse, ma a maggio dell’anno scorso diceva che in tempo di crisi non si poteva fare. Poi si scaglia contro l’Imu, votata in parlamento anche dal Pdl.

Berlusconi promuove Renzi, il suo figlioccio adottivo, quello al quale disse in quel di HardCore: “tu mi somigli” e boccia Grillo in quanto “comico”. Lui sì che se ne intende. Ma il figlio ingrato ha detto che in caso di vittoria del PD berlusconi sarà il primo ad essere rottamato.

Io, l’ho scritto tante volte e ovunque non faccio il tifo per nessuno, che sia di destra di centro o di sinistra, non ho votato per il Movimento e quindi i miei giudizi sono assolutamente al di sopra delle parti.

Ma se  il Movimento prenderà i voti quando in un ipotetico futuro ci permetteranno di tornare a votare è giusto che vada in parlamento come TUTTI i partiti che prendono i voti della gente, e  mi va benissimo che in parlamento ci sia chi può svolgere anche e solo la funzione di sentinella del potere finché il potere sarà quello che è.

Poi possiamo parlare mille anni sui loro metodi, sistemi, su chi e cosa li ispira: sempre meglio Casaleggio di licio gelli e la P2, di  dell’utri e cosa nostra, comunque.

Credo.

Secondo me.

Meno male che Grillo c’è

Preambolo  [a proposito della tragedia di Brindisi]: che sospirone di sollievo.
Non è stata la mafia, non è stata la FAI, non sono stati i No Tav (ma su questo aspettiamo ancora che non si sa mai), non sono state le BR.
E’ stato, pare, quello della porta accanto, il benzinaio.
Adesso si che possiamo dormire sonni tranquilli.

Sottotitolo: De Gregorio, l’Agcom, la moglie di vespa, il capogruppo del piddì che invece di stare in sede a fare il suo dovere se ne sta tranquillo in vacanza in Grecia il giorno della sfiducia a Formigoni. Ce n’è abbastanza per chiedere asilo politico altrove, in un paese che si meriti almeno questa definizione invece della latrina a cielo aperto che è questa Italia. Ma naturalmente è tutta colpa di Grillo, di Travaglio, dell’antipolitica e pure la mia.

BUONGIORNO
Massimo Gramellini – La dissolvenza della casta
Meno male che Grillo c’è.
Perché chissà che avrebbero fatto i nostri molto onorevolissimi parlamentarideputatisenatori se non ci fosse questa spada di Damocle che spero si sbrighi a cadere sulle loro teste.
Ed è strano che nessuno abbia parlato, di fronte a certe vicende, quelle a cui siamo purtroppo abituati e che danno l’esatta misura della dimensione politica italiana e del suo spessore, di “pericolo di tensioni sociali”.   Dal Quirinale ieri, anziché il severo e consueto conato di monito di Napolitano, l’ottimo presidente, quello definito The King dal Time [forse perché non è il presidente degli States ma soltanto il nostro] sul cattivo comportamento dei suoi disonestissimi discepoli, sulle oscenità accadute in parlamento, a Milano e a proposito delle nomine dell’Agcom è arrivata la lista sobria del menù sobrio della festa sobria del 2 giugno.
Di istruzioni sul perché i cittadini italiani debbano continuare a riconoscersi in questo stato che li prende per il culo a colazione, pranzo e cena tutti i giorni dell’anno senza fare nemmeno finta di vergognarsene, manco a parlarne.
Il migliorista Napolitano non ha sciolto le camere di fronte alle storie boccaccesche di berlusconi che non erano gossip né vita privata  ma un sistema delinquenziale col quale l’ex stava svendendo l’Italia un tanto al chilo e al metro, non lo ha fatto nemmeno quando gli è stato prescritto il reato di corruzione; questo è l’unico paese dove se non arriva il terzo grado di giudizio nessuno è colpevole di niente, in parlamento c’è gente indagata, imputata, inquisita e con condanne già passate in giudicato.
Che altro serve per capire che questo stato è una barzelletta che non fa ridere proprio nessuno?
Pirlamento
 Marco Travaglio, 7 giugno
Vivissimi ringraziamenti alle Camere a ore che ieri, in stereo, hanno ratificato a Montecitorio l’arraffa-arraffa dei partiti sulle cosiddette “autorità indipendenti” e a Palazzo Madama han salvato con 169 voti dagli arresti domiciliari l’ottimo De Gregorio, accusato di una truffa di 23 milioni con un giornale fantasma in combutta con quell’altro statista di Lavitola. Il tutto grazie al voto segreto, che ha moltiplicato i 127 voti del Pdl (unico a esprimersi contro l’arresto) con i franchi tiratori della Lega (22 senatori), dell’armata brancaleone detta Coesione Nazionale (Responsabili e frattaglie varie: 13), ma anche presumibilmente di qualche Udc e Pd (già decisivi sulla responsabilità civile dei giudici).
Se non ci fossero questi partiti, così coerenti e tetragoni perinde ac cadaver (il loro), qualcuno potrebbe abboccare all’illusione che basti un governo tecnico piovuto da chissà dove per riverginare una classe dirigente che pretende di dare lezioni all’Europa , alla Merkel e a quei bizzarri elettori che non votano più o scelgono le liste e i candidati più lontani dalla fogna partitocratica. Completa l’edificante quadretto il voto del Consiglio regionale della Lombardia sul governatore granturismo Formigoni: respinta la mozione di sfiducia di Pd, Idv, Sel, appoggiata dall’Udc. Il capogruppo del Pd Luca Gaffuri ha fatto onore al suo cognome restando in vacanza in Grecia, forse stremato dall’immane sforzo di compilare una mozione contro Formigoni dopo 17 anni di opposizione consociativa.
Da tutte e tre le votazioni esce bene anche la “nuova ” Lega di Maroni, quella della ramazza padana: alla Privacy piazza la consigliera Rai Giovanna Bianchi Clerici, ex deputata e sempre imputata; su De Gregorio dice di votare per l’arresto e poi di nascosto fa il contrario; su Formigoni ribadisce la fiducia, impermeabile agli scandali che fanno della Lombardia la regione leader per consiglieri indagati, davanti a Calabria, Sicilia e Campania. È una fortuna che, di tanto in tanto, i partiti della maggioranza-ammucchiata ABC e i finti oppositori della Lega ricordino agli italiani chi sono, come sono e perché stanno lì: per spartirsi torte, cariche, posti e fondi pubblici, e naturalmente per salvare i rispettivi ladri. Non sia mai che uno finisca in galera o ai domiciliari: come ebbe a dire profetico l’on. avv. Paniz a proposito dell’arresto (ovviamente negato) di Milanese, “si rischia di creare un pericoloso precedente: oggi tocca a lui, domani potrebbe toccare a ciascuno di noi”. Dunque no alle manette per Milanese, per Cosentino, per Tedesco, e magari prossimamente per Lusi. Un malaugurato incidente di percorso portò in cella l’ottimo Alfonso Papa, unico arrestato della storia repubblicana senz’aver sparato un colpo: infatti la casta, anzi la cosca, ancora non s’è riavuta dallo choc. Grillo, negli ultimi giorni, ha abbassato i toni e limitato gli interventi al minimo: per guadagnare voti gli basta tacere e lasciar parlare gli altri. Come a Bossi nel 1992-’93. Solo che all’epoca c’era al Quirinale un certo Scalfaro il quale, quando la Camera disse no all’arresto di De Lorenzo, tuonò: “Un voto intollerabile: giuro che, se gli adempimenti fossero già stati completati, la giornata sarebbe finita con lo scioglimento delle Camere”. Ieri abbiamo atteso un severo monito di Napolitano sul voto pro De Gregorio e sulla grande abbuffata delle Authority (che, se non andiamo errati, richiede anche il suo decisivo “visto”). Ma invano. Dal Colle è uscita solo una decisiva precisazione sulla sobria festa del 1° giugno al Quirinale: “La composizione del buffet definitivamente offerto ai partecipanti al ricevimento è stata la seguente: crostini, canapés, panini, focaccine,
formaggi (mozzarelle e ricotta del coordinamento “Libera “, provola, parmigiano), cus-cus di verdure di “Libera “, frutta, bevande (vini di “Libera “, prosecco, succhi di frutta, acqua minerale)”.
Buon appetito.
Cuore, amore, orrore, dolore – Massimo Rocca, il Contropelo di Radio Capital

La storia non si ripete ma spesso fa rima. E quella di questa ore è una rima baciata. L’assoluzione politica di Formigoni con i voti della lega. L’assoluzione politica di Peter Griffin, da noi noto come Sergio de Gregorio, da parte di una caterva di franchi senatori, la nomina spartitoria dei nuovi componenti delle authority, senza neppure l’ipocrisia formale di un passaggio in commissione parlamentare tanto per vedere che faccia hanno, sono proprio amore e cuore con il finale della prima repubblica. Hai voglia te a lamentarti di Grillo e del populismo che monta i suoi consensi a neve, hai voglia ad immaginare una riedizione di Forza Italia Pulita alla madame Tussauds con le statue di cera di casa Vianello, ma se di fronte ad un’opinione pubblica inferocita, come ti hanno detto le elezioni e come ti ribadiscono i sondaggi, la vecchia politica si chiude così a riccio nella difesa di personaggi squalificati, di cariatidi più o meno celesti, di metodi di controllo, quel riccio finirà schiacciato sotto le ruote del primo che passa e senza nemmeno fare la tenerezza del piccolo spinoso.

Indegni i fischi?

No, indegno è un presidente del senato come schifani, indegno è un presidente del senato che – seguito dalla solita nutrita scorta di politici e politicanti – in un momento di emergenza nazionale si vanno a sedere su una poltroncina della tribuna vip di uno stadio e senza nemmeno pagare il biglietto ma anzi, facendosi accompagnare da automobili e scorte pagate da noi cittadini.
Indegno è un presidente del senato che premia una squadra di calcio, non bastano i conflitti di interessi, la politica italiana si è incistata ormai in ogni dove. Ce l’abbiamo anche nel piatto in cui mangiamo: insopportabile, nauseante, disgustosa invadenza.
Indegno è che non si sia potuta fermare una fottutissima partita di calcio ma – nel paese alla rovescia – abbiano pensato che fosse più opportuno chiudere i musei, quelli sì, luoghi di perdizione.

Indegno è uno stato che pensa di eliminare ancora sull’assistenza sociale nonostante e malgrado questo paese abbia una certa tradizione in fatto di calamità naturali.

Un paese dove alluvione significa tre giorni di pioggia e terremoto trent’anni in un container. [Ma chi ha perso tutto non sarà risarcito]
Indegno è aver costruito un personaggio come vittorio sgarbi e poi scandalizzarsi delle cose che dice vittorio sgarbi.
Indegno è che schifani abbia parlato di gesto incivile, riferendosi ai fischi allo stadio Olimpico ieri sera ma non l’abbia mai fatto quando e mentre il presidente del consiglio del governo di cui fa parte schifani trasformava l’Italia nel suo bordello personale, in una latrina a cielo aperto.
Oppure quando gli esponenti della lega, partito alleato del governo di cui fa parte schifani, vomitavano sull’Italia un giorno sì e l’altro pure.
Indegno è pretendere un nazionalismo di facciata solo quando succedono le tragedie salvo poi, nei periodi normali fregarsene allegramente di quello che succede ai nostri vicini di casa.

Un pensiero a Robin Gibb, morto di cancro. In questo miserabile mondo nemmeno la morte riesce a prendere la mira.

Quella giusta.

Il Deficiente del Senato
 Rita Pani

“Credevo che in una giornata come questa il Paese potesse dimostrare di essere unito” … [L’improbabile presidente del Senato, schifani.]

 

Ha espresso così il disappunto per i fischi ricevuti dall’Inno Nazionale, che ha preceduto la disputa della finale di Coppa Italia Napoli – Juventus, allo stadio Olimpico di Roma.

Perché l’idiozia del nostro paese è ormai consolidata al punto di essere tradizione, uso e costume. Un giorno verrà scritta anche sui libri di storia, e non sarà difficile datare la nascita del periodo che magari chiameremo “L’assurdismo”.
Che peccato, signor Deficiente del Senato, non aver colto l’occasione per tacere! Se solo avesse attivato il cervello prima di dar fiato alle fauci avrebbe ricordato come il paese si è immediatamente unito dopo l’omicidio di Brindisi. In tante città di questo paese che si conserva nonostante voi, la gente è scesa per strada a manifestare contro la violenza e contro la criminalità – anche la vostra. Migliaia di cittadini hanno camminato in silenzio per commemorare la vita di una ragazza, sprecata in nome di chissà cosa. Molti altri, nel chiuso delle proprie esistenze hanno trascinato passi stanchi, guardando fuori dalla finestra, come se dal mare potesse arrivare la risposta che stanno cercando, sul senso delle cose, anche le più orribili, quelle che una risposta non l’avranno mai.
Ma vi è ignoto il silenzio, vi è distante il rispetto, siete ormai pregni della vostra arroganza che vi proibisce di comprendere come ancora tra noi – gente normale – ci sia chi non è disposto a indietreggiare.
C’è stato un terremoto, signor Deficiente! Noi lo sappiamo, ce lo diciamo, ce lo raccontiamo. Noi non ridiamo. Non ci freghiamo le mani fiutando l’affare che verrà. Nemmeno voi, in vero, ora che non c’è speranza di vedere il danaro correre a fiumi, dato che non ce n’è, ora che ve lo siete rubato tutto. Noi siamo uniti, a volte anche nel silenzio che rispetta le cose che si possono tacere, come il dolore, non solo per la perdita delle vite umane, ma anche dei pezzi di storia cancellati dalla furia della terra, che si ribella anche lei.
Noi siamo uniti, perché sappiamo che – terremoto! Governo ladro!

Trema la terra, piove, tira vento, scorreggia una formica e la storia se ne va, e sparisce per colpa vostra che non avete investito, che non avete messo in sicurezza i territori, che avete fatto in modo di lasciare che le mafie se li spartissero. Voi che avete lucrato sul cemento, sulle strade impossibili da realizzare, sulle montagne da scavare, sui rifiuti da seppellire.
Il popolo pensante per fortuna è ancora unito, e non lo avrete mai, signor Deficiente del Senato. Siamo uniti del silenzio che ci rigenera, che ci lascia a pensare, che ci impone di ignorare una partita di pallone, sedativo naturale per un popolo da domare.

Se è stato fischiato in uno stadio, pensi un po’ che accoglienza se mai le venisse in testa di andare a fare l’avvoltoio in Emilia, o a Brindisi, o dove la vita arranca sempre più accanita e stanca.
Io, per esempio, le sputerei in faccia.

Vilipendio allo Stato

Leggo che la solerte procura di Nocera Inferiore, evidentemente composta da funzionari con un sacco di tempo libero e nulla di più interessante e serio da fare “ha aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di offesa all’onore e al prestigio del capo dello Stato. La polizia postale ha ricevuto il mandato dal magistrato di accertare su quali siti, inneggianti a Beppe Grillo, siano comparsi commenti, invettive (o peggio) che possano configurare il reato.” (Il virgolettato è dell’Ansa).
Fa piacere sapere che c’è un sacco di gente che allo Stato ci tiene, ad esempio il procuratore antimafia Grasso che darebbe un premio a berlusconi per il suo sincero impegno nella lotta antimafia.
Un premio speciale a lui e al suo governo.
Dai piani alti dell’attuale governo ci fanno sapere che chi è contro Equitalia è contro lo Stato: mi piacerebbe sapere come si può configurare, invece, chi elegge a padrino della lotta antimafia uno che con la mafia ha avuto molto a che fare, non perché l’abbia combattuta ma perché se la teneva in casa.

Horroris causa –  Marco Travaglio, 13 maggio
Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso dichiara testualmente a La zanzara: “Darei un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia. Ha introdotto leggi che ci han consentito in tre anni di sequestrare 40 miliardi di beni ai mafiosi”. Era dai tempi della candidatura di B. al Nobel per la Pace, iniziativa di alcuni zelanti parlamentari del Pdl, che non si rideva tanto. Dopo il premio Guido Carli “alla carriera” (niente male l’idea di consacrare un piduista a erede universale di un uomo che combatté la P2), il Cainano incassa e si appunta, honoris causa, la medaglietta “una vita contro la mafia “. Sulla data d’inizio del suo impegno antimafia si fronteggiano varie scuole di pensiero.
C’è chi sostiene che B. abbia cominciato a combattere Cosa Nostra nel 1974, quando (come ha appena confermato la Cassazione nella sentenza Dell’Utri) ricevette a Milano la visita dei boss Bontate, Teresi, Di Carlo e Cinà, portati in dote dall’amico Marcello per suggellare la promozione del mafioso Vittorio Mangano a fattore di Arcore. C’è chi invece data il suo furore antimafioso al 1975, quando la mafia gli fece saltare la villa in via Rovani a Milano e lui non denunciò nulla ai carabinieri perché, confessò anni dopo, sapeva che l’attentato era opera dell’amico Mangano. Altri lo fanno coincidere con l’attentato nella stessa villa del 1986, quando al telefono con Dell’Utri parlò di “bomba gentile e affettuosa” e concluse: “Se Mangano me li chiedeva, io 10 milioni glieli davo”.
Altri infine fanno scattare la sua limpida coscienza antimafiosa da quando — scrive ancora la Cassazione — “pagò cospicue somme a Cosa Nostra” nell’ambito di “un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell’Utri”, il tutto almeno fino al 1992, l’anno delle stragi. Poi c’è il B. premier, ventennale spina nel fianco di Cosa Nostra. Nel 1994 tuonò contro Caselli e i pentiti di mafia, in tandem con Riina (“ha ragione il presidente Belluscone”) e intimò alla Rai di piantarla con La Piovra che rovinava l’immagine dell’Italia e soprattutto della mafia nel mondo. Poi portò in Parlamento Dell’Utri e Cosentino. Promosse ministro Lunardi che voleva “convivere con la mafia “. Depenalizzò il falso in bilancio e varò tre scudi fiscali, regalando ai mafiosi l’anonimato e il rientro dei capitali sporchi in cambio ora del 2,5% ora del 5% di tasse invece del 45%: un riciclaggio di Stato in concorrenza sleale con gli onesti spalloni. Consentì la vendita dei beni sequestrati, così i boss possono ricomprarseli tramite prestanomi. Disse: “Strozzerei con le mie mani gli scrittori che parlano di mafia” (tipo Saviano e altri). Modificò l’art. 2 della normativa antimafia: se prima si potevano confiscare in base a “sufficienti indizi”, ora invece ci vuole la prova certa (difficilissima da trovare) che “risultino” provenienti da attività illegali. Infine, per salvarsi la coscienza, il ministro Alfano varò un brodino pomposamente chiamato “testo unico antimafia “, giudicato dagli operatori seri fumo negli occhi, che nulla aggiunge di sostanziale alla lotta alla mafia (né ai sequestri dei beni, che si facevano tali e quali anche prima).
Forse Grasso si riferisce a quella cosa inutile quando propone addirittura il “premio speciale” antimafia per B. Nelle procure
antimafia si ride di gusto. Ma le battute del super-procuratore non sono finite: “Ingroia fa politica utilizzando la sua funzione”, “ha sbagliato a parlare a un congresso di partito” e ora “deve scegliere “. E altre ne seguiranno, annuncia Gasparri, che lancia “la prossima campagna elettorale” di Grasso. Naturalmente Ingroia è uno dei pm che indagano sulle trattative Stato-mafia, che quando Grasso era procuratore a Palermo erano tabù, e che coinvolsero anche la Banda B. Quindi la regola è questa: indagare su mafia e politica e parlarne a un congresso di partito è “fare politica”, fare un soffietto a B. e Alfano invece è fare giustizia.
E poi dicono che la satira è morta.

Nella foto, berlusconi e dell’utri al loro esordio nella lotta antimafia.

Brevissimo, personale e molto incazzato

Mezza giornata di telefonate per cercare di richiedere una tac d’urgenza ma la tac non c’è perché l’urgenza non è prevista dal nostro servizio sanitario che la prima disponibile e convenzionata la può fare solo a fine giugno, dunque significa che per fare quella tac bisognerà togliersi dal portafoglio almeno 360 euro che nessuno rimborserà.
E chi non li trova perché non se li può togliere può andarsela allegramente a prendere nel culo e crepare, in questo nostro civilissimo paese.
Anche se lo stato si prende in anticipo quei soldi che poi potrebbero servire per curarsi.
E se qualcuno è particolarmente fortunato da non avere mai bisogno del  servizio sanitario o in percentuale meno di altri, lo stato non restituisce poi il maltolto oppure non chiede, come sarebbe giusto che fosse meno soldi a chi può fare a meno delle prestazioni convenzionate, li vuole sempre e tutti lo stesso.
Però le tasse sono bellissime e lo stato non uccide.
Ma, soprattutto, non si deve incentivare l’uso del privato altrimenti il pubblico s’indebolisce.

Se penso che a questi nostri  lor signori padri della patria ma figli di qualcun altro paghiamo anche le cure termali, il chirurgo estetico e il dentista, oltre a tutte le altre cose a loro ma non a nostra insaputa,  oggi è meglio che non esco di casa.
Perché rischierei davvero di essere violenta col primo che mi dice una cosa fuori posto.

Spending review: Quirinale, Consulta e Parlamento esclusi, saranno autonomi

Dedicato cordialmente a tutti quelli che s’indignano per Grillo.
A quelli che non sanno mettere due parole in fila senza che almeno una sia “qualunquista” o “populista.” O tutte e due.

Quelli da 32.000 euro (almeno) al mese (esclusi i benefit dei quali possono usufruire a vita loro, le loro famiglie, gli amici ma soprattutto gli amici degli amici sempre molto presenti nella politica italiana),  prima ci dicono, anzi ci ordinano per legge che dobbiamo lavorare fino a settant’anni per ottocento, mille  euro al mese, dimenticarci dei diritti  e stare zitti;  che i giovani prima o poi una possibilità l’avranno, magari non qui dove sono nati ma fa nulla; oggi ci hanno finalmente detto che di sacrifici loro non vogliono nemmeno sentir parlare, che quello che a noi non è concesso gestire e cioè i nostri soldi  come pare e piace a noi, a loro invece sì, deve essere concedibile e concesso.
Le loro spese non possono né debbono essere controllate e ridotte ma le nostre sì.
Prima ce n’era soltanto uno più uguale degli altri: oggi ne abbiamo un esercito, visto che la loro autonomia vale più della nostra che invece non ne abbiamo nessun diritto e dobbiamo mettere tutto di noi a disposizione del salvataggio dello stato. Cioè di loro e di tutti i loro privilegi ai quali – ormai è evidente – non possono proprio rinunciare.

E Napolitano a gente così fa i complimenti dalla mattina alla sera: i cattivi ai quali dedicare anatemi e moniti siamo noi che non capiamo, ingrati che abbiamo vissuto sempre al di sopra delle nostre possibilità, secondo i cervelli bacati di chi lo pensa e purtroppo lo dice.

E hanno pure il coraggio di lamentarsi  dell’antipolitica.

Milleproroghe

Preambolo:

A Porta a Porta compare il plastico della Concordia. Spero che un giorno Rocco Siffredi faccia una strage in una piazza armato del suo solo cazzo. Voglio vedere Vespa che modellino si inventa.

Sottotitolo:
       Lega, sindaco di Adro contro Napolitano
‘Una vergogna averla come Presidente’

Il primo cittadino del paese bresciano contro il Capo dello Stato colpevole di aver nominato Cavaliere l’imprenditore che pagò la mensa scolastica a quei bambini esclusi perché i genitori erano morosi.

Una tassa (un’altra!) sulle sigarette per pagare le pensioni dei lavoratori precoci; valà che fantasia, ci volevano gl’ingegneri della moneta per partorire questa genialata inserita in quel casino chiamato milleproroghe nel quale tutti i governi di tutti i colori, tecnici e non, infilano tutte le porcate possibili e anche quelle impossibili e inenarrabili.

Fra un po’ metteranno le stelle gialle sulle porte di casa dei fumatori, come facevano i nazisti con gli ebrei, in America ci sono proprietari che non ti danno nemmeno un appartamento in affitto se sei un fumatore, poi magari sei uno stupratore seriale di bambini ma a loro non frega un cazzo; il fumo fa male puntoebbasta.

Quanto ancora lo stato riterrà opportuno guadagnare su quello che poi vieta, sconsiglia e aumenta di prezzo con la stessa frequenza con cui si cambiano le mutande? (e spero che la maggioranza della gente le cambi tutti i giorni almeno una volta). Questo governo ha già aumentato il tabacco trinciato che molta gente usa proprio per risparmiare, evidentemente quello che fa risparmiare nuoce alla salute più dell’alcool per esempio; in Grecia è successo lo stesso: quando le autorità si sono accorte che la gente per risparmiare non usava più il gas ma l’elettricità hanno aumentato il costo dell’elettricità, cornuti e mazziati, insomma, e senza nemmeno poter scegliere come farsi eventualmente del male. Il fumo è un vizio e non una priorità? bene: mi devo sentire in colpa perché fumo? e poi di quanto altro devo sentirmi in colpa per cose che non ho contribuito io a rovinare? la mia priorità è anche quella di essere trattata da cittadina che paga le tasse, rispetta la legge, quelli che non fumano e vorrebbe anche poter continuare a fare ogni tanto quello che le piace, non soltanto quello che deve. 

Aumentando le sigarette si vuole incidere sul costo sociale di chi poi si ammala a causa del fumo, disincentivare le abitudini dannose? ari_bene, anzi, benissimo: gli incidenti stradali hanno un costo molto maggiore per la società, eppure nessuno vieta alla gente di salire in macchina anche per andarsi a sfracellare sul pilone della tangenziale. Io tasserei gli obesi per esempio, quelli che mangiano più di quanto sia necessario, anche le loro cure le paghiamo noi. E come scrive un amico altrove tasserei quelli che  fanno pagare noi per andare a soccorrerli quando praticano i loro fottuti sport estremi. Perché io devo pagare per chi non si regola a tavola o per quegl’imbecilli che si sentono bene solo se violano una montagna, la foresta, il mare e il cielo?
Però insomma basta, la mia libertà non me la faccio tassare, almeno non senza dire quanto sia ingiusto lasciare tutto a chi lo ha sempre avuto e togliere man mano il molto a chi aveva già poco di suo.
Viviamo in uno stato estortore (equitalia) e biscazziere che ci dice che il fumo uccide però ce lo vende, che bisogna bere poco, e ti vende pure l’alcool, che possiamo giocare d’azzardo per riempire le casse dello stato ma con moderazione, responsabilmente, sapendo benissimo che c’è gente che col giochetto ‘innocente’ dei gratta e vinci dilapida stipendi e pensioni; sono soprattutto gli anziani e le anziane a spendere un sacco di soldi con queste cazzate invece di destinarli ad un uso più utile.
Se non si trattasse dello stato ma di un’associazione a delinquere qualsiasi che fa le stesse e identiche cose  la si potrebbe definire il monopolio dei clienti delle puttane, praticamente, approfittatori che lucrano sulle debolezze e le disgrazie altrui.

Nuoce gravemente alla salute

Carina questa novità delle sigarette che si spengono da sole. Dittature in ogni dove, in questo bel paese che è l’Italia dove lo stato fa pagare le sigarette per intero però da un po’ di settimane si possono fumare solo per metà.
Che il fumo faccia male lo sappiamo anche noi che fumiamo lo stesso, ci sarebbe poi da discutere per mille anni su quanto faccia male anche tutto quello che ci viene propinato a nostra insaputa; nell’aria, nei cibi che mangiamo, nei saponi con cui ci laviamo, nei detersivi con cui igienizziamo – almeno questo è quello che crediamo di fare – le nostre case, i piatti dentro ai quali mangiamo eccetera.
Ma se lo stato ha così a cuore la nostra salute perché non la smette di rendersi complice di chi produce cose che fanno male? eppure è facile, basterebbe fare come in America dove le multinazionali del tabacco sono private, non è lo stato a vendere le sigarette salvo poi dirti che fumare fa male, ecco perché ogni tanto qualcuno riesce anche ad ottenere i risarcimenti dei danni provocati dal fumo.
In Italia questo non sarà mai possibile: è possibile però, per lo stato, stampare sui pacchetti di sigarette frasi dal tenore terroristico e inventarsi l’escamotage che non farà smettere nessuno di fumare ma in compenso farà vendere molto di più perché nessuno va a riaccendersi una sigaretta spenta a metà. Io fumo, e nemmeno poco. Ma se da domani smettessero di vendere le sigarette me ne farei una ragione. Non ho mai sopportato queste alleanze fra lo stato e chi produce cose destinate alla vendita  che avvelenano o potrebbero farlo. Lo stato con una mano ti dà e con l’altra vieta, manco fossimo tutti un popolo di cerebrolesi incapaci di scegliere anche come farci eventualmente del male. Lo stato non vendesse più alcool e fumo così non ci sarebbe nemmeno più bisogno di nascondersi dietro l’alibi della scrittina idiota sui pacchetti come a dire “io te l’ho detto, poi sono cazzi tuoi”, ennò, sono i nostri, visto che me le vendi tu. Di class action ce ne vorrebbe una al giorno, nel paese dei disonesti paraculi.