Perché Sanremo è Sanremo (re_reloaded)

Sottotitolo: Tutti sanno che più del festival della canzone Sanremo è la celebrazione delle case discografiche, io non dico che in una rete televisiva del servizio cosiddetto pubblico  non debba esserci spazio anche per una manifestazione di canzonette, dico però che cinque giorni mi sembrano troppi e che si dovrebbe evitare di trasformarlo in uno speaker’s corner dove ognuno può dire tutto ciò che vuole, dove una star strapagata viene considerata alla stessa stregua di un mahatma anche se dice cose banalissime che dicono in tanti gratuitamente ogni giorno. E dove le canzoni diventano alla fine solo un complemento d’arredo più o meno gradevole e gradito.

Celentano: “Testate ipocrite” attacca Avvenire e Famiglia cristiana – Repubblica.it

L’unica nota positiva di questa edizione di Sanremo spero resterà la visita della Guardia di Finanza. E i vescovi che come al solito, non avendo niente di meglio da fare, insorgono contro Celentano reo di aver chiesto la chiusura dei giornali di matrice cattolica. La cosa più divertente di tutta questa storia è che Mazza, direttore di rai uno si dice ‘inorridito’ dalle parole di Celentano e che la censura è sempre inammissibile, beh, Mazza che inorridisce per la censura è un po’  come se berlusconi si scandalizzasse davanti ad un videoporno.

Monsignor Fisichella, che ‘contestualizzò’ la bestemmia di berlusconi ieri era distratto o si è preso un giorno di ferie?

Morgan fu cacciato da Sanremo perché rivelò di fare uso di sostanze stupefacenti, Belen invece viene accolta con tutti gli onori nonostante sia stata la protagonista di filmini hard che si vendevano a dieci euro sui banchi dei mercati. Anche qui le loro eminenze devono essersi distratte, ché mica possono insorgere proprio per tutto…

Perché chiedere la chiusura di giornali (che per quei giornali non avverrà mai nemmeno se scrivessero che la Terra è esagonale) è evidentemente più grave per i signori vescovi e la dirigenza “alta” della Rai di un presidente del consiglio (berlusconi) che chiede (e ottiene) la cacciata di giornalisti dalla tv pubblica (Enzo Biagi, Santoro, la non riconferma di Serena Dandini e il suo ‘Parla con me’, giusto per citare i primi tre casi eclatanti che mi vengono in mente) e la chiusura di trasmissioni televisive già dopo la prima puntata (Raiot di Sabina Guzzanti), nonostante e malgrado i buoni risultati e tutti i finti presidenti ‘di garanzia’ – Annunziata in testa – che si sono succeduti alla Rai da quando l’azienda di stato viene controllata dal padrone di quella concorrente (berlusconi).

Ma in quale altro paese si assisterebbe ad uno schifo simile?

Beati quei paesi che non hanno bisogno di nessun Celentano che si fa pagare a peso d’oro per dire le stesse cose che molti di noi diciamo
gratis tutti i giorni e da tutta la vita. E lo facciamo senza  invitare  alla censura di giornali che fanno squallida e insopportabile propaganda clericale da sempre  ma che oggi vengono criticati sul palco di Sanremo da una star soltanto perché anche quei giornali hanno osato criticare l’entità del cachet di quel furbacchione di Adriano che, da bravo cristiano, appena gli si dà la possibilità di farlo  si preoccupa molto di sponsorizzare  la bellezza della vita che verrà  dopo essersi assicurato però ottimamente questa. Ti piace vincere facile eh Adriano?
Gli italiani ormai delegano tutto: anche la loro indignazione a chi per manifestarla dice cose che dicono tutti ma poi si fa pagare.
Adesso ovviamente mi aspetto le stesse critiche di qualunquismo e populismo che vengono rivolte – per esempio –  a Grillo (che s’indigna da molto prima di Celentano e per motivi più seri del raggiungimento felice della vita ultraterrena) ogni volta che dice le stesse cose gratuitamente su piazze libere o nel suo blog che tutti possono leggere senza pagare.