Il family day after

Ai reazionari del family day il sabato pomeriggio su tutti i canali, tutti i telegiornali, tutti gli spazi e gli anfratti dai quali è stato possibile propagandare urbi et orbi omofobia, odio, menzogne, minacce ripetute e ribadite.
Per parlare di educazione sentimentale e sessuale, materia obbligatoria nelle scuole dei paesi civili già dall’infanzia, utile, fondamentale a contrastare soprattutto l’omofobia e la violenza di genere bisogna aspettare la sera tardi perché giudicata un argomento troppo sensibile.
Qualche giorno fa canale5 ha mandato in onda alle 21:30 il film sadomaso che al cinema era stato vietato ai minori di 14 anni.

La Rai su richiesta, suggerimento o ispirazione di chissà chi sposta Presa diretta su Raitre  che ieri sera trattava tematiche da famiglia in orario da fascia ultraprotetta dagli sguardi indiscreti dei minori perché ad alto tasso educativo, istruttivo proprio per la famiglia.
Campo Dell’Orto e la Maggioni non hanno niente da dire agli italiani che pagano un servizio perché sia pubblico, non sottoposto alla volontà di qualcuno che può decidere facendo pressioni di chissà quale genere e con quali motivazioni cosa si può vedere, cosa no e a che ora nella televisione di tutti?

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Quelli come Adinolfi e Adinolfi possono essere al massimo l’avanguardia per l’islam più retrivo e fondamentalista, giusto perché non c’è l’obbligo della barba per gli uomini e del capo coperto per le donne che non vengono lapidate sulla pubblica piazza ma poi chissà che succede nel segreto delle case delle sposate e sottomesse come la Miriano.
Nessuna persona sana di mente seguirebbe i deliri visti e sentiti  al family day e non si capisce perché i media abbiano dato tanto spazio ad un evento organizzato da integralisti ignoranti, ipocriti che spacciano menzogne abituati come sono a credere in qualcuno che nessuno ha mai visto né sentito parlare, perché abbiano conferito l’autorevolezza di una manifestazione seria cui dedicare tanto spazio, meritevole dell’attenzione della politica e del governo a quella sceneggiata terroristica fuori dal tempo, dalla civiltà, dalla storia e da una semplice serietà di intenzioni.
Lo spirito del family day è lo stesso che anima chi imbraccia un fucile e va a sparare al ginecologo che pratica l’aborto: non bisogna farsi incantare dai palloncini e dalla presenza dei bambini, non c’era nulla di pacifico, non c’era nessun interesse per la famiglia.
Quello che purtroppo ci hanno costretto a vedere e sentire a reti praticamente unificate è solo fanatismo, pericoloso soprattutto per le nuove generazioni e che la società civile deve combattere, altroché dedicargli giornate da ricordare.

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70.000 persone sono il pubblico di uno stadio durante una partita cosiddetta “di cartello”, un derby, una finale di coppa.
Uno stadio di una grande città può ospitare anche centomila spettatori, ognuno con la sua aspettativa, la speranza di veder vincere la sua squadra.
Quando la partita finisce si accetta il risultato, ognuno lo farà col suo stato d’animo, il pubblico perdente tornerà a casa triste e sconsolato ma senza pretendere che si giochi nuovamente la partita per dare un’altra possibilità alla sua squadra, né chiederà – minacciando – che la federazione del calcio riveda i regolamenti per fare in modo che si ribaltino i risultati del campo: che i perdenti si trasformino in vincitori per alzata di mano.
Quelli del family day hanno avuto la loro occasione, l’hanno persa nonostante la massiccia propaganda, l’occultamento scientifico del flop.
Se 70.000 persone non possono cambiare il risultato di una partita di calcio figuriamoci se possono influire nella storia di un paese, interrompere il percorso di civiltà, ricattare la politica e il governo affinché si neghino dei diritti necessari a chi finora non li ha mai avuti.

 

 

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Forza Italicum

 

Sottotitolo: per chi dalla sua ribalta sta tentando di convincerci che “Renzi non aveva altra scelta”.  I soliti tromboni e corazzieri di regime che, dopo aver sostenuto le peggiori scelte politiche e divulgato la peggior propaganda pro regimi stamattina esultano perché la montagna avrebbe partorito il topolino.
Un’altra cosa devastante per la politica è la banalizzazione dei concetti, e ha fatto bene  il Professor Rodotà che conosce la politica e la spiega esprimendosi in punta di quel diritto stuprato dai faciloni sostenitori di questa politica cialtrona, quelli che hanno preso per buoni anche i deliri dell’anziano monarca che “o così o miseria terrore e morte per tutti” a spiegare da Fabio Fazio  in parole semplici e chiarissime cosa non si doveva e non si dovrebbe mai fare in politica, per essere credibili. Ad esempio discutere di leggi coi delinquenti da galera.

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Considerando che i governi nazionali non contano e non servono più a una beneamata cippa, perché chi governa davvero non siede nei palazzi e nei parlamenti dei vari stati “membri” ma sappiamo benissimo che “non si muove foglia che la BCE non voglia”, almeno ci facessero scegliere il nostro in un modo meno disgustoso. Con un sistema che faccia pensare davvero ad un cambiamento. “Italicum” fa pensare più che a una legge a una strage.
Se ci devono prendere per il culo così come si fa coi malati terminali, ai quali si continua a parlare come se avessero un futuro a lunga gittata, lo facessero con un po’ più di stile, ecco.

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Noi vediamo Report e ci indigniamo.
Vediamo Presa Diretta e ci indigniamo.
Vediamo Servizio Pubblico e ci indigniamo.
Vediamo Ballarò, Piazza Pulita, La Gabbia e ci indigniamo, di meno ma insomma, qualcosa anche da lì esce fuori.
I politici che guardano quello che vediamo noi, o lo vengono a sapere da chi guarda per loro invece di intervenire per porre rimedio e mettere fine agli scempi infiniti causati dalla malapolitica dunque da loro solitamente querelano. 
Questa è la misura di uno stato che non trova i soldi per garantire e tutelare 84 [ottantaquattro] collaboratori di giustizia abbandonati al loro destino dopo aver aiutato lo stato ad assicurare mafiosi e delinquenti alla giustizia, dove i governi di centro, di destra e di sinistra tagliano sulla nostra sicurezza a beneficio della loro che possono godere di scorte pagate dai cittadini anche da senatori decaduti pregiudicati e condannati alla galera, nel paese dove solo il Quirinale con i suoi 224 milioni di euro di spese l’anno costa quattro volte Buckingham Palace, il doppio dell’Eliseo e otto volte Casa Merkel.

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Nel frattempo: Unioni civili: il Registro, il Vaticano e la ‘miopia’ politica

“Nel 1970, un solo anno, vengono approvati l’ordinamento regionale ordinario, la legge sul referendum, il divorzio e lo statuto dei lavoratori. In un solo anno è stata cambiata la faccia di questo paese”. [Stefano Rodotà, Che tempo che fa, 19 gennaio 2014]

E, aggiungo, all’opposizione della DC non c’era Che Guevara, io me lo ricordo, ché non sono mica una concorrente scema dei giochini idioti di Raiuno.
Quindi, cari millantatori della politica del rinnovamento, del cambiamento e della rottamazione buoni solo a inciuciare col “nemico”, quando vi si chiede conto dei diritti civili che ignorate puntualmente e sistematicamente come se non fosse una faccenda politica e di sinistra [parlando con pardon], quella di garantire dei diritti uguali per tutti, non dite che “non c’è tempo, ci sono altre cose a cui pensare e il paese non è pronto”. Dite che non ve lo fanno fare e voi non ce la fate ad assumere una posizione diversa da quella dei 90 gradi col vaticano.  I diritti civili sono fondamentali anche nei periodi di crisi economica. Perché senza è tutto peggio. I diritti civili regolano il vivere più serenamente il quotidiano reale, e anche con meno soldi, quando si ha accesso alle garanzie si vive un po’ meglio. Mentre con un’economia che fa rischiare la bancarotta ogni momento e senza diritti è Italia dove i governi e la politica impediscono di vivere serenamente anche la vita privata. Chi pensa che il diritto civile si possa sacrificare in attesa di tempi migliori, semmai ci aspettino davvero, non capisce niente di politica e di società.
Benaltrismo un cazzo. Se non ripartiamo da uno start che sia uguale per tutti come da Costituzione questo paese non ce la può fare.

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Il Pregiudicatum – Marco Travaglio, 21 gennaio

Ora che le carte sono in tavola, si può finalmente giudicare l’incontro Renzi-Berlusconi, molto osteggiato da chi B. l’ha incontrato, inciuciato, leccato e sbaciucchiato per vent’anni. Avevamo scritto che, stante l’indisponibilità dei 5Stelle, Renzi non aveva altra scelta che tentare un accordo con Forza Italia e dunque col suo padre-padrino-padrone. Purché quell’accordo, si capisce, producesse una buona legge elettorale col contorno di altre buone riforme. Ma in ciò che ieri Renzi ha scodellato alla direzione del Pd c’è una sola cosa buona: la riforma del titolo V della Costituzione, col ritorno di alcune competenze dalle regioni allo Stato e il taglio delle prebende ai consiglieri regionali. Poi c’è un’idea molto opinabile: abolire il Senato per trasformarlo in un carrozzone di consiglieri regionali, con prevedibili rimborsi trasferta a pie’ di lista. Visto il livello medio dei legislatori italioti, è meglio che le leggi continuino a passare al vaglio di due Camere, ovviamente dimezzate. Così avviene, per esempio, negli Usa senza che nessuno abbia mai obiettato alcunché. Infine, last but not least, la legge elettorale: un sistema spagnolo svuotato di alcuni elementi essenziali e infarcito di correttivi che lo snaturano. In pratica gli elettori trovano sulla scheda una serie di liste bloccate con 4 o 6 candidati (dipende dalle dimensioni della circoscrizione) e possono scegliere solo il simbolo, non i nomi. Quanti ne vengono eletti? Dipende dal totale dei voti raccolti su scala nazionale da ciascun partito o coalizione. In più, chi arriva primo e supera il 35% dei voti incassa un premio di maggioranza che va dal 15 al 18% che gli consente di avere la maggioranza parlamentare (dal 53 al 55% dei seggi). Se invece nessuno supera il 35%, i primi due si scontrano in un ballottaggio finale e chi lo vince si aggiudica il premio. Infine la coalizione che prende meno del 12% resta fuori, ma ciascun partito che ne fa parte può eleggere deputati se supera il 5%; quelli che invece corrono da soli sono out se non scavalcano l’asticella dell’8%.

Cosa c’è che non va? Le liste bloccate sopravvivono intatte al Porcellum, sottraendo la scelta agli elettori e lasciando ai segretari di partito il potere di vita o di morte sugli eletti, anzi sui nominati, perpetuando le nomenklature dei fedelissimi e dei mediocri a scapito degli indipendenti e dei migliori. Renzi obietta che anche le preferenze sono una schifezza, e ha ragione: quando gl’italiani poterono decidere con il referendum del 1991, le abrogarono limitandole a una sola per ridurre i costi delle campagne elettorali (primo movente di Tangentopoli) e spezzare le cordate che consentivano il voto di scambio e il controllo mafioso e clientelare dell’elettorato. Renzi promette che il Pd farà le primarie per scegliere i candidati delle liste bloccate. Ma non è detto che lo facciano anche gli altri partiti, se la legge non li obbliga. E comunque questo discorso già valeva per il Porcellum: chi voleva poteva consultare gli iscritti, nei gazebo come fece il Pd di Bersani o in Rete come i 5Stelle.

Per restituire il potere di scelta agli elettori dopo otto anni di dittatura partitocratica, c’è un sistema ben più efficace. Anzi due, a scelta: o il doppio turno francese (prima scegli il candidato a te più vicino, poi il meno lontano), o il Mattarellum (il 75% dei candidati si eleggono uno per collegio col maggioritario, il 25% col proporzionale a liste bloccate, volendo con l’aggiunta delle primarie per scegliere i candidati). È vero che il M5S poteva andare a vedere le sue carte sul Mattarellum e portarlo a casa. Ma ora che senso ha invece partire dal modello spagnolo per poi sfigurarlo con correttivi, sbarramenti, soglie e premi all’italiana? Sappiamo bene perché Renzi, un ritocco l’altroieri e due ieri, ha partorito questo aborto: per accontentare Napolitano (a proposito: a che titolo s’impiccia?), Letta jr., Alfano e la sinistra Pd. Ma è proprio quello che aveva giurato di non fare, giustificando così l’incontro col pregiudicato. Che, a questo punto, diventa ingiustificabile.

Servizi di stato

#PresaDiretta è ancora il primo hashtag di twitter insieme a #mortidistato.
A dimostrazione che la gente, anche quella in Rete, si interessa eccome alle cose importanti e trascura volentieri le scemenze di regime.
Basta fargliele sapere.

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Sottotitolo: A tutti quelli che scrivono che sulla Rete ci sono i “cattivi”

Dopo aver visto Presa Diretta di ieri risulta un po’ più complicato valutare come violenza quella scritta in Rete. 
Verrebbe da derubricarla a semplice cattivo gusto e maleducazione. 
E’ molto complicato restare coerenti in Italia. 
Saper dare la giusta considerazione alle cose. 
Ed è alquanto fastidioso leggere oggi i soliti professionisti della carta stampata, dell’informazione dare tanto spazio ad una cosa piuttosto che averla data a quelle che condizionano e complicano la vita reale di tanta gente. 
E che probabilmente, sicuramente, sono la causa di tanta aggressività.

E’ impossibile anche una discussione pacifica in famiglia ormai. 
Ma questo “loro” lo sanno, solo fa più comodo dare la colpa a Internet.
Con mio marito discuto più per la politica che per i fatti nostri.

Certi strilli che non ve li racconto.

Ma non glielo spieghiamo a Toni Jop dell’Unità e a Michele Serra che magari la Rete chiudesse adesso. Non capirebbero.

Singolare poi che quelli che dicono dal pulpito di ignorare e isolare i violenti siano poi gli stessi che corrono dietro ai giovanardi, alle santanchè che in quanto a pensieri violenti non hanno niente da invidiare all’ultimo utente diseredato dei social. Per non parlare delle dichiarazioni/affermazioni del delinquente latitante sui giudici, i cancri, i comunisti che vede solo lui e tutto il resto dell’orribile repertorio che vengono spalmate ovunque PROPRIO perché se ne parli. Ma chi vogliono prendere in giro? Cominciassero loro, giornalisti, opinionisti e intellettuali ad occuparsi delle cose importanti. Il resto poi, verrebbe da sé.

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Riccardo Iacona e Milena Gabanelli in un paese normale sarebbero il direttore e il presidente della Rai. E la gente il canone lo pagherebbe volentieri, invece di considerarlo la tassa più iniqua perché relativa al possesso di un oggetto e non ai contenuti di quell’oggetto.

Guardare Presa Diretta ieri sera mi ha provocato lo stesso dolore di quando ho visto Diaz, che benché sia un film riporta fedelmente i fatti accaduti nella notte degli orrori al G8 di Genova. 

Storie tragiche, di violenza gratuita che spaccano il cuore di tutti, meno però di quelli che avrebbero dovuto e devono restituire giustizia. Non è possibile che indossare una divisa da poliziotto in Italia significhi impunità certa. Tutti prescritti, prosciolti, indultati. Funzionari di stato che ammazzano e massacrano per la vita gente innocente e poi tornano tranquillamente ad indossare la divisa.

Fare il poliziotto e il carabiniere non deve essere l’ultima scelta dettata dalla disperazione di non avere alternative nella vita. Deve diventare una professione, chi sceglie di servire lo stato nelle forze dell’ordine deve avere tutti i requisiti adatti, essere ben pagato, controllato periodicamente e quando sbaglia pagare non come tutti, di meno o per niente ma di più. Proprio perché rappresenta lo stato in qualità di tutore della sicurezza dei cittadini.

I violenti non sono poche mele marce, qualche scheggia impazzita. Perché da una parte ci sono i violenti e dall’altra gli omertosi, e quando qualcuno di loro  ha il coraggio di denunciare paga lui, non il violento e l’omertoso che sapeva ed ha taciuto. Amnesty International ritiene l’Italia un paese “inadempiente” [da 24 anni!] perché non ha mai risposto all’esigenza di istituire il reato di tortura così come ha chiesto anche l’Europa. Ed è proprio per l’assenza di quel reato e grazie ai dispositivi straordinari come l’indulto che i processi che hanno riguardato i funzionari dello stato violenti, mandanti ed esecutori, non si sono conclusi con una sentenza adeguata. Nel paese delle “mele marce” e delle “schegge impazzite” i cittadini non possono avvalersi di un’opportuna tutela legale né ricevere giustizia quando l’assassino non è il maggiordomo ma lo stato.

Anche per quanto riguarda le forze dell’ordine violente un bel po’ di responsabilità ce l’ha, che lo dico a fare, l’informazione. 
In un paese dove la struttura portante, cioè lo stato, sa di avere sempre il fiato sul collo di chi vigila e rende pubblico quel che la gente deve sapere certi orrori non potrebbero succedere. 
Una trasmissione come Presa diretta di ieri sera lascia senza fiato perché qui non siamo abituati ad essere informati così, senza il filtro di quello che è opportuno che la gente non sappia. Invece la gente deve sapere, perché quelle sono cose che possono succedere a tutti. 
E la ministra Cancellieri che pensa ad istituire un nuovo reato per chi ammazza qualcuno quando è alla guida di un’automobile, quando penserà a dei nuovi reati, possibilmente veri e non virtuali, per la polizia violenta che ammazza e dopo non succede niente?

Omicidio colposo quello di chi uccide un ragazzino a calci in testa, sul torace fino a spaccargli il cuore? 
E come può essere normale un paese dove bisogna fare una guerra per riuscire a portare in tribunale degli assassini solo perché indossano una divisa da poliziotto o carabiniere? lo non so se ce l’avrei fatta, al posto di quelle madri, sorelle. No. E’ terribile. Impossibile che cose come quelle possano accadere in una democrazia occidentale.

Perché in quale paese democratico occidentale ad un assassino in divisa oltre a non vedersi mai applicare una sentenza anche quando è ridicola come quella che condanna degli assassini a tre anni e sei mesi – cifra con cui è stata quantificata la vita di Federico Aldrovandi, un ragazzo di diciotto anni – viene permesso di tornare al suo posto di lavoro come se non fosse successo niente? Questi sono argomenti dei quali un’informazione seria si dovrebbe occupare tutti i giorni, invece di star sempre lì a magnificare l’azione di chi arma le mani a degli assassini e poi permette che restino impuniti.

In un paese civile i cittadini hanno il diritto di potersi fidare dello stato e di chi lo rappresenta: da politico e da funzionario qual è un poliziotto. 
In un paese civile non dovrebbe esserci nessuna ragione per temere lo stato e i suoi funzionari. 
In Italia ce le abbiamo TUTTE.

Presa Diretta di ieri sera è un programma che va visto e rivisto, insieme ai figli; per dire ai figli di stare attenti quando escono non solo la sera ma sempre. Non attenti all’uomo “nero”, allo “zingaro” allo spauracchio che viene usato per terrorizzare i figli già da bambini ma all’uomo, e alla donna, in divisa. E mi auguro che anche Alfano e la Cancellieri lo abbiano visto.

E nelle corsie solo posti in piedi

Sottotitolo: meno male che in questo paese c’è sempre qualcosa di cui sparlare, ad esempio della querelle fra Travaglio e Formigli, la qual cosa fa opportunamente dimenticare qual è la vera ragione del contenzioso e cioè il risentimento tardivo dell’ex superprocuratore antimafia che durante il suo mandato ha incassato senza fiatare le critiche, gli articoli di giornale e i libri che parlavano del modo in cui ha potuto ottenere quella carica a scapito di Giancarlo Caselli ma che, improvvisamente, da presidente del Senato pescato nel cilindro del coniglio di Bersani considera e chissà perché qualcosa di irricevibile. Formigli da giornalista qual è sa benissimo che i giornalisti non sono affatto tenuti e obbligati al contraddittorio, altrimenti dovrebbero fare solo quello e non altro vista la mole di persone di cui si occupano nei loro articoli e inchieste, ma continua imperterrito a sostenere che se l’inquilino del primo piano discute con quello del terzo a risolvere il contenzioso deve essere quello del quinto. Specialmente quando a margine di questo c’è la possibilità di fare i propri interessi, nel caso di specie aumentare lo share di una trasmissione televisiva. Di fronte ad un’accusa, seppur tardiva, di diffamazione l’unica sede preposta e regolare la contesa dovrebbe essere un tribunale, non uno studio televisivo terzo e nemmeno la telefonatina intimidatoria in diretta tv, un’abitudine pessima a cui nessuno si sottrae. Se Grasso pensa di essere stato infamato solo oggi da Travaglio e non cinque anni fa quando le stesse cose che ha detto a Servizio Pubblico le ha scritte su un libro insieme a Saverio Lodato, denunciasse Travaglio ad una procura. 
Perché non lo fa?

Se Travaglio fosse quel diffamatore che molti pensano che sia a quest’ora sarebbe sui gradini di una chiesa a chiedere la carità.

A pagina 319 di “Intoccabili”  il libro di Saverio Lodato e Marco Travaglio si può leggere:

“Grasso ha avocato ogni decisione sulle inchieste, soprattutto quelle riguardanti la mafia e la politica, in cui sono impegnati Ingroia, Lo Forte, Principato e Scarpinato. Non solo ai caselliani, in attesa di trasferimento, non vengono affidati nuovi dossier. Grasso ha anche un altro motivo per congelare i quattro: il nuovo procuratore non vuole essere accusato di continuità con la gestione Caselli…”
Chi scrive con grande entusiasmo queste parole? Travaglio? No. Lino Jannuzzi. Chissà perché?

Il libro è uscito a maggio del 2005.
Ma in otto anni Grasso non ha mai pensato di offendersi. Se in questo paese l’informazione è quello che è non è solo colpa dei conflitti d’interesse di b. ma della maggior parte della gente che non l’ha mai pretesa, perché per affrontare la verità bisogna essere partigiani della verità, non dell’idolo calcistico, del politico, di un partito.

Gente che critica e insulta un giornalista sulla base del pregiudizio e non di fatti oggettivi.

Marco Travaglio, il più insultato di tutti e inviso alla politica di tutti i colori, il che dovrebbe almeno indurre alla riflessione che quando un giornalista è così detestato dalla politica forse è perché sa fare bene il suo mestiere.

Preambolo: I cittadini dovrebbero andare a cercare a casa quei Presidenti di Regione che hanno fatto atti di questo tipo. Il presidente Polverini ha nominato a 40 giorni dalle elezioni delle figure apicali di direttori all’interno delle aziende sanitarie del Lazio e sa che cosa accade se chi è stato eletto decide di sostituirli? Che colui o colei che è stata nominata dal Presidente Polverini andrà a casa, si , ma con lo stipendio per cinque anni pagato dai cittadini del Lazio! Già i cittadini del Lazio pagano con tasse più alte un muto di oltre trent’anni che la Regione Lazio ha dovuto aprire con le banche per ripianare i sette miliardi e mezzo di debito creato negli anni dalla presidenza Storace in poi. Il frutto di amministratori incapaci, sleali e alcuni anche delinquenti lo pagano per 30 anni, per il prossimo terzo di secolo, coloro che abitano nel Lazio.” [Ignazio Marino, Presa diretta – 24 marzo]

Pagare le tasse non è un esercizio virtuoso, è un dovere civico prim’ancora che un obbligo.
Ma pagare le tasse deve avere un riscontro oggettivo, visibile e tangibile, quel ritorno in termini di strutture e servizi che in Italia non c’è e non c’è mai stato nella misura di quanto ad esempio lo stato si prende in percentuale dai guadagni dei piccoli imprenditori letteralmente strangolati dal fisco e quelli dei cittadini semplici, specialmente dalle buste paga dei lavoratori dipendenti che le loro le pagano addirittura in anticipo rispetto poi a quello che avrebbero il diritto di pretendere, se questo fosse e fosse stato uno paese ben gestito.
E non è possibile che in un paese, nello stesso paese debbano esserci delle isole felici e altre zone in cui, invece, ci si dimentica delle persone nei loro momenti più drammatici come le malattie, momenti in cui lo stato dovrebbe più che mai far sentire la sua presenza, non abbandonare nessuno. 
E se si pensa che questo succede perché questo paese è stato gestito da gente irresponsabile oltreché disonesta verrebbe davvero voglia di diventare egoisti e guardare solo al proprio, soprattutto in un ambito delicato e importante qual è quello della sanità che significa salute, stare meglio, stare bene.

Perché a me sta bene tutto, anche il concetto di solidarietà sociale, ovvero il dover pagare anche per chi non lo può fare ma questo non può ricadere come al solito e come sempre sulle spalle di chi già fa fatica di suo e poi quando ha bisogno di uno stato presente si trova di fronte quelle scene che ci ha mostrato ieri sera Iacona a Presa diretta.

La sanità pubblica come dice Gino Strada deve essere accessibile, funzionante e gratuita per tutti, è lo stato che poi dovrà preoccuparsi di far pagare tasse che siano davvero proporzionate ai guadagni. E sono i governi di uno stato – se sono seri, istituzionali veramente – che prima di tutto dovrebbero smetterla di togliere e tagliare a chi paga le sue tasse con sacrificio e onestamente, che devono rimuovere dalla gestione di un servizio fondamentale qual è quello della sanità pubblica ma in generale da tutti gli ambiti, i delinquenti, i ladri, gli sciacalli ammantati pomposamente della definizione di amministratori, che fanno cassa, che lucrano per meri interessi personali su chi ha la sventura di aver bisogno di un ospedale e di essere curato. 
E insieme a loro tutti quelli che, tipo la polverini qui nel Lazio anziché tutelare gli interessi della gente ha pensato prima di tutto ai suoi garantendosi il posto fisso a vita in parlamento.

E con tutta la buona volontà possibile credo che finché in questo paese i responsabili dei vari disastri verranno premiati invece che cacciati con disonore e costretti a risarcire i danni, finché verranno ripagati con buone uscite milionarie e una carica di senatore, finché ci saranno politici che pensano che una patrimoniale, ovvero far pagare di più a chi grazie a questo stato ha avuto di più non sia opportuna perché politicamente sconveniente, finché gli amministratori dello stato pensano che sia giusto rifondere i settori privati quali scuole e ospedali che essendo appunto privati dovrebbero fare da soli a svantaggio di un pubblico che cade letteralmente a pezzi, resta difficile, se non impossibile, imparare ad innamorarsi delle istituzioni come piacerebbe alla signora Boldrini.

Questo paese è stato gestito da gente che fa schifo.

Che ha lucrato sul dolore, le malattie e la morte.  Ladri che hanno pensato solo ad arricchirsi non permettendo nemmeno  le cure a chi sta male per aumentare il loro profitto.

Altroché sempre ‘sta favola che la colpa è nostra, visto  che di soldi a stato e regioni gliene diamo una montagna.

 

E figurarsi se in mezzo non c’era il vaticano, sempre presente quando c’è da fare cassa, anche per poi fare le suite dove ricoverare criminali.

E nelle corsie solo posti in piedi.

 

Alemanno, sindaco a sua insaputa

In un paese normale il sindaco di una città colpita da un’emergenza sarebbe concentrato sul suo lavoro, andrebbe in giro a verificare di persona come procedono i lavori per ristabilire al più presto la normalità e per restituire alla gente una città che sia degna dell’appellativo di Capitale.
In Italia, nella fattispecie a Roma, abbiamo un emerito incapace che negli ultimi quattro giorni ha partecipato e sta partecipando (presumo perché lo invitano) a tutte le trasmissioni televisive, è sempre al fianco dell’inviata di turno in tutti i telegiornali. Rivolgo un’accorata richiesta a tutte le reti televisive/informative (di cielo, di mare, di terra e di aria… ): fatemi una cortesia, non lo chiamate più, lasciatelo lavorare, anzi, mandatecelo, a lavorare.
Ché s’è fatta quell’ora.

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E SU TWITTER L’IRONIA SU ALEMANNO: “ABBANDONATE LA CITTA'”

E’ nevicato a sua insaputa, piove, a sua insaputa, Alemanno probabilmente è anche sindaco, a sua insaputa, ed è anche molto sfortunato perché non trova mai nessuno che gli dica con esattezza che tempo farà in modo tale da permettergli di organizzare le contromisure per le varie emergenze che si dovranno fronteggiare.

Ad ottobre, quando Roma annegò sotto 76 centimetri d’acqua il cosiddetto sindaco si lamentò di “non essere stato avvertito che sarebbe piovuto”.  E non pioveva da sei, sette mesi. Ieri si è molto arrabbiato perché nessun previsore del tempo gli  aveva detto che invece di dieci centimetri di neve ne sono calati, invece, cinquanta e più.

E allora significa che la scienza non lo soddisfa, lui non vuole
qualcuno che preveda ma una persona che dica con esattezza quello che succederà: quindi basta occuparsi di oroscopi, corna e amori difficili, il futuro della chiromanzia sono le previsioni del tempo, per informare, e in tempo utile, specificamente Alemanno.

Io posso anche comprendere l’eccezionalità dell’evento e anche che una città dove nevica ogni quarant’anni non si possa organizzare come Stoccolma e Oslo, a Roma c’è la neve davvero ogni 25, 30 anni: vogliamo attrezzarla a città svedese per due giorni ogni 25 anni? si può fare (magari con un altro sindaco), ma poi non lamentiamoci dei costi.

Io, coi miei soldi preferirei finanziare gli asili che servono tutti i giorni,  le scuole che servono tutti i giorni, così come gli ospedali e una rete di mezzi pubblici che sia degna di una città come Roma (dopo aver visto la puntata di stasera di Presa diretta bisognerebbe andare a prendere tutti i sindaci di Roma diciamo degli ultimi quindici, vent’anni e sputargli in faccia, uno per uno. Mica uno sì e uno no. Uno scempio reiterato e continuato coronato con la gestione della città medaglia d’oro alla Resistenza, la capitale d’Italia, affidata ad un fascista con l’aggravante di essere pure un incapace totale. Sono soddisfazioni. 
Tremo al pensiero del candidato che proporrà il piddì per le prossime elezioni).

E gradirei che  il sindaco di una grande città, della Capitale d’Italia non se la prendesse con Giove Pluvio, Eolo e il destino infame solo perché non è capace di prendersi le sue responsabilità di primo cittadino, né – soprattutto – che se la cavi chiedendo ai romani di fare da soli mettendo loro a disposizione le pale per ripulire la città.

Poi, che ci sia anche un sacco di gente idiota che non sa comportarsi civilmente evitando quando può di andare ad appesantire una situazione già difficile è un’altra storia:  tutti quelli che nonostante gli avvisi, le avvertenze, le ordinanze comunali che chiudono uffici e scuole (anche se parzialmente come ha fatto capitan Alemanno) perché c’è un’emergenza insolita in corso che una città come Roma non è abituata a sopportare e quindi ad affrontare, nonostante chi mette in guardia circa il pericolo di avventurarsi sulle strade in automobile avevano veramente la necessità di uscire di casa? non c’era davvero nessuno che poteva evitare, prendersi un giorno di permesso dal lavoro, tenere i figli a casa, farsi una piccola scorta di cibo in anticipo? lo sport preferito degli italiani dopo il cazzeggio è seguire le previsioni del tempo. Non lo dovrebbe nemmeno dire un sindaco cosa si deve fare dopo che per settimane giornali, telegiornali, siti internet hanno fatto una vera opera di terrorismo mediatico circa le condizioni climatiche.
Sarebbe bastato semplicemente affacciarsi dalle finestre per capirlo.

Belviso, un vice-sindaco in attesa di disgelo

SVEVA BELVISO è fantastica, davvero, una vicesindaco
impagabile. Impegnata in attività produttive quali destinare
angoli di cimitero alla sepoltura degli ovuli fecondati, ieri ha
affiancato il suo diretto superiore, Alè-manno, nel duro
compito di tamponare l’emergenza neve. Non ha messo in
campo né mezzi spargi sale, né spazza neve, non ha fatto
cambiare per tempo le gomme a tutti gli autobus, non ha
distribuito catene ad automobilisti che, vivendo in una città
dove nevica ogni dieci anni, o hanno un cottage a Cortina, o
non si vede perché debbano comprarsele. Mentre il suo
sindaco non faceva un c…, ella non faceva un c… al suo
fianco. Ma, alla fine della giornata, ha voluto dare un
contributo personale, far sentire ai cittadini barricati in casa,
bloccati in macchina, congelati sui treni o costretti a piedi,
rischiando tibie e femori per tornare a casa, una parola di
verità e speranza: “Roma sta reggendo la prova neve”, ha
detto, mentre cadevano 70 alberi. Poi, quando l’hanno
avvisata che si erano formati 280 chilometri di code, ha
aggiunto: “Tranne i problemi di traffico”. Santa subito? Magari
no, magari aspettiamo il disgelo.

Lidia Ravera – Il Fatto quotidiano 05.02.2011