Potenzialmente pericolosi

Servire lo stato non è accompagnare ancora su e giù per l’Italia un delinquente da galera. Tanto scandalo per gli spingitori di carrelli della Finocchiaro ma tutto tace sulla vergogna di uno stato che fa pagare ai cittadini la scorta di un pregiudicato, delle sue residenze, e non per proteggere noi da lui.

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Alfano, che sembra Alfano e qualche volta spesso è proprio Alfano ha capito che non gli conviene mettersi contro il braccio armato dello stato e del potere, ecco perché nel merito della “minaccia” di sciopero della polizia parla di richieste giuste e legittime ma fatte con toni “inaccettabili”.
Non gli passa neanche per l’anticamera del cervello dire che è un ricatto l’ipotesi di uno sciopero delle forze dell’ordine – che sarebbe il primo della storia di questo paese perché gli appartenenti alle forze di polizia militari e civili non possono scioperare, altrimenti fra le altre e tante cose di cui si occupa la polizia di stato non potrebbe garantire la scorta a un delinquente pregiudicato condannato.
Ma come parla il presidente del consiglio?
Lo sciopero, un diritto conquistato in anni di lotta, lacrime e sangue che diventa un ricatto, così come l’articolo 18 è stato trasformato in totem e feticcio per fargli perdere anche il significato morale. Così intanto la gente si abitua.

E comunque se parliamo di adeguare il salario, lo stipendio ai rischi dei cosiddetti servitori dello stato   quanto dovrebbe guadagnare l’operaio che tutti i giorni sale su un ponteggio? I comparti definiti sensibili perché svolgono mansioni indispensabili per la tenuta civile di un paese e verso i quali lo stato dovrebbe avere un occhio – ma anche tutti e due –  di riguardo sono tanti: medici, infermieri, vigili del fuoco, gente che solitamente salva e accudisce le vite, non le toglie “accidentalmente”. Persone qualificate e con responsabilità altissime malpagate, costrette a turni e orari massacranti. Gli insegnanti che devono formare la società prossima ventura e che lavorano in condizioni inenarrabili. Fare il poliziotto, il carabiniere è una scelta personale, se c’è chi pensa di non ricevere il giusto trattamento dallo stato perché non si licenzia e va a vedere come si sta ai “poggi più giù?” Magari in qualche cooperativa dove la gente viene pagata un mese sì e tre no e ad ogni rata del mutuo e qualsiasi extra può capitare in una famiglia bisogna organizzare la colletta fra i parenti per recuperare i soldi necessari.

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La vera emergenza da risolvere è smettere di considerare Napoli la città dove tutto può succedere per poi giustificare le contromisure dello stato, che non c’è quando ci deve stare ma quando non ci dovrebbe stare è ben presente e a mano armata.
Altroché la tbc.
Napoli è la zingara d’Italia, insultata, sbeffeggiata, presa a calci da tutti, abbandonata e di cui ci si ricorda solo in circostanze tragiche, non per fare in modo che certe cose non succedano più o ne succedano meno ma per insultarla un altro po’.
Chissà perché le forze dell’ordine non vanno a far rispettare la legge e le regole a mezzogiorno a Montecitorio, invece di essere così solerti a Napoli alle tre  di notte. Mai sentito che un poliziotto o carabiniere insegua sparando l’imprenditore che va a depositare il tesoretto oltre confine.

Immagino il pericolo che potevano causare tre stronzi senza casco su un motorino alle tre di notte.
E’ che la notte si sta bene a casa, e allora chi deve lavorare poi diventa nervoso.

Se i nostri “tutori dell’ordine” hanno 22 anni immagino il livello di preparazione che hanno raggiunto, visto che per laurearsi ce ne vogliono almeno 23. Se lo stato mette un’arma in mano a dei ragazzini che poi dovranno tutelare l’ordine  bisogna mandare via i figli da qui.
Da un paese pericoloso dove lo stato arma le mani a persone immature e impreparate, quindi potenzialmente pericolose.

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Si chiamano ragazzate proprio perché le fanno i ragazzi.
Le persone adulte fanno le grandi cazzate.
Quelle spesso irreversibili.
Strano poi che 17 anni siano pochi per essere considerati adulti mentre diventano improvvisamente un’età in cui si deve sapere quel che si fa quando quello che si fa è sbagliato.
Provo pietà per la sicumera di chi giudica un fatto grave arrogandosi l’autorità di dire quello che è giusto e sbagliato dimenticandosi probabilmente di quando era giovane; mai fumato una canna, mai preso una sbronza, mai alzato il volume dello stereo, mai guidato una macchina senza patente, mai fatto a pugni con l’amico.
Bravi, non sapete quello che vi siete persi.
Provo pena per chi giustifica un omicidio che si poteva e si doveva evitare poi magari va nei social a mettere i suoi manifesti contro la guerra, i terrorismi e condanna tutte le violenze purché stiano a debita distanza dal suo culo.
Perché è più facile condannare la violenza quando è lontana, quando c’è la sicurezza di non doverla subire di persona.
Quando il pericolo è più vicino spaventa, e quindi va bene prevenirlo anche con l’extrema ratio: uccidendo un ragazzino.
E sono sinceramente preoccupata per gli eventuali figli di gente così: cresceranno nel terrore di non deludere le aspettative dei loro genitori che li vogliono perfetti, lindi e pinti col dieci e lode sui quaderni per poi ritrovarsi adulti e andarsi a cercare l’emozione trasgressiva chissà come e dove.
Perché ci sono cose che o si fanno prima, quando è il momento, o si cercano dopo, e per conto mio preferirei più avere per casa il diciassettenne “disadattato” che l’adulto che pensa che si può ammazzare per “legittima difesa” da un pericolo che non c’era.

…se cade il governo, piange anche Gesù [prima o poi diranno anche questo]

Giorni fa avevo scritto sulla mia pagina di facebook che bisognerebbe smetterla in caso di capricci reiterati di sgridare i bambini usando la minaccia di personaggi e situazioni di fantasia tendenti all’orribile e dunque diseducativi come “l’uomo nero” e “gli zingari che rubano i bambini” come si fa ancora in tante famiglie, anche in quelle apparentemente perbene.

Dicevo che si potrebbe ammansirli usando i politici che sono assai più temibili dell’uomo nero e degli zingari che rubano i bambini proprio perché esistono davvero.

E siccome la realtà è molto più pregna di persone, personaggi e situazioni inquietanti di quanto lo sia invece la fantasia, anche quella tramandata per ignoranza e razzismo, al “se non ti lavi i denti lo dico a giovanardi”, “se non fai i compiti chiamo d’alema”, “dai subito un bacio a nonna altrimenti viene la santanchè e ti porta via”, oppure, “se non ti sbrighi a riordinare la cameretta  berlusconi ti ruba la play station”; all’elenco infinito di minacce “pedagogiche”, quelle necessarie per farsi ascoltare da piccoli e medi tiranni che si possono abbinare al politico cialtrone e disonesto si può aggiungere “cade il governo” relativo a qualsiasi richiesta disattesa.

Per esempio: “se non metti i panni sporchi in lavatrice, cade il governo”.
Sì, dovrebbe funzionare.

E Letta avverte: “Se cade governo l’Imu si paga”

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Chissà che altro s’inventerà per minacciare, il nipote dello zio “se cade il governo”.
Dunque da una parte abbiamo il noto pregiudicato delinquente che minaccia di far cadere il governo solo se si dovesse applicare una legge per disabili della democrazia che è stata fatta specificamente per il fatto che il parlamento italiano è diventato da tempo l’ultimo rifugio per delinquenti abituali, un contentino per far credere agli elettori che grazie alla legge Severino l’onestà prenderà possesso di un parlamento che ospita indagati, inquisiti, condannati e pregiudicati e fa di tutto per tenerseli.

Dall’altra un presidentino del consiglino che mette la sua faccia ma il resto lo fanno altri, uno su tutti Napolitano su varie e molteplici richieste europee – soprattutto quelle finalizzate a spolpare inermi cittadini onesti ma mai, per carità, quelle che hanno come obiettivo l’estensione dei diritti civili quali ad esempio, la legge sulle torture e le unioni regolarizzate per gli omosessuali, anche queste chieste da tempo dall’Europa che però in questi casi si può benissimo ignorare –  che minaccia che “se cade il governo” la catastrofe travolgerà regioni, paesi e città.

Mentre invece la cosa più rassicurante per noi cittadini, quella migliore che possa accadere è proprio che questo governo di manipolatori della realtà, di distruttori di quel che resta che abbia un sapore vagamente democratico vada a casa insieme al suo fondatore/creatore.

La relatività, a volte…

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Il Piano Napolinano
Marco Travaglio, 15 settembre

Ancora una volta, nessuno dice la verità.
Non la dice il Pd quando proclama che B. è
finito e nessuna trattativa è possibile per salvarlo.
Non la dice il Pdl, quando minaccia di
rovesciare il governo ritirando i ministri subito
dopo il voto in giunta sulla decadenza di B., o
addirittura dopo la bocciatura della relazione
Augello che vorrebbe lasciare B. in Senato in
barba alla condanna e alla legge Severino. Il Pd
infatti sta trattando con i suoi vari Violante, e
soprattutto sta trattando Napolitano con i vari
Letta Zio e Confalonieri. 

E il Pdl sa benissimo di
poter contare, tra le file del Pd, di 120 franchi
traditori che nel segreto dell’urna (bastano 20
senatori per ottenerlo) hanno già dispiegato la
loro geometrica potenza impallinando Prodi
sulla via del Quirinale. Perché lo fecero? Non
certo per antipatia personale: perché sapevano
benissimo che, con Prodi al Quirinale, sarebbe
nato un governo senza (cioè contro) B., mandando
a monte i piani di Napolitano e dei retrostanti
poteri finanziari italiani ed europei
che spingevano per il reinciucio. I 120 vermi
lavoravano e ancora lavorano per B. con la casacca
del Pd. A spanne, sono 80 alla Camera e 40
in Senato: quanti ne bastano per salvare B. dalla
decadenza, senza contare l’ala destra del Centro
montian-casinista, pronta a corrergli in soccorso.
Per questo Enrico Letta, che come tutti i
capicorrente del Pd conosce benissimo gran
parte dei franchi traditori, ostenta tanta fiducia
sulla sopravvivenza del suo governicchio. 

L’Operazione Salvataggio è già in gran parte scritta
nelle date e nei numeri (con buona pace di qualche
anima bella grillina, che ancora si arrovella
sul dialogo col Pd che nessuno ha chiesto
né mai chiederà). Salvo sorprese, sempre possibili
in un mondo politico di nani e incapaci, il
percorso è questo. Mercoledì, nella giunta del
Senato, il fronte Pd-M5S-Sel respinge la relazione
Augello, che si dimette e cede il passo a un
nuovo relatore. Il Pdl, per certificare la propria
esistenza in vita, ritira i ministri dal governo
Letta (che non li sostituisce, in attesa degli eventi),
ma si guarda bene dal votargli la sfiducia, per
tenerlo sotto ricatto ed evitare di spaccarsi tra
falchi e colombe.

Il nuovo relatore Pd presenta una nuova relazione
favorevole alla decadenza di B. Il quale
s’inventerà di tutto (dopo le Corti europee e la
Consulta, ora si parla di Tar, Consiglio di Stato
e chissà cos’altro: mancano solo i caschi blu
dell’Onu) per allungare il brodo. Di certo c’è
solo il calendario giudiziario: entro il 15 ottobre
B. deve scegliere fra i domiciliari e i servizi sociali
e il 19 ottobre la Corte d’appello si riunisce
per fissare la durata dell’interdizione dai pubblici
uffici, da uno a tre anni. Tra un mese, dunque,
B. inizia a scontare la pena. 

A quel punto uno dei suoi chiede la grazia o la commutazione
della pena da detentiva a pecuniaria.

E Napolitano
potrebbe concederla, come da precise
istruzioni da lui stesso impartite nel monito di
agosto. Intanto i difensori di B. ricorrono contro
l’interdizione in Cassazione, che non può
occuparsene prima del nuovo anno. 
Un giorno o l’altro, siccome si vota a volto scoperto, la
giunta approva la nuova relazione e la trasmette
all’aula. 

Che la vota chissà quando, probabilmente
a scrutinio segreto. Lì può accadere di
tutto. Se B. ha speranze di essere salvato dai
franchi traditori, attende l’esito del voto; altrimenti
si dimette da senatore e seguita a comandare
da fuori, usando i suoi parlamentari
per paralizzare il governo e ricattarlo sui temi
che gl’interessano per la campagna elettorale.
Che non potrà essere nel 2014 (il 1° luglio inizia
il semestre di presidenza italiana dell’Ue). Ma
solo nel 2015. Così il piano Napolitano-Berlusconi-
Letta (zio e nipote) sarà compiuto. E
l’Italia sarà l’unico Paese al mondo tenuto in
ostaggio per anni da un noto pregiudicato per
frode fiscale con la complicità dei suoi presunti
avversari.

Fantapolitica?Lo speriamo davvero,ma non ci scommetterremmo un euro.

Aspettando la caduta: di silvio o del governo

Purtroppo non c’è molto da dire in questi giorni, siamo tutti in attesa del rush, o per meglio dire, e speriamo in entrambi i casi [o di silvio o del governo], crash finale.

Ce la farà il ricattatore a spuntarla e il pd a non smentirsi quale migliore ancora di salvataggio per il delinquente impunibile? lo sapremo solo fra cinque giorni.

Nel frattempo mi chiedevo: il presidente condiviso, il garante delle larghe intese che dice a proposito delle minacce del diversamente incensurato? ce l’avrà qualche senso di colpa per aver permesso al delinquente qualche mese fa di poter partecipare alla delicata fase politica? e non sarebbe il caso di far valere quell’autorità di e da capo di stato, battere che ne so, un pugno sul tavolo al grido di “mò avete rotto i coglioni?”
Non è previsto dalla democrazia, sulla Costituzione non c’è scritto?
Invece che un pregiudicato condannato possa ricattare il parlamento e tenere in ostaggio 60 milioni di persone, sì?

E  schifani da quale pulpito minaccia la caduta del governo [e che noia, se lo dovete fare fatelo e non rompeteci più i coglioni con questa guerra fra bande] e si permette di chiedere la sostituzione di quei membri della giunta che hanno detto l’unica cosa che si poteva dire e cioè che il pregiudicato deve abbandonare la casa? qualcuno potrebbe ricordare al grande pubblico che renato schifani è un indagato per mafia e che le sue referenze non gli danno l’autorità per pretendere un bel niente? ma perché si permette ancora a questi individui loschi  che in un paese e in una società  normali sarebbero già ai margini, ignorati ed evitati da tutti, di poter intimidire, minacciare, opinare urbi et orbi?

Uno così

 

Sottotitolo:  che aspetta Napolitano a togliere il titolo di cavaliere ad una persona così?
Una persona normale che avesse fatto un quarto
delle cose che ha combinato l’utilizzatore totale [soprattutto del
parlamento italiano per il nostro bene e cioè il suo e di pochi
fortunati eletti] starebbe peggiorando di una unità la condizione di una qualsiasi delle italiche galere già da svariati anni.
Una vita a corrompere gente, una vita a farsi ricattare, una vita a pagare tutto e tutti, perfino quello che anche l’ultimo sciagurato del pianeta se vuole trova gratis, e questo sarebbe l’imprenditore capace, il self made man, uno che ha meritato financo il titolo di Cavaliere della repubblica italiana, uno a cui, dopo aver ridotto un paese intero a barzelletta sconcia, averlo disastrato moralmente, eticamente, economicamente è ancora concesso di avere voce in capitolo in parlamento, uno che ancora viene considerato un interlocutore politico.

Uno così.

Senatori comprati e dossieraggio su Fini
Lavitola elenca tutti i servigi a Berlusconi

In una lettera del 2011 il faccendiere (attualmente in carcere) presenta al Cavaliere il conto per
il lavoro sporco fatto in cambio di soldi e della promessa di incarichi: dall’inchiesta-escort alla P4
IL LEADER DI FLI: “SILVIO E’ UN CORRUTTORE”. L’EX PREMIER: “LO QUERELO”

Certo però, chi l’avrebbe mai detto che sarebbe andata a finire così…eppure, sembrava una persona così perbene, così ammodo, sempre elegante, soprattutto nei modi, mai una parola fuori posto, mai un’occasione per farsi chiacchierare, mai un’ombra, mai un sospetto, mai l’ombra di un sospetto, niente.

Dovunque andasse lo accoglievano tutti a braccia aperte, aveva la fiducia incondizionata di tutti, e tutti hanno fatto a gara per farsi accogliere alla sua corte, tutta gente perbene, ci mancherebbe, quando uno è onesto è onesto e ci tiene sempre a dimostrarlo nel migliore dei modi.

Con tutti.
Milioni di persone facevano le file per dimostrargli la loro simpatia, il loro affetto, il loro ammmòre.

Chi estorceva una villa per lui, chi rubava una casa editrice, chi, addirittura, amici degli amici, manco i suoi, gli faceva trovare un partito politico bell’e pronto, chi gli regalava una bicamerale, chi una quarantina, contate male, di leggi fatte apposta per farlo vivere tranquillo e spensierato, chi si prendeva gli schiaffi al posto suo, c’è stato perfino chi è andato in galera al posto suo.
Un paese intero si è sacrificato per lui.
Nessuno si sarebbe mai aspettato un epilogo così triste, un’uscita di scena da viale del tramonto.
Nessuno si sarebbe mai immaginato che quando molta gente diceva e scriveva sui libri e sui giornali già una ventina abbondante d’anni fa che non era quella persona così affidabile che voleva far credere di essere  lo faceva perché era davvero una persona inaffidabile e poco seria.

Anzi, per niente seria.

Qualcuno li ha ascoltati?
Li chiamavano, li chiamano, ci chiamano antiberlusconisti, ecco.