Non mi piace

                             Simpatiche quelle pagine più o meno famose dei social network  dove s’invita alla discussione praticamente sulla qualunque e dove la solita claque “piaciona” è sempre pronta a pigiare il tastino anche se ci fosse scritto che la Terra è ottagonale –  fa tanto fico essere i primi in tutto, anche a cliccare “mi piace”,  poi magari se c’è un link che rimanda a qualche articolo nemmeno si legge ma tant’è:  per moltissima gente il  “mi piace” su facebook prescinde dall’argomento, scatta in automatico, è un riflesso incondizionato, molto spesso ha più a che fare con la visibilità di cui godono le varie pagine, chi ne entra a far parte da pubblico “piacente” ha così la sensazione di essere famos* anche lei o lui  e poter godere del suo attimo di gloria.

Però quando il fatto o i fatti del giorno sono argomenti un po’ più importanti della presa per il culo verso i leghisti [che ormai è come sparare sulla croce rossa],  temi dunque da cui potrebbero scaturire discussioni interessanti, tipo la giornata di ieri, i gestori di quelle pagine si guardano bene dal proporre la conversazione.

Perché sostenere un contraddittorio comporta dei rischi, e può capitare, anzi, succede, che un cittadino qualunque, un utente comune della Rete col minimo di conoscenza delle cose e dei fatti possa sputtanare in due secondi anche personaggi autorevoli come direttori e vicedirettori di giornali, giornalisti di grido, oppure esponenti di partito [a cui comunque va riconosciuto il merito di aver scelto di confrontarsi direttamente con lettori ed elettori].
Io non sono un’esperta di comunicazione, sono una semplice persona/cittadina che parecchio tempo fa ha deciso di non assistere ma di partecipare, e di farlo in qualsiasi modo, anche attraverso un uso corretto della Rete e di un social network, e se fossi chessò, ad esempio una giornalista, mi interesserebbe molto sapere cosa pensano quelle persone che fino ad un po’ di tempo fa l’unica possibilità che avevano era quella di leggere un giornale senza poter dire ai diretti interessati se quello che quel giornale riporta è giusto, sbagliato, corretto o scorretto, senza poter chiedere il perché si omette una notizia dando invece spazio ad un’altra che non è poi così rilevante o se ne cancella un’altra che potrebbe creare problemi anche a distanza di vent’anni.
Perché se fossi un’esperta di comunicazione avrei capito da un pezzo che la censura è una cosa patetica,  inutile,  stupida, specialmente nell’era del web dove tutto è ritrovabile e rintracciabile nello spazio di un click, e che solitamente danneggia molto di più chi la esercita che chi la subisce.

I liberali à la carte non mi hanno mai affascinata, sia che si chiamino Repubblica che cancella articoli o Il Fatto Quotidiano che non permette i liberi commenti salvo poi fare della libertà di espressione, della lotta a tutte le censure i suoi vessilli, trofei da esibire.
Perché la libertà è una parola troppo seria che andrebbe onorata coi fatti.
Così come il rispetto.

Esercizio abusivo della professione (?)

                   Se c’è qualcuno che abusa della sua professione sono proprio certi giornalisti: quelli che da quasi vent’anni servono un unico padrone, silvio berlusconi,  che, casualmente è anche il proprietario dell’ottanta per cento dei mezzi di comunicazione di questo paese. E, ovviamente, quelli che non svolgono onestamente la professione.

Il vero problema, per quei giornalisti e in generale per il potere è la constatazione che  dei comuni cittadini li possano smentire e ridicolizzare in qualsiasi momento e a proposito della qualunque.

Noi che facciamo blog non traiamo nessun profitto dalla nostra attività, scriviamo per il gusto di farlo e perché pensiamo che sarebbe sciocco non valorizzare uno strumento di  fondamentale importanza come la Rete non  sfruttandolo per un fine utile.

E il fatto che normali cittadini mettano il loro sapere, la loro creatività al servizio degli altri gratuitamente, per passione e non per denaro, dovrebbe essere un valore aggiunto  in una democrazia, non un pericolo da contrastare con ogni mezzo, e  non dovrebbe spaventare un  giornalista, perché sa che la sua professionalitá non viene messa in discussione se non nasconde niente all’opinione pubblica.

La maggior parte dei giornalisti di questo paese, invece, è costituita da persone senza arte né parte, che non fa domande,  che non pretende risposte, che non verifica le notizie. Per non parlare di quanto sia ridicolo e inutile quell’ordine dei giornalisti, un’istituzione voluta da mussolini della quale nessun governo di nessun colore ha voluto liberarsi, forse perché  “giornalisti” sono anche D’Alema, Veltroni, Gasparri (sic!) ?

In un paese normale, civile e davvero democratico i giornalisti dovrebbero pensare a dare le notizie e  fare inchieste su tutto e tutti  invece di attaccare, dall’alto della loro protezione grazie alla casta di cui fanno parte,  chi spesso fa il lavoro al posto loro.
Gratis.

LA CASTA DEI GIORNALISTI CONTRO IL WEB: CHI FA INFORMAZIONE RISCHIA SEI MESI DI CARCERE

Occhio a quello che scrivete sul vostro blog, a ciò che postate su Facebook o Twitter o Youtube. Rischiate di finire in un’aula di Tribunale. Denunciati (udite udite!) dall’Ordine dei giornalisti per “esercizio abusivo della professione”.

E’ accaduto ad una web tv di Pordenone, la PnBox contro la quale, la Corporazione dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Il titolare della web tv, Francesco Vanin, rischia adesso sei mesi di carcere. L’accusa è (testualmente) quella di aver diffuso “gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità, politica e spettacolo”. Insomma quello che ogni giorno facciamo un po’ tutti, compreso chi scrive questo post: produrre gratuitamente informazione, diffondere contenuti, video, articoli.

Sconcertante la posizione di Pietro Villotta, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia e autore dell’esposto. Interpellato sul caso ha risposto con un’intimidazione: ”Il nostro esposto è a tutela della categoria e dell’ordine. Se viene meno la garanzia della legge sulla stampa siamo nella giungla. E se le piattaforme online, dalle web tv ai blog, fanno informazione continuativa, allora noi tuteliamo la categoria”.

Loro tutelano la “categoria”, quel medievale ordine dei giornalisti – che andrebbe abolito- di cui fanno parte, ricordiamo, anche “professionisti” come Fede, Belpietro, Vespa e Sallusti: noi invece difendiamo il nostro diritto di espressione garantito anche dalla Costituzione. Per questo continueremo a scrivere, postare, diffondere gratuitamente contenuti.

Sperando di non dover scrivere, come Gramsci sotto il fascismo, le “lettere dal carcere”.

da: http://www.liquida.it

Da Facebook con amore…

          Scrive l’amica Rita Pani: La bacheca non è blindata ma chiusa, E sai perché? Perché ci sono delle teste di cazzo come te, che per democrazia intendono la libertà di entrare in casa altrui, senza pulirsi i piedi dopo aver schiacciato una merda di cane. Se e quando teste di cazzo come te impareranno il senso di termini semplici come per esempio rispetto, la bacheca sarà riaperta. Buon proseguimento di giornata!


E io sono d’accordo.
Ci ho scritto fiumi di parole su questo argomento. Basta con questa favoletta che nel virtuale bisogna accogliere tutti in casa propria, anche quando quella casa è un blog o la propria pagina su un SN. E difenderò sempre la mia libertà di scegliere le persone qui così come faccio nella mia vita di ogni giorno. E non è affatto vero che scrivere messaggi generalizzati, non facendo dunque nomi e nicknames delle persone alle quali si rivolgono certi messaggi faccia pensare agli altri, ai tutti, a chi non c’entra, di essere loro, i colpevoli di qualche sgarbo. Questo è quello che dicevano anche a me quando sbattevo nella black list quelli che venivano a vomitare insulti nel mio blog rivendicando il loro diritto alla libera espressione, qualcuno invocando perfino l’articolo 21. Nessuna libertà per chi non si pone con rispetto anche qui, chi invece lo fa, lo sa, e non viene cacciato né gli s’inibisce la possibilità di confronto. Quando mi dicono che qui è come fuori, rido e compatisco. Perché non è vero. Non è affatto vero che nella vita di ogni giorno si debba parlare con tutti, condividere i propri spazi con tutti, subìre l’ignoranza e la maleducazione di chiunque. Non basta ignorare la gente stupida, ignorante e malvagia: bisogna evitarla ed emarginarla ovunque. Nessun compromesso, nessun caffè al bar, nessuna condivisione di idee, nessun rapporto, che sia reale o virtuale con chi non ha imparato a rispettare gli altri né ha intenzione di farlo. Un blog, una pagina su un SN sono una proiezione di chi ci scrive e sono comunque pagine personali, non muri sui quali scarabocchiare la qualsiasi, e chi scrive ha tutto il diritto di non leggere giudizi e insulti sulla sua persona. Si critica, si discute, si confuta casomai quello che si legge, non la persona che scrive.
Io ho imparato proprio qui a diffidare di chi si scandalizza per un linguaggio colorito ma poi non ha mai imparato cosa significa il rispetto per gli altri.
La rete non è più quella zona franca dove è consentito fare tutto senza rischiare niente. Qui, bersagli grossi da colpire per sfogare frustrazioni e sentimenti che nella vita reale non si ha la possibilità di esprimere perché le persone che si hanno intorno nel quotidiano non lo concedono non ce ne sono più. Chi ha problemi di relazione dovrebbe farsi aiutare, ed eventualmente curarsi, non cercare la soluzione ai suoi problemi costruendosi nemici sconosciuti, quelli da offendere, insultare, ridicolizzare a proprio piacimento. Questo non è più un mondo a parte ma fa parte della quotidianità di tanta gente, dunque chi non esige rispetto qui – per sé e per gli altri – significa che non sa farlo, non lo fa neanche altrove. E a me, che rispetto e diritti li difendo da tutta la vita soprattutto fuori da qui e senza preoccuparmi se conviene a me, gente così non interessa, persone così vanno lasciate nel loro piccolo mondo, confinate nella loro miseria, grettezza e ignoranza.

Purtroppo il problema, anzi il dramma è che ancora troppa gente non ha capito che in un posto dove si scrive e si legge le critiche dovrebbero essere indirizzate a quello che si scrive e mai alla persona che  scrive. Perché io devo sentirmi dare della zoccola per esempio, perché esprimo le mie opinioni a modo mio, come ho sempre fatto e come mi piace fare? giudichiamo casomai quelle idee, non chi le esprime. L’errore purtroppo è molto diffuso, in posti dove ci si presenta scrivendo perché deve essere insultata la persona fisica? io le capisco le difficoltà di Rita, le ho vissute sulla mia pelle, quello che mi è successo a causa delle cose che scrivevo su un blog (e purtroppo per i detrattori, i chiacchieroni, gli ipocriti che venivano a sorridere ogni giorno salvo poi sparire dalla circolazione non appena è sparito quel blog, per chi mi ha fatto chiudere quel blog e per la persona che ha materialmente cliccato sul ban quelle cose piacevano a un sacco di gente)  non basterebbe a scriverci un libro.

E per premio, i preposti all’ordine e al rispetto delle regole (si fa per dire)  di quello spazio anziché cacciare i molestatori, i frustrati, i miserabili,  hanno cacciato me.