La libertà non si dice: si fa. Come la verità

Ci sarebbe da chiedersi chi ha interesse che vengano diffusi i messaggi di un mafioso assassino che dovrebbe vivere in una condizione di isolamento totale ma che invece può dare direttive su chi deve vivere o morire secondo i suoi desiderata. 
Per quale motivo possono [devono?] uscire dal carcere le minacce di morte di Riina, condannato al 41 bis espresse durante l’ora d’aria mentre conversava amabilmente col collega della sacra corona unita, a Nino Di Matteo.
In queste situazioni la mente vacilla: non riesco più ad essere così convinta che il diritto, quello vero e puro debba essere applicato anche a gente come Riina.

Nuove minacce di Riina a Di Matteo

Mafia, Totò Riina minaccia di nuovo pm Nino Di Matteo

“Questo Di Matteo non ce lo possiamo dimenticare. Corleone non dimentica”. Così il 14 novembre il boss si è rivolto così a un uomo d’onore della Sacra Corona Unita con cui condivide l’ora d’aria. [Il Fatto Quotidiano]

Morto Mandela, l’eroe del Sudafrica
‘Ha vissuto per un ideale e l’ha reso reale’ 

PRIGIONIA, LIBERAZIONE E RINASCITA DEL PAESE – STORIA DI MADIBA (di Andrea Pira)

Nelson Mandela, una vita passata ad insegnare l’amore

Se tutti quelli che hanno detto e che diranno [purtroppo] di aver preso esempio da lui lo avessero fatto davvero, questo sarebbe il migliore dei mondi possibili. Il fatto che invece non lo sia nonostante un uomo come lui, che avrebbe dovuto essere un esempio nei fatti e non nelle tante belle e vuote parole significa che la libertà alla fine non è quel bene assoluto per il quale ognuno di noi si dovrebbe impegnare ogni giorno. 
Vuol dire che anche la libertà si può negoziare, sacrificare a beneficio e vantaggio di qualcos’altro. 
Lui non lo ha fatto, e per un’idea di libertà vera ha preferito sacrificare se stesso e ventisette anni della sua vita che nessuno gli ha mai più restituito. 

E’ tutto infinitamente più piccolo e più misero oggi. Come ogni volta che se ne va qualcuno che non verrà sostituito da nessuno. Perché il dramma non è la morte, è che la società attuale non ha prodotto gli eredi di un Gigante dell’umanità qual è stato Nelson Mandela.

Unico, magnifico Nelson Mandela: nessuno come lui.

 

Siamo sempre lì, anzi, qui

L’Italia, come dice spesso Marco Travaglio è il paese dove non bastano i cartelli con la scritta “vietato”, bisogna aggiungerci anche il “severamente”, altrimenti la gggente non capisce. E nonostante e malgrado questo molta di quella gggente riesce lo stesso ad infischiarsene delle regole: per non parlare della legge.

Penso che chi ama davvero lo sport e il calcio abbia il diritto di potersi godere la sua passione. Ma siamo sempre lì, anzi qui, in Italia, dove è la regola a non essere in linea col sentire comune. Lo dimostra anche la possibilità di fare continui ricorsi contro i vari provvedimenti disciplinari. Una multa è una multa, se passo col rosso il ricorso non lo posso fare, pago e zitta. E così dovrebbe essere per tutto. Ma, proprio come nella politica chi non rispetta e non fa rispettare le regole sono quelli che le fanno.  Il comune denominatore sono sempre  i soldi, lo spettacolo non si può fermare [e il governo che  non può cadere] per “sciocche questioni di forma”:  la violazione della regola allo stadio come i ministri che non svolgono correttamente il loro mestiere. E’ questo il dramma: ed è tutto e solo italiano.  Altrove il calcio fa il calcio e la politica la politica. Qua si mischia tutto, la politica non fa le leggi severe da applicare negli stadi dove comunque il primo giudizio è quello degli organi interni perché sa che poi i “tifosi” vanno a votare. C’è una connivenza insopportabile da sempre che con berlusconi è solo peggiorata. In Inghilterra sono riusciti a fermare gli hooligans, qua non ci riescono con dei semplici e ignorantissimi idioti?

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Juve, multa di 5mila euro per gli insulti
dei bimbi in curva al posto degli ultras

5000 euro di multa alla Juventus per le parolacce che i giovani virgulti chiamati a riempire le curve dello stadio sanzionate per razzismo hanno rivolto al portiere dell’Udinese. 

Qui lo sport, il tifo e il calcio non c’entrano niente ma c’entra, e molto, la moda tipicamente italiana di aggirare le regole invece di rispettarle. 

Se un giudice sportivo stabilisce una sanzione bisognerebbe attenersi alla sanzione proprio in virtù di quella funzione educativa che si chiede sempre allo sport.

Mentre quella funzione viene sistematicamente disattesa dai pessimi atteggiamenti di “campioni”, dirigenti, allenatori, per non parlare delle migliaia di imbecilli che siedono sugli spalti che si esibiscono nel loro squallido show sempre uguale fatto di cori razzisti, di esibizioni di vessilli fascisti; gente che usa lo sport per sfogare le proprie frustrazioni e spesso lo fa anche in modo violento perché sa che tanto dopo non succede quasi niente.

Se l’AD della Juventus permette, chissenefrega della teoria del sociologo che “il calcio senza spettatori è pari allo zero” usata quale giustificazione per non attenersi alla regola che imponeva che quella parte di stadio dovesse restare vuota. Anche nell’ambito usato spesso quale metafora per definire il paese, la gente e la politica la regola viene anestetizzata e la sanzione mascherata da festa, spettacolo gioioso; proprio come se non fosse successo quello che ha giustificato la sanzione.

E dunque l’ipocrisia non è pensare che in fin dei conti “so’ ragazzi” e che sarà mai qualche parolaccia che dicono tutti, la vera ipocrisia è pretendere il rispetto delle regole in altri ambiti della società, dello stato, dalla politica salvo poi dimenticarsi della propria coscienza civile quando di mezzo c’è il calcio.

Lo spettacolo comunque è anche quello che non si vede in tv: quello delle partite nei campetti amatoriali fra squadre di categorie inferiori. Qui da me, la squadra fa la seconda categoria mi pare, un paio di volte l’arbitro, che molto spesso ha la stessa età dei ragazzi e ragazzini che giiocano, è dovuto andare via scortato dai carabinieri. E dai genitori che nel frattempo si prendono anche a botte sulle gradinate si sente di tutto: inviti a spezzare le gambe e finezze del genere. E coi figli generalmente vale il detto che “quello che si semina, si raccoglie”.

 

L’IMBALSAMATORE FALLITO (Marco Travaglio)

L’Amaca, Michele Serra – 4 dicembre

Forse nemmeno Jonathan Swift poteva concepire una così perfida allegoria come quella andata realmente in scena allo Juventus Stadium. Sgomberata dal giudice la curva dagli ultras che urlavano “Napoli colera”, la Juve ha voluto virtuosamente riempirla di bambini, simbolo dell’innocenza sportiva. Decisione da tutti salutata come esemplarmente pedagogica, in tipico stile Juventus. Ma i piccoli cari hanno provveduto a restituire agli adulti quanto gli adulti gli hanno insegnato, gridando in coro (sia pure un coro di voci bianche) “merda” al portiere avversario, e procurando al povero Andrea Agnelli una ulteriore multa. Ai bimbi quel coretto, udito ogni santa domenica in quello stesso stadio, doveva sembrare una piccola festa, uno scongiuro scanzonato e niente più. Si tratta di una specialità locale, sebbene già emulata in altri stadi: si attende che il portiere rinvii e gli si grida “merda”, a lui e alla sua traiettoria, all’avversario infame, al mondo nemico. Merda a tutti voi, che non siete noi. Che volete che ne sappiano, quei bimbi belli e quelle (poche) bimbe, del fair play,visto che in mezzo a quelle urla ci sono cresciuti, e chissà se il babbo che li teneva per mano gli ha spiegato che quelle cose non si dicono, oppure pure lui gridava merda?

Oddio, è finito il ventennio e non so cosa mettermi

Se non fosse una tragedia nella tragedia farebbe perfino sorridere un presidente del consiglio che afferma restando serio, mentre a Lampedusa ci sono trecento morti da seppellire, che lui e il governo delle larghe intese di cui fa ancora parte berlusconi hanno sconfitto il ventennio di berlusconi.

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Quando finirà davvero il ventennio Alessandro Gilioli

 Il ventennio finirà soltanto e davvero quando il partito di Berlusconi – e di Cicchitto, di Giovanardi, di Alfano, di Brunetta, di Verdini, di Schifani – sarà ridotto all’opposizione, con una maggioranza che gli è limpidamente e totalmente avversaria e che da lui o dai suoi non si fa più in alcun modo influenzare, in nessuna decisione politica. 

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Agenzia delle entrate, il direttore: “Esiste evasione di sopravvivenza? Penso di sì”

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Anche Befera è arrivato al semplicissimo concetto che un contribuente non può dare la metà e oltre di quello che guadagna allo stato? Complimenti per la tempestività.
Ma tutti noi ce li abbiamo?
Non è che si potrebbe esportare anche un po’, un bel po’, di questa intelligenza?
Detto ciò, sull’evasione “di sopravvivenza” molto ci sarebbe da dire, visto che quelli che sopravvivono, e in molti casi sottovivono non hanno la possibilità di evadere alcunché dal momento che le tasse gli vengono sfilate, scippate direttamente in busta paga.
Appropo’: quanto guadagna Befera?
Perché in materia di evasione bisogna essere anche un po’ onesti, signor Befera, trovare una soluzione reale, concreta per risolvere il dramma di chi è costretto o a evadere le tasse o a chiudere un’azienda, licenziare padri e madri di famiglia che con quel lavoro ci campano, non si concedono certo lussi. E chi rappresenta questo stato che ha sanato con un anonimo 5% chi ha evaso non per sopravvivere ma per assicurarsi lussi, privilegi per sé e le sue prossime generazioni dovrebbe vergognarsi di paragonare, mettere nello stesso calderone tutti: quelli che evadono per il superyacht e quelli che lo hanno fatto per non morire.
Chi è più disonesto fra un Mastrapasqua, un Befera che guadagnano varie mensilità milionarie, le leggi dello stato che le rendono legali e chi deve scegliere di pagare un tot al fisco o licenziare gente e chiudere l’azienda? Perché quando si parla di redistribuire le risorse, tagliare gli eccessi non si pensa mai alla mole oscena di funzionari dello stato che si portano a casa gran parte di un gruzzolo di soldi pubblici che potrebbe essere impegnato diversamente, magari per costruire nuove risorse? Troppo semplice per la politica, ma più che altro troppo onesto, quindi irrealizzabile. Perché Mastrapasqua deve guadagnare venticinque stipendi milionari, cosa fa di bello Mastrapasqua? E perché un capo della polizia deve avere uno stipendio intoccabile per Costituzione – Manganelli guadagnava più del capo dell’FBI –  e l’impiegato, l’operaio nemmeno uno e su quel nemmeno uno devono anche pagarci SICURAMENTE le tasse che gli vengono scippate in busta paga? questa è la politica, forse Letta non lo sa, noi quaggiù, ai piani bassi, sì.

Questi ci provano, in continuazione facendo credere che sia davvero lo scontrino del caffè la causa della montagna di miliardi che si evadono in Italia. E non hanno ancora capito che il contribuente, anche quello che può evadere, non lo farebbe se la pressione fiscale fosse più bassa. Ché non si può dare la metà dei propri guadagni ad un socio occulto che però di suo non rischia niente ma soprattutto non restituisce niente. Il 50% è una rapina, e che lo abbia detto anche il frodatore berlusconi a me non importa, lui sa  perché lo ha detto ma anch’io che di gente che lavora in proprio ne conosco un po’, so perché lo dico. E so cosa costa mandare avanti una piccola azienda con sei, otto dipendenti che non si possono mandare via perché il loro destino dipende da chi gli dà il lavoro. E quando quell’imprenditore va a chiedere aiuto allo stato e alle banche, non lo trova. Conosco commercianti e piccoli imprenditori che avrebbero potuto chiudere bottega prima della crisi, all’annuncio della crisi, evitare di protrarre un’attività in un momento ancora propizio per l’economia nazionale e  conservare intatto quello che avevano messo da parte col lavoro. Non lo hanno fatto perché sono onesti, e responsabili. Perché se avessero chiuso avrebbero lasciato persone senza lavoro.  Loro possono, anzi devono rimetterci e lo stato no?

Lo stato non può fare una moratoria, abbassare sul serio le tasse alla piccola impresa, sostenere in modo concreto  chi aiuta gente a non morire di fame? Tagliare un po’ di privilegi immeritati, di stipendi eccellenti, di sprechi, fare quella patrimoniale necessaria e giusta, perché in tutti i paesi civili chi ha di più paga di più, anche il possesso di una o più case di lusso, cercare le  risorse dove ci sono  per tappare i buchi del fisco consumato da ben altre tipologie di “lavoratori”, sarebbe così difficile o troppo onesto?

Chiedo.

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La barzelLetta
Marco Travaglio, 8 ottobre

Non capita tutti i giorni, persino in un paese abituato a tutto, di ascoltare enormi sciocchezze come quella pronunciata da Enrico Letta nell’intervista a Maria Latella su Sky: “Mercoledì si è chiuso un ventennio con un confronto politico molto forte. È una pagina voltata in modo definitivo. Berlusconi ha cercato di far cadere il governo e non ci è riuscito perché il Parlamento in sintonia con il Paese ha voluto che si continuasse. Ho preso un rischio perché non ho accettato mediazioni. Alfano ha assunto una leadership molto forte e molto marcata, è stato sfidato e ha vinto la partita”. Per carità, è comprensibile che il premier Nipote tenti un’altra volta di truffare i suoi elettori, che si vergognano delle larghe intese con B., con la fiaba della scomparsa di B. Ma non c’è nulla di vero in quello che racconta. 

1) Non è vero che mercoledì si sia chiuso un ventennio, visto che al Quirinale siede un signore che entrò in Parlamento nel 1953, dunque non riusciamo a chiudere nemmeno il sessantennio. E tutti i protagonisti del ventennio sono ai posti di combattimento: Berlusconi (capo un po’ acciaccato del partito di sua proprietà), ma anche Enrico Letta e Angelino Alfano. Letta jr. vent’anni fa non era in fasce, e nemmeno fuori dalla politica: anzi nel ’91 il nipote di suo zio era già presidente dei Giovani democristiani europei, nel ’96 diventava dirigente del ministero del Tesoro, nel ’97 vicesegretario nazionale del Ppi, nel ’98 ministro del governo D’Alema, nel 2000 del governo Amato e via poltroneggiando. Idem Alfano: dopo un passaggio nella Dc, nel ’94 si iscrisse a Forza Italia, nel ’96 divenne deputato regionale in Sicilia e nel 2001 entrò in Parlamento votando tutte le leggi vergogna del suo padrone e firmando personalmente alcune fra le più incostituzionali come ministro della Giustizia. Il fatto che il Pdl sia diviso fra governisti e antigovernisti non cambia la sostanza delle cose, visto che l’idea dei gruppi parlamentari separati è già tramontata e che fra i governisti pascolano dinosauri come Cicchitto, Giovanardi e Formigoni, in politica rispettivamente dal 1960, dal 1969 e dal 1975. Ma soprattutto le leggi vergogna del ventennio sono tutte in vigore, dal falso in bilancio alla Gasparri, dalla Cirielli alla Fini-Giovanardi (ah già), dalla Bossi-Fini al reato di clandestinità che sta portando all’incriminazione dei sopravvissuti alla strage di Lampedusa. Per non parlare delle mancate leggi antitrust e contro i conflitti d’interessi. E delle leggi-papello fatte da destra e da sinistra in ossequio alla trattativa Stato-mafia (giustamente Giovanna Maggiani Chelli, presidente dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, ricorda che “non è vero che il ventennio fatto di lacrime e sangue è finito. La richiesta di abolizione dell’ergastolo anche per i mafiosi rei delle stragi del 1993, invocata da più parti e avviata sulle vie referendarie e attraverso progetti di leggi, è la riprova che non si riesce di voltare pagina. I nostri figli sono stati messi nelle mani della mafia 20 anni fa attraverso trattative impronunciabili e i processi alla mafia stragista del 1993 sono monchi della verità fino in fondo, quindi in Italia non è cambiato nulla, è solo la politica che si veste di trionfalismi per continuare a nascondere cose indicibili”). Anziché tromboneggiare sulla fine del ventennio, Letta potrebbe fare qualcosa per cancellare quegli obbrobri, se non è troppo disturbo e se lo zio è d’accordo.

2) Non è vero neppure che Berlusconi non è riuscito a far cadere il governo “perché il Parlamento in sintonia con il Paese ha voluto che si continuasse”. Intanto il governo rappresenta appena un terzo del Paese, visto che quasi la metà degli italiani non vota e dell’altra metà solo il 60% vota Pd-Pdl-Scelta civica. Eppoi i governisti del Pd sostengono il governo per conservare la poltrona e per paura di perderla tornando a votare.

3)Non è vero che Letta jr. ha “preso un rischio” per aver “accettato mediazioni”. Il rischio era zero, perché aveva già in mano i numeri dei governisti pronti a votargli la fiducia. E le mediazioni le ha accettate eccome, altrimenti non avrebbe incontrato continuamente lo zio Gianni, che andava a veniva fra il Quirinale e Palazzo Chigi. E non avrebbe fatto aperture sulla giustizia nei suoi discorsi alle Camere. E, quando B. ha cambiato idea votando sì dopo aver annunciato il no, avrebbe ripreso la parola per dire che rifiutava i suoi voti. Ma non poteva farlo, altrimenti B. gli avrebbe ricordato chi è stato a sceglierlo come premier (B., non Alfano) e a imporre la rielezione di Napolitano che gli ha dato l’incarico (B., non Alfano). E magari gli avrebbe pure rammentato qualche protocollo segreto dell’inciucione di fine aprile, rimasto finora occulto.

4) Non è vero, infine, che “Alfano ha assunto una leadership molto forte e ha vinto la partita”. Altrimenti sarebbe il primo a chiedere il congresso e le primarie del Pdl, invece di accontentarsi dei giochetti e delle trame di palazzo. Tutti sanno che questo noto frequentatore di se stesso è un desertificatore di urne, non avendo mai vinto un’elezione in vita sua. La Sicilia del 61 a zero, opera di Micciché, ora è saldamente nelle mani del centrosinistra, dopo l’epocale sconfitta degli alfanidi alle ultime regionali. Sconfitta divenuta catastrofe nella natia Agrigento, dove Alfano lo conoscono, dunque lo evitano: lì il suo candidato, tal Pennica (nomen omen), sostenuto da un’amplissima coalizione dal Pdl a Grande Sud, dall’Mpa di Lombardo a Fli, ha raccolto appena il 25%, contro il 75 di Zambuto, appoggiato solo dall’Udc (poi trasvolato nel Pd al seguito di Renzi). Del resto, quando un anno fa il Cainano annunciò il ritiro dalla politica e lanciò Angelino Jolie, il Pdl sprofondò nei sondaggi sotto il 15%, e solo il ritorno del Puzzone lo riportò al 22. Sarà un caso, ma appena mercoledì Alfano ha rialzato il capino implume, il Pdl è riprecipitato dal 28 al 20. Fra qualche mese ci sono le elezioni europee, con proporzionale e preferenze: vedremo se questo trascinatore di folle farà da solo, o chiederà aiuto a nonno Silvio in qualche comunità di recupero. Col rischio di esservi trattenuto.

La mattanza infinita: strage a Lampedusa

Sottotitolo: se leggo i commenti all’articolo del @fattoquotidiano sulla mattanza a Lampedusa  capisco meglio perché i miei non li passano: perché in rete anche il razzismo fa business, altrimenti non si spiega come è potuto venire in mente al Corriere della sera di proporre un sondaggio come quello di tre giorni fa sui morti di Scicli dove c’era gente che metteva faccine sorridenti, rigorosamente anonime ché non sia mai che parenti, amici e conoscenti vengano a sapere con che razza di rifiuti subumani hanno a che fare,  davanti alla notizia di tredici morti ammazzati.

Un quotidiano on line come Il Fatto lascia spazio ad opinioni razziste, miserabili, volgari, anonime e non permette che si possa replicare, con la propria faccia e il nome, restando nei confini di quella civiltà che i razzisti non conoscono e quindi non possono mettere in pratica. Tutto fa clic e spettacolo. E porta soldi.

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Strasburgo aveva giudicato “sbagliate o controproducenti” le misure prese in questi ultimi anni per gestire i flussi migratori, che non avrebbero messo “l’Italia in grado di gestire un flusso che è e resterà continuo”. Ma ovviamente quando l’Europa chiede diritti umani, civili e non soldi si può benissimo non ascoltare.

Naufragio di migranti a Lampedusa, 82 vittime. “Ci sono morti ovunque”: bilancio destinato a salire. A tre giorni dalla tragedia di Scicli, un’imbarcazione con 500 extracomunitari a bordo è affondata nei pressi dell’Isola dei conigli dopo un incendio, dispersi 250 immigrati
 Tra le vittime anche due bambini e una donna incinta.

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Lampedusa sta pagando un prezzo altissimo ad una inesistente politica per controllare l’immigrazione. Perché bisogna essere onesti fino in fondo, se chi arriva da mare è solo una minima parte, altri arrivano attraverso altri canali significa che non sappiamo quanta gente arriva in Italia ogni giorno. Lo sappiamo solo quando leggiamo le cronache delle ormai quotidiane stragi che avvengono per mare. E un paese civile ha il dovere di prevenire la tragedia. Non è possibile che nessuno sappia mai quando partono questi barconi della disperazione.

 I morti di oggi a Lampedusa, dopo appena tre giorni dall’altra strage della disperazione, sono anch’essi una delle conseguenze di una politica sorda, come direbbe l’anziano monitore, una politica attorcigliata da vent’anni alle vicende di un delinquente e che per questo non ha fatto quello che una politica che ci sente, e ci vede soprattutto, avrebbe dovuto fare. Non è più possibile assistere alla mattanza quotidiana senza provare un moto di disgusto pensando a quello che succede nei palazzi, ai discorsi inutili che si fanno, che non producono nulla per far diventare l’Italia un paese civile, non invece quello che è: un paese di miserabili razzisti, con una politica che usa la disperazione a fini elettorali per ricavarne consenso e voti lucrando sulle paure della gente, sulla promessa di sicurezza, dove centinaia, migliaia di innocenti trovano da decenni una morte orrenda perché nessuno fa nulla per evitarlo.
Perché non è politicamente conveniente occuparsi degli “ultimi”.

La storia dovrebbe aver insegnato che l’umanità si sposta ciclicamente  laddove sa di poter trovare semplicemente del cibo, non  i lussi e i privilegi. Tutti i disperati che vengono qui, nell’ancora opulento occidente  sono gli stessi a cui questo occidente ha rubato tutto. E se tanta gente prendesse atto solo di questo forse sarebbe meno razzista nei confronti di chi è disposto a morire per venire e RIprendersi una parte di ciò che è suo.

Le stragi dei migranti hanno due nomi e due cognomi: si chiamano umberto bossi e gianfranco fini. Lo dico da anni: l’Italia andrebbe inserita negli stati canaglia, quelli con cui i paesi più civili non vogliono avere niente a che fare.

Sotto – Sotto

Non solo omofobi e razzisti, ma anche quelle e quelli che s’insinuano nelle discussioni pigolando cose sul genere di “è un’opinione, perché non avrebbe dovuto dirla”.

Non mi stancherò mai di ripetere che non tutto è opinione, anche quelle scritte sul Mein Kampf erano opinioni, quelle di un pazzoide criminale che ha avuto la possibilità di distruggere il mondo perché qualcuno le ha ascoltate e insieme a lui realizzate nella pratica. Nessuno si è preoccupato evidentemente dei contenuti di quel libro che altro non erano che il programma nazista di hitler.

Sono opinioni quelle dei negazionisti? no, perché in molti paesi chi si azzarda a dire che l’olocausto è un’invenzione, va in galera.

E’ opinione quella di chi tenta di rovesciare la Storia facendo credere che i buoni erano cattivi e viceversa? qui purtroppo sì visto che c’è stato qualcuno in politica che si è potuto permettere di dire che la Resistenza è un argomento noioso e che le scuole possono fare a meno di inserirla nei programmi scolastici.

La diffamazione è opinione? non dovrebbe esserlo ma solo qualche giorno fa la corte di Strasburgo ha dato ragione a belpietro dicendo che solo l’istigazione alla violenza, l’apologia razzista possono essere punite, non la diffamazione semplice, quella che scava nella roccia anche sei anni di seguito com’è accaduto nel caso del pm Cocilovo diffamato da farina sul giornale di sallusti per conto terzi e cioè di berlusconi. 

E sappiamo tutti com’è andata a finire, al pm diffamato, screditato e che dopo gli articoli di farina ha ricevuto anche minacce di morte nemmeno le scuse, a sallusti la grazia di Napolitano.

Quindi io credo che bisognerebbe stare molto attenti prima di parlare di opinioni, di libere espressioni dei pensieri e che male c’è se qualcuno dice delle cose.

Perché se è vero quello che molti dicono, e cioè che l’omofobo è sotto sotto uno a cui l’omosessualità non fa poi così schifo, la mia sensazione è che quelli che di fronte alla discriminazione omofoba anche solo ventilata, all’acqua di rose, come nella polemica a proposito delle dichiarazioni di Barilla non si mettono di traverso in modo netto, sotto sotto siano persone a cui l’omofobia non fa poi così schifo.

Se dei ragazzini di quattordici, quindici anni si suicidano  nel momento in cui hanno acquisito la consapevolezza di essere omosessuali, una cosa che se questo fosse un paese civile sarebbe considerata non un marchio, un’onta, un motivo di discrimine ma soltanto quello che è, “una naturale variabile del comportamento umano”, esattamente come l’eterosessualità, significa che hanno già ben compreso che non saranno ospiti graditi in questo paese soprattutto in virtù di quelle che molti considerano opinioni ma che opinioni non sono perché poi si traducono in atti violenti. Le opinioni non ammazzano nessuno: i razzismi e l’omofobia sì.

Scuse un cazzo [tanto per restare al livello intellettuale e morale dei leghisti]

A Taranto si fuma troppo: parola di esperto.

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“Dimissioni Calderoli”. Oltre 25mila firme in poche ore. Petizione su Art.21 e Change.org

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Mauro Biani

Sottotitolo: calderoli, ma generalmente tutti i leghisti e i razzisti si troverebbero perfettamente a loro agio negli States dove ammazzare un nero significa assoluzione certa.

A meno che non ci si chiami O.J.Simpson, nero ma di lusso, nel qual caso si può ammazzare una moglie,  essere assolto per omicidio e finire in galera in un secondo momento per rapina a mano armata.

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 La Carfagna viene insultata, minacciata in Rete e subito la politica insorge e torna a chiedere dei provvedimenti limitativi per la libertà di espressione nel web.

calderoli insulta il ministro Kyenge e lo fa anche da vicepresidente del senato: qualcuno chiederà dei provvedimenti limitativi circa la libertà della politica di mettere fra le istituzioni gente che in un paese normale non sarebbe neanche a pulire i cessi alle stazioni? curiosità da lunedì mattina di mezza estate.

Fra tutti quelli che nelle istituzioni, Napolitano in testa, si sono giustamente indignati per l’insulto al ministro Kyenge e per la minaccia  alla Carfagna,  quanti lo hanno fatto anche per la vicenda del sequestro di madre e figlia kazake? siamo arrivati all’indignazione nazionalpopolare o è sempre la solita e consueta autodifesa di casta? 
La specialista in difesa dei diritti umani promossa alla presidenza della camera ha detto qualcosa? perché insomma, avrebbe dovuto essere la prima a dire qualcosa,  gli ingredienti ci stanno tutti: una donna, la sua bambina e la violazione dei diritti nazionali e internazionali.

Era proprio la sua materia.  Peccato.

Il vicepresidente del senato calderoli ci ha fatto sapere che, quando vede la ministra Kyenge, pensa ad un orango, io invece quando penso a calderoli mi viene in mente solo lui, il che è molto peggio: ogni altra similitudine sarebbe eccessiva, inappropriata, esagerata.

Il ministro Kyenge ha sbagliato ad accettare le scuse di calderoli  spostando la questione dal piano personale a quello istituzionale.Perché le istituzioni, si fa per dire, non se lo porranno mai il problema di non far entrare in parlamento quelli come calderoli, ma anche quelli come cosentino, dell’utri e berlusconi. Non si può sempre sorvolare in virtù di una superiorità intellettuale, morale che quelli come calderoli non comprendono.

Il problema non è che esistano individui ripugnanti come calderoli,  ce ne sono tanti  anche altrove dal paese che non esiste, quella padania di cui vaneggiano i rozzi bifolchi in camicia verde, gente che anche quando non dimostra di essere particolarmente cattiva  non riesce proprio a non essere razzista, a non pensare che ‘quelli che vengono da fuori’ sono un pericolo, uno spreco di risorse per gli italiani, e che insomma, se ognun* restasse al suo paese non sarebbe poi così malaccio.

Il dramma è che a uno così non siano state ancora sbarrate le porte del parlamento.  

Da calderoli ci si aspetta che faccia proprio calderoli. Dagli altri no: calderoli è stato ministro di questa repubblica soprattutto grazie a chi pensa di essere diverso da lui.

calderoli è quello  delle magliette anti islam che provocarono morti e feriti a Bengasi qualche anno fa, le sue NON SONO GAFFES  di un deficiente, sono dichiarazioni pericolose che poi hanno delle conseguenze serie,  gravi e altrettanto pericolose per tutta l’Italia e non solo.

E a uno così il governo delle larghe intese ha affidato niente meno che la vicepresidenza del senato. 

Ecco perché le scuse si potevano e si dovevano rifiutare. Non si scusa chi ti prende a calci in bocca ripetutamente.

E l’unica questione che resta non aperta ma proprio spalancata non è quella dell’offesa, dell’insulto e del razzismo ma quella di un parlamento stracolmo di impresentabili cialtroni, ignoranti, disonesti e delinquenti che si rendono responsabili di fatti molto più gravi di un insulto, benché odioso, ma per quei fatti poi non s’indigna Napolitano che parla di “imbarbarimento” a proposito del razzismo di calderoli ma non trova, evidentemente, abbastanza barbaro e incivile sequestrare  due persone colpevoli di nulla a casa loro; non pensa, altrettanto evidentemente, di dover dire due parole a proposito di una donna e di una bambina di sei anni trattate dallo stato italiano che lui rappresenta come due criminali.

Il vero imbarbarimento sono le continue violazioni ai diritti, alla Costituzione compiute dalle istituzioni stesse che ormai non fanno sussultare più nessuno a parte una minoranza di idealisti  che non si rassegnano  al fatto che il declino di questo paese, economico, sociale, umano, morale, etico, è ormai irreversibile e la responsabilità di tutto questo è principalmente di chi avrebbe dovuto proteggere, tutelare quei valori e principi racchiusi nella Costituzione più bella del mondo.

Il razzismo non è un’opinione

Ho  pensato anch’io come hanno fatto in tanti che la nomina di ministro della signora Kyenge fosse una mera operazione di marketing.

Nel bel governo del largo inciucio, quello della pacificazione nazionale una “nota di colore” ci stava bene e ce l’hanno messa. Come se bastasse questo ad eliminare la subcultura di questo paese fatta soprattutto di  discriminazioni e razzismo. 

Questo però non c’entra nulla col rispetto che si deve alle persone, quale che sia il loro colore della pelle, nazionalità, orientamento sessuale, religioso eccetera. 

La sciagurata razzista leghista intervistata da radio Capital ha detto  di aver scritto quella frase al ministro in un impeto di rabbia e che in fondo lei è più buona del pane.

Come se fosse normale nei momenti di rabbia incitare allo stupro.

Rabbia verso chi? perché se l’è presa col ministro che con lo stupro avvenuto e che solo un cervello bacato poteva mettere in relazione con la sua persona non c’entra niente?

Con chi ce l’aveva se non con il ministro perché è nera?

Il sito dove è stata ripresa la notizia dello stupro a cui poi l’ex consigliera ha associato l'”augurio” al ministro è un sito razzista messo su per far credere che gli extracomunitari delinquono più degli italiani, dove si fanno le peggiori apologie e che se questo fosse un paese normale la polizia postale avrebbe già sigillato e denunciato i proprietari.

Il problema come sempre risiede in tutta la filiera dei responsabili, basta un tassello del domino a far crollare tutto.

Bisogna mettere fuori legge il razzismo e ogni apologia, renderlo un reato sul serio, non come si è fatto per il fascismo considerato ormai poco più di una goliardata folcloristica. Ed evitare possibilmente che fascisti e razzisti possano avere delle cariche pubbliche anche importanti.
Noi ci offendiamo, ci incazziamo, rispondiamo, firmiamo gli appelli ma poi? non succede niente se non interviene lo stato.

Se i razzisti e i fascisti  fossero emarginati, se avessero meno occasioni e possibilità di diffondere le loro idiozie violente forse ce la potremmo ancora fare.

 

L’episodio della leghista razzista è solo l’ultimo in ordine di tempo che insegna quanto sia inutile la parola “scusa”.

C’è chi pensa di poter fare, dire tutto quello che vuole, nel modo che vuole, a proposito di tutto e di chiunque e di potersela cavare, dopo,  semplicemente scusandosi.

No, non funziona così.
Non può funzionare.

Nota a margine:  ministri, sottosegretari, politici in generale, chiunque si avvalga di un servizio d’ordine dello stato non potrebbero regolarsi un po’ meglio coi loro tempi?  sono sempre in ritardo, fanno fare una vita impossibile alle loro scorte e ai loro autisti salvo poi non assumersi mai nessuna responsabilità.

Tempo fa  gli autisti chiesero di poter ottenere una diversa patente di guida da usare solo per lavoro, in modo tale che in caso di infrazioni non abbiano anche di che rimetterci del loro.

Lo stato ha detto no, così se multano l’auto di servizio i punti li tolgono allo sventurato di turno. Però il ministro non fa tardi all’appuntamento.

E poi voglio dire: sono sempre in emergenza ‘sti ministri?  quando vanno all’aereoporto, al convegno, in parlamento? che urgenza può avere un ministro come Kyenge da costringere la scorta a infrangere quelle regole che la politica per prima dovrebbe rispettare come esempio? se andassi contromano io perché sto facendo tardi ad un appuntamento, magari molto più urgente e importante di quello di un ministro, che succederebbe? 

IL CORTO CIRCUITO DEL RAZZISMO [Chiara Saraceno]

Il cortocircuito operato dall’infausto augurio della leghista padovana ai danni di Cécile Kyenge è istruttivo. Impone una riflessione che non si limiti a rilevare, riducendola a fenomeno marginale e individuale, la grossolana maleducazione di una persona.

Una persona che non è in controllo né dei propri umori né delle proprie parole. Con quella frase, la signora (signora?) ha assimilato tutti i maschi neri a stupratori e tutti gli stupratori a neri. Chi chiede rispetto per i neri è quindi automaticamente complice di stupratori, tanto più se è nera essa stessa e rivendica orgogliosamente l’esserlo. Per indurla a ragionare, e per «farle abbassare le arie», l’unica è farle subire la violenza e l’umiliazione di uno stupro.

Questo corto circuito è esemplare, nella sua forma estrema, dell’atteggiamento razzista. Il diverso è sempre pericoloso e peggiore. Non conta che gli stupratori (o i ladri, o i violenti) appartengano a tutte le etnie e i colori della pelle. Non conta neppure che la maggior parte degli stupri, come dei femminicidi, avvengano per mano di un parente o conoscente. Lo straniero, il diverso da sé, tanto più se identificabile anche dal colore della pelle o da altri tratti fisici ben riconoscibili, è l’emblema di ogni pericolo e nequizia. Anche l’ultimo passaggio – l’augurio che anche Kyenge diventi vittima di uno dei “suoi” – fa parte della stessa logica. Donna e nera, e per giunta ministro: il soggetto perfetto per diventare il capro espiatorio di ogni frustrazione, l’incarnazione della vendetta contro le proprie paure.

Il fatto che sia una donna ad augurare a un’altra, sia pure vista come estranea e nemica, di essere stuprata, mostra quanto il razzismo, la costruzione dell’altro come nemico, produca una reificazione dei soggetti, di cui non si coglie né l’individualità né l’umanità e per i quali non si può provare neppure solidarietà. È un’esperienza ben nota nelle guerre, specie etniche, quando la diversità – religiosa, etnica – viene ipostatizzata al punto di cancellare la comune, sottostante umanità.

Dolores Valandro, la leghista padovana, probabilmente non sa che atteggiamenti come il suo non giustificano solo maltrattamenti e discriminazioni contro i neri (o i romeni, o qualche altro gruppo etnico-nazionale visto come pericoloso e nemico). Chi ha questi atteggiamenti spesso ha una visione delle donne (anche delle “proprie”) come esseri umani inferiori, da abusare a piacimento, anche fino al femminicidio. Quindi mettono in pericolo anche lei, sia pur “bianca” e italiana, ad opera non dei temuti “neri”, ma dei suoi simili, soprattutto ideologicamente e politicamente. Le ricerche sul razzismo, infatti, segnalano che c’è un nesso stretto tra razzismo estremo e sessismo altrettanto estremo.

Fanno bene i responsabili della Lega a prendere le distanze dalle affermazioni della propria iscritta, come fecero pochi mesi fa con Borghezio. Ma dovrebbero anche interrogarsi sul tipo di cultura che hanno lasciato crescere ed hanno spesso legittimato in tutti questi anni, con il loro linguaggio scomposto, le invettive contro gli immigrati, condite da compiaciuti vezzi celoduristi. È un lavoro di riflessione critica che peraltro ci riguarda tutti, nella misura in cui abbiamo troppo a lungo sopportato atteggiamenti linguisticamente e concettualmente violenti che, invece di contrastarlo, hanno creato un terreno favorevole a un clima relazionale e culturale pericoloso per tutti, in particolare per le donne, di ogni colore e posizione sociale. I razzisti estremi in Italia sono una minoranza, anche se rumorosa. Ma il razzismo strisciante, selettivo verso questo o quel gruppo, è molto più diffuso e non meno problematico.

Questo, me lo levi di mezzo

Premessa: i miei post qui dentro e i miei commenti in giro per il web spesso sono  scritti usando toni e termini duri ma mai volgari e violenti. Io non auguro a nessuno di ammalarsi, di morire, di fare una brutta fine, non minaccio, non istigo al razzismo come fa anche salvini.

I vigliacchi miserabili fanno come lui.

Ed è  un peccato che Matteo Salvini mi abbia inibito la sua bacheca facebook  [il vigliacco mi ha chiuso i commenti quando sono andata a spiegargli perché Don Gallo non si insulta, specialmente da morto], altrimenti gli avrei raccontato volentieri una storiella di scorte e di come sono state usate, visto che ieri ha criticato col solito modus operandi leghista  il ministro Kyenge che  va in giro con la scorta come tutti i ministri da sessant’anni a questa parte.

 Presumo che una scorta l’abbia anche lui in qualità di parlamentare europeo, con la differenza che lui non viene insultato e minacciato da quelli come lui così come succede ogni giorno al ministro da quando c’è: sarà mica perché è nera? chissà.
L’uso  della scorta, secondo salvini e quelli col suo stesso Q.I., va bene solo quando c’è da accompagnare mignotte e papponi su e giù per l’Italia per il sollazzo [a pagamento] del vecchio erotomane con cui è alleato anche salvini?

Chiedo.

Pare che berlusconi abbia chiesto ai servizi “segreti”- pagati dai cittadini per tutelare la sicurezza nazionale, non solo quella del manipolo di disonesti e privilegiati che si spaccia per classe dirigente di questo paese – di togliere di mezzo definitivamente Gheddafi perché gli rovinava la reputazione.
la russa, interpellato sulla questione, pare che non abbia né confermato né smentito.

E proprio in virtù della reputazione di berlusconi si potrebbe perfino ipotizzare che sia tutto vero, allora la domanda è: come mai nessuno, nemmeno anonimamente, ha pensato che fosse utile proprio per la sicurezza del paese denunciare questo fatto che pare abbastanza grave alle autorità competenti?

E inoltre verrebbe da chiedersi che succede nel backstage, considerando che quello che si vede sul palcoscenico basta e avanza per farsi un’idea delle condizioni miserevoli di questo paese.

Voglio dire: un presidente del consiglio fa una richiesta simile e nessuno se ne preoccupa? chi ha ricevuto quella richiesta ha pensato forse che si trattasse di una delle barzellette sconce che racconta berlusconi per mantenersi una buona reputazione?
E quanto possiamo stare tranquilli noi, se dietro le quinte del potere avvengono anche cose di questo tipo?

QUANDO BERLUSCONI DISSE AGLI 007: “FARESTE FUORI GHEDDAFI”?

LA RIVELAZIONE DI UNA FONTE AUTOREVOLE DELLA SICUREZZA: IL CAVALIERE TEMEVA DI ESSERE CONSIDERATO TROPPO FILO-RAÌS 
di Stefano Feltri – Il Fatto Quotidiano

NEL MEZZO DELLA CRISI LIBICA il presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi, fece una richiesta un po’ irrituale ai servizi segreti guidati allora da Gianni De Gennaro: “Non è che potreste far fuori Gheddafi?”. Il Fatto Quotidiano lo apprende da una fonte diplomatica autorevole vicina agli ambienti della sicurezza. E l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia) commenta così: “Non venivano certo a raccontarlo a me, ma è possibile. Berlusconi era preoccupato di trovarsi lui stesso in difficoltà perché considerato troppo vicino al leader libico”. Difficile dire se poi ci sia stato un seguito, le cose dei servizi segreti restano, quasi sempre, segrete.

DA QUANTO SI PUÒ RICOSTRUIRE, quello di Berlusconi era un tentativo un po’ naïf di risolvere una situazione imbarazzante, visto che nel marzo 2011, quando cominciano i bombardamenti della Nato su Tripoli, i ricordi dei vertici romani (con tanto di tenda nel parco di villa Pamphili) tra il Cavaliere e il Colonnello erano ancora freschissimi. Berlusconi ha sempre vissuto con un certo fastidio la fermezza con cui il suo ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è subito schierato nel fronte degli interventisti della Nato. Ma quando le cose sono precipitate ed è diventato chiaro che il potere di Gheddafi stava crollando, Berlusconi deve aver pensato di risolvere la cosa in modo rapido, cercando di riabilitarsi all’ultimo secondo. L’Italia aveva da poco firmato anche un compromettente trattato di amicizia italo-libico che impegnava il governo a investimenti in Libia e la Banca centrale del Paese aveva mandato due dei suoi fondi di investimento in soccorso di Unicredit. Al di là degli affari, però, c’era il rapporto personale, a lungo ostentato, tra Berlusconi e Gheddafi. Avere un ruolo nella sua eliminazione poteva essere un utile argomento per il Cavaliere che attraversava già una crisi di legittimità a livello internazionale (sopravviverà, politicamente, meno di un mese alla morte del raìs). Ovviamente le cose non sono così semplici, i servizi segreti tendono a non agire direttamente, preferiscono di solito influenzare, indirizzare, procedere “per proxy”, come si dice in gergo, cioè mandare avanti i soggetti che già operano sul territorio (nel caso specifico i ribelli libici).

CHE DIETRO LA MORTE DEL LEADER LIBICO, il 20 ottobre 2011, ci possa essere l’attivismo di spie occidentali però non è un eccesso di complottismo. Negli ultimi giorni un’inchiesta di Le Monde (integrata da Fausto Biloslavo sul Giornale) ha rivelato un possibile retroscena di quegli eventi: l’allora presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, capofila dell’intervento della Nato, era molto preoccupato che emergessero i suoi legami, altrettanto imbarazzanti, con il regime libico. “Penso che Sarkozy ha un problema di disordine mentale. Ha detto delle cose che possono saltar fuori solo da un pazzo”, disse Gheddafi a Biloslavo del Giornale, che ricorda: “Il Colonnello non riusciva a comprendere come l’ex amico francese, che aveva aiutato con un cospicuo finanziamento (forse 50 milioni di euro) per conquistare l’Eliseo fosse così deciso a pugnalarlo alle spalle”. Anche Lorenzo Cremonesi, sul Corriere della Sera, ha raccontato a fine 2012 come a Tripoli in tanti sostenessero che dietro la morte di Gheddafi ci fosse un agente francese. In quei mesi del 2011, complici partite industriali ed economiche (dalle nomine in Bce alla Parmalat al nucleare) i rapporti tra Berlusconi e Sarkozy erano piuttosto stretti.

Chissà se il Cavaliere è poi riuscito ad avere un ruolo nell’eliminazione del Colonnello. Probabilmente no, visto che alla morte del dittatore invece che rivendicarne l’eliminazione si limitò a liquidarlo con un semplice: “Sic transit glora mundi”.

Ius Soli

Sottotitolo: la morte di Agnese Borsellino è un fatto molto più triste di quanto già lo sia la morte stessa. 

Perché senza diritti si muore ogni giorno anche mentre si vive. 
E sapere chi toglie la vita e perché, in modo violento, compiendo una strage ad una persona cara se questo fosse un paese civile rientra nel diritto di ognuno ad avere la propria quota di giustizia. 
E invece l’unica cosa certa è che – come al solito – ci saranno i soliti discorsi pieni di retorica e falsità, pronunciati proprio da chi avrebbe dovuto permettere che Agnese ottenesse quella giustizia, impegnarsi per farlo e invece le si è opposto in tutti i modi.

 La solidarietà e la partecipazione sono cose serie, da riservare solo alle persone serie e ai fatti importanti.

L’ingiustizia relativa alle stragi di mafia e non solo  è una ferita che non si dovrebbe mai rimarginare, affinché nessuno debba mai dimenticare che in questo paese non è possibile fare e ottenere giustizia.

Fabio Fazio e il domandone delle cento pistole: “e l’alleanza col Pdl?”
“Siamo in un frangente terribile e la richiesta del presidente della Repubblica non poteva trovare il Pd non pronto”.

Non so, a me pare che tutti insieme appassionatamente abbiano riacchiappato Napolitano sulla porta proprio per mettere fine alla relazione “clandestina”.
Che Napolitano, sebbene abbia toppato alla grande in decine di occasioni e tutte importantissime, fondamentali per il mantenimento di una democrazia almeno di facciata, che non facesse more solito sfigurare l’Italia rispetto alle democrazie civili di tutto il mondo, avrebbe fatto volentieri a meno di rendersi ridicolo dicendo che un altro mandato per lui sarebbe stato ridicolo per poi accettare quel mandato.
Ma per articolare un ragionamento del genere e far dire a Letta almeno una parte di verità ci sarebbe voluto un giornalista vero.

Capitolo IMU: non ci sarà nessun’abolizione ma solo una sospensione a tempo, quello necessario a berlusconi per presentarsi davanti agli italiani e dire di essere stato bravo a far togliere una tassa che lui e il suo governo avevano ideato e realizzato. 
Tanto potrà contare come sempre sulla stragrande maggioranza degli italiani che soffre di una strana forma di amnesia a compartimenti stagni: si ricorda delle cazzate con precisione scientifica ma le cose importanti le rimuove nello spazio di una partita di calcio, di una vacanza, del matrimonio della starlette in prossimità del viale del tramonto trasmesso in diretta tv, e aspettare che l’informazione faccia il suo dovere che sarebbe quello di ricordare le cose importanti agli italiani è una mera utopia. 
Basta leggere gli editoriali di Scalfari e dei suoi figliocci sparsi nelle redazioni di altri quotidiani “eccellenti” per capire il perché.

“Paghi solo chi ha di più”: ecco, su questo si potrebbe anche essere d’accordo, peccato che come per la patrimoniale non ci sarà nessuna intenzione di far tirare fuori i quattrini a chi ce l’ha, a chi ne ha troppi accumulati perlopiù in modo illegale, come al solito si preferirà andare a colpo sicuro togliendone ancora e ancora a chi ne ha meno, perché come diceva Ettore Petrolini “bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”.
E in Italia politici con caratteristiche da Robin Hood, quello che toglieva ai ricchi per dare ai poveri, che poi sarebbe la miglior politica socialista e l’unica risposta alla povertà dilagante non ce ne sono.
In compenso ne abbiamo tanti, a destra come a centrosinistra, che vestono benissimo i panni dello sceriffo di Nottingham senza provare vergogna né rimorsi.

Nominare la Kyenge ministro è stato come aprire un registro per l’autocertificazione delle teste di cazzo.

[spinoza.it]

Lega, Boso: “Sono razzista, Cecile Kyenge deve tornare in Congo”

“Scelta del cazzo, ha la faccia da casalinga”. Gli insulti di Borghezio al ministro Cècile Kyenge

“Sono razzista, non l’ho mai negato”.

La lega nord non sarebbe mai dovuta diventare una forza di governo.
La politica seria di un paese serio non avrebbe mai dovuto permettere ad un movimento secessionista, razzista, omofobo e che applicherebbe volentieri le teorie naziste se non avessimo una Costituzione ancora e per fortuna in grado di ripararci dal baratro definitivo.

Che poi è la stessa Costituzione sulla quale hanno giurato in passato anche appartenenti alla lega quando – grazie a quella politica che non l’ha mai circondata di un opportuno cordone sanitario così come si è fatto e si fa nei paesi normalmente civili: Chirac preferì perdere le elezioni piuttosto che allearsi coi nazisti di Le Pen – ha consentito addirittura ai sovversivi in camicia verde di poter accedere al ruolo di ministri.
Ministri della repubblica italiana ma che, come castelli andavano nelle piazze a cantare ritornelli sul genere di “chi non salta italiano è”.

Sovversivi che pensano di vivere in un paese che non c’è né ci sarà mai.

bossi, borghezio, calderoli, salvini e tutta l’orrida ciurma separatista e razzista, dunque eversiva, dovevano essere allontanati dalla società civile.
E invece quando bossi si dimise per cause di forza maggiore, dunque le solite ladrate,  potè contare sulla solidarietà di un sacco di gente, del fior fiore dell’italico giornalismo che offrì la spalla al “leone ferito”: il Winston Churchill delle lande brianzole al quale andava riconosciuto “l’onore delle armi”.
L’uscita, seppur virtuale del troglodita letta in chiave sentimentale, coi media che si sperticarono ad offrire ribalte, la Rai con Ballarò e l’Annunziata, la solita Repubblica e il solito Pigì Battista.

In nessun altro paese del mondo un partito di ladri, golpisti, secessionisti, xenofobi, razzisti, omofobi e fascisti avrebbe mai potuto trovare così tanto spazio mediatico, e nessun giornalista degno di questo aggettivo andrebbe, ancora oggi, a chiedere pareri a borghezio e all’ altro imbecille consentendogli di insultare il ministro nero.
Qui invece l’indegno postribolo non solo ha trovato il sostegno trasversale di tutta la politica, ma perfino un posto in parlamento.

E tu donna, partorirai con dolore [da metterci la firma, se fosse stato solo questo]

Io voglio bene a don Piero Corsi, ce ne vorrebbero di parroci come lui. Faciliterebbero il lavoro per arrivare, prima possibile, ad uno stato laico. Indipendente.

Preambolo:  chi non sa tenere a bada i propri istinti, oppure pensa di poter leggere un invito nell’abbigliamento di una donna, nel suo modo di porsi fosse anche il più irriverente e spregiudicato è malato. Oggi una donna quando vuole scoparsi un uomo, glielo chiede. Che è anche più divertente.

Vorrei che le donne potessero decidere da sole quali posti frequentare, a che ora e che vestito indossare senza dover temere l’aggressione che può essere anche la toccatina sull’autobus.
Pensare che in un certo senso, nel profondo di sé, o addirittura dire da pubbliche  ribalte  che è davvero colpa delle donne la violenza sulle donne  è devastante. E’ un’idea criminale.
Cosa dobbiamo insegnare alle nostre figlie, ad avere paura o a lottare per non doverla avere più?

Dire chiaro e tondo che questo sarà un mondo più civile quando certi, molti uomini sapranno voltarsi da un’altra parte e dire no anche davanti a una donna che apre le cosce, quando non è il caso, quando quelle cosce si aprono per motivi diversi dall’attrazione sessuale, dall’amore, dalla voglia consapevole di donarsi, quando certi, molti uomini sapranno rassegnarsi a capire che un NO significa NO, che la separazione non è un dramma da lavare col sangue perché la vita continua e una persona, una donna non può essere proprietà privata di nessuno è troppo difficile, troppo impegnativo?  perché la provocazione riguarda le donne  e mai gli uomini?   in presenza di un bell’uomo una donna va forse  a mettergli le mani fra le gambe per rendersi conto delle dimensioni dei suoi attributi? non mi pare, però chissà perché la tastatina al culo di una donna è stata sempre considerata quasi una cosa innocente, sulla quale si poteva sorvolare, ecché sarà mai? finché qualcuna  si è stancata e ha cominciato a denunciare, ora toccare un culo senza il permesso della sua legittima proprietaria è un reato in piena regola. Ed è giusto che sia così. Quindi, come per tutte le cose che riguardano i rapporti di convivenza fra persone anche la violenza sulle donne è una questione culturale.

Ma, quando la cultura scarseggia, quando un uomo si sente legittimato a mancare di rispetto alle donne perché non sono “prudenti” nel vestirsi, muoversi e parlare è giusto, giustissimo  che intervenga la legge per dire che una persona deve essere libera di abbigliarsi, parlare e muoversi come vuole, quando quegli atteggiamenti non nuocciono a nessuno. E ci mancherebbe altro.

Quello che manca in questo paese è la tutela delle donne minacciate e la certezza della pena, altroché le donne prudenti e timorose di dio.

7000 euro AL GIORNO per la scorta di berlusconi, 250 milioni l’anno per proteggere tutti gli altri – gente che potrebbe benissimo pagarsela di tasca propria una scorta se la vuole, se è davvero necessaria – e non si riescono a trovare fondi per un progetto di tutela a favore di gente, nella fattispecie donne che la vita la rischia davvero? e questo sarebbe un paese civile, avanzato, democratico?

Sottotitolo: il prete di Lerici rinuncia alla tonaca, dice di essersi pentito, di aver capito la gravità del suo agire e che spera, ora, di ritrovare la sua serenità.

La SUA serenità.
Capito come funziona? che ognuno può dire e scrivere quello che vuole a proposito di tutto, cavarsela poi con un cambio d’abito, delle semplici scuse [quando arrivano] o pagando una multa ridicola di poche migliaia di euro.

Il messaggio che passa qual è? che ognuno potrà continuare a dire e scrivere quello che vuole, perché dopo non succede niente.

 Il messaggio che passa è che in questo paese si può diffamare, istigare alla violenza, all’odio razziale, si può assolvere un uomo che ammazza una donna per un paio di calzini piegati male in un cassetto [è successo davvero] e nello stesso tempo considerare assassina una donna che abortisce, e non succede NIENTE.

Don Corsi smentisce le dimissioni
Alla cronista: “Ti venga un colpo”

Anno 2013, l´educazione del maschio (Natalia Aspesi)

 “Arroganti, cioè non sottomesse, autosufficienti cioè in grado di non dipendere da nessuno. E poi, sempre secondo il buon don Piero, si può capire perché tanti mariti si arrabbiano un po´ e bruciano nella caldaia il corpo della moglie tagliato a pezzi: «Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi o da fast food, vestiti sudici!».

La Spezia, “Femminicidio? Colpa delle donne”
Il prete chiede scusa per il volantino in chiesa

E AL GIORNALISTA CHIEDE: “LEI E’ FROCIO?” (AUDIO)

Istiga alla violenza, rimuovete quel prete

Premesso che quelli di pontifex andrebbero ignorati, in un paese normale non si darebbe così risalto ad ogni loro sortita, verrebbero considerati alla stessa stregua di quegli scimuniti di scientology, al pari di ogni associazione che veicola la qualunque in nome di dio.
E quel sito sarebbe stato chiuso come si chiudono quelli che istigano al nazismo, al fascismo e al razzismo. 
Nei paesi normali non tutto viene considerato libera espressione dei pensieri, per fortuna.

Comunque sì, le donne provocano. Sempre, le donne provocano sempre, altrimenti che donne sarebbero? il problema, quello che non capiscono  certi fondamentalisti impotenti,  è che una donna può, se lo desidera, andare in giro seminuda, avere tutti gli atteggiamenti provocatori che vuole, non saper cucinare un piatto di pasta decente né avere voglia di lucidare la sua casa tutti i giorni, ma questo non deve autorizzare nessun portatore insano di minchie esuberanti privo di un cervello pensante ad interpretare queste cose  come un invito alla violenza, figuriamoci all’omicidio.

Quello accaduto ieri però  è un fatto più serio di quattro scemenze deliranti  scritte in un sito internet.
Perché quando un prete trova spunto e ispirazione da quel che c’è scritto in un sito internet e lo usa per farlo proprio durante le celebrazioni  di natale significa che il colpevole degli abomini perpetrati, continui, continuati, reiterati dagli uomini di chiesa ormai a cadenza quotidiana, il responsabile delle violenze verbali, delle offese, delle minacce, e di tutto quello che con religione e cristianità non c’entra nulla non è il papa, il prete, il curatore fondamentalista  del sito internet.

I colpevoli sono tutti quelli che li stanno a sentire, i colpevoli sono stati quelli che non hanno interrotto questo prete durante la messa di natale impedendogli di diffondere le ennesime scemenze pericolose, i colpevoli sono quelli che non si alzano e se ne vanno in presenza di chi dice e diffonde scemenze deliranti, pericolose.

I colpevoli sono quelli che affrontano chilometri di viaggi per andare a sentire un papa che intravvede i pericoli per la pace nella gente che si ama, che non fa del male a nessuno, e nel diritto di ognuno di poter vivere nel modo che vuole, quando non fa del male a nessuno. 

La colpa è di chi rende credibili questi predicatori della follia estremista. Di tradizioni che si tramandano nei secoli dei secoli; di chi non capisce che le religioni, tutte, sono solo forme di dittature culturali dalle quali sarebbe doveroso sottrarsi, che bisognerebbe evitare di andare ad arricchire il bottino dei partecipanti a certe mense, perché su quelle  tavole vengono propinati solo veleni.

Questa gente va abbandonata insieme a tutti i suoi deliri.

Le donne, molte donne, provocano, sì, in atteggiamenti, usando ormai linguaggi liberi e spregiudicati.

E allora?

Cosa gliene dovrebbe fregare a chi si dovrebbe disinteressare a loro per mestiere?

 Questa gente andrebbe incriminata  per istigazione all’odio e alla violenza.

Proteggete i vostri figli da questi squilibrati. Teneteli lontani dalle chiese.

Misogini, omofobi e razzisti non sono gente che pensa diversamente: sono persone socialmente pericolose.

La politica di un paese civile ha il dovere di scrivere o riscrivere leggi che proteggano, tutelino tutt* coloro che quotidianamente rischiano la loro incolumità, spesso la vita perché donne, omosessuali, gente di una diversa etnia, il governo, la politica e le istituzioni preposte alla tutela dei cittadini di un paese civile hanno il dovere di intervenire nei confronti di chi – specialmente da pubbliche ribalte – che sia uno studio televisivo o l’altare di una chiesa diffonde pensieri violenti, pericolosi, perché sono anche quelli che poi armano le mani, legittimano chi aggredisce donne, omosessuali e quelle persone che – forse non lo sanno – ma hanno avuto la fortuna di non nascere in un paese come il nostro dove si permette tutto a tutti [perfino a uno squallido diffamatore di professione perdonato e graziato dal capo dello stato in persona] in virtù di una ipotetica libertà di pensiero, perché i pensieri alla fine “non ammazzano nessuno”.
Niente di più falso: promuovere, incentivare, dare spazio e visibilità ai predicatori folli, lasciar correre, giustificare, minimizzare la pericolosità di certi discorsi, anche quelli proclamati urbi et orbi e spacciati per messaggi di pace, significa soffocare, uccidere la cultura buona, lasciare che venga sopraffatta da quelle cattive. 
Questo è un paese fragile e culturalmente arretrato, vent’anni di fascismo e altri venti di berlusconi sono la conferma che la stragrande maggioranza degli italiani si fa affascinare da chi propala culture cattive, gli italiani sono un popolo facilmente seducibile; perseguire questo trend, lasciare le cose come stanno, continuare a pensare che tutti possano continuare a dire tutto liberamente significa essere complici di chi uccide le donne perché “provocano”, aggredisce gli omosessuali, i neri, gli “zingari” perché li considera gente inferiore, non degna di avere gli stessi diritti degli altri.
Per molti non dovrebbero avere nemmeno il diritto di vivere. 
La società civile, noi che pensiamo che il diritto alla vita sia un diritto di tutti, perfino dei pazzi scellerati, di quei malati mentali che intravvedono il pericolo nella bellezza di una donna, in persone che si piacciono o si amano, in gente diversa da noi solo per i suoi tratti somatici, per un diverso colore della pelle, abbiamo il dovere di pretendere una politica di governo che metta fine a questo scempio indegno di una democrazia occidentale.

E al prossimo politico di “sinistra” che trova i punti di riferimento in papi e cardinali e se ne vanta pubblicamente je deve cascà la lingua, ma sul serio, altro che la profezia dei Maya.