La retorica del “mai più”

Per “non dimenticare” bisognerebbe ricordare, mentre io penso che ci sia tanta gente a cui questo non piace.

Non piacciono certi paralleli che si fanno rispetto alla tragedia della Shoah alla quale si è data giustamente una unicità nella Storia per il modo in cui è stata pensata e compiuta.
Ma ancora oggi esiste la negazione ad esistere per tante persone, interi popoli, il rifiuto, l’impossibilità di avere un posto nel mondo imposti con la violenza, la guerra e la morte.
Qualcosa che non si può ovviamente paragonare al metodo scientifico utilizzato da hitler per eliminare degli esseri umani sulla base dell’etnia, l’orientamento religioso, sessuale, politico, le condizioni di salute ma che dovrebbe spiegare perfettamente che gran parte del mondo contemporaneo non solo ha dimenticato la Shoah ma, soprattutto, è sempre disposta a negare ai suoi simili, quella gente della stessa gente, la possibilità di esistere e avere il diritto a quel posto nel mondo con la violenza, la guerra e la morte.
E questo può succedere solo in un mondo dove non solo quella che è stata definita la più grande tragedia dell’umanità è stata dimenticata, rimossa, ma dove dagli orrori del passato non è stato tratto nessun insegnamento.
L’olocausto è una tragedia di ieri, ma le fabbriche del male sono ancora ovunque, in mezzo a noi.

Una macchia di sangue sulla nostra umanità

“Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso”.

“Dal che si potrebbe concludere che più un bugiardo ha successo, più gente riesce a convincere, più è probabile che finirà anche lui per credere alle proprie bugie”.

[Hannah Arendt – La banalità del male]

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Le giornate della Memoria sono una sconfitta per la società civile, moderna, quella che avrebbe dovuto emanciparsi da ogni forma di schiavitù, in special modo quella del pensiero quando è sbagliato, quando è finalizzato alla separazione, all’esclusione, al non riconoscimento dei diritti di tutti.
Perché dai pensieri sbagliati possono scaturire solo cose sbagliate.
Finché ci sarà bisogno di queste giornate vuol dire che l’origine, quel che ha generato la necessità di ricordare non è stato elaborato con giustezza e non ne sono state neutralizzate le ragioni, e che quindi c’è il reale pericolo che ogni cosa che si ricorda si possa ripetere. 
Le giornate della Memoria sono lì a ricordarci i fallimenti del nostro essere sì esseri umani ma di saperci comportare, con una certa frequenza anche, in maniera disumana, incivile.
Il 27 gennaio serve.
Serve a tutti.

Ebrei, prigionieri politici, criminali comuni, immigrati e apolidi, testimoni di geova, omosessuali, “asociali”, rom e sinti. Questa è la Giornata della Memoria.

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Dove ci sono ingiustizie, discriminazioni, razzismo non ci sono amore né rispetto. E dove non ci sono amore e rispetto è più facile che accadano le tragedie. Oggi come ieri c’è qualcuno che dietro le quinte [ma anche davanti]  della politica nel mondo lavora per separare e non per unire. E quando l’obiettivo è quello di disunire, di far credere che ci siano persone con più diritti di altre, che esista ancora, nel terzo millennio, una “razza padrona” e c’è gente che a questo ci crede tutto può succedere ancora e ancora. 
In questo 27 gennaio faccio mie queste belle parole del mio amico Andrea Marinucci Foa  che in poche righe è riuscito a riassumere tutto quello che è stato, che è e che non basta dire “mai più” ma bisogna fare in modo che lo sia davvero. Questa, in mezzo alle centinaia di giornate per ricordare qualcosa è l’unica davvero importante. Perché è l’unica che sbatte in faccia agl’imbecilli, ai razzisti, agli omofobi, ai fascisti dell’ultima e penultima generazione, quelli che non sanno, quelli che vanno a scrivere nei social network che ai rom bisognerebbe dargli fuoco, che gli extracomunitari rubano case e lavoro, che il paese è mio e quindi vengo prima, io qual è il prodotto della melma che cervelli malati prima dei loro ma uguali ai loro, hanno causato.

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Immagino già i discorsi di questo 27, giorno della memoria. Gli ebrei parlano. Ci si aspetta che parlino. Lo farò anche io. E’ quasi un dovere, anche se poi il giorno della memoria serve a chi ha bisogno di ricordare quei cancelli e quello che veniva fatto al di là di essi, e noi persone per bene, qualsiasi sia la nostra origine, non possiamo dimenticare. C’è come un nodo sul fazzoletto nella mente, un nodo che non si può sciogliere finché esisterà una discriminazione delle persone per origine geografica, colore della pelle, preferenze sessuali, fede o assenza di fede religiosa. Fin quando certe piccole particolarità verranno utilizzate per giudicare a priori una persona, quello che domani ricorderemo “ufficialmente” resterà fisso in primo piano, una macchia di sangue sulla nostra umanità. Non è retorica. Il sangue è fisso lì perché scorre ancora, continua a scorrere. Nei pestaggi degli omosessuali, nelle pulizie etniche, nel razzismo. E non si fermerà finché non diremo “basta”, e impediremo le deportazioni dei nomadi e quelle dei profughi, e butteremo nel cesso le assurde proibizioni alle coppie omosessuali, e promuoveremo il dialogo, il disarmo e la pace nelle zone “calde”. 
Visto che è il giorno della memoria, ricordiamo. Ricordiamo ai razzisti e agli omofobi che non hanno cittadinanza su questa terra, non come razzisti e omofobi perché la loro non è opinione ma violenza omicida.

Andrea Marinucci Foa  

“Ausmerzen” è la strage nazista dei disabili, bambini, donne, uomini ritenuti inutili, un peso per la società solo perché malati. Gente che mangiava a sbafo, che bisognava curare e mantenere negli ospedali, gente che non produceva, quindi un costo per la società che dopo la crisi mondiale del ’29 faticava. Oggi si tagliano le necessità, quelli del “progetto Aktion T4″ tagliavano direttamente le persone. 300.000 persone – di cui più di 5000 erano bambini – gasate, avvelenate e passate per i forni crematori in modo scientifico nella più completa indifferenza della gente con la collaborazione di funzionari di stato e medici di famiglia. Erano tedeschi, non stranieri, gente della stessa gente.

La matematica non è un’opinione ma le camere a gas dell’olocausto sì [secondo Odifreddi]

Il prefetto della vergogna – Alessandro Gilioli – Che la città di Roma abbia un pessimo prefetto non è una grande novità. Bisogna tuttavia ammettere che Giuseppe Pecoraro, ieri, ha fatto di tutto per posizionarsi tra i peggiori. Non solo e non tanto per l’autorizzazione dei funerali di Priebke, con la pattuglietta di neonazisti usciti dalle fogne per inneggiare al boia, quanto per la successiva giustificazione del suo operato in base alla massima «i morti sono tutti uguali». Ignoro quali studi e quali approfondite riflessioni umanistiche Pecoraro abbia fatto per ritenere di potersi avventurare in una sentenza filosofica del genere, ma gli consiglio fortemente – per il futuro – di occuparsi solo delle cose per cui è ben pagato da noi contribuenti: tipo evitare scontri nella prefettura di cui è responsabile, cosa che ieri non è stato in grado di fare. I morti non sono affatto tutti uguali, mai lo sono stati e mai lo saranno. Hitler non è uguale al Mahatma Gandhi e Priebke non è per niente uguale al mio amico Marco, anche se sono morti lo stesso giorno. Inoltre i funerali sono, anche in termini di legge, «onoranze funebri» e vedo con difficoltà il diritto di uno stragista d’innocenti mai pentito a essere onorato: tanto più nella terra in cui ha compiuto la strage. Pecoraro dovrebbe, in alternativa, chiedere molto scusa per la doppia sciocchezza (autorizzare le esequie e giustificarsi in base alla stronzata per cui i morti sono tutti uguali) o smetterla da oggi di essere un funzionario della nostra Repubblica.

Lo scetticismo su determinate questioni è lecito e  non costituisce certamente un reato, finché ci si esprime in un contesto ristretto.

Ma quando si ha una diversa responsabilità, quando quello che si pensa verrà poi pubblicato su un quotidiano, un sito on line, oppure detto per radio e in televisione raggiungendo un pubblico vasto non è la stessa cosa. 
Quel pensare può diventare propaganda, pericolosa. 
Una legge sul negazionismo esiste in molti paesi e  nessuno grida alla censura, al divieto della libertà di esprimersi. 

 Davvero fare una legge che consideri un reato il negazionismo, una legge che in altri paesi c’è da tempo e che viene applicata anche con la pena massima della galera equivale a voler punire un’opinione? 
Si può considerare tutto opinione? anche dire che l’olocausto è un’invenzione della propaganda, dei libri di storia comunisti, una tragedia mai esistita? perché io no, non sono d’accordo. 
Non tutto può essere considerato opinione, e vietare per legge quella parte del tutto applicando sul serio quella legge, non facendo finta che non ci sia come quella sull’apologia del fascismo non sarebbe censura ma prevenzione, perché come abbiamo visto la cultura da sola non basta.
Io non mi rassegnerò mai al fatto che il buon senso, il vivere e convivere il più possibile civilmente in rispetto dei trascorsi storici di un paese e del mondo intero vengano sacrificati in virtù della libertà di tutti di poter dire ogni scemenza che passi per la testa di chiunque.

Se esiste una legge che punisce la diffamazione personale a maggior ragione deve essercene una che punisce chi nega l’accaduto, la storia, oltraggiando le vittime di quella storia.

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Negazionismo, M5s e Psi votano no
Rinviato l’ok finale. Grasso: “Peccato”

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Dubbi sull’esistenza di camere a gas
Odifreddi sotto accusa: “Negazionista”

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“Non avendo mai fatto ricerche e non essendo uno storico” Piergiorgio Odifreddi può tranquillamente scrivere sul suo blog quello che vuole a proposito di quella che non è la sua materia, sulla quale non si è documentato per sua stessa pubblica ammissione, e pensare di non raccogliere in risposta come minimo una selva di pernacchie.

Ecco: questa è la nostra bella cultura, chiunque si alza al mattino e sa di avere a disposizione una qualsiasi ribalta pubblica, che sia una bacheca facebook, un blog, una pagina web può mettersi al proprio computer, confezionare uno scritto personale e avere la certezza che quello che scriverà verrà spalmato ovunque sulla Rete, diluito in migliaia di commenti, punti di vista sul punto di vista espressi da gente che per la maggior parte non sa nemmeno di che si parla ma ci tiene tanto a partecipare al diBBattito pubblico, fino allo sfinimento. 
Il nostro, quello di noi che abitualmente parliamo e scriviamo certamente non delle nostre materie visto che non siamo specialisti di niente se non di vita vissuta ma almeno dopo esserci un po’ documentati sì.

 Odifreddi naturalmente non ha negato proprio niente ma uno che presenta le sue parole col preambolo di non essersi documentato perché non si tratta della sua materia sa benissimo quali saranno le reazioni di chi leggerà. Il suo è uno dei soliti pour parler del cazzo divulgati, sviscerati e analizzati nel momento meno adatto. Quello nel quale su certi argomenti dovrebbe esprimersi eventualmente solo chi sa.

Erano tedeschi, non stranieri, gente della stessa gente

                

Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele.
(Primo Levi)

       

27 gennaio, Giorno della Memoria

“Mai più” non dovrebbe essere solo un modo di dire ma proprio un modo di fare.
Anzi, di NON fare.

Per non dimenticare, perché quel che è accaduto non avvenga più, ma soprattutto perché si riconosca quel male anche in ciò che accade ancora oggi in vari luoghi, in modi diversi.
Ricordare è un esercizio faticoso ma che va fatto, come spiega Marco Paolini in ” Ausmerzen” dove racconta la strage nazista dei disabili, bambini, donne, uomini ritenuti inutili, un peso per la società solo perché malati. Gente che mangiava a sbafo, che bisognava curare e mantenere negli ospedali, gente che non produceva, quindi un costo per la società che dopo la crisi mondiale del ’29 faticava, e uno stato serio, previdente, in certi frangenti deve pur risparmiare. Oggi si tagliano le necessità, quelli del “progetto Aktion T4” tagliavano direttamente le persone. 300.000 persone – di cui più di 5000 erano bambini – gasate, avvelenate e passate per i forni crematori in modo scientifico nella più completa indifferenza della gente con la collaborazione di funzionari di stato e medici di famiglia. Erano tedeschi, non stranieri, gente della stessa gente.
Oggi è il giorno della Memoria, in molti spenderanno qualche parola per ricordare l’orrore piu’ orrore di tutti: la shoah.
Ma se mettiamo da parte la solita retorica delle grandi occasioni non credo sia disdicevole ricordarci dei tanti stermini grandi e piccoli che ancora oggi subisce tanta gente. L’olocausto nazista è stata un’azione aberrante che non ha insegnato nulla, e che dovremmo ricordare tutti i giorni, paragonandola ogni volta che la storia si ripete, ogni volta che il negazionismo dei fascisti (anche di chi sta in parlamento, ai governi) prende il sopravvento. Lasciar morire donne, uomini e bambini nel deserto libico, di fame, di sete non è stato diverso. Non sono diversi i crimini perpetrati in Afghanistan e quelli che come esercito di pace abbiamo commesso in Somalia o in Iraq. Non è diverso Guantanamo. Non sono troppo diversi dai lager i CPT. Non sono diverse la lega e le sue idee xenofobe e razziste. Non è diverso chi ha riportato i fascisti in parlamento consentendogli di fare leggi che ripetono in larga parte gli stessi concetti delle leggi razziali. Ben vengano la giornata della Memoria e ogni occasione per ricordarci degli orrori, ma sarebbe opportuno e più utile che ogni giorno poi non si passasse ad altro, ignorando e dimenticando. L’olocausto è un orrore dell’uomo moderno, non dimentichiamolo.
E tutto può ripetersi, soprattutto gli orrori.

27 Gennaio: giornata della Memoria

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

In ogni gruppo umano esiste una vittima predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro mali umori e il loro desiderio di nuocere.

Sarà bene ricordare a chi non sa, ed a chi preferisce dimenticare, che l’olocausto si è esteso anche all’Italia, benché la guerra volgesse ormai alla fine, e benché la massima parte del popolo italiano si sia mostrata immune al veleno razzista.
(Primo Levi)