No, non si dimette [neanche lei]

Polverini: “Fui invitata ad una festa da un consigliere ma le foto mostrano il mio sconcerto e me ne sono andata via subito”.

Preambolo: Spese dei gruppi consiliari in Lombardia “Non mostriamo le fatture. Cazzi nostri”

al fano: la polverini non si dimetterà perché non ha nessuna responsabilità.”

E allora di chi è la responsabilità? uno o una ce li volete dare o anche questa faccenda rischia di diventare una telenovela come quella di formigoni? 
Perché non l’aboliamo dal dizionario, questa parolaccia visto che non serve più a niente?

Renata Polverini è un prodotto televisivo.

Ringraziamo soprattutto Floris e/o chi per lui che la invitava a “Ballarò” una settimana sì e l’altra pure in qualità di sindacalista UGL: mecojoni!

In questo paese a maggioranza di telerincoglioniti i personaggi acquistano notorietà e, purtroppo un’autorevolezza spesso immeritata anche così. Se una persona si vede spesso in tv significa che è una persona che conta, se quella persona poi si presenta alle elezioni o si propone come presidente del circolo del burraco è chiaro che la gente poi affiderà la sua fiducia al conosciuto piuttosto che a quello mai visto prima. Più del 60% degli italiani vota secondo l’orientamento che gli danno le televisioni.

E  la diseducazione collettiva nasce anche dalle opportunità che si offrono a chi, invece di andare a parlare dei danni prodotti allo stato e cioè a noi   nelle sedi preposte va a farsi intervistare dal conduttore/giornalista di turno perché tutti  sanno che quelle ospitate faranno salire lo share.

Mentre lei era da Formigli su la7 Fiorito detto “er batman” era, ma che lo dico a fare, dall’insetto che striscia a porta a porta .

Chi ruba va in televisione, i condannati per mafia vanno in televisione, perché uno che ruba, un condannato per mafia deve andare in televisione? a quanti di noi verrebbe offerta la possibilità di andare in televisione dopo un avviso di garanzia, una condanna?

Parlano tutti di cambiamento, di riportare la politica al livello che le compete[rebbe] ma poi ancora deve nascere il conduttore/giornalista che chiuda le porte in faccia a questo cialtroname a cui si concede tutto, anche di andare a fare la vittima in televisione sui propri problemi di salute.

Vuole sapere, la polverini, a quanta gente è negata la possibilità di poter sequestrare un intero reparto ospedaliero per farsi operare? e quanta gente è costretta ad aspettare ben oltre i tempi regolamentari che impongono i protocolli? e che questo succede PROPRIO grazie allo sperpero di soldi pubblici? perché la polverini forse non lo sa, ma ogni volta che un politico, o chi per lui/lei ruba toglie a tutti un pezzo di strada, di ospedale, di scuola.

Esattamente la stessa cosa che succede quando non si pagano le tasse, quando quelle tasse non le pagano tutti.

E allora non ci venissero più a dire che le tasse sono bellissime se poi quei soldi vanno a finire in ostriche, champagne, feste di compleanno, cene da settemila euro.

Per il reato di malversazione l’ex governatore dell’Illinois è stato condannato a diverse decine d’anni di galera, e non ha potuto concordare le sue dimissioni con nessuno che avesse nel suo curriculum giudiziario nemmeno uno dei reati attribuiti all’ex tizio.

Che deve fare un presidente di regione oltre a partecipare alle sagre del peperoncino? non ho capito, chi controlla chi in questo stramaledetto paese?

E l’opposizione, parlando con pardon, cosa faceva alla Regione Lazio di bello invece di controllare l’operato della giunta?

In tutti gli ambiti lavorativi, dunque anche nella politica, esistono le gerarchie proprio perché più si va in alto e maggiori sono le responsabilità.

La polverini non se ne deve andare perché è antipatica e fascista ma perché si è dimostrata incapace di controllare cose di cui lei in prima persona aveva la responsabilità.

Nei posti di lavoro minori i licenziamenti scattano per molto meno di furti milionari ai danni di cittadini ignari che pensano di pagare le tasse per il bene comune, non quello del batman e del lusi di turno.

La Regione Lazio covo di ladri e affaristi. Come premio, la governatrice Renata Polverini e il pdl Franco Fiorito ospiti di Piazza Pulita e di Vespa

(Il Fatto Quotidiano)

Polverini di stalle
Marco Travaglio, 21 settembre

“Guardate che me ne vado, eh?”. “Lo sapete che potrei andarmene?”. “Avete capito o no che potrebbe darsi che me ne vada?”. Dopo una settimana trascorsa a minacciare di andarsene, ieri sera si è finalmente capito dov’era diretta Renata Polverini: in televisione. Precisamente a Piazza Pulita (per cambiare un po’: fino all’altroieri era un arredo di Ballarò). Intanto, in stereo, Francone Fiorito in arte Er Batman e il suo avvocato Carlo Taormina facevano il loro ingresso trionfale a Porta a Porta. Per Fiorito, si trattava di una lieta new entry. Per il vecchio Tao, un gradito ritorno, dopo i fasti del delitto di Cogne col contorno di plastico dello chalet e calunnie ai vicini della porta accanto. Mancava soltanto il figlio di Vespa, immortalato nella festa trimalcionica in stile antico romano, con Partenone (che sta in Grecia, ma fa lo stesso) di cartapesta e otri di finta pietra piene di vodka e mojito (tipiche bevande del tardo impero). Si conferma così uno dei tanti spread che dividono l’Italia dal mondo civile: nei paesi seri chi ruba va in galera e poi a casa (o viceversa), in Italia va a Porta a Porta. Che è pur sempre una pena, ma un po’ meno afflittiva. Flaiano diceva: “Mai minacciare le dimissioni: qualcuno potrebbe accettarle”. Ma non è più vero: anche se la Polverini le desse per davvero, nessuno le accetterebbe. Si spiega così l’abissale ritardo con cui la presunta opposizione alla Regione Lazio presenta la mozione di sfiducia contro la giunta Polverini: doveva prima farsi due conti per avere la certezza che fosse respinta. Mettetevi nei panni di un consigliere regionale: due anni fa ha speso magari uno o due milioni per farsi eleggere e guadagna dai 7,5 ai 14 mila euro netti al mese, più rimborsi vari. Per rientrare dei costi della campagna elettorale, e guadagnarci, non gli bastano cinque o sei consiliature complete. Figurarsi un biennio. Dunque, o è un missionario, oppure arrotonda, cioè ruba. E rubare non è solo versare i rimborsi pubblici sul proprio conto, come faceva quel neofita di Fiorito: è anche ingaggiare come consulente o membro dello staff chi ha lavorato alla campagna elettorale; è favorire negli appalti le aziende che l’hanno finanziata, specie nella sanità, magna pars del bilancio regionale; è farsi pagare ferie, viaggi, pranzi, cene, barche, auto, vestiti, squillo; è gonfiare le note spese di rappresentanza o di trasferta o dei convegni; è inventarsi trasvolate diplomatiche; è moltiplicare le commissioni e i comitati, con gettoni di presenza incorporati; è creare gruppi consiliari sempre più piccoli, anche formati da uno solo, per estrogenare i rimborsi. Perciò il ritorno alle urne, con altre spese da far rientrare e il rischio concreto di non essere rieletto è una prospettiva terrificante, per il consigliere medio. Ieri, per dire, un nostro cronista ha chiesto conto ai capigruppo di tutti i partiti in Lombardia sulla destinazione dei rimborsi: qualcuno ha invocato la privacy, altri l’han cacciato in malo modo, mancava poco che lo menassero. E c’è da capirli: il tesoro è talmente appetitoso da esigere una guardia arcigna, impermeabile a qualunque controllo democratico. A cinque anni dal boom de La Casta di Stella e Rizzo e dal V-Day di Grillo, dopo gli scandali Penati, Belsito, Formigoni, Tedesco e migliaia di solenni dichiarazioni, annunci e promesse sui famosi “tagli ai costi della politica”, un consigliere regionale ci costa 750 mila euro l’anno. Solo per mantenerlo, si capisce. Al netto degli arrotondamenti: la tassa occulta degli sprechi e della corruzione, che non si vede ma si paga. I soloni che s’interrogano sul successo tumultuoso di 5 Stelle non hanno ancora capito che molto dipende dal fattore soldi. E non sembra averlo capito nemmeno lo staff di Matteo Renzi, che risponde alle domande del Fatto su chi finanzia il tour delle primarie con imbarazzanti e imbarazzati “vedremo”, “pagheremo”. 

Ma quando? E come? E questa sarebbe la “nuova politica”? Cominciamo bene.