Traditori

Il pd in tutte le sue versioni del prima, mentre e durante che per vent’anni ha parato il culo ad un delinquente abituale oggi manda a casa Marino violando tutte le regole della democrazia per un avviso di garanzia e due scontrini che, al confronto di quanto ci è costato e purtroppo ci continuerà a costare il faraone di Rignano sono il nulla.
Naturalmente Vincenzo De Luca, che non è indagato ma proprio condannato, secondo le nuove regole della democrazia p2.0 di Renzi può restare.

Nel pd uno non vale uno ma 25+1 [che ne accontentano uno].
26 persone che pensano tutte la stessa cosa e la fanno.
Più che un partito una religione, una setta, una congrega, un’esseppia, un’associazione.
Renzi lo fa per noi, per farci disabituare al significato delle elezioni, basta col luogo comune sulla democrazia, sul popolo sovrano che vota e sceglie: da oggi in poi il presidente del consiglio può proporre il candidato, spostarlo come ha fatto con la Barracciu che si è presentata già col suo bel vestitino da indagata ma poi, siccome pareva brutto, meglio il parlamento che la presidenza della sua regione: lì so’ tanti e si confondono, nessuno ci fa caso, al limite ci si può sempre dimettere dalla carica e comunque ci sono sempre Verdini e Azzollini che in parlamento fanno la loro porca figura e, soprattutto, la fanno fare alla politica.
E se proprio il candidato, seppur votato, sebbene eletto non piace al capo basta che la setta decida e si manda via, senza nemmeno gli otto giorni di preavviso.
Quindi, a che servono le elezioni?
A niente, ha ragione Renzi.

La prossima volta che in casa 5stelle qualcuno verrà espulso in base alle regole che il movimento stesso si è dato, i cari democratici, i paladini del rispetto delle regole de’ ‘sta minchia sono pregati di tenere la bocca chiusa e le mani a posto, lontane dalla tastiera. 

Perché se il movimento espelle dal movimento in base ad una regola condivisa, Renzi e il pd hanno espulso Marino‬ non grazie ad una regola interna al partito ma obbligando i 25 a tradire il mandato ricevuto dagli elettori in virtù della legge della democrazia: quella vera, non quella riveduta, corretta e stravolta dal pd di Renzi a misura di Renzi.

I cittadini hanno molto più da rimetterci in termini di considerazione e rispetto per le loro scelte elettorali in un paese dove il presidente del consiglio può ordinare le dimissioni di qualcuno, che sia il sindaco, il funzionario statale o l’amministratore del suo condominio.
La democrazia ha le sue regole, a chi non vanno più bene quelle regole voti un partito che nel programma inserisce anche i capricci  reazionari di un narciso impostore, miracolato dalle “contingenze” che lo hanno portato a palazzo Chigi, le famose contingenze napolitane, che vuole fare tutto lui senza rispettare i dovuti passaggi che la democrazia impone affinché si cambino quelle regole.

Oggi Renzi e il pd hanno tagliato un’altra consistente fetta alla democrazia, ma per i servitori abituali, quelli del talk show, dei giornali e telegiornali non c’è nessun pericolo. La deriva autoritaria dello sceicco del consiglio autorizzato dall’emerito novantenne invadente e  impiccione era solo una chiacchiera, un pettegolezzo, una malignità.

Chi gioisce dei 25, i traditori, né più né meno di quelli che “Ruby è la nipote di Mubarak” che sono andati a consegnare le loro dimissioni –  spontaneamente – ci mancherebbe altro per mandare a casa Marino‬, sappia che in vaticano stanno facendo lo stesso.
Chiaro?

Pd, ovvero: povera democrazia

Mauro Biani

Dopo lo spettacolo osceno di ieri alla camera non oso immaginare cosa succederà il 27 prossimo quando si dovrà votare [forse, non è detto] la decadenza  del delinquente condannato, il latitante  ancora senatore dopo 110 giorni dalla sentenza definitiva di condanna per frode fiscale.

Il parlamento di questa repubblica ha ormai dimostrato di essere capace di tutto, anche di votare la fiducia sugli asini che volano [e purtroppo votano anche] per non deludere il padre padrone padrino di queste larghe e indecenti intese. 

Ma quanto può essere magnifico questo governo del “tutti per uno”: una volta è alfano, un’altra la Cancellieri, ed entrambi per ottimi motivi che ci fanno vergognare di fronte al mondo così tanto che viene quasi da rimpiangere i motivi per i quali lo faceva berlusconi?
Quanto è grande il ricatto al quale tutti si sono sottomessi?
E che può succedere di più grave di questa devastazione continuata della democrazia e della Costituzione, se cade il governo? gli elettori del pd non provano almeno un minimo di senso di frustrazione e di vergogna per aver pensato che quel partito fosse davvero quello del cambiamento?

Ieri mentre ascoltavo e purtroppo guardavo la seduta parlamentare in cui si è discussa la mozione di sfiducia alla Cancellieri proposta dai 5stelle pensavo a Letta, a quando ha detto che era finito il ventennio berlusconiano. Una cosa più berlusconiana del salvataggio della Cancellieri si fa fatica anche a immaginarla. Gli stessi metodi, lo stesso modus operandi dei 314 traditori dello stato – del resto una copiosa rappresentanza è ancora in parlamento – di Rubylanipotedimubarak.
Chissà se la presidentessa candida si è accorta di aver fatto da sponda ad una simile porcheria, lei che è sempre la prima a bacchettare chi “osa” e che difende la casa della democrazia, le istituzioni anche a sprezzo del ridicolo, tipo quando non fa nominare in aula il padre padrone padrino di quel caravanserraglio di irresponsabili incapaci e ricattati, succubi e devoti al re del nuovo millennio. 

La vergogna non può prescindere da una qualche forma di dignità.
Sono due cose strettamente legate fra loro.Evidentemente nel pd hanno deciso di fare a meno della dignità per non dover fare poi la fatica di vergognarsi. 

Aver sperato in quello scatto d’orgoglio che non c’è stato nemmeno per la questione relativa alla deportazione illegale di madre e figlia kazake, ovviamente sempre per il bene del paese e della stabilità del governo per la vicenda della Cancellieri era mera utopia.

Come diceva qualcuno “chi il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”.

LIGRESTI AMMETTE DI AVER RACCOMANDATO LA CANCELLIERI A B: “PARLAI A SILVIO DEL DESIDERIO DI ANNAMARIA” 

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I MONITI DI RE GIORGIO E LA STORIA DI UN GOVERNO SUDDITO DEL COLLE 

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I PREFETTI DEL QUIRINALE 

Tutti quelli che hanno steso tappeti e lanciato petali di rose ad ogni sospiro di questo signore sono suoi complici. Spero che lo abbiano capito anche quelli molto avanti con gli anni tipo un certo fondatore di un giornale.

Il dito medio e la luna
Marco Travaglio, 21 novembre

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Dunque, ricapitolando. Il vero scandalo del caso Cancellieri è che la stampa abbia pubblicato le sue telefonate con i Ligresto’s. E il vero scandalo del caso Vendola è che i giornali abbiano riportato la sua chiacchierata ridanciana con Archinà, il faccendiere dei Riva. Lo sostiene una multiforme e trasversale combriccola di politicanti, che naturalmente ha deciso di lasciare la Cancellieri e il Vendola ai loro posti. Per la Cancellieri, la scusa è che non è indagata. Per Vendola non si può, perché è indagato sia sul caso Ilva (concussione) sia sulla malasanità pugliese (un paio di abusi d’ufficio), e allora la scusa è che non è stato condannato.

I fatti emersi dalle stesse parole dei due protagonisti, con tutta la loro dirompente rilevanza morale e politica, non contano: infatti l’unica preoccupazione è che siano venuti fuori e che l’opinione pubblica ne sia stata informata. Come sempre, indichi la luna e tutti guardano il dito. Anzi tentano di mozzartelo. Ieri, a SkyNews24, il noto Nitto Palma e l’ignoto Danilo Leva – inopinatamente responsabile giustizia del Pd – cinguettavano amorevolmente sullo scandalo della stampa che pubblica intercettazioni, mentre i loro partiti in Parlamento facevano scudo alla ministra dei Ligresto’s, che Letta Nipote si era caricato sulle spalle come fosse la sua pròtesi.

Così ha deciso il presidente della Repubblica, capo del governo e segretario del Pd: Giorgio Napolitano. In effetti, se i giornali non uscissero, o non pubblicassero notizie, o si limitassero alle pagine degli spettacoli, dei necrologi e della gastronomia, nessuno saprebbe nulla della ministra Cancellieri-Fonsai. Ci vuole una riforma. Potrebbe scriverla Brunetta, che alla Camera ha dato prova di saperla lunga: a suo dire, il caso Cancellieri non esiste, se non per “la macchina del fango messa in moto da Repubblica e dal Fatto Quotidiano, dotati di intercettazioni e tabulati che non si capisce come siano finiti dalle procure a loro”.

Se volesse capire come sono finiti a noi, glielo spieghiamo volentieri: sono atti pubblici, in quanto depositati agli avvocati e agli imputati dell’inchiesta ormai chiusa sulla spoliazione di Fonsai, perforata con un buco di quasi 1 miliardo dalla famiglia Ligresti che lui dovrebbe conoscere bene, visto che gentilmente l’ha ospitato per anni nella reggia Fonsai di via Tre Madonne, quartiere Parioli, Roma.

Anche la senatrice Finocchiaro potrebbe dare una mano: l’altro giorno la cosiddetta presidente della commissione Affari Costituzionali si è molto doluta con il presidente ridens del Senato, Piero Grasso, perché i giornali hanno pubblicato le sue telefonate con la compagna Maria Rita Lorenzetti, già governatrice dell’Umbria e poi presidente di Italferr (gruppo Fs), purtroppo arrestata per corruzione.

Bisogna assolutamente fare qualcosa: per esempio abolire la cronaca giudiziaria, così la gente non saprebbe nemmeno che il marito della Finocchiaro, Melchiorre Fidelbo, è sotto processo per abuso d’ufficio e truffa su un appalto senza gara da 1,7 milioni di euro. Quindi facciamo così: una bella legge-silenziatore firmata da Brunetta, Cancellieri, Finocchiaro, e magari pure da Vendola. Il quale, davanti al consiglio regionale pugliese, anziché dimettersi per l’indegna telefonata con Archinà, ha accusato il Fatto di averla manipolata. Forse gli sarebbe piaciuto: manipolandola, gli avremmo fatto un favore. La tragedia (sua) è che l’abbiamo pubblicata integrale.

Ps. Ieri i 5Stelle hanno fatto un figurone con la mozione di sfiducia alla Cancellieri e le proteste in aula per l’inaudito salvataggio. Infatti, come sempre in questi casi, hanno deciso di sputtanarsi con un inverecondo commento sul blog di Grillo che accusa la nostra Paola Zanca di avere “mentito sapendo di mentire” sulla notizia (vera, e per nulla scandalosa) della richiesta di un contributo ai parlamentari per autofinanziare il prossimo V-Day. Complimenti vivissimi: ogni volta che si differenziano dai partiti, fanno di tutto per scimmiottare i partiti.

Cialtronate italiche (le solite, peraltro)

Sottotitolo1: Alla Fornero sarebbe bastato dire un quarto delle cose di buon senso che ha saputo dire lei. Altro che la sua stridula retorica sulle donne di questo paese che mi rifiuto anche di commentare. Poi non lamentiamoci se la gente trova i suoi punti di riferimento altrove invece, come dovrebbe essere normale, in quelle istituzioni che dovrebbero rappresentarla: La lettera di Geppi Cucciari per le donne

Sottotitolo2: “Quello per i senatori è il top del top, ha un tasso variabile dell’1,57%. E’ una pacchia”. E’ la risposta che ha dato un impiegato della filiale BNL interna al Senato a Francesco Barbato (IdV). L’onorevole, con la telecamera nascosta, era entrato in banca per chiedere un mutuo per l’acquisto di una casa. “E’ una pacchia di cui possono beneficiare anche altre persone – ha precisato l’addetto allo sportello – ma ci deve stare sempre un senatore dietro”. Piazzapulita – si legge in una nota- smaschera un altro privilegio della casta dei politici: tassi di interesse per i mutui a un terzo di quanto pagano i normali cittadini.

“Alfano voleva creare il caso, vogliono solo strumentalizzare ed è la cosa che mi fa più schifo della politica” [Andrea Riccardi, ministro della cooperazione internazionale]

E 46 nel Pdl “sfiduciano” Riccardi

In questo paese non si può dire alla merda che è merda, non è istituzionalmente corretto, avere però un centinaio di delinquenti pregiudicati, indagati, imputati e condannati in parlamento fa parte evidentemente di una normalità più facilmente accettabile socialmente; qualcosa a cui nessuno fa più caso ormai.
Quando berlusconi disse che l’Italia è un paese di merda, quando definì coglioni tutti quelli che non lo votano, quando castelli, da ministro faceva il capopopolo al grido di “chi non salta italiano è”, quando bossi invita alla lotta armata e agli attentati, quando brunetta offese praticamente tutti i figli d’Italia (esclusi ovviamente certi fortunatissimi e bravissimi figli d’arte) dicendo loro che sono l’Italia peggiore, e in molte altre occasioni che non mi va di ricordare per non flagellarmi ulteriormente le meningi di prima mattina, dov’erano i  CIALTRONI che oggi chiedono le dimissioni di Riccardi, che poi sono gli stessi che “Ruby è la nipote di Mubarak”?  purtroppo le dimissioni per questi ed altri ancora che hanno disonorato l’Italia per il solo fatto di esistere non le ha chieste nessuno: nemmeno la cosiddetta opposizione che sarebbe proprio pagata anche per questo.

La mia solidarietà totale e incondizionata al ministro Riccardi che meriterebbe una medaglia d’oro al valor civile da vivo solo per aver avuto il coraggio di dire quello che avrebbe dovuto dire, e pubblicamente, qualcun altro al posto suo molto prima di adesso e per aver interpretato il pensiero di tanta gente che non ha voce, e quando ce l’ha viene accusata di qualunquismo e populismo,  chi – me compresa – le stesse cose le dice da anni siamo sempre e solo i soliti stronzi, o grillini, o travaglini?

Non facciamo finta di vivere in un paese normale, perché l’Italia non lo è.

L’AMACA – Michele Serra – La Repubblica

Naturalmente il ministro Riccardi, per responsabilità di ruolo, deve rimangiarsi la frase su quanto è schifosa la politica quando è giochino di bottega, ricatto, sotterfugio ipocrita per non svelare i propri veri scopi. Ma quel giudizio, per quanto ruvido, esprime un sentimento diffuso, e ahimè ampiamente giustificato da quello che la politica dei partiti è stata, in larga misura, negli ultimi anni. Che un giudizio del genere non provenga da un qualunquista da bar, o da un grillino di passaggio, ma dal ministro di un governo che di politica (giusta o sbagliata che sia) ne fa a tonnellate, nonché da una persona impegnata nel sociale come dieci leader di partito messi assieme, è cosa che non può non mandare in bestia i mandarini del Pdl, che vedono il proprio potere usurpato dal “governo tecnico” e il proprio patrimonio di voti scemare di giorno in giorno. La novità che rende affascinante, incerto, decisamente inedito il panorama politico italiano è proprio questa: fuori dai partiti non c’è solo l’antipolitica, come è stato molto comodo dire negli ultimi anni. Fuori dai partiti c’è anche molta politica, e in questo momento, addirittura, c’è il governo. I partiti cominciano a capirlo, e per questo diventano ogni giorno più nervosi. Nel caso del Pdl, più aggressivi.