Eversori reloaded [semiriassunto di una giornata da cancellare dalla storia italiana]

 

Sottotitolo: ”Bisogna fermare la violenza prima che si trasformi in eversione. In questo momento non possiamo essere tranquilli davanti a esternazioni anche solo sul piano verbale o sul piano della propaganda politica”. 
[GIORGIO NAPOLITANO,  AULA DEL SENATO, 9 MAGGIO 2013]


“Non ci lasceremo intimidire” [Giorgio Napolitano in varie occasioni]

 

Ma non sarà troppo di-vi-si-vo che chi rappresenta, inopinatamente, lo stato stia manifestando contro lo stato?

Boh, a me pare di sì.

Napolitano s’è preso un giorno di ferie? il corazziere 1 gli avrà portato il caffè e i biscottini, lo avranno informato di quello che succede in quel di Brescia? 
Che fa, non monita, il presidente?

E il bello è che hanno rieletto Napolitano perché considerato l’unico a poter garantire la stabilità del paese.
Il tutore integerrimo della Costituzione, come no.

Manifestare contro la Magistratura non rientra nel libero esercizio del dissenso democratico; è eversione, terrorismo e il presidente della repubblica non dice una parola nel merito di un ministro, del vicepresidente del consiglio, che si mette al fianco di un delinquente abituale e contro lo stato che rappresenta.

E il pd nella persona del presidente del consiglio, idem, a parte qualche pigolio di rosy bindi, epifani, il nuovo che avanza, e fassina.

 Qualcuno dicesse alla bindi che non è grave che un ministro dell’interno, vicepresidente del consiglio stia come ha sempre fatto, al fianco del delinquente seriale, la cosa grave, gravissima, insopportabile è che ad impersonare entrambi i ruoli sia angelino alfano, anche e soprattutto grazie al partito di rosy bindi.

Lo ius soli, la regolamentazione delle coppie di fatto e generalmente tutto quel che ha a che fare coi diritti civili dei cittadini si può mettere da parte perché non c’è tempo, c’è altro a cui pensare, il paese non è pronto, il papa s’arrabbia e poi che cazzo vogliono ‘sti negri e ‘sti froci? insomma basta.
Però per difendere un pregiudicato  incallito si scomoda il ministro dell’interno e vicepresidente del consiglio di tutti gli italiani, anche di quelli che mai manifesterebbero contro la Magistratura,  pure di sabato pomeriggio,  Napolitano come al solito quando deve parlare tace per non turbare questo bel momento di pacificazione nazionale.

E le forze dell’ordine in questo momento stanno tenendo a bada, con le solite buone maniere, la gente che sta difendendo la Magistratura e la Costituzione, invece di identificare e fermare i violenti che offendono tutta l’Italia onesta.

Chi ha votato e voterà ancora il pdl non sono cretini, imbecilli, incapaci di intendere e di volere né dei minus habens come a molti piace pensare: sono dei delinquenti  tal quali ai loro referenti politici servi di un delinquente.
E col pdl e tutto il suo seguito nessuno che intenda l’onestà come un valore serio e importante avrebbe avuto e voluto niente da spartire né nulla a che fare.
A parte il pd.

NON FACCIAMO FINTA DI VIVERE IN UN PAESE NORMALE.

Come se fosse antani

Sottotitolo: Tarapio tapioco! Prematurata la supercazzola o scherziamo?
No, mi permetta, no io… 
Scusi, noi siamo in quattro, come se fosse antani anche per lei soltanto in due oppure in quattro anche scribai con cofandina, come antifurto, per esempio.
Ma no, aspetti, mi porga l’indice, ecco lo alzi così, guardi, guardi, guardi, lo vede il dito, lo vede che stuzzica, e prematura anche! 
Ma, allora io le potrei dire, anche col rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come vicesindindaco, capisce?

  Ecco: questo è il livello del dibattito politico progressista italiano.

Gente che non si è mai sposata, che non sa nulla della famiglia, che fa comunella con gente divorziata come casini amato e benvoluto da tutta la gerarchia cattolica come il suo ex alleato berlusconi – al quale si concede anche di accostarsi all’eucaristia, di bestemmiare ed essere contestualizzato dal monsignore –  ma che discetta sulla sacralità della famiglia tradizionale e in base alle sue idee poi contribuisce a fare ma soprattutto NON fare quelle leggi che renderebbero l’Italia un paese un po’ più civile.

Basterebbe semplicemente non dire di essere un partito di sinistra o di centrosinistra.

Un bell’atto di coraggio che ridarebbe fiato a loro permettendogli di NON fare senza essere massacrati dalle critiche  e ai cittadini di pretendere che in parlamento vada una sinistra che abbia davvero idee di sinistra e che faccia – finalmente – qualcosa di sinistra [anche se altrove quelle cose le fanno anche le destre].

” Credo che la gradualità nei diritti sia quasi un obbligo, capisco le posizioni differenti, ma in un paese arretrato come il nostro questo sarà un primo passo importante. Portiamolo a casa questo risultato perché non è così scontato”.
[Rosy Bindi a proposito della regolarizzazione delle coppie di fatto]


Una domanda a Rosy: di chi è la colpa se questo è un paese arretrato? di chi è la colpa se questo è il paese dove non si è mai pronti a fare niente che abbia a che fare col progresso e con la civiltà?

“Il paese non è pronto” anche grazie alle persone come lei, che portano le loro opinioni personali nel dibattito politico, le impongono, che parlano minacciando possibili spaccature qualora qualcuno provasse a pretendere quelle leggi che esistono in ogni paese civile. 

Agli italiani non frega nulla delle opinioni personali dei politici, del loro credo, se vanno a messa la domenica. 

Né soprattutto pensano che la politica si debba affrontare per mezzo della coscienza di chi la rappresenta.

Le questioni di coscienza sono un fatto privato; la coscienza non si usa per decidere sulle cose dei tutti ma solo per le proprie.

Agli italiani interessa avere una classe politica che si occupi di tutti e garantisca gli stessi diritti a tutti così come prevede la Costituzione, quella vera, non quella che ha letto la Bindi. 

I primi attentatori della Costituzione sono proprio loro – i politici – che dovrebbero onorarla, invece, come, meglio e di più di ogni normale cittadino.

berlusconi è potuto entrare in parlamento proprio perché si è ignorato quell’articolo della Costituzione che vieta ai possessori di mezzi di comunicazione di poter intraprendere carriere politiche.

E non c’è NESSUN articolo che parla di matrimonio fra uomo e donna, che vieta a persone dello stesso sesso di poter comporre un nucleo familiare regolare.

Nell’articolo 29 si parla di CONIUGI, non di un uomo e una donna.

Per non parlare di quante volte, praticamente sempre, si disonora quell’articolo 3 che vuole i cittadini TUTTI UGUALI, che vieta disparità e discriminazioni.

 Gli italiani gradirebbero che il parlamento della repubblica risponda alle loro istanze, non a quelle delle eminenze e di un capo di stato straniero,  di una chiesa che gode  nel creare diversità nei diritti civili umani a dispetto di quella cristianità che vorrebbe invece rappresentare ma  che poi dietro le quinte – e nemmeno tanto –  si adoperano attivamente per impedire che questo paese cresca culturalmente,  che rispetti davvero le persone e i loro diritti e che risponda all’Europa anche sul tema di quella sfera che riguarda i cittadini/persone, non solo quando c’è da spellare vivi i cittadini/contribuenti. 

Quelli che non lo gradiscono possono sempre trasferirsi in quei bei paesi dove i diritti non sono previsti, nessuno sentirebbe la loro mancanza.
Poi quando le persone accolgono ‘sta gente come merita c’è pure qualcuno che parla di atteggiamenti violenti, come se non ci fosse nulla di più violento della negazione dei diritti, specialmente in un paese che si spaccia per repubblica democratica.

 Questo PD è peggio della DC di Fanfani e Andreotti, che ci ha comunque permesso di avere leggi importanti come quella sul divorzio e sull’aborto.

Oggi  queste leggi il PD non le farebbe, e pensare, invece, che nei paesi civili le leggi a tutela dei diritti civili le fanno anche i governi di destra.

E il bello è che silvio ritorna alla carica per non riconsegnare il paese alla sinistra.

Avercela una sinistra, in Italia.

Gli ospiti siete voi

Preambolo: la pubblica accusa, nel processo all’assassino di Denver, si consulterà coi parenti delle vittime se chiedere o meno la condanna a morte. Un po’ come piacerebbe anche ai tanti, quelli sì giustizialisti di casa nostra, quelli che “so io che gli farei”, quelli a cui piace fare processi in prima e seconda serata televisiva pagati coi soldi di tutti. Un po’ come chiedere alla stuprata, al rapinato, ai familiari delle vittime di qualsiasi reato come preferiscono che si agisca nei confronti dell’imputato, vero o presunto. Una legge del taglione rivistata e riadattata ai giorni nostri, questo accade nella civilissima America.

Nozze gay, Bindi contestata alla festa Pd. E lei: “Siete liberi di vivere in un altro paese”

Sottotitolo: ricordiamo agli amici cattolici che sono ospiti nel nostro paese da 2012 anni.

La Giudia è sempre lì.

Nessun problema.Vi portiamo anche le valigie alla stazione.

L’Italia è un paese occidentale e questo che viviamo è il terzo millennio, prima lo capiamo tutti meglio è.

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Tutti quelli che si sono scandalizzati con Grillo reo di averla accusata di non conoscere l’amore dove sono? c’è gente che ha uno strano concetto di “insulto”, di quel che si può dire e quello che no. Per me sono molto più gravi le cose che pensa e dice la bindi che, al contrario di Grillo purtroppo voce in capitolo in parlamento ce l’ha.

E pensare che c’è gente che ha paura che torni il babau berlusconi.
Io ho molta più paura di gente con le idee della bindi che pensa che a doversene andare da qui siano le persone – non solo omosessuali e lesbiche ma semplicemente gente civile, al contrario di lei – che pretendono il riconoscimento degli stessi diritti per tutti.
 Il pregiudizio è qualcosa di odioso che va oltre il concetto di diritto sì o no.
Perché nella stragrande maggioranza dei casi non si sa motivare il no perché non si può motivare se non dicendo un mucchio di stronzate come sta facendo la bindi da anni seguita a ruota dai suoi compari di partito d’alema e fassino e per tacere sugl’interlocutori del pd come casini che bersani considera ‘moderati’.
E certe opinioni sono diffuse anche nel ceto cosiddetto medioalto dove non ci si può nascondere nemmeno dietro l’ignoranza, dietro l’omofobia e il razzismo però sì, è una copertura che in Italia funziona sempre alla grandissima.

Per non parlare di quanto è ampio il paravento che offre da sempre il vaticano alla politica italiana.

Ricordiamo alla bindi et similia che fare politica non significa diventare proprietari di un paese ma gestire quel paese secondo le esigenze di TUTTI i cittadini, dunque anche degli omosessuali, questo dice la Costituzione, fino a prova e a modifiche contrarie.
 Ci sono molti eterosessuali ai quali io non affiderei neanche la gabbia dei criceti, se ne avessi una, figuriamoci un bambino.
Quando ieri il pd a Bologna ha votato compattamente al pdl per il rifinanziamento alle scuole private nessuno ha parlato di anticostituzionalità, mi pare, eppure questo sì, è contrario ai principi costituzionali.

Articolo 33 della Costituzione ITALIANA:

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, SENZA ONERI per lo Stato.
[…]

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 Un utile esercizio che consiste nell’invertire censori e censurati, maggioranze e minoranze, discriminanti e discriminati. Non si sa mai.

Anch’io sono favorevole al matrimonio fra cattolici: chi siamo noi per impedire che i cattolici si sposino e possano perfino adottare dei figli se lo desiderano? ci mancherebbe pure che ci mettiamo a discriminare, a fare figli e figliastri come piacerebbe al maggior partito de’ sinistra italiano…no no, lungi da me la discriminazione e il pregiudizio.

La Costituzione dice che siamo tutti uguali? e lo deve essere sul serio, cribbio, e anche perdindirindina, toh.

Cronache di un paese alla deriva

Sottotitolo:

Carlo Giuliani, 14 marzo 1978 – 20 luglio 2001

“Non voltiamo pagina. Per voltarla serve chiarezza su cosa è successo intorno a piazza Alimonda. E poi, ricordiamocelo tutti e con buona pace del giudice Caselli, se i nemici dell’economia imperante al G8 erano tutti quei ragazzi che gridavano ‘un altro mondo è possibile’, oggi i nemici dell’economia imperante sono i ragazzi della Val di Susa. Li caricano come allora e loro, come allora, chiedono giustizia.
Attenzione a non girarci dall’altra parte, ancora una volta”.
[Don Andrea Gallo, prete del Marciapiede]

I giorni di Giuda. L’ultimo intervento
di Paolo Borsellino (VIDEO)


Franco Cordero: la “prerogativa” invocata dal Colle non esiste

In una durissima intervista al “Corriere della Sera” il più autorevole studioso di procedura penale ridicolizza come ignoranti e prevenuti quanti si sono schierati con Napolitano contro la procura di Palermo: “le norme dicono l’opposto a lettori informati ed equanimi”.


 

 

Preambolo: Il vicesegretario del piddì Letta [il nipote dello zio], “apre” anche a Gianfranco Fini, dopo la memorabile dichiarazione d’amore [torna, ‘sta casa aspetta a te] rivolta a berlusconi sabato scorso ieri la mente fervida del vice di Bersani ha partorito questa nuova e brillantissima idea.
Lo dicevo proprio ieri, io non mi stupisco più di nulla che abbia a che fare coi figli e i nipoti dello statista-skipper del Tavoliere, quello coi baffi, anzi sono molto gratificata dal fatto che Barbara Spinelli nel maestoso articolo di ieri l’altro [ Il ritorno del Padrino ] abbia scritto anche molte delle cose che io penso, dico e scrivo da almeno dieci anni. Solo che se a dirle siamo noi gente comune,  ci chiamano qualunquisti, dietrologi e populisti, se lo fa una giornalista autorevole forse qualcuno ci crede.

E si ricrede.

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Preambolo 2: la Bindi insiste ancora sull’incostituzionalità del matrimonio gay. Anche permettere a berlusconi di entrare in politica era ed è vietato dalla Costituzione (e, a differenza del matrimonio gay quello è vietato davvero), però pare che in quel caso la Costituzione si sia potuta come dire? interpretare, anzi proprio ignorare. La Costituzione non è il paravento dove nascondere le proprie mancanze, insufficienze, o lo strumento col quale far diventare legge un’opinione personale, o la si rispetta sempre o mai. Qualcuno lo dica alla pasionaria de’ noantri.

Una discriminazione è, o non è.
Per eliminare la discriminazione non ci possono essere compromessi.

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Se anche il TG3 si adegua all’andazzo dei difensori tout court della menzogna e dei suoi portatori insani,  delle omissioni non siamo rovinati ma molto peggio. Raitre ultimamente è caduta ad un livello di bassezza che era difficile anche da immaginare; lo scrissi quando per mandare in onda il concerto per il papa alla Scala durante la sua visita a Milano stravolsero i palinsesti dell’intera prima serata. Quella è roba da Mazza e Minzolini, non dell’unica rete parzialmente ‘libera’ della Rai.
Non basta sopportare un parlamento che non rappresenta in alcun modo i cittadini, bisogna anche subire l’onta di non poter venire a conoscenza di quel che succede ai piani alti del potere, sottostare alla perversione mentale, alla schizofrenia di chi pensa che un luogo istituzionale sia una sorta di camera oscura, una zona franca dove poter far entrare e uscire quello che si vuole all’insaputa di chi quella istituzione rappresenta, dove si possono aiutare ministri bugiardi, consolarli al telefono, rassicurarli, forse, sul fatto che anche stavolta, come decine di altre volte nessuno potrà mai mettere le mani sulla verità. Dove si possono coprire con inspiegabili e odiosi segreti di stato fatti gravi che hanno danneggiato lo stato stesso grazie a personaggi che hanno trasformato l’Italia in un paese a dignità, democrazia e civiltà limitate, spesso del tutto assenti, in un paese dove le guardie vengono trasformate in ladri e viceversa a seconda della convenienza del momento.
La ricerca della verità in Italia diventa eversione, un atto terroristico; per negarla invece ci si nasconde dietro improbabili e inesistenti conflitti mentre l’unico vero conflitto permanente, l’unica guerra che non finisce mai in questo paese è quella fra lo stato e i cittadini, una guerra impari perché lo stato è armato e al momento opportuno può agire senza il consenso di nessuno, noi cittadini no, ci è stato negato ogni strumento per dire che tutto questo – e molto altro – non ci piace, non va bene e non vogliamo sopportarlo più.
Un segreto può essere utile a salvaguardare qualcosa di importante, la verità non è sempre uno strumento finalizzato ad un obiettivo positivo; si può usare al contrario proprio come arma di offesa, quando venire a conoscenza di qualcosa non solo non sposta di una virgola la risoluzione di un problema ma aggiunge umiliazioni, mortificazioni che si potevano e si dovevano evitare.
Io non mi sono mai fidata degli stakanovisti della verità a tutti i costi,  quelli che “è meglio una brutta verità di una bella bugia”, perché qualche volta quella bugia può servire, aiutare qualcuno a vivere meglio mentre una verità produrrebbe solo l’effetto contrario. In questo caso però no, la verità è necessaria a restituire prima di tutto giustizia ma anche  respiro, speranze, aiuterebbe a  credere che qualcosa si può ancora aggiustare, migliorare, e chi la nega non dicendo peraltro neanche bugie “belle” ma solo balle, evidentemente non vuole restituire niente a nessuno; vuole tenere tutto per sé.

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 Scusaci, Emilio
Marco Travaglio, 20 luglio

 Montanelli l’aveva detto 18 anni fa: “Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede”. Il momento è arrivato. Il Tg3 parla di “protagonismo di alcuni magistrati” e “mancato coordinamento fra Procure”, nella migliore tradizione del Tg4 di Fede e del Tg1 di Minzolingua. La Stampa arriva a scrivere: “Essendoci un ricorso alla Consulta, non vi sarà l’udienza in cui si sarebbe dovuto decidere se distruggere le intercettazioni occasionali di Napolitano. E dunque non si correrà il rischio che, essendo presenti anche gli avvocati difensori, le intercettazioni di Napolitano possano diventare di pubblico dominio”. In qualunque paese del mondo, ove mai un presidente si attivasse per favorire un amico in un’indagine, la stampa si scatenerebbe per procurarsi le intercettazioni e informarne i cittadini: qui persino i giornalisti considerano il diritto-dovere di cronaca un “rischio” ed esultano perché le telefonate dello scandalo non si conosceranno mai. Intanto il Corriere avverte che Napolitano non può querelare per diffamazione Di Pietro e il Fatto, però “altri potrebbero avviare un’azione penale a tutela sua e dell’istituzione che incarna”. Non più per diffamazione, perseguibile solo a querela di parte, bensì per un reato procedibile d’ufficio: tipo il vilipendio. Ma sono maturi i tempi per il ripristino del delitto di lesa maestà. Intanto viene abolita la logica. Michele Ainis, sul Corriere, ripete che il conflitto di attribuzioni contro la Procura (caso unico nella storia d’Italia) è solo un’iniziativa tecnica per “colmare i buchi neri del diritto, gli equivoci sulle competenze”, i “vuoti normativi”. Cioè: Napolitano accusa i pm di Palermo di attentato al Capo dello Stato — eversione pura — e questa sarebbe solo una controversia giuridica? Ma scherziamo? Ma si abbia almeno il coraggio di essere conseguenti: se è vero che la Procura ha violato le prerogative del Presidente della Repubblica, non basta certo un conflitto di attribuzioni. Bisogna processare i pm per eversione contro lo Stato. Se, per dire, l’Unità è convinta che abbia ragione Napolitano ad accusare Ingroia & C. di eversione, con che faccia pubblica in prima pagina gli articoli di Ingroia l’eversore? Siccome Ainis si diverte a elencare i “paradossi” dell’interpretazione dei pm di Palermo, eccone un paio della sua, di interpretazione. 1) Se Napolitano vuole che la Consulta colmi i buchi e i vuoti normativi sulle intercettazioni indirette del Presidente, se ne deduce che oggi nessuna legge impone ai pm di distruggerle. Ma, se la norma non esiste, anzi è un buco e un vuoto, non c’è stata alcuna violazione. Anzi, ci sarebbe stata se i pm avessero fatto ciò che chiedono Napolitano, Ainis & C. Ergo, il conflitto di attribuzioni si basa su un buco e su un vuoto. 2) Come ha rivelato Repubblica, nell’aprile 2009 la Procura di Firenze intercettò Napolitano sul telefono di Bertolaso dopo il sisma de L’Aquila. Diversamente dai pm di Palermo, quelli di Firenze e poi di Perugia (dove il processo passò per competenza) han depositato le intercettazioni indirette del Presidente agli atti del dibattimento, a disposizione di tutti gli avvocati, svincolandole dal segreto. Perché Napolitano, informato da tre anni, non ha sollevato conflitto di attribuzioni contro i magistrati di Firenze e Perugia? E perché non lo fa ora che la notizia è di dominio pubblico? Se, come dice, difende il principio — le prerogative della Presidenza e non gli interessi del presidente — dovrebbe fare con Firenze e Perugia quel che ha fatto con Palermo. Se non lo fa, autorizza a pensare che non difende affatto il principio e le prerogative, ma se stesso dalla pubblicazione del contenuto delle sue telefonate con Mancino. Forse perché sono compromettenti, mentre quelle con Bertolaso non lo erano? In questo caso, nel decreto dell’altro giorno, avrebbe detto una bugia. E le bugie non si dicono, specie dagli alti colli. Anche perché hanno le gambe corte.

 

I diritti civili sono LA priorità: chi non lo capisce, non capisce niente

Il vero matrimonio contro natura è quello partorito dal Pd

Le diverse anime che compongono il Pd sono figlie di padri diversi in un paese dove non sono neppure riconosciute le coppie di fatto. Siamo all’inverosimile: politicamente si fanno matrimoni scellerati e opportunisti ma sui temi dei diritti dei singoli non si fa un passo.
La vecchia Dc e alcuni vecchi comunisti “redenti”  si sono  sposati in un  matrimonio che è davvero contro natura, è ridicolo accorgersene solo oggi.

Sottotitolo: Art. 29 della Costituzione ITALIANA:

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”

Se qualcuno ci legge “uomo e donna” o viceversa lo invito domenica prossima al mojito delle diciotto e trenta in spiaggia con me.

L’ammissione da parte del PD, presumo e spero definitiva  per chi deciderà se è il caso di sostenere un partito che nega diritti,  circa il fatto che “quel matrimonio non s’ha da fare” a proposito di quello fra persone dello stesso sesso è la prova evidente che pensare di risolvere i problemi dal di dentro è una cazzata, gigantesca; io non capisco che ci faccia lì dentro Paola Concia, non capisco Vendola quando pensa di voler fare alleanze con un partito che poi non riconosce i diritti di Vendola né di Paola Concia che per regolarizzare la sua unione con la sua compagna è dovuta volare in Germania.

Non capisco che ci facciano, ad esempio, nel PD Pippo Civati e Ignazio Marino che sanno cosa vuol dire rappresentare un partito di (centro)sinistra e quali sono le istanze a cui un partito di quello schieramento deve rispondere.

Se mangiare a un ristorante è un privilegio (e di questi tempi pochi se lo possono permettere, è vero), poter accedere ai servizi di un ristorante, ma anche a quelli di un bar, e di qualsiasi altra attività commerciale senza essere buttati fuori perché si è neri, musulmani, vegetariani, omosessuali eccetera, è un diritto.
Perché la discriminazione è sempre dietro l’angolo, e il nazismo nacque proprio dall’idea delirante di hitler che pensava ci fossero persone più degne di altre di vivere,  poter stare al mondo e calpestarne il territorio in libertà.

Da qui gli orrori dell’olocausto, una strage continua e continuata che ancora oggi si ripete anche se  con modalità diverse perché c’è ancora troppa gente al mondo, gente che purtroppo può agire secondo il suo sentire,  che pensa che il diritto di vivere sia invece un privilegio riservato a qualche élite di eletti da non si sa bene chi.
Il diritto di cui si parla non è quello di poter spendere ma quello di non essere discriminati per l’appartenenza a una categoria.

I diritti non fanno parte di alcunché che sia ‘minoritario’, anche se riguardassero una persona o dieci vanno discussi, affrontati e quando è il caso, e nel caso della regolamentazione delle coppie omosessuali e di fatto lo è, concessi.
Nel  PD, il partito dei  cosiddetti riformisti e progressisti italiani  ci si scanna per la concessione di diritti che esistono ad esempio in Olanda, Spagna, Portogallo, Svezia e Francia [che non risulta abbiano governi composti da rivoluzionari estremisti] che ha perfino  riconosciuto il testamento a favore dei compagni come anche l’assistenza in caso di malattia – dal prossimo anno in Francia gli omosessuali potranno SPOSARSI, non  “pacsarsi” o “dicoarsi”.
Ecco perché la mia sensazione è che non sia una questione di sinistra minoritaria ma di un paese dove è la civiltà ad essere minoritaria, spesso del tutto assente.
L’uguaglianza dei diritti non deve piacere ai cattolici, ai vegetariani, ai neri, ai musulmani, né tantomeno essere messa al vaglio della volontà di un capo di stato estero che da sempre turba gli equilibri politici condizionando le scelte di persone troppo deboli, interessate a stare coi piedi in troppe scarpe e dunque inadatte a qualsiasi ruolo politico – istituzionale.
Figuriamoci  se quelle stesse persone sono chiamate poi a fare leggi che tutti dovremo rispettare, volenti e nolenti.
 Metterla in pratica nei fatti, che comprendono anche la concessione degli stessi diritti di cui godono gli eterosessuali anche agli omosessuali è doveroso, punto e basta; di questo argomento si è parlato pure troppo ma non un’azione concreta è stata fatta in proposito.

E questo non è degno di una democrazia civile.

Nessun rispetto né considerazione quindi per quella politica e per i rappresentanti di quei partiti   che negano i diritti per le loro  squallide faccende di bottega.

Una legge sulla regolarizzazione delle coppie di fatto la chiede, e da tempo,  anche l’Europa, come mai in questo caso all’Europa non si risponde, nessuno si mette sull’attenti come quando c’è da spennare i lavoratori, licenziare, tagliare necessità?  la politica, tecnica e non,  quando c’è da togliere ci mette poche ore, qualche giorno,  a dare  fa fatica, anzi non ci riesce proprio, e  chissà perché.


Della Repubblica [e dell’informazione che non c’è]

  Sottotitolo:  nel piddì qualcuno mi legge. Solo ieri avevo scritto che il cosiddetto e ormai defunto a quanto pare centrosinistra si trova impossibilitato a fare quelle leggi che in paesi normali e civili fanno anche governi di destra moderati e liberali tipo regolamentare le coppie di fatto e omosessuali perché c’è sempre qualche Fioroni e qualche Binetti di troppo. Avevo dimenticato, purtroppo, il pezzo da novanta, quella Rosy Bindi che in tutti questi anni per molti ha avuto il ruolo della pasionaria, di quella che per il bene del suo partito e di leggi riformiste utili al rinnovamento e alla crescita di un paese ancorato e incollato ai desiderata della vaticano spa e incapace di smarcarsene –  come si fa nei paesi civili dove le leggi si fanno in parlamento e non in sacrestia né nell’anticamera di sua santità – avrebbe messo da parte il suo sentire personale, la sua fede religiosa. Invece Rosy nei momenti topici ci tiene a ricordare che nelle sue intenzioni non c’è niente di tutto questo,  che un cattolico è come un diamante: per sempre, specie se fa il politico in Italia. Ed ecco perché all’interno di un vero partito di sinistra, liberale e riformista non ci possono stare i cattolici. Almeno non quelli come Fioroni, Binetti e Rosy Bindi.

Meno di un mese fa Bersani era ancora a chiedersi se fosse opportuno chiamare “matrimonio” l’unione fra due persone dello stesso stesso. Come se il problema fosse la definizione, il nome e non il fatto che l’Italia nel terzo millennio è ferma al medioevo, e non certo per colpa del vaticano che fa il suo, lo faceva anche quando c’erano fanfani e andreotti ma questo non ha impedito ai governi di allora di varare leggi importanti come la 194 e quella sul divorzio, ma di quella politica (tutta, praticamente) che ha il terrore di perdere il voto dei cattolici più integralisti – oggi più di cinquant’anni fa. E questo è inconcepibile per un paese moderno, di questi tempi.

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Disastro all’assemblea Democratica Bersani in balia delle correnti del partito


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Volevo aspettare settembre, avevo deciso di concedere una deroga a Repubblica anche se ultimamente la sua deriva verso la fuffa sembra inesorabile, ma se le cose stanno così non aspetto neanche un minuto di più: arrivo in spiaggia (ieri),  e poi come faccio sempre apro i miei quotidiani sulla prima pagina cercando quelle notizie che voglio leggere prima di altre. Guardo Repubblica e allibisco. Mi sono detta, no, Ezio Mauro, quello delle dieci domande e poi ancora altre dieci  a berlusconi non può fare una cosa del genere, nascondere la dichiarazione scellerata di Letta. E invece sì, lo ha fatto, e allora per me diventa una questione di dignità personale, non faccio da spalla a nessun house organ, né tantomeno a quella stampa che si dice libera e liberale ma poi nega le notizie ai suoi lettori.
Ho smesso di comprare l’Unità a luglio dello scorso anno quando Concita De Gregorio fu cacciata, come già accadde per Colombo, Travaglio e Padellaro per ordini di partito [il pd], e da quando esiste Il Fatto non ne ho perso un solo numero [anche se sono arrabbiata coi moderatori che censurano i commenti dei lettori sul sito on line], insieme al Fatto fino a ieri ho comprato anche Repubblica perché a me piace il giornale di carta, è una lettura diversa rispetto a quella che si fa sui siti on line e su Repubblica scrive gente che mi piace aldilà dei suoi direttori – fondatori – editori.
Però, caro Ezio Mauro, non si fa così l’informazione, sulla prima pagina  di Repubblica di ieri, sabato 14 luglio,  non c’è traccia della dichiarazione del vicesegretario del pd Letta, che preferisce i delinquenti [e non lo sono perché lo dico io ma il numero impressionante di processi, imputazioni, condanne e prescrizioni che riguardano gran parte dei componenti del  partito delle libertà provvisorie a partire dal suo padre padrone assoluto] alle persone oneste, sicché oggi stesso avvertirò il mio edicolante di non conservarmi più Repubblica.
Perché io il gioco non  lo reggo a nessuno, non sono serva di nessuno, tantomeno di un partito ridicolo come il pd.
Se Repubblica ritiene che le dichiarazioni di Letta non meritino l’evidenza della prima pagina significa che non ha rispetto per l’intelligenza dei suoi lettori,  che li considera perfetti idioti che non devono sapere che il vicesegretario del partito che vorrebbe diventare la prima forza di governo ha simpatie per l’avversario più feroce che la politica di sinistra e di centrosinistra ha saputo confezionare, costruire in questi ultimi due decenni, e siccome non è più in grado di combatterlo, semmai ci sia stata davvero la volontà di farlo visto che a quanto pare invece lo ha reso sempre più forte e potente, ne prova perfino nostalgia, lo preferisce ad un movimento  che ha tutto il diritto, se preferito dalla gente a dire la sua anche in parlamento così come funziona in una democrazia che si rispetti.

Io però, no, nostalgie canaglie non ne ho.

E a un delinquente continuerò a preferire sempre una persona, o più persone, oneste.

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 Ai servi di b ci eravamo abituati, li guardavamo ormai con compassione chiedendoci come fosse possibile arrivare all’ultimo stadio della prostituzione, quella che spesso sfocia nelle peggiori perversioni. E’ agli altri che non ci si abitua, a chi omette, tace e nasconde le malefatte di chi berlusconi avrebbe dovuto contrastarlo ma non l’ha mai fatto. Ogni riferimento – da parte mia –  al pd, a Letta & soci  e a Repubblica non è puramente casuale ma voluto e intenzionale.

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Salme e salmi
Marco Travaglio, 15 luglio

Si pensava che la ridiscesa in campo del Ricainano e il voluttuoso entusiasmo con cui è stato accolto tra le file della servitù inducesse la servitù medesima ad astenersi dalle litanie sugli antiberlusconiani orfani di B. che non sanno più cosa dire e scrivere, con cui ci ammorbavano dal giorno della caduta di B. Invece insistono imperterriti: ora scrivono che la notizia del riritorno del Rinano avrebbe scatenato caroselli di giubilo a Repubblica, al Fatto, nel clan Santoro e tra i “comici militanti”: “Aiuto, si rivedono gli zombie anti-Cav” (il Giornale), “Quelli che… ricomincia la festa: da Crozza a Travaglio, i comici e i giornalisti militanti non vedevano l’ora del ritorno di Silvio”. Strano, perché gli unici festeggiamenti per la riesumazione della salma si riscontrano proprio sugli house organ della medesima. “Perché torna Berlusconi”. “Si torna a Forza Italia. Comincia la rimonta”. “Berlusconi cerca la donna perfetta per il ticket” (una nuova versione del bungabunga?) titola il Giornale di zio Tibia Sallusti, tutto eccitato per la “buona idea” e arrapatissimo da quel bell’uomo che s’è pure “messo a dieta” facendo footing a villa Ada, ha “sfoltito la corte” e ha addirittura “annullato le vacanze”. “Noi — aggiunge l’impiegato — non l’abbiamo mai visto morto e non abbiamo mai avuto dubbi sul suo ritorno. O ce la fa lui, o addio sogno di un Paese liberale”. Anche Prettypeter, al secolo Belpietro, quando il caro estinto gli annunciò il ritiro dalle scene, capì subito che era tutto “un bluff” e ora la resurrezione lo ringalluzzisce perché “o ci prova lui o non lo fa nessun altro”. Giuliano Ferrara s’era già buttato su Monti (con le conseguenze facilmente immaginabili per Monti). E ora oplà, con agile balzo si rituffa su padron Silvio: “Il pupo ha molta energia. È come un ragazzo”. “Amore, ritorna. Le colline sono in fiore e sarebbe bello che Silvio Berlusconi e Veronica si amassero ancora”. Si attende ad horas il ritorno all’ovile di Schifani, uno dei pochi che aveva creduto al decesso, dunque si era rimesso a vento col classico calcio dell’asino, o del lombrico. Mariastella Gelmini, dal tunnel del Gran Sasso dove ancora insegue i neutrini, scarica Angelino Jolie con cui per sei mesi era tutta puccipucci e annuncia trionfante: “Col Cav riprenderemo Nord e imprese”. Libero comunica esultante: “Operazione pulizia, Berlusconi fa sul serio: la Minetti deve lasciare”. Ma come, non ci avevano spiegato che l’igienista era una superlaureata, un volto nuovo, una statista in erba, una reincarnazione di Luigi Einaudi appena più popputo? Sì, alla fine dobbiamo confessarlo: il riritorno della risalma mette allegria anche a noi, ma non tanto per lui: per lo spettacolo impagabile dei trombettieri che si riposizionano alla spicciolata. Vespa torna a Palazzo Grazioli per raccogliere — informa su La Gazzetta di Parma — dalle labbra di B. “le ragioni del suo ritorno in campo”. Queste: “Se alle elezioni dovessimo scendere per assurdo all’8%, che senso avrebbero avuto 18 anni d’impegno politico?”. All’incontro “partecipa anche Alfano”, con grembiule, crestina e strofinaccio. Un giornalista normale farebbe notare a B. che essere ancora a piede libero e controllare Rai e Mediaset non è malaccio, come bilancio di questi 18 anni. Infatti l’insetto non fa notare. Galli della Loggia non ha mai risparmiato critiche al partito di plastica. Ma non perché fosse berlusconiano, anzi perché non lo era abbastanza: non separava le carriere dei magistrati e non difendeva il “primato della politica”, cioè i politici ladri e mafiosi. Ancora l’altro giorno Polli del Balcone lacrimava per Mancino seviziato dai pm siciliani cattivi. Ora se la prende col “conformismo” del “sistema dell’informazione… eccessivamente indulgente verso il potere politico ed economico” e conclude: “Ci siamo stati dentro tutti nell’Italia degli ultimi anni, se non sbaglio”.

Ecco, sbaglia: ci sono stati dentro in tanti, lui compreso. Noi no. Parli per sé e per loro. Non per noi.