Assolto [perché i patti, sono patti]

L’assoluzione di oggi non cancella la condanna definitiva per frode.
berlusconi è e resterà per la vita che gli resta un pregiudicato. brunetta che ha già rinnovato la richiesta di grazia per berlusconi di che parla?
La grazia, per essere concessa secondo Costituzione, non – eventualmente – secondo Napolitano o la santanchè e forza Italia, ha bisogno di particolari requisiti che non risultano essere presenti nella situazione giudiziaria che riguarda berlusconi.
Se gli venisse concessa anche questa sarebbe solo la conferma che in questo paese non c’è rimasto proprio niente da salvare.

 

Se l’accordo, anzi, il patto fra berlusconi e Renzi va in porto non ce n’è più per nessuno. Nemmeno  per quegli imbecilli che non hanno ancora capito in che razza di merda schifosa sprofonderà questo paese.

Caso Ruby, Berlusconi assolto  [L’Espresso]

I giudici della seconda Corte d’Appello di Milano hanno assolto B., imputato per concussione e prostituzione minorile nel processo sulla minorenne di origini marocchine, per entrambi i capi di imputazione. In primo grado l’ex premier era stato condannato a 7 anni. 

Berlusconi assolto in appello.
E’ pieno di giudici comunisti, in Italia.

Ora qualcuno ci venga a raccontare ancora la storiella delle sentenze che vanno rispettate; dovranno essere molto convincenti, però.
Ma va bene, in fin dei conti l’amore vince sempre sull’odio, l’ha detto silvio perciò è vero.
[Mandate via i figli da qui, salvateli se potete]

 

E’ stato tutto uno scherzo.
Falcone e Borsellino non furono uccisi 20 anni fa.
Non ci fu trattativa tra Stato e mafia.
Berlusconi non fece mai sesso nelle cene eleganti.
Ruby era una dolce fanciulla in fiore maggiorenne e nipote di zio Mubarak.
E’ stato uno scherzo il patto del Nazareno ed è uno scherzo che Renzi voglia chiudere il Senato.
Il mondo intero ci guarda e noi sappiamo come farlo ridere.

[Libertà e Giustizia]

 

Non c’è stata concussione né sfruttamento di minori a sfondo sessuale, da oggi in poi se un settantenne vuole portarsi a letto previo pagamento una ragazzina di diciassette lo potrà fare senza che questo costituisca reato. 
Del resto è quello che molti auspicavano, compresi berlusconi e ghedini; abbassare l’età della maggiore età affinché i satrapi pervertiti non abbiano di che rischiare e che male c’è. 
Dunque si è trattato di pura filantropia, berlusconi davvero passava cifre sostanziose alla nipotina dello zio – ufficializzata anche dalla magistratura dopo esserlo stata in parlamento –  e alle varie frequentatrici delle cene eleganti col solo scopo [ops…] di fare un’opera di bene.  In questo paese si può morire [per eccesso di stato e anche di botte] dopo essere stati arrestati per un reato stabilito da una legge incostituzionale come è accaduto a Stefano Cucchi che, senza la legge voluta da fini e giovanardi ma approvata dal parlamento tutto intero, probabilmente ma anche certamente oggi sarebbe ancora vivo e si può essere assolti semplicemente trasformando in non reati quelli che invece sono sempre stati reati anche per la Costituzione: questo però solo se ci si chiama silvio berlusconi.

I colpi di stato oggi non si fanno più a mano armata, si mascherano dietro ad azioni perfettamente legittime e legittimate da un documento ufficiale, così come può essere la sentenza di oggi che assolve berlusconi da quelli che fino a stamattina erano reati e adesso sono invece discutibili per modalità.
Ovvero: non è concussione abusare del proprio potere per ottenere qualcosa, o per meglio dire lo sarebbe se il concussore in questione non si chiamasse silvio berlusconi e non è sfruttamento della prostituzione minorile se a pagare ragazzine per avere in cambio favori sessuali è silvio berlusconi. 
Dunque, come si può ben capire non servono i carri armati nelle piazze per sovvertire le regole che lo stato stesso si è dato. 
Perché in questo paese è sempre andata così: lo stato, per mezzo dei suoi governi, prima fa le leggi e poi le applica a discrezione. 
Se al posto di berlusconi ci fosse stato un signor Nessuno qualunque le cose sarebbero andate molto diversamente: questa non è un’ipotesi ma una certezza.
La questione comunque va oltre la sentenza, qualsiasi sentenza: i giudici devono accertare semplicemente la rilevanza penale di un fatto, ma in un qualunque paese normale silvio berlusconi sarebbe fuori dalla politica soltanto per la sua condotta pubblica e privata. 
E ad oggi nessuno vorrebbe avere a che fare con lui: eccetto Renzi.

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Aridatece la mazzetta [ma la violenza arriva dal web]

E pensare che bondi quando era ministro della cultura si rifiutò di andare al festival di Cannes dove si proiettava Draquila, il film di Sabina Guzzanti sul terremoto a L’Aquila, perché disse che quel film offendeva l’Italia. Mentre e invece chi la offendeva era proprio lui, era il governo di cui faceva parte, era il presidente del consiglio delinquente già allora, erano le amministrazioni cosiddette di sinistra che in questo paese hanno rubato e mangiato quanto e come le altre, era già, e lo sapevamo un po’ meno di ora, anche un presidente della repubblica che quando dovrebbe parlare invece sta zitto. Ma meno male che adesso ci stanno quelle come la de girolamo e la Cancellieri, quelli come alfano, e ancora, è sempre lo stesso, un presidente della repubblica che tace quando invece dovrebbe parlare, a far fare una bella figura all’Italia. 

Il ladrocinio, la delinquenza e la criminalità esistono da quando esiste l’umanità e solo in assenza di questa potranno smettere di essere. Mai però era esistito nella storia dell’umanità questo concetto di impunità relativa alla politica quando è disonesta, a questa gestione malsana del paese e dello stato come quello che viene applicato nei fatti in Italia. Ancora ieri berlusconi, condannato a quattro anni per frode fiscale parlava di un suo futuro politico, da leader, nel paese che ha depredato non solo economicamente. E ancora oggi, dopo cinque mesi e undici giorni la sentenza che condanna berlusconi non viene applicata. In un paese demolito dalle ruberie e dalla corruzione i condannati detenuti per questo reato sono appena 30 [trenta], ma meno male che la ministra Cancellieri sta pensando ad istituire l’omicidio stradale: a quello statale no, non ci pensa la ministra.

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Altro che web violento, gli auguri di morte arrivano dal cellulare del Ministro

NUNZIA E LA POLITICA DEL TURPILOQUIO (Francesco Merlo)

DE GIROLAMO, L’APPALTO DEL 118 E I FONDI PER IL CONGRESSO PDL (Vincenzo Iurillo e Marco Lillo)

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“Che culo il terremoto, ora gli appalti” 

Il terremoto è un “colpo di culo”. C’è qualcosa di peggio delle risate dell’imprenditore Francesco Piscicelli, che rideva mentre ancora le terra tremava, il 6 aprile 2009. Ecco l’intercettazione dell’ex assessore comunale Ermanno Lisi, entrato in giunta in quota Udeur (articolo di Antonio Massari).

Intanto il sindaco Massimo Cialente ha confermato le sue dimissioni: “Pago io per tutti, ma è giusto così” 

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L’Aquila, come lupi famelici

Una volta c’era la bustarella, poi venne la tangente. Oggi sembrano peccatucci di fronte all’orgia di una casta criminale e arrogante che sta vampirizzando un paese allo stremo. E quando i proventi delle rapine non bastano più, costoro sperano nei terremoti e se i morti sono tanti, meglio ancora. Che culo!

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Il capitale subumano, Marco Travaglio, 12 gennaio

Quando le intercettazioni dell’inchiesta sulla cricca della Protezione (In)civile immortalarono i due (im)prenditori che se la ridevano di gusto per il terremoto dell’Aquila appena tre giorni dopo la scossa fatale che aveva ucciso 309 persone, si pensò a un caso estremo, eccezionale, irripetibile di disumanità. Ora, dalle telefonate di 18 mesi dopo pubblicate dal Fatto e tratte da un’indagine frettolosamente archiviata dalla vecchia Procura dell’Aquila e riaperta da quella nuova, si comprende che quelle non erano le solite mele marce in un cestino di mele sane: è l’intero cestino che è marcio. L’assessore aquilano di centrosinistra Ermanno Lisi che, di fronte alla sua città in macerie, definisce il terremoto che l’ha distrutta una “botta di culo” per “le possibilità miliardarie” di “tutte ‘ste opere che ci stanno” e che “farsele scappa’ mo’ è da fessi, è l’ultima battuta della vita… o te fai li soldi mo’… o hai finito”, non è un fungo velenoso spuntato dal nulla. É la punta più avanzata di un sistema che chiamare corruzione è un pietoso eufemismo. Questi non sono corrotti. Questi sono subumani, vampiri, organismi geneticamente modificati che mutano continuamente natura verso la più bruta bestialità grazie all’omertà e all’inerzia di chi dovrebbe controllarli, fermarli, cacciarli. Non stiamo parlando di reati (per quelli c’è la giustizia, che con l’arrivo del procuratore Fausto Cardella è in buone mani anche all’Aquila). Ma di un’antropologia mostruosa che nessuno può dire di non aver notato. Che pena il sindaco Cialente, quello che garantiva vigilanza costante sugli appalti e sfilava con la fascia tricolore alla testa dei terremotati puntando il dito contro i governi che lesinavano aiuti, e non riusciva neppure a liberarsi di politici, professionisti e faccendieri come il capo dell’ufficio Viabilità del suo Comune che affidava lavori alla ditta del suocero. Il caso vuole che queste intercettazioni escano in contemporanea con il film di Paolo Virzì Capitale umano e con le demenziali polemiche per il presunto, ridicolo “vilipendio di Brianza”. Il film, straordinario grazie anche allo strepitoso cast, è ispirato al romanzo di Stephen Amidon e, anziché in Connecticut, è ambientato a Ornate. Ma l’ultima cosa che fa venire in mente a una persona normale (dunque non a certi leghisti e giornalisti di Libero , del Foglio e del Giornale) è la Brianza. É una storia universale – ben scritta da Francesco Bruni e Francesco Piccolo – di capitalismo finanziario selvaggio che, ai livelli più alti come in quelli più bassi, pensa di poter fare soldi con i soldi e intanto annienta sentimenti, amicizie, affetti, famiglie, cultura, vite umane. Vite che, quando si spengono, vengono misurate anch’esse in denaro, col registratore di cassa, dunque non valgono più nulla. “Abbiamo scommesso sulla rovina del nostro paese e abbiamo vinto”, dice trionfante il protagonista, Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni), mentre il suo alter ego straccione, Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), si vende la figlia per riprendersi i 900mila euro perduti in una speculazione andata a male. Gli unici scampoli di umanità li preservano le donne, interpretate magistralmente dalle due Valerie, Golino e Bruni Tedeschi, e dall’esordiente Matilde Gioli. Il merito principale del film è di illuminare le radici del fallimento di un paese ormai inutile, addirittura dannoso. Quello che si illudeva di chiudere il berlusconismo come fosse una parentesi e non lo specchio, la biografia di una certa Italia che Berlusconi ha soltanto sdoganato e resa orgogliosa della sua mostruosità, ma che gli preesisteva e gli sopravviverà: nelle classi dirigenti di destra di centro di sinistra, ma anche in vaste aree della “società civile”. Ogni squalo che fa soldi sulla pelle della gente, per ogni pirata che ruba sugli appalti, per ogni vampiro che succhia il sangue ai morti del terremoto si regge sul silenzio complice di decine, centinaia di persone. Che, fatta la somma, sono milioni. Troppe per sperare in un cambiamento imminente. Ma non troppe per rinunciare a prepararlo subito.

Meglio tardi che mai: sicuro?

Diaz, Cassazione: «discredito sull’Italia agli occhi del mondo intero»

Mauro Biani

Riepilogo, per non dimenticare:  a capo del governo c’era berlusconi, al ministero dell’interno scajola [forse già a sua insaputa], c’erano la russa, fini, il regista, e gasparri che invocavano punizioni esemplari. I mandanti sono sempre gli stessi, cambiano nome ma non ruolo; da Portella della Ginestra alle stragi  neofasciste passando per le brigate rosse, al tentativo di golpe, servizi deviati al soldo del neofascismo e della mafia, la solita gente impunita fino ai giorni nostri.

La notte della Repubblica bis, targata berlusconi, durante la quale lo stato ha usato violenza a gente incolpevole, che dormiva, non ha difeso lo stato da pericolosi terroristi.

Essere un funzionario di polizia in Italia è un privilegio, perché si può tranquillamente tradire lo stato [di diritto?] che si rappresenta massacrando, ammazzando gente a calci e manganellate ed essere giudicati poi secondo la legge di uno stato di diritto.
Non finiremo mai di ringraziare mastella e l’indulto da lui voluto per fare un favore a berlusconi mentre era ministro col governo Prodi, che non si oppose,  decretando di fatto la morte del suo governo, e anche chi in tutti questi anni si è opposto affinché non si istituisse il reato di tortura, visto che la prescrizione ai macellai di stato è scattata proprio sul reato di lesioni e in assenza di quell’indulto molte sentenze avrebbero avuto tutt’altri esiti.

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Nel paese dove la giustizia uguale per tutt* è diventata ormai un’utopia quanto l’uguaglianza che mette quei tutt* allo stesso livello anche per quanto attiene alla giustizia, entrambe ordinate dalla Costituzione e dunque non opzionali ma obbligatorie, il ministro della giustizia  pensa a dei provvedimenti di facciata per salvare la sua faccia e la sua credibilità che lei stessa ha messo in discussione quando, da ministro, si attivò per accelerare i tempi della concessione degli arresti domiciliari all’amica di famiglia Ligresti.  Compito dello stato è – sempre per Costituzione – garantire  i diritti, fra i quali esiste anche quello della restituzione della giustizia a chi ne è stato privato, in special modo con la violenza. In Italia questo non succede  mai quando a commettere violenza e delitti sono i funzionari dello stato, ai quali viene riservato un trattamento diverso concedendo loro una corsia preferenziale anziché agire nei loro riguardi con maggior severità proprio perché rappresentano lo stato. 

G8 Genova, 3 poliziotti ai domiciliari 13 anni dopo. Agnoletto: “Ora le scuse”

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E furono tutti prescritti e contenti

15 giugno 2013

“Dice Amnesty International, che definì le violenze al G8 “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”: “la Cassazione ha ribadito in modo definitivo che a Bolzaneto furono commesse gravi violazioni dei diritti umani, che la sentenza di ieri conferma le responsabilità della maggior parte degli imputati, ma la prescrizione comporta la sostanziale impunità per molti di loro”. E dice anche che da parte dello stato non c’è stata nessuna assunzione di responsabilità nel merito delle violenze.

La mancanza di una legge contro la tortura è una questione politica che la politica non ha nessuna intenzione di risolvere.

Molte sentenze a carico di funzionari dello stato hanno ammesso che quei funzionari in varie occasioni non hanno affatto tutelato l’ordine pubblico ma, al contrario, hanno contribuito in modo violento al disordine però non si possono punire perché [casualmente? eppure è l’Europa che ce lo chiede] manca il reato.

Le sentenze non si discutono? ma per favore”.

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Siamo ridotti talmente male che per festeggiare il compimento della giustizia basta che un processo si concluda con una sentenza. 
Quale che sia. 
Andò così per Federico Aldrovandi nonostante la non condanna dei quattro poliziotti che lo pestarono fino a spaccargli il cuore e a cui lo stato ha avuto la premura di mantenergli il posto di lavoro. 
E’ andata così per silvio berlusconi anche se non risulta nessuna applicazione della sentenza che lo ha condannato e nemmeno se ne parla per adesso, tanto abbiamo tempo: tutta la vita davanti, che problema c’è? 
E anche ora, dopo la non condanna di tre dei responsabili dei massacri di Genova al G8 c’è chi pensa che “giustizia” sia stata fatta. 
Dopo 13 anni, le promozioni in carriera dei vertici della polizia di stato fra cui i “condannati” di ieri, gli insulti a Carlo Giuliani, i non risarcimenti alle vittime della “più grave sospensione della democrazia dopo la seconda guerra mondiale” ordinata e voluta dalla politica ed eseguita dal braccio violento e infame del potere.

 

“Non voltiamo pagina. Per voltarla serve chiarezza su cosa è successo intorno a piazza Alimonda. E poi, ricordiamocelo tutti e con buona pace del giudice Caselli, se i nemici dell’economia imperante al G8 erano tutti quei ragazzi che gridavano ‘un altro mondo è possibile’, oggi i nemici dell’economia imperante sono i ragazzi della Val di Susa. Li caricano come allora e loro, come allora, chiedono giustizia. Attenzione a non girarci dall’altra parte, ancora una volta”. [Don Andrea Gallo, prete del Marciapiede]

E allora, berlusconi?

fuori

Aldrovandi, Corte dei Conti vuole 2 milioni da agenti condannati

Si potrebbe fare un po’ di cresta anche sugli stipendi dei dirigenti che ordinano alla polizia di malmenare cittadini inermi. Dal  ministro dell’interno al capo della polizia passando per i funzionari alti e bassi: uscirebbe fuori una bella somma da destinare ad una fondazione dedicata al sostegno dei superstiti delle forze dell’ordine. 

Che in questo paese sono un bel po’ e lo stato nemmeno li ripaga, com’è accaduto ai massacrati di Genova.

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STOP A LAVORI DELLE CAMERE, CARLASSARE LASCIA I SAGGI: “PRESSIONE SU CASSAZIONE”

La giurista ha deciso di dimettersi dalla commissione per le riforme a seguito della sospensione dell’attività del Parlamento decisa dal Pdl e sostenuta dal Pd, dovuta alla data della sentenza fissata dalla Suprema Corte su Mediaset.

“La maggioranza ha così mostrato la sua assoluta estraneità ai valori dello stato di diritto“.

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Preambolo: ai piddini, quelli della base ma anche dell’altezza vorrei chiedere di raccontarci ancora la storiella che “la gggente quando non va a votare fa vincere barabba”, vorrei che ci spiegassero con la stessa sicumera del ditino alzato, del naso arricciato che hanno quando parlano del ‘buffone’ chi l’ha fatto vincere barabba in tutti questi anni, soprattutto, se quella gente o altra a cui serve il barabba di riferimento.

 

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Con la sentenza che obbliga i quattro assassini in divisa di Federico Aldrovandi a risarcire in denaro la sua famiglia rilevando anche il danno di immagine viene riconosciuta – finalmente, purtroppo con notevole ritardo – anche l’arroganza criminosa e criminale di chi pensa che rappresentare lo stato sia il viatico, il passepartout per qualsiasi tipo di comportamenti, anche quelli contrari alla legge. 
La giustizia seppur faticosamente ha provato ad annullare quel pensiero insano secondo il quale al potente pre-potente delinquente tutto è concesso e tutto si deve perdonare.

Diverso è il caso di silvio berlusconi perché tutti sanno, anche i garantisti tout court, che non servono certamente le sentenze di un tribunale per definire il personaggio, però a tutta la pletora del piagnisteo, parlamentare [di destra e di centrosinistra] e giornalistico [di destra e di centrosinistra], piace raccontarsela da vent’anni e purtroppo la raccontano anche a noi.

Le sentenze di un tribunale si dice che “fanno giurisprudenza”, cioè a dire che in casi analoghi a quelli che vengono man mano trattati nei processi i giudici hanno già una base da cui partire per poter decidere senza ricominciare ogni volta da capo.

Nel caso, anzi nei tanti casi di berlusconi quella giurisprudenza è fatta e finita, basterebbe andare a vedere i suoi reati e come sono stati trattati e considerati quei cittadini che ne hanno commessi di simili e analoghi ai suoi; quelli di berlusconi peraltro attengono alla criminalità comune, non c’entrano niente con la sua attività di parlamentare.

Frodi fiscali, corruzione di giudici, robaccia che in un paese normale avrebbe significato la scomparsa dietro le sbarre prima e nella discrezione della propria vita privata di chiunque dopo.
Qui no: servono le sentenze e forse è per questo che tutti si sono impegnati molto per fare in modo che non ci si arrivi; lodi, legittimi impedimenti, prescrizioni, da vent’anni si preferisce tenere un paese ostaggio di un delinquente, comune e abituale, al quale tutto è permesso e concesso con la copertura delle istituzioni e della politica [di destra e di centrosinistra] invece di mettere un punto fermo principalmente sul fatto che chi rappresenta lo stato, che siano poliziotti in divisa, ministri o presidenti del consiglio, della repubblica, in carica o ex non deve avere nessun trattamento di favore ma, al contrario, quando sbaglia deve pagare in relazione alle sue responsabilità verso lo stato e i cittadini.

Ma questo in un paese con un così alto tasso di delinquenza e criminalità all’interno della classe politica e dirigente non potrà mai avvenire, ecco perché berlusconi serve a tutti, è lui quella giurisprudenza che servirà domani, fra dieci anni o cinquanta – ché gli italiani sono campioni e sfornare un dittatorello ogni tanto, gli piace così –  per poter far dire a qualcuno “e allora, berlusconi?”

Ecco perché quale che sia l’esito di questa ennesima sentenza berlusconi è stato già graziato e senza scontare nessuna parte di pena come da Costituzione.

In un altro paese sarebbe finito in galera vent’anni fa, e nessuno purtroppo saprà mai che paese poteva essere questo oggi senza la sua ingombrante, invadente presenza, senza l’esercito dei servitori a libro paga che gli hanno permesso di arrivare fino a qui, quelli che in tutti questi anni gli hanno dato la possibilità di stravolgere le leggi e che oggi senz’alcuna vergogna solidarizzano con lui violentando quell’istituzione, il parlamento,  che indegnamente rappresentano.

***

Ha ragione Berlusconi
Marco Travaglio, 12 luglio

La notizia è che B. ha ragione. Dal suo punto di vista, ma ha ragione da vendere. Vent’anni fa entrò in politica per non finire in galera: tutte le sue aziende erano sotto inchiesta e gran parte dei suoi manager inquisiti o detenuti per Tangentopoli. Bastava un nonnulla e sarebbe toccato a lui, cosa che infatti avvenne di lì a poco, appena divenne premier, quando un sottufficiale della Gdf rivelò di aver ricevuto soldi dopo un’ispezione fiscale alla Fininvest. 

Da allora ogni indagine o processo per i suoi reati divenne una persecuzione politica. All’inizio lo dicevano soltanto lui e i suoi servi. Poi cominciarono a dirlo in tanti. Oggi lo dicono o lo pensano quasi tutti: compreso il Pd che lo aiuta a chiudere il Parlamento per protesta contro la Cassazione. Chi, tre mesi fa, sui giornali e nei palazzi, sponsorizzò o avallò il governo Pd-Pdl sapeva benissimo qual era il prezzo da pagargli. 

Un prezzo doppio: metà occulto, cioè l’impunità; e metà palese, cioè il taglio dell’Imu per la campagna elettorale in caso di mancata impunità. Sono vent’anni che fa così e non si vede perché dovrebbe smettere proprio ora. La “guerra dei 20 anni”, la “pacificazione”, la “distinzione fra giustizia e politica”, l'”unità nazionale” sono esche per gonzi. Lui sta al governo per non essere condannato. E non ne ha mai fatto mistero. 

Che vogliono da lui i tresconi e i cacadubbi che scoprono all’improvviso il rapporto consustanziale fra il B. politico e il B. imputato? Che va cercando Polito El Drito, gran tifoso del governissimo, che ora casca dal pero sul Corriere perché l’Italia, sai che novità, è “ostaggio di vicende extraparlamentari sulle quali né le Camere, né il governo e nemmeno il capo dello Stato possono alcunché”? Dove ha vissuto in questi vent’anni: nell’iperuranio? Di che si lagna Claudio Sardo sulla fu Unità per il “ricatto inaccettabile” il giorno dopo che il Pd l’ha accettato? 

E cos’è quest’attesa spasmodica per il 30 luglio? C’è forse bisogno di quella sentenza per sapere se B. è un delinquente o un galantuomo? Cari tartufi, provate una volta nella vita a guardare in faccia la realtà: vi si spalancherà un mondo. Stiamo parlando di un ometto che, senza le sue leggi ad personam, sarebbe in galera da un pezzo. Almeno dal 25 febbraio 2010, quando la Cassazione dichiarò prescritta la corruzione giudiziaria per David Mills, pagato da B. con 600mila dollari in cambio di due false testimonianze in suo favore. 

Nel 2005, appena la Procura di Milano lo scoprì, B. varò l’ex Cirielli, che tagliava la prescrizione per la corruzione giudiziaria da 15 a 10 anni (dal 2014 al 2009). Già che c’era, stabilì pure che gli ultrasettantenni scontino la pena ai domiciliari anziché in carcere. Nel 2006 il centrosinistra gli regalò l’indulto extralarge: sconto di 3 anni per tutti i reati, corruzione inclusa. Nel 2008 B. tornò al governo e impose subito il “lodo” Alfano, bloccando i processi delle alte cariche, cioè i suoi. 

Così il Tribunale continuò a processare il solo Mills, stralciando B. in un processo separato e congelato in attesa della Consulta. Mills si beccò 4 anni e mezzo in primo e in secondo grado. Nel 2009 la Corte cancellò il lodo e il processo a B. ripartì, ma da capo dinanzi a un diverso collegio. Nel 2010 la Cassazione dichiarò prescritto ma commesso il reato di Mills. E nel 2012 il Tribunale fece altrettanto con B. 

Ma, senza Cirielli, il reato si sarebbe prescritto nel 2014: dunque Mills sarebbe stato condannato a 4 anni e 6 mesi definitivi; così come B., che senza lo stralcio imposto dal lodo sarebbe stato processato e condannato con lui. Senza l’indulto, niente sconto di 3 anni per entrambi. E, senza la norma sugli over 70, B. sarebbe finito in galera con Mills fin dal 25 febbraio 2010. Non solo: interdetto dai pubblici uffici, non si sarebbe potuto candidare alle ultime elezioni. Eccola, cari tartufi, l’unica guerra dei 20 anni che s’è combattuta dal ’94 a oggi: quella dell’Impunito alla Giustizia. Voi, di grazia, dove cazzo eravate?

***

 

 

Aspettando la sentenza della Consulta [come se ci volesse la Consulta a stabilire chi è silvio berlusconi]

Sottotitolo: E se per caso – Massimo Rocca – Il Contropelo di Radio Capital

Questa volta nessuno potrà negare che si tratti di conflitto di interessi. Elevato a conflitto tra poteri dello stato. Era legittimo l’impedimento invocato da Berlusconi, la convocazione improvvisa di un consiglio dei ministri il primo marzo del 2010, data in cui si doveva svolgere a Milano una delle udienze del processo Mediaset che in seguito lo avrebbe visto prendere 4 anni di carcere sia in primo grado che in appello?  Oppure fecero bene i giudici a ritenerla un scusa, un espediente processuale, e a proseguire?  Ma ciò su cui deve decidere da oggi la Corte Costituzionale è, in realtà, la natura stessa dell’avventura politica di Berlusconi. L’episodio per il tutto. Immaginate le conseguenze di una sentenza che dica che il capo del governo subordinò la massima attività dell’esecutivo alle sue tattiche di difesa dal processo. Con che faccia i rappresentanti del centrosinistra potrebbero continuare a governare con un uomo così, a discutere con lui la riforma della costituzione. Saprebbero dargli addosso come hanno fatto sull’euro, nascondendosi dietro Draghi e la Merkel?  Saprebbero dirgli:  con te no, come hanno fatto con Grillo?

Preambolo: nella magnifica quanto incredibile eventualità che la sentenza della Consulta abbia un esito sfavorevole a b e quindi favorevole per l’Italia dovrebbero dimettersi tutti, anche quelli che per vent’anni hanno fatto finta di opporsi al più grande farabutto della storia di questa repubblica, che ancora oggi permettono che questo paese sia ostaggio dei suoi ricatti e delle sue minacce ammantando il tutto, non senza la consueta viva e vibrante soddisfazione, con la pomposa quanto menzognera definizione di “governo di necessità”.

Danilo Maramotti per l”Unità

Mediaset, la Consulta decide
Il pessimismo di Berlusconi

Il verdetto della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento.

[Fiorenza Sarzanini – Corriere della Sera]

Già: chissà se Napolitano ci ha pensato a questa conseguenza, lui sempre e da sempre in mezzo fra berlusconi e la Magistratura.

E se ci ha pensato quando ha voluto a tutti i costi questo bel governo dei larghi sottintesi.
Guai se un simile statista debba vedersi negata la possibilità di sedersi al tavolo delle decisioni.
E’ proprio la persona adatta con cui riformare nientemenoche la Costituzione.

L’impunità a b è stata sempre offerta sul classico piatto d’argento.
Nel corso della sua storia politica che inevitabilmente è andata di pari passo con le sue vicende giudiziarie perché è stata costruita appositamente per evitare che silvio berlusconi rispondesse davanti alla legge delle sue azioni, dei suoi reati, molti dei quali commessi prima della sua ormai tristemente famosa discesa in campo, della sua immoralità delinquenziale tutti, destra, centro, centrosinistra, si sono prodigati per mettere i bastoni fra le ruote ai Magistrati.

Mi chiedevo in quale paese sarebbe possibile organizzare addirittura un esercito per “proteggere” berlusconi dai giudici.

In quale paese si potrebbe dire impunemente che Ilda Boccassini dovrebbe essere indagata per diffamazione aggravata solo perché è un giudice che fa onestamente il suo lavoro.

E mi chiedevo in quale paese il presidente della repubblica, nonché capo supremo dei giudici anziché tutelare quei giudici da attacchi continui, di pretendere rispetto per un potere dello stato, avrebbe potuto fare invece sempre l’opposto permettendo che quei giudici fossero insultati, denigrati, avrebbe guardato in silenzio chi ha manifestato contro quei giudici da ministro e vicepresidente del consiglio: cose di una gravità inaudita e che non sarebbero permesse in nessun paese democratico davvero.

E mi chiedevo come si fa a sacrificare la civiltà democratica – ché nominare la parola dignità a proposito della politica è diventato ormai un esercizio inutile – di un paese per salvare dai suoi guai un delinquente abituale per sentenza.

Con un casellario giudiziario come quello di b, i suoi precedenti, le sue frequentazioni, il suo partito fondato da un condannato per mafia, il boss mafioso ospitato in casa, le mignotte, i papponi, la corruzione, in un paese normale sarebbe impossibile fare anche il più umile dei mestieri.
Figurarsi chi, oltre a Giorgio Napolitano, avrebbe dato la possibilità ad uno così di riformare leggi e Costituzione, di “poter partecipare alla delicata fase politica”.

berlusconi non ha più bisogno dell’assoluzione di un tribunale perché ha già ottenuto quella morale dalla politica, quella legittimazione per cui lo si considera ancora l’interlocutore col quale discutere, quello con tutti i titoli per decidere le sorti di questo paese.

  Una democrazia, la Costituzione, vanno protette anche da quello che sembra uno scherzetto innocente come l’esercito di silvio.

Non si lascia fare senza dire una parola. Quella è eversione in piena regola.

Ma se il primo sostenitore di berlusconi è il ministro dell’interno, quello chiamato a difendere il paese e non chi ne ha fatto strame, che speranza ha questo paese di potersi salvare? secondo me nessuna.

Breaking news

La galera non è nulla, tre anni e sei mesi, e i tre anni sono stati già condonati dall’indulto, tanto vale la vita di un ragazzo di 17 anni e mezzo in questo paese. Ma su questo ho scritto tanto, e ogni volta è stata una fitta al cuore, bisogna essere delle bestie per non sentirsi dentro il dolore di una madre, di un padre che non hanno più il loro giovane figlio perché quattro tutori dell’ordine per “calmarlo”, almeno così hanno detto,  hanno abusato in modo violento del loro potere. Una tragedia di proporzioni enormi che i colleghi che l’altro giorno sono andati a portare la loro solidarietà di casta con tanto di applausi al collega che “purtroppo ha dovuto subire un processo”, hanno liquidato come un “fatto di servizio”.

Quello che fa orrore è che i quattro assassini torneranno ad indossare  la divisa di servitori dello stato. Quello stato che hanno tradito nel momento in cui hanno ammazzato Federico.

 

Adesso sì, che ci vuole l’applauso. Merde.

Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha respinto l’istanza della difesa di Enzo Pontani, uno dei quattro agenti condannati per l’uccisione di Federico Aldrovandi, diciottenne morto nel 2005 a Ferrara durante un controllo di polizia. 

Pontani andrà quindi in carcere. Il 29 gennaio la stessa decisione era arrivata per gli altri tre condannati in via definitiva per eccesso colposo nell’omicidio colposo del giovane: Monica Segatto, Paolo Forlani e Luca Pollastri.

Sedi vacanti

Sottotitolo: spero che da oggi tutti lascino in pace e in tranquillità  il Pellegrino del mondo, visto che ha deciso lui di stare fuori dal mondo. Ad ogni singolo dettaglio sul quale ci hanno minuziosamente informati  manca solo il plastico di Vespa del backstage da cui continuerà ad occuparsi “in motu proprio” di noi, sciagurati peccatori.

Preambolo: “E’ configurabile l’omicidio colposo aggravato dalla colpa cosciente, piuttosto che l’omicidio volontario con dolo”.

Anche per ridurre la pena agli assassini della ThyssenKrupp è stata adottata la formula del reato à la carte come già fatto in precedenza per quelli di Federico Aldrovandi;  come fa a non esserci il dolo se degli operai che col fuoco ci lavoravano non potevano contare nemmeno su un estintore funzionante in caso di emergenza e quand’anche ci fossero stati, secondo la testimonianza di un familiare di una delle vittime non sarebbero stati sufficienti ad evitare la strage?  io dico che c’è gente che è morta, bruciata viva, per l’irresponsabilità criminale – quella sì cosciente –   di altra gente che avrebbe dovuto metterla invece in condizioni di sicurezza. E che un omicidio dovrebbe essere trattato come tale, non come un incidente SUL percorso di chi per arricchire se stesso fa lavorare gente in condizioni e ambienti disastrosi. Non c’è bisogno di essere esperti di diritto per sapere che in questo paese si salvano solo quelli che possono pagarsi i migliori avvocati o quelli ai quali lo stato  dà la licenza di uccidere, ne abusano e dopo non succede praticamente niente.

Questo paese merita di essere associato all’aggettivo di “legale” solo da marzo a ottobre quando di legale almeno c’è l’ora.

Che spettacolo la Carfagna a Servizio Pubblico: “non sono riusciti a smacchiare il giaguaro e adesso provano a sparargli sulla nuca”.

Chi? ovviamente i magistrati comunisti, tipo quelli che stanno bene in Guatemala.

Ma con che faccia si può pensare di dare una qualsiasi possibilità ad un partito il cui leader “carismatico” è già sotto processo, in attesa di sentenze e al quale continuano ad arrivare avvisi di garanzia al ritmo dell’uscita dei quotidiani? D’Alema ci ha ripensato? dopo aver detto [e lo ha detto, se le agenzie e i quotidiani on line riportano una dichiarazione non se la possono inventare e resta difficile immaginare che l’Annunziata, direttore di Huffington Post si metta a fare i dispettucci al PD] che “un’intesa con il Pdl sulle riforme, avviata già da alcuni progetti comuni ‘giacenti’ in Parlamento, potrebbe portare ad un governo più stabile, che tranquillizzerebbe maggiormente i mercati e gli interlocutori stranieri. Una via da privilegiare, secondo D’Alema, rispetto a quella di un’intesa con Beppe Grillo, il leader del Movimento cinque Stelle bollato come “pericoloso populista” dal presidente di Italianieuropei”, ieri sera al Tg1 ha invece affermato: “se Grillo si illude di spingerci verso un governissimo con Berlusconi noi non lo faremo mai, sarebbe l’errore più grave.”

Quindi siccome D’Alema – considerati certi suoi precedenti che non sto a ripetere circa certe sue strategie politiche attuate in passato ma che purtroppo condizionano ancora e pesantemente anche il presente non gode propriamente di un’ottima reputazione, lasciamo che ad esprimersi sulle varie ed eventuali sia qualcun altro al di sopra di sospetti. Secondo me Bersani non dovrebbe nemmeno permettere che un non candidato, un non eletto da nessuno se ne vada in giro a rilasciare dichiarazioni sulla qualunque. A proposito di D’Alema e Veltroni si era parlato di una collaborazione esterna, mi pare, ecco, che rimanessero molto all’esterno allora, che di danni all’interno ne hanno già fatti un bel po’.

Berlusconi ha perso sei milioni e mezzo di voti e non ha vinto, il centrosinistra non ha vinto perché ne ha persi la metà, la sinistra prima e il centrosinistra adesso hanno sempre arrancato dietro la DC e dietro a berlusconi, e non c’entra niente Grillo che è arrivato adesso. Perché berlusconi ha dovuto riempire un vuoto: pare che dopo lo shock di tangentopoli non ci fosse proprio una faccia migliore della sua da presentare alla politica, evidentemente deve averlo pensato anche il volpino del Tavoliere quando lo agevolò tramite la bicamerale anziché attivarsi per far applicare con rigore la legge sull’ineleggibilità dei possessori di media e tv. La stessa cosa l’ha fatta adesso Grillo, che diversamente da b non andrà in parlamento e non possiede giornali né case editrici ottenute per mezzo di sentenze comprate un tanto al chilo da giudici corrotti.

Dunque  non si capisce, almeno io non lo capisco, perché ‘sto vuoto non impara a riempirlo chi dopo si lamenta che non vince sempre per colpa di qualcun altro, delle congiunzioni astrali sfavorevoli o perché qualcuno gli fa lo sgambetto in dirittura d’arrivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grillo e il papello
Marco Travaglio, 1 marzo

Nessuno riesce a entrare nella testa di Grillo. Forse nemmeno Grillo. Difficile capire se prevalga la soddisfazione o la preoccupazione. Soddisfazione nel vedere i politici che l’hanno sempre schifato strisciare ai suoi piedi e implorarlo di salvarli con la fiducia.
Preoccupazione per una politica allo sbando che rischia di far pagare ai cittadini l’ennesimo scotto della propria incapacità. Eppure, dai messaggi che l’ex comico invia tramite il blog e le interviste alla stampa estera, una cosa si può dire: l’Antipolitico fa politica più o meglio dei professionisti della politica. Il gioco di questi ultimi è chiarissimo: non avendo capito nulla di quanto sta accadendo, s’illudono di padroneggiare ancora la situazione ingabbiando gl’ingenui “grillini” in un governo minoritario che prometta di fare tutto ciò che chiedono, ottenendone la fiducia e poi torni alle pratiche consociative di sempre, ricattandoli con la minaccia del voto anticipato che ricadrebbe sulle loro spalle, con annesse accuse di sfascismo e irresponsabilità lanciate da stampa e tv di regime. Una trappola che somiglia al vecchio trucco del cerino: l’ultimo si brucia le dita. Solo un campione di ingenuità suicida può pensare che un movimento rivoluzionario possa votare la fiducia a un governo altrui. E, con buona pace della stampa di regime, non esiste alcuna “rivolta del web” contro i No di Grillo. Il web è una zona franca dove scrivono tutti, anche i troll dei partiti camuffati da “base di 5 Stelle”. I partiti dell’ammucchiata Monti non vedono l’ora di rimettersi insieme per evitare le urne, cioè un altro balzo di Grillo. Ma hanno un problema: i loro elettori. Il Pd finge di dialogare con M5S, per poi allargare le braccia: “Purtroppo Grillo non vuole e ci costringe alla grande coalizione per eleggere il Presidente, tranquillizzare i mercati, lo spread e l’Europa”. D’Alema ha già avviato contatti con Letta, prigioniero di quella Bicamerale mentale che lo porta a una continua coazione a ripetere. Grillo sa che lì si andrà a parare e deve evitare di restare col cerino in mano: cioè di essere additato domani come il colpevole dell’inciucione o di nuove elezioni. Perciò ricorda ossessivamente il programma di M5S e sfida i partiti a farlo proprio. Ora, per smascherare il bluff, deve fare un passo in più: presentare un papello semplice, fattibile e al contempo rivoluzionario, in cambio dell’uscita dall’aula dei senatori “grillini” che consentirebbe la nascita “condizionata” del governo. Abolire i rimborsi elettorali. Dimezzare i parlamentari e i loro compensi. Legge elettorale maggioritaria con doppio turno francese. Anti-corruzione e anti-evasione con pene doppie e prescrizione bloccata al rinvio a giudizio, nuovi reati come autoriciclaggio, falso in bilancio, collusione mafiosa. Ineleggibilità per condannati, portatori di conflitti d’interessi e concessionari pubblici. Antitrust su tv e pubblicità. Cancellazione di Tav Torino-Lione, Terzo Valico, Ponte sullo Stretto e altre opere inutili, nonché dell’acquisto degli F-35. Ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Divieto per ex eletti o iscritti a partiti di entrare nei Cda di banche e fondazioni. Via gli aiuti di Stato a banche, imprese e scuole private. Via le esenzioni fiscali a edifici ecclesiastici e bancari. Ilva e Mps nazionalizzati. Patrimoniale. Reddito di cittadinanza o sussidio di disoccupazione. Tetto alle pensioni d’oro. Abolizione immediata delle province e potatura di consulenze e poltrone delle società miste. Sgravi fiscali alle imprese che assumono giovani. Detraibilità delle spese di sussistenza. Wi-fi libero e gratis. Più fondi a scuola pubblica, università e ricerca. A questo punto possiamo anche svegliarci dal sogno, perché un programma del genere i partiti non se lo possono permettere: si condannerebbero al suicidio. Ma almeno sarebbero costretti ad ammetterlo e tutto sarebbe finalmente chiaro.

Bersani ha solo due alternative: o si allea con Grillo, oppure con un comico [Marco Travaglio]