Arroganza istituzionale

maiali-di-statoSottotitolo:  il mio concetto di onestà, di sani comportamenti, di etica e moralità ha subito un vero trauma.

Sono confusa, arrabbiata  e smarrita, vedo un paese senz’alcun punto di riferimento. Non ho più fiducia in nessuno.

Non posso avere fiducia in chi garantisce sallusti e non mio figlio.

Caso Sallusti, Napolitano commuta
carcere in pena pecuniaria di 15mila euro

 Napolitano  grazia il diffamatore non pentito sallusti.

La legislatura delle vergogne chiude in bellezza [Il Fatto Quotidiano]

Re Giorgio ha detto sì.
Così danielina potrà organizzare il pranzo di natale a casa sua.
Io mi chiedo solo una cosa: ma che cazzo ce la mandano a fare a processo certa gente? la mandassero direttamente da Napolitano a prendersi  una sentenza cash e passa la paura. 

Almeno si evita di prendere in giro, di ridicolizzare la gente onesta e perbene, quella che non diffama e non commette reati per abitudine.

Tutto sommato si potrebbe fare davvero una class action, aprire un sito web dove postare e pubblicare quotidianamente tutto il peggio che viene in mente a chiunque a proposito di classe dirigente e politica, e non importa che sia vero o falso, offensivo o meno, il tutto si potrà derubricare nella semplice espressione di un’idea come c’insegna [anche] il bravo Matteo Renzi che ci fa sapere di essere felice e contento che la vicenda di sallusti si sia risolta positivamente, più o meno come disse quando berlusconi fu prescritto al processo Mills.

E se qualcuno ci dovesse denunciare per diffamazione potremo sempre andare a chiedere conforto e assistenza al presidente Napolitano, patteggiare una grazia e pagarla in comode rate da 1000 euro al mese. Ma in questo caso e ovviamente, nessuno farebbe in tempo a postare una virgola e il sito verrebbe chiuso con relativa denuncia nei confronti dei suoi amministratori. Mica come quei bei siti nazifascisti o integralisti fondamentalisti alla pontifex che possono diffondere le loro apologie in santa pace.

Una volta si diceva che le leggi per gli amici si interpretano, per tutti gli altri si applicano.
Oggi invece le leggi per gli amici si inventano, semplicemente.
Le sentenze dei tribunali diventano strumenti di ricatto sottobanco, si concedono attenzioni e perdono in cambio di chissà quale contropartita.
Mal che vada si possono sempre aprire conflitti di attribuzione: l’istituzione, innanzitutto, del paese ce ne possiamo sbattere allegramente i coglioni, tanto è natale chi ci penserà più a sallusti, diffamatore recidivo il cui reato è stato condonato con 15.000 euro, praticamente la cifra che la sua compagna spende in due mesi fra profumi, trattamenti estetici e parrucchiere.

sallusti è stato giustificato, perdonato, difeso, condonato, graziato e non ha ancora chiesto scusa al PM Cocilovo. 
E pensare che sarebbe bastato questo e una semplice rettifica per evitare di farne un martire dell’ingiustizia coccolato da tutte le caste sopracaste e sottocaste, quelle categorie di professionisti che gestiscono i poteri e i doveri costituzionali e la libera circolazione delle informazioni.

O almeno dovrebbero, se la Costituzione ha ancora un senso o se invece  ce l’ha solo per farne uno show da lunedì sera invernale.

La vicenda di sallusti  va molto oltre i semplici concetti di casta e privilegio perché mette manifestamente noi cittadini onestamente normali o normalmente onesti ad un livello molto inferiore rispetto a quello di qualcuno che delinque, ovvero viola la legge, si pone oltre la legge  abitualmente, un recidivo, e non per opinione ma per il gesto concreto di un garante super partes, la persona che rappresenta uno stato e i suoi cittadini che dovrebbero essere tutti uguali anche se si chiamano sallusti, berlusconi e Napolitano, un presidente, un garante  che in altre situazioni che hanno riguardato altre persone – quelle che tutte uguali lo sono davvero  perché sanno di non poter contare su nessun interessamento particolare da parte di nessuna eccellenza –  non si è comportato in modo analogo e non lo farà neanche in futuro semplicemente perché non rientra nelle prerogative di un capo di stato graziare un condannato [ad una non pena ridicola] che non ha scontato nemmeno mezz’ora di galera, sallusti in queste ultime settimane ha soggiornato nella lussuosa dimora della sua compagna, ha continuato a comunicare con l’esterno attraverso un computer e i social network: arresti domiciliari? non scherziamo.

C’è stata gente che si è suicidata per una cartella equitalia, per non aver saputo sopportare la vergogna di una umiliazione e l’impossibilità di far fronte ad un debito in denaro.

Gente onesta cui nessuno ha teso una mano nemmeno per pietà.

 Napolitano invece  intercede personalmente con la collaborazione dell’appena ex ministro della giustizia, ed entrambi si arrogano il diritto di  sollevare uno che commette reati a ripetizione  dalle sue responsabilitá morali, civili e legali. Un protégé della casta a cui ieri è stata data l’assicurazione dal presidente della repubblica in persona  che  qualunque cosa faccia e può fare avrà  tutte le garanzie per farla franca. 

Cosa che non potrebbe né dovrebbe accadere se l’ambito della politica fosse pulito, esente da dubbi e sospetti, perché da ieri ognuno di noi è autorizzato a pensare che Napolitano abbia dovuto cedere a precise richieste di qualcuno.

Io almeno sì, mi autorizzo, eccome.

Proprio un bravo presidente, Napolitano.
Il miglior migliorista di tutti a mettersi  – da capo supremo del CSM – contro giudici e magistrati, da Palermo a Milano passando per Napoli. 
Il tutto per difendere  il ruolo, mica se stesso, no no ci mancherebbe, e adesso anche sallusti.
Sono soddisfazioni, vive e vibranti, e ce le abbiamo solo noi.
Schifezze come queste altrove non capitano; nessuno ci venisse a raccontare che sono azioni legittime e costituzionalmente corrette.
La Costituzione non dice che bisogna graziare [commutare una pena detentiva con qualche migliaio di euro è di fatto una grazia] i diffamatori recidivi.
Quelli “spiccatamente preposti a delinquere”,  con  tanti cari saluti a quel diritto costituzionale che voleva i cittadini tutti uguali, sia che si chiamassero sallusti, berlusconi o Napolitano.

E il bello poi è che ci vengono ad accusare di demagogia, di populismo.

Che mandano Benigni in tv a spiegare agli italiani quanto è bella la Costituzione, quella stessa che noi, da poveri poveracci cerchiamo di onorare ogni giorno ma che invece viene oltraggiata e stuprata tutti i giorni da chi per ruolo e istituzione dovrebbe esserne il garante, l’estremo difensore.

Il giorno dei Maya(li)
Marco Travaglio, 22 dicembre

Non è finito il mondo, ma solo il governo. E, con esso, una delle peggiori legislature della storia d’Italia. Quella delle passerelle dei ministri sui cadaveri dell’Abruzzo terremotato. Quella delle leggi vergogna imposte da B. e puntualmente firmate da Napolitano. Quella dei deputati comprati per tenere in piedi una banda senza maggioranza. Quella della mignottocrazia (copyright di Paolo Guzzanti). Quella dei giornali e delle tv padronali usati come manganelli per pestare gli avversari del regime. Quella delle istituzioni, anche le più alte, piegate alla ragion di Casta: per bastonare chi osa indagare sulle trattative Stato-mafia, per conservare i privilegi della cosca partitocratica, per cancellare il referendum anti-Porcellum, per svuotare il Parlamento dei suoi poteri a colpi di decreti, voti di fiducia, crisi extraparlamentari e scelte estero-dirette. E, infine, quella di chi strillava all’antipolitica e intanto fabbricava un governo tecnico riservato a non-politici: meglio dei predecessori, anche perché era difficile trovar di peggio, ma imperdonabilmente non-eletti. E dire che nel 2008, quando si andò a votare, la parola più ricorrente degli italiani era “casta”. Merito del best-seller di Stella e Rizzo e dei due V-Day di Grillo, che fecero da detonatori alla rabbia popolare a lungo sopita contro una classe dirigente decrepita, corrotta, screditata, mollemente adagiata nei suoi privilegi. Pareva che qualcosa dovesse cambiare, e qualcosa, quando i cittadini furono liberi di esprimersi, è cambiato: i referendum contro impunità, acqua privata e nucleare; i nuovi sindaci, da De Magistris a Doria, da Pisapia a Pizzarotti, più il seminuovo Orlando; il boom di 5Stelle in tutt’Italia, persino nell’immutabile Sicilia; le primarie del Pd. Nel Palazzo, invece, tutto come sempre. A parte qualche sforbiciatina ai “rimborsi elettorali” dei partiti, i costi folli della Casta sono rimasti intatti, e così i suoi privilegi. Affossato il taglio delle province. Silurato il divieto di riciclare politici trombati negli enti pubblici. E ieri, degno coronamento, la grazia al “giornalista” simbolo della stampa-manganello. Giornalista fra virgolette, perché da ieri è entrato ufficialmente nella Casta dei più uguali degli altri: ha diffamato un giudice, accusandolo di aver costretto una bambina ad abortire (fatto mai accaduto, totalmente inventato e mai rettificato); se la cava con 15 mila euro di multa e può tornare a diffamare chi gli pare con il viatico del Quirinale. Il tutto mentre il povero Pannella rischia la pelle per denunciare l’obbrobrio di tanti poveri cristi che marciscono in galere da terzo mondo per reatucoli da quattro soldi, tipo il possesso di un po’ di fumo o l’essere immigrati nel paese sbagliato, grazie alle leggi infami e ai “pacchetti sicurezza” dei governi di sinistra e soprattutto di destra. Leggi puntualmente firmate da Napolitano e dimenticate, fischiettando, da chi le ha votate. L’altroieri, mentre il Quirinale si mobilitava per graziare in fretta e furia il noto premio Pulitzer, il nuovo Pellico reduce dallo Spielberg, la Camera faceva gli straordinari per votare l’insindacabilità a Maurizio Gasparri, denunciato dal sottoscritto per aver detto e ripetuto in tv: “Travaglio è andato in vacanza in Sicilia a spese di un condannato per mafia”. Il tutto anni dopo che avevo pubblicamente documentato, carte alla mano, di essermi sempre pagato le vacanze e di non aver mai conosciuto né frequentato condannati per mafia. Giovedì, con i voti di Pdl e Lega, il Parlamento ha deciso che quelle infamie
sono “insindacabili opinioni di un parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni”. 
Ricapitolando: i Sallusti e i Gasparri possono diffamare impunemente chi vogliono, al riparo del Quirinale e di Montecitorio. Il messaggio per tutti noi cittadini comuni è semplice: chi fa parte del giro è al di sopra della legge; tutti gli altri, i paria, si fottano. Certo, non è la fine del mondo: è un po’ peggio.

La vergogna non abita in questo paese [e dire che dovrebbe, invece]

Sottotitolo: il ‘naturalmente delinquente’; “non deve capitare ad altri quello che sta capitando a me” [come no? qui siamo tutti in attesa della retata finale: stai scherzando, vero? dev’essere sullo stile notte dell’epifania, che tutti i criminali si porta via]

Dice di voler tornare, che è  necessario, per “riformare il pianeta giustizia”?  E come lo vorrebbe riformare, il pianeta giustizia? magari imitando quello del sincero democratico comunista, amico suo e di bordelli che gli oppositori li sbatte in galera? non si capisce poi che vuole dire la biancofiore quando afferma che va giudicato dalla volontà del popolo, micaè, ce rifamo? eddaje bella, insomma, caruccia, i colpevoli dei reati li giudicano i tribunali, non gli elettori. Un suggerimento: non gliela fate fare ‘sta figuraccia, se gli volete bene davvero, se siete davvero il partito dell’ammmòre, risparmiatelo stavolta dalla volontà del popolo. Ché misà che il popolo stavolta ha capito.

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Maqquanto mi piacciono gli amar(i)cord…ché la memoria italiota è labile, ora che tutti, almeno si spera, hanno capito cosa ha rischiato questo paese, e cioè di ritrovarsi berlusconi perfino al Quirnale bisognerebbe attuare un bel programma di rieducazione alla civiltà a livello nazionale per poi pretendere che a rappresentare lo stato sia gente che abbia davvero il senso dello stato, non i soliti burattini sempre disponibili a cedere a richieste e/o al soldo di qualcuno solo per smania di potere.

Non c’è solo da rinnovare la politica ma anche quel giornalismo che contribuisce alla confusione, quei giornalisti che o in prima persona o per conto terzi accettano di ospitare sempre i soliti squallidi personaggi che non aiutano per nulla la comprensione delle cose. 

Una democrazia si regge sì sulla politica ma anche su una buona informazione.
Basta, dare risalto a gente e darle la possibilità di conquistare un’autorevolezza che non merita per ritrovarcela poi magari  a fare la presidente di regione.
E basta anche coi sallusti, capito Lilly Gruber?
Uno appena condannato a 14 mesi di galera dovrebbe avere la decenza di rifiutare un invito, se quella decenza manca a chi lo chiama.

La Bindi che cade dal pero dopo 18 anni e  si accorge solo adesso di quanto sia stato devastante non aver risolto il conflitto di interessi fa semplicemente pena, non merita neanche di essere commentata. Ma neanche votata, mi pare ovvio.

Se, secondo i Magistrati di Milano berlusconi ha “una naturale capacità a delinquere” significa che tutti gli italiani che lo hanno sostenuto e votato sono naturalmente portati a delinquere anch’essi o è solo un’inguaribile tendenza alla coglionaggine diffusa? [e meno male che i coglioni eravamo noi che non lo facevamo né  lo abbiamo MAI fatto: il tempo, è galantuomo],  perché errare sì, è umano, ma avergli permesso di perseverare per diciassette anni per aver creduto davvero che senza di lui l’armata rossa [ma dove, ma quando, ma do’ stanno ‘sti comunisti? ] avrebbe preso possesso del parlamento non è stato solo un agire motivato dall’ignoranza ma vera e propria complicità con chi ha portato l’Italia al declino totale. Quindi sì, si può tranquillamente dire che c’è una parte di italiani anche piuttosto consistente che si è riconosciuta in un delinquente, si è fatta rappresentare da un delinquente.

Dell’opposizione non voglio nemmeno parlare, cari Bersani &co, ci vediamo alle elezioni, perché io a votare ci andrò, ma  nemmeno stavolta potrò concedere la mia fiducia a chi si tiene ancora in casa gli artefici del disastro berlusconi.

 

“Non ci libereremo mai di Berlusconi se non ci liberiamo di Massimo D’Alema. Il governo di centro sinistra si pronunciò per l’eleggibilità di Berlusconi per l’ambizione di D’Alema che mirava ai voti del premier per stravolgere la Costituzione introducendo il Presidenzialismo. 
Fu Massimo D’Alema – lo diciamo da anni- che diede a Silvio Berlusconi, nel 1994, l’assicurazione che il suo impero mediatico non sarebbe stato toccato. Ignorava l’allora capo della opposizione che il 69,3% degli italiani decide come votare guardando la TV. La verità la confessò Luciano Violante nel febbraio 2002, quando disse, nello stupore del Paese: “l’on Berlusconi sa per certo che gli è stata data garanzia piena nel 1994 che non sarebbero state toccate le televisioni. Voi ci avete accusato, nonostante non avessimo fatto la legge sul conflitto di interessi e dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni” 
E ciò in violazione della legge 30 marzo 1957, ignorando l’appello di Giorgio Bocca, Paolo Sylos Labini e Giuseppe Laterza. 
Non c’era stata ignoranza ma un consapevole patto scellerato tra D’Alema e il suo amico di Arcore.”
[Ferdinando Imposimato – 16 settembre 2012]

Le indecenti evasioni
Marco Travaglio, 27 ottobre


La sentenza emessa ieri dal Tribunale di Milano, che ha condannato Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione per frode fiscale, a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e a 10 milioni di provvisionale all’Agenzia delle Entrate nel processo sui diritti Mediaset, non è — come vaneggia Angelino Alfano, nientemeno che ex ministro dellaGiustizia, “

l’ennesima prova dell’accanimento giudiziario contro Silvio Berlusconi”. Semmai è la prova che l’Italia è stata governata per nove anni negli ultimi venti da un evasore fiscale (che ogni tanto condonava le proprie evasioni). Non è nemmeno, con buona pace di Angelino Jolie, “una condanna inaspettata e incomprensibile con sanzioni principali e accessorie iperboliche”: chi conosce il processo sa bene che alcune società occulte create da David Mills e usate per drenare fondi neri gonfiando i costi dei film acquistati in America facevano capo personalmente a B. Quanto alle pene, detentive e accessorie, sono ridicole se confrontate con quelle di qualunque altra democrazia, dove gli evasori vengono sepolti in carcere, mentre da noi siedono al governo, in Parlamento e ai vertici di banche e grandi aziende. Fa sorridere, anzi fa pena il commento del capogruppo pidino Dario Franceschini: “Questo non è oggetto di confronto politico. E comunque, per fortuna, non lo è più”. Cioè: il fatto che un tribunale della Repubblica giudichi il più potente parlamentare della Repubblica, per tre volte presidente del Consiglio, colpevole di frode fiscale per 40 milioni di euro (35 volte la cifra che ha portato Fiorito in carcere) con “una naturale capacità a delinquere mostrata nel perseguire il disegno criminoso”, non sarebbe un fatto politico. O non lo sarebbe più solo perché B. ha rinunciato a candidarsi a premier, cioè a una carica che — sondaggi alla mano — non potrà mai più ricoprire, senza peraltro rinunciare al Parlamento, cioè all’immunità. Cose dell’altro mondo, anzi di questa Italia e di questo tragicomico centrosinistra, che per vent’anni ha dialogato col “delinquente naturale” e ha fatto di tutto per salvarlo dai suoi processi. Solo Di Pietro trova le parole giuste per commentare uno scandalo noto a tutti, che quasi tutti hanno finto, e tuttora fingono, di non vedere (come pure sulla costituzione di parte civile del governo nel processo sulla trattativa Stato-mafia, chiesta a gran voce da Di Pietro, da Fli e dal nostro giornale). Del resto non è la prima volta che B. viene condannato in primo grado: lo era già stato fra il 1997 e il ’98 per i finanziamenti illeciti a Craxi nel processo All Iberian (poi lo salvò la prescrizione), per la corruzione della Guardia di Finanza e per il falso in bilancio sui fondi neri di Medusa Cinema (poi fu assolto per insufficienza diprove). E ora che succede? Nell’immediato, nulla. La mannaia della prescrizione incombe, anche se il Tribunale, depositando le motivazioni assieme al dispositivo dopo sei anni di processo, ha fatto il possibile per scongiurarla: il reato dovrebbe estinguersi nel 2014, dunque c’è tutto il tempo per celebrare gli altri due gradi di giudizio. Se la Cassazione confermasse il verdetto di ieri, B. non andrebbe comunque in carcere: sia perché dai 4 anni vanno detratti i 3 dell’indulto gentilmente offerto nel 2006 dal centrosinistra e appositamente esteso ai reati finanziari; sia perché B. ha più di 70 anni e, in base alla legge ex-Cirielli da lui stesso imposta e mai cancellata dal centrosinistra, a quell’età si va ai domiciliari. Resterebbero però 2 anni di interdizione dai pubblici uffici non coperti da indulto: se la Cassazione confermasse la condanna, B. dovrebbe lasciare il Parlamento e perderebbe, oltre al seggio, l’immunità. Cioè a quanto ha di più caro,oltre ai soldi rubati a milioni di contribuenti onesti.

Tutto qua?

Formigoni indagato: “Tutto qua? Non ho nulla da temere: la corruzione non c’è”

Dal depuratore di Nosedo ai rapporti con la Maugeri: tutti i ‘guai’ del Celeste

LA COMMEDIA E’ FINITA: DA SEL ALL’UDC L’APPELLO ALLE DIMISSIONI

«Corruzione con l’aggravante internazionale»:  l’accusa della procura di Milano nei confronti di Roberto Formigoni. E’ il super indagato della regione Lombardia, il dodicesimo della maggioranza di centrodestra.

La cosa davvero sorprendente è che uno con un tale curriculum di porcherie sia ancora a piede libero. Ma quando all’estero parlano male dell’Italia, le agenzie ci abbassano il rating lo fanno per umiliarci. Sì. Che farà il celeste, dopo Il Fatto querelerà anche la procura di Milano?

 Questo è il risultato di anni e anni di lobotomia.  Il risultato di un certo garantismo applicato esclusivamente in ambito politico perché in questi ultimi due decenni, dalla famosa discesa in campo del salvatore della patria dunque di se stesso, molti hanno diffuso il concetto piuttosto strampalato che l’avversario va sconfitto politicamente e non nei tribunali.

 Ché non sta mica bene che venga sconfitto da se stesso medesimo a causa dei suoi comportamenti. Se il politico è anche, anzi soprattutto un criminale ma la gente lo vota ce lo dobbiamo tenere perché si sa, la maggioranza ha sempre ragione, vent’anni di regime fascista e altrettanti di qualcosa che non merita neanche l’aggettivo di regime tanto è lo schifo che è stato propalato in questi ultimi due decenni dovrebbero avercelo insegnato molto bene: la maggioranza vince, come, non importa.

E i politici con pendenze giudiziarie anche pesanti, con condanne passate in giudicato, fatte salve due piccole eccezioni: cuffaro e lusi che attualmente sono ospiti delle patrie galere sono ancora tutti lì a rivendicare il loro diritto a non dimettersi, e lo possono fare perché, come scrive benissimo Travaglio da anni  la principale occupazione del parlamento italiano, di onorevoli, senatori e deputati in questi ultimi due decenni è stata quella di trovare ogni mezzo, ogni strumento per evitarsi non solo la galera ma anche come sfuggire ai processi e trasformarli in leggi. E accusare di giustizialismo tutti coloro, me compresa, che pensano che nei paesi normali la distinzione fra onesti e disonesti sia ancora qualcosa di importante. E che nella politica, cioè nella massima rappresentanza di un paese e dei suoi cittadini, delinquenti, mafiosi e puttanieri non devono trovare nessuna residenza e protezione. Nemmeno quelli ‘presunti’.
Leggi che si sono potute approvare perché – appunto – la maggioranza ha sempre ragione.
Anche quando, come nel caso del celeste farabutto, è fittizia, gonfiata,  comprata. 

dell’utri è ancora senatore di questa repubblica, per dire.

Certe concessioni non piovono dal cielo, se invece di concentrarsi su come non mandare in galera i delinquenti, anche se fanno i politici,  anzi, SOLO se fanno i politici perché per tutti gli altri l’idea di garantismo è molto diversa la politica facesse il contrario, ovvero obbligare gl’indagati, gli inquisiti, i corrotti, i corruttori, gli sfruttatori di prostitute minorenni, gli amici dei mafiosi e i mafiosi a dimettersi, se i partiti, come diceva Paolo Borsellino facessero loro pulizia al loro interno senz’aspettare che arrivino i Magistrati cattivoni, se un politico che deve risolvere problemi con la giustizia si facesse da parte tornando ad essere un cittadino comune ed evitare così che si parli di una cosa ridicola e inesistente come il conflitto fra politica e Magistratura, invece di usare la sua carica come scudo per tutte le immunità e impunità che questo stato ridicolo mette e a disposizione dei potenti pre-potenti forse in due o trecento anni un parlamento pulito riusciremo ad averlo anche qui.

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– Arroganza celeste – Peter Gomez – Il Fatto Quotidiano

Roberto Formigoni dice di aver letto le carte e di non avere “nulla da temere ”. Di fronte ai testimoni e ai documenti che, secondo l’accusa, raccontano la sua vita da nababbo finanziata per dieci anni da Pierangelo Daccò, il futuro ex governatore dei lombardi afferma spavaldo: “La corruzione dov’è? Io non l’ho trovata. Un po’ come, qualche mese fa, non era riuscito a trovare, dopo aver promesso ai giornalisti di esibirle, le ricevute delle sue vacanze da jet set trascorse, a spese di Daccò, ai Caraibi, a Saint Tropez, in Costa Smeralda, a Montecarlo o su uno yacht di oltre 20 metri. Un Ferretti 70 sul quale, secondo i marinai, in una cabina di prua venivano sempre “custoditi gli effetti personali” di Formigoni “imbarcati all’inizio della stagione e portati via nel mese di ottobre”. Il fatto che Daccò fosse un faccendiere capace di farsi liquidare più di 70 milioni di euro da gruppi sanitari convenzionati con la Regione non inquieta il Celeste presidente. E nemmeno i due partiti che ancora lo sostengono: la Lega e il Pdl.

Eppure la vicenda Formigoni, ora arricchita da un invito a comparire, spiega bene almeno 200 dei 500 punti di spread che separano l’Italia dalla Germania. Formigoni, infatti, resiste sulla sua poltrona perché qui la politica, che pure continua ad attaccare la magistratura, ha totalmente demandato ai giudici il compito di selezionare le proprie classi dirigenti. I comportamenti dei leader da noi non contano. Contano (qualche volta) i reati, che però possono essere accertati (giustamente) solo al termine di un processo. Il principio di elementare prudenza che, nelle democrazie mature, spinge partiti e istituzioni a escludere dalla vita pubblica chi non è in grado di chiarire le sue frequentazioni o giustificare le proprie ingenti spese, in Italia non vale.

Risultato: a Berlino il Presidente della Repubblica, Christian Wulff, si dimette in febbraio per un prestito a tassi di favore alla moglie e cinque giorni di vacanza finanziati da un produttore cinematografico (287 euro per notte). A Roma come a Milano, a destra come a sinistra, migliaia di piccoli o grandi Formigoni, invece imperano e montano in cattedra, arroganti. I Daccò di turno fanno lievitare la spesa pubblica. E il Titanic Italia va, placido, verso il naufragio. La crociera intanto non la offre un lobbista-faccendiere. A pagare sono solo i cittadini.