Non è vero che la colpa è della Rete. Non facciamoci fregare dai titoloni dei giornali

Questo post è stato inoltrato via twitter a tutti i giornaloni che oggi aprono colpevolizzando la Rete: la Rete va solo usata bene, non è colpevole di niente.  Disinformare e disorientare non è utile a nessuna giusta causa.  Basta  con questa ridicola criminalizzazione della Rete per la qualunque.
La prima pagina del Fatto oggi non si può guardare, un giornale che si vanta di fare buona informazione e di difenderla non può fare un errore di quel tipo solo perché il dàgli al web è uno degli argomenti più gettonati ma peggio affrontati.
Un argomento buono per essere spalmato in tutti i talk show che nei prossimi giorni ci allieteranno ospitando i soliti opinionisti all’amatriciana che ci dispenseranno le loro perle di saggezza che poi verranno assorbite dall’opinione pubblica creando l’ennesimo corto circuito intellettuale  secondo il quale “si stava tanto meglio quando si stava peggio” ovvero: quando non esistevano il web e i social network.
Non è così, non è affatto così e non deve essere fatta passare questa teoria.
Specialmente dai quotidiani cosiddetti liberi.

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La scuola e la famiglia, luoghi e contesti entro i quali i bambini prima e i ragazzi dopo dovrebbero poter tranquillamente crescere, essere educati, istruirsi, imparare a relazionarsi possono trasformarsi invece nei peggiori teatri di violenza e di morte. Per incapacità di educare, per ignoranza. Derubricare il suicidio di un quindicenne già stanco della vita ad una conseguenza del bullismo reale e virtuale è un errore che rischia di produrre effetti devastanti. Internet come sempre utilizzato come il capro espiatorio di tutti i mali del mondo.

Mentre invece i problemi di questo paese sono altri e non viaggiano in Rete.
Questo è un paese che galleggia nella retorica della tolleranza come se bastasse non prendere a calci in bocca qualcuno per sentirsi fuori dalla dinamica criminale dell’ignoranza che porta un ragazzino a suicidarsi a quindici anni perché è già stanco di doversi confrontare con la discriminazione, di doverla subire.
TOLLERANZA è una parola che fa schifo, è l’anticamera, la madre di tutti i razzismi, il suo significato dovrebbe far rabbrividire e invece qualcuno si vanta pure di essere tollerante anziché essere ACCOGLIENTE. Stravolgere il significato delle parole è diventata la moda più seguita in Italia tant’è che gentaglia fascista può avere l’ardire di definirsi moderata senza che nessuno risponda, almeno, con una selva di pernacchie, a cominciare dai conduttori di quelle trasmissioni dove le peggiori idee, anche quelle pericolose delle peggiori persone vengono veicolate e spacciate per informazione o, peggio ancora per libere espressioni dei pensieri..
La parola tolleranza non ha niente a che fare con la civiltà, col saper convivere in un mondo che cambia, che si evolve, in un mondo dove le barriere saranno sempre più invisibili malgrado e nonostante chi ha fatto e fa di tutto per chiudersi nei suoi piccoli recinti razzisti dove qualsiasi diversità viene considerata una minaccia, un pericolo.
In un mondo che cambia, che si evolve, l’unica parola da mettere in pratica è RISPETTO, e questo è un paese arretrato proprio e soprattutto perché l’idea del rispetto non è contemplata a partire da chi fa le leggi che non si occupa né si preoccupa di prevenire, arginare, sconfiggere tutte le emarginazioni e le disuguaglianze ma al contrario le incentiva e le promuove ogni volta che la politica si rifiuta di regolare l’ambito civile, perché questo significherebbe rischiare di perdere il consenso di chi ha tutto l’interesse che l’Italia resti il paesello border line che è, e che a certi livelli è sempre stato a prescindere dal disastro prodotto dall’era di berlusconi. I politici, non tutti ma la maggioranza sì hanno capito benissimo che la politica dell’ipocrisia rende.
A loro il pregiudizio non offende, non discrimina, non emargina, possono tranquillamente dichiararsi cattolici mentre si tengono il bordello in casa ed essere perfino contestualizzati dall’eminenza, perdonati fino all’ultimo dei peccati, possono presenziare al family day mentre hanno una moglie e una compagna – incinta –  in simultanea;  il problema come sempre è chi non fa notare, di chi si rende complice e permette che personaggi squallidi, ignoranti che non hanno niente di utile da dire imperversino in tutte le trasmissioni televisive ad impartire lezioni della serie “non ho un cazzo da dire ma lo voglio dire [finché me lo fanno dire]”.
Questo paese va liberato da quella politica troppo sensibile all’influenza della chiesa alla quale ha permesso e permette tutto, di invadere, interferire, dire questo si può fare e questo no. Il discorso è sempre lo stesso, c’è gente che è incapace di comprendere tutto quello che non fa parte del suo piccolo mondo, ed è esattamente lì che deve intervenire la politica, che invece non lo fa, insieme alla Grecia siamo il paese europeo più arretrato proprio nell’ambito dei diritti civili, e non è più possibile che un paese intero continui ad essere ostaggio dell’ignoranza e del pregiudizio perché la politica non è mai abbastanza coraggiosa nel favorire il percorso verso una civiltà che sia rispettosa per tutti a prescindere da qualsiasi orientamento.  
La discriminazione è SEMPRE un danno per la collettività, l’essere in qualche modo classificati dei “diversi” in senso negativo, dispregiativo, offensivo costringe a fare dei distinguo che generano delle differenze mentre i diritti sono diritti per TUTTI.
Le scelte di vita, quando  sono private e non intaccano il diritto degli altri, quando non sono pericolose per gli altri, quando non provocano danni agli altri DEVONO essere  accettate e lecite, ed è un dovere di tutti rispettarle, perché è un diritto di tutti essere rispettati, la laicità e il suo rispetto garantisce tutti.
Ed ecco perché sarebbe meglio, è meglio, se i leader di partiti che si dichiarano riformisti e progressisti dichiarassero pubblicamente di avere altri punti riferimento, al posto di papi e cardinali.

Da Facebook con amore…

          Scrive l’amica Rita Pani: La bacheca non è blindata ma chiusa, E sai perché? Perché ci sono delle teste di cazzo come te, che per democrazia intendono la libertà di entrare in casa altrui, senza pulirsi i piedi dopo aver schiacciato una merda di cane. Se e quando teste di cazzo come te impareranno il senso di termini semplici come per esempio rispetto, la bacheca sarà riaperta. Buon proseguimento di giornata!


E io sono d’accordo.
Ci ho scritto fiumi di parole su questo argomento. Basta con questa favoletta che nel virtuale bisogna accogliere tutti in casa propria, anche quando quella casa è un blog o la propria pagina su un SN. E difenderò sempre la mia libertà di scegliere le persone qui così come faccio nella mia vita di ogni giorno. E non è affatto vero che scrivere messaggi generalizzati, non facendo dunque nomi e nicknames delle persone alle quali si rivolgono certi messaggi faccia pensare agli altri, ai tutti, a chi non c’entra, di essere loro, i colpevoli di qualche sgarbo. Questo è quello che dicevano anche a me quando sbattevo nella black list quelli che venivano a vomitare insulti nel mio blog rivendicando il loro diritto alla libera espressione, qualcuno invocando perfino l’articolo 21. Nessuna libertà per chi non si pone con rispetto anche qui, chi invece lo fa, lo sa, e non viene cacciato né gli s’inibisce la possibilità di confronto. Quando mi dicono che qui è come fuori, rido e compatisco. Perché non è vero. Non è affatto vero che nella vita di ogni giorno si debba parlare con tutti, condividere i propri spazi con tutti, subìre l’ignoranza e la maleducazione di chiunque. Non basta ignorare la gente stupida, ignorante e malvagia: bisogna evitarla ed emarginarla ovunque. Nessun compromesso, nessun caffè al bar, nessuna condivisione di idee, nessun rapporto, che sia reale o virtuale con chi non ha imparato a rispettare gli altri né ha intenzione di farlo. Un blog, una pagina su un SN sono una proiezione di chi ci scrive e sono comunque pagine personali, non muri sui quali scarabocchiare la qualsiasi, e chi scrive ha tutto il diritto di non leggere giudizi e insulti sulla sua persona. Si critica, si discute, si confuta casomai quello che si legge, non la persona che scrive.
Io ho imparato proprio qui a diffidare di chi si scandalizza per un linguaggio colorito ma poi non ha mai imparato cosa significa il rispetto per gli altri.
La rete non è più quella zona franca dove è consentito fare tutto senza rischiare niente. Qui, bersagli grossi da colpire per sfogare frustrazioni e sentimenti che nella vita reale non si ha la possibilità di esprimere perché le persone che si hanno intorno nel quotidiano non lo concedono non ce ne sono più. Chi ha problemi di relazione dovrebbe farsi aiutare, ed eventualmente curarsi, non cercare la soluzione ai suoi problemi costruendosi nemici sconosciuti, quelli da offendere, insultare, ridicolizzare a proprio piacimento. Questo non è più un mondo a parte ma fa parte della quotidianità di tanta gente, dunque chi non esige rispetto qui – per sé e per gli altri – significa che non sa farlo, non lo fa neanche altrove. E a me, che rispetto e diritti li difendo da tutta la vita soprattutto fuori da qui e senza preoccuparmi se conviene a me, gente così non interessa, persone così vanno lasciate nel loro piccolo mondo, confinate nella loro miseria, grettezza e ignoranza.

Purtroppo il problema, anzi il dramma è che ancora troppa gente non ha capito che in un posto dove si scrive e si legge le critiche dovrebbero essere indirizzate a quello che si scrive e mai alla persona che  scrive. Perché io devo sentirmi dare della zoccola per esempio, perché esprimo le mie opinioni a modo mio, come ho sempre fatto e come mi piace fare? giudichiamo casomai quelle idee, non chi le esprime. L’errore purtroppo è molto diffuso, in posti dove ci si presenta scrivendo perché deve essere insultata la persona fisica? io le capisco le difficoltà di Rita, le ho vissute sulla mia pelle, quello che mi è successo a causa delle cose che scrivevo su un blog (e purtroppo per i detrattori, i chiacchieroni, gli ipocriti che venivano a sorridere ogni giorno salvo poi sparire dalla circolazione non appena è sparito quel blog, per chi mi ha fatto chiudere quel blog e per la persona che ha materialmente cliccato sul ban quelle cose piacevano a un sacco di gente)  non basterebbe a scriverci un libro.

E per premio, i preposti all’ordine e al rispetto delle regole (si fa per dire)  di quello spazio anziché cacciare i molestatori, i frustrati, i miserabili,  hanno cacciato me.