Monsieur Normal

Sottotitolo: La Francia è dai tempi della sua Rivoluzione che sta dando lezioni di civiltà e democrazia a tutto il mondo.

Mica scemi  i Francesi a non volere più i papi ad Avignone, hanno capito presto che il problema era quello,  che gli ostacoli alla civiltà e al progresso vanno rimossi, non favoriti e foraggiati.
Ma noi, da quell’orecchio proprio non ci vogliamo sentire, siamo troppo bravi, troppo perfetti, troppo presuntuosi.

Siamo italiani mica per niente.
Non abbiamo bisogno di imparare niente da nessuno.
Bonjour, à tous

Cosa ci ha insegnato la Francia

Evviva Hollande, evviva Monti

Come si fa a gioire per la vittoria di un candidato che promette matrimoni e adozioni gay, un’aliquota del 75% per i redditi oltre il milione e il ritorno dell’età pensionabile a 60 anni, almeno per chi ne lavora da 41 e mezzo, e poi qui da noi fare tutt’altro, anzi il contrario, preciso preciso?

Bersani è davvero sicuro che il piddì possa condividere la vittoria di
Hollande come se fosse anche cosa loro? qualcuno lo avverta che è tutta un’altra cosa. Ma lo facesse piano, dolcemente, non sia mai je dovesse venì ‘no sturbo [per i non romani: casomai si dovesse emozionare troppo fino a svenire] all’idea che altrove la politica di centro sinistra o di  sinistra fa quel che è chiamata a fare e non invece, trasformarsi, per ragioni di opportunismo, perché il principale obiettivo della nostra nauseabonda politica è principalmente e trasversalmente quello di mantenere intonsi potere e privilegi,  nella  copia malriuscita della peggior  politica di centro destra e di destra.
Perché allora, tanto varrebbe tenersi gli originali.
E invece no.

I Francesi hanno dimostrato che si può fare.

Che, volendo, cambiare si può.
E’ una grande lezione, quella che arriva dal popolo francese, la lezione  di un paese da sempre  molto più civile del nostro e che ha dimostrato che si può voltare pagina, che si può fare politica senza inciuci e pastette come invece sono abituati a fare i politici nostrani.
Nel programma  di Hollande ci sono, fra le altre cose: le nozze gay, l’ eutanasia, il ritiro dall’Afghanistan, il voto agli stranieri, la pensione a 60 anni.
Bersani potrebbe garantire di volere ma soprattutto di saper fare le
stesse cose anche da noi, cose che altro non sono che “roba di sinistra”?
Che partito, il piddì, composto di pavidi incapaci che non hanno esitato a dimostrare tutta la loro inettitudine sdoganando il peggior
neoliberismo, appoggiando e sostenendo il governo dei banchieri,
votando una legge liberticida, tutt’altro che equa, come quella del pareggio di bilancio costituzionale e senza il consenso dei cittadini.
Tutto questo dopo aver spianato la strada per diciassette lunghissimi anni al corruttore piduista favorendolo con le ripetute  assenze in parlamento,  con patti segreti come quello sulle frequenze televisive ma soprattutto dimostrando, giorno dopo giorno la totale lontananza ed estraneità agli interessi del paese e dai cittadini che dovrebbero rappresentare, basta pensare ai referendum, alle missioni di guerra, alla TAV, per dire solo le prime tre cose che vengono in mente.

Aver appoggiato Monti, fregandosene della responsabilità diretta della gestione della cosa pubblica è stato solo l’ultimo atto vergognoso, il sigillo del loro fallimento politico.

E hanno pure la faccia tosta di parlare di “antipolitica”.

Senza l’endorsement di Bersani  presumo che Hollande  avrebbe vinto al primo turno.

Nota a margine: una prece per il popolo greco che ha pensato che la
soluzione di tutti i suoi problemi possano trovarla i nazisti che hanno
fatto entrare in parlamento.

La Grecia è ufficialmente un paese finito,  ingovernabile e irrecuperabile.

 

 

Allez!

 

Sottotitolo: La civiltà di un paese, diceva Voltaire, si misura  dalle condizioni delle sue carceri.
E, aggiungo io, anche dal fatto che bastano meno di 48 ore per sapere gli esiti delle elezioni.

Il nuovo presidente della Francia si chiama François Hollande. Tra poco  l’annuncio  delle Tv transalpine.

Dunque Nicolas piange, Angela non ride, e per Mario la situazione si fa critica.

NaNoleone è stato spodestato.

Tempi duri per quelli alti meno di un metro e settanta…(senza tacchi, of course).

Specie quando si spacciano per statisti.

 

 

 

Chissà perché poi, ridono di noi? un vero mistero

Aspettando la lettera…

Il quotidiano inglese ”The Guardian” ha proposto un sondaggio: ”Merkel e Sarkozy hanno sbagliato a ridacchiare dell’Italia?”. Il 79, 4% dei lettori inglesi risponde no perché ”Berlusconi si è infilato in scandali che hanno reso l’Italia uno zimbello”.

Che piaccia o meno è così che ci vedono da fuori, dove non ci sono i minzolini, i vespa, i garimberti e compagnia che omettono, oscurano e cancellano il dissenso dai palinsesti. In nessun altro paese si sarebbe data la possibilità di ‘rimediare’ ad errori che sarebbero costati le dimissioni immediate di chiunque, fosse anche un presidente della repubblica. Per non parlare di un parlamento composto per i due terzi da imputati, indagati, inquisiti, prescritti e condannati.

E quella stronza che si spaccia per ministro ( dell’istruzione… “se lei ripercorrirebbe”: è solo l’ultima perla di questa ignorantona nelle cui mani sono affidate le sorti degli studenti di questo paese) ieri sera ha avuto pure il coraggio di dire che se berlusconi e il governo italiano sono invisi e malvisti dai tre quarti del pianeta la colpa è di quel che scrivono i giornali ‘comunisti’.

Punto e virgola, Massimo Gramellini – La Stampa

Grazie alla cortese collaborazione dei magistrati intercettatori Totò Stalin e Peppino Guevara, siamo in grado di fornirvi il testo della storica lettera all’Unione europea che Bossi ha dettato ieri sera a Berlusconi.

«Giovanotto, carta penna e calamaio. Scriviamo… Hai scritto? Comincia, su. Signora Merkel, veniamo noi con questa mia a dirvi , una parola sola: adirvi, che, scusate se sono poche, ma 5 ville in Sardegna noio ci fanno comodo, specie quest’anno che c’è stata una grande moria delle vacche, come voi ben sapete. Punto, due punti, ma sì, Silvio, fai vedere che abbondiamo: abbondandis in abbondandum. Queste ville servono a che voi vi consola-

consolate, non Consuelo a Linate, non mi far perdere il filo, che ce l’ho tutta qui… a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta.. avreta, smetti di fare quella faccia: avreta è femminile, Merkel è una femmina, no? Perché – aggettivo qualificativo, ho chiesto a Calderoli – dovete lasciare in pace i pensionati, ché i ministri, che siamo noi medesimi in persona, vi mandano questo… Incartami il contratto delle tue ville, su. Perché i pensionati sono vecchi che invecchiano, che si devono prendere una pensione e che hanno la testa al solito posto che a voi signora Merkel manca, e cioè sul collo. Punto e punto e virgola. Lascia stare, abbonda, che poi dicono che noi padani siamo tirati, siamo provinciali. Salutandovi indistintamente. I ministri Bossi e Berlusconi , apri una parente, (che siamo noi) . Silvio, hai aperto la parente? Chiudila e andiamo a casa. S’è fatto tardi».


Mi dissocio


“Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?” A questa domanda, la reazione ilare di Merkel, Sarkozy e di tutta la stampa presente. 


Poi la risposta del presidente francese: 
“Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle autorità italiane, politiche, finanziarie ed economiche”

(Traduzione: ” quel rincoglionito racconterà le solite balle e non sarà capace di fare niente come sempre  ma noi speriamo che il capo dello stato e l’opposizione facciano il loro lavoro”.)

Io, a differenza di chi si è risentito della reazione di Francia, Germania e  di un’intera sala stampa che sghignazzava e che, diversamente da quel che accade da noi dove il dissenso viene nascosto agli occhi e alle orecchie degli italiani (a Bruxelles non hanno per fortuna nessun Minzolini che manda in onda quello che torna utile al buffone zippato)  si è visto e sentito benissimo, non  mi sento per niente offesa.
L’Italia di cui la Merkel e Sarkozy ridono non è la mia:  è l’Italia di Minzolini, di Vespa, della nipote di Mubarak, di Tarantini,  Lavitola e troie al seguito, di Emilio Fede e di Lele Mora, di Brunetta e Cicchitto, della Carfagna, della Santanché e della Gelmini, di Scilipoti, del tunnel dei neutrini e di “Romolo e Remolo”,  di Bossi e del suo dito medio e di tutto ciò che di orribile e incredibile è potuto accadere in questo paese da quando lo statista più amato degli ultimi 150 anni è “sceso in campo”.  L’Europa e mezzo pianeta ridono del vecchio puttaniere mentre qui ancora viene preso sul serio da qualcuno, ritenuto un interlocutore serio e affidabile in grado di risolvere i problemi del paese nonostante da diciassette anni non abbia fatto altro che aggiustare i suoi,  anche adesso, nel momento peggiore per tutto il mondo sappiamo benissimo quali sono le sue priorità che non hanno niente a che fare  con la crisi globale ma unicamente con i suoi problemi di carattere giudiziario e questa è l’unica ragione per cui non può fare l’unico gesto davvero utile per l’Italia che è quello di dimettersi.  A tutta la dirigenza europea piuttosto andrebbe chiesto    conto della sconsiderata apertura di credito nei confronti di un personaggio che non è impresentabile da adesso  ma lo era anche quando venne ammesso coi fascisti in un PPE che ha steso contro le altre forze antidemocratiche un cordone sanitario. Avevamo sperato che l’Europa trattasse B. almeno come trattava un Heider o un Le Pen, invece per comodità e convenienza lo ha legittimato senza neanche fargli scontare adeguatamente le intemperanze e le  posizioni politiche che ne hanno sempre caratterizzato l’azione.

A chi dice che “nessuno può ridicolizzare l’Italia” bisognerebbe rispondere che sappiamo farlo benissimo da soli visto che da quasi vent’anni il mondo ride di noi ma a noi che non ridiamo né lo abbiamo mai fatto  tocca pagare il prezzo altissimo di questa indecenza che molti ancora spacciano per “volontà popolare”.

La sai l’ultima?

Sì, è proprio come mi ha detto Antonio Allegri ieri sera: “La sapete l’ultima? C’era un francese, una tedesca … e poi un italiano.”

La barzelletta detta così non fa ridere, ma l’italiano, quello sì, ha fatto ridere molto; un’intera sala stampa. No, che avete capito? Certo non lui in quanto tale, dato che appena qualche giorno fa rassicurava sul fatto che, grazie alla sua autorevolezza, sarebbe durato altri 5 anni. Siamo noi, la barzelletta che ha fatto ridere il francese e la tedesca, almeno da quello che ha detto stamani, in televisione un affiliato alla cosca del governo: “L’Italia perde credibilità perché gli italiani di sinistra ne parlano male.” Non fa una grinza.

Ridiamo: Ah! Ah! Ah! Ridiamo tutti i giorni, e sì, sono colpevole perché rido anche io. Come non farlo? Come non esorcizzare la fine che sentiamo morderci il collo? L’altro giorno, quel cazzo buffo – che tizio mi sembra ormai troppo riguardoso e formale, per essere degnamente rappresentativo della realtà – ha detto che non c’era urgenza per un decreto aggiuntivo, per l’ennesimo tentativo di dimostrare all’Europa di avere almeno un salvadanaio mezzo pieno. Ieri invece l’urgenza gliel’ha data la risata che ha sepolto per sempre la dignità di un popolo.

Oggi è urgente, quindi: “bisogna andare in pensione a 67 anni e ne parlerò con bossi.” Torna il “ghepensimismo” quella formula di onnipotenza propagandistica dello psicotico del consiglio. L’ennesima barzelletta che ci farà ridere solo il tempo di comprendere che stiamo messi peggio della Grecia e dell’Argentina che fu. Perché se pure non lo dicono, è così che siamo ridotti, ma per fortuna siamo italiani e ci salva la fantasia.

No, non è una cazzata. Essere italiani ci salverà. Noi siamo il popolo dello chef che si è inventato il gourmet della crisi: cucinare e mangiare le bucce delle verdure, in salsa tartara o salsa rosa. Siamo il popolo che fa convegni organizzati dalle Università sulle “erbette di campo” che tornano di moda, col piacere di andare a cercarsele in campagna. Avremo domani gli stilisti che non si limiteranno più a inventare le scarpe con le suole bucherellate, ma proprio le scarpe sfondate con i buchi sotto le suole e i lacci spezzati e tenuti insieme da un nodo. Saremo fighissimi quando compreremo le auto dagli sfasciacarrozze perché torneranno in auge le auto d’epoca, le vecchie Uno o le Tipo, quelle che nonno tiene in cortile per farci dormire le galline.

Poi siamo il popolo della barzelletta paradossale, quella che a pensarci bene davvero non fa ridere: siamo l’Italia dei deputati e dei senatori che si prendono la pensione dopo due giorni di “lavoro”, che son pagati profumatamente per far un cazzo da mane a sera, o peggio, sono pagati per rubare. Siamo l’Italia della RAI che non sa come pagare gli stipendi, ma che continua a contrattualizzare troiette riciclate per milioni di euro, e minzolini, e giornaliste (?) fantasiose che fan sperare un giorno di poter avere la Ferrari che salva l’acconciatura, proprio ora che non possiamo andare dal parrucchiere, sempre che non sia cinese.

Basta perché sennò potrei esagerare ed iniziare a raccontare l’altra barzelletta tutta italiana, di un cazzo buffo, di uno stalliere e del suo maggiordomo che aveva un cellulare con scheda panamense, e di un certo lavitola, che in realtà poi si scoprì essere Stanislao Moulinsky in uno dei suoi più riusciti travestimenti.

Rita Pani (APOLIDE)