Perché Sanremo è Sanremo [ed è proprio questo il problema]

Mauro Biani

Sottotitolo: un pregiudicato di nuovo al centro della scena pubblica, purtroppo non di quella che lo dovrebbe consegnare alla sentenza che lo ha condannato ma di quella politica, delle grandi decisioni. Poi quando nel mondo ridono di noi, ci compatiscono e considerano l’Italia lo stanzino delle scope della comunità internazionale non chiediamoci il perché.
E complimenti a quei giornalisti che quando si rivolgono a lui chiamano ancora berlusconi “presidente”. Fate pietà, pena, come del resto tutti quelli che in questi mesi hanno continuato a parlare e scrivere di un “cavaliere” solo perché nessuno ha il coraggio di togliere un’onorificenza a un ladro, un abusivo, un impostore, un delinquente, un pregiudicato, un condannato: visto quanti aggettivi c’erano? manco uno ne avete trovato. Vergogna. Presidente ‘sto cazzo.

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Se i tre quarti del paese si trasferiscono virtualmente a Sanremo, lo cominciano a fare un mese prima, per non parlare del mentre e per chissà quanto tempo ci toccherà subire gli strascichi di un festival della canzonetta che manco fosse la notte degli Oscar [che almeno è internazionale] e che non penso interrompa nessuna normale consuetudine, come ad esempio lasciare che la gente possa scegliere cosa guardarsi nelle televisioni, non obbligarla per inerzia a sintonizzarsi su Raiuno per poi vantarsi dello share [come se ci fosse un’alternativa] perché altrove è il deserto che manco a ferragosto, è normale che poi Sanremo diventi il pulpito di qualsiasi dibattito e che chiunque vada a cercarsi lì un po’ di attenzione.  Non è normale un paese dove un programma televisivo di canzonette deve entrare sempre e puntualmente nel dibattito politico, una volta perché c’è Celentano, una perché coincide con le elezioni e allora qualcuno chiede  perfino che venga spostato per non disturbarle, un’altra per le imitazioni di Crozza, un’altra ancora perché Grillo va a guardarsi il festival terrorizzando la politica e ovviamente si esibisce nel solito one man show [ma fuori dal teatro, non dentro]. Non è normale un paese considerato così fragile perché c’è sempre qualcuno che decide che debba essere protetto da quel che viene veicolato dal palcoscenico di un teatro mentre il vero dibattito politico, quello che interessa tutti  specialmente in questo momento, mentre  qualcuno sta decidendo le nostri sorti a nostra insaputa, viene interrotto perché c’è Sanremo.  Non è normale un paese dove il palcoscenico di un festival viene usato dal santone di turno pagato a peso d’oro per rivelare chissà quali verità oppure per ospitare, a spese del Comune ovvero dei cittadini, chiunque abbia un problema da segnalare manco Sanremo  fosse lo speakers’ corner di Hyde Park. Tutto questo non si fa, non succede  da nessun’altra parte e non è altro che l’ennesimo motivo, la più gigantesca arma di distrazione di massa che contribuisce all’immiseramento culturale e all’azzeramento della già scarsa qualità dell’informazione di questo paese.

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IN NOME DELLO SHARE
Stop ai talk show, la messa di Don Fabio batte la politica
I PROGRAMMI D’INFORMAZIONE SI FERMANO TEMENDO IL CONFRONTO CON LA GARA CANORA
Andrea Scanzi, 19 febbraio

Matteo Renzi è telegenico sì, ma neanche poi tanto. E così la tivù politica italiana si ferma. Per una settimana, in onore e ossequio al rito laico della liturgia sanremese officiata da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. È un momento chiave per la politica, o così sembra. Non abbastanza però da disturbare i tributi deandreiani di Luciano Ligabue, le polemiche surreali su Rufus Wainwright e il sempiterno Festival della Canzone Italiana. I talk show di prima serata si fermano. Tutti o quasi. Ieri non è andato in onda Ballarò, che ha preferito anticipare a domenica: poco più del 12 per cento di share e l’ennesimo scontro con il Movimento 5 Stelle, per la presenza non autorizzata di un inconsapevolmente masochista Roberto Cotti. Al suo posto RaiTre ha trasmesso Il distinto gentiluomo, film minore con Eddie Murphy: perfetto per non erodere spettatori alla prima serata su RaiUno. Stop anche a Linea Gialla di Salvo Sottile, Le invasioni barbariche di Daria Bignardi e Servizio pubblico. Era già accaduto un anno fa e per Santoro fu una novità. Nell’ultima stagione in Rai, Annozero sparò il caso Ruby e – nonostante Roberto Benigni a Sanremo per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia – raggiunse il 14 per cento con 4 milioni di spettatori. Andrà invece avanti come nulla fosse La gabbia di Gianluigi Paragone, che stasera sfiderà non solo Sanremo ma pure gli ottavi di finale di Champions League tra Milan e Anderlecht. L’Italia è un paese che non prende sul serio nulla tranne il faceto, e in questo senso fermare larga parte dell’informazione – per giunta in un momento chiave – per ascoltare L’amore possiede il bene di Giusy Ferreri e Vivendo adesso di Francesco Renga è quasi logico. Fortuna che le eccezioni esistono e c’è chi – Enrico Mentana – prende tutti in contro-tempo sparando (ieri sera) una puntata speciale di Bersaglio Mobile: l’attualità, nonostante tutto e a rischio di farsi male.

L’EFFETTO d’insieme, una volta di più, è quello dei passeggeri del Titanic che continuano a ballare nonostante l’imminente inabissamento. La crisi economica, la formazione del governo, le promesse renziane e gli inutili idioti a destra e manca: la fredda cronaca. La dura realtà. Non troppo appassionante e ancor meno avvincente. Meglio parlare d’altro. Meglio assecondare il disimpegno, inseguendo una casa in collina senza però essere Cesare Pavese e dunque avendo al massimo la possibilità per un monolocale vista tangenziale. Mettersi contro Sanremo, in termini di ascolti, è un suicidio neanche troppo assistito: scelta logica, dunque, evitare lo scontro. È però curioso e forse sintomatico come lo spettacolo (peraltro presunto) del Festival di Sanremo offuschi lo spettacolo (peraltro desolante) della politique politicienne. Preferire i Perturbazione a Maurizio Lupi e Francesco Sarcina a Maria Elena Boschi, in fondo, è quasi involontariamente meritorio. La farsa dichiarata che offusca la tragedia farsesca. C’è pure un fenomeno di evidente semi-transustanziazione: il Crozza satirico che scompare da Ballarò per riapparire a Sanremo, chiara dimostrazione di uno spostamento di ribalta e attenzione. Il palco principale non è più il talk show politico, ma la messa laica di Don Fabio e Madamin Luciana. Non conta più sapere chi sarà il ministro dell’Economia; molto più rilevante scoprire se le canzoni di Giuliano Palma riusciranno a essere più brutte delle precedenti. Comunque vada, si parlerà di niente. Quindi di Sanremo.

Alla Fornero piace la riforma del lavoro di #Renzi. E se piace a lei non può per ovvi motivi piacere a noi #JobAct

Ma come può venire in mente a qualcuno che la Rai, Raiuno poi, possa raccontare la Storia di questo paese per com’è andata. Come quelli che si sono stupiti perché nelle fiction di mafia mandate da mediaset mancavano dei tasselli importanti, quelli che mediaset per un evidente conflitto di interessi con l’argomento non può raccontare. In un paese dove la Storia si sta togliendo pezzo pezzo dalla scuola solo degli illusi possono pensare che la racconti poi la televisione. Sono anni che non guardo più le fiction di Raiuno, perché le storie vengono stravolte a beneficio della propaganda.

Gli anni spezzati, la frase che manca

Il film-tv di Graziano Diana, dedicato al commissario Calabresi, riscrive un periodo del nostro paese senza né storia né verità. Le bugie dello Stato, le montature contro gli anarchici, il buio che ancora avvolge la morte di Pinelli, scompaiono come in una foto sbianchettata. [Dal Manifesto]

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Chi fa politica o sindacato deve vivere come le persone che rappresenta. Oggi la gente è rassegnata, non ha neppure più la forza di incazzarsi. Se tocchi un ricco è capace di incazzarsi, la maggioranza di chi sta male si rassegna e non si incazza più. [Maurizio Landini, Servizio Pubblico, 9 gennaio]

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A Santoro voglio pure bene, e so che se chiama brunetta un motivo ci sarà. Ma sentir parlare brunetta, uno che campa di stato da quarant’anni, senz’aver cambiato di una virgola le questioni relative alla sua esperienza professionale di problemi del lavoro mi fa sentire male. Non è più possibile pensare che la causa del male possa essere anche la soluzione. Siamo pieni di economisti, giuslavoristi, gente che non ha mai svolto un lavoro vero in vita sua: per informazioni citofonare Ichino, il padre della figlia, qualcuno ci dovrà spiegare che cos’hanno fatto in tutto questo tempo. Chi l’ha fatta una politica economica in Italia: Tremonti?  Il problema è sempre lo stesso. La distanza abissale fra cittadini e politica. Chi i problemi non li conosce non li può risolvere. Non li sente su di sé come chi ha fatto una gavetta, ha vissuto una parte di vita nelle stesse difficoltà che oggi è chiamato a risolvere, o almeno a provarci. Gente che vive di politica da venti, trenta, quaranta, sessant’anni ma che ne può sapere, questi non sanno nemmeno quanto costa un litro di latte e un chilo di pane perché è una vita che qualcuno li compra per loro. Sono tutti componenti di un’élite di ricchi e benestanti da sempre che di povertà, sacrifici, lavoro duro, rinunce, non sanno niente, e non si possono immedesimare in chi pur lavorando non arriva nemmeno a potersi permettere il necessario. E non solo non lo sanno fare, non lo vogliono fare, non intendono rinunciare ad uno solo dei privilegi che la carriera politica in questo paese consente di ottenere ma ci mettono anche quell’arroganza che è impossibile poi che non susciti sentimenti negativi. Questo regimetto alla mangino brioches non si può più francamente sopportare. E non si spiega che razza di stabilità possa garantire gente così.
Per quale motivo dovremmo stare tranquilli a lasciar fare a persone così, e non trovo un aggettivo perché non vorrei sembrare una violenta portatrice d’odio.
Ché ormai l’odio è la prima e l’ultima fermata come nella peggiore delle vie crucis.
Dobbiamo imparare a detestare senza detestare. 

 

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La ministra Cancellieri lascia il posto al direttore del carcere di Marassi dove si danno permessi premio ai serial killer. Al posto del trasferimento un semplice provvedimento disciplinare: due sculacciate e via. Il messaggio che arriva è sempre lo stesso: c’è gente che si può permettere di ignorare perfino il concetto di assunzione di responsabilità, perché la responsabilità in quanto tale è stata resa già inoffensiva ed è già praticamente inesistente. 

Ci sono categorie dove tutti possono fare tutto e pensare che tanto dopo non succede niente.

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De Girolamo, ecco il contratto d’affitto
che prova il favore del ministro allo zio

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Il fatto che la De Girolamo sia potuta diventare un ministro della repubblica dovrebbe essere un motivo di speranza per tutt*. Nel senso che, se c’è riuscita lei chiunque può riuscire praticamente in tutto. Dovrebbe trovarsi proprio tutte le porte spalancate anche se non fa parte di nessuna categoria di eccellenze. Mentre e invece è proprio il contrario: il fatto che gente come la De Girolamo abbia avuto la possibilità di occupare un posto da ministro è il segno, il sintomo, della malattia incurabile che affligge questo paese e solo questo sarebbe un ottimo motivo per scappare dall’Italia senza fare nemmeno le valigie.

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CRITICA, VILIPENDIO E LESA MAESTÀ (Bruno Tinti)

[…] Bene l’aveva capito il Re di un piccolo pianeta dove era finito il Piccolo Principe nel suo vagabondare (Le Petit Prince, Antoine de Saint Exupéry) e che affermava di regnare su tutto, perfino sulle stelle. Poi però si era affrettato a precisare: “L’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli”. Ecco, quando Napolitano terrà comportamenti ragionevoli (per esempio non si affretterà a stringere la mano ai marò che hanno ammazzato due poveri pescatori) sarà così autorevole da poter esser considerato autorità non criticabile.

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Casa al Colosseo, chiesti tre anni
per l’ex ministro Claudio Scajola

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Scajoletta
Marco Travaglio, 10 gennaio

In un paese normale, e persino nell’Italia di qualche anno fa, il governo Letta sarebbe caduto da un pezzo. A fine anno Matteo Renzi, cioè il segretario del principale (per non dire l’unico) partito che sostiene in governo, l’ha accusato di fare “marchette”. Anziché trarne le conseguenze e salire al Colle per rassegnare le dimissioni, il premier Nipote si è detto “amareggiato”, poi ha esaltato la “svolta dei quarantenni”, infine è partito fischiettando per le ferie in Slovenia. Intanto l’Europa bocciava la legge di Stabilità e il Quirinale il decreto di fine anno, quello delle marchette. E si scopriva che l’Imu, più volte data per abolita, è sempre viva e lotta insieme a noi: il 24 gennaio pagheremo la mini-Imu, mentre alla maxi hanno cambiato nome, e già che c’erano l’hanno pure alzata. Un tempo detta Invim e Ilor, poi Isi, Ici e Imu, l’imposta sulla casa ora si chiama Trise, a sua volta suddivisa in Tari, Tuc e Tasi; ma Trise non suona tanto bene e l’hanno ribattezzata Iuc. Nessuno ha ancora capito chi la paga, come e in quante rate. Però si sa che i contribuenti, oltreché del commercialista, dovranno munirsi di un enigmista e di un esorcista. 

Il ministro Saccomanni ha le visioni: a ottobre ha visto la ripresa, a novembre ha notato la luce in fondo al tunnel e l’altro giorno ha avvistato una categoria di privilegiati spudorati che si permettono di guadagnare la bellezza di 1.300 euro mensili: gli insegnanti. 

Così ha pensato bene di rapinarli a botte di 150 euro al mese. Purtroppo quelli se ne sono accorti, allora è andata in scena la solita commedia all’italiana: Renzi protesta, Letta rincula, Saccomanni dice che è colpa della Carrozza che sapeva tutto, la Carrozza dice che non sapeva niente ed è colpa di Saccomanni, poi Saccomanni corregge il tiro (un piccolo “difetto di comunicazione”) e così pure la Carrozza (“a volte i ministri non sanno nulla”), quindi non è colpa di nessuno. Scajola docet. Risultato: Renzi, segretario del primo (e quasi unico) partito che sostiene il governo, fa un figurone perché tutti lo credono il capo dell’opposizione e sale un altro po’ nei sondaggi. Così è stato per i casi di Alfano e della Cancellieri in Ligresti. Così sarà in futuro non appena anche Renzi, dopo i 5Stelle, si accorgerà di quel che sta facendo Lupi con l’Expo, il Tap e il Tav, e di quel che ha fatto la De Girolamo. 

Da qualche giorno, in beata solitudine, il Fatto racconta le gesta beneventane della ministra dell’Agricoltura, paracadutata dal Cainano perché appassionata di giardinaggio. Dalle sue conversazioni registrate di nascosto da un dirigente Asl, ora indagato, s’è scoperto che la futura ministra premeva su un ente religioso che controlla l’ospedale Fatebenefratelli perché affittasse il bar del nosocomio a suo zio Franco Liguori, togliendolo al di lui fratello (di lei nemico) Maurizio. E, per accelerare l’operazione, intimava al direttore generale dell’Asl: “Al Fatebenefratelli facciamo capire che un minimo di comando ce l’abbiamo… Mandagli i controlli e vaffanculo!”. Poi i controlli (dei Nas) arrivarono, il bar del Liguori sbagliato fu chiuso e riaprì con il Liguori giusto. Ma quando certe cose le facevano Mastella & famiglia, ne parlavano e scrivevano tutti. Ora invece tutti zitti. A parte la ministra che spiega al Tempo: “Riunivo i vertici dell’Asl a casa mia perché dovevo allattare mia figlia”. Come se fosse normale che una deputata convochi i dirigenti di un’Asl (non importa dove) per parlare di bar e appalti. 

Se questa è la svolta dei quarantenni, tanto valeva tenersi Mastella. Ma mai come oggi il silenzio è d’oro. Se qualcuno parlasse, dovrebbe chiedere le dimissioni della De Girolamo. Che a sua volta dovrebbe chiedere quelle della Cancellieri. Che dovrebbe chiedere quelle di Alfano. Che, se non fosse dello stesso partito, dovrebbe chiedere quelle di Lupi. Che dovrebbe chiedere quelle della Carrozza. Che dovrebbe chiedere quelle di Saccomanni. Alla fine resterebbero Letta e Napolitano, che hanno nominato tutta questa bella gente. Dunque non c’entrano. Scajola, tesoro, dove sei?

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” Saccomanni spiega, testuale: “C’è stato un problema di comunicazione, il ministero dell’Economia è un mero esecutore, aspettavamo istruzioni che non sono pervenute”. Da chi dovevano pervenire? Dalla Carrozza, che sapeva tutto dal 9 dicembre. Ma lei spiega: spesso i ministri non sanno nulla. Alfano ha confermato: “È vero, anch’io non so mai un cazzo”. Viene in mente la vignetta di Altan: “Mi piacerebbe sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che dico”.

“Dopo aver tentato di vendere le caserme non si sa bene a chi, e poi le spiagge e gli ombrelloni, Saccomanni passa all’accattonaggio molesto: chiede 150 euro al mese agli insegnanti che ne guadagnano già addirittura 1300, se no poi con tutti quei soldi gli gira la testa e chissà dove vanno a folleggiare”.

Marco Travaglio

Servizi di stato

#PresaDiretta è ancora il primo hashtag di twitter insieme a #mortidistato.
A dimostrazione che la gente, anche quella in Rete, si interessa eccome alle cose importanti e trascura volentieri le scemenze di regime.
Basta fargliele sapere.

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Sottotitolo: A tutti quelli che scrivono che sulla Rete ci sono i “cattivi”

Dopo aver visto Presa Diretta di ieri risulta un po’ più complicato valutare come violenza quella scritta in Rete. 
Verrebbe da derubricarla a semplice cattivo gusto e maleducazione. 
E’ molto complicato restare coerenti in Italia. 
Saper dare la giusta considerazione alle cose. 
Ed è alquanto fastidioso leggere oggi i soliti professionisti della carta stampata, dell’informazione dare tanto spazio ad una cosa piuttosto che averla data a quelle che condizionano e complicano la vita reale di tanta gente. 
E che probabilmente, sicuramente, sono la causa di tanta aggressività.

E’ impossibile anche una discussione pacifica in famiglia ormai. 
Ma questo “loro” lo sanno, solo fa più comodo dare la colpa a Internet.
Con mio marito discuto più per la politica che per i fatti nostri.

Certi strilli che non ve li racconto.

Ma non glielo spieghiamo a Toni Jop dell’Unità e a Michele Serra che magari la Rete chiudesse adesso. Non capirebbero.

Singolare poi che quelli che dicono dal pulpito di ignorare e isolare i violenti siano poi gli stessi che corrono dietro ai giovanardi, alle santanchè che in quanto a pensieri violenti non hanno niente da invidiare all’ultimo utente diseredato dei social. Per non parlare delle dichiarazioni/affermazioni del delinquente latitante sui giudici, i cancri, i comunisti che vede solo lui e tutto il resto dell’orribile repertorio che vengono spalmate ovunque PROPRIO perché se ne parli. Ma chi vogliono prendere in giro? Cominciassero loro, giornalisti, opinionisti e intellettuali ad occuparsi delle cose importanti. Il resto poi, verrebbe da sé.

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Riccardo Iacona e Milena Gabanelli in un paese normale sarebbero il direttore e il presidente della Rai. E la gente il canone lo pagherebbe volentieri, invece di considerarlo la tassa più iniqua perché relativa al possesso di un oggetto e non ai contenuti di quell’oggetto.

Guardare Presa Diretta ieri sera mi ha provocato lo stesso dolore di quando ho visto Diaz, che benché sia un film riporta fedelmente i fatti accaduti nella notte degli orrori al G8 di Genova. 

Storie tragiche, di violenza gratuita che spaccano il cuore di tutti, meno però di quelli che avrebbero dovuto e devono restituire giustizia. Non è possibile che indossare una divisa da poliziotto in Italia significhi impunità certa. Tutti prescritti, prosciolti, indultati. Funzionari di stato che ammazzano e massacrano per la vita gente innocente e poi tornano tranquillamente ad indossare la divisa.

Fare il poliziotto e il carabiniere non deve essere l’ultima scelta dettata dalla disperazione di non avere alternative nella vita. Deve diventare una professione, chi sceglie di servire lo stato nelle forze dell’ordine deve avere tutti i requisiti adatti, essere ben pagato, controllato periodicamente e quando sbaglia pagare non come tutti, di meno o per niente ma di più. Proprio perché rappresenta lo stato in qualità di tutore della sicurezza dei cittadini.

I violenti non sono poche mele marce, qualche scheggia impazzita. Perché da una parte ci sono i violenti e dall’altra gli omertosi, e quando qualcuno di loro  ha il coraggio di denunciare paga lui, non il violento e l’omertoso che sapeva ed ha taciuto. Amnesty International ritiene l’Italia un paese “inadempiente” [da 24 anni!] perché non ha mai risposto all’esigenza di istituire il reato di tortura così come ha chiesto anche l’Europa. Ed è proprio per l’assenza di quel reato e grazie ai dispositivi straordinari come l’indulto che i processi che hanno riguardato i funzionari dello stato violenti, mandanti ed esecutori, non si sono conclusi con una sentenza adeguata. Nel paese delle “mele marce” e delle “schegge impazzite” i cittadini non possono avvalersi di un’opportuna tutela legale né ricevere giustizia quando l’assassino non è il maggiordomo ma lo stato.

Anche per quanto riguarda le forze dell’ordine violente un bel po’ di responsabilità ce l’ha, che lo dico a fare, l’informazione. 
In un paese dove la struttura portante, cioè lo stato, sa di avere sempre il fiato sul collo di chi vigila e rende pubblico quel che la gente deve sapere certi orrori non potrebbero succedere. 
Una trasmissione come Presa diretta di ieri sera lascia senza fiato perché qui non siamo abituati ad essere informati così, senza il filtro di quello che è opportuno che la gente non sappia. Invece la gente deve sapere, perché quelle sono cose che possono succedere a tutti. 
E la ministra Cancellieri che pensa ad istituire un nuovo reato per chi ammazza qualcuno quando è alla guida di un’automobile, quando penserà a dei nuovi reati, possibilmente veri e non virtuali, per la polizia violenta che ammazza e dopo non succede niente?

Omicidio colposo quello di chi uccide un ragazzino a calci in testa, sul torace fino a spaccargli il cuore? 
E come può essere normale un paese dove bisogna fare una guerra per riuscire a portare in tribunale degli assassini solo perché indossano una divisa da poliziotto o carabiniere? lo non so se ce l’avrei fatta, al posto di quelle madri, sorelle. No. E’ terribile. Impossibile che cose come quelle possano accadere in una democrazia occidentale.

Perché in quale paese democratico occidentale ad un assassino in divisa oltre a non vedersi mai applicare una sentenza anche quando è ridicola come quella che condanna degli assassini a tre anni e sei mesi – cifra con cui è stata quantificata la vita di Federico Aldrovandi, un ragazzo di diciotto anni – viene permesso di tornare al suo posto di lavoro come se non fosse successo niente? Questi sono argomenti dei quali un’informazione seria si dovrebbe occupare tutti i giorni, invece di star sempre lì a magnificare l’azione di chi arma le mani a degli assassini e poi permette che restino impuniti.

In un paese civile i cittadini hanno il diritto di potersi fidare dello stato e di chi lo rappresenta: da politico e da funzionario qual è un poliziotto. 
In un paese civile non dovrebbe esserci nessuna ragione per temere lo stato e i suoi funzionari. 
In Italia ce le abbiamo TUTTE.

Presa Diretta di ieri sera è un programma che va visto e rivisto, insieme ai figli; per dire ai figli di stare attenti quando escono non solo la sera ma sempre. Non attenti all’uomo “nero”, allo “zingaro” allo spauracchio che viene usato per terrorizzare i figli già da bambini ma all’uomo, e alla donna, in divisa. E mi auguro che anche Alfano e la Cancellieri lo abbiano visto.

Di fact checking, inesattezze ma soprattutto di balle [giornalistiche]

Pippo Fava, Palazzolo Acreide 15 settembre 1925 – Catania, 5 gennaio 1984 – Riprendo queste righe scelte da Mauro Biani nella sua pagina di facebook perché le trovo perfette da associare alla sua vignetta in ricordo di Pippo Fava. Che Mauro sia bravissimo non è più una sorpresa per me, lo è però la sua capacità di stupirmi ogni volta. Quando ti aspetti che Mauro Biani si esibisca in tutta la sua genialità lui per fortuna lo fa. Questo disegno è magnifico, sensuale, intrigante, riesce quasi a far dimenticare per un attimo l’orrore di una morte ingiusta come quella che è toccata a Pippo, ammazzato dalla mafia, perché aveva il vizio dell’onestà e della verità. [A proposito di balle giornalistiche, ecco] . – “Io sono diventato profondamente catanese, i miei figli sono nati e cresciuti a Catania, qui ho i miei pochissimi amici ed i molti nemici, in questa città ho patito tutti i miei dolori di uomo, le ansie, i dubbi, ed anche goduto la mia parte di felicità umana. Io amo questa città con un rapporto sentimentale preciso: quello che può avere un uomo che si è innamorato perdutamente di una puttana, e non può farci niente, è volgare, sporca, traditrice, si concede per denaro a chicchessia, è oscena, menzognera, volgare, prepotente, e però è anche ridente, allegra, violenta, conosce tutti i trucchi e i vizi dell’amore e glieli fa assaporare, poi scappa subito via con un altro; egli dovrebbe prenderla mille volte a calci in faccia, sputarle addosso “al diavolo, zoccola!”, ma il solo pensiero di abbandonarla gli riempie l’animo di oscurità.” (da “I Siciliani”, 1980)

Anche ieri Michele Serra si è occupato di quel che accade in Rete, come fa ormai abbastanza spesso, nella sua Amaca a proposito delle balle che si scrivono e si dicono dai pulpiti “alti” e delle relative smentite rese più semplici proprio perché c’è la Rete che, è vero, è quell’immenso calderone dove va a finire tutto e che molti ancora non hanno imparato ad usare bene contribuendo alla diffusione delle balle, tipo la non notizia di queste ore circa una corte che avrebbe stabilito che il canone Rai si può non pagare e non succede niente. 

Cosa assolutamente non vera ma che continua ad essere ancora condivisa e accolta con gridolini di approvazione come se lo fosse, semplicemente perché c’è gente troppo pigra per preoccuparsi di andare a vedere se è vero quel che passa davanti ai nostri occhi ogni giorno sulle pagine web di un social network. 

Se tanta gente pensasse che anche condividere un link su twitter e facebook è una piccola responsabilità forse leggeremmo meno stronzate inutili e false, e si eviterebbero un mucchio di discussioni che fanno solo perdere tempo. 

Il problema che affligge Serra però è un altro: a lui dà fastidio che in Rete si aprano dibattiti su argomenti che un tempo erano esclusiva degli addetti ai lavori, giornalisti, opinionisti, intellettuali eccetera, dà fastidio che potrei essere anch’io, una signora nessuno a smascherare la bugia, l’inesattezza che scrive il professionista e ogni tanto, ciclicamente, ci tiene a farcelo sapere senza mai fare però il benché minimo accenno sul fatto che basterebbe evitare di scrivere balle sui giornali per evitarsi poi la critica spalmata ovunque in Rete fatta anche in modo volgare come accade purtroppo spesso. 

Perché il margine di errore nel riportare una notizia, un fatto, una considerazione si alza e si abbassa rispetto alla responsabilità che si ha quando si scrive in pubblico sapendo poi di essere letti da qualcuno. Ed è la quantità di quei qualcuno a stabilire la gravità di quell’errore. 

Io, a differenza di Serra posso anche permettermi l’inesattezza, perché il massimo che può succedere è che me la facciano notare e mi diano quindi la possibilità di rettificare prima che quell’errore diventi materia per fare opinione in quella cerchia di persone che di me si fidano perché sanno che solitamente e abitualmente non sono una che racconta balle. Mentre ai livelli di Serra &Co. il margine di errore e la balla non dovrebbero proprio esistere perché la loro responsabilità nei confronti del pubblico è infinitamente più grande della mia. Se Serra, come molti altri suoi colleghi ha deciso di adeguarsi per motivi suoi personali, di opportunismo, o per quell’idea malsana che fa credere che un’informazione esatta sia controproducente per la famosa stabilità napolitana è un problema suo che però non deve impedire che qualcuno se ne accorga e  risponda come sa,  come può e coi mezzi che ha, anche fossero un blog e una pagina di facebook. Chi si espone sa che correrà dei rischi, esporsi in modo onesto riduce quei rischi.

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L’AMACA, Michele Serra 4 gennaio

Si moltiplica, anche grazie al web, la cultura del “fact checking”, ovvero la verifica dei fatti. Si tratta di vagliare il grado di veridicità delle dichiarazioni pubbliche, con speciale attenzione, come è ovvio, per le affermazioni dei politici. Interessante notare come esista una vera e propria gradazione della veridicità: tra la verità piena e la menzogna conclamata ci sono sfumature intermedie. L’ottimo sito Pagella Politica, per esempio, ha stabilito cinque livelli: 1 vero, 2 c’eri quasi, 3 ni, 4 Pinocchio andante, 5 panzana pazzesca. Non è un approccio del tutto “scientifico”, ma aiuta a ragionare sulla complessità della realtà, nonché sulla fatica di capirla e rispettarla.
Ovverosia: esistono numeri, dati, eventi che sono proprio quelli, e contraffarli, per malafede o per cialtroneria, non è ammissibile. Ma nell’interpretazione di quei numeri, nel “racconto” che si fa della realtà, c’è un margine di errore (da veniale a grave) che fa parte del rischio di esprimersi. E dunque perfino il fact checking, che ha una sua indubbia oggettività d’approccio, sconsiglia una lettura manichea della realtà. Non per caso sono i fanatici a incorrere, più spesso e più gravemente degli altri, nella menzogna totale.

Il presidente super partes, sì, ve piacerebbe [delle italiche miserie]

IL PATTO CON RE GIORGIO? “AVEVA PROMESSO L’INDULGENZA MOTU PROPRIO” (Fabrizio d’Esposito): questo è l’articolo che ha fatto inquietare tanto SM Giorgio Alla Seconda. 

UN PATTO CON SILVIO? PER IL COLLE NON C’È: “PANZANA ASSURDA” 

“IL COLLE HA FALLITO: LA VERA PANZANA E’ LA PACIFICAZIONE” 

Sottotitolo: sallusti onnipresente ovunque ha tragicamente rotto il cazzo. Uno che scrive e fa scrivere certe porcherie, anche su Napolitano che però coi giornali del pregiudicato delinquente non se la prende mai e chissà perché, un diffamatore seriale graziato proprio da Napolitano, dovrebbe essere emarginato, evitato anche dai vicini di casa, altroché invitato tutti i giorni in televisione. Floris, come Fabio Fazio, i suoi puttan tour li può organizzare se vuole in forma privata, non alla Rai, servizio pubblico pagato coi soldi di tutti.

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Panzane

Era una panzana anche la grazia al condannato per frode? Che significato dare alle parole “senza toccare la legittimità della sentenza, possono motivare un eventuale atto di clemenza”.

E una panzana anche legare assieme il voto del senato sulla decadenza e l’amnistia e la riforma della giustizia?

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Ma come si permette il presidente della repubblica di dare giudizi suoi personali sulla qualità delle notizie che dà un quotidiano?

Giudicare se Il Fatto Quotidiano scriva o meno panzane non spetta a Napolitano, in nessun paese normale un capo dello stato critica apertamente, con un comunicato ufficiale della presidenza della repubblica, la veridicità delle notizie che lo riguardano.

La santanché gli dà del traditore in diretta tv e lui se la prende coi giornalisti del Fatto? andiamo bene.

Le due spedizioni eversive di mezzo governo ai tribunali di Milano e Brescia per le quali Napolitano non ha speso mezza parola sono panzane?
L’ordine ai Magistrati di concedere la possibilità di partecipare alla “delicata fase politica” ad un condannato in primo grado a sette anni per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, sono panzane?
La richiesta di una riforma della giustizia, il discorso alle camere circa le condizione disumana delle carceri, che non lo è da una settimana, sei mesi o tre anni ma da sempre, dopo la condanna di b, sono panzane?
Gli appelli circa gli impellenti bisogni in materia di giustizia: amnistia, indulto, decreti svuota carceri, sono panzane?
Il colloquio avvenuto, sempre dopo la condanna di b, in forma privatissima con Confalonieri, presidente mediaset sono panzane? A che titolo Napolitano ha ricevuto Confalonieri, cosa si sono detti? in quel caso nessun comunicato ufficiale dalle quirinalesche stanze?
I continui attacchi del pdl, dello stesso berlusconi nel famoso videomessaggio registrato da pregiudicato contro la Magistratura e il silenzio di Napolitano, capo del CSM , sono panzane?
Napolitano che bacchetta i giudici invitandoli ad un maggior senso della misura dopo il discorso eversivo contro lo stato di berlusconi mandato in video, una cosa che non potrebbe succedere in nessun paese, sono panzane?

 Nel paese culla del conflitto di interessi, dove a un disonesto imprenditore, guarda caso proprietario di media, giornali, televisioni, fra le altre una casa editrice rubata, è stato permesso dalla politica di occupare il parlamento e farlo occupare dai suoi scherani a libro paga, un paese sempre fanalino di coda di tutte le classifiche internazionali circa la cultura e la libera informazione proprio in virtù di aver concesso la scalata politica ad uno che non ne avrebbe avuto il diritto per legge proprio per il suo mestiere – nei paesi normali il controllato non fa il controllore – ci mancava un presidente della repubblica che inveisce spazientito contro uno dei pochi giornali che ha dato sempre le notizie. 
Che è nato proprio per colmare un vuoto, per riabituare la gente al fatto che le notizie, tutte le notizie, si devono e si possono dare anche se qualche “eccellenza” poi si turba e si sturba.

E naturalmente la stampa quella cosiddetta indipendente, quella bella di Repubblica, il cui fondatore è un amico personale di Napolitano, quella del Corriere, dei buongiorni di Gramellini su La Stampa  e delle amache di Serra si guarda bene dal far notare la macroscopica invadenza di Napolitano in ambiti in cui non dovrebbe mettere bocca.

Un presidente della repubblica serio non si mette a battibeccare a distanza con un quotidiano col fine di intimidire, di dare un segnale, di pretendere il silenzio sui fatti che lo vedono protagonista, il primo attore di una sceneggiata indecente e cioè quella che riguarda la condanna di silvio berlusconi, una sentenza che proprio non si deve applicare, evidentemente. 

Nei paesi normali i quotidiani scrivono tutto a proposito di chiunque senza il permesso di nessuno. Se l’Italia è al 57esimo posto nel mondo per libertá di stampa e informazione non è colpa di Travaglio, Gomez e Padellaro ma degli autorevoli ballisti di regime, quelli cosiddetti moderati, non divisivi che si sperticano per sostenere ogni porcheria voluta, ordinata e imposta da questo nuovo re d’Italia che Napolitano non lo disturbano mai.

***

Le larghe fraintese
Marco Travaglio, 23 ottobre

Il presidente della Repubblica è molto nervoso, eppure non ne avrebbe davvero di che. Dopo sette anni e mezzo trascorsi a impartire ordini e moniti a tutti, dal Parlamento ai governi, dai premier ai ministri, dai partiti di maggioranza a quelli di opposizione, dai magistrati al Csm, dalle tv ai giornali, dai sindacati agli elettori, dagli storici ai giuristi, dai movimenti di piazza persino a qualche produttore e regista di film, ha trasformato l’Italia in una monarchia assoluta dove non muove foglia che Lui non voglia. Ogni critica, anche la più timida e pallida, diventa vilipendio e lesa maestà, infatti quasi nessuno ne azzarda più. La libera stampa (si fa per dire) è letteralmente sdraiata a zerbino, commentatori e giureconsulti e intellettuali si consumano le ginocchia e sfiniscono le ghiandole salivari con peana imbarazzanti per magnificare e giustificare ogni stranezza del Re Bizzoso. Ma, come il Divo Giulio Cesare nei fumetti di Asterix , sopravvive un piccolo villaggio che non si arrende al pensiero unico e continua a giudicare Napolitano come se fosse soltanto il presidente di una Repubblica democratica e parlamentare, sprovvisto di divina investitura e di sacra infallibilità, dunque criticabile quando sbaglia, come accade a ogni essere umano imperfetto e fallace. È l’esistenza di questo villaggio che, al Divo Giorgio Cesare, fa saltare quasi ogni giorno la mosca al naso. Spingendolo, anche a causa dei cattivi e mediocri consiglieri che lo circondano, a gesti inconsulti come quello di ieri. “Solo il Fatto Quotidiano – ha comunicato il suo incauto ufficio stampa – crede alle ridicole panzane come quella del ‘patto tradito’ dal Presidente Napolitano. La posizione del Presidente in materia di provvedimenti di clemenza è stata a suo tempo espressa con la massima chiarezza e precisione nella dichiarazione del 13 agosto scorso”. Sorvoliamo per carità di patria sull’autoelogio per la “massima chiarezza e precisione” dei suoi moniti, che un presidente dall’ego un po’ meno smisurato lascerebbe ad altri, evitando di autorecensirsi. E cerchiamo di spiegare quel che è accaduto. Ieri, sul Fatto , Fabrizio d’Esposito ha raccontato che i falchi del Pdl sono tornati alla carica per spingere B. alla crisi di governo in quanto convinti che B. sia stato ingannato dal capo dello Stato con la promessa di un salvacondotto per i suoi processi che poi non si è avverata. I giornalisti politici questo fanno di mestiere: ascoltano tutte le voci dei politici e poi le riferiscono ai lettori, per spiegare quel che accade nel mondo politico. Non tutto ciò che dicono i politici può essere verificato, specie in Italia dove gli accordi – tipo quello che a fine aprile originò il governo di larghe intese – vengono stretti nelle segrete stanze, lontano da occhi e orecchi indiscreti (in Germania le larghe intese vengono concordate da Cdu ed Spd in lunghe trattative che si concludono con protocolli regolarmente sottoscritti ed esplicitati agli elettori alla luce del sole). Capita però che qualche protagonista, ogni tanto, racconti ciò che sa o dice di sapere di quegli accordi segreti. Ed è dovere della libera stampa prenderne atto e riferirne all’opinione pubblica, senza per questo sposare o credere a ciò che viene detto. Specie quando si tratta di fatti almeno verosimili: quando Libero ipotizzò la grazia a B., Napolitano s’infuriò; poi però, 13 giorni dopo la sua condanna, diramò una nota con il bugiardino, la posologia e le istruzioni per l’uso della grazia a B. E da quando B. è stato condannato in Cassazione, non passa giorno senza che i giornali, tutti i giornali, raccontino della rabbia di B. e dei suoi fedelissimi contro Napolitano per il mancato salvacondotto. E mai il Quirinale si era permesso di smentirli, perché riferivano un fatto vero: non che Napolitano avesse davvero promesso il salvacondotto, ma che B. & C. se lo aspettassero e ancora se lo aspettino. Il 1° ottobre, nell’annunciare la sfiducia al governo Letta prima della retromarcia in extremis, B. inviava una lettera al settimanale Tempi per accusare Letta jr. e Napolitano di “distruggere la loro credibilità” e “affidabilità” e di “minare le basi della democrazia parlamentare” perché rifiutavano di “garantire l’agibilità politica al proprio fondamentale partner di governo” e consentivano “il suo assassinio politico per via giudiziaria?”. E il 26 agosto vari giornali rivelavano che B. minacciava di rivelare ”tutte le promesse che Napolitano mi ha fatto quando abbiamo acconsentito a far nascere il governo Letta”. I giornali, tutti i giornali, riportarono quelle parole senza che il Colle li accusasse di credere alle “ridicole panzane come quella del ‘patto tradito’ dal Presidente Napolitano”. E fece bene, perché semmai avrebbe dovuto smentire B., non chi aveva riportato le sue parole sull’inaffidabilità del presidente e del premier che l’avevano tradito. Stavolta, come spesso gli accade con le cronache del Fatto e non con quelle di altri giornali che scrivono le stesse cose, Napolitano l’ha fatto. Evidentemente ci legge con particolare attenzione e passione, o forse dà per scontato che gli altri giornali credano alle panzane ma non si dà pace che lo facciamo proprio noi. Ringraziandolo per la considerazione, ci permettiamo però di fargli notare che ha sbagliato indirizzo. Se vuole smentire i falchi del Pdl, si rivolga ai falchi del Pdl. E se un giorno, non sia mai, volesse smentire B. che l’ha appena fatto rieleggere e sostiene il suo governo (pardon, il governo di Letta jr.), dovrebbe smentire B. Quanto a noi, è vero: ogni tanto crediamo a ridicole panzane. Pensi, Presidente, che ci eravamo persino bevuti quella della sua irriducibile indisponibilità alla rielezione. Per dire.

Informazione, si fa per dire, reloaded

Chissà perché Fazio non  invita a casa sua i personaggi come maradona e i politici come fitto?

Perché i contribuenti/utenti della Rai devono pagare un canone per sentire un condannato in primo grado a quattro anni di galera per essersi fatto corrompere con 500.000 euro illustrare le magnificenze, rivendicare il diritto di delinquere e farla franca di un altro condannato in via definitiva a quattro anni di galera per frode fiscale? ma solo io penso che se mi condannassero per reati così gravi, se finissi sotto processo per un motivo qualsiasi non uscirei di casa per la vergogna? Invece Fazio può fare una bella cosa, si porta a casa sua fitto e maradona, un altro bel pezzo da novanta che però siccome è simpatico e giocava bene a pallone tutti accolgono come un’autorità, un premio Nobel, si porta pure la Littizzetto che ormai si è ridotta a fare satira sui suoi vicini di casa per non disturbare e fanno quello che vogliono, si raccontano tutto quel che vogliono ma almeno lo fanno senza chiedere la questua a incolpevoli pagatori.

Ospitare certa gente in televisione, in un programma che vuole essere elegante e soft, di nicchia, come dicono quelli bravi, e lo sarebbe pure finché Fazio si limita ad intervistare l’intellettuale, lo scrittore, il poeta e il pittore, dove si fa passare il messaggio che maradona è un brav’uomo con chissà quale storia dal valore umano da raccontare ai nipotini mentre è solo un populista ex amico di camorristi, un ex tossico, un evasore fiscale ma, ci mancherebbe un cristiano cattolico da incorniciare, non è educativo, e il servizio pubblico di stato pagato coi soldi di tutti attraverso una trasmissione il cui conduttore è pagato a peso d’oro certamente non per mostrarci in tutto il suo splendore la vita di un pessimo maestro che non ha nessuna cultura da veicolare, non dovrebbe dare nessuna chance a gente come fitto e maradona.

E invece c’è un pubblico che a gente così fa pure l’applauso.

 

Informazione [si fa per dire]: scusate se insisto

Sottotitolo: “Fra trent’anni l’Italia non sarà come l’ha fatta la politica ma come l’hanno fatta le televisioni”. Questo l’ha detto Ennio Flaiano, che è morto nel 1973, quindi in tempi meno sospetti di questo. Per non parlare di quanto detto e scritto da Pasolini a proposito dell’effetto devastante dei mezzi di informazione quando sono usati e gestiti male, con l’obiettivo di favorire il potere e non quello di raccontare i fatti affinché la gente poi impari ad elaborare le giuste riflessioni su ciò che esiste davvero, dunque non per costruire modelli perlopiù negativi, contrari a qualsiasi forma di etica in cui la gente non si riconosce, che a leggerlo adesso sembra scritto e detto l’altra settimana.

Io, lo dico spesso a mò di implorazione, di preghiera, non pretendo da tutti una chissà quale cultura avanzata che non possiedo neanch’io, ma almeno la conoscenza di questi ultimi trent’anni di storia, per capire, per non farsi prendere per il culo, per sapere chi dice la verità e chi invece la nasconde dietro il chiacchiericcio delle finte risse in tv. Oggi molti parleranno della finta lite fra Cicchitto e sallusti e non della fiducia che probabilmente si darà ad un governo che agisce sotto l’egida dell’Europa peggiore, quella liberista che ammazza lo stato sociale e i diritti civili, del lavoro, in virtù di una crisi provocata ad arte di cui non sono responsabili quelli che la stanno pagando. E quelli che stanno per decidere la fiducia al governicchio liberticida di Napolitano sono gli stessi che avevano giurato che Ruby era la nipote di Mubarak. Gli stessi TRADITORI dello stato. #colLetta.

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Mauro Biani

Il punto più significativo, e più basso, di Ballarò di ieri sera secondo me non è stata la lite fra Cicchitto e sallusti ma il successivo commento di Paolo Mieli quando riferendosi a Cicchitto ha detto più o meno che lui ha avuto dei problemi, un passato complicato ma che non gli si può riconoscere il ruolo di traditore. 
Ovvero Paolo Mieli ha riconosciuto una dignità politica a Cicchitto evitando accuratamente di fare riferimento a quei problemi che hanno riguardato Cicchitto e che si chiamano P2.  Quando l’ho sentito ho fatto un salto sulla sedia, si spera sempre “ora lo dice, lo dirà” e invece no, nessuno dice  che se questo fosse un paese normale tutta la P2 e i suoi derivati sarebbero in una galera da vent’anni, lontani dalla società civile e dimenticati da tutti, purtroppo, e invece, in questo paese c’è un sacco di gente che non sa nemmeno cos’è la P2, trasformatasi nel tempo in 3, 4 eccetera. Ecco perché dare una forma di dignità politica a Cicchitto significa non aver capito un cazzo di quello che è successo in Italia in questi ultimi trent’anni, anche un po’ prima di silvio il pregiudicato, quindi.

La televisione imbambola la gente con la finta lite in studio, a meno che qualcuno creda davvero che quei due stessero facendo sul serio, così oggi tutti parleranno della lite e non dei contenuti di un programma che informa in modo parziale, pilotato dalla politica che se questo fosse un paese normale non avrebbe nessun diritto né il modo di influenzare l’informazione in modo così sfacciato. Margaret Thatcher usava dire: “la BBC non mi piace ma non posso farci nulla”.

Questo è il paese dove tutti sanno tutto, dove non c’è bisogno di nessuno che racconta le cose, dove si guarda a chi le racconta, e invece di andare a verificare se le cose che si riportano sono vere o false si preferisce prendersela con chi le dice e le scrive. Solo in un paese a maggioranza di deficienti e ignoranti dal punto di vista della conoscenza si può criticare un giornalista perché è lui come succede sistematicamente a Marco Travaglio perché non si possono confutare né smentire le cose che scrive e che dice. Ecco perché poi i Paolo Mieli diventano le eccellenze e gli altri, quelli che non hanno piegato la schiena al conflitto di interessi di berlusconi né al suo libro paga, gli scemi del villaggio.  

Qui in rete, lo vedo anche dalla mia pagina di facebook si rischia ogni giorno l’accusa di presuntuosità, molti ti leggono e rispondono alle varie cose che si pubblicano con l’aria da “ma questa che dice, che vuole?” solo perché scrivi di cose che non conoscono. E invece di andare a vedere se sono vere preferiscono prendersela con chi gliele racconta.

Riconoscere una storia politica a chi ha fatto parte di una loggia segreta eversiva il cui obiettivo era il rovesciamento dello stato significa dare dignità ed un significato POLITICO, e ancorché storico a tutto quello che è successo in questi ultimi vent’anni, ovvero la messa in pratica di quel progetto criminale che è il piano di rinascita di Licio Gelli che nel 2003 in un’intervista a Repubblica  si vantava che tutto [giustizia, ordine pubblico, televisione] stava andando come da lui voluto trent’anni prima e che forse avrebbe dovuto pretendere i diritti d’autore.

E se il bravo presentatore avesse fatto ascoltare tutta l’intervista a Grillo, del quale tutto si può dire meno che non abbia la giusta competenza e conoscenza delle dinamiche dell’informazione italiana, invece dei venti secondi stralciati da un quarto d’ora di dichiarazioni interessanti e vere sullo stato pietoso dell’informazione del servizio pubblico forse la gente capirebbe che se l’Italia è al livello più infimo in materia di libertà di stampa e informazione, nelle classifiche internazionali si trova sotto o al pari di paesi che almeno non si vantano di essere democrazie, lo si deve anche, soprattutto, a gente come Paolo Mieli considerato un’autorevole eccellenza giornalistica ma nei fatti solo uno dei tanti funzionari del sistema “status quo” italiano e alle trasmissioni come Ballarò, grazie alla quale, val la pena di ricordarlo, un’anonima dirigente di un sindacato inutile come Renata Polverini  è stata aiutata a diventare niente meno che governatrice del Lazio.

La disinformazione crea mostri che nessuno poi può più distruggere, e la conferma l’abbiamo proprio nella figura di berlusconi che grazie alle sue tv e al controllo che ha potuto esercitare poi da “politico” sulle altre, sul cosiddetto servizio pubblico, ha stravolto e deformato un paese intero.

Bella, ciao

Su wikipedia tutti hanno la possibilità di aggiungere informazioni e dettagli a tutti gli argomenti che sono contenuti nell’enciclopedia on line che ogni giorno viene consultata da miliardi di persone.
Solo però, come diceva Grillo tanti anni fa, se qualcuno scrive una cazzata tempo due minuti e gli si rivolta contro il mondo.
E allora io mi chiedo: qual è il senso di diffondere cazzate, anche offensive, se grazie alla Rete tempo due minuti e non dico il mondo ma un sacco di gente giustamente incazzata e stanca di essere trattata da imbecille poi si rivolta contro?

Per la cosiddetta informazione italiana, pubblica e privata, la parola fascismo è off limit, non si può dire, non si può pronunciare, non si deve dire, ad esempio, che Franca Rame non fu vittima della sua bellezza [finché, ‘sto cazzo] quando il 9 marzo del 1973 fu stuprata da un branco di  fascisti e che il suo fu uno stupro su commissione non perché lei fosse una gran bella donna ma perché era una donna comunista e dunque doveva essere punita per questo.
E non si può dire che quello stupro fu ordinato da alcuni ufficiali dei carabinieri come riportano le cronache del periodo.

Ieri il TG2 ha mandato in onda un servizio vergognoso su Franca Rame: la conduttrice  ha detto che Franca Rame avrebbe usato la sua bellezza finché non fu stuprata omettendo il perché di quello stupro, ovvero la parte fondamentale che fu quella che poi segnò per sempre la vita dell’artista.

Dopo mezz’ora dalla fine del telegiornale in Rete è successo il finimondo come sempre accade quando l’informazione ufficiale, quella che paghiamo tutti, non assolve al suo dovere che è appunto, quello di informare e non di dare la versione più comoda, riveduta, corretta e addolcita di un fatto che è accaduto.

E dai fatti che hanno riguardato  la splendida vita di Franca Rame non si può stralciare qualcosa che è ormai di pubblico dominio, e specialmente nel giorno della sua morte e dopo che  la vicenda drammatica dello stupro subito da Franca Rame aveva già fatto il giro del mondo in Rete.
A distanza di quarant’anni, il servizio pubblico come quello privato nella figura di Enrico Mentana, anche lui così poco coraggioso da evitare di pronunciare la parola “fascisti” in riferimento agli stupratori,  non possono oscurare il fatto che lo stupro di Franca sia stato una vera spedizione punitiva eseguita da una squadraccia fascista e ordita per motivi politici.

Solo in tarda serata è arrivata una specie di rettifica da parte del TG2, ma come sempre accade in casi come questi la toppa è stata peggiore del buco, perché il direttore Marcello Masi ha fatto l’offeso e lo sdegnato invitando a vergognarsi tutti quelli, me compresa che si erano già attivati su facebook per pretendere il chiarimento, colpa nostra che  avevamo capito male e non c’era nessuna finalità offensiva né tanto meno censoria nell’intervento di Carola Carulli al telegiornale.

Nella richiesta di rettifica non c’era nessuna volontà di ripristinare la gogna per la giornalista disinformata: bastava ammettere l’errore e  fare un opportuno passo indietro senza i se i ma del direttore.

E inoltre, se l’informazione facesse il suo dovere non servirebbero nemmeno certe “scuse”.

Lo stupro è un orrore che ammazza dentro.

Quello che si vive dopo è solo un surrogato di vita: un’apparenza di vita.

Grazie a Franca Rame per aver saputo, invece, vivere così bene la sua, mettendosi a disposizione per un progetto di civiltà.

E, a proposito di balle e ballisti,  qual è il senso di fare il Pigì Battista se poi c’è sempre almeno un Marco Travaglio che gli fa fare la figura di merda che si merita?

I ragazzi del coro
Marco Travaglio, 30 maggio

L’altra sera il giornalismo indipendente ha fatto un altro passo da gigante a Ballarò con l’intervista, si fa per dire, di Giovanni Floris a Pier Luigi Bersani. Parevano due compari che si ritrovano al bar dopo tanto tempo e il più cazzaro dei due racconta all’altro che lo voleva la Juve come centravanti, ma lui ha rifiutato perché merita ben di meglio. Solo che al bar, di solito, l’altro compare guarda il cazzaro con un misto di simpatia e commiserazione, e se è molto buono lo asseconda, altrimenti gli ride in faccia. Floris invece assisteva alle bugie di Bersani con compunta partecipazione, alzandogli lui stesso la palla per aiutarlo a mentire meglio. Così lo smacchiatore di giaguari ha potuto raccontare la favola del “governo del cambiamento” con i 5Stelle, abortito per il no di Grillo (tutti sanno che era un governo Bersani di minoranza, in cui i 5Stelle non avrebbero avuto alcun ministro e alcuna voce in capitolo sul programma, che Bersani si era premurato di preparare in anticipo: i famosi otto punti di sutura). La frottola della sua proposta ai grillino di votare Prodi al Quirinale (proposta mai fatta né in pubblico né in privato, mentre fu Grillo a proporgli pubblicamente di votare Rodotà e poi discutere di un governo insieme). La balla del no del Pd a Rodotà perché “non avrebbe avuto i voti” (e allora perché proporre Marini e Prodi, che non avevano neppure i voti del Pd, ed escludere in partenza Rodotà, che aveva già i voti dei 5Stelle e di Sel e avrebbe potuto essere eletto anche senza un terzo del Pd?). La bufala della sua disponibilità a farsi da parte (lo disse solo il 2 aprile, dopo aver ripetuto per un mese e mezzo “governo Bersani o elezioni”, e poi non lo fece mai). La patacca del “sempre stato contrario al finanziamento pubblico dei partiti” (celebre il refrain della campagna elettorale:”anche Clistene era favorevole, sennò fan politica solo i ricchi”). E via balleggiando. L’unica volta che Bersani ha detto qualcosa di vero, e cioè che sa chi sono i 101 “o forse 110” parlamentari del Pd che han tradito Prodi e il partito, ma non intende svelarli, Floris ha lasciato pietosamente cadere la questione. Meglio non metter troppo in imbarazzo l’ospite. Meglio servirgli altri assist spiritosi, tipo: “È più facile governare con Alfano o con Casaleggio?”. Ah ah, zuzzurellone. Il clima è da quiete dopo la tempesta: ce la siamo vista brutta, ma ora è passata, tutto è tornato al suo posto: Grillo perde, i partiti vincono (mettono in fuga 4 elettori su 10, ma è un trionfo), i giornalisti tornano a sdraiarsi dopo tanta paura, la cadrega è salva e si può anche riscrivere la storia a uso e consumo dei presunti vincitori. È lo stesso clima che si respira nei giornali, che celebrano il record dell’astensionismo con titoli virili del tipo “Una domanda di governo” (Corriere ), “Il riscatto dei partiti” (Repubblica ), “Il voto sveglia la sinistra” (l’Unità). Anche gli onanisti di twitter si scatenano. Il neomartire Pigi Battista (Grillo l’ha insultato per le balle che scrive, dunque tutti solidali, mentre chi viene insultato da Battista non merita nulla) cinguetta: “Per Ingroia l’anno della catastrofe: arrestato il suo pataccaro Ciancimino jr.”. Strana esultanza, da parte di uno che passa il tempo a travestire da Tortora qualunque potente arrestato o inquisito. Figurarsi se avessero ingabbiato uno a scelta fra i suoi editori evasori: pianti a dirotto e alti lai contro le manette facili e l’accanimento delle toghe cattive. Trattandosi invece di Ciancimino, viva la garrota. Peccato che il primo a far arrestare Cincimino per calunnia e porto di esplosivi sia stato proprio Ingroia, che poi lo fece rinviare a giudizio per minaccia a corpo dello Stato e concorso esterno. E peccato che l’arresto per evasione fiscale non c’entri nulla con la veridicità o meno di quel che Ciancimino ha detto sulla trattativa e dei 50 documenti che ha prodotto (già autenticati dalla Scientifica). 
Queste cose le sanno tutti i giornalisti, anche i meno dotati. Dunque non Battista.

Pino e Andrea: Santi sulla Terra

Palermo, don Giuseppe Puglisi è beato

Ci sono persone che non hanno bisogno di una santità post mortem, avendola interpretata benissimo da vive. Nel giorno della contestazione ad Angelo Bagnasco mi viene in mente un altro cardinale, Roberto Bellarmino, quello che mandò a morire Giordano Bruno sul rogo dopo aver ordinato che gli inchiodassero le mandibole affinché non potesse più aprire quella bocca che usava per veicolare e diffondere i suoi messaggi di saggezza.
Anche Roberto Bellarmino fu proclamato santo, e chissà perché.

Cito da un commento sul Fatto Quotidiano:  “vedere Bagnasco commemorare Don Gallo è come vedere Napolitano commemorare Falcone e Borsellino”.

Genova per lui: i funerali di don Gallo
Applausi per il prete, fischi al cardinale

Bagnasco rappresenta quella chiesa da cui Andrea ha sempre preso le distanze, quella della discriminazione, dell’esclusione, della negazione dei diritti uguali per tutti.

L’Avvenire, il quotidiano ufficiale della Cei di cui Bagnasco è il presidente, ha relegato  la notizia della sua morte a pagina 11, e non serviva la conferma del fatto che quel prete da strada e da marciapiede non sia stato mai ben visto dalle alte gerarchie ecclesiastiche proprio perché era uno che non discriminava e non escludeva.

E una persona che non è stata ben vista e considerata da viva non si capisce perché debba esserlo da morta.

Bagnasco, andando ad officiare i funerali di Don Gallo ha celebrato ed onorato quello che la chiesa ha sempre celebrato e onorato e cioè tutta la sua ipocrisia, le sue morali doppie e triple da  mettere in pratica a seconda della convenienza, dell’opportunità,  del ceto e del censo delle  persone che ha di fronte.

La chiesa che dovrebbe stare dalla parte dei poveri, degli ultimi, ha scelto invece di mettersi sempre al fianco del potere, quale che fosse, anche il più temibile e sanguinario.

Ecco perché la presenza del cardinal Bagnasco non è stata gradita da chi amava il pretaccio che i poveri e gli ultimi se li metteva in casa.

Ed è vergognoso che la Rai, la televisione di tutti, quindi anche delle persone che amavano Don Gallo, abbia destinato ai suoi funerali una tv di nicchia e, solo qualche giorno fa, trasmesso la diretta televisiva del matrimonio di due signori nessuno a cui vogliono bene, forse, giusto le persone di famiglia e i loro amici tali e quali a loro.

Vergognoso che la signora nessuno abbia detto che il suo matrimonio sfarzoso e lussuoso abbia contribuito a divulgare un messaggio di serenità e di quanto sia bella la famiglia e che comunque siccome  ha alzato l’audience è stato giusto così, in un paese fatto anche di morbosi voyeurs a cui piace guardare e non toccare.

Le famiglie normali, quelle che pagano il canone sono invece e a maggioranza, quelle con problemi di cui fanno parte le persone che Don Gallo aiutava, sosteneva e non abbandonava come invece spesso e volentieri fa la chiesa, in special modo quella delle alte gerarchie, che proprio perché sono la testa dell’istituzione dovrebbero dare il miglior esempio accogliendo TUTTI, come facevano Pino Puglisi e Andrea Gallo.

Manifest’Azioni [che bel paese è l’Italia, manco una colata di acido muriatico ci salverà]

Contro le istituzioni: tutti con Silvio!  – Domenico Gallo per Micromega

[…] Con la scusa della repressione della criminalità sono stati privati della libertà tanti onesti padri di famiglia dediti al commercio della droga per sfamare i figli; tanti onesti collettori di tangenti e tanti onesti professionisti, dediti ad attività predatorie; tanti onesti imprenditori costretti a mandare in esilio nei paradisi fiscali i capitali onestamente guadagnati con l’aiuto della “famiglia”.

Per giunta questa società di onesti deve confrontarsi quotidianamente con lo spionaggio screanzato sui telefonini, anche quelli più riservati, non essendo più sicura nemmeno dell’inviolabilità delle proprie conversazioni telefoniche: in Italia non si è più liberi di organizzare una rapina in banca, un’estorsione, un appalto truccato o un attentato che si viene subito intercettati!

Tuttavia il culmine di questa situazione insopportabile non è né l’oppressione fiscale né quella burocratica, ma l’oppressione giudiziaria. I magistrati arrivano ad usare i loro poteri (cioè il potere di procedere al controllo di legalità) persino contro chi è stato democraticamente eletto, come se i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche avessero il dovere di adempierle con disciplina ed onore!

Come se gli eletti dal popolo (specialmente uno!) non godessero del privilegio dell’inviolabilità. Del resto lo diceva anche lo Statuto Albertino che la persona del Re è sacra ed inviolabile. Per questo gli innumerevoli procedimenti penali a carico di Silvio sono atti sacrileghi perché colpiscono il corpo mistico del Re (di denari).[…]

 

Incipit:  è molto strano che nessuno abbia pensato a caricare questo video su youtube: https://www.facebook.com/photo.php?v=474695502588125: la censura preventiva è quella che funziona meglio, così almeno non c’è nemmeno bisogno di giustificare la scomparsa di materiali come dire? inopportuni.

Preambolo: i due marò tornano in india. Bisognerebbe mandare laggiù anche Monti, Terzi, e quell’altro che c’ha il cognome che somiglia a una marca di spumante, Staffan De Mistura, che per i danni che hanno fatto nella gestione di questa faccenda e per la figura miserabile che hanno fatto fare al paese meriterebbero una revoca a tempo della  cittadinanza italiana.

Sottotitolo: non mi piace tutto questo interesse del M5S per quell’area della politica che si occupa del controllo: sicurezza e telecomunicazioni, il servizio pubblico sono cose delicate da gestire, non si possono affidare a dei principianti della politica che alle spalle hanno Casaleggio, uno che ha delle idee fantasiose sul futuro prossimo e più prossimo di questo paese. Uno che ha previsto la terza guerra mondiale, per dire.

Di tante cose che ci sono perché proprio la Rai e il Copasir, non abbiamo già dato in termini di monopolio e di pessima gestione delle cose importanti? cos’altro c’è da sperimentare in questo paese? perché la faccenda dovrebbe interessare tutti, visto che le cavie siamo noi.

MA

se  berlusconi riesce a cavarsela anche stavolta grazie alla politica che gli offre l’ennesima scialuppa di salvataggio a votare non andrò mai più nemmeno se mi ci portassero a forza.
E nessuno venisse più a raccontarmi favole sulla democrazia che è partecipazione, perché sostenere ancora una politica impegnata da quasi vent’anni a cercare la soluzione ai problemi giudiziari di un delinquente  non è partecipazione ma complicità con  chi al delinquente  non solo ha retto e  regge il sacco ma gli fa trovare pure la cassaforte aperta.
E allora non è più roba per me.

Sono diciotto anni che b chiede l’impunità e gliele hanno concesse tutte. 
Adesso che si è finalmente indebolito non deve assolutamente trovare gente ancora disposta a cedere ai suoi ricatti. 
Bisognerebbe che tutti prendessero finalmente atto che b non è un avversario disposto a perorare le sue cause per mezzo di sistemi democratici, non l’ha mai fatto, lui sta bene soltanto nella sua condizione naturale che è quella del fuori legge visto che le ha praticamente violate tutte.
E coi fuori legge non si tratta, tanto meno dovrebbe farlo la politica che sta lì per rappresentare e gestire lo stato per mezzo delle leggi e della democrazia, concetti completamente estranei alla figura di silvio berlusconi. craxi è stato moto più dignitoso di lui, se n’è andato a morire da latitante ma almeno non ha stravolto un paese, un parlamento e la Costituzione.

Domani berlusconi porterà i suoi in piazza a manifestare contro la magistratura, una cosa che sarebbe impossibile fare in qualsiasi altro paese democratico e civile, qui invece le istituzioni tacciono, trasformando un atto eversivo in qualcosa che si può tranquillamente fare in virtù di quella democrazia che berlusconi stupra da quasi vent’anni ogni giorno.

La cosa più deprimente è che si parlerà dello scazzo di Grasso  per mesi come della puntata in cui Santoro e Travaglio avrebbero fatto il favore a berlusconi.
A Porta a Porta si fa pornografia cinque sere a settimana da anni in pieno regime di conflitto di interessi del suo conduttore che è stipendiato da berlusconi e marito di una dei membri dell’autorità di garanzia nominata da Monti e nessuno fa un fiato.
Quando dico che un’informazione in questo paese se la meritano in pochi so perché lo dico.

Travaglio poteva calare l’asso ricordando anche l’intervista nella quale Grasso disse che il governo di b avrebbe meritato il premio per il suo impegno antimafia, non l’ha fatto, si è limitato a citare cose che chiunque legge libri e giornali doveva e dovrebbe conoscere da tempo.

Il problema invece è che siccome chi critica Travaglio non lo legge e chi critica Santoro non lo vede perché loro si devono criticare non sulla base del loro lavoro ma perché si chiamano Santoro e Travaglio io sarò sempre dall’altra parte, da quella di chi parla e critica in base alla conoscenza e non al pregiudizio.

Che tristezza doversi ridurre a fare la figura di un berlusconi qualunque…e bravo l’ex superprocuratore che, da perfetto estraneo alla politica quale dovrebbe essere ha invece imparato benissimo il linguaggio della politica come l’altro, il sobrio professore, e che ti combina il neo presidente del Senato dunque seconda carica dello Stato? invece di pensare ad una querela per diffamazione contro Travaglio – un magistrato dovrebbe sapere benissimo quali passi fare in presenza di accuse “infamanti” contro di lui [come se Travaglio avesse detto che la magistratura è un’associazione a delinquere composta da pazzi, antropologicamente diversi dalla razza umana, un cancro della democrazia etc etc: in quel caso non si leva nemmeno un pigolio da parte di nessuno]- telefona in diretta televisiva e si mette a battibeccare con lo studio come se fosse quello di un Porta a Porta qualunque.

Ed è strano che solo ieri sera sera Pietro Grasso si sia sentito ferito nell’onore, visto che le cose che ha detto Travaglio a Servizio Pubblico sono le stesse che ripete da anni, sono scritte anche sui suoi libri ma casostrano non ha mai ricevuto nessun invito alla sfida a duello da Grasso.
Forse Grasso si è spaventato perché probabilmente Napolitano conferirà a lui l’incarico di formare un governo da presdelcons e ci tiene ad farsi trovare vergine all’altare? Stabilito che c’è differenza fra errore e crimine è colpa di Travaglio se molto spesso chi si presenta alla politica ha SEMPRE e sistematicamente qualche conto da regolare col suo passato, con fatti legati alla sua attività professionale?
Marco Travaglio non è uno sprovveduto che parla senza verificare la veridicità delle cose che dice e che scrive sui suoi libri, se da anni dice quelle cose a proposito di Pietro Grasso e per anni non è successo significa che Grasso o era molto distratto e nessuno gli ha mai riferito i contenuti di quei libri come invece qualcuno ha fatto ieri sera informandolo che a Servizio Pubblico si stava infamando il suo onore, o semplicemente vuole dire che quelle cose sono vere e non c’è nulla da confutare, e la telefonata di Grasso è la conferma che Travaglio non ha svenduto la propria professione a nessuna causa o persona, lui fa il giornalista ed ha il DOVERE di raccontare i fatti quando ci sono, e la reazione di Grasso è la miglior risposta che poteva dare per confermare a me che Travaglio è un ottimo giornalista che non ha mai guardato in faccia nessuno e che non si è mai inchinato a nessun potente pre-potente o delinquente come invece ha fatto e fa la stragrande maggioranza del giornalismo italiano.

L’intervento di Marco Travaglio

La telefonata di Pietro Grasso a Servizio Pubblico