Di donne, di uomini, di leggi fasciste

La cosiddetta legge sul cosiddetto “femminicidio” prevede anche l’assistenza legale gratuita indipendentemente dal reddito della denunciante.

E chissà se le vedove delle migliaia di morti sul lavoro hanno potuto contare sul patrocinio legale offerto dallo stato, dipendentemente da un reddito che nella maggior parte dei casi scompare insieme alle vittime degli incidenti: ma quella delle morti sul lavoro non è evidentemente un’emergenza così grave e importante da richiedere leggi speciali nonostante il numero delle vittime, uomini perlopiù, sia infinitamente maggiore a quello delle donne che muoiono, in situazioni diverse, per mano di uomini violenti.
Quel decreto è un attentato a mano armata contro l’uguaglianza e quella parità di diritti tanto sbandierata ai quartieri alti delle istituzioni.

Se esiste un diritto per evitare di applicare il giudizio del popolo come si faceva ai tempi della legge del taglione, un diritto pensato e fatto apposta per evitare che si giudichi il responsabile di un reato, di qualsiasi reato, anche quelli che smuovono le pance e gl’istinti più beceri di chi li commenta, quel diritto che serve ai giudici a non condannare il reo sulla base del comune sentire o del loro, perché si accetta, si tollera che vengano fatte leggi sulla base di una campagna terroristica mediatica come quella sul “femminicidio”? 

Mesi, anni, di martellamento, di manipolazioni, di dati riportati in modo tale che facessero sembrare l’Italia come il paese in cui le donne rischiano di più mentre da recenti statistiche Istat risulta che Italia e Grecia sono le nazioni in cui le donne sono più sicure. 
E basta fare una ricerca di dati facilmente reperibili in Rete per avere la conferma che in Italia non c’era nessuna emergenza. 

Solo fatti di cronaca, purtroppo ripetuti come ne accadono in tutti i paesi del mondo dove però nessun governo pensa a fare leggi che puniscano lo stalker, il violentatore nello stesso modo dell’ultrà di calcio violento o di chi manifesta per i suoi diritti.

Fomentare, dire che c’è un’emergenza, un allarme, farlo da ministro, da presidente del consiglio e della camera quando i dati, le statistiche, i numeri raccolti in ambito internazionale dicono di no significa essere irresponsabili, complici di un governo sciagurato che ha messo in cantiere una legge indecente.

Se, come aveva detto la ministra prematuramente licenziata dal parlamento “la violenza si elimina e si combatte occupandosi di chi la perpetra”, come pensa di fare questo stato ultimo in tutto: per investimenti in cultura e informazione libera prima di tutto, solo realizzando ridicole leggi repressive?

Contrastare la violenza sulle donne fa parte dell’ordine pubblico in cui è stato inserito quell’osceno testo di legge o è parte di una subcultura che va combattuta informando e insegnando già dalla prima infanzia, dalle scuole dell’obbligo? chiedo.
Un obiettivo che si può raggiungere solo liberando la scuola da una religione che, dalla notte dei tempi, pone le donne all’ultimo gradino della scala non solo sociale ma anche naturale visto che la Creazione l’ha fatta arrivare dopo l’uomo e gli animali e informando in un modo corretto, che definisca perfettamente quello che è emergenza e quello che non lo è.

Mi piacerebbe sapere quante sono le donne che dicono di impegnarsi nel contrasto alla violenza sulle donne e poi mandano i figli al catechismo per la comunione.  Perché voglio dire, una certa coerenza fa cultura, e sappiamo tutti in che modo le religioni, praticamente tutte, considerano le donne.

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Il mio pensiero di oggi lo voglio dedicare agli uomini, da sempre vittime del pregiudizio femminile che però non fa notizia, non si merita il dibattito culturale, quello politico né tanto meno una legge che tuteli il loro diritto a non essere discriminati in quanto uomini.

Uomini aggrediti psicologicamente e non solo, ci sono, il cui disagio non fa notizia semplicemente perché non viene denunciato forse per pudore, per il timore di essere considerati meno uomini. 

Del resto la storia vuole l’uomo infrangibile, che risolve tutti i problemi grazie alla sua maggiore forza fisica, già da bambini i maschi vengono rimproverati di “essere delle femminucce” quando piangono perché si fanno male, un maschio non ha diritto ad avere le sue debolezze, fragilità pena essere considerato uno che vale poco mentre la donna nasce già col diritto di lamentarsi, di piangersi addosso, di ritenersi una vittima per il solo fatto di essere femmina.

Uomini maltrattati da donne scaltre, approfittatrici e che tacciono la loro condizione perché la loro denuncia non verrebbe nemmeno presa in considerazione da una società e da un’opinione pubblica che hanno maturato ormai una mentalità che vuole le donne sempre vittime e gli uomini sempre carnefici; provare a girare le carte in tavola significa vedersi piovere addosso ogni tipo di critica, accuse di non capire, di non sapere.

Eppure ci sono dati ufficiali, ad esempio quello del Registro Criminologi e Criminalisti che un po’ di tempo fa ha dichiarato che “il maschio italiano ha difficoltà a rendere noto e a denunciare il maltrattamento subito.
Un tentativo di studio è stato fatto nel 2002 analizzando un campione di 2.500 coppie in crisi, i risultati finali non sono confortanti perché è emerso che circa il 30% degli uomini aveva ammesso di aver subito violenze: schiaffi, morsi, tirate d’orecchie, ricatti e che la metà degli omicidi coniugali viene commesso da donne”.

Ma questi sono dati che non fanno notizia semplicemente perché non interessano nessuno quanto invece gonfiare quelli che vedono le donne vittime: nei cosiddetti “femminicidi” viene inserito tutto: omicidi per rapina, quelli commessi da estranei che nulla c’entrano con una relazione andata a male, 124 donne donne morte ammazzate su una popolazione di sessanta milioni di persone fanno una percentuale che vede parecchi zeri prima di un uno, e mai nessuno che si preoccupi di andare a vedere come sono morte, chi l’ha uccise e perché. 

E’ “femminicidio”, una parola orribile, che non significa niente e punto e basta.

E la politica che fa? invece di pensare di offrire il suo contributo per una svolta culturale: non esiste violenza di genere, esiste una violenza maturata nell’ambito familiare per i motivi più disparati, esercitata soprattutto nei modi più disparati ed è assolutamente reciproca, mette il carico da 11 della legge speciale, fascista, inserita in un contesto di ordine pubblico per regolare le faccende private di chi non sa fare ordine nemmeno a casa sua.

Italia: un paese allergico all’uguaglianza

Lo stato biscazziere che con una mano dà e con l’altra toglie: mentre si inaspriscono leggi che trasformano tutti gli uomini in ipotetici mostri violentatori, assassini, meritevoli di un marchio perenne di disdoro sociale, si approva il decreto svuotacarceri per liberare chi delinquente lo è stato davvero e probabilmente tornerà a svolgere le sue attività consuete. C’è sempre un buon motivo per dispiacersi di essere nati in questo paese ridicolo e pietoso che è l’Italia.

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Prevenire è rieducare, Concita De Gregorio –  La Repubblica

Questa non è una legge per prevenire né per educare ma per reprimere.

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Il decreto (“sicurezza”) repressivo su femminicidi e #NoTav

Mauro Biani

In questo paese c’è chi vuole, pretende ed esige una legge  che  dica che uccidere una donna deve essere più grave  più grave di farlo ad un uomo. 

Che pretende ed esige un diverso trattamento per lo stesso reato in base al sesso del colpevole.

Mentre non deve essere il genere della vittima a stabilire la gravità del reato ma il reato. E uno o mille non fa differenza.

Nei numeri, che vengono diffusi dalla malainformazione italiana a proposito di “femminicidio”,  lo si è detto tante volte, viene inserito tutto, anche il figlio che ammazza la madre perché non gli dà i soldi per drogarsi: è “femminicidio”? no, però aumenta il bottino e viene usato anche quello per strumentalizzare l’emergenza che non c’è.

 Questo è il risultato dell’aver insistito per pretendere una legge “ad donnam” di cui un paese normalmente civile non ha bisogno. 

Le leggi contro violenze e omicidi [omicidi, non femminicidi] ci sono, bastava farle rispettare;  il risultato dell’aver manipolato e orientato l’opinione pubblica diffondendo dati allarmistici in merito ad un’emergenza che stando ai numeri, alle statistiche europee e internazionali non è mai esistita.

In Italia dopo le donne ma per altri motivi, legati alla posizione sociale prima di tutto,  gli omosessuali a cui si negano diritti normalissimi che tutti i paesi civili concedono si discrimineranno  anche i morti ammazzati.

Sarà felicissima anche Laura  Boldrini che si è fatta promotrice della norma contro il cyberbullismo, sacrosanto contrastare e punire con la legge  le minacce e lo stalking via web ma chissà perché finché le minacciate, molestate e perseguitate eravamo noi utentesse semplici di questo fenomeno non è mai fregato niente a nessuno e men che meno alla legge.

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Meno male che abbiamo questo bel governo delle larghe intese che pensa al nostro bene.
Come avremmo potuto fare senza una legge contro la violenza sulle donne con dentro, infilata un po’ come si fa con le cosiddette milleproroghe dove si può trovare l’incredibile, impossibile e inenarrabile, una norma che estenda il divieto di maltrattare e ammazzare le donne nei cantieri e allo stadio? questo, non sembra, ma è un governo all’avanguardia, previdente. 

Le donne devono smettere di farsi picchiare e ammazzare da sconosciuti carpentieri, manovali, ultrà e continuare a farselo fare nel comodo e nell’agio delle proprie case da mariti, compagni e fidanzati professionisti.

Le leggi speciali sono leggi fasciste: un paese che ha una Costituzione che pone i cittadini allo stesso livello, che siano bambini, donne, uomini, omosessuali, lesbiche e trans e che specifica che la legge è uguale per tutti non ha bisogno di leggi pro o contro una fascia particolare di persone come in questo caso.

Questa legge fa schifo, è anticostituzionale perché discriminatoria, non tiene conto della volontà delle donne, le mette in una condizione di minorate incapaci di intendere e di decidere  da sole, pone gli uomini a rischio denuncia anche per una banale lite come se ne fanno tante. 

Una donna che ha vecchi rancori e contenziosi da risolvere con il marito/compagno può inventarsi la violenza e il maltrattamento, succede tutti i giorni, e adesso sbatterlo anche  fuori casa [“alle forze di polizia viene data la facoltà di buttare fuori di casa il coniuge violento, se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna”].
Oppure, qualora la donna decidesse di ritirare la denuncia non lo può fare; un uomo resta marchiato a vita come col peccato originale.

Naturalmente quando si parla di “coniuge violento” è scontato che sia il marito perché noi donne no, non siamo capaci di violenze.

Questa è una legge infame concepita da vigliacchi che hanno voluto inserire in un contesto dell’altro che non c’entra niente come l’inasprimento delle norme contro gli attivisti No tav e sfido chiunque, anche la femminista più vetero a trovare un’attinenza tra il fenomeno della violenza sulle donne che comunque, vale la pena ripeterlo non costituisce nessuna emergenza sociale e le proteste di chi da anni sta solo difendendo il suo territorio da un abuso gigantesco, inutile e che serve solo a far arricchire i soliti delinquenti amici dello stato.

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E, a proposito di disuguaglianze:

Malcostume, mezzo gaudio
Marco Travaglio, 9 agosto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Caro Presidente Napolitano, sono un barista di Capri multato e denunciato dall’Agenzia delle Entrate per qualche scontrino non battuto nell’ultimo blitz del 2 agosto. Mentre gli agenti del fisco irrompevano nel mio locale, stavo leggendo le cronache sulla condanna di Silvio Berlusconi per una frode fiscale da 7 milioni di euro, residuo di un’evasione da 360 milioni di dollari falcidiata dalla prescrizione. 

E ci sono rimasto male, per la condanna ma soprattutto per la denuncia: gli avvocati del condannato e alcuni ministri del governo che ha disposto il blitz sostenevano che non si condanna chi ha versato all’erario miliardi, al cui confronto i 7 milioni dimenticati sono bruscolini, dunque B. è innocente. Ho provato a difendermi allo stesso modo, rammentando agli agenti del fisco che nella mia vita ho battuto migliaia di scontrini, al cui confronto quei 10 o 12 dimenticati sono quisquilie, dunque sono innocente. Ma non hanno sentito ragioni. 

Uno ha pure fatto lo spiritoso: “Guardi che la modica quantità per uso personale vale
solo per l’hashish e la marijuana, non per le tasse”. 

Però ho ripreso fiducia quando ho letto che Lei, appena condannato B., ha subito chiesto la riforma della giustizia (giusto: è scandaloso che qualche processo non vada in prescrizione). E che, appena Schifani e Brunetta sono saliti sul Colle a perorare l'”agibilità” del loro capo, s’è impegnato a “valutare e riflettere attentamente” come evitare che i gendarmi raggiungano pure lui per arrestarlo. Io sono un vecchio garantista e auguro al collega evasore tutto il bene possibile: se va bene a lui, buona evasione a tutti. 

Malcostume mezzo gaudio, diceva il nostro Totò. Però un filo di risentimento verso chi evade e poi manda i blitz ai colleghi confesso di nutrirlo: sono cose che non si fanno, dài. Non vorrei che alla fine l’unico evasore beccato con le mani nel sacco (e che sacco!) a farla franca fosse proprio lui. 

A quel punto m’incazzerei di brutto. Io non conosco Schifani e Brunetta e francamente non saprei chi mandarLe a perorare la mia agibilità. Posso chiedere a mio cognato di fare un salto al Quirinale. In alternativa Lei potrebbe passarmi il numero verde dell’Sos Colle per le vittime della malagiustizia: quello di Mancino, per capirci. 

L’importante è che Lei “valuti e rifletta attentamente” anche sulla condizione mia e di quanti, come me, evadono e vengono beccati. Perché, come dice il viceministro Fassina, lo faccio per sopravvivere; e soprattutto, come direbbero Scajola e Ghedini, a mia insaputa. Non le dico la faccia che han fatto gl’ispettori quando ho provato a convincerli che mi stavano denunciando in base al teorema del “non poteva non sapere” che tanto male ha fatto all’Italia con Mani Pulite cancellando un’intera classe politica. Ho buttato lì anche il caso Tortora, che si porta su tutto. 

E ho aggiunto che B. avrà pure avuto milioni di voti, ma anch’io mi sono candidato a presidente dell’assemblea del mio condominio e mi han votato tutti. 

Apriti cielo! 

C’è mancato poco che mi arrestassero: se non son finito subito al gabbio è solo perché li ho convinti — citando Corriere , Sole- 24ore e alcuni dirigenti Pd– che non è sportivo eliminare gli evasori per via giudiziaria: meglio batterli nelle urne. Infatti ho deciso di scendere in campo: tanto la legge Severino sull’ineleggibilità dei condannati era uno scherzo, vero? Non vorrei imbattermi in giudici come quell’Esposito che prima condanna Wanna Marchi e poi Berlusconi, dunque è prevenuto contro noi truffatori. Quello che legge il Fatto e Repubblica , e per giunta confessa di condannare i colpevoli: dove andremo a finire, roba da ricusazione immediata. 

Confido molto nel ritorno all’immunità parlamentare, voluta dai nostri padri costituenti per proteggere dallo strapotere delle toghe chi froda il fisco e si rifugia in Parlamento. Ora La saluto, perché qualche scontrino devo pur batterlo, ogni tanto. 

Ci vediamo alla Camera o al Senato: mi dicono che è pieno di colleghi.

25 novembre: che strazio ‘ste giornate contro

Sottotitolo: non andrò a votare alle primarie per i motivi che ho spiegato diffusamente in questi giorni, se avessi deciso diversamente, se chi ha organizzato queste primarie che comunque sono una dimostrazione di democrazia applicata ai fatti non avesse inserito quella trappola di doversi dichiarare elettori di centrosinistra, avrei votato Vendola. Perché pur avendo il cardinale sul comodino è l’unico che forse ce la può fare a riportare la parola SINISTRA sulla scena politica italiana.
E, attenzione a Renzi che invece dice, anzi lo scrive su un libro, che la fede  religiosa non deve rappresentare un pericolo in politica e che non può essere un fatto privato.
 La fede religiosa  E’ e deve restare un fatto privato, anzi, in Italia è urgentissimo che si agisca nel concreto per farcela proprio diventare.

Preambolo: ci sono donne che si ricordano di chiedere il rispetto per le donne il 25 novembre,  come quelle che  l’8 marzo pensando che sia una festa vanno a vedersi  spogliarelli maschili, se ti piace lo spogliarello perché non ci vai tutti gli altri giorni? e se ti piace il rispetto, perché non lo pretendi tutto l’anno, magari  tutti i giorni meno questo?

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: condividi anche tu “se sei contro la violenza sulle donne”.

Un concetto di così rara stupidità non dovrebbe essere pensato da nessuno, figuriamoci scritto su una delle solite fotine che imperversano sui social network e  che ci mostrano donne che si riparano volti, donne coi lividi sulle guance.
Come se la normalità fosse quella di essere “pro” qualsiasi violenza.
Come se ci fosse bisogno di ribadire il proprio no a tutte le violenze.
Non si combatte la violenza con immagini che la esprimono.
Non si è più pacifisti, ovvero contro le guerre, mostrando le foto di bambini dilaniati dalle bombe, per esempio.
Non si combatte la violenza sulle donne confezionando una parola “femminicidio” che a nulla serve se non a distogliere l’attenzione su un dramma  creando l’ennesimo divario, l’ennesima separazione, la quota rosa anche per quel che riguarda il diritto ad essere rispettate fisicamente.
Non esiste il femminicidio, non esiste il gaycidio, non esiste l’ominicidio; esiste l’OMICIDIO, se in questo paese si riuscisse a restare seri almeno sulle cose serie sarebbe un bel passo avanti.
Non ci vuole una legge contro la violenza sulle donne così come non ce ne vuole, non ce ne vorrebbe nessuna contro la violenza verso gli omosessuali, i bambini, i cani, i gatti eccetera.
Ci vuole UNA legge ben fatta per tutti, per le PERSONE – da far rispettare.

In Italia non c’è nemmeno una  particolare emergenza  contro la violenza sulle  donne, non ci siamo neanche sui numeri, le statistiche degli organi internazionali, uno a caso l’ONU, non il club dell’uncinetto quindi, rilevano che l’Italia è nella media di altri paesi, anzi addirittura ci sono paesi del nord Europa dove la media è uguale se non più alta; quello che fanno certi media è puro terrorismo mediatico che viene sfruttato come pretesto da veterofemministe d’antan per appoggiare richieste fuori da ogni logica,  tipo la proposta di legge  Bongiorno – Carfagna circa l’ergastolo per chi uccide le donne. Giulia Bongiorno, l’ottimo avvocato che è riuscita a far prescrivere Andreotti facendolo risultare mafioso solo un po’, quel tanto che bastava per non perdere la carica di senatore a vita, vuole l’ergastolo per gli assassini delle donne. Una proposta di legge che porterebbe la sua firma e quella della nota statista Mara Carfagna, la stessa che voleva inasprire la legge contro lo sfruttamento della prostituzione minorile e non mentre a casa berlusconi si organizzavano le famose cene eleganti a base di anal_coolici e bunga bunga.
E nessuna delle due la considera discriminatoria: un bel passo avanti in fatto di civiltà.
Che bel paese, l’Italia.

La vita ha lo stesso valore per tutte le persone, per le donne, per gli uomini, per i bambini, per omosessuali e transgender;  quindi chi offende, violenta e uccide donne, uomini, bambini, omosessuali e transgender  deve essere punito con la stessa pena. Non una pena diversa, una legge diversa ma l’applicazione esatta di una legge fatta bene. L’allontanamento coatto ad esempio non viene quasi mai fatto rispettare. Perché? quindi quello che si deve pretendere è la certezza della pena, non la diversificazione della gravità del reato.

Una legge pensata per dire che chi uccide un uomo o un gay sia meno colpevole di chi ammazza una donna può produrre solo effetti disastrosi.

Bisogna cambiare la cultura?
Sì, a partire dall’educazione dei bambini che storicamente in questo paese vengono educati e istruiti perlopiù da donne.
La quasi totalità dei bambini, maschi e femmine viene educata dalle madri, da maestre,  dunque da donne, anche alle scuole medie e alle superiori la percentuale degli insegnanti  donna è più alta.

Bisogna cambiare la cultura?
Sì, è assolutamente vero: bisogna cambiare la cultura, a partire proprio da certe madri, e sono tante, che spesso affibbiano ruoli distinti e separati ai figli proprio in base al sesso, genitori e nonni che regalano giocattoli sin dalla tenera età per ribadire la diversità, alle femminucce la tavola da stiro e ai maschi le pistole.
Madri che pretendono che sia la femmina ad aiutare in casa mentre al maschio è concesso potersi spalmare sul divano a guardarsi la partita coi papà.
Madri che non pensano sia utile insegnare anche ai figli maschi come si usa una lavatrice, una lavastoviglie e – appunto – un ferro da stiro, che mutande e calzini sporchi si mettono in lavatrice, non si lasciano sotto al letto, e che la tazza della colazione si può sciacquare e rimettere a posto. Serviti e riveriti finché restano in casa.

Maschi cresciuti pensando che ci siano cose che sono esclusivamente “roba da e per donne”-  in che modo potranno sviluppare un concetto diverso a proposito di rispetto PARITARIO per le donne?
La cultura si insegna da piccoli, in un paese normale.

La Cassazione è maschilista?

Sottotitolo: La corte ha solo applicato la legge che in uno stato di diritto deve valere anche per gli  stupratori nel rispetto della Costituzione. Ciò non toglie nulla alla pesantezza di pensare che se certe misure cautelari diverse fossero state prese anche in altre situazioni oggi forse Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Francesco Mastrogiovanni e altri  sarebbero ancora vivi e nelle carceri non ci sarebbero eserciti di persone colpevoli, loro sì, dell’odioso reato di “clandestinità”. Così odioso da prevedere l’arresto immediato e la detenzione a tempo indeterminato.

Violenza di gruppo, Cassazione: possibili anche misure cautelari diverse dal carcere.

Con la sentenza di oggi, la corte ha annullato una ordinanza del tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato la reclusione per due giovani accusati di stupro nei confronti di una ragazza del frusinate, ritenendo che fosse l’unica misura cautelare applicabile (dal Fatto Quotidiano).

In tanti abbiamo letto la notizia della decisione della Cassazione e ci siamo giustamente incazzati, poi abbiamo letto meglio e qualcuno ha capito, ha rettificato le notizie pubblicate e i relativi commenti, altri invece stanno insistendo con questa stronzata che i giudici starebbero liberando tutti gli stupratori d’Italia, e siccome c’ero caduta anch’io non mi va che vada avanti questa menzogna che i giudici liberano stupratori CONDANNATI. I giudici hanno semplicemente applicato quel diritto che fino a prova contraria, se questo è ancora uno stato di diritto, vale e deve valere anche per gli stupratori seriali.

Far passare la Cassazione come colpevole di mandare gli stupratori agli
arresti domiciliari, anziché in carcere, non è solo populista: è proprio
una becera menzogna. E tutto questo mentre in Parlamento si discute di responsabilità civile dei magistrati (che già esiste ma che viene allargata a dismisura).

I giudici non sono opinionisti da salotto. I giudici eseguono le leggi ed è questo che
hanno fatto. Non sono i giudici ad aver creato una merdata giuridica, ma
il legislatore, ovvero gli stessi politici che ora attaccano i giudici.
Sono i politici ad aver costruito una legge (quella sulla violenza
sessuale) incoerente con il resto dell’ordinamento: hanno previsto una misura cautelare rigida e dura (solo il carcere) per un tipo di reato (la violenza sessuale) la cui pena massima è di gran lunga più bassa di altri reati (come l’omicidio) che invece prevedono la possibilità di scegliere tra misure cautelari diverse (misure cautelari: cioè da attuarsi prima del processo). Ma come?! Per un reato “gravissimo” (come l’omicidio) il giudice può decidere tra il carcere e gli arresti domiciliari e per un reato meno grave (come la violenza sessuale) il giudice può optare solo per il carcere? È un controsenso, che va risolto e che ora è stato risolto. I politici che ora
accusano i giudici (nel momento in cui peraltro il parlamento sta
legiferando sulla responsabilità civile dei magistrati!) avrebbero
dovuto sapere che sarebbe andata a finire così (e infatti lo sapevano e lo sanno). Avrebbero dovuto – se l’intenzione fosse stata onesta –
prevedere per la violenza sessuale una pena ben più alta e non “da 5 a 10 anni” (fa conto che l’omicidio – se ricordo bene – è punito con il
carcere da 21 anni a salire). L’ordinamento giuridico impone coerenza (e la coerenza si pretende dal legislatore): diversamente… torniamo alla legge del taglione e alla giustizia privata e chi s’è visto, s’è visto.
P.s.:la gravità di un reato si misura ovviamente non in
base al sentimento popolare ma in base alle pene edittali stabilite
dalla legge: per questo l’omicidio è ben più grave della violenza
sessuale: perché la pena prevista è più alta.

(Un commentatore intelligente del Fatto Quotidiano)