Come se fosse antani [reloaded]

Sottotitolo:  “Serve senso morale nella politica”
Appunto, dunque non una morale che fa senso.

“Quel che in Italia acuisce l’incertezza e produce grave disorientamento è l’inadeguatezza del quadro politico ad offrire punti di riferimento, percorso come è, da spinte centrifughe e tendenze alla frammentazione”. [Giorgio Napolitano]

Ma che avrà voluto dire? un presidente di tutti ha il dovere di esprimersi in un linguaggio che i tutti poi possano almeno comprendere.

Credo.

Se qualcuno sa tradurre il senso di quella  frase lo vado ad incontrare personalmente per fargli i miei  complimenti;  magari facendo la cresta sul biglietto aereo come un certo Giorgio Napolitano quando faceva l’eurodeputato. Ma probabilmente si tratta di un omonimo, nevvero? appropò, quando sua moglie fu assunta alla Camera del Deputati, e casostrano anche lui stava alla Camera del Deputati aveva vinto un concorso, l’hanno presa perché era molto brava o è stata assunta per direttissima, più o meno come ha fatto berlusconi portando in parlamento amici, parenti e conoscenti? perché va benissimo parlare di senso morale e di legalità, ma bisognerebbe metterli in pratica nei fatti, ad esempio non firmando leggi incostituzionali puntualmente cassate dalla Corte e nominando ministri due con pendenze giudiziarie piuttosto serie e che con moralità e legalità non avevano niente a che fare.
E chi fa il tifo per la moralità e la legalità dovrebbe lasciare tranquilli i Magistrati a fare il loro lavoro e magari dirigere il suo sguardo verso un ex capo della polizia che comandava massacratori di gente innocente e che adesso fa nientemeno che il sottosegretario alla sicurezza del governo di questo paese.
Ma basta con queste chiacchiere pompose che nessuno capisce perché espresse in un linguaggio incomprensibile, che non dicono nulla e servono solo ai soliti pennivendoli per fare aperture sensazionalistiche su giornali che noi non paghiamo per farci pure prendere per il culo.

Cerchiamolo ‘sto punto di ripristino di moralità e legalità, ma facciamolo sul serio però. Magari iniziando a chiedere alle forze dell’ordine di smetterla di interpretare sempre lo stesso ruolo di braccio armato del potere, quale che sia la matrice e il colore di quel potere. Dopo le sentenze sulla Diaz e sull’omicidio VOLONTARIO di Federico Aldrovandi è troppo chiedere che polizia e carabinieri non abbiano come dire,  il manganello troppo facile specialmente  contro gente disarmata?

Napolitano: “Serve senso morale, l’illegalità è causa dell’antipolitica”

E’ questo il senso morale e legale invocato da Napolitano? chiedo, semplicemente.

 

Genova per noi

“Non hanno idea di cosa vuol dire la rivolta del popolo greco. Stanno votando la morte della Grecia. Noi abbiamo vinto contro i nazisti, abbiamo vinto contro la dittatura fascista e vinceremo anche questa volta!”.
[Mikis Theodorakis –  Partigiano, poeta e compositore greco]

Perché ormai è chiaro che le banche hanno una buona parte di responsabilità nella crisi mondiale, avendola fomentata con una manovra di strozzinaggio in due tempi: dapprima, finanziando e comprando una larga parte dei debiti sovrani degli stati, e poi, minacciando di chiederne la restituzione. Gli uomini delle banche al governo, in Grecia come in Italia, ci spiegano che dobbiamo piegarci al ricatto, pagando il riscatto della svendita dello stato. I dimostranti di Atene dimostrano, appunto, che si può dire no agli strozzini, anche quando ti puntano la pistola alla tempia, e sono pronti a premere il grilletto.

La Grecia brucia

(Piergiorgio Odifreddi)


Sottotitolo: “I tecnocrati arrivano quando la politica abdica al suo ruolo di direzione e implementazione, non arrivano a caso, semmai bisogna chiedersi come mai abbiamo bisogno di un salvatore e come siamo arrivati ad avere i controllori in casa. Non è colpa del tecnocrate, è colpa della classe politica cieca e autoreferente.

La politica ha visto la sua fine dov’è nata, esattamente nello stesso luogo. Il governo greco ottiene la fiducia sulle misure di austerity: con le buone maniere si ottiene tutto,  meno male che noi la guerriglia non la rischiamo nemmeno, noi siamo italiani mica per caso.


SOLIDARIETA’ AL POPOLO GRECO.

L’uomo che si vede nella foto,  maltrattato da solerti forze dell’ordine durante i disordini ad Atene (tutto il mondo è paese)  non è un black block, né un pensionato incazzato. E’ Manolis Glezos, che nel 1941 sotto occupazione nazista, si è arrampicato sull’acropoli e ha tirato giù il simbolo della svastica nazista.

Primarie Genova
Vince Doria (Sel)
Sconfitto il Pd

Gli elettori di sinistra, a differenza di tutti gli altri, sono esigenti.
E allora possono pure offrire ai loro referenti politici la possibilità di sbagliare, un po’, ma poi la cosa giusta bisogna farla.
E la cosa giusta per un partito che vuole definirsi di sinistra e che si dice pronto a guidare un paese in un periodo disastroso come questo non può essere il corteggiamento languido ai partiti di centro né l’inciucio perpetuo con quelli di destra.

Specialmente se destra e centro sono il peggio che si possa avere a disposizione;  nessuno è votato per natura all’autolesionismo oltre ai politici che da TUTTO ciò che fanno e hanno fatto hanno saputo tirarci fuori il loro utile e , comunque vada, nessuno fra loro ci rimette mai troppo.

Ce ne fosse stato mai uno, o una, in questo paese che abbia preso atto di aver sbagliato, uno, o una, che abbia rassegnato le dimissioni chiedendo scusa al popolo italiano (la volpe del Tavoliere, l’artefice della genialata che consegnò l’Italia a berlusconi chiamata bicamerale e il Kennedy dei poveri avrebbero dovuto essere  i primi della lista).

In questo paese c’è bisogno di sinistra, non del liberalismo diffuso a destra, a sinistra e al centro.

In Italia non c’è più nessuno, oltre a quelli considerati “radicali estremisti” che raccolga le istanze dei cittadini, che non consideri spocchiosa e fuori luogo la richiesta di attenzione verso i problemi della gente da parte della politica, io penso che lasciare solo un popolo in un momento così difficile sia molto, molto pericoloso.
Si vede che l’hanno pensato pure a Genova.

 SI PUO’ FARE!

Brevissimo, avvelenato

Scontri No Tav
Blitz in tutta Italia
Ventisei arresti

L’Italia è bloccata dai camionisti che impediscono la circolazione delle merci, dai tassisti che picchiano i “crumiri”, dai pescatori che si picchiano con la polizia, dai forconi che hanno messo in ginocchio la Sicilia, mentre navi da crociera naufragano e uccidono e inquinano. E come reagisce lo stato?
Arresta i No Tav.

Le agenzie riferiscono di almeno 32 arresti su tutto il territorio nazionale e undici denunce.

Complimenti.

Il potere, che sia tecnico o politico cambia poco, anzi niente, ci tiene sempre a mostrare il suo vero volto attraverso il suo braccio armato. Qualcuno ce le avrà mandate, e a chi rispondono oggi le forze cosiddette dell’ordine quando fanno azioni di questo tipo?

 

Nel frattempo…

L’orgettina – di Marco Travaglio, 26 gennaio

Nascosti dietro i tecnici, in uno dei loro più riusciti
travestimenti, i politici autonominati vivono una stagione di libidine
sfrenata.

In Parlamento non vanno mai (le aule sono deserte, tanto non c’è
niente da votare). Qualunque porcata facciano non se ne accorge
nessuno. E hanno un sacco di tempo libero per dare sfogo alla
perversione più inconfessabile: l’inciucio, sogno proibito di una
vita, che negli anni passati li costrinse a spericolati e clandestini
Kamasutra per non farsi notare dagli elettori.
Ora invece, dietro il trompe l’oeil montiano, sono come topi nel
formaggio: possono scatenarsi, come quei sadomasochisti repressi che
trovano finalmente il coraggio dell’outing in gita premio a Sodoma e
Gomorra.

E allora vai con l’orgia, anzi al momento l’orgetta, sulla giustizia.
Ad apparecchiare il talamo a tre piazze Pdl-Pd-Udc è Il Messaggero,
quotidiano del gruppo Caltagirone, con la scusa della solita “riforma
della giustizia” (non bastando le cento e più varate, con i risultati
noti a tutti, negli ultimi 18 anni). L’idea l’ha lanciata sul
Messaggero un osservatore neutrale: Casini, che incidentalmente di
Caltagirone è il genero.
L’indomani gli ha risposto, sempre sul Messaggero, il presunto
segretario del Pdl Alfano.

Poteva mancare a questa soave corrispondenza di amorosi sensi il
contributo di Violante? No che non poteva. Infatti ieri è arrivato
anche lui: “Per anni siamo vissuti fra due opposti giacobinismi”, ha
detto, mettendo sullo stesso piano i magistrati che tentano di far
rispettare le leggi e i politici che le violano o le cambiano a
proprio uso e consumo. Ma ora “basta alibi, cambiare la giustizia si
può”, anche perché ora “abbiamo la fortuna di avere un ministro
competente, capace, onesto e stimato”. Cioè l’avvocato Paola Severino,
casualmente fino a due mesi fa difensore di Caltagirone, condannato in
primo grado a 3 anni e 6 mesi per la scalata Unipol-Bnl (insider
trading e ostacolo alla Consob). Il genero Piercasinando propone sul
giornale del suocero di “chiudere vent’anni di contrapposizione tra
potere giudiziario e potere legislativo”. Lui i processi ai politici
che rubano e mafiano (in gran parte amici suoi) li chiama
“contrapposizione”.
E vorrebbe chiuderli col disarmo bilaterale: dei politici ladri e
mafiosi, ma anche dei giudici che li hanno scoperti (“La politica deve
fare autocritica, ma pure il mondo della magistratura deve riflettere
su certi eccessi”). E poi con una bella legge contro le
intercettazioni, “su cui si deve raggiungere un equilibrio di
civiltà”. Violante, sul disarmo bilaterale, concorda: “Il magistrato
non è il custode della moralità… Molte volte la magistratura,
esercitando un compito improprio, è stata costretta a intervenire
sulla politica”, mentre è “l’elettore il selezionatore della classe
politica”. Cioè: se un magistrato scopre un politico a rubare o a
mafiare, deve ritirarsi in buon ordine perché non è compito suo
indagare: deve lasciarlo fare agli elettori, che naturalmente non
sanno nulla. In più, a giudicare i magistrati in sede disciplinare,
non dovrà più essere il Csm, ma un’“alta corte di giustizia” nominata
dal Parlamento, cioè dai politici, che così potranno processare i
magistrati. Invece i magistrati che processano i politici “esercitano
un compito improprio”.

E, se questa è la posizione del Pd, siamo a cavallo.

Al confronto, Angelino Jolie è una mammoletta: sulle intercettazioni
teme che “il testo da me proposto non potrà ottenere la convergenza
del Pd”. Uomo di poca fede: con i Violante tutto è possibile. Del
resto, sulla svuotacarceri Severino, il Pd s’è già rimangiato la
richiesta di abolire l’ex-Cirielli (il Pdl non vuole) e ha digerito
senza un ruttino la trovata del Pdl di escludere dai benefici
scippatori, ladri e rapinatori: cioè quelli che davvero affollano le
carceri, mentre restano compresi i colletti bianchi, che in carcere
non ci sono ma potrebbero presto finirci. Compreso Caltagirone, che in
caso di condanna definitiva, rischiava di finire dentro. Invece
scampato pericolo, grazie alla legge firmata dal suo ex avvocato
divenuto ministro.

Libidine pura.

 

 

Un popolo di imbecilli

La legge Irreale (dal Fatto Quotidiano) – Antonio Di Pietro ha invocato il ritorno a una legge antica, la legge Reale, come soluzione ai problemi di ordine pubblico. Attribuiamo questa idea peregrina all’emozione del momento e a una certa inclinazione poliziesca dell’ex-magistrato. La legge Reale, varata nel 1975 su iniziativa dell’allora ministro di Grazia e Giustizia, il repubblicano Oronzo Reale, prevedeva il fermo preventivo sui “sospetti” della durata di 96 ore e dava alla polizia la possibilità – in particolari situazioni (chissà cosa si intendeva per “particolari”) di ordine pubblico – di usare le armi. Si parlò di “pena di morte” non dichiarata.

La legge non fermò gli scontri di piazza, non disinnescò il terrorismo, provocò solo la morte inutile di 250 persone, una quarantina non avevano nemmeno compiuto vent’anni. Ricordiamo qui due casi emblematici. Nel 1978, in Piazza Navona, durante una manifestazione dei radicali, venne uccisa Giorgiana Masi, 18 anni. Le indagini andarono avanti fra mille depistaggi e nessuno pagò per quel colpo di pistola alla schiena. Era stata “una pallottola vagante” e, si sa, quando le pallottole vagano, pazienza da quale canna sono partite. Nel 1979 venne ucciso a soli 37 anni Luigi Di Sarro, medico e artista (a febbraio, l’ultimo omaggio postumo al Beaubourg). La scorta di Andreotti, in borghese, lo fermò in auto sul lungotevere, a poche centinaia di metri da casa sua. Era già buio, Di Sarro pensò a un sequestro di persona (allora erano un’industria), tirò dritto, gli agenti spararono ad altezza d’uomo. Un assassinio che venne prontamente “giustificato dal clima di quei giorni”.

Una nuova legge Reale? Una legge Maroni? Non bastano Uva, Cucchi, Aldovrandi e gli altri? Vogliamo un’altra Masi? Un altro Di Sarro? Vogliamo questa legge in mano al governo Berlusconi?

Sottotitolo: Delle cose del capo (silvio berlusconi: nota di R_L)  io me ne sbatto il cazzo. (fabrizio cicchitto)

Sulla pagina di Alemanno di Facebook, quella ufficiale,  cancellano i commenti.  Non si può dire che il sindaco di Roma si è fatto 8 mesi di galera per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata sovietica. E perché non si può dire se, prima cosa è vero, e,  seconda, lo sapevamo in tanti?  non sta bene per caso far sapere che chi oggi invoca leggi ‘speciali’ ha avuto un passato ben peggiore dei violenti di oggi? prendiamo ad esempio maroni, il cosiddetto ministro dell’interno già condannato per resistenza a pubblico ufficiale, per non parlare del capobanda, quello che minaccia il colpo di stato ad ogni stormir di fronda.

Più leggo  commenti in merito ai fatti di sabato e e più mi rendo conto che lo stato di insipienza di tanta gente ha raggiunto livelli intollerabili. E allora forse ha ragione chi dice che agli italiani il manganello piace, ecco perché solo qui ci sono ancora tanti nostalgici di quel fascismo che la storia avrebbe dovuto cancellare per sempre. A troppi piace ancora  l’uomo forte, che sia della provvidenza o dei miracoli non fa differenza, l’importante è che non li faccia pensare né assumersi responsabilità: che faccia tutto lui. Prendiamo Di Pietro e la sua proposta oscena di ripristinare una legge che è costata in 15 anni di applicazione 625 morti:  io non voglio vivere in un paese dove si rischia di essere ammazzati solo passando sotto casa di un'”eccellenza” qualsiasi. E non voglio vivere in un paese dove il governo è così debole, incapace e impreparato a gestire la qualsiasi da proporre il rimedio solo dopo che i danni sono stati fatti. Di Pietro,  invece di ammettere il fallimento della tanto sventolata politica della sicurezza, annunciata e mai messa in pratica da questo governo di cialtroni, oggi si trova un alleato tanto prezioso quanto imprevedibile come il ministro azzannapolpacci maroni. Un poliziotto può indossare tutti gli abiti che vuole ma sempre poliziotto rimane, nell’animo.  Di Pietro, invece di fare becera propaganda fascista  dovrebbe chiedere le dimissioni di maroni e del governo tutto.

Le leggi speciali sono leggi fasciste, il governo di uno stato serio non legifera sulla scia dell’emotività, e inasprire, reprimere, vietare non serve a nulla se poi non si può garantire la certezza della pena perché non sarebbe conveniente per troppa gente che si macchia quotidianamente di ben altri tipi di violenze perfino più gravi di qualche vetrina spaccata e qualche macchina bruciata.  Perché poi se in galera ci deve restare lo spaccavetrine bisogna che ci resti anche previti che dei suoi sei anni per corruzione ha scontato appena quattro giorni di detenzione.

L’unica legge speciale di cui questo paese ha veramente bisogno sarebbe quella che vietasse a pregiudicati, ex lanciatori di bombe (di destra e di sinistra), ai collusi con mafie e criminalità di potersi anche e solo avvicinare al parlamento, altro che entrarci dalla porta principale.

La vera violenza non è quella della manifestazione degli indignati a Roma, ma quella dei tre morti al giorno sul lavoro,  di un’intera generazione condannata alla precarietà e a un futuro che non ci sarà.  La vera violenza è quella di chi perde il lavoro a causa di politiche economiche e industriali  che avvantaggiano solo i già benestanti, i soliti ricchi e sa che sarà praticamente impossibile riuscire a trovare un nuovo impiego. La vera violenza sono i padri di famiglia che s’impiccano a quarant’anni perché non possono più garantire ai figli nemmeno da mangiare, i libri di scuola.  Quei figli ai quali viene negato un futuro nel momento in cui vengono al mondo. Questa è la vera violenza di una società ingiusta, ipocrita e gestita da veri delinquenti, politici e non, che oggi si ergono a moralizzatori solo perché in questo paese la gente si disinteressa di tutto e quel poco che sa, lo dimentica troppo in fretta.

Il giorno dopo

Sottotitolo: Un governo che non sa garantire l’ordine e la sicurezza di una manifestazione autorizzata e pacifica nella propria capitale, che non sa prevedere e prevenire quello che tutti noi avevamo temuto, che permette a centinaia di professionisti dello sfascio di arrivare tranquillamente lungo il percorso annunciato della sfilata addirittura con “uniformi nere e maschere antigas” dovrebbe dimettersi, invece di tentare di strumentalizzare le operazioni di questi spaccavetrine.
(Vittorio Zucconi, 15 ottobre 2011)


Naturalmente per capire (e ammettere) quello che è successo ieri bisogna esserci come dire? portati. Quel tanto che basta  per non scendere al livello infimo dei servi di questo potere criminale. Bisognerebbe smetterla di pensare di vivere in un paese normale. Pensiamo a cosa starebbe succedendo in queste ore se Napolitano, anziché stigmatizzare i cattivoni delinquenti con osservazioni degne del peggior qualunquista ignorante avesse detto che la responsabilità di quel che è successo ieri, come dieci anni fa e come decine di altre volte è di un governo incapace, inadatto a gestire i grandi eventi e che per questo (e molte altre cose), deve andare a casa; perché negli altri paesi, quelli sì, normali, non è successo praticamente nulla. E che comunque, qualche vetrina rotta, qualche macchina bruciata non possono mai essere paragonate alla gravità di quel che succede quando ogni giorno ci sono diritti che vengono negati.

Se in un qualsiasi Paese al mondo dove ieri si sono svolte le manifestazioni degli indignados fosse successo la metà di quello che e’ successo ieri a Roma il governo di quel Paese sarebbe stato messo sotto accusa e il suo ministro degli Interni obbligato a dimettersi.

Qui, invece, è il governo a fare la vittima e, grazie a giornali e tv al servizio del premier, a fare il lavaggio del cervello agli italiani. E l’opposizione – come al solito – non sa approfittare della situazione. Anzi, batte in ritirata e , invece di richiedere a gran voce le dimissioni di Maroni, balbetta scuse e si affretta, tutta tremante, a dissociarsi dai delinquenti.

E quando è mai successo nel mondo che devono essere le opposizioni a doversi dissociare dalle violenze di una manifestazione? In un Paese normale dovrebbe essere il governo a doversi difendere dalle accuse delle opposizioni. Qui, nel Paese di Patonzia, avviene il contrario.

Quando ci sono state le rivolte nelle banlieues francesi i media hanno accusato il governo o le opposizioni? E quando è stata messa a ferro e fuoco la periferia di Londra è stato accusato Cameron di non saper gestire l’emergenza o le opposizioni?

Deve essere il governo a dimostrare che non c’è stata INCAPACITA’ nel gestire la situazione. O, fatto di gran lunga più grave, deve dimostrare – qualora le opposizioni lo mettessero con le spalle al muro con documenti video o fotografici – che non c’è stata CONNIVENZA.

Invece, da oggi assisteremo – chissà per quanti giorni – ad un’opposizione tremebonda e impaurita che si difende e a un governo che non esiste più nel Paese che attacca su tutti i fronti. Ecco cosa scrive “Il Giornale” oggi: «A settembre Di Pietro sentenziava: “Se Berlusconi non si dimette, ci scappa il morto”. Nelle scorse settimane tutto il centrosinistra ha sposato la battaglia degli indignados. Vendola: “La politica stia zitta e ascolti”. Ecco chi ha contribuito a scaldare gli animi dei giovani indignati». Quale migliore occasione per far dimenticare la maggioranza di 316 voti, la compravendita di deputati e senatori, l’art.1 del rendiconto finanziario, il processo breve e la legge-bavaglio?

E poi ci stupiamo ancora se il Maiale ci governa da vent’anni?

DUE ULTIME CONSIDERAZIONI
Prima considerazione. Anche ieri il Presidente Napolitano ha perso l’ennesima occasione per stare zitto. Ha parlato di “inammissibili violenze”. Una frase banale, buttata giù solo per il gusto di dire qualcosa. Immaginate, invece, una frase del tipo “inammissibili mancanze da parte di chi doveva vigilare” quali e quanti problemi avrebbe creato alla maggioranza di governo e, soprattutto, quale contributo avrebbe dato ad una giusta visione delle cose. Ma tant’è.
Seconda considerazione. Definirsi “indignados” e organizzare una manifestazione di quella portata senza avere un servizio d’ordine proprio equivale – in un Paese dove le teorie di COSSIGA hanno fatto scuola – ad andare incontro ad un “suicidio”. Che quello che è successo ieri a Roma serva da monito per il futuro. Non si può e non si deve giocare con la vita delle persone.

(G.Salerno)

Roma, 15 ottobre 2011: missione compiuta

Sottotitolo: Se fossi nei trombettieri del governo, andrei molto cauto nell’approfittare di questa catastrofe, come ha fatto puntualmente il solito TG1, seguito poi dallo stesso Berlusconi con un comunicato ridicolo e offensivo, nel quale esalta proprio quelle forze dell’ordine alle quali il decreto stabilità appena varato dal Consiglio dei Ministri ha tagliato 60 milioni di Euro. Un governo che non sa garantire l’ordine e la sicurezza di una manifestazione autorizzata e pacifica nella propria capitale, che non sa prevedere e prevenire quello che tutti noi avevamo temuto, che permette a centinaia di professionisti dello sfascio di arrivare tranquillamente lungo il percorso annunciato della sfilata addirittura con “uniformi nere e maschere antigas” come dice una trafelata inviata del TG1 che si crede di essere a Kabul, dovrebbe dimettersi, invece di tentare di strumentalizzare le operazioni di questi spaccavetrine. Soprattutto se nello stesso giorno in nessun’altra capitale del mondo – nessuna – dove si sono svolte manifestazioni simili è accaduto nulla di lontanamente simile. Come ha detto il corrispondente da Londra dello stesso TG1, Antonio Capranica, correttamente informando e involontariamente mettendo in stato d’accusa la città e il governo italiani, “Londra non si è fatta trovare impreparata”. Roma invece sì. Completamente impreparata, nella più benevola delle ipotesi. E Roma chi è, se non chi amministra la città e governa la nazione?

(Vittorio Zucconi)

 

Il metodo è sempre lo stesso, dal ’68 ad oggi le teste di cazzo che programmano certi  giochetti non hanno fatto nemmeno un corso di aggiornamento. Chi conosce un po’ la storia di questo paese ricorderà  le strategie di Cossiga: se una manifestazione è pacifica, bisogna farla diventare violenta (con ogni mezzo). Col risultato che tutti ricorderanno le violenze  di pochi e non le ragioni per le quali migliaia di persone   stavano manifestando. 

Sono mancati solo un estintore e il morto, mi pare che il copione sia stato rispettato in pieno. Ma questo può capitare solo in un paese senza memoria. Sentire quei luridi che parlano di rigore, di pene severissime, sentire alemanno, un ex picchiatore,  fascista, dire che oggi solo Roma si è distinta per gli atti violenti dopo che tutto il mondo ha già visto bruciare Parigi, Londra, la Grecia fa semplicemente vomitare.  I disordini di oggi hanno avuto la stessa regia di quelli del G8 di Genova: quelli che non lo capiscono né lo ammettono e parlano delle violenze dimenticando i motivi che oggi hanno portato milioni di persone nelle piazze di tutto il pianeta  sono solo dei miserabili.

Il Metodo Kossiga: si manda un pugno di persone (perfettamente addestrate all’uopo) a seminare distruzione in maniera scientificamente pre-programmata; quando il casino è al massimo, si manda la polizia a manganellare le persone che stanno manifestando pacificamente. E’ la stessa cosa che è successa a Genova nel 2001 al G8; era successa sei mesi prima a Napoli ed è successa centinaia di volte. Ed anche questa volta. Con la polizia che, con la scusa di colpire i black bloc, colpisce chi non c’entra. (Aldo Vincent)