Resurrezioni italiche

I SAGGI DELLA NOMENKLATURA

Allo tsunami M5s, paragonato da Grillo alla “rivoluzione francese”, Napolitano risponde
 e sceglie la vecchia politica (leggi la cronaca). Dieci persone per riformare le istituzioni. L’elenco: 
Onida, Mauro, Quagliarello, Violante, Giovannini, Pitruzzella, Rossi, Giorgetti, Bubbico, Moavero

Quagliarello è uno di quelli che ha votato Ruby la nipote di Mubarak.
Un traditore dello Stato, avendo giurato il falso,  che se questo fosse un paese normale sarebbe stato giudicato insieme ai suoi 313 pari in parlamento dalla corte marziale ma che Napolitano, invece, ha considerato degno di poter decidere di che morte devono morire gli italiani. Quagliarello è anche quello che accusò il padre di Eluana Englaro, Beppino, di essere un assassino quando un tribunale stabilì che 17 anni di non vita e di  sofferenze inaudite potevano bastare per una persona che non aveva nessuna possibilità di guarire.

Violante invece è quello che ha praticamente garantito, assicurato e istituzionalizzato il conflitto di interessi di berlusconi. Ed è quello che disse che i repubblichini di Salò e i Partigiani erano figli della stessa patria, che mettersi al fianco dei nazisti è uguale che aver lottato per difendere l’Italia dai nazisti.

Onida è casualmente uno dei costituzionalisti che disse che il conflitto di attribuzione aperto da Napolitano contro i magistrati di Palermo era corretto.  Zagrebelsky che diceva il contrario non è stato nemmeno considerato. 

Gli altri componenti la commissione cosiddetta dei saggi di cui si occupa il “coniglio” Travaglio nel fondo di oggi sono uomini funzionali al potere, lo stesso che ci ha condotto allegramente fino a qui, ad oggi, e sono  solo uomini: il Papa fa rientrare le donne dalla porta lavando i piedi a due detenute fra cui una musulmana il giovedì di Pasqua e Napolitano le butta dalla finestra, in questo paese non c’era nemmeno una donna adatta, meritevole e all’altezza di far parte di una commissione di saggezze, evidentemente.

Quando pensi che Napolitano potrebbe fare qualcosa che non dovrebbe fare, lui l’ha già fatta.

Ma  mi raccomando, prendiamocela sempre coi giornalisti poi, quando scrivono le cose.
Ché se non ci fossero stati Rizzo & Stella [come pensano e purtroppo scrivono e dicono certi irriducibili difensori disonesti della bella politica tradizionale] oggi saremmo stati meglio tutti, noi depredati peggio di così, “loro” liberi e padroni di continuare a rubare, ad arricchirsi, a fare un uso privato dello Stato pubblico peggio di così, ma serenamente.
Occhio non vede, cuore non duole.
E continuiamo pure a prendercela cogli ultimi arrivati, in questo bel paese dei senza memoria, mica con chi negli ultimi vent’anni ha fatto dell’Italia roba sua: destra, sinistra e centrosinistra in egual misura che come i ladri di Pisa il giorno fanno finta di litigare e la sera fanno pace, mica con Napolitano, e non Grillo, che ha ridato fiato alle trombe di berlusconi non permettendo che si tornasse a votare un anno e qualche mese fa quando i fatti che riguardavano berlusconi erano ancora materia di cronaca quotidiana, per non parlare di quello che era successo quel famoso 14 dicembre – rinominato lo scilipoti day –  in parlamento quando a berlusconi fu consentito di potersi comprare la sua sopravvivenza politica e la consueta e relativa impunità ottenuta anche grazie alle leggi firmate dal presidente della repubblica.
E se quelli di Grillo – che non ci sarebbero stati se la politica avesse fatto la politica e non gl’interessi suoi ma soprattutto di uno solo – non vogliono mischiarsi alla feccia che negli ultimi vent’anni ha lavorato esclusivamente per salvare un eversore, uno che viola la legge al ritmo delle cazzate che dice, per toglierlo dai suoi guai, per garantirgli decenza e immunità a colpi di colpi di stato spacciati per azioni democraticamente legittime o necessarie per un paese in emergenza – tipo il governo cosiddetto tecnico – se proprio quell’opposizione che doveva depotenziare l’immorale oligarca e la sua corte è quella che invece gli ha concesso di potersi arricchire ancora e ancora [come racconta ma più che altro confessa Violante nel famoso video della dichiarazione in parlamento sul conflitto di interessi di qualche anno fa 25 volte, oggi saranno almeno il doppio] dandogli legittimità politica e financo morale considerandolo un interlocutore serio e credibile, uno col quale ci si può sedere al tavolo delle decisioni importanti è – naturalmente – perché sono sfascisti, fascisti e antistato.
Invece quegli altri allo Stato hanno sempre voluto bene, lo hanno dimostrato in tutti i modi.
Per non parlare di quanto hanno voluto bene a noi cittadini che li paghiamo lo stesso, anche quando non rendono e non lavorano per noi.

Cioè quasi sempre.

Con scappellamento a destra

Marco Travaglio, 31 marzo

“Gol mancato, gol subìto” è una regola ferrea del calcio. Ma non solo. L’altroieri M5S aveva un rigore a porta vuota: l’ha tirato in tribuna. E, con la partecipazione straordinaria di Napolitano e Bersani, ha perso un’occasione unica di spingere l’Italia verso un po’ di futuro. Ieri le lancette della politica hanno ripreso a camminare a ritroso verso il peggiore passato. Anziché andarsene in anticipo, accelerando l’elezione del successore e la soluzione della crisi, come pure aveva saggiamente pensato, Napolitano è riuscito a farci rimpiangere di non vivere in Vaticano (di Ratzinger purtroppo ce n’è uno solo, e non è italiano). E a dare ragione a Grillo anche quando aveva torto. La bi-Bicamerale escogitata per dettare l’agenda a un governo che non c’è ricorda la Restaurazione del 1815, col ritorno dei “codini” in Europa dopo la fine di Napoleone e il congresso di Vienna. Solo che da noi la rivoluzione non c’è stata: siamo il paese della controriforma senza riforma e della restaurazione senza rivoluzione. Il paese che, quando ha le idee confuse, fa una commissione (anzi, due) per confondersele un altro po’. In un altro, la mossa del Presidente verrebbe chiamata col suo nome: golpe bianco, commissariamento della politica e degli elettori (e poi l'”antipolitico” sarebbe Grillo), con i saggi al posto dei colonnelli. Nel paese di Pulcinella, è il tragicomico risultato delle non-dimissioni di Napolitano, seguite alla non-vittoria Pd, alla non-sconfitta Pdl, al non-statuto M5S, alla non-rinuncia di Bersani dopo il fallimento delle convergenze parallele e della non-sfiducia a 5Stelle, previa pausa di riflessione. Mentre le migliori lingue di giornalisti e giuristi fanno gli straordinari per magnificare la geniale, strepitosa, magistrale mossa del Colle, si sente persino dire che “il governo Monti è pienamente operativo” e sta per assumere “provvedimenti urgenti per l’economia”: è lo stesso che annega in acque territoriali indiane sul caso dei marò, col ministro degli Esteri che riesce a dimettersi da un esecutivo dimissionario. E il cui leader Monti è stato appena asfaltato dal 90% degli elettori. Dunque l’eterna Bicamerale, aperta nel ’97 da D’Alema e B. e mai davvero chiusa nonostante le apparenze, riapre trionfalmente i battenti sotto le mentite spoglie di due “gruppi di saggi”. C’è Onida, corazziere ad honorem per gli immani sforzi compiuti per difendere le interferenze del Quirinale nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia e per negare l’ineleggibilità di B., dunque molto saggio. C’è Giovannini, il presidente Istat che fu incaricato di studiare i costi della politica, ma alla fine si arrese stremato, dunque molto saggio. C’è Pitruzzella, già associato allo studio Schifani, dunque garante dell’Antitrust e molto saggio. C’è Rossi, il solito banchiere uscito dai caveau di Bankitalia, dunque molto saggio. C’è Violante, quello che si vantava con B. di non avergli toccato le tv e il conflitto d’interessi, dunque molto saggio. C’è Mauro, già Pdl, ora montiano, ma sempre Cl, dunque molto saggio. C’è Quagliariello, che strepitò in aula contro gli “assassini” di Eluana, dunque molto saggio. C’è Bubbico, già indagato e prosciolto per la buona politica in Lucania, dunque molto saggio. C’è il leghista Giorgetti, che intascò una mazzetta da Fiorani, poi con comodo la restituì, dunque molto saggio. Se questi sono saggi, i fessi dove sono? Eppure piacciono a tutti. Anche ai 5Stelle, gli unici esclusi dalla spartizione quirinalesca, gli unici ignari della vera natura della bi-Bicamerale: una stanza degli orrori per rimettere in pista B. e patteggiare alle nostre spalle, una siringa di anestetico per infilarci la supposta dell’inciucio senza che ce ne accorgiamo. Scommettiamo che i saggi parleranno quasi soltanto di giustizia?

Ps. Nella distrazione generale si son dimenticati Bersani nel freezer. Qualcuno lo avverta che non è più il premier incaricato e, se possibile, lo scongeli nel microonde.

Cialtronate italiche (le solite, peraltro)

Sottotitolo1: Alla Fornero sarebbe bastato dire un quarto delle cose di buon senso che ha saputo dire lei. Altro che la sua stridula retorica sulle donne di questo paese che mi rifiuto anche di commentare. Poi non lamentiamoci se la gente trova i suoi punti di riferimento altrove invece, come dovrebbe essere normale, in quelle istituzioni che dovrebbero rappresentarla: La lettera di Geppi Cucciari per le donne

Sottotitolo2: “Quello per i senatori è il top del top, ha un tasso variabile dell’1,57%. E’ una pacchia”. E’ la risposta che ha dato un impiegato della filiale BNL interna al Senato a Francesco Barbato (IdV). L’onorevole, con la telecamera nascosta, era entrato in banca per chiedere un mutuo per l’acquisto di una casa. “E’ una pacchia di cui possono beneficiare anche altre persone – ha precisato l’addetto allo sportello – ma ci deve stare sempre un senatore dietro”. Piazzapulita – si legge in una nota- smaschera un altro privilegio della casta dei politici: tassi di interesse per i mutui a un terzo di quanto pagano i normali cittadini.

“Alfano voleva creare il caso, vogliono solo strumentalizzare ed è la cosa che mi fa più schifo della politica” [Andrea Riccardi, ministro della cooperazione internazionale]

E 46 nel Pdl “sfiduciano” Riccardi

In questo paese non si può dire alla merda che è merda, non è istituzionalmente corretto, avere però un centinaio di delinquenti pregiudicati, indagati, imputati e condannati in parlamento fa parte evidentemente di una normalità più facilmente accettabile socialmente; qualcosa a cui nessuno fa più caso ormai.
Quando berlusconi disse che l’Italia è un paese di merda, quando definì coglioni tutti quelli che non lo votano, quando castelli, da ministro faceva il capopopolo al grido di “chi non salta italiano è”, quando bossi invita alla lotta armata e agli attentati, quando brunetta offese praticamente tutti i figli d’Italia (esclusi ovviamente certi fortunatissimi e bravissimi figli d’arte) dicendo loro che sono l’Italia peggiore, e in molte altre occasioni che non mi va di ricordare per non flagellarmi ulteriormente le meningi di prima mattina, dov’erano i  CIALTRONI che oggi chiedono le dimissioni di Riccardi, che poi sono gli stessi che “Ruby è la nipote di Mubarak”?  purtroppo le dimissioni per questi ed altri ancora che hanno disonorato l’Italia per il solo fatto di esistere non le ha chieste nessuno: nemmeno la cosiddetta opposizione che sarebbe proprio pagata anche per questo.

La mia solidarietà totale e incondizionata al ministro Riccardi che meriterebbe una medaglia d’oro al valor civile da vivo solo per aver avuto il coraggio di dire quello che avrebbe dovuto dire, e pubblicamente, qualcun altro al posto suo molto prima di adesso e per aver interpretato il pensiero di tanta gente che non ha voce, e quando ce l’ha viene accusata di qualunquismo e populismo,  chi – me compresa – le stesse cose le dice da anni siamo sempre e solo i soliti stronzi, o grillini, o travaglini?

Non facciamo finta di vivere in un paese normale, perché l’Italia non lo è.

L’AMACA – Michele Serra – La Repubblica

Naturalmente il ministro Riccardi, per responsabilità di ruolo, deve rimangiarsi la frase su quanto è schifosa la politica quando è giochino di bottega, ricatto, sotterfugio ipocrita per non svelare i propri veri scopi. Ma quel giudizio, per quanto ruvido, esprime un sentimento diffuso, e ahimè ampiamente giustificato da quello che la politica dei partiti è stata, in larga misura, negli ultimi anni. Che un giudizio del genere non provenga da un qualunquista da bar, o da un grillino di passaggio, ma dal ministro di un governo che di politica (giusta o sbagliata che sia) ne fa a tonnellate, nonché da una persona impegnata nel sociale come dieci leader di partito messi assieme, è cosa che non può non mandare in bestia i mandarini del Pdl, che vedono il proprio potere usurpato dal “governo tecnico” e il proprio patrimonio di voti scemare di giorno in giorno. La novità che rende affascinante, incerto, decisamente inedito il panorama politico italiano è proprio questa: fuori dai partiti non c’è solo l’antipolitica, come è stato molto comodo dire negli ultimi anni. Fuori dai partiti c’è anche molta politica, e in questo momento, addirittura, c’è il governo. I partiti cominciano a capirlo, e per questo diventano ogni giorno più nervosi. Nel caso del Pdl, più aggressivi.