Se permette, ministro, del suo rammarico non ce ne importa nulla

Perché della cinquantina di morti suicidi solo in questi ultimi tre mesi, padri di famiglia che non ce l’hanno fatta a mettere sulla strada altri padri di famiglia e restare vivi  perché non c’è nessuna equitalia che va ad imporre allo stato di pagare i suoi debiti magari estorcendoli allegramente così come fa con noi cittadini quando una multa non pagata può significare il pignoramento della casa, possiamo tranquillamente chiudere gli occhi, i suicidi fanno parte della statistica, esattamente come i licenziamenti, vero? io mi chiedo: ma quanti saranno mai ‘sti fannulloni che non si riescono proprio a mandare via tanto che c’è bisogno di smantellare un intero sistema di assistenza sociale per far contenti questi poveri grandi imprenditori – quelli che nessuno troverà mai impiccati ad una trave delle proprie aziende –  che vogliono salvare non i loro patrimoni sparsi per il pianeta, non la robba ma proprio, solo e davvero questo paese sciagurato (pare vero)? siamo proprio degli ingrati, noi, pensiamo sempre male ma ci sembrava di ricordare che fra le prime parole pronunciate da questo team di salvatori della patria ma più che altro delle banche ci fosse EQUITA’.

E dov’è andata a finire quella equità di cui,  cari e sobrii signori tecnici, avete blaterato per settimane se gli unici interventi sono stati quelli CONTRO i lavoratori a  salario e a stipendio, CONTRO i deboli a oltranza, CONTRO chi non aveva certamente bisogno di questa ulteriore spinta verso il baratro dell’incertezza? tutto questo mentre nulla si è fatto per abolire i vostri privilegi, quelli di chi sta ancora occupando il parlamento e nonostante da cinque mesi  sia occupato a fare nulla percepisce ancora stipendi milionari? dov’è l’equità, la giustizia sociale  applicate ai conflitti di interesse, alla corruzione, alla grande evasione che hanno letteralmente spolpato questo paese?
Le imprese non lasciano l’Italia perché c’è l’articolo 18 ma perché i suoi amici  politici, trasversalmente parlando, caro ministro Fornero, hanno ridotto ogni speranza/certezza  di avere giustizia. 

Lo stato,  le regioni,  le provincie,  i comuni pretendono dai cittadini interessi  che prima dell’intervento del corruttore coi tacchi autoprestatosi alla politica erano considerati estorsione,  ma poi quando è lo stato ad essere debitore ci vogliono secoli prima di farsi restituire il maltolto.

La gente scappa da questo paese perché in Germania un operaio guadagna tre volte di più di un italiano e i politici tre volte meno ma rendono infinitamente di più. 

Le imprese vanno via perché solo in questo paese per aprire una attività bisogna annegare nel mare di una burocrazia infinita che serve solo da mangiatoia alle migliaia di persone che su questa ci campano di rendita.

Solo in questo paese si danno buone uscite milionarie a quei manager che hanno distrutto le aziende, che le hanno trasformate come Finmeccanica, nella mecca delle tangenti.

Dove sarebbe il cambiamento epocale che dovrebbe avvenire grazie alla sua riforma,  ministro Fornero, nella possibilità di licenziare il ragionier Fantozzi?

La maledetta maglietta

LA SIGNORA DELLA T-SHIRT PAOLA FRANCIONI: «Piango per quella maledetta scritta»

«A Fornero ho scritto 3 mail di scuse E mi dispiace anche per Diliberto»

Basta! Vi prego, fate pace col cervello. Piangere per una scritta ironica e satirica su una maglietta? Non so chi sia questa signora Francioni, ma le sue lacrime mi fanno schifo al pari di quelle che versò il ministro alla sua prima uscita pubblica, con quel suo sorriso da iena sulla faccia, con quello sguardo che da umile è diventato strafottente, appena imparato il meccanismo e odorato il potere.

 

Piangere per la “maledetta scritta?” Fa il paio col tirare la pietra e nascondere la mano, fa il paio con il poco coraggio che la gente dimostra. Fa il paio con la codardia dilagante, di quest’epoca in cui i deboli devono chinare la testa, o offrire il viso allo sputo dei potenti.

 

È inutile, non c’è più il coraggio delle proprie azioni, non c’è più il coraggio delle parole e soprattutto si continua a prestare il fianco al regime che impone dispute insulse, dibattiti sul nulla. Tutto ciò che arriva a far tacere sul resto è bene accetto. Piangere per quella maglietta giustifica tutto il peggio che subiamo ogni giorno, quando per esempio, per cancellare le nostre preoccupazioni, arriva il saltimbanco di turno ad offrirci diversivi intelligenti, come i gay che si possono curare, i gay che non si possono sposare, le donne da liberare dal burqa, gli zingari che rubano i bambini, i romeni che violentano le donne, i feti abortiti da seppellire.

 

Il politicamente corretto più scorretto che c’è, è oggi il nuovo strumento di distrazione di massa, che finisce sempre per far diventare vittime i carnefici.

 

Pianga per i morti già fatti e per i morti che si faranno, signora Francioni, pianga per tutti coloro che da domani si ritroveranno disperati in mezzo a una strada. Pianga per coloro che stanno perdendo la casa dopo aver perso il lavoro, per le famiglie che non sanno come far progredire i propri figli. Pianga per chiunque domani si ritroverà sotto il sole con un piatto di spaghetti al pomodoro tra le mani, offerto da una mensa della Caritas. Pianga per l’ultimo impiccato, vittima di questo Regime, dal quale io, o lei, a nome di tutti, avrebbe dovuto esigere le scuse.

 

Rita Pani (APOLIDE)

 

Una “paccata” di vaffanculi, tanto per cominciare

Sottotitolo: Fornero: «Se uno dice no perché dovremmo mettere lì una paccata di miliardi ?»
Perché prima, vedere cammello. Abbella, ti piace vincere facile, eh?

Sottitolo bis: Dopo aver visto Ballarò ieri sera mi sono intristita, specie quando ho visto minuscole case al mare rimesse in vendita da chi se le era comprate sicuramente dopo una vita di sacrificio (altrimenti si sarebbe comprato il villone sull’Appia e lo avrebbe intestato a società fittizie, oppure cheneso, cinque baite per ospitarci ‘sto cazzo) senz’averci nemmeno dormito una notte. Anni fa ebbi una discussione piuttosto accesa con un amico in un forum perché lui sosteneva che una pizza al sabato sera non può essere un diritto di chi lavora e si sbatte fra mille sacrifici e altre privazioni.
Io invece dicevo, e lo sostengo ancora, di no, che una vita fatta solo di lavoro, privazioni, sacrifici non è più tale, e che un’esistenza per essere definita almeno degna ha bisogno anche di una pizza al sabato sera, di un cinema, di una serata a teatro. Oggi che leggo, vedo persone che devono rinunciare, insieme a molto altro anche all’acquisto di un libro e un giornale in più mi piacerebbe sapere se l’amico forumista pensa ancora quelle cose e se, invece, non pensa che quando la sperequazione fra ricchezze e povertà è così violenta, quando lo spread fra chi può permettersi tutto e chi niente è così insolente e insopportabile non sia il caso di avere, almeno nei confronti del diritto di tutti a poter vivere e non sopravvivere come accade ora e accadrà sempre più di frequente grazie all’opera Pija dei sobri tecnici, un’opinione meno rigida e ideologica.

Fornero: “No a una paccata di miliardi
se i sindacati non accettano la riforma”

Privacy, il garante attacca
i controlli antievasione

Francesco Pizzetti si scaglia contro il nuovo corso delle verifiche fiscali incrociate e della trasparenza. “Sono strappi allo Stato di diritto, controllo sociale spaventoso”

CORTE CONTI: “CARICO FISCALE ECCESSIVO PER ONESTI”

Ora, oggi, mi piacerebbe sapere qual è il pensiero di chi ha fatto i salti  di gioia quando berlusconi ha ceduto il passo – ma non le intenzioni che erano e sono le stesse di entrambi,  l’unica differenza è che Monti ci ha accollato anche il costo della vaselina, prima si faceva tutto nature – al sobrio governo dei tecnici, se tutta quella gente  che accusava chi, me compresa, non si è lasciata sedurre dal manierismo  di facciata, durato peraltro appena il tempo di mettersi comodi sulle  loro poltrone, di questi killer della giustizia sociale pronti a  difendere soldi, privilegi e patrimoni dei loro pari rango con tutti i mezzi che hanno a disposizione. Se a tutta quella gente che accusava di  rimpiangere berlusconi soltanto perché in tanti non ci siamo fidati e non ci fidiamo di un governo imposto – e con viva e vibrante soddisfazione – sembra normale che in un paese che muore economicamente di mafia e corruzione (con una legge EUROPEA contro la corruzione – che dovremmo ratificare OBBLIGATORIAMENTE come hanno fatto gli altri paesi –   chiusa da dieci anni in un cassetto che né destra né sinistra né ‘tecnici’ hanno l’intenzione di aprire) si minaccino continuamente i precari, i disoccupati, i lavoratori a stipendio fisso e fesso, se è normale che di mafia e corruzione non si parli mai quanto invece lo si fa per quel che riguarda diritti che in un paese civile non si dovrebbero nemmeno più  discutere.

Se è normale che un governo faccia la voce grossa coi cittadini onesti, e se è normale imporre ai cittadini di dimostrare ad libitum la propria innocenza utilizzando sistemi fascisti, da comunismo sovietico facendo leva sulla debolezza dell’italiano piccino che è
ancora convinto che combattere l’evasione significhi andare a  controllare e sanzionare il barista che non rilascia lo scontrino del caffè perché, poverino, non sa o fa finta di non sapere che i grandi evasori hanno sistemato i loro patrimoni in altre sedi altrove da qui  e che nessun governo italiano di nessun colore li andrà mai a controllare, disturbare né tanto meno, intimorire.