Basta stronzate

La Francia sta bombardando la Siria da due mesi senza l’autorizzazione di nessuno. Stanotte Hollande ha mandato i caccia sulla Siria per colpa di persone di nazionalità belga e francese.

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Per la Siria ci si commuove e si scuotono le coscienze solo quando vediamo la creatura morta sul bagnasciuga, in pochi però si chiedono perché era arrivata fino a lì.

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La Francia ha bombardato l’ISIS in Siria

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Sembra incredibile, ma in Italia c’è chi di giorno indossa i panni del fruttivendolo e la notte gioca a fare la guerra. Un filo rosso che parte da un paesino in provincia d’Imperia e arriva fino a dentro i palazzi di Agusta Westland – Finmeccanica. [Report, Raitre – 15 novembre 2015]

Finché c’è guerra c’è speranza

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Alla parola “buonismo” per quanto insignificante prim’ancora che irritante e che andrebbe cancellata dalle bocche da cui esce qualche motivazione positiva si può dare, ma il “cattivismo” che quando si fa stato diventa non solo imbecillità ma pericolosa irresponsabilità non si può giustificare in nessun modo.
Lo stato di guerra da codice giallo o rosso di sicurezza poi è uno stato di guerra, che non garantisce affatto che non possa accadere lo stesso qualche attentato ma sicuramente diventa una limitazione di libertà per tutti.
Ci pensino quelli che credono di poter sacrificare ancora la loro esistenza in tutti gli ambiti, anche quelli privati e personali a queste politiche di incapaci che legano la politica ad interessi inenarrabili che prima creano i mostri, le paure, il terrore e poi non possono fabbricare un antidoto che combatta solo quello che va eliminato ma continuano a fare danni ancora più gravi di quelli che hanno già fatto.

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Se all’attacco terrorista si risponde con la “spietatezza” inutile chiedersi poi perché le guerre non finiscono mai.
La Francia ha avuto bisogno dei suoi morti per sapere che a Raqqa‬ c’è una concentrazione alta del terrorismo fondamentalista?
Hollande non lo sapeva o, come è più probabile, il bombardamento è solo una vendetta dimostrativa? Sotto i raid non muore anche la gente innocente che non ha nessuna responsabilità negli attacchi di Parigi‬?
Che almeno ci vengano risparmiate tutte le finte analisi sul da farsi dei numerosi fuffologi del blablaismo, perché solo un deficiente non capisce che nessuno ha la vera intenzione di interrompere il circuito globale di morte, perché per interromperlo sul serio ogni stato coinvolto deve rinunciare ad una sostanziosa quota degli interessi che si maturano proprio continuando a fare le guerre.
Il terrorismo, come ci ha mostrato e spiegato benissimo Report ieri sera viene armato e addestrato proprio da chi dice di volerlo combattere.  Basta stronzate.

Gufi, bestie, verme, imbecille: basta con la politica degli insulti di Grillo! Ah, non era Grillo?

Hollande decide [da solo? ] che è arrivato il momento di usare l’intelligenza delle bombe pacifiche occidentali contro l’Isis in Siria.
Così quella povera gente sarà costretta a scappare non solo dal fondamentalismo islamico che uccide ma anche dai raid dei magnifici salvatori del mondo della santa alleanza che abbiamo già visto varie volte in azione.
Il caos prodotto da Sarkozy in Libia per ammazzare Gheddafi non è bastato.
Sono sempre più convinta che a questi non interessi un fico secco di portare stabilità nei paesi devastati dalle guerre e dal saccheggio occidentale, l’obiettivo è quello di elevare il primato della loro politica scellerata e criminale, questo costerà ancora vite umane, gente che fugge che poi non si sa dove mandare, il conflitto globale fra chi vuole, può accogliere, chi no e i lor signori continueranno a godersi lo spettacolo ben chiusi e protetti nei loro palazzi.

Questo non è un paese ridicolo, è un paese TRAGICAMENTE ridicolo.
Ho sentito qualche passaggio dell’intervento di Renzi alla chiusura della festa della [fu] Unità, a me i toni di quell’uomo mettono paura, perché non sono poi così diversi da quelli degli aizzafolle che va molto di moda criticare e condannare.
Dire che il pd, ‪Renzi‬ sono il giusto e tutti gli altri sono “bestie” è ribadire il pericolosissimo concetto dell'”o con me o contro di me” di stampo dittatoriale. Ci aveva già provato berlusconi inserendo l’odio e l’amore nel linguaggio politico: due concetti da prima elementare che non c’entrano niente con la politica ma comprensibili da tutti e che fanno capire molto bene dove si vuole indirizzare la ragione e dove il torto. Gli orchi che diventano maghi e le streghe cattive fatine solo con l’uso del linguaggio, in pochi poi vanno a vedere come agiscono i maghi, le fate e la nostra grande informazione si guarda bene dal rivelarlo.
Chi stringe le mani dei guerrafondai abbia almeno la decenza di non citare Vittorio Arrigoni, un uomo che alla pace e all’umanità applicata nel concreto, non chiacchierata da un palco usando e strumentalizzando la morte di un bambino ha sacrificato la vita né di definire “bestie” chi ha altri punti di vista. Non c’è solo salvini, c’è anche un sacco di gente che legittimamente pensa che l’accoglienza debba avere una regola, che è impensabile poter trasferire un continente, due, dentro un altro.

Gufi, bestie, verme, imbecille: il prossimo step del dibattito politico avrà come esordio “la puttana de tu’ ma’ ?” Che differenza c’è fra salvini e il suo essere rozzo e razzista ma molto utile al sistema che se lo tiene ben da conto e Renzi che per fare campagna elettorale, dare fiato alle trombe dei servi della disinformazione che oggi scrivono solo di lui, novello Figaro che va di qua e di là a prendersi gli applausi e l’abbraccio dei banchieri, degli imprenditori, di Marchionne e di John Elkann, non certo quello dei cittadini stremati dalla crisi, che usa la morte di un bambino e si permette di fare sue le parole di un uomo che per la pace ha sacrificato la vita?
Sono vergognosi, indecenti entrambi, Renzi di più visto che il suo ruolo è di presidente del consiglio di tutti, anche di quelli che lui definisce bestie anche se non scendono al livello di salvini.

E questi sarebbero quelli che vogliono gestire un paese per renderlo civile, capaci di fronteggiare il dramma epocale delle migrazioni dovute all’imperialismo occidentale?
 Vergognatevi, cialtroni.

Di empatia, etica, coscienze, “risvegli” ma soprattutto di banalizzazione del dolore altrui

A proposito di Aylan, tre anni, il bimbo morto col fratellino Galip di cinque in Turchia la cui immagine ha fatto il giro del mondo. Io ho scelto di non pubblicarla qui né di condividerla sulle mie pagine social: ognuno ha la sua linea editoriale.

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Impubblicabile

Sottotitolo: “nell’era social ognuno di noi è media, e ognuno di noi si prende la responsabilità dei contenuti che pubblica. Per la maggior parte chi ha condiviso, almeno dal mio punto di osservazione, ha scelto di farlo perché “il mondo deve sapere”, senza che alcuna informazione approfondita o meno accompagnasse quelle immagini. Chi è quel bimbo, da cosa sta fuggendo, cosa sta succedendo in Siria? Perché decido di “imporre” quell’immagine ai miei contatti? Non so onestamente, quanti di quelli che hanno pubblicato o condiviso conoscano le risposte, si siano posti dubbi prima di usare il tasto “pubblica” o “condividi”. Sui miei spazi ho deciso di non condividere. Avrei voluto scegliere se vedere o meno. Non mi è stato possibile. Alcuni dei miei contatti hanno deciso che era loro missione “risvegliare” la mia coscienza.
Quei contatti li ho oscurati, da oggi non vedrò più i loro contenuti su Facebook o su Twitter”. [Arianna Ciccone – Valigia Blu ]

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Da qualche parte ho letto che chi non ha cervello non ha nemmeno cuore. Gli altri, chi ha i due organi perfettamente funzionanti si abituano, questo mostrare di continuo la violenza produce assuefazione, nessuno si sofferma più di un secondo sulle immagini di corpi straziati, malnutriti, molti le evitano di proposito. Come scrivevo giorni fa altrove una società tollerante, comprensiva ha bisogno di serenità, e finché saremo qui tutti quanti a doverci confrontare con difficoltà di tutti i tipi dovute alla stessa politica sciagurata che non si attiva per evitare che migliaia di persone muoiano per salvarsi la vita è perfettamente inutile sollecitare delle reazioni in modo violento da parte dei media, spesso gli stessi che tacciono su altre questioni.

In queste ore migliaia di italiane e italiani non sanno che sarà della loro vita fra meno di due settimane, gente costretta a spostarsi di centinaia di chilometri per andare a lavorare abbandonando casa, famiglia, figli, non penso che sia giusto caricare di ulteriori angosce e di colpevolizzare ingiustamente chi già vive in situazioni di disagio, povertà, mancanza di lavoro, del necessario per sopravvivere, chi è malato, sofferente:  specialmente in periodi di crisi ognuno è vittima di una guerra.

Noi non abbiamo nessuna possibilità di interrompere la spirale della morte collegata ai conflitti del mondo, possiamo stare qua tutto il giorno davanti a un monitor e piangere guardando  foto ma niente cambierà, perché chi potrebbe cambiare le cose non lo farà: nessun potere del mondo rinuncerà alla sua quota di morte che si trasforma in profitti economici, questo è, che si sia coscienti o meno. E prima lo capiamo tutti meglio è. 

Se l’obiettivo, il fine di queste continue sollecitazioni violente, non richieste, è costruire una società mondiale fatta di cattivi che edificano il male perché si traduce in soldi,  potere e di gente confusa che non capisce più perché viene accusata ogni giorno e ovunque di cose che non ha fatto né contribuito a fare e nella quale il potere del mondo può agire come gli pare bisognerebbe rivedere la strategia. La diffusione del male, della violenza, dell’orrore  non  aiuta e non risolve. 

Ci si abitua a tutto: anche all’orrore.

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L’etica della condivisione nell’era dei social

Il rischio di banalizzare l’orrore con la tendenza alla pubblicazione dei contenuti ‘forti’ esiste. E dovremmo quanto meno esserne consapevoli. Nel caso della tragedia al largo della Turchia ci sono differenze tra la condivisione sui social e la pubblicazione o meno delle immagini da parte dei media.

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Empatia significa anche pensare che qui in Rete non siamo soli, non siamo a casa nostra, fra persone che ci conoscono e che conosciamo, quando  la parola è supportata dalla gestualità, gli sguardi,  quando si può insistere finché non c’è un chiarimento e la comprensione.

Imporre la visione di un’immagine che non abbiamo cercato espressamente perché magari volevamo guardarla da soli senza trasformarla nel soggetto da condivisione e likes  da social è violenza, è impedire agli altri di decidere SE la vogliono vedere, quindi anche una privazione della propria libertà personale, non tutti siamo qui a per farci risvegliare le coscienze.
La maggior parte di noi è arrivata già sveglia, non ha bisogno del tutor che le dica cosa deve guardare per capire.
I social non sono entità astratte, li facciamo noi ogni giorno con quello che scegliamo di scrivere e condividere: regolarsi, specialmente davanti ai drammi, alle tragedie, evitare di imporre ad altri la visione di quello che magari preferiscono guardare privatamente, senza coinvolgere centinaia, migliaia di persone sarebbe solo una bella forma di rispetto che non guasta nemmeno qui.
Come scrive benissimo un amico su facebook: chi ha comprato il Manifesto è, presumibilmente, un lettore del Manifesto e non credo debba essere scosso o convinto di qualcosa, chi non è lettore ne sarà con ogni probabilità un detrattore e, con ogni probabilità, dirà: “guarda questi che speculano eccetera (valutazione sulla quale non concordo, è una libera scelta editoriale)”.
Il bambino rimane lì e genera più retorica di mamma e papà che altro.

Non ho mai cancellato né oscurato nessuno dalle mie pagine web per il contenuto di ciò che pubblicava, a meno che non fosse manifestamente contrario ai miei principi o esageratamente offensivo e, siccome a molti piace tanto la canzonetta del “siamo tutti”  sarebbe il caso di iniziare a canticchiarla anche rispetto a ciò che si scrive e si pubblica nelle proprie pagine, bacheche dei social, blog eccetera.

La foto del bimbo morto sulla spiaggia in Turchia andava portata al vaticano, dai rabbini, agli imam, ai capi di stato e di governo del mondo che scatenano, appoggiano e finanziano tutti i conflitti sull’orbe terracqueo, ai fabbricanti di armi, anche italiani, che continuano a vendere morte nel sud del pianeta e a fare profitto su donne, uomini, bambini morti nelle guerre o perché scappano dalle guerre, non usata per far sentire in colpa chi con quelle morti non c’entra e magari per vendere qualche copia in più di un giornale.