Silvio: «Ragazze vittime dei pm»

            Le ragazze che partecipavano alle cosiddette “cene eleganti” sono parti offese dice il tribunale di Milano. Dunque per la legge sono vittime, per il sentire comune, invece, sono corresponsabili in quanto consenzienti, hanno partecipato con una libera volontà di offrire corpo e favori sessuali  in cambio di soldi perché era esattamente questo che cercavano. E’ da moralisti dare un giudizio sui comportamenti sessuali? il corpo è loro, è nostro, delle donne e ne possiamo fare davvero quel che vogliamo? oppure ci sono condizionamenti soprattutto sociali, soprattutto questa corsa al possesso del futile, che non rendono veramente “libera” una donna di prostituirsi?
 Ho pensato fin dall’inizio che quelle ragazze sono un manipolo di furbe arrampicatrici che sapevano e sanno benissimo quello che facevano e fanno, e il perché lo fanno. Però per la legge dello stato, dunque non per i vari “sentire” comuni e personali che non c’entrano niente con la legge è giusto che siano considerate vittime e tutelate dai porci, dai maiali, dai vecchi pervertiti che usano il potere e i soldi per comprarsele un tanto al chilo. Uno che fa queste cose, che approfitta del suo potere immenso, del suo ruolo politico, e trasforma le sue perversioni  in sistema (‘o sistema)  regalando posti di lavoro di prestigio (facendoli pagare ai contribuenti cioè a noi) a quelle donne di cui si circondava   non va invidiato, va schifato e costretto fuori da una società che vuole dirsi civile. berlusconi ieri ha detto che sono stati i PM a rovinare la reputazione delle ragazze: ma alle cene eleganti non sono state mica invitate dai pm, chi le chiamava per conto terzi cioè di berlusconi, la minetti, fede, mora, tarantini e quella solida e squallida compagnia di giro di papponi lo faceva per ingraziarsi i favori di berlusconi, perché da quel do ut des scaturivano poi altri affari dei quali tutti hanno sentito parlare in questi anni.

Le donne che sono andate in piazza trenta e quaranta anni fa non lo hanno fatto certamente per difendere queste libertà. Il discorso è molto più ampio della semplice autogestione del corpo. E in un paese che vuole definirsi civile sarebbe meglio se un presidente del consiglio non abbia a che fare con nessun ricatto e per nessun motivo, minorenni, maggiorenni che siano queste ragazze sono state illuse con la promessa della bella vita, e non si può parlare di responsabilità in un’ epoca in cui le ragazzine si prostituiscono via web per il vestito e la borsa griffati, per la ricarica di un cellulare; dunque chi è che è moralmente colpevole, prim’ancora che legalmente, chi compra o chi vende? basta andarsi a rivedere l’intervista alla terry, una che pensa e dice che per la carriera si deve essere disposte anche a vendere la propria madre per capire che in queste sciagurate non esiste la benché minima idea di quel che significa avere valori e principi, io ci intravvedo addirittura la circonvenzione di incapace in questa storia. Perché fra il ricevere proposte e farle accettare con la lusinga della ricchezza, usando il potere dei soldi c’è molta differenza. Qualsiasi bella donna in vita sua ha ricevuto proposte, queste ragazze non hanno inventato niente, di utilizzatori finali è stato sempre pieno il mondo in tutte le sue fasi storiche, il problema, il dramma è quella subcultura che ha preso il sopravvento in questi ultimi anni, soprattutto grazie alla lobotomia operata dall’ imputato berlusconi attraverso i suoi potenti mezzi mediatici. Violenza non è solo lo stupro ma anche indurre ragazzine (idiote, superficiali quanto si vuole) a regalare i loro favori in cambio della chimera di una bella vita, dei bei vestiti e di una facile carriera.
Bisognerebbe sfatare poi questa leggenda, quella che fa dire da diecimila anni che la prostituzione è un mestiere, il più vecchio del mondo. La prostituzione è un orrore di cui nel terzo millennio non si dovrebbe nemmeno più parlare, figuriamoci esercitarla o usufruirne da clienti, punto e basta. Perché nessuna donna svende se stessa liberamente, qualcuna lo dice, ma non lo pensa affatto.