Se tutti pagano le tasse, le tasse poi ripagano tutti

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Ha  più nient’altro da smentire Lorenzina? non c’è due senza tre, se smentisse anche  di essere stata nominata presidente della Rai  per conto terzi e quarti e cioè del vaticano e di berlusconi, farebbe felice un sacco di gente.

Chissà perché il canone Rai è la tassa più antipatica,  quella che viene pagata proprio con un senso di nausea, forse perché i professionisti che fanno guadagnare l’azienda vengono allontanati forzosamente (per usare un eufemismo)  per fare spazio a questi scempi? centinaia di migliaia di euro investiti, ma più che altro sprecati per fare cosa:  per rimetterci pure?
Solo per Sanremo. 
Uscite:
7.000.000 euro: Convenzione con il comune
600.000 euro: Morandi
600.000 euro: Celentano
150.000 euro: Papaleo
80.000: Mrazova
40.000 euro: Canalis
40.000 euro: Belen
100.000 euro: ospiti internazionali
TOTALE USCITE: 18.000.000 euro
Entrate:
14.300.000 euro: pubblicità venduta
150.000 euro: incasso botteghino
TOTALE ENTRATE: 14.450.000 euro

PERDITE: 3.55 milioni di euro.

Incapaci, disonesti totali, ecco che sono i dirigenti della Rai.

Qualsiasi azienda seria li caccerebbe a calci nel culo e senza preavviso.

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Il canone Rai risulta essere la tassa più invisa rispetto a molte altre,  che sebbene si paghino obtorto collo,  si riconosce comunque loro una certa utilità – poi magari capita che un malato in coma venga lasciato quattro giorni legato ad una barella perché in tutta Roma non c’è un letto che lo può ospitare e che tutto questo sia ritenuto  normale dai dirigenti dell’ospedale più grande d’Europa, ma questa è un’altra storia.

Cioè, è sempre la stessa ma fa molto più schifo, per dire.

Ma parliamo di questa genialata – che fa rima con ladrata – di estendere il pagamento del canone Rai anche alle imprese e alle aziende, anche se non hanno un televisore ma solo quei dispositivi ultramoderni coi quali è possibile accedere alla Rete.

 Fino a ieri il canone Rai era una tassa sulla proprietà (e non, come invece  dovrebbe essere, sulla qualità del servizio che offre), ora invece pare che  bisognerà pagare anche  per la proprietà di computers, iPad, smartphone e anche se nessuno di questi strumenti si utilizza per guardarci la Rai che salvo un paio di eccezioni fa già abbastanza schifo vista solo dal televisore, a quando una tassa sul possesso di lavatrici, frigoriferi e già che ci siamo, pure sui vibratori?

 I nostri tecnici sobrii, compunti e ministri vogliono tassare i dispositivi collegabili alla Rete per finanziare un servizio pubblico (più o meno, insomma…) del quale, salvo eccezioni sempre più rare, si potrebbe fare benissimo a meno. E infatti molta gente ne fa GIA’ a meno.

Dal momento che la politica non può mettere le mani sul web come le piacerebbe tanto fare con la censura avendo capito da un bel po’ che internet è l’ultimo e vero baluardo di libertà che fa? ci mette la tassa, così impariamo a far girare l’economia comprando apparecchi sofisticati per stare al passo coi tempi.


 Se la Rai non vuole essere sfruttata gratuitamente ( si fa per dire,  ché il discorso sulla gratuità dei servizi offerti dalla Rete è lungo, complesso e articolato ) dai fruitori del web può benissimo limitare l’accesso agli abbonati così come fanno i quotidiani on line.

Chi vuole pagare perché usa quel servizio lo fa e chi no, no.

Non ci vuole nemmeno monsieur De Lapalisse per capirlo.

Il canone per internet lo paghiamo già alla Telecom, fra l’altro.

Non si capisce l’ OBBLIGO di dover pagare qualcosa che probabilmente e in molti casi anche sicuramente nemmeno si userà.  Questo governo sta tentando di far passare come necessario, avendolo inserito nella manovra Salvaitalia,  un provvedimento  mai messo in pratica fino ad ora e che è contenuto nientemeno che nel Regio Decreto del 1938:  il concessionario del cosiddetto servizio pubblico  radiotelevisivo italiano sfrutta infatti, al solo scopo di fare cassa,  un decreto anteguerra e uno firmato in tempo di guerra, il Regio Decreto Legge 246/1938 e il Decreto Legislativo Luogotenziale 458/1944:  due leggi che obbligano a pagare un canone chi possiede  uno o più apparecchi adatti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni.

In un paese civile nessuno dovrebbe essere obbligato a pagare  un servizio che non utilizza: in un paese civile  i cittadini dovrebbero pagare quello che gli interessa e che usano, non quel che gli viene imposto di pagare da chi ogni giorno inventa un modo nuovo per togliere quattrini alla gente.

La musica è cambiata ma non i suonatori, né, soprattutto, i suonati, quelli che pagano, per dire.  Una truffa resta una truffa, anche se chi la fa indossa i guanti di velluto. Il governo serio di uno stato serio dovrebbe cercare sistemi altrettanto seri ma più che altro convincenti per spillare soldi alla gente.

Visto che fin’ora è riuscito a fare solo quello dovrebbe perfezionarsi nello stile, ecco.

E già che ci siamo, non si potrebbe abolire quella oscenità del Regio decreto del 1938?