Il solito fango, la cattiva propaganda e la buona politica che non c’è

Sottotitolo: Genova, Napolitano: “No ad accuse generiche”. Ma non è chiaro con chi ce l’avesse.  [www.spinoza.it]

Preambolo: se invece di fare propaganda spicciola, misera, squallida e stronzeggiare da twitter e da ogni canale che hanno a disposizione i giornalisti, la maggior parte, facessero il loro, ovvero quel cane da guardia del potere che dovrebbe essere l’informazione, inchiodando ogni giorno i politici e la politica alle loro responsabilità invece di costruire insieme a loro il paese che non c’è, forse sarebbe meglio.  La cosa più ovvia sarebbe stata quella di far notare l’assenza dello stato a Genova, del vero responsabile di quelle che non sono affatto calamità naturali o “bombe d’acqua”, termine col quale sono stati ribattezzati dei temporali più intensi affinché alla gente arrivasse il messaggio che contro la bomba nulla si può fare. Le hanno chiamate bombe d’acqua affinché alla gente arrivasse il messaggio che fossero così pericolose da giustificare i danni che provocano.
Mentre non sono affatto bombe: è pioggia, tanta pioggia, un evento normale e naturale che può capitare e che in un paese civilizzato e industrializzato come il nostro dovrebbe provocare forse qualche danno ma non sistematicamente una sciagura.
Non è possibile che ci siano paesi e città, sempre gli stessi, che ogni volta che piove devono annegare nel fango che uccide e che sia più urgente rinominare un temporale invece di pensare alla soluzione per evitare il disastro, magari evitando di bruciare miliardi di soldi pubblici in grandi opere che non serviranno a un cazzo se non a far ingrassare i soliti delinquenti al posto di investire nella tutela del territorio già esistente.
Ormai lo sanno anche i bambini: l’acqua prima o poi si riprende la sua strada e quando lo fa la colpa non è dell’acqua ma dei criminali che guadagnano nella cementificazione selvaggia e anche sui disastri successivi quando si “steccano” gli appalti.
Sono queste le urgenze della politica: smetterla di spendere palate di quattrini per rispettare ridicole alleanze, non andare a farsi belli in giro per l’Europa a farsi fare l’applauso e i complimenti per aver derubato ancora e ancora i cittadini dei loro diritti. Un presidente del consiglio con le palle – è uomo e gli si può dire –  oggi, ora, batterebbe i pugni sul tavolo e direbbe “signori miei, qua ho trovato un paese che cade a pezzi, quindi ci vorrete perdonare se non ce ne frega un cazzo del 3%,  degli F35, del Tav, del Mose, di sbriciolare ancora il territorio in inutili trivellazioni. Diteci quant’è la multa per NON fare tutte queste idiozie e non rompeteci i coglioni, abbiamo altro a cui pensare”. Ecco perché la colpa non può essere  di uno che a parte la sua figura di leader di un movimento non ha nessuna carica istituzionale, non può avere nessuna responsabilità politica in merito ai disastri ma solo perché è  genovese si doveva buttare nella mischia a spalare. Una persona di 66 anni, Renzi ne ha poco più della metà. Chi è più adatto alla pala, per responsabilità ed età, eventualmente?

La buona politica non è quella che in caso di alluvioni e terremoti va a spalare il fango e a raccogliere i cocci.

La buona politica è quella che si adopera affinché in caso di calamità il territorio debba risentirne il meno possibile.
E’ quella che si preoccupa di sanare il dissesto del territorio – incentivato dalla cattiva politica – e che spende i soldi dei contribuenti per le cose importanti e che servono a tutti, non solo a qualcuno per guadagnarci altri soldi. Molti soldi.
Ed è anche quella capace di organizzare dei soccorsi fatti con competenza, non affidati alla buona volontà della gente comune, delle vittime dei disastri annunciati.
Io capisco che molti stessero aspettando come una manna dal cielo che Grillo andasse a Genova per vedere l’effetto che avrebbe fatto ma, se c’è qualcosa di disastroso quanto i danni materiali che succedono grazie alla cattiva politica è il modo tipicamente italiano e provincial semplicistico di considerarli.
E’ dire, come hanno fatto anche molti autorevoli opinionisti, che non si può colpevolizzare dei disastri Renzi in quanto “ultimo arrivato” ma gli ultimissimi e incolpevoli arrivati sì, sì possono, anzi si devono umiliare e mortificare perché non sono andati immediatamente a prendere in mano una pala.
Ora, che questo lo abbiano fatto i soliti squallidi personaggi da avanspettacolo, quelli che non trovano nulla di strano nell’alleanza politica fra Renzi e il delinquente ce lo potevamo e dovevamo aspettare, ma che sia diventato oggetto di attenzione anche da parte di chi solitamente riesce a dimostrare equilibrio e onestà di pensiero no.
Davvero mi viene difficile immaginare che si possa stare lì ad aspettare una reazione, quella di chi in una situazione disperata avrebbe contestato, avendone tutte le ragioni pure Dio, per farne materia di piccola propaganda.
Genova ha subito due alluvioni in tre anni ed è successo entrambe le volte con le amministrazioni del pd, insieme ad un governo dove c’è anche il pd che non ha mai fatto niente fino a ieri e, a parte gli annunci, non sta facendo niente nemmeno ora.
Ma la colpa, ça va sans dire, è di Grillo.

Cambiare, si può

Sottotitolo: non c’è niente di più populista della solita retorica d’ordinanza e d’accatto espressa dalla politica e dal presidente vivo e vibrante ogni volta che un aereo militare riporta a casa un morto per la pace. Ipocriti sempre al servizio di qualcuno e che pretendono anche il rispetto per il loro ruolo e per una bandiera che nel corso della storia nessuno di quelli che l’ha rappresentata ha mai esitato a svendere al miglior offerente.

Peggio di Alemanno non c’è nessuno

Antonello Caporale, Il Fatto Quotidiano

Liberiamo Roma

Marino ha votato per Rodotà presidente e NON ha votato la fiducia a Letta. Non scegliere tra lui e Alemanno è follia, un regalo ai fascisti. 
PELLIZZETTI Amministrative: il genius loci inascoltato  DON FARINELLAVotate Marino per fermare fascisti e clericali  GIULIETTI Dieci e più ragioni per scegliere Marino  CATTOLICI DI BASE Appello contro Alemanno
[Micromega]

La scelta di non andare a votare è legittima quanto quella di farlo.

Ho scritto diverse volte perché lo penso che, secondo me, la gente ha tutto il diritto di non andare a votare se la politica non offre un’alternativa il più possibile vicina alle idee di tutti i cittadini e che sappia poi dare risposte concrete.

 I cittadini hanno non solo il diritto ma anche il dovere morale di avercela con la politica quando diventa arrogante, si ammanta di autoreferenzialità non tenendo minimamente conto di quali sono le esigenze, le urgenze, le necessità dei cittadini e davanti a queste mette le sue, la sua sopravvivenza a tutti i costi e, come è accaduto dopo le elezioni nazionali si permette di non considerare le scelte democratiche espresse alle elezioni in virtù di un’emergenza che evidentemente non c’era se a distanza di un mese non è stato reso operativo nessun provvedimento per contrastarla. 

E hanno il diritto e il dovere di avercela anche con lo stato se il suo più alto rappresentante dimostra di non garantire per i cittadini ma esclusivamente per quella politica che è la stessa che ha trascinato questo paese in questa condizione di anormalità antidemocratica e anticostituzionale.

E non è nemmeno vero come pensano e dicono in tanti che chi non va a votare poi non si deve lamentare; quel diritto ce l’ha eccome finché la politica non offrirà una giusta alternativa ma soprattutto quelle risposte che la politica non è tenuta ma OBBLIGATA a dare, ché se un ristorante propone sempre la stessa pietanza, disgustosa peraltro,  il suo proprietario poi non se la può prendere con nessuno oltre a se stesso se il suo locale poi  va in fallimento.

In questo paese non è la politica ad aver stancato la gente ma QUESTA politica, chi lo capisce e lo ha capito, è brav*, chi no, vada a ripassare le lezioni che la politica ha dato, per tacere per decenza di quelli antecedenti,  anche e solo in questi ultimi diciotto anni.

MA

Quando i cittadini hanno la possibilità di sovvertire questo stato di cose e non lo fanno per questioni di orgoglio, di difesa di chissà quale principio, perché pensano che tanto le cose poi non cambiano sono degli irresponsabili, esattamente come quei romani che non sono andati a votare e che non andranno a votare per mandare a casa l’indecente alemanno.

L’alternativa stavolta a Roma c’è,  si chiama Ignazio Marino, che non ha condiviso le scelte del suo partito coi fatti votando Rodotà, dimettendosi da senatore prima di sapere l’esito di queste elezioni e non votando a favore del governo delle larghe intese:  che altro doveva fare per dire alla gente “guardate che io non sono come loro, come tutti?”

Negli anni ottanta Gianni Alemanno era a capo del Fronte della gioventù, organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano. Venti anni dopo, diventato sindaco di Roma, non ha dimenticato nessuno dei suoi vecchi amici camerati, neanche quelli condannati o finiti in galera per pestaggi o atti terroristici durante gli anni di piombo. A loro il primo cittadino della capitale ha riservato cariche politiche, consulenze e posti di tutto rispetto nelle società controllate dal Comune.

[gek60.altervista.org]

E’ sempre colpa di feisbùck

Sottotitolo: questo blog, a meno che non succedano cose importanti o gravi, si ferma per un po’.

“Non è Facebook ad impedirci di incontrare un amico al bar”

Fumo, alcool, ludopatie, sex addict, le droghe, sono tutte dipendenze che esistevano già prima dell’avvento del web e dei social network. Eppure nessuno ha mai pensato di impedire a nessun altro di giocarsi stipendio e pensione al gratta e vinci (anzi, lo stato incentiva però dice di farlo “responsabilmente”), nessuno va a controllare se nel cassetto della scrivania degli impiegati c’è una bottiglia di liquore e le sigarette, altre dipendenze che proprio lo stato attraverso i monopoli mette a disposizione dei cittadini e anche qui, ma che carino, ti avverte che fumare fa male, provoca il cancro e, udite udite, anche bere fino ad ubriacarsi non è un comportamento socialmente esatto visto che molti degli incidenti stradali che provocano morti e feriti sono causati dall’assunzione di alcool. Così come nessuno va a controllare quante volte e con chi fa sesso il singolo cittadino. Un bel giorno qualcuno s’inventa i social network e subito questi diventano la peste bubbonica del terzo millennio; i coniugi si cornificano allegramente? è sempre colpa del web, i figli crescono senza valori e principi morali? è sempre colpa di facebook, come se prima fosse tutto rose e fiori, come se prima nessuno tradiva nessuno, come se prima non c’erano genitori incapaci di educare i propri figli. Dei danni, quelli sì visibili  che hanno anche nome e cognome che invece ha prodotto certa televisione chissà perché non si parla mai abbastanza come della cosiddetta dipendenza dal web.

La vera psicopatologia è imputare al web e ai social network la responsabilità di tutto, capri espiatori utilissimi visto che non essendo fisicamente presenti ed esistenti non possono rispondere, altrimenti ce lo spiegherebbero loro che l’assenteismo [così come i tradimenti  e la maleducazione]  esiste da sempre nei posti di lavoro, e purtroppo la colpa non è delle distrazioni che offre la Rete ma della mancanza di responsabilità di chi al posto di svolgere il suo lavoro fa altro.

E lo farebbe comunque a prescindere da facebook.

L’asocialità non è un fenomeno da terzo millennio, e con un computer collegato alla Rete si può invece ridurre la solitudine di tanta gente, ma per quale motivo deve essere meglio uscire e stare fra la gente per tutti? chi lo ha detto che una passeggiata all’aria aperta sia meglio di conversare con amici lontani o di scriversi una pagina del blog? e, soprattutto, chi lo ha detto che non si possono fare tante cose insieme?

La colpa di quel che succede in Rete non è mai della Rete e dei servizi che offre ma  dell’uso che se ne fa. La Rete e anche facebook mettono a disposizione tutti gli strumenti per preservare la propria privacy, se poi c’è gente che va a scrivere tutto di sé  in una bacheca virtuale non penso che la responsabilità sia del mezzo.

Qui – come scrivo spesso – basterebbe non scrivere di noi quel che non vorremmo vedere pubblicato sui giornali, basta avere una carta punti di un supermercato per vedersi invadere la privacy, e,  personalmente io questa ‘fissa’ della privacy non ce l’ho, internet e privacy è un ossimoro, tutti sanno che si perde ogni diritto alla riservatezza totale col semplice invio di una mail o mettendo una firma su uno delle migliaia di appelli che circolano in Rete.

 Sono stata vittima di cyberstalking per anni, ancora oggi so che c’è sempre qualcuno che mi segue di dove in dove, eppure su facebook mi sono presentata con la mia faccia, il nome e il cognome.

Perché l’obiettivo non deve essere quello di criminalizzare la Rete e i servizi che offre ma di pretendere tutela così come avviene nel quotidiano dove nessuno aspetta nessun altro fuori dalla porta di casa per prenderlo a calci o a schiaffi e la fa franca. Perché questa è la stessa sensazione che si prova quando entrando nel proprio blog, nella propria bacheca e nella casella email si trovano insulti, minacce e quanto di altro si può fare da qui.

L’obiettivo comune di chi frequenta spazi web deve essere principalmente quello della tutela della PERSONA, perché qui ci sono persone, non entità astratte da usare come bersagli grossi delle  proprie frustrazioni. 

 I cattivi maestri sono fra noi, non viaggiano in internet.