Forza Italicum

 

Sottotitolo: per chi dalla sua ribalta sta tentando di convincerci che “Renzi non aveva altra scelta”.  I soliti tromboni e corazzieri di regime che, dopo aver sostenuto le peggiori scelte politiche e divulgato la peggior propaganda pro regimi stamattina esultano perché la montagna avrebbe partorito il topolino.
Un’altra cosa devastante per la politica è la banalizzazione dei concetti, e ha fatto bene  il Professor Rodotà che conosce la politica e la spiega esprimendosi in punta di quel diritto stuprato dai faciloni sostenitori di questa politica cialtrona, quelli che hanno preso per buoni anche i deliri dell’anziano monarca che “o così o miseria terrore e morte per tutti” a spiegare da Fabio Fazio  in parole semplici e chiarissime cosa non si doveva e non si dovrebbe mai fare in politica, per essere credibili. Ad esempio discutere di leggi coi delinquenti da galera.

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Considerando che i governi nazionali non contano e non servono più a una beneamata cippa, perché chi governa davvero non siede nei palazzi e nei parlamenti dei vari stati “membri” ma sappiamo benissimo che “non si muove foglia che la BCE non voglia”, almeno ci facessero scegliere il nostro in un modo meno disgustoso. Con un sistema che faccia pensare davvero ad un cambiamento. “Italicum” fa pensare più che a una legge a una strage.
Se ci devono prendere per il culo così come si fa coi malati terminali, ai quali si continua a parlare come se avessero un futuro a lunga gittata, lo facessero con un po’ più di stile, ecco.

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Noi vediamo Report e ci indigniamo.
Vediamo Presa Diretta e ci indigniamo.
Vediamo Servizio Pubblico e ci indigniamo.
Vediamo Ballarò, Piazza Pulita, La Gabbia e ci indigniamo, di meno ma insomma, qualcosa anche da lì esce fuori.
I politici che guardano quello che vediamo noi, o lo vengono a sapere da chi guarda per loro invece di intervenire per porre rimedio e mettere fine agli scempi infiniti causati dalla malapolitica dunque da loro solitamente querelano. 
Questa è la misura di uno stato che non trova i soldi per garantire e tutelare 84 [ottantaquattro] collaboratori di giustizia abbandonati al loro destino dopo aver aiutato lo stato ad assicurare mafiosi e delinquenti alla giustizia, dove i governi di centro, di destra e di sinistra tagliano sulla nostra sicurezza a beneficio della loro che possono godere di scorte pagate dai cittadini anche da senatori decaduti pregiudicati e condannati alla galera, nel paese dove solo il Quirinale con i suoi 224 milioni di euro di spese l’anno costa quattro volte Buckingham Palace, il doppio dell’Eliseo e otto volte Casa Merkel.

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Nel frattempo: Unioni civili: il Registro, il Vaticano e la ‘miopia’ politica

“Nel 1970, un solo anno, vengono approvati l’ordinamento regionale ordinario, la legge sul referendum, il divorzio e lo statuto dei lavoratori. In un solo anno è stata cambiata la faccia di questo paese”. [Stefano Rodotà, Che tempo che fa, 19 gennaio 2014]

E, aggiungo, all’opposizione della DC non c’era Che Guevara, io me lo ricordo, ché non sono mica una concorrente scema dei giochini idioti di Raiuno.
Quindi, cari millantatori della politica del rinnovamento, del cambiamento e della rottamazione buoni solo a inciuciare col “nemico”, quando vi si chiede conto dei diritti civili che ignorate puntualmente e sistematicamente come se non fosse una faccenda politica e di sinistra [parlando con pardon], quella di garantire dei diritti uguali per tutti, non dite che “non c’è tempo, ci sono altre cose a cui pensare e il paese non è pronto”. Dite che non ve lo fanno fare e voi non ce la fate ad assumere una posizione diversa da quella dei 90 gradi col vaticano.  I diritti civili sono fondamentali anche nei periodi di crisi economica. Perché senza è tutto peggio. I diritti civili regolano il vivere più serenamente il quotidiano reale, e anche con meno soldi, quando si ha accesso alle garanzie si vive un po’ meglio. Mentre con un’economia che fa rischiare la bancarotta ogni momento e senza diritti è Italia dove i governi e la politica impediscono di vivere serenamente anche la vita privata. Chi pensa che il diritto civile si possa sacrificare in attesa di tempi migliori, semmai ci aspettino davvero, non capisce niente di politica e di società.
Benaltrismo un cazzo. Se non ripartiamo da uno start che sia uguale per tutti come da Costituzione questo paese non ce la può fare.

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Il Pregiudicatum – Marco Travaglio, 21 gennaio

Ora che le carte sono in tavola, si può finalmente giudicare l’incontro Renzi-Berlusconi, molto osteggiato da chi B. l’ha incontrato, inciuciato, leccato e sbaciucchiato per vent’anni. Avevamo scritto che, stante l’indisponibilità dei 5Stelle, Renzi non aveva altra scelta che tentare un accordo con Forza Italia e dunque col suo padre-padrino-padrone. Purché quell’accordo, si capisce, producesse una buona legge elettorale col contorno di altre buone riforme. Ma in ciò che ieri Renzi ha scodellato alla direzione del Pd c’è una sola cosa buona: la riforma del titolo V della Costituzione, col ritorno di alcune competenze dalle regioni allo Stato e il taglio delle prebende ai consiglieri regionali. Poi c’è un’idea molto opinabile: abolire il Senato per trasformarlo in un carrozzone di consiglieri regionali, con prevedibili rimborsi trasferta a pie’ di lista. Visto il livello medio dei legislatori italioti, è meglio che le leggi continuino a passare al vaglio di due Camere, ovviamente dimezzate. Così avviene, per esempio, negli Usa senza che nessuno abbia mai obiettato alcunché. Infine, last but not least, la legge elettorale: un sistema spagnolo svuotato di alcuni elementi essenziali e infarcito di correttivi che lo snaturano. In pratica gli elettori trovano sulla scheda una serie di liste bloccate con 4 o 6 candidati (dipende dalle dimensioni della circoscrizione) e possono scegliere solo il simbolo, non i nomi. Quanti ne vengono eletti? Dipende dal totale dei voti raccolti su scala nazionale da ciascun partito o coalizione. In più, chi arriva primo e supera il 35% dei voti incassa un premio di maggioranza che va dal 15 al 18% che gli consente di avere la maggioranza parlamentare (dal 53 al 55% dei seggi). Se invece nessuno supera il 35%, i primi due si scontrano in un ballottaggio finale e chi lo vince si aggiudica il premio. Infine la coalizione che prende meno del 12% resta fuori, ma ciascun partito che ne fa parte può eleggere deputati se supera il 5%; quelli che invece corrono da soli sono out se non scavalcano l’asticella dell’8%.

Cosa c’è che non va? Le liste bloccate sopravvivono intatte al Porcellum, sottraendo la scelta agli elettori e lasciando ai segretari di partito il potere di vita o di morte sugli eletti, anzi sui nominati, perpetuando le nomenklature dei fedelissimi e dei mediocri a scapito degli indipendenti e dei migliori. Renzi obietta che anche le preferenze sono una schifezza, e ha ragione: quando gl’italiani poterono decidere con il referendum del 1991, le abrogarono limitandole a una sola per ridurre i costi delle campagne elettorali (primo movente di Tangentopoli) e spezzare le cordate che consentivano il voto di scambio e il controllo mafioso e clientelare dell’elettorato. Renzi promette che il Pd farà le primarie per scegliere i candidati delle liste bloccate. Ma non è detto che lo facciano anche gli altri partiti, se la legge non li obbliga. E comunque questo discorso già valeva per il Porcellum: chi voleva poteva consultare gli iscritti, nei gazebo come fece il Pd di Bersani o in Rete come i 5Stelle.

Per restituire il potere di scelta agli elettori dopo otto anni di dittatura partitocratica, c’è un sistema ben più efficace. Anzi due, a scelta: o il doppio turno francese (prima scegli il candidato a te più vicino, poi il meno lontano), o il Mattarellum (il 75% dei candidati si eleggono uno per collegio col maggioritario, il 25% col proporzionale a liste bloccate, volendo con l’aggiunta delle primarie per scegliere i candidati). È vero che il M5S poteva andare a vedere le sue carte sul Mattarellum e portarlo a casa. Ma ora che senso ha invece partire dal modello spagnolo per poi sfigurarlo con correttivi, sbarramenti, soglie e premi all’italiana? Sappiamo bene perché Renzi, un ritocco l’altroieri e due ieri, ha partorito questo aborto: per accontentare Napolitano (a proposito: a che titolo s’impiccia?), Letta jr., Alfano e la sinistra Pd. Ma è proprio quello che aveva giurato di non fare, giustificando così l’incontro col pregiudicato. Che, a questo punto, diventa ingiustificabile.

Separazioni all’italiana [a grandi passi verso la deriva]

BLITZ ESTIVO SULLA COSTITUZIONE

Il governo ha fretta di approvare il ddl per abbattere i tempi di legge previsti dall’articolo 138. La deroga
spianerebbe la strada al lavoro del “Comitato dei 40 saggi”, compresa la riscrittura di parte della Carta.

Prove tecniche di colpo di mano sulla Costituzione. Da piazzare nel cuore dell’estate, quando le spiagge sono piene e l’attenzione sul Palazzo crolla. La strana maggioranza del governo Letta ha fretta di approvare il disegno di legge che prevede una deroga all’articolo 138 della Carta: la norma che pone precisi paletti temporali e di metodo alle leggi di revisione costituzionale. E allora l’obiettivo è quello di approvare entro la prima settimana di agosto.

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Non risulta che riformare la Costituzione fosse un’urgenza da governo di necessità.

Se Napolitano permette a questo caravanserraglio definito indegnamente governo di necessità, all’interno del quale alloggiano comodamente indagati, prescritti, condannati in primo e ultimo grado anche per reati gravissimi di mettere le mani sulla Costituzione si renderebbe complice di un colpo di stato; e non sarebbe nemmeno il primo, ovviamente mascherato e camuffato da decisione perfettamente legittima.
La Costituzione prima di essere riformata andrebbe applicata: non è la Carta a doversi adattare alle circostanze, esigenze e situazioni ma dovrebbe essere il contrario; è la politica che dovrebbe iniziare a prenderla in considerazione e a rispettarla.
Questo governo così com’è non può permettersi di riformare nulla di quanto fatto da eminenze illustri che in un momento storico difficilissimo hanno dimostrato di tenere davvero al bene del paese non certo al loro personale né politico.
La Costituzione è l’ultima garanzia che abbiamo: difendiamola. Tutti.

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Siamo ridotti così male che qualcuno si accontenta perfino del terzo posto alla confederation cup.
Per non parlare della celebrazione del “campione” Valentino Rossi, già noto come evasore fiscale: guai a ricordare queste brutte cose.
E pensare che in Uruguay le unioni civili sono legge così come le adozioni alle coppie dello stesso sesso.
Se si dovesse applicare lo stesso metro di giudizio alle attività sportive e agonistiche in relazione alla civiltà di un paese, l’Italia meriterebbe le stesse posizioni che ha per quanto riguarda la libertà di stampa e informazione. 
Quasi ultima nel mondo.

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Che poi è anche giusto che Valentino Rossi venga omaggiato in qualità di campione: com’era? “bisogna separare le questioni giudiziarie dal ruolo politico”; e se il principio della separazione vale per il vecchio puttaniere corruttore e concussore può valere per chiunque. 

Anche per un evasore fiscale.

Così avremo un nuovo trend, una nuova tendenza; il chirurgo è bravo ma nel suo privato ha comportamenti scorretti, eticamente immorali, illegali? non fa nulla, basta che in sala operatoria poi svolga bene la professione.

Stessa cosa vale per l’avvocato, l’insegnante, il giornalista, il medico di famiglia, e a cascata per tutti i professionisti che nel loro privato si sentiranno autorizzati a fare quello che vogliono, tanto male che vada c’è sempre qualcuno poi che pensa, e purtroppo dice e scrive – non in un blog o una bacheca facebook ma in parlamento e sui giornali – che si possono separare le questioni illegali e immorali da quelle professionali. 
Anche se riguardano un’unica persona.

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Pensavo a Margherita Hack e ai suoi genitori che 90 anni fa [novanta anni fa] non le facevano subire nessuna educazione “di genere”, non le dicevano di non fare cose perché era una bambina o di farne altre perché lo era. 
A quei tempi non esistevano il femminismo, la Costituzione e nemmeno un ministero delle pari opportunità, eppure quella generazione ha formato donne come lei e Rita Levi Montalcini che invece si oppose con tutte le sue forze ad un padre che non riteneva necessario che una figlia femmina dovesse studiare per affermarsi professionalmente.
Quindi significa che era possibile conquistare le proprie pari opportunità senza nessuno che lo garantisse e lo obbligasse per legge, senza l’obbrobrio delle quote rosa, senza un ministero – inutile ai giorni nostri ma sul quale si è aperto il consueto diBBattito – visto che oggi una Costituzione che garantisce l’uguaglianza e il diritto allo studio [anche per le donne!]  invece c’è.  Le vite ben spese di Rita e Margherita descrivono alla perfezione il fallimento di un una generazione di donne che scendeva in piazza per bruciare reggiseni – come se fosse un capo d’abbigliamento il responsabile della costrizione femminile e che ha prodotto quella generazione che non ha nemmeno bisogno di bruciarlo, se lo toglie e basta, davanti al miglior offerente. 
E se quei diritti conquistati faticosamente quarant’anni fa oggi sono ancora messi in discussione significa che non sono stati difesi con la stessa energia con cui erano stati ottenuti. La Storia siamo noi sempre, non solo qualche volta.Margherita Hack e Rita Levi Montalcini sono state eccezioni? può darsi, però sono esistite, e invece di pretendere rispetto, considerazione, farsi spazio nei diritti facendo la guerra agli uomini come va di moda fare in questa magnifica era “moderna”, hanno ritenuto più opportuno impegnarsi in proprio per dimostrare agli uomini di quei tempi e alla società tutta di meritarsi il loro posto coi fatti.

E comunque, poche chiacchiere: la vera parità fra i sessi sarà celebrata e onorata il giorno che nessun uomo dirà più che fare la lavatrice significa “spingere un bottone”.

Perché vorrà dire che tutti gli uomini avranno scoperto che succede dopo aver spinto quel bottone.

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– Riforme costituzionali: se a scriverle sono gli amici dei ladri –

Peter Gomez, Il Fatto Quotidiano, 27 giugno

Visto che la storia spesso si ripete in farsa, l’ultimo capitolo della ridicola tragedia italiana ruota di nuovo intorno alle riforme e alla giustizia. Esattamente come era accaduto nel 1997, con la commissione Bicamerale di dalemiana memoria, tra i nuovi padri ricostituenti in quota Pdl prende corpo l’idea di riscrivere pure il titolo IV della Costituzione: quello che stabilisce poteri, diritti e doveri della magistratura.

Del resto si sa come vanno queste cose: nelle Camere si parla sempre di fondare una nuova Repubblica, ma tutti quelli che hanno indagini o processi in corso, pensano soprattutto alle Procure della Repubblica.

Sedici anni fa però Oscar Luigi Scalfaro – il Vecchio presidente – almeno ci aveva provato a dire di no. “La Bicamerale non perda tempo con la giustizia, ma si occupi delle riforme di sua competenza” aveva tuonato il Capo dello Stato restando, di lì a poco, assolutamente inascoltato. Oggi invece, nella maggioranza delle larghe intese a dire di no è solo, il Pd. Mentre Giorgio Napolitano, il nuovo Eterno Presidente, per il momento tace.

Male, perché gli avvenimenti di queste settimane non fanno presagire niente di buono. All’indomani dell’ultima condanna a sette anni, Silvio Berlusconi è stato ricevuto al Colle senza apparenti imbarazzi. La sua storia – tra bonifici a Craxi, mazzette versate dal suo avvocato ai giudici,tangenti allungate dai suoi collaboratori alla Guardia di Finanza, più il noto contorno di minorenni, presunte frodi fiscali e concussioni – fa di lui un personaggio in cui nei paesi normali non si discute nemmeno su come riscrivere il codice della strada. Qui, invece, il Cavaliere può parlare di governo, riforme e futuro del Paese. E lo fa dopo che in aprile i dieci supposti saggi scelti da Napolitano per redigere una sorta di programma condiviso tra Pd e Pdl, si sono a lungo occupati di giudici e leggi penali.

Allora il supposto saggio e futuro ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, era apparso molto soddisfatto.“Il capitolo nel quale più significativa è risultata la piena legittimazione di importanti posizioni fin qui oggetto di pregiudizio è quello della giustizia”, aveva detto prima di elencare i provvedimenti, molti dei quali ideati di natura costituzionale, per depotenziare leintercettazioni telefoniche, abbreviare i tempi d’indagine, mettere una mordacchia alla stampa, intimorire i magistrati (c’era la creazione di una sorta di Csm di secondo grado i cui membri sono nominati un terzo dal parlamento e un terzo dal Capo dello Stato), abolire in caso di assoluzione l’appello.

Oggi invece Quagliariello getta acqua sul fuoco. Per lui dietro l’emendamento Pdl, firmato tra gli altri da un imputato per mafia, uno per peculato e uno per abuso d’ufficio, c’è una semplice iniziativa tecnica. “Vi è l’esigenza condivisa che eventuali correlazioni derivanti dalle riforme istituzionali che dovessero cadere al di fuori delle materie indicate nel disegno di legge attualmente in esame possano essere affrontate dal Parlamento”, dice senza specificare chi condivida l’esigenza. I cittadini? I ladri? Gli amici dei ladri? Il resto del governo?

Letta junior e Napolitano se ci siete (e non ci fate) per favore, battete un colpo.